Qui vorrei inserire quando ho del tempo libero, articoli di vario genere, di storia regionale/locale. Antiche civiltà. Religione. Esoterismo Mistero. E tutto cio' che è inerente a questi argomenti! Ma con uno sguardo al presente...
giovedì 26 maggio 2011
Agenzia immobiliare Storino. Nuova pagina su facebook!!
Etichette:
Agenzia immobiliare,
agenzia immobiliare Storino,
Agenzia Paola Solo Affitti,
Calabria,
case in affitto,
case in vendita,
costa tirrenica,
Paola,
storino fabio
| Reazioni: |
mercoledì 25 maggio 2011
Villetta in vendita. Fuscaldo. Località S.Antonio
Villetta indipendente
Per informazioni 380 6833300 oppure 0982 610433
Agenzia immobiliare Storino
D.I Storino Fabio
Paola
via strada nuova del porto, 6
Zona Marina
Per informazioni 380 6833300 oppure 0982 610433
Agenzia immobiliare Storino
D.I Storino Fabio
Paola
via strada nuova del porto, 6
Zona Marina
Etichette:
agenzia immobiare Storino
| Reazioni: |
giovedì 19 maggio 2011
I super-vaccinati
www.altreconomia.it
di Marta Pizzocaro
Nei primi 12 anni di vita un bambino può essere sottoposto fino a 39 diverse vaccinazioni. Ecco come districarsi tra salute, diritti e interessi multinazionali
“Ogni anno in Italia nascono circa 500mila bambini, e il 95% di loro nei primi 15 mesi di vita viene sottoposto a 27 vaccinazioni (richiami inclusi), tra ‘obbligatorie’ e raccomandate, che diventano 39 nei primi 12 anni, considerando quelle di ultima generazione previste nel prossimo calendario nazionale delle vaccinazioni. Se a queste si aggiunge la vaccinazione contro l’influenza proposta ogni inverno ai bambini ‘a rischio’ e il fatto che allo studio c’è un altro vaccino per l’età pediatrica -quello contro il rotavirus, una forma virale di gastroenterite- il quadro diventa un po’ inquietante”. Seduto alla sua scrivania color testa di moro, il dottor Eugenio Serravalle, trent’anni come specialista in pediatria preventiva, puericultura e patologia neonatale presso la Divisione pediatrica dell’Ospedale di Cisanello (Pisa), stringe tra le dita un fascicolo di numeri e tabelle. “Stiamo allevando una generazione di bambini super-vaccinati”. Lui la pensa così. È difficile anche per un genitore ricordare tutte le vaccinazioni, un po’ perché tra sigle e numero di richiami è facile confondersi, un po’ perché il numero dei vaccini pediatrici proposti dal Sistema sanitario nazionale, negli ultimi anni, è molto cresciuto. Lo Stato spende 200 milioni di euro all’anno in soli vaccini, più della metà per quelli pediatrici e forse prossimamente ne spenderà anche di più. Basta guardare il “Piano nazionale vaccinazioni” -emanato dal ministero della Salute e approvato dalle tre società scientifiche Fimp (Federazione italiana medici pediatri), Sip (Società italiana di pediatria) e Siti (Società italiana di igiene)- che stabilisce i tempi delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate. Quello attualmente in vigore in Italia risale al biennio 2005-2007 (scaduto ma valido finché non sarà operativo quello nuovo) e prevede le quattro vaccinazioni “obbligatorie” stabilite dalla legge 42 del 1999: antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica e antiepatite B, cui si aggiungono ormai di routine quelle contro pertosse ed haemophilus influenzae B. Insieme, questi sei vaccini vengono proposti in un’unica soluzione (“vaccino esavalente”), a 3, 5 e 11 mesi, con un richiamo a 5/6 anni e uno a 14. L’unica differenza è che per pertosse ed haemophilus B i genitori devono firmare il “consenso informato” in cui si assumono la responsabilità della scelta. Lo stesso per gli altri tre vaccini raccomandati, contro parotite, morbillo e rosolia, somministrati tra il 14° e il 15° mese, con un richiamo a 5/6 anni. Posto che ormai nella pratica l’obbligo vaccinale non esiste più nemmeno per le quattro vaccinazioni indicate nella legge del ‘99 (vedi box a pagina 47) l’elenco di quelle raccomandate -che rientrano nei Livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea) e che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire gratuitamente- è destinato ad allungarsi. Il nuovo “Piano nazionale vaccinazioni” 2010-2012, all’esame della Conferenza Stato-Regioni e in vigore a breve, obbligherà le Regioni a fornire gratuitamente a tutti i bambini anche altri vaccini: l’anti-pneumococco (contro alcune meningiti, polmoniti e otiti), l’anti-meningococco C (contro altri tipi di meningite), l’anti-varicella e l’anti-papillomavirus (o HPV, contro il tumore al collo dell’utero). Questi quattro vaccini sono già disponibili sul mercato, ma la scelta di dispensarli gratuitamente per ora spetta alle singole Regioni. Con il nuovo Piano le Regioni saranno tenute a fornire i vaccini gratuitamente a chi li richiede, in maniera omogenea, da Nord a Sud. Ma, se tutte queste vaccinazioni sono utili ai nostri bambini, viene spontaneo chiedersi come mai il nuovo Piano vaccinazioni arrivi in ritardo di quattro anni. “Il salto temporale è dovuto a ragioni politiche ed economiche -spiega Maria Edoarda Trillò, pediatra e direttore del Dipartimento materno infantile dell’Asl Roma C-. Nel periodo (maggio 2008-dicembre 2009, ndr) in cui il ministero della Salute è stato accorpato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, nella persona del ministro Maurizio Sacconi, la stesura del nuovo Piano vaccinazioni è andata a rilento, perché a fronte dei nuovi vaccini disponibili, mancavano le coperture finanziarie per garantirne la gratuità da parte del Sistema sanitario nazionale”. Nell’ottobre 2009, Fimp e Siti denunciarono il ritardo del nuovo calendario vaccinale, definendolo inaccettabile e pericoloso. “Riteniamo molto grave e inopportuno -dissero in un comunicato- che il ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali e i suoi organismi tecnici ritardino ancora l’emanazione di provvedimenti necessari e indilazionabili la cui assenza sta impedendo il raggiungimento di migliori coperture vaccinali per malattie per le quali esistono nuovi vaccini di provata efficacia. Il non utilizzare questi vaccini rappresenta realmente un inutile rischio per la salute dei bambini”. A dicembre 2009 venne istituito il nuovo ministero della Salute e la competenza in materia passò a Ferruccio Fazio, ex vice ministro di Sacconi. Con il 2010 i lavori sono ripartiti, a luglio il nuovo Piano vaccinazioni era definito e la bozza di documento è ora ferma in attesa di approvazione alla Conferenza Stato-Regioni. Se tutto va bene, tra qualche mese entrerà in vigore con la raccomandazione delle quattro nuove vaccinazioni. Ed è sulla necessità di tutte queste vaccinazioni che il mondo medico si divide: c’è chi assicura che più vaccinazioni siano sinonimo di maggiore prevenzione e chi, come il dottor Serravalle, sostiene che ci sia un abuso dello strumento vaccinale. Sip, Fimp e Siti approvano e sottoscrivono senza riserve il calendario ministeriale, perché, come spiega il dottor Giuseppe Mele, presidente nazionale Fimp “le vaccinazioni sono uno strumento semplice, efficace e sicuro per proteggere la popolazione, in particolar modo i bambini, contro pericolose malattie con importanti complicanze o potenzialmente mortali, per le quali non esiste una terapia sempre efficace. Neppure la scoperta degli antibiotici, ha migliorato la qualità della vita dell’uomo quanto le vaccinazioni, è importante farlo sapere”. A inizio 2011 la Fimp ha lanciato la prima campagna per la divulgazione del Calendario vaccinale nazionale, per informare le famiglie dell’importanza della profilassi: “Conosci meglio il Calendario vaccinale nazionale. Proteggi i tuoi bambini” è il claim e per attuarla la federazione ha distribuito negli studi dei pediatri di famiglia, opuscoli e manifesti. Il professor Paolo Villari, ordinario di Igiene alla Sapienza di Roma e segretario generale della Siti, ribadisce la validità del Calendario vaccinale in vigore e anche di quello che verrà, spiegando che i criteri per decidere se vale la pena raccomandare un vaccino sono tre: “Deve essere efficace, sicuro e costo-efficace”. Un vaccino è efficace quando garantisce una buona copertura (in termini percentuali) delle probabilità di contrarre una determinata malattia; è sicuro quando i benefici a lungo termine superano gli effetti collaterali; è costo-efficace quando i due criteri sopra detti fanno sì che ciò che il sistema sanitario spende per garantirli alla popolazione siano soldi ben spesi. “Per valutare la bontà di un Piano vaccinazioni -continua il professor Villari- non ha senso guardare se la Sanità spende poco o tanto, ma se spende bene, e le vaccinazioni del calendario sono soldi spesi bene. Portarle allo stesso livello di copertura in tutte le Regioni è un obiettivo auspicabile”. Di diverso parere sono i pediatri delle associazioni “indipendenti”, oltre al dottor Serravalle, con una posizione più critica. Rosario Cavallo, del gruppo prevenzione malattie infettive della Acp (Associazione culturale pediatri) spiega: “La nostra posizione riconosce le vaccinazioni come strumento prezioso e insostituibile, ma non tutte sono uguali. In particolare, negli ultimi anni sono state proposte con motivazioni che fanno pensare più a regole di marketing che non al rispetto dell’attento vaglio scientifico. Ci sono perplessità riguardo al fatto di raccomandarle a tutta la popolazione, e i tempi stretti con cui vengono studiati e approvati i nuovi vaccini sono nemici della chiarezza e della correttezza”. Perché una delle grosse perplessità di medici e pediatri “indipendenti” riguarda proprio la scarsa sperimentazione nel tempo, la mancata valutazione degli effetti collaterali e la parziale efficacia di alcuni vaccini di “ultima generazione”. In questo senso, l’anti-pneumococco, immesso sul mercato in Italia alla fine degli anni 90, fu il primo vaccino ad essere considerato “prematuro” da molti operatori del settore. Il vaccino arrivava dagli Stati Uniti, dove esistevano dati che denunciavano un’importante percentuale di infezioni da pneumococco, ma approdava in Italia, che invece di dati sull’argomento era sprovvista perché i casi di infezione rilevati non erano ancora numericamente così significativi da far pensare alla necessità di un vaccino. “La cosa sospetta -racconta la dottoressa Luisella Grandori, pediatra ex responsabile area vaccini della Regione Emilia Romagna e coordinatrice del movimento “No grazie, pago io” (www.nograziepagoio.it)- fu che al posto di rimandare l’approvazione del vaccino per mancanza di giustificazione, iniziò la caccia ai dati che ne confermavano la necessità”. Dal ministero della Salute all’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) fino ai più piccoli distretti sanitari, la ricerca della conferma che quel vaccino fosse davvero indispensabile diventò una priorità. Alla fine fu deciso che nel nuovo Piano vaccini (2005-2007) l’anti-pneumococco fosse raccomandata (e gratuita) per i bambini ad alto rischio (affetti da malattie croniche o immunodeficienza, come previsto nella circolare 11 del 19 novembre 2001 della Direzione generale per la prevenzione del ministero della Salute). Per tutti gli altri, che fossero le Regioni a decidere autonomamente. Il vaccino in questione si chiamava “Prevenar” ed era prodotto dalla Whyeth, ed è quello tutt’ora in uso. “Ancora adesso -spiega la dottoressa Grandori- non ci sono le evidenze scientifiche che dicono che la vaccinazione anti-pneumococco sia efficace: il vaccino disponibile copre solo 13 sierotipi su 90, non abbastanza. Inoltre, e questo è dimostrato, si innesca un meccanismo del rimpiazzo per cui i sierotipi non attaccati dal vaccino si modificano e prendono il posto di quelli eliminati. Non è ancora un vaccino intelligente, come sarebbe quello che agisce su tutti i sierotipi, ancora non disponibile”. Secondo Maria Edoarda Trillò, pediatra e direttore del Dipartimento materno infantile dell’Asl Roma C, il meccanismo del rimpiazzo è un effetto collaterale da non trascurare, a tal punto che un vaccino che provoca questo effetto non può essere definito “sicuro”. “Bisogna prevedere quali cambiamenti si determineranno nell’ambiente con l’introduzione di un determinato vaccino: se infatti non si riesce a impedire del tutto la circolazione di un virus o un batterio, in tutte le sue varietà (o sierotipi), si può spostare la malattia dalla popolazione infantile a quella adulta, oppure si può favorire la sostituzione di quel virus o quel batterio con altri, contro i quali non abbiamo vaccini”. Percorsi un po’ frettolosi come quelli che hanno portato ad approvare il vaccino anti-pneumococco ancor prima che ci fossero dati scientifici che ne confermassero l’efficacia e la sicurezza fanno inevitabilmente venire il dubbio che, oltre alle emergenze epidemiologiche, ci siano altri fattori che influiscono sull’approvazione di nuovi vaccini e nuovi farmaci, per esempio il marketing delle industrie farmaceutiche. “Fino agli anni 90 le vaccinazioni erano una cosa seria -continua la dottoressa Grandori-; erano le autorità sanitarie che, rilevata una patologia diffusa ad alto rischio, dati e casi clinici alla mano, chiedevano alle case farmaceutiche di studiare uno specifico vaccino. Ora accade il contrario: malattie e vaccini vengono approvati in base agli interessi e ai poteri dell’industria” Dall’Oms (che sulla salute decide a livello mondiale), agli organismi di vaccino e farmaco-vigilanza (l’Aifa per l’Italia, l’Ema per l’Europa, la Food and Drug Administration per gli USA), fino ai ministeri della Salute a livello mondiale, tutti hanno sedute nelle loro Commissioni tecniche persone che, più o meno direttamente, hanno forti legami con l’industria farmaceutica. Ne risente la trasparenza della ricerca stessa: non solo gli studi clinici sulla sicurezza degli ultimi vaccini non sono esaurienti, ma sono anche pochi quelli condotti da ricercatori indipendenti. In Italia, secondo il ministero della Salute, il 76% della sperimentazione clinica è condotta con il sostegno economico delle aziende farmaceutiche. Da Farmindustria, l’associazione delle imprese del farmaco aderente a Confindustria, i dati arrivano anche più precisi: in Italia operano 6.150 ricercatori ai quali nel 2010 sono stati affidati 1,2 miliardi di euro di investimenti in ricerca e sviluppo, che le imprese sostengono per oltre il 90%, autofinanziando di fatto quasi integralmente la ricerca farmaceutica. Non è tranquillizzante nemmeno sapere che ogni anno vengono pubblicati sulle riviste scientifiche mondiali più di 2 milioni di articoli, ma circa il 60% delle ricerche fatte sui nuovi vaccini non viene reso noto, perché presenta dati sfavorevoli agli obbiettivi fissati dal marketing. “Non c’è ombra di dubbio che la pressione delle case farmaceutiche sugli organismi di controllo sia enorme -dice Vittorio Agnoletto, medico, ex-europarlamentare-. Gli esperti che siedono nei gruppi di studio dell’Oms sono gli stessi ricercatori e consulenti delle case farmaceutiche. Accade a tutti i livelli perché non esiste l’incompatibilità del doppio incarico”. In Italia solo Rosy Bindi, durante il suo mandato come ministro della Sanità (maggio 1996 - aprile 2000), accogliendo un’istanza dello stesso Agnoletto, pose l’incompatibilità del doppio incarico, ma il suo successore Umberto Veronesi si affrettò a cancellarla appena divenne ministro. “La ricerca indipendente andrebbe sostenuta con finanziamenti pubblici -dice il professor Villari-, ma se questi mancano e le case farmaceutiche sono in grado di garantire l’innovazione tecnologica e la ricerca, ben vengano i loro finanziamenti”. Certo, non è scientificamente dimostrabile che ricerca e profitto siano incompatibili, ma è sicuro che tutti saremmo più contenti di sapere che chi approva i vaccini destinati ai bambini di pochi mesi, è lontano dal qualunque interesse personale. O forse in un settore che fattura 700 miliardi di euro a livello mondiale è pura utopia. Pensare che quando il medico statunitense Jonas Salk scoprì il vaccino anti-polio, dopo sette anni di ricerca ed esperimenti, non volle sentir parlare né di brevetti né di profitto: “Il vaccino non è mio -disse a un giornalista-, è di tutti. Lei brevetterebbe il Sole?”. Era il 1955 ed erano tempi molto lontani. Le quattro d'obbligo In Italia una legge del 1999 sancisce l’obbligatorietà di quattro vaccinazioni (difterite, tetano, epatite B, poliomielite) con sanzioni per i genitori che non sottopongono a vaccinazioni i loro figli. La legge è ancora in vigore, ma le multe non vengono più applicate: ogni genitore può fare “obiezione”, cioè decidere di non sottoporre il proprio figlio alle vaccinazioni obbligatorie. Nemmeno la scuola dell’obbligo può rifiutare i bambini non vaccinati, perché il diritto all’istruzione prevale sull’obbligo delle vaccinazioni. Solo il Trentino e il Friuli Venezia Giulia sanzionano ancora chi non vaccina i propri bambini, mentre il Veneto ha ufficialmente sospeso l’obbligatorietà. Nel resto d’Europa, solo alcuni Paesi prevedono vaccinazioni obbligatorie, come Francia (anti difterite, tetano, poliomelite e tubercolosi), Grecia e Portogallo (anti difterite, tetano e poliomelite) e Belgio (anti poliomelite). La maggior parte delle nazioni europee ha scelto la volontarietà della pratica vaccinale, ma il quadro si frammenta nell’ambito degli stati stessi. Per i 27 Paesi dell’Unione Europea, infatti, esistono più di 27 calendari vaccinali, perché in ben 8 di questi i programmi cambiano da Regione a Regione, come in Italia. Le differenze non riguardano solo il numero di vaccinazioni raccomandate, ma anche il tipo e, per lo stesso vaccino, il numero di richiami previsti. due casi, due dubbi Oltre all’anti-pneumococco si parla di introdurre nel nuovo Piano nazionale vaccinazioni la raccomandazione per tutti (quindi non solo i bambini a rischio) dei vaccini contro le infezioni da meningococco C, papillomavirus (Hpv) e rotavirus. Quello contro il meningococco C, fra tutti, è il più accettato anche dai pediatri “critici”, perché percentualmente copre almeno il 50% delle probabilità, anche se, dicono loro, rimane un vaccino utile soprattutto per i bambini ad alto rischio. Gli altri due vaccini destano un po’ più di perplessità perché né l’anti-rotavirus nè l’anti-Hpv sono, al momento, vaccini costo-efficaci. I rotavirus sono virus che causano le più frequenti gastroenteriti dell’infanzia (vomito e diarrea) e colpiscono l’80% dei bambini fra la nascita e il compimento dei 5 anni. Molto fastidio, ma pochi rischi nei Paesi sviluppati, ed è un vaccino caro (anche per le tasche del Ssn) rispetto ai vantaggi che dà. I Papillomavirus si trasmettono con i rapporti sessuali, causano i condilomi, ma anche i tumori del collo dell’utero e alcuni tumori della vagina, dell’ano e della bocca. Di questi virus ce ne sono più di 100 tipi diversi, che vivono sulle mucose della bocca e degli organi genitali; quasi sempre l’organismo li elimina spontaneamente e il più delle volte non danno sintomi. I ceppi di Hpv responsabili del 90% dei casi di tumore al collo dell’utero sono 8 e i vaccini attualmente disponibili proteggono contro due di questi (il 16 e il 18) con un protezione incrociata su altri due ceppi (il 31 e il 45) e vanno somministrati in tre dosi. Nomi commerciali dei vaccini sono Gardasil -prodotto dalla joint venture Sanofi Pasteur-Merck & Co., autorizzato dall’Aifa con delibera del febbraio 2007 e un costo al pubblico di 188,15 euro (464.45 per le tre dosi)- e Cervarix -prodotto dalla multinazionale Glaxo Smith Kline, autorizzato dall’Aifa nell’ottobre 2007 e un costo al pubblico di 156,79 euro (470,37 per le tre dosi)-. Dal 2007 il ministero della Salute offre attivamente e gratuitamente il vaccino anti Hpv alle bambine nel dodicesimo anno d’età, età scelta non a caso visto che il vaccino non serve se il virus ha già infettato la donna che ha già avuto rapporti sessuali. L’obiettivo del ministero è raggiungere una copertura del 95% entro cinque anni, ma ad oggi solo il 59% delle adolescenti nate nel 1997 (circa 280mila) ha completato il ciclo vaccinale di tre dosi, e delle circa 800mila dosi di vaccino acquistate in tutto il territorio nazionale, una buona parte è rimasta inutilizzata. Forse perché mancano dati certi sulla copertura del vaccino e sui suoi effetti collaterali e non tutti i pediatri la consigliano. La Food and Drug Administration ha ammesso che non si può ancora dire in che misura il vaccino previene l’HPV, perché ci vogliono vent’anni prima che il tumore insorga dopo il contatto con il virus e gli studi sono iniziati da circa sei anni. L’ultimo studio della rivista Lancet sull’argomento dice che è necessario creare una nuova generazione di vaccini anti-Hpv polivalenti contro tutti i tipi di ceppi, perché si possa parlare di efficacia. Normale chiedersi perché questo vaccino sia stato introdotto con tanta fretta e venga spinto con tanto entusiasmo, visto che: in Italia non c’è alcuna epidemia di tumore al collo dell’utero; è statisticamente certo -lo afferma l’ultimo rapporto mondiale sui tumori Iarc-Who dell’Organizzazione mondiale della sanità- che il migliore strumento di prevenzione contro il tumore al collo dell’utero rimane lo screening (pap-test effettuato ogni tre anni che permette di individuare tempestivamente il 90% dei tumori da Hpv); una volta vaccinate, le donne devono comunque continuare a fare screening per prevenire i tumori causati dagli altri circa 80 tipi di Hpv; è un vaccino molto caro, non costo-efficace.
di Marta Pizzocaro
Nei primi 12 anni di vita un bambino può essere sottoposto fino a 39 diverse vaccinazioni. Ecco come districarsi tra salute, diritti e interessi multinazionali
“Ogni anno in Italia nascono circa 500mila bambini, e il 95% di loro nei primi 15 mesi di vita viene sottoposto a 27 vaccinazioni (richiami inclusi), tra ‘obbligatorie’ e raccomandate, che diventano 39 nei primi 12 anni, considerando quelle di ultima generazione previste nel prossimo calendario nazionale delle vaccinazioni. Se a queste si aggiunge la vaccinazione contro l’influenza proposta ogni inverno ai bambini ‘a rischio’ e il fatto che allo studio c’è un altro vaccino per l’età pediatrica -quello contro il rotavirus, una forma virale di gastroenterite- il quadro diventa un po’ inquietante”. Seduto alla sua scrivania color testa di moro, il dottor Eugenio Serravalle, trent’anni come specialista in pediatria preventiva, puericultura e patologia neonatale presso la Divisione pediatrica dell’Ospedale di Cisanello (Pisa), stringe tra le dita un fascicolo di numeri e tabelle. “Stiamo allevando una generazione di bambini super-vaccinati”. Lui la pensa così. È difficile anche per un genitore ricordare tutte le vaccinazioni, un po’ perché tra sigle e numero di richiami è facile confondersi, un po’ perché il numero dei vaccini pediatrici proposti dal Sistema sanitario nazionale, negli ultimi anni, è molto cresciuto. Lo Stato spende 200 milioni di euro all’anno in soli vaccini, più della metà per quelli pediatrici e forse prossimamente ne spenderà anche di più. Basta guardare il “Piano nazionale vaccinazioni” -emanato dal ministero della Salute e approvato dalle tre società scientifiche Fimp (Federazione italiana medici pediatri), Sip (Società italiana di pediatria) e Siti (Società italiana di igiene)- che stabilisce i tempi delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate. Quello attualmente in vigore in Italia risale al biennio 2005-2007 (scaduto ma valido finché non sarà operativo quello nuovo) e prevede le quattro vaccinazioni “obbligatorie” stabilite dalla legge 42 del 1999: antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica e antiepatite B, cui si aggiungono ormai di routine quelle contro pertosse ed haemophilus influenzae B. Insieme, questi sei vaccini vengono proposti in un’unica soluzione (“vaccino esavalente”), a 3, 5 e 11 mesi, con un richiamo a 5/6 anni e uno a 14. L’unica differenza è che per pertosse ed haemophilus B i genitori devono firmare il “consenso informato” in cui si assumono la responsabilità della scelta. Lo stesso per gli altri tre vaccini raccomandati, contro parotite, morbillo e rosolia, somministrati tra il 14° e il 15° mese, con un richiamo a 5/6 anni. Posto che ormai nella pratica l’obbligo vaccinale non esiste più nemmeno per le quattro vaccinazioni indicate nella legge del ‘99 (vedi box a pagina 47) l’elenco di quelle raccomandate -che rientrano nei Livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea) e che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire gratuitamente- è destinato ad allungarsi. Il nuovo “Piano nazionale vaccinazioni” 2010-2012, all’esame della Conferenza Stato-Regioni e in vigore a breve, obbligherà le Regioni a fornire gratuitamente a tutti i bambini anche altri vaccini: l’anti-pneumococco (contro alcune meningiti, polmoniti e otiti), l’anti-meningococco C (contro altri tipi di meningite), l’anti-varicella e l’anti-papillomavirus (o HPV, contro il tumore al collo dell’utero). Questi quattro vaccini sono già disponibili sul mercato, ma la scelta di dispensarli gratuitamente per ora spetta alle singole Regioni. Con il nuovo Piano le Regioni saranno tenute a fornire i vaccini gratuitamente a chi li richiede, in maniera omogenea, da Nord a Sud. Ma, se tutte queste vaccinazioni sono utili ai nostri bambini, viene spontaneo chiedersi come mai il nuovo Piano vaccinazioni arrivi in ritardo di quattro anni. “Il salto temporale è dovuto a ragioni politiche ed economiche -spiega Maria Edoarda Trillò, pediatra e direttore del Dipartimento materno infantile dell’Asl Roma C-. Nel periodo (maggio 2008-dicembre 2009, ndr) in cui il ministero della Salute è stato accorpato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, nella persona del ministro Maurizio Sacconi, la stesura del nuovo Piano vaccinazioni è andata a rilento, perché a fronte dei nuovi vaccini disponibili, mancavano le coperture finanziarie per garantirne la gratuità da parte del Sistema sanitario nazionale”. Nell’ottobre 2009, Fimp e Siti denunciarono il ritardo del nuovo calendario vaccinale, definendolo inaccettabile e pericoloso. “Riteniamo molto grave e inopportuno -dissero in un comunicato- che il ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali e i suoi organismi tecnici ritardino ancora l’emanazione di provvedimenti necessari e indilazionabili la cui assenza sta impedendo il raggiungimento di migliori coperture vaccinali per malattie per le quali esistono nuovi vaccini di provata efficacia. Il non utilizzare questi vaccini rappresenta realmente un inutile rischio per la salute dei bambini”. A dicembre 2009 venne istituito il nuovo ministero della Salute e la competenza in materia passò a Ferruccio Fazio, ex vice ministro di Sacconi. Con il 2010 i lavori sono ripartiti, a luglio il nuovo Piano vaccinazioni era definito e la bozza di documento è ora ferma in attesa di approvazione alla Conferenza Stato-Regioni. Se tutto va bene, tra qualche mese entrerà in vigore con la raccomandazione delle quattro nuove vaccinazioni. Ed è sulla necessità di tutte queste vaccinazioni che il mondo medico si divide: c’è chi assicura che più vaccinazioni siano sinonimo di maggiore prevenzione e chi, come il dottor Serravalle, sostiene che ci sia un abuso dello strumento vaccinale. Sip, Fimp e Siti approvano e sottoscrivono senza riserve il calendario ministeriale, perché, come spiega il dottor Giuseppe Mele, presidente nazionale Fimp “le vaccinazioni sono uno strumento semplice, efficace e sicuro per proteggere la popolazione, in particolar modo i bambini, contro pericolose malattie con importanti complicanze o potenzialmente mortali, per le quali non esiste una terapia sempre efficace. Neppure la scoperta degli antibiotici, ha migliorato la qualità della vita dell’uomo quanto le vaccinazioni, è importante farlo sapere”. A inizio 2011 la Fimp ha lanciato la prima campagna per la divulgazione del Calendario vaccinale nazionale, per informare le famiglie dell’importanza della profilassi: “Conosci meglio il Calendario vaccinale nazionale. Proteggi i tuoi bambini” è il claim e per attuarla la federazione ha distribuito negli studi dei pediatri di famiglia, opuscoli e manifesti. Il professor Paolo Villari, ordinario di Igiene alla Sapienza di Roma e segretario generale della Siti, ribadisce la validità del Calendario vaccinale in vigore e anche di quello che verrà, spiegando che i criteri per decidere se vale la pena raccomandare un vaccino sono tre: “Deve essere efficace, sicuro e costo-efficace”. Un vaccino è efficace quando garantisce una buona copertura (in termini percentuali) delle probabilità di contrarre una determinata malattia; è sicuro quando i benefici a lungo termine superano gli effetti collaterali; è costo-efficace quando i due criteri sopra detti fanno sì che ciò che il sistema sanitario spende per garantirli alla popolazione siano soldi ben spesi. “Per valutare la bontà di un Piano vaccinazioni -continua il professor Villari- non ha senso guardare se la Sanità spende poco o tanto, ma se spende bene, e le vaccinazioni del calendario sono soldi spesi bene. Portarle allo stesso livello di copertura in tutte le Regioni è un obiettivo auspicabile”. Di diverso parere sono i pediatri delle associazioni “indipendenti”, oltre al dottor Serravalle, con una posizione più critica. Rosario Cavallo, del gruppo prevenzione malattie infettive della Acp (Associazione culturale pediatri) spiega: “La nostra posizione riconosce le vaccinazioni come strumento prezioso e insostituibile, ma non tutte sono uguali. In particolare, negli ultimi anni sono state proposte con motivazioni che fanno pensare più a regole di marketing che non al rispetto dell’attento vaglio scientifico. Ci sono perplessità riguardo al fatto di raccomandarle a tutta la popolazione, e i tempi stretti con cui vengono studiati e approvati i nuovi vaccini sono nemici della chiarezza e della correttezza”. Perché una delle grosse perplessità di medici e pediatri “indipendenti” riguarda proprio la scarsa sperimentazione nel tempo, la mancata valutazione degli effetti collaterali e la parziale efficacia di alcuni vaccini di “ultima generazione”. In questo senso, l’anti-pneumococco, immesso sul mercato in Italia alla fine degli anni 90, fu il primo vaccino ad essere considerato “prematuro” da molti operatori del settore. Il vaccino arrivava dagli Stati Uniti, dove esistevano dati che denunciavano un’importante percentuale di infezioni da pneumococco, ma approdava in Italia, che invece di dati sull’argomento era sprovvista perché i casi di infezione rilevati non erano ancora numericamente così significativi da far pensare alla necessità di un vaccino. “La cosa sospetta -racconta la dottoressa Luisella Grandori, pediatra ex responsabile area vaccini della Regione Emilia Romagna e coordinatrice del movimento “No grazie, pago io” (www.nograziepagoio.it)- fu che al posto di rimandare l’approvazione del vaccino per mancanza di giustificazione, iniziò la caccia ai dati che ne confermavano la necessità”. Dal ministero della Salute all’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) fino ai più piccoli distretti sanitari, la ricerca della conferma che quel vaccino fosse davvero indispensabile diventò una priorità. Alla fine fu deciso che nel nuovo Piano vaccini (2005-2007) l’anti-pneumococco fosse raccomandata (e gratuita) per i bambini ad alto rischio (affetti da malattie croniche o immunodeficienza, come previsto nella circolare 11 del 19 novembre 2001 della Direzione generale per la prevenzione del ministero della Salute). Per tutti gli altri, che fossero le Regioni a decidere autonomamente. Il vaccino in questione si chiamava “Prevenar” ed era prodotto dalla Whyeth, ed è quello tutt’ora in uso. “Ancora adesso -spiega la dottoressa Grandori- non ci sono le evidenze scientifiche che dicono che la vaccinazione anti-pneumococco sia efficace: il vaccino disponibile copre solo 13 sierotipi su 90, non abbastanza. Inoltre, e questo è dimostrato, si innesca un meccanismo del rimpiazzo per cui i sierotipi non attaccati dal vaccino si modificano e prendono il posto di quelli eliminati. Non è ancora un vaccino intelligente, come sarebbe quello che agisce su tutti i sierotipi, ancora non disponibile”. Secondo Maria Edoarda Trillò, pediatra e direttore del Dipartimento materno infantile dell’Asl Roma C, il meccanismo del rimpiazzo è un effetto collaterale da non trascurare, a tal punto che un vaccino che provoca questo effetto non può essere definito “sicuro”. “Bisogna prevedere quali cambiamenti si determineranno nell’ambiente con l’introduzione di un determinato vaccino: se infatti non si riesce a impedire del tutto la circolazione di un virus o un batterio, in tutte le sue varietà (o sierotipi), si può spostare la malattia dalla popolazione infantile a quella adulta, oppure si può favorire la sostituzione di quel virus o quel batterio con altri, contro i quali non abbiamo vaccini”. Percorsi un po’ frettolosi come quelli che hanno portato ad approvare il vaccino anti-pneumococco ancor prima che ci fossero dati scientifici che ne confermassero l’efficacia e la sicurezza fanno inevitabilmente venire il dubbio che, oltre alle emergenze epidemiologiche, ci siano altri fattori che influiscono sull’approvazione di nuovi vaccini e nuovi farmaci, per esempio il marketing delle industrie farmaceutiche. “Fino agli anni 90 le vaccinazioni erano una cosa seria -continua la dottoressa Grandori-; erano le autorità sanitarie che, rilevata una patologia diffusa ad alto rischio, dati e casi clinici alla mano, chiedevano alle case farmaceutiche di studiare uno specifico vaccino. Ora accade il contrario: malattie e vaccini vengono approvati in base agli interessi e ai poteri dell’industria” Dall’Oms (che sulla salute decide a livello mondiale), agli organismi di vaccino e farmaco-vigilanza (l’Aifa per l’Italia, l’Ema per l’Europa, la Food and Drug Administration per gli USA), fino ai ministeri della Salute a livello mondiale, tutti hanno sedute nelle loro Commissioni tecniche persone che, più o meno direttamente, hanno forti legami con l’industria farmaceutica. Ne risente la trasparenza della ricerca stessa: non solo gli studi clinici sulla sicurezza degli ultimi vaccini non sono esaurienti, ma sono anche pochi quelli condotti da ricercatori indipendenti. In Italia, secondo il ministero della Salute, il 76% della sperimentazione clinica è condotta con il sostegno economico delle aziende farmaceutiche. Da Farmindustria, l’associazione delle imprese del farmaco aderente a Confindustria, i dati arrivano anche più precisi: in Italia operano 6.150 ricercatori ai quali nel 2010 sono stati affidati 1,2 miliardi di euro di investimenti in ricerca e sviluppo, che le imprese sostengono per oltre il 90%, autofinanziando di fatto quasi integralmente la ricerca farmaceutica. Non è tranquillizzante nemmeno sapere che ogni anno vengono pubblicati sulle riviste scientifiche mondiali più di 2 milioni di articoli, ma circa il 60% delle ricerche fatte sui nuovi vaccini non viene reso noto, perché presenta dati sfavorevoli agli obbiettivi fissati dal marketing. “Non c’è ombra di dubbio che la pressione delle case farmaceutiche sugli organismi di controllo sia enorme -dice Vittorio Agnoletto, medico, ex-europarlamentare-. Gli esperti che siedono nei gruppi di studio dell’Oms sono gli stessi ricercatori e consulenti delle case farmaceutiche. Accade a tutti i livelli perché non esiste l’incompatibilità del doppio incarico”. In Italia solo Rosy Bindi, durante il suo mandato come ministro della Sanità (maggio 1996 - aprile 2000), accogliendo un’istanza dello stesso Agnoletto, pose l’incompatibilità del doppio incarico, ma il suo successore Umberto Veronesi si affrettò a cancellarla appena divenne ministro. “La ricerca indipendente andrebbe sostenuta con finanziamenti pubblici -dice il professor Villari-, ma se questi mancano e le case farmaceutiche sono in grado di garantire l’innovazione tecnologica e la ricerca, ben vengano i loro finanziamenti”. Certo, non è scientificamente dimostrabile che ricerca e profitto siano incompatibili, ma è sicuro che tutti saremmo più contenti di sapere che chi approva i vaccini destinati ai bambini di pochi mesi, è lontano dal qualunque interesse personale. O forse in un settore che fattura 700 miliardi di euro a livello mondiale è pura utopia. Pensare che quando il medico statunitense Jonas Salk scoprì il vaccino anti-polio, dopo sette anni di ricerca ed esperimenti, non volle sentir parlare né di brevetti né di profitto: “Il vaccino non è mio -disse a un giornalista-, è di tutti. Lei brevetterebbe il Sole?”. Era il 1955 ed erano tempi molto lontani. Le quattro d'obbligo In Italia una legge del 1999 sancisce l’obbligatorietà di quattro vaccinazioni (difterite, tetano, epatite B, poliomielite) con sanzioni per i genitori che non sottopongono a vaccinazioni i loro figli. La legge è ancora in vigore, ma le multe non vengono più applicate: ogni genitore può fare “obiezione”, cioè decidere di non sottoporre il proprio figlio alle vaccinazioni obbligatorie. Nemmeno la scuola dell’obbligo può rifiutare i bambini non vaccinati, perché il diritto all’istruzione prevale sull’obbligo delle vaccinazioni. Solo il Trentino e il Friuli Venezia Giulia sanzionano ancora chi non vaccina i propri bambini, mentre il Veneto ha ufficialmente sospeso l’obbligatorietà. Nel resto d’Europa, solo alcuni Paesi prevedono vaccinazioni obbligatorie, come Francia (anti difterite, tetano, poliomelite e tubercolosi), Grecia e Portogallo (anti difterite, tetano e poliomelite) e Belgio (anti poliomelite). La maggior parte delle nazioni europee ha scelto la volontarietà della pratica vaccinale, ma il quadro si frammenta nell’ambito degli stati stessi. Per i 27 Paesi dell’Unione Europea, infatti, esistono più di 27 calendari vaccinali, perché in ben 8 di questi i programmi cambiano da Regione a Regione, come in Italia. Le differenze non riguardano solo il numero di vaccinazioni raccomandate, ma anche il tipo e, per lo stesso vaccino, il numero di richiami previsti. due casi, due dubbi Oltre all’anti-pneumococco si parla di introdurre nel nuovo Piano nazionale vaccinazioni la raccomandazione per tutti (quindi non solo i bambini a rischio) dei vaccini contro le infezioni da meningococco C, papillomavirus (Hpv) e rotavirus. Quello contro il meningococco C, fra tutti, è il più accettato anche dai pediatri “critici”, perché percentualmente copre almeno il 50% delle probabilità, anche se, dicono loro, rimane un vaccino utile soprattutto per i bambini ad alto rischio. Gli altri due vaccini destano un po’ più di perplessità perché né l’anti-rotavirus nè l’anti-Hpv sono, al momento, vaccini costo-efficaci. I rotavirus sono virus che causano le più frequenti gastroenteriti dell’infanzia (vomito e diarrea) e colpiscono l’80% dei bambini fra la nascita e il compimento dei 5 anni. Molto fastidio, ma pochi rischi nei Paesi sviluppati, ed è un vaccino caro (anche per le tasche del Ssn) rispetto ai vantaggi che dà. I Papillomavirus si trasmettono con i rapporti sessuali, causano i condilomi, ma anche i tumori del collo dell’utero e alcuni tumori della vagina, dell’ano e della bocca. Di questi virus ce ne sono più di 100 tipi diversi, che vivono sulle mucose della bocca e degli organi genitali; quasi sempre l’organismo li elimina spontaneamente e il più delle volte non danno sintomi. I ceppi di Hpv responsabili del 90% dei casi di tumore al collo dell’utero sono 8 e i vaccini attualmente disponibili proteggono contro due di questi (il 16 e il 18) con un protezione incrociata su altri due ceppi (il 31 e il 45) e vanno somministrati in tre dosi. Nomi commerciali dei vaccini sono Gardasil -prodotto dalla joint venture Sanofi Pasteur-Merck & Co., autorizzato dall’Aifa con delibera del febbraio 2007 e un costo al pubblico di 188,15 euro (464.45 per le tre dosi)- e Cervarix -prodotto dalla multinazionale Glaxo Smith Kline, autorizzato dall’Aifa nell’ottobre 2007 e un costo al pubblico di 156,79 euro (470,37 per le tre dosi)-. Dal 2007 il ministero della Salute offre attivamente e gratuitamente il vaccino anti Hpv alle bambine nel dodicesimo anno d’età, età scelta non a caso visto che il vaccino non serve se il virus ha già infettato la donna che ha già avuto rapporti sessuali. L’obiettivo del ministero è raggiungere una copertura del 95% entro cinque anni, ma ad oggi solo il 59% delle adolescenti nate nel 1997 (circa 280mila) ha completato il ciclo vaccinale di tre dosi, e delle circa 800mila dosi di vaccino acquistate in tutto il territorio nazionale, una buona parte è rimasta inutilizzata. Forse perché mancano dati certi sulla copertura del vaccino e sui suoi effetti collaterali e non tutti i pediatri la consigliano. La Food and Drug Administration ha ammesso che non si può ancora dire in che misura il vaccino previene l’HPV, perché ci vogliono vent’anni prima che il tumore insorga dopo il contatto con il virus e gli studi sono iniziati da circa sei anni. L’ultimo studio della rivista Lancet sull’argomento dice che è necessario creare una nuova generazione di vaccini anti-Hpv polivalenti contro tutti i tipi di ceppi, perché si possa parlare di efficacia. Normale chiedersi perché questo vaccino sia stato introdotto con tanta fretta e venga spinto con tanto entusiasmo, visto che: in Italia non c’è alcuna epidemia di tumore al collo dell’utero; è statisticamente certo -lo afferma l’ultimo rapporto mondiale sui tumori Iarc-Who dell’Organizzazione mondiale della sanità- che il migliore strumento di prevenzione contro il tumore al collo dell’utero rimane lo screening (pap-test effettuato ogni tre anni che permette di individuare tempestivamente il 90% dei tumori da Hpv); una volta vaccinate, le donne devono comunque continuare a fare screening per prevenire i tumori causati dagli altri circa 80 tipi di Hpv; è un vaccino molto caro, non costo-efficace.
Etichette:
I super-vaccinati,
storia e dintorni
| Reazioni: |
Dopo Fukushima, l’atomo declina. Ma le rinnovabili hanno bisogno di buona politica
di Andrea Bertaglio
Secondo diversi studi scientifici entro il 2050 le energia pulita potrebbe coprire l'intero fabbisogno del pianeta con una contemporanea riduzione di 560 miliardi di tonnellate di CO2. . Ma per farlo c'è bisogno di una buona amministrazione delle risorse pubbliche
Continua il declino dell’energia nucleare, contrapposto (ora anche in Giappone, dopo l’incidente di Fukushima) a una crescita costante delle energie rinnovabili: che entro il 2050 arriverebbero a soddisfare l’intero fabbisogno planetario. Una tendenza, quella del tramonto dell’atomo, confermata dai dati di diversi studi internazionali. Il primo degno di nota è lo Special Report on Renewable Energy Sources and Climate Change Mitigation, un rapporto di 900 pagine presentato dall’Intergovernmental panel on Climate Change (Ipcc), firmato da 120 ricercatori. Mettendo a confronto ben 164 scenari nell’ambito delle energie rinnovabili, è ritenuta l’analisi più completa mai realizzata sul futuro dell’energia pulita. Questo studio sottolinea che “quasi l’80% delle forniture di energia del mondo”, con il sostegno di oculate politiche pubbliche, “potrebbe essere coperta da fonti rinnovabili entro la metà del secolo”. E portare, sempre entro il 2050, ad una riduzione di 560 miliardi di tonnellate di CO2.
Per il Wwf, “oltre ai benefici per il clima, i documenti del rapporto Ipcc indicano la pletora degli altri vantaggi forniti delle energie rinnovabili e pulite”, ma sottovalutano il potenziale e la velocità di espansione dell’energia rinnovabile, specialmente se combinata a un alto livello di efficienza energetica. Secondo l’Energy Report del Wwf, infatti, nel 2050 l’energia rinnovabile potrebbe coprire il 100% del fabbisogno mondiale. Tutti d’accordo su un aspetto, però: il nucleare nel mondo è destinato a morire. Un fatto ben documentato da un’altra Organizzazione internazionale, il Worldwatch Institute. Che, con il rapporto Nuclear Power in a Post-Fukushima World, mostra come, nonostante la spesa pubblica per la ricerca nucleare sia ancora oggi 5 volte superiore a quella destinata alle rinnovabili, dal 1980 sia costantemente calata a livello globale l’elettricità prodotta dall’atomo. Nel rapporto del World Watch Institute, infatti, si evidenzia come nel 2009 gli impianti abbiano prodotto 2558 TWh, registrando un calo di 103 TWh (circa il 4%) dal 2006. Per la prima volta, inoltre, l’energia prodotta con fonti rinnovabili ha superato la capacità nucleare installata.
Per il Worldwatch Institute non ci sono dubbi: la parabola discendente del nucleare nel mondo sembra ormai irreparabile. Un declino in corso da oltre trent’anni. Già nel 1990 il numero di reattori arrestati ha superato il numero di avviamenti. “Un trend confermato anche dai dati più recenti”, spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF, che ha diffuso in Italia il documento: “Ad aprile 2011 risultano in funzione nel mondo un totale di 437 reattori nucleari per 30 Paesi, 7 in meno rispetto al massimo storico di 444 reattori nel 2002”. “Il Worldwatch Institute smentisce chi vuole reintrodurre il nucleare in Italia a scapito delle energie rinnovabili”, continua Midulla: “Il rinascimento dell’atomo è una favola che, sulla base delle cifre fornite dal prestigioso Istituto di Washington DC, risulterebbe invece per il Paese un pessimo investimento economico-finanziario”.
“Nonostante i titoli delle news Usa spesso suggeriscano che è in corso un rinascimento del nucleare – commenta il presidente dell’Organizzazione americana, Christopher Flavin – c’è stata una grande sopravvalutazione anche prima dell’11 marzo e il disastro del Giappone farà in modo che i governi e le imprese prendano in considerazione di rivedere i piani di costruzione di nuove centrali nucleari”. Già l’incidente di Three Mile Island causò drastici aumenti del costo del nucleare, ponendo fine alla costruzione di centrali atomiche negli Stati Uniti. Ed oggi, continua Flavin: “Per l’industria nucleare mondiale il disastro Fukushima è una storica, se non fatale, battuta d’arresto”.
In effetti un segnale arriva anche dal Paese del Sol Levante, ancora alle prese con la catastrofe di Fukushima: energie rinnovabili e risparmio energetico caratterizzeranno la politica energetica giapponese nei prossimi anni. Ad annunciarlo durante una conferenza stampa è stato il primo ministro giapponese Naoto Kan: alla luce del disastro nucleare degli ultimi due mesi (che ha portato Kan a rinunciare al suo stipendio fino a quando verrà tutto risolto), il governo ha deciso di rinunciare al progetto di ampliamento dell’energia atomica. Soddisfazione da parte di Greenpeace, secondo cui le affermazioni del premier giapponese “sono un’ulteriore dimostrazione che l’energia nucleare è definitivamente al tramonto”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/dopo-fukushima-latomo-declina-ma-le-rinnovabili-hanno-bisogno-di-buona-politica/112308/
Secondo diversi studi scientifici entro il 2050 le energia pulita potrebbe coprire l'intero fabbisogno del pianeta con una contemporanea riduzione di 560 miliardi di tonnellate di CO2. . Ma per farlo c'è bisogno di una buona amministrazione delle risorse pubbliche
Continua il declino dell’energia nucleare, contrapposto (ora anche in Giappone, dopo l’incidente di Fukushima) a una crescita costante delle energie rinnovabili: che entro il 2050 arriverebbero a soddisfare l’intero fabbisogno planetario. Una tendenza, quella del tramonto dell’atomo, confermata dai dati di diversi studi internazionali. Il primo degno di nota è lo Special Report on Renewable Energy Sources and Climate Change Mitigation, un rapporto di 900 pagine presentato dall’Intergovernmental panel on Climate Change (Ipcc), firmato da 120 ricercatori. Mettendo a confronto ben 164 scenari nell’ambito delle energie rinnovabili, è ritenuta l’analisi più completa mai realizzata sul futuro dell’energia pulita. Questo studio sottolinea che “quasi l’80% delle forniture di energia del mondo”, con il sostegno di oculate politiche pubbliche, “potrebbe essere coperta da fonti rinnovabili entro la metà del secolo”. E portare, sempre entro il 2050, ad una riduzione di 560 miliardi di tonnellate di CO2.
Per il Wwf, “oltre ai benefici per il clima, i documenti del rapporto Ipcc indicano la pletora degli altri vantaggi forniti delle energie rinnovabili e pulite”, ma sottovalutano il potenziale e la velocità di espansione dell’energia rinnovabile, specialmente se combinata a un alto livello di efficienza energetica. Secondo l’Energy Report del Wwf, infatti, nel 2050 l’energia rinnovabile potrebbe coprire il 100% del fabbisogno mondiale. Tutti d’accordo su un aspetto, però: il nucleare nel mondo è destinato a morire. Un fatto ben documentato da un’altra Organizzazione internazionale, il Worldwatch Institute. Che, con il rapporto Nuclear Power in a Post-Fukushima World, mostra come, nonostante la spesa pubblica per la ricerca nucleare sia ancora oggi 5 volte superiore a quella destinata alle rinnovabili, dal 1980 sia costantemente calata a livello globale l’elettricità prodotta dall’atomo. Nel rapporto del World Watch Institute, infatti, si evidenzia come nel 2009 gli impianti abbiano prodotto 2558 TWh, registrando un calo di 103 TWh (circa il 4%) dal 2006. Per la prima volta, inoltre, l’energia prodotta con fonti rinnovabili ha superato la capacità nucleare installata.
Per il Worldwatch Institute non ci sono dubbi: la parabola discendente del nucleare nel mondo sembra ormai irreparabile. Un declino in corso da oltre trent’anni. Già nel 1990 il numero di reattori arrestati ha superato il numero di avviamenti. “Un trend confermato anche dai dati più recenti”, spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF, che ha diffuso in Italia il documento: “Ad aprile 2011 risultano in funzione nel mondo un totale di 437 reattori nucleari per 30 Paesi, 7 in meno rispetto al massimo storico di 444 reattori nel 2002”. “Il Worldwatch Institute smentisce chi vuole reintrodurre il nucleare in Italia a scapito delle energie rinnovabili”, continua Midulla: “Il rinascimento dell’atomo è una favola che, sulla base delle cifre fornite dal prestigioso Istituto di Washington DC, risulterebbe invece per il Paese un pessimo investimento economico-finanziario”.
“Nonostante i titoli delle news Usa spesso suggeriscano che è in corso un rinascimento del nucleare – commenta il presidente dell’Organizzazione americana, Christopher Flavin – c’è stata una grande sopravvalutazione anche prima dell’11 marzo e il disastro del Giappone farà in modo che i governi e le imprese prendano in considerazione di rivedere i piani di costruzione di nuove centrali nucleari”. Già l’incidente di Three Mile Island causò drastici aumenti del costo del nucleare, ponendo fine alla costruzione di centrali atomiche negli Stati Uniti. Ed oggi, continua Flavin: “Per l’industria nucleare mondiale il disastro Fukushima è una storica, se non fatale, battuta d’arresto”.
In effetti un segnale arriva anche dal Paese del Sol Levante, ancora alle prese con la catastrofe di Fukushima: energie rinnovabili e risparmio energetico caratterizzeranno la politica energetica giapponese nei prossimi anni. Ad annunciarlo durante una conferenza stampa è stato il primo ministro giapponese Naoto Kan: alla luce del disastro nucleare degli ultimi due mesi (che ha portato Kan a rinunciare al suo stipendio fino a quando verrà tutto risolto), il governo ha deciso di rinunciare al progetto di ampliamento dell’energia atomica. Soddisfazione da parte di Greenpeace, secondo cui le affermazioni del premier giapponese “sono un’ulteriore dimostrazione che l’energia nucleare è definitivamente al tramonto”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/dopo-fukushima-latomo-declina-ma-le-rinnovabili-hanno-bisogno-di-buona-politica/112308/
Etichette:
Energie rinnovabili,
Fukushima,
l’atomo declina,
politica,
storia e dintorni
| Reazioni: |
Pakistan, droni Usa: 238 civili uccisi solo nel 2011
http://it.peacereporter.net/
Tutti civili le vittime degli attacchi missilistici perpetrati nelle zone tribali del Pakistan. Obiettivi Usa erano membri di al-Qaeda
Secondo fonti governative pakistane, dall'inizio del 2011 al 17 maggio scorso, sarebbero 238 le vittime e 40 i feriti dei raid Usa perpetrati nelle zone tribali del Pakistan utilizzando droni, missili teleguidati a distanza. Obiettivi degli attacchi statunitensi sarebbero stati i membri dell'organizzazione terroristica al-Qaeda, ma le persone uccise sono tutti civili abitanti del Nord e Sud Waziristan.
Solo dalla metà di aprile sarebbero morti 43 cittadini in due differenti attacchi di droni, uno dei quali sferrato nel Nord della regione mentre il senatore Usa John Kerry si trovava in Pakistan in visita ufficiale. Il capo dell'esercito Raymond Davis ha duramente condannato le azioni missilistiche, in particolare dopo l'uccisione a Jirga di 45 civili.
Etichette:
2011,
238 civili uccisi,
droni Usa,
Pakistan,
storia e dintorni
| Reazioni: |
Le bombe a grappolo ora sono davvero vietate. L'Italia non potrà più produrle né venderle
Il voto della Camera dopo un iter travagliato ha ratificato finalmente le indicazioni della Convenzione di Oslo del 2008. Molti l'avevano già fatto da tempo, altri ancora no, compresa l'Italia. Chi ancora fa finta di niente sono Usa, Russia e Cina che non hanno neanche firmato l'accordo in Norvegia. Eppure sono rimaste alcune lacune e alcune scappatoie possibili per tornare a produrle. Ci vuole vigilanza
di ANDREA SARUBBI*
ROMA - La notizia è stata inghiottita dai titoli sulle amministrative e sugli smottamenti nel governo, ma in altre circostanze - e forse in altri Paesi - avrebbe meritato approfondimenti in prima serata: da ieri, l'Italia ha messo fuori legge le munizioni a grappolo, che se esistesse un campionato di crudeltà tra le armi in commercio lo vincerebbero a spasso. Se le cosiddette bombe intelligenti sono pensate per colpire un obiettivo specifico, le cluster hanno esattamente la finalità opposta: colpire a casaccio, che sia un campo di battaglia o un campo di grano, che la guerra sia in corso o che sia finita da anni, che la vittima sia un soldato col bazooka o un bimbo col pallone. Lanciate dall'alto, nella traiettoria si sparpagliano dove capita e si fermano lì, spesso inesplose, finché qualche sventurato non le pesterà.
Non si possono più produrre né vendere. La Convenzione di Oslo, nel 2008, le aveva vietate, lasciando però agli Stati firmatari il compito di recepire il divieto nel proprio ordinamento: qualcuno lo ha già fatto da tempo, qualcun altro - tipo Stati Uniti, Russia e Cina - non ha neppure firmato la Convenzione. L'Italia ci ha messo tre anni per ratificarla, ma ce l'ha fatta, e da oggi cambia qualcosa: nel nostro territorio le munizioni a grappolo non si possono più produrre, né trasferire, né vendere, né stoccare; le scorte esistenti vanno distrutte, tranne una minima parte utilizzabile nelle esercitazioni per lo sminamento; siamo obbligati a bonificare i territori infestati ed a fornire assistenza alle vittime.
E La Russa si è dirato dall'altra parte. Avevo posto il problema alla Camera qualche mese fa, presentando una proposta di legge "pluripartisan" che aveva raccolto 86 firme: deputati di Centrosinistra, di Centrodestra, del Terzo Polo e del gruppo misto. Ma le firme, da sole, servono a poco e va riconosciuto al governo di aver lavorato perché questo testo arrivasse in Aula; in particolare, il merito va al ministero degli Esteri, che ha preso a cuore il tema ed ha trovato un po' di fondi per la copertura, mentre il ministero della Difesa - che pure dovrebbe sapere quanto sia fondamentale l'opera quotidiana dei nostri soldati per lo sminamento delle cluster in Libano - si è girato dall'altra parte. Ne è venuto fuori un disegno di legge governativo sufficiente a portare a casa un risultato, ma decisamente minimalista rispetto alla mia proposta iniziale: con un po' di coraggio, si sarebbe potuto fare di più.
Le lacune della legge. Sul fronte cassa, ad esempio, la metà vuota del bicchiere ci dice che - mentre i tagli alla cooperazione proseguono, in spregio a tutti gli impegni presi in sede internazionale con l'Onu - il testo approvato ieri non prevede risorse adeguate per aiutare le vittime delle munizioni a grappolo: servono almeno altri 2 milioni di euro, più o meno il prezzo di una villa a Lampedusa su un terreno di proprietà del demanio, ma il presidente del Consiglio stavolta non li ha trovati. Poi c'è un'altra lacuna della norma, che poteva essere facilmente colmata: a differenza della legge che il Parlamento approvò 14 anni fa, recependo la Convenzione di Ottawa sulle mine antipersona, in questo caso non c'è nessun obbligo di denuncia a carico di chi dispone di diritti di brevetto o di tecnologie idonee alla fabbricazione di munizioni a grappolo.
Le scappatoie possibili per fabbricarle ancora. È vero che al momento non risultano aziende italiane produttrici; è vero che esiste un divieto di produzione di questi ordigni sul territorio nazionale; può accadere, però, che le tecnologie o i diritti di brevetto esistenti vengano ceduti da un titolare italiano ad un'azienda americana o cinese, e sarebbe stato opportuno vietarlo. Infine, il tema dei finanziamenti: può una banca italiana - o un intermediario italiano - finanziare la produzione di munizioni a grappolo in Russia? In molti altri Paesi europei ciò è espressamente vietato, da noi no; eppure, non ci voleva molto a prevedere un controllo della Banca d'Italia. Tutti questi miglioramenti del testo, contenuti nella mia proposta di legge iniziale e tradotti in emendamenti al ddl governativo, sono stati respinti dalla maggioranza; li ho così trasformati in ordini del giorno, che il governo ha accolto come raccomandazioni. Toccherà insomma vigilare perché, da qui a fine legislatura, si riprenda in mano l'argomento e non lo si lasci cadere.
11 mila morti l'anno: 98% civili; 1/4 bambini. Ma è soprattutto su un altro fronte che attendiamo sforzi concreti dalla nostra diplomazia: se non faremo pressione anche sugli Stati più refrattari alla firma, per convincerle a sottoscrivere la Convenzione ed a recepirla nel proprio ordinamento, le armi a frammentazione continueranno a provocare stragi di innocenti, come sta avvenendo oggi in 23 aree di guerra e come probabilmente avverrà ancora. Degli 11 mila morti l'anno per le cluster, il 98 per cento sono civili, e un quarto sono addirittura bambini: insieme alle vittime, è il caso di dirlo, saltano in aria anche le norme di diritto umanitario, ed è su questo punto che ci aspettiamo dal governo un'azione incisiva in sede internazionale.
http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2011/05/19/news/le_bombe_a_grappolo_ora_sono_davvero_vietate_l_italia_non_potr_pi_produrle_n_venderle-16485321/
di ANDREA SARUBBI*
ROMA - La notizia è stata inghiottita dai titoli sulle amministrative e sugli smottamenti nel governo, ma in altre circostanze - e forse in altri Paesi - avrebbe meritato approfondimenti in prima serata: da ieri, l'Italia ha messo fuori legge le munizioni a grappolo, che se esistesse un campionato di crudeltà tra le armi in commercio lo vincerebbero a spasso. Se le cosiddette bombe intelligenti sono pensate per colpire un obiettivo specifico, le cluster hanno esattamente la finalità opposta: colpire a casaccio, che sia un campo di battaglia o un campo di grano, che la guerra sia in corso o che sia finita da anni, che la vittima sia un soldato col bazooka o un bimbo col pallone. Lanciate dall'alto, nella traiettoria si sparpagliano dove capita e si fermano lì, spesso inesplose, finché qualche sventurato non le pesterà.
Non si possono più produrre né vendere. La Convenzione di Oslo, nel 2008, le aveva vietate, lasciando però agli Stati firmatari il compito di recepire il divieto nel proprio ordinamento: qualcuno lo ha già fatto da tempo, qualcun altro - tipo Stati Uniti, Russia e Cina - non ha neppure firmato la Convenzione. L'Italia ci ha messo tre anni per ratificarla, ma ce l'ha fatta, e da oggi cambia qualcosa: nel nostro territorio le munizioni a grappolo non si possono più produrre, né trasferire, né vendere, né stoccare; le scorte esistenti vanno distrutte, tranne una minima parte utilizzabile nelle esercitazioni per lo sminamento; siamo obbligati a bonificare i territori infestati ed a fornire assistenza alle vittime.
E La Russa si è dirato dall'altra parte. Avevo posto il problema alla Camera qualche mese fa, presentando una proposta di legge "pluripartisan" che aveva raccolto 86 firme: deputati di Centrosinistra, di Centrodestra, del Terzo Polo e del gruppo misto. Ma le firme, da sole, servono a poco e va riconosciuto al governo di aver lavorato perché questo testo arrivasse in Aula; in particolare, il merito va al ministero degli Esteri, che ha preso a cuore il tema ed ha trovato un po' di fondi per la copertura, mentre il ministero della Difesa - che pure dovrebbe sapere quanto sia fondamentale l'opera quotidiana dei nostri soldati per lo sminamento delle cluster in Libano - si è girato dall'altra parte. Ne è venuto fuori un disegno di legge governativo sufficiente a portare a casa un risultato, ma decisamente minimalista rispetto alla mia proposta iniziale: con un po' di coraggio, si sarebbe potuto fare di più.
Le lacune della legge. Sul fronte cassa, ad esempio, la metà vuota del bicchiere ci dice che - mentre i tagli alla cooperazione proseguono, in spregio a tutti gli impegni presi in sede internazionale con l'Onu - il testo approvato ieri non prevede risorse adeguate per aiutare le vittime delle munizioni a grappolo: servono almeno altri 2 milioni di euro, più o meno il prezzo di una villa a Lampedusa su un terreno di proprietà del demanio, ma il presidente del Consiglio stavolta non li ha trovati. Poi c'è un'altra lacuna della norma, che poteva essere facilmente colmata: a differenza della legge che il Parlamento approvò 14 anni fa, recependo la Convenzione di Ottawa sulle mine antipersona, in questo caso non c'è nessun obbligo di denuncia a carico di chi dispone di diritti di brevetto o di tecnologie idonee alla fabbricazione di munizioni a grappolo.
Le scappatoie possibili per fabbricarle ancora. È vero che al momento non risultano aziende italiane produttrici; è vero che esiste un divieto di produzione di questi ordigni sul territorio nazionale; può accadere, però, che le tecnologie o i diritti di brevetto esistenti vengano ceduti da un titolare italiano ad un'azienda americana o cinese, e sarebbe stato opportuno vietarlo. Infine, il tema dei finanziamenti: può una banca italiana - o un intermediario italiano - finanziare la produzione di munizioni a grappolo in Russia? In molti altri Paesi europei ciò è espressamente vietato, da noi no; eppure, non ci voleva molto a prevedere un controllo della Banca d'Italia. Tutti questi miglioramenti del testo, contenuti nella mia proposta di legge iniziale e tradotti in emendamenti al ddl governativo, sono stati respinti dalla maggioranza; li ho così trasformati in ordini del giorno, che il governo ha accolto come raccomandazioni. Toccherà insomma vigilare perché, da qui a fine legislatura, si riprenda in mano l'argomento e non lo si lasci cadere.
11 mila morti l'anno: 98% civili; 1/4 bambini. Ma è soprattutto su un altro fronte che attendiamo sforzi concreti dalla nostra diplomazia: se non faremo pressione anche sugli Stati più refrattari alla firma, per convincerle a sottoscrivere la Convenzione ed a recepirla nel proprio ordinamento, le armi a frammentazione continueranno a provocare stragi di innocenti, come sta avvenendo oggi in 23 aree di guerra e come probabilmente avverrà ancora. Degli 11 mila morti l'anno per le cluster, il 98 per cento sono civili, e un quarto sono addirittura bambini: insieme alle vittime, è il caso di dirlo, saltano in aria anche le norme di diritto umanitario, ed è su questo punto che ci aspettiamo dal governo un'azione incisiva in sede internazionale.
http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2011/05/19/news/le_bombe_a_grappolo_ora_sono_davvero_vietate_l_italia_non_potr_pi_produrle_n_venderle-16485321/
Etichette:
bombe a grappolo,
Italia,
storia e dintorni
| Reazioni: |
L’Europa continua ad avere “pazienza” con il Belpaese: nuovo richiamo per la mancata depurazione delle acque reflue
L'Italia si "dimentica" di depurare le sue acque reflue ed è nuovamente richiamata dall'Unione europea. Eppure questo comportamento è quello del "cane che si morde la coda" con conseguenze che pagano i cittadini e l'ambiente. L'acqua utilizzata non depurata o non trattata adeguatamente finisce nei fiumi, laghi e falde provocando impatto sulle biocenosi animali e vegetali. Ma l'uomo di acqua ha bisogno e la va a prendere dall'ambiente dove la trova sempre in peggiore condizione, e quindi per renderla disponibile per i vari usi e specialmente per quello idropotabile, la deve depurare con trattamenti sempre più sofisticati, dai costi elevati, pagati da noi tutti in bolletta.
«Un italiano su tre è senza depurazione e gli altri due hanno un trattamento non sufficiente alle necessità. Sulle acque reflue siamo fuorilegge da 13 anni ed è indegno che il settimo Paese più industrializzato al mondo debba aspettare l'ultimatum dell'Europa per adeguarsi alla normativa- ha sottolineato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente a commento dell'ultimatum dato dalla Commissione europea all'Italia per la violazione della normativa Ue sul trattamento delle acque reflue- E non parliamo solo di burocrazia - ha aggiunto Ciafani - perché, come ha giustamente sottolineato la Commissione, la mancanza di idonei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue, comporta rischi per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino».
Nel Belpaese la copertura del servizio di fognatura è all'84,7% mentre la copertura del servizio effettivo di depurazione è al 70,4% (dati Rapporto Blue Book 2009 di Anea e Utilitatis elaborati da Legambiente). «E' in gioco la qualità della vita degli italiani e dell'ambiente e per questo va attivata una task force tra governo, enti locali e i gestori del servizio idrico per realizzare subito gli interventi più urgenti. In caso contrario l'Italia spenderà inutilmente in multe il denaro che potrebbe utilizzare per realizzare gli impianti di trattamento. La stagione balneare è alle porte e come dimostra da 25 anni l'esperienza di Goletta Verde la mancata depurazione è la principale responsabile dell'inquinamento lungo la costa» ha concluso Ciafani.
«Un italiano su tre è senza depurazione e gli altri due hanno un trattamento non sufficiente alle necessità. Sulle acque reflue siamo fuorilegge da 13 anni ed è indegno che il settimo Paese più industrializzato al mondo debba aspettare l'ultimatum dell'Europa per adeguarsi alla normativa- ha sottolineato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente a commento dell'ultimatum dato dalla Commissione europea all'Italia per la violazione della normativa Ue sul trattamento delle acque reflue- E non parliamo solo di burocrazia - ha aggiunto Ciafani - perché, come ha giustamente sottolineato la Commissione, la mancanza di idonei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue, comporta rischi per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino».
Nel Belpaese la copertura del servizio di fognatura è all'84,7% mentre la copertura del servizio effettivo di depurazione è al 70,4% (dati Rapporto Blue Book 2009 di Anea e Utilitatis elaborati da Legambiente). «E' in gioco la qualità della vita degli italiani e dell'ambiente e per questo va attivata una task force tra governo, enti locali e i gestori del servizio idrico per realizzare subito gli interventi più urgenti. In caso contrario l'Italia spenderà inutilmente in multe il denaro che potrebbe utilizzare per realizzare gli impianti di trattamento. La stagione balneare è alle porte e come dimostra da 25 anni l'esperienza di Goletta Verde la mancata depurazione è la principale responsabile dell'inquinamento lungo la costa» ha concluso Ciafani.
Etichette:
depurazione delle acque reflue,
Europa,
Italia,
storia e dintorni
| Reazioni: |
La grassa repubblica di Palazzo Chigi: 3.500 posti e stipendi doppi
di Riccardo Galli
ROMA – La crisi da noi si è sentita meno che altrove. Il peggio è passato. L’Italia è fuori dalla crisi… Affermazioni che il governo, in primis per bocca del ministro Tremonti e poi confermate dal premier Berlusconi, continua a ripetere come un disco rotto da mesi, nonostante il paese sembri raccontare una realtà diversa. Un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere forse ne spiega il motivo. Gli stipendi dei dipendenti non dirigenti di palazzo Chigi sono aumentati, dal 2007 ad oggi, del 14,7%. La retribuzione media di quegli stessi dipendenti è di 42.951 euro annui. Ecco perché a palazzo Chigi la crisi non si sente, semplicemente da quelle parti non è mai arrivata.
Quanti siano realmente i dipendenti in questione è un mistero, alla faccia delle norme sulla semplificazione e sulla trasparenza tanto volute e pubblicizzate da Brunetta. Inutile cercare nel bilancio. Inutile pure frugare nel Conto annuale della Ragioneria. Di sicuro c’è solo che i dipendenti della presidenza del Consiglio costano cari, aver a che fare col Cavaliere, vedendo queste cifre, deve essere un lavoro davvero duro. L’ultima relazione sul costo del lavoro pubblico appena sfornata dalla Corte dei conti rivela che per il solo personale non dirigente a tempo indeterminato di Palazzo Chigi sono stati spesi nel 2009 ben 130 milioni 862 mila euro, spesi da noi s’intende visto che di dipendenti pubblici si tratta. Con un piccolo aumento del 22,7% rispetto al 2007 (unico anno completo della gestione di Romano Prodi). E questo nonostante il numero dei dipendenti fissi non dirigenti della presidenza si sarebbe ridotto, sulla carta, di ben 339 unità, passando da 2.355 a 2.016. Riduzione, tuttavia, solo apparente. Almeno a giudicare da altre informazioni contenute nella relazione dei magistrati contabili. Dove si dice, per esempio, che la retribuzione media procapite è stata nel 2009 di 42.951 euro. Dividendo per questa cifra la spesa complessiva di quasi 131 milioni si ottiene 3.046: ovvero il numero reale degli stipendi pagati (sempre senza considerare i dirigenti) da Palazzo Chigi.
Quindi 1030 dipendenti in più rispetto a quelli ufficiali e 204 in più rispetto a quelli del 2007. Magia? Molto più semplice: prestito. Mentre il personale fisso della presidenza del Consiglio diminuiva, quello preso in prestito da altre amministrazioni cresceva di anno in anno. Fra il 2001 e il 2009 l’aumento è stato del 28%. Nell’ultimo anno, secondo i magistrati contabili, i dipendenti in prestito sono cresciuti ancora dell’11,5%, arrivando a rappresentare ormai «più del 43% del personale» di palazzo Chigi.
E non è tutto. La paga di chi lavora alla presidenza del consiglio è più alta mediamente del 56,6% rispetto a quella dei normali ministeri: 42.951 euro l’anno contro 27.418. Fra il 2007 e il 2009, inoltre, lo stipendio medio è cresciuto del 14,7%, a fronte di un incremento di appena il 2,7% delle retribuzioni ministeriali. Astronomica poi la quantità di «progressioni orizzontali», come in burocratese vengono definiti gli aumenti. In otto anni, dal 2001 al 2009, ce ne sono stati secondo la Corte dei Conti 6.193 per poco più di duemila dipendenti ufficiali. E ancora, nel 2010, anno in cui è stato deciso il blocco delle paghe del pubblico impiego causa crisi, «è stato sottoscritto», informa il bilancio di previsione 2011 di Palazzo Chigi, «il contratto del personale dirigenziale relativo al quadriennio 2006-2009 e quello del personale non dirigenziale». Accordi, aggiunge il documento contabile della presidenza, che «hanno determinato un onere complessivo a regime» pari a 7,8 milioni. Senza considerare poi alcune simpatiche deroghe, d’altra parte siamo il paese delle deroghe… La prima riguarda le norme Brunetta sulla meritocrazia della dirigenza, che al 10 marzo del 2011, hanno rivelato sempre i magistrati contabili, ancora non erano state applicate. Il perché non è chiaro, almeno quello ufficiale. La seconda, il taglio del 10% per le retribuzioni più elevate stabilito dal Tesoro l’anno scorso, rimasto a lungo congelato per gli alti dirigenti di Palazzo Chigi in virtù di alcuni «dubbi di natura interpretativa». Sarebbe divertente domandare cosa non abbiano capito e cosa abbiano bisogno di interpretare…
Una menzione meritano infine anche i dirigenti che, non volendo certo essere da meno, ammontano complessivamente a 377 unità. Circa il doppio di quelli che ha intorno a sé il premier britannico David Cameron al Cabinet office(198), struttura omologa alla Presidenza del consiglio italiana. Paragone non casuale visto che tra tutti i Paesi europei il Regno Unito è forse quello più comparabile al nostro per numero di abitanti, prodotto interno lordo, dimensioni del pubblico impiego e ruoli istituzionali. Eppure al Cabinet office sono sufficienti 1.337 dipendenti, numero due volte e mezzo inferiore a quello di palazzo Chigi: pari nel 2009, stando alle cifre che si ricavano dalle informazioni contenute nella relazione della Corte dei conti, a 3.423 unità compresi «prestiti» e dirigenti. A onor del vero va detto che in quella cifra sono calcolate anche le strutture dei ministeri senza portafoglio, praticamente dipartimenti della presidenza.
Non sono considerati, invece, gli staff. Dei quali si sa ancora meno. Entità metafisiche di cui non si trova quasi traccia nei conti italiani. Con assoluta, e normale, trasparenza, il bilancio di Cameron informa che la struttura del premier britannico può contare su 98 persone. Nell’ultimo bilancio di previsione di Palazzo Chigi c’è solo la notizia che i collaboratori di fiducia dei vertici politici assorbono il 10% della spesa complessiva per il personale. Voce però introvabile. L’anno scorso il documento contabile della presidenza aveva comunque stimato un esborso di 27 milioni e mezzo. Ammettendo che quei soldi siano stati spesi tutti, e calcolando una media ipotetica di 100 mila euro a persona, a Palazzo Chigi e nei ministeri senza portafoglio i collaboratori «di fiducia» sarebbero almeno 270. Il triplo del Cabinet office. E delle due l’una: o gli inglesi sono molto più bravi degli italiani per cui un numero fortemente inferiore di dipendenti è in grado di fare il lavoro che qui invece richiede il doppio, se non il triplo, di impiegati; o gli italiani sono molto più furbi. Purtroppo, come diceva Guzzanti, Corrado s’intende, la risposta è “la seconda che hai detto”.
ROMA – La crisi da noi si è sentita meno che altrove. Il peggio è passato. L’Italia è fuori dalla crisi… Affermazioni che il governo, in primis per bocca del ministro Tremonti e poi confermate dal premier Berlusconi, continua a ripetere come un disco rotto da mesi, nonostante il paese sembri raccontare una realtà diversa. Un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere forse ne spiega il motivo. Gli stipendi dei dipendenti non dirigenti di palazzo Chigi sono aumentati, dal 2007 ad oggi, del 14,7%. La retribuzione media di quegli stessi dipendenti è di 42.951 euro annui. Ecco perché a palazzo Chigi la crisi non si sente, semplicemente da quelle parti non è mai arrivata.
Quanti siano realmente i dipendenti in questione è un mistero, alla faccia delle norme sulla semplificazione e sulla trasparenza tanto volute e pubblicizzate da Brunetta. Inutile cercare nel bilancio. Inutile pure frugare nel Conto annuale della Ragioneria. Di sicuro c’è solo che i dipendenti della presidenza del Consiglio costano cari, aver a che fare col Cavaliere, vedendo queste cifre, deve essere un lavoro davvero duro. L’ultima relazione sul costo del lavoro pubblico appena sfornata dalla Corte dei conti rivela che per il solo personale non dirigente a tempo indeterminato di Palazzo Chigi sono stati spesi nel 2009 ben 130 milioni 862 mila euro, spesi da noi s’intende visto che di dipendenti pubblici si tratta. Con un piccolo aumento del 22,7% rispetto al 2007 (unico anno completo della gestione di Romano Prodi). E questo nonostante il numero dei dipendenti fissi non dirigenti della presidenza si sarebbe ridotto, sulla carta, di ben 339 unità, passando da 2.355 a 2.016. Riduzione, tuttavia, solo apparente. Almeno a giudicare da altre informazioni contenute nella relazione dei magistrati contabili. Dove si dice, per esempio, che la retribuzione media procapite è stata nel 2009 di 42.951 euro. Dividendo per questa cifra la spesa complessiva di quasi 131 milioni si ottiene 3.046: ovvero il numero reale degli stipendi pagati (sempre senza considerare i dirigenti) da Palazzo Chigi.
Quindi 1030 dipendenti in più rispetto a quelli ufficiali e 204 in più rispetto a quelli del 2007. Magia? Molto più semplice: prestito. Mentre il personale fisso della presidenza del Consiglio diminuiva, quello preso in prestito da altre amministrazioni cresceva di anno in anno. Fra il 2001 e il 2009 l’aumento è stato del 28%. Nell’ultimo anno, secondo i magistrati contabili, i dipendenti in prestito sono cresciuti ancora dell’11,5%, arrivando a rappresentare ormai «più del 43% del personale» di palazzo Chigi.
E non è tutto. La paga di chi lavora alla presidenza del consiglio è più alta mediamente del 56,6% rispetto a quella dei normali ministeri: 42.951 euro l’anno contro 27.418. Fra il 2007 e il 2009, inoltre, lo stipendio medio è cresciuto del 14,7%, a fronte di un incremento di appena il 2,7% delle retribuzioni ministeriali. Astronomica poi la quantità di «progressioni orizzontali», come in burocratese vengono definiti gli aumenti. In otto anni, dal 2001 al 2009, ce ne sono stati secondo la Corte dei Conti 6.193 per poco più di duemila dipendenti ufficiali. E ancora, nel 2010, anno in cui è stato deciso il blocco delle paghe del pubblico impiego causa crisi, «è stato sottoscritto», informa il bilancio di previsione 2011 di Palazzo Chigi, «il contratto del personale dirigenziale relativo al quadriennio 2006-2009 e quello del personale non dirigenziale». Accordi, aggiunge il documento contabile della presidenza, che «hanno determinato un onere complessivo a regime» pari a 7,8 milioni. Senza considerare poi alcune simpatiche deroghe, d’altra parte siamo il paese delle deroghe… La prima riguarda le norme Brunetta sulla meritocrazia della dirigenza, che al 10 marzo del 2011, hanno rivelato sempre i magistrati contabili, ancora non erano state applicate. Il perché non è chiaro, almeno quello ufficiale. La seconda, il taglio del 10% per le retribuzioni più elevate stabilito dal Tesoro l’anno scorso, rimasto a lungo congelato per gli alti dirigenti di Palazzo Chigi in virtù di alcuni «dubbi di natura interpretativa». Sarebbe divertente domandare cosa non abbiano capito e cosa abbiano bisogno di interpretare…
Una menzione meritano infine anche i dirigenti che, non volendo certo essere da meno, ammontano complessivamente a 377 unità. Circa il doppio di quelli che ha intorno a sé il premier britannico David Cameron al Cabinet office(198), struttura omologa alla Presidenza del consiglio italiana. Paragone non casuale visto che tra tutti i Paesi europei il Regno Unito è forse quello più comparabile al nostro per numero di abitanti, prodotto interno lordo, dimensioni del pubblico impiego e ruoli istituzionali. Eppure al Cabinet office sono sufficienti 1.337 dipendenti, numero due volte e mezzo inferiore a quello di palazzo Chigi: pari nel 2009, stando alle cifre che si ricavano dalle informazioni contenute nella relazione della Corte dei conti, a 3.423 unità compresi «prestiti» e dirigenti. A onor del vero va detto che in quella cifra sono calcolate anche le strutture dei ministeri senza portafoglio, praticamente dipartimenti della presidenza.
Non sono considerati, invece, gli staff. Dei quali si sa ancora meno. Entità metafisiche di cui non si trova quasi traccia nei conti italiani. Con assoluta, e normale, trasparenza, il bilancio di Cameron informa che la struttura del premier britannico può contare su 98 persone. Nell’ultimo bilancio di previsione di Palazzo Chigi c’è solo la notizia che i collaboratori di fiducia dei vertici politici assorbono il 10% della spesa complessiva per il personale. Voce però introvabile. L’anno scorso il documento contabile della presidenza aveva comunque stimato un esborso di 27 milioni e mezzo. Ammettendo che quei soldi siano stati spesi tutti, e calcolando una media ipotetica di 100 mila euro a persona, a Palazzo Chigi e nei ministeri senza portafoglio i collaboratori «di fiducia» sarebbero almeno 270. Il triplo del Cabinet office. E delle due l’una: o gli inglesi sono molto più bravi degli italiani per cui un numero fortemente inferiore di dipendenti è in grado di fare il lavoro che qui invece richiede il doppio, se non il triplo, di impiegati; o gli italiani sono molto più furbi. Purtroppo, come diceva Guzzanti, Corrado s’intende, la risposta è “la seconda che hai detto”.
Etichette:
Palazzo Chigi,
stipendi,
storia e dintorni,
www.blitzquotidiano.it
| Reazioni: |
giovedì 12 maggio 2011
Viaggio tra Due Mondi
http://www.facebook.com/group.php?gid=31217488964&ref=ts
Questo è il link della pagina Facebook dedicata al mio libro Viaggio tra Due Mondi
Questo è il link della pagina Facebook dedicata al mio libro Viaggio tra Due Mondi
mercoledì 4 maggio 2011
Ho costruito un castello,
sono un potente Re.
Il popolo è con me
Nessuno si oppone al potere!
Di questo si vantava l’uomo.
Campi di battaglia,
scontri epici tra terra mare
navi da guerra pronte a salpare.
Urla di dolore
volti sanguinanti
uomini in terra
quanta violenza
corpi dilaniati
morti ammazzati
Giovani mogli in cerca del loro amore
Perduto per sempre tra migliaia di volti.
Bambini abbandonati al loro destino
Donne sole per un pezzo di terra da governare
Uomini partiti per non tornare
Lo scopo è solo quello di conquistare
Dividere il popolo e far tremare
Un’altra guerra può arrivare
Estrai la pistola, punta il fucile
Ti guardi indietro ed estrai la spada
Ti difende uno scudo ma non c’è nulla da fare
Il tempo passa in fretta, ma tutto resta uguale
sono un potente Re.
Il popolo è con me
Nessuno si oppone al potere!
Di questo si vantava l’uomo.
Campi di battaglia,
scontri epici tra terra mare
navi da guerra pronte a salpare.
Urla di dolore
volti sanguinanti
uomini in terra
quanta violenza
corpi dilaniati
morti ammazzati
Giovani mogli in cerca del loro amore
Perduto per sempre tra migliaia di volti.
Bambini abbandonati al loro destino
Donne sole per un pezzo di terra da governare
Uomini partiti per non tornare
Lo scopo è solo quello di conquistare
Dividere il popolo e far tremare
Un’altra guerra può arrivare
Estrai la pistola, punta il fucile
Ti guardi indietro ed estrai la spada
Ti difende uno scudo ma non c’è nulla da fare
Il tempo passa in fretta, ma tutto resta uguale
Tu che osservi il mondo da quella altezza
Percorrendo il cielo azzurro
al di là delle nuvole
dimmi, cosa pensi?
Sei un viaggiatore fortunato
Potessi volare anch’io..
Ti sei mai chiesto perché sotto questo grande cielo si continua a morire?
Ti sei mai chiesto perché continuiamo a soffrire?
Costruire armi, lottare e dominare
Continuare a non capire..
Ogni giorno che passa è un giorno che muori
Non basta ciò?
Questo è il destino che unisce tutti gli uomini
Non è pazzia uccidersi per il potere?
Dovremmo vedere dall’alto ciò che accade in basso
Un magnifico mondo distrutto con le nostre mani
Percorrendo il cielo azzurro
al di là delle nuvole
dimmi, cosa pensi?
Sei un viaggiatore fortunato
Potessi volare anch’io..
Ti sei mai chiesto perché sotto questo grande cielo si continua a morire?
Ti sei mai chiesto perché continuiamo a soffrire?
Costruire armi, lottare e dominare
Continuare a non capire..
Ogni giorno che passa è un giorno che muori
Non basta ciò?
Questo è il destino che unisce tutti gli uomini
Non è pazzia uccidersi per il potere?
Dovremmo vedere dall’alto ciò che accade in basso
Un magnifico mondo distrutto con le nostre mani
Quanto tempo ancora devo cercare
Il tempo passa e non ho risposta
La luce del giorno s’infrange sulla notte
Una nuova vita sorge ma questo è solo un lungo giorno?
La vita è un tempo unico indivisibile?
Siamo noi che vogliamo scandire il tempo.
L’ansia ci acceca, potremmo vivere una vita eterna
Il materiale non è per sempre
Si trasforma, si evolve in spirituale
Ecco la vita eterna fatta di pause nel limbo
Fra la morte e la rinascita
Dovremmo saperlo
La vita come il ciclo della pioggia
Non abbiate timore ed incertezze
Siamo tenuti all’oscuro ma è tutto chiaro
Prendete la vita per mano
Circondatevi e donate amore
Colorate le giornate della donna che amate
Non dimenticate di raccogliere fiori
Lei apprezzerà
Della famiglia che vi ha sostenuto
Non abbiate timore ed incertezze
Esprimete le vostre emozioni
Liberatevi attraverso le parole, i sorrisi ed il pianto
Concedetevi questo ballo
La luce irradia il nostro cammino
sotto la terra che trema e ci mette alla prova
siate liberi, liberi di sognare…
Il tempo passa e non ho risposta
La luce del giorno s’infrange sulla notte
Una nuova vita sorge ma questo è solo un lungo giorno?
La vita è un tempo unico indivisibile?
Siamo noi che vogliamo scandire il tempo.
L’ansia ci acceca, potremmo vivere una vita eterna
Il materiale non è per sempre
Si trasforma, si evolve in spirituale
Ecco la vita eterna fatta di pause nel limbo
Fra la morte e la rinascita
Dovremmo saperlo
La vita come il ciclo della pioggia
Non abbiate timore ed incertezze
Siamo tenuti all’oscuro ma è tutto chiaro
Prendete la vita per mano
Circondatevi e donate amore
Colorate le giornate della donna che amate
Non dimenticate di raccogliere fiori
Lei apprezzerà
Della famiglia che vi ha sostenuto
Non abbiate timore ed incertezze
Esprimete le vostre emozioni
Liberatevi attraverso le parole, i sorrisi ed il pianto
Concedetevi questo ballo
La luce irradia il nostro cammino
sotto la terra che trema e ci mette alla prova
siate liberi, liberi di sognare…
Forse è tutto perso, forse nulla ha senso in questo mondo imperfetto
Lacrime e sangue sgorgano dalle bandiere
Morti ammazzati, uomini trucidati
Eppure, sventolano fiere
Ma questo sembra non bastare mai,
continuiamo a versare dolore sulle nostre schiene stanche
Sottomessi al vano sacrificio di una vita intera
E poi non poter correre dietro alla primavera
Urla e lamenti strazianti si odono lontano,
echi di voci ma nessuno porge la mano
Un tempo sfilavi la sporca spada, oggi tieni in pugno la pistola carica
Cambia veloce questo tempo, ma sembra tutto fermo
Cavalieri e dame, politici e puttane
Nessun tormento dalla stanza dei bottoni
E’ dai che nasce ogni decisione
Un nuovo ordine, da qui si vuol governare
Un gioco violento studiato nei dettagli fa saltare chiunque lì tenti di fermare
Continuiamo a versare lacrime amare
Sorrisi e soddisfazioni quando esplode una bomba
e di quel che c’era non resta neanche l’ombra.
Sorrisi e soddisfazioni quando esplode una bomba
e di quel che c’era non resta neanche l’ombra.
Lacrime e sangue sgorgano dalle bandiere
Morti ammazzati, uomini trucidati
Eppure, sventolano fiere
Ma questo sembra non bastare mai,
continuiamo a versare dolore sulle nostre schiene stanche
Sottomessi al vano sacrificio di una vita intera
E poi non poter correre dietro alla primavera
Urla e lamenti strazianti si odono lontano,
echi di voci ma nessuno porge la mano
Un tempo sfilavi la sporca spada, oggi tieni in pugno la pistola carica
Cambia veloce questo tempo, ma sembra tutto fermo
Cavalieri e dame, politici e puttane
Nessun tormento dalla stanza dei bottoni
E’ dai che nasce ogni decisione
Un nuovo ordine, da qui si vuol governare
Un gioco violento studiato nei dettagli fa saltare chiunque lì tenti di fermare
Continuiamo a versare lacrime amare
Sorrisi e soddisfazioni quando esplode una bomba
e di quel che c’era non resta neanche l’ombra.
Sorrisi e soddisfazioni quando esplode una bomba
e di quel che c’era non resta neanche l’ombra.
Solo per questa strada polverosa vago con la mente
Sto cercando tutto e niente
Se solo potessi averti accanto
Cerco dentro me stesso il significato profondo
Questa vita mi appartiene ma vorrei capire quanto
Difficile da spiegare ma a volte sembra che qui non sappia cosa fare
Si è strano, ma volte ho la sensazione di non appartenere a questo mondo
Eppure è così grande, tutto da esplorare
Possibile che non ci sia posto per me?
Ma forse è questa società deprimente che non stimola la mente
Si vorrei fuggire, o forse solo ritornare in qualche luogo remoto
L’universo è infinto, infinita è la vita e le terre popolate
Forse è da qualche luogo lontano da cui provengo che giunge il richiamo
Forse è da qualche luogo lontano da cui provengo che giunge il richiamo
Sto cercando tutto e niente
Se solo potessi averti accanto
Cerco dentro me stesso il significato profondo
Questa vita mi appartiene ma vorrei capire quanto
Difficile da spiegare ma a volte sembra che qui non sappia cosa fare
Si è strano, ma volte ho la sensazione di non appartenere a questo mondo
Eppure è così grande, tutto da esplorare
Possibile che non ci sia posto per me?
Ma forse è questa società deprimente che non stimola la mente
Si vorrei fuggire, o forse solo ritornare in qualche luogo remoto
L’universo è infinto, infinita è la vita e le terre popolate
Forse è da qualche luogo lontano da cui provengo che giunge il richiamo
Forse è da qualche luogo lontano da cui provengo che giunge il richiamo
Questa notte ho fatto un sogno
Ho sognato ed ero sorridente
Giù per strada, tra la gente
È possibile sperare in mondo su misura per noi
Uomini unitevi al folle desiderio
È penoso restare indifferente
Alzate gli occhi al cielo per un istante
Questo luogo magnifico ci accoglie
Abbiamo tutto ciò che desideriamo
Deserti da percorrere, montagne da scalare,
l’ombra del nostri alberi al riparo dal sole,
acqua per dissetarci, cibo da mangiare,
Costruire barriere a cosa serve in questa grande casa?
Siamo tutti al riparo se solo lo volessimo
Mostrate le vostre paure, le debolezze
Vedrete che per tutti sono le stesse
Non c’è differenza tra bianco e nero, rosso o giallo
Cercate le risposte alle domande che ogni giorno vi ponete
Riflettete e usate l’arma migliore, la parola.
Costruite la riforma culturale su questa terra
Così cadranno le torri del potere
Come sabbia si dissolveranno al vento
Il timore diventi azione, seguite la direzione
Il gioco dei più forti ha punti deboli
Bisogna girare la chiave
Attraversare la porta
Ci attende un importante cammino
Dietro cala il sipario su quello che abbiamo vissuto
Dinanzi a noi c’è un palcoscenico libero
Per costruire una nuova scenografia
Liberarci da questa imperante follia
Ho sognato ed ero sorridente
Giù per strada, tra la gente
È possibile sperare in mondo su misura per noi
Uomini unitevi al folle desiderio
È penoso restare indifferente
Alzate gli occhi al cielo per un istante
Questo luogo magnifico ci accoglie
Abbiamo tutto ciò che desideriamo
Deserti da percorrere, montagne da scalare,
l’ombra del nostri alberi al riparo dal sole,
acqua per dissetarci, cibo da mangiare,
Costruire barriere a cosa serve in questa grande casa?
Siamo tutti al riparo se solo lo volessimo
Mostrate le vostre paure, le debolezze
Vedrete che per tutti sono le stesse
Non c’è differenza tra bianco e nero, rosso o giallo
Cercate le risposte alle domande che ogni giorno vi ponete
Riflettete e usate l’arma migliore, la parola.
Costruite la riforma culturale su questa terra
Così cadranno le torri del potere
Come sabbia si dissolveranno al vento
Il timore diventi azione, seguite la direzione
Il gioco dei più forti ha punti deboli
Bisogna girare la chiave
Attraversare la porta
Ci attende un importante cammino
Dietro cala il sipario su quello che abbiamo vissuto
Dinanzi a noi c’è un palcoscenico libero
Per costruire una nuova scenografia
Liberarci da questa imperante follia
Quante strade percorse in questa vita
Non bastano le mie dita
Prenderò un foglio ed una matita
Segnerò con perizia il mio dolore
Traccerò linee rette con stupore
Traccerò linee oblique d’amore
Riverserò tutto senza colore
Leggerò ad alta voce ciò che non ho scritto
Mi illuderò di averlo fatto
Come una su tela in apparenza incomprensibile
Rappresenterò l’animo invisibile
Ogni uomo deve farlo
Disegnare ogni suo tarlo.
Non bastano le mie dita
Prenderò un foglio ed una matita
Segnerò con perizia il mio dolore
Traccerò linee rette con stupore
Traccerò linee oblique d’amore
Riverserò tutto senza colore
Leggerò ad alta voce ciò che non ho scritto
Mi illuderò di averlo fatto
Come una su tela in apparenza incomprensibile
Rappresenterò l’animo invisibile
Ogni uomo deve farlo
Disegnare ogni suo tarlo.
Ah nessun dolore attraverso l’incrociarsi di sguardi d’amore
Occhi che si perdono lungo un cammino impervio
Ostacoli da superare problemi da affrontare insieme
Questa vita si perde lungo le sponde del vecchio torrente
Abbandonarsi alle gioie della passione
Avvinghiarsi l’un l’altro in un lungo caldo abbraccio
Cos’è l’amore se non ti lasci andare
Farsi cullare e godere delle proprie fantasie
Amanti che giocano con il piacere
Sfiorarsi dolcemente, teneri istanti da assaporare
Lasciarsi andare
Lasciarsi andare
Occhi che si perdono lungo un cammino impervio
Ostacoli da superare problemi da affrontare insieme
Questa vita si perde lungo le sponde del vecchio torrente
Abbandonarsi alle gioie della passione
Avvinghiarsi l’un l’altro in un lungo caldo abbraccio
Cos’è l’amore se non ti lasci andare
Farsi cullare e godere delle proprie fantasie
Amanti che giocano con il piacere
Sfiorarsi dolcemente, teneri istanti da assaporare
Lasciarsi andare
Lasciarsi andare
In esilio per le strade, gli uomini vagano
Odor di fumo nell’aria
Macerie e detriti si confondono
Tra gli sguardi spenti di questa umanità
Uomini alla deriva
Uomini senza stima
Prigionieri inconsapevoli
Di questo lungo viaggio
Un viaggio lungo una vita
Scorre veloce come su un foglio
disegnato con una matita.
Esilio per queste strade affollate ma deserte
Vuote di volontà e desiderio di rinascita
Rivincita assopita da mille desideri materiali
È facile rendersene conto
Basta sfogliare un qualsiasi giornale.
Uomini ammansiti, addormentati
Riprendetevi ciò da cui vi siete allontanati.
La vostra vita
Siamo andati oltre
Abbiamo valicato il limite della sopportazione
Ogni sopruso e violenza è stata vissuta
Ora è giunto il momento
Non possiamo aspettare
Questo grande giorno, attende intrepido i suoi figli
La madre vorrebbe potervi allattare
Offrire la sua essenza
Possiamo ancora comprendere il senso di questa vita
Odor di fumo nell’aria
Macerie e detriti si confondono
Tra gli sguardi spenti di questa umanità
Uomini alla deriva
Uomini senza stima
Prigionieri inconsapevoli
Di questo lungo viaggio
Un viaggio lungo una vita
Scorre veloce come su un foglio
disegnato con una matita.
Esilio per queste strade affollate ma deserte
Vuote di volontà e desiderio di rinascita
Rivincita assopita da mille desideri materiali
È facile rendersene conto
Basta sfogliare un qualsiasi giornale.
Uomini ammansiti, addormentati
Riprendetevi ciò da cui vi siete allontanati.
La vostra vita
Siamo andati oltre
Abbiamo valicato il limite della sopportazione
Ogni sopruso e violenza è stata vissuta
Ora è giunto il momento
Non possiamo aspettare
Questo grande giorno, attende intrepido i suoi figli
La madre vorrebbe potervi allattare
Offrire la sua essenza
Possiamo ancora comprendere il senso di questa vita
Accorrete festosi e danzanti all’ombra del grande albero secolare.
Ha passato il tempo a osservare, raccogliere storie da raccontare.
I novizi seguano la giusta direzione indicata dagli anziani.
Disponetevi in cerchio per ascoltare,
Il fruscio delle foglie è la voce del vecchio saggio.
Rimanete in silenzio per imparare
L’iniziazione comincia
Il tempo trascorre tra ore liete e frastuoni.
guerre e dolori, amori felici amori finiti
Il vecchio saggio può parlare
Che la festa cominci
Tra lo scalpore generale di chi, ha udito solo per ascoltare
Un mondo superficiale.
Dinanzi alla profondità d’animo qualcuno tenta di indietreggiare.
L’istinto di respingere ciò che dobbiamo affrontare.
Per comprendere il presente del nostro tempo
Dobbiamo percorre la strada a ritroso
Per giungere al futuro e iniziare il nuovo tempo
Tutto ciò che chiede il vecchio saggio
È restare seduti
Il cerchio genera calore, un abbraccio di luce.
Tutto ciò che protrae, è amore
Di questo si nutre la nostra esistenza
Immersa in questa ferocia violenza
Il vecchio saggio conosce la verità
Si cela nei ricordi atavici della nostra memoria.
Egli invita gli uomini senza pudore
Egli invita gli uomini per amore
La fiamma arde senza spegnersi mai
Ma oggi è tempo di farla crescere
Il focolare è pronto per accogliere
Il cesto è colmo di frutti
Siate pronti per offrirli a tutti.
Ha passato il tempo a osservare, raccogliere storie da raccontare.
I novizi seguano la giusta direzione indicata dagli anziani.
Disponetevi in cerchio per ascoltare,
Il fruscio delle foglie è la voce del vecchio saggio.
Rimanete in silenzio per imparare
L’iniziazione comincia
Il tempo trascorre tra ore liete e frastuoni.
guerre e dolori, amori felici amori finiti
Il vecchio saggio può parlare
Che la festa cominci
Tra lo scalpore generale di chi, ha udito solo per ascoltare
Un mondo superficiale.
Dinanzi alla profondità d’animo qualcuno tenta di indietreggiare.
L’istinto di respingere ciò che dobbiamo affrontare.
Per comprendere il presente del nostro tempo
Dobbiamo percorre la strada a ritroso
Per giungere al futuro e iniziare il nuovo tempo
Tutto ciò che chiede il vecchio saggio
È restare seduti
Il cerchio genera calore, un abbraccio di luce.
Tutto ciò che protrae, è amore
Di questo si nutre la nostra esistenza
Immersa in questa ferocia violenza
Il vecchio saggio conosce la verità
Si cela nei ricordi atavici della nostra memoria.
Egli invita gli uomini senza pudore
Egli invita gli uomini per amore
La fiamma arde senza spegnersi mai
Ma oggi è tempo di farla crescere
Il focolare è pronto per accogliere
Il cesto è colmo di frutti
Siate pronti per offrirli a tutti.
Iscriviti a:
Post (Atom)