Barra video

Loading...

lunedì 29 novembre 2010

Vivere e lavorare in Vietnam. A 30 anni sei da buttare

Le operaie sono giovanissime, fra i 20 e i 25 anni. A 35 anni sono già usurate e non tengono più il ritmo delle colleghe, che ne chiedono la rimozione. Non c'è regime pensionistico. I padri sono a carico dei figli. Ma domina l'iconografia comunista



di Salvo Leonardi



HANOI - Per produrre un capo firmato - ad esempio una giacca a vento sportiva dal valore commerciale di 250 dollari - ci vuole il duro lavoro di alcune centinaia di operaie, come quelle impiegate nei capannoni non lontano da Hanoi, in Vietnam. Di quei 250 dollari, alla vendita, alle lavoratrici dello stabilimento ne vanno complessivamente 6. Fate un po' voi il calcolo.



Si lavora a cottimo su 3 turni, ciascuno dei quali formalmente di 8 ore, ma di fatto di 12 ore, tutti i giorni, spesso senza riposo settimanale, se l'ordinativo è particolarmente stringente rispetto ai tempi di consegna. Gli obiettivi di cottimo sono già in partenza proibitivi. E lo sanno tutti: manager, sindacato e lavoratori. Gli straordinari sono indispensabili per passare da una media di 50 ai 100 dollari. Si lavora per vivere (12 ore), si vive per lavorare (le rimanenti 12 ore).



Le operaie sono giovanissime, in media fra i 20 e i 25 anni. A 35 anni sono già troppo vecchie e usurate per questo lavoro. La vista si è gravemente deteriorata e non tengono più il ritmo con le altre operaie, che a quel punto ne richiedono la rimozione, essendo divenute un fattore di rallentamento che penalizza la produttività - e dunque il reddito - di tutta la squadra.



Nelle fabbriche di questo gigantesco opificio che è diventato l'estremo oriente, un giorno di assenza - peggio ancora: 2 - può comportare la decurtazione dell'intero integrativo aziendale, pari al 50% del reddito mensile totale. Una o due mensilità vengono trattenute anticipatamente dal datore di lavoro - un contoterzista spesso straniero (Taiwan, Corea, Singapore) su committenza straniera (americana, europea, giapponese, coreana) - qualora la lavoratrice dovesse licenziarsi senza il dovuto preavviso. Il salario serve anche a sostenere le famiglie di origine, nei villaggi. La metà degli operai deve ricorrere al prestito personale per sbarcare il lunario ogni mese. E non deve essere un mercato particolarmente trasparente e rassicurante.



La stragrande maggioranza ha un impiego a breve termine. Ma neppure gli "stabili" lo sono poi troppo; il licenziamento non comporta complicazioni particolari. Si alloggia in umilissimi dormitori, di cui potete vedere un esterno nella foto. In 8-12 per camerata. Se si ottiene qualche piccolo aumento salariale, immediatamente il proprietario del dormitorio chiede un aumento dell'affitto per il posto letto. Non esiste alcun regime pensionistico e i vecchi sono di fatto a carico dei figli maggiori maschi.



Il sindacato, che in una fabbrica come quella visitata e molte altre ancora, può vantare anche il 90% di iscritti, cogestisce questo regime di lavoro, limitandosi a negoziare premi nuziali e festivi, cercando di disinnescare malcontento e conflitto. Conflitto che di tanto in tanto esplode spontaneamente, con risultati solitamente buoni, malgrado la loro breve durata. A quel punto né il sindacato né le autorità fanno nulla per reprimerlo (a meno che non si provi ad organizzare un sindacato alternativo). E dire che con un giorno di sciopero, meglio se sotto consegna, si ottengono aumenti salariali davvero ragguardevoli!



Che tutto ciò si fregi della retorica e della iconografia comunista - ovunque sui muri di queste lande - è cosa che non può non suscitare sconcerto. Qui neanche le medicine, l'assistenza medica e l'istruzione primaria sono gratuite; anzi! Povero Marx! mi dico e mi ripeto. Teorico del plusvalore e della dialettica, viene idolatrato oggi nei paesi dove il saggio di sfruttamento - secondo le sue celebri formule economiche (salario-prezzo-profitto) - è il più alto del mondo e in cui, attingendo al confucianesimo e ai "valori asiatici", si sopprime la lotta di classe e il conflitto in nome dei valori superiori dell'armonia e dell' ordine gerarchico più inflessibile.





http://www.rassegna.it/articoli/2010/11/12/68594/vivere-e-lavorare-in-vietnam-a-30-anni-sei-da-buttare

Niente mezzanotte per la puntata finale di "Vieni via con me". Rai non concede prolungamento orario a Fazio e Saviano

L'ultima puntata di 'Vieni via con me' non andra' in onda fino a mezzanotte, ma chiudera' alla stessa ora di sempre. La Rai, dopo la proposta di Fabio Fazio di prolungare la diretta per salutare in questo modo il pubblico che ha seguito cosi' numeroso il programma, accolta favorevolmente dal direttore di Rai Tre Paolo Ruffini, non ha concesso, a quanto si apprende, il prolungamento richiesto del programma.



http://www.italiainformazioni.com/giornale/spettacoli/tv/110704/niente-mezzanotte-puntata-finale-vieni-concede-prolungamento-orario-fazio-saviano.htm

Wikileaks, una tempesta sul mondo

I Paesi del Golfo agli Usa: "Attaccate subito l'Iran"



di MAURIZIO MOLINARI




Le pressioni arabe per un attacco militare all’Iran, gli attacchi cibernetici cinesi, il progetto di riunificare la Corea sul modello tedesco, il braccio di ferro col Pakistan sul controllo delle armi nucleari, la corruzione dei leader afghani, la sinuosa infermiera ucraina di Gheddafi e un bazar di trattative per convincere Paesi minori ad ospitare i detenuti di Guantanamo: i 251.287 documenti diplomatici americani rivelati da Wikileaks alzano il velo su una messe di segreti gelosamente custoditi da Washington, innescando conseguenze internazionali difficili da prevedere.




I documenti sono telegrammi diplomatici scambiati dal Dipartimento di Stato con 180 ambasciate americane attraverso il sistema Internet dell’esercito Usa denominato Siprnet - Secret Internet Protocol Router Network - e con la dicitura Sipdis ovvero Secret Internet Protocol Distribution.


Wikileaks ne è entrato in possesso e li ha fatti avere a cinque giornali - New York Times , Guardian , Der Spiegel , El País eLe Monde - e da ieri ne è iniziata la pubblicazione che consente di ricostruire quanto sta avvenendo dietro le quinte della politica internazionale. Anche perché i testi risalgono agli ultimi 10 anni, arrivando fino allo scorso febbraio, con la maggioranza concentrata fra 2006 e 2009.


Ciò che ne emerge è un mondo segnato anzitutto dall’allarme per l’atomica iraniana. Il re saudita Abdullah chiede a più ripresa a Washington di «tagliare la testa del serpente» di Teheran, il sovrano del Bahrein preme per un attacco per «fermare il programma nucleare» perché «il pericolo di lasciarlo procedere è superiore a quello di fermarlo», i leader militari degli Emirati definiscono «pazzo» Mahmud Ahmadinejad, il principe ereditario degli Emirati Arabi afferma «Ahmadinejad è Hitler» e una miriade di leader, ministri e generali arabi ritiene che solo la caduta del regime degli ayatollah potrà bloccare la corsa dell’Iran all’atomica. La pressione su Washington è tale che quando il presidente americano Barack Obama nel 2009 invia un messaggio tv di apertura ai leader di Teheran, gli Emirati parlano di «testo confuso» perché «non è questa la maniera di agire».


Washington preme per sanzioni rigide, chiedendo a sauditi e cinesi di rompere i rapporti petroliferi con Teheran ma nelle conversazioni private è l’attacco militare a tenere banco, come avviene il 12 febbraio a Parigi quando il ministro della Difesa francese Hervé Morin chiede a bruciapelo al capo del Pentagono Gates se Israele attaccherà «senza il sostegno Usa». La risposta è: «Israele può farlo ma non so se avrebbe successo e comunque ritarderebbe i piani iraniani solo per 1-3 anni, con il risultato di unificare gli iraniani contro l’aggressore». Gli israeliani da parte loro sfruttano ogni occasione per spiegare a Washington che la finestra di tempo per evitare l’attacco si sta per chiudere. Nel maggio 2009 il ministro della Difesa di Gerusalemme, Barak, dice all’ambasciatore Usa Cunningham: «Il mondo ha ancora 6-18 mesi», ovvero fino all’inizio del 2011.


Se le rivelazioni sulle pressioni arabe per l’attacco sono destinate ad accrescere la tensioni fra Teheran e i vicini, il piano per la riunificazione della Corea conferma i timori di Pechino. Ecco di cosa si tratta: alti ufficiali di Washington e Seul hanno discusso i piani della riunificazione sul modello di quanto avvenuto in Germania nel 1991, arrivando a ipotizzare «incentivi commerciali» per Pechino come allora Berlino garantì al Cremlino. Lo scorso febbraio l’ambasciatrice Usa a Seul ha scritto a Washington che «gli opportuni accordi economici potranno far venir meno le preoccupazioni cinesi sulla riunificazione» di una Corea «alleata degli Usa». La possibilità di far leva sul business con Pechino per ottenere l’«implosione della Nord Corea» è uno scenario del quale nessun funzionario americano hai mai pubblicamente discusso così come si ignorava il braccio di ferro in atto dal 2007 fra Washington e Islamabad sull’uranio arricchito di un reattore ad alto rischio. Washington preme per rimuoverlo ma Islamabad si oppone perché, come scrive l’ambasciatore Patterson nel maggio 2009, «se una sola parola di questo uscirà sui giornali la conseguenza sarà far apparire l’intero arsenale pachistano in mani americane».


Riguardano la Cina anche le rivelazioni sugli attacchi via Internet contro Google: è una fonte cinese che rivela all’ambasciata Usa a Pechino che l’incursione è stata ordinata «dall’interno del Politburo del Partito comunista». Si tratta di un’operazione di guerra cibernetica «iniziata nel 2002» e prima di Google ha avuto per obiettivi «i computer del governo Usa, quelli degli alleati occidentali e del Dalai Lama». La formulazione di queste accuse è tale da non poter escludere che anche il furto di documenti rivelati da Wikileaks possa esserne coinvolto.


A descrivere il bazar sui detenuti di Guantanamo sono i telegrammi seguenti all’insediamento del nuovo Presidente Usa, quando viene detto alla Slovenia di «accettarne qualcuno in cambio di un incontro con Obama», vengono offerti «milioni di dollari» di incentivi a Kiribati e suggerito al Belgio che accogliendone «acquisterebbe visibilità in Europa». Sul fronte della lotta al terrorismo sorprende il giudizio negativo del Dipartimento di Stato nei confronti dell’Intelligence del Qatar, definita «la peggiore della regione contro Al Qaeda» perché «esitante ad agire nel timore di soffrire rappresaglie». La sorpresa si deve al fatto che il Qatar ospita a Doha il quartier generale delle operazioni Usa nel Golfo e dunque ciò significa un'esposizione alta al pericolo di attentati per i soldati Usa.


Per quanto riguarda le notizie sui singoli leader stranieri spiccano la descrizione della «sinuosa infermiera ucraina» che «segue ovunque» Gheddafi come le affermazioni sul «comportamento improprio» di un componente della famiglia reale britannica nonché le definizioni di «imperatore nudo» per Sarkozy e di «ostinata e raramente creativa» per la tedesca Merkel. Ma ciò che forse preoccupa più la Casa Bianca sono i contenuti dei telegrammi sull’Afghanistan per via della valigia con 52 milioni di dollari trovata negli Emirati in possesso del vicepresidente Massoud e del ruolo del fratello del presidente Karzai descritto come implicato in «corruzione e traffico di stupefacenti». Poiché i fondi Usa all’Afghanistan vengono dati dal Congresso è facile prevedere che i leader repubblicani ne renderanno conto a Obama. La Casa Bianca reagisce con un comunicato in cui spiega che «i contenuti di questi documenti non esprimono politiche governative». Ma la bufera è solo all’inizio.



http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/finestrasullamerica/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1873&ID_sezione=58&sezione

Enav, si indaga su soldi in Svizzera. In vista rogatorie per accertare percorso dei flussi di denaro

La Procura di Roma, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti Enav, chiederà una rogatoria internazionale su alcuni conti in Svizzera per accertare il percorso dei flussi di denaro che partendo dalle sovrafatturazioni venivano poi smistati tra manager e politici. I soldi infatti, attinti dai fondi neri creati dalle sovrafatturazioni, prima di essere destinati ai paradisi fiscali transitavano presumibilmente in Svizzera veicolati da società di consulenza alle quali veniva versato denaro. Un meccanismo al quale avrebbe accennato l'ex consulente esterno di Finmeccanica, Lorenzo Cola, già implicato nell'inchiesta Finmeccanica-Digint. Proprio a Cola conducono alcuni conti in Svizzera sui quali la Procura vuole vederci chiaro. Nel mirino in particolare ci sono gli appalti sulla sicurezza di due aeroporti, Napoli e Palermo, affidati fino al 2009, anno in cui c'é un boom di lavori affidato alla Selex Sistemi Integrati, la società di cui è amministratore delegato Marina Grossi, anche lei indagata, moglie del patron di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini.



http://www.italiainformazioni.com/giornale/cronaca/110700/enav-indaga-soldi-svizzera-vista-rogatorie-accertare-percorso-flussi-denaro.htm

Somalia e non solo: 1994, l’anno dei misteri

http://www.terranews.it/news/2010/11/somalia-e-non-solo-1994-l%E2%80%99anno-dei-misteri



di Norma Ferrara (libera informazione)



RECENSIONI. «Tanta roba io ce l’ho ancora in mano. Abbiamo in mano della roba che... salta il Ministero degli esteri, salta la cooperazione italiana, salta tutto...». A parlare è Giancarlo Marocchino uomo d’affari attivo in Somalia dagli anni Ottanta, intercettato durante una conversazione telefonica oggi pubblicata nel libro “1994”.





«Tanta roba io ce l’ho ancora in mano. Abbiamo in mano della roba che... salta il Ministero degli esteri, salta la cooperazione italiana, salta tutto...». A parlare è Giancarlo Marocchino uomo d’affari attivo in Somalia dagli anni Ottanta, intercettato durante una conversazione telefonica oggi pubblicata nel libro “1994”. L’inchiesta scritta a quattro mani dal giornalista freelance Luigi Grimaldi e l’inviato di “Famiglia Cristiana”, Luciano Scalettari, edita da “Chiarelettere” è il risultato di un accurato lavoro di indagine e approfondimento realizzato ripercorrendo il filo che lega i traffici internazionali di rifiuti, quello di armi, morti sospette e delitti avvenuti fra Trapani, Mogadiscio e Livorno a cavallo fra gli anni ‘80 e’ 90. Il delitto del sociolgo Mauro Rostagno (1988), la tragedia del traghetto Moby Prince che costò la vita a 140 persone (1991), la morte dell’ufficiale del Sismi Vincenzo Li Causi in Somalia (1993) e dei reporter Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. Quella pubblicata da Scalettari e Grimaldi è una completa contro inchiesta capace di mettere insieme i risultati di diverse indagini della magistratura, da “Sistemi criminali” della Procura di Palermo a “Cheque to cheque” della Procura di Torre Annunziata, da “Phoney Money” all’inchiesta “Urano”, sino all’inchiesta di Woodcock, “Somaliagate”.Testimonianze, interviste e documenti inediti si incontrano nella narrazione di un coacervo di omissioni, depistaggi, prove inquinate. “1994” racconta di traffici internazionali criminali ma anche qualcos’altro che ci riguarda da vicino. Nel libro si ripercorrono i canali utilizzati da Cosa nostra per portare in Italia l’esplosivo T4 usato nella stagione stragista; il peso dei progetti di natura “eversiva” e secessionista, quello delle Leghe del Sud. Come tutto questo si saldò ad un sistema criminale, fatto di intelligence deviata, uomini d’affari e massoneria che gestì il business dei rifiuti e degli armamenti. Li stessi sui quali stavano indagando, poco prima di essere uccisi, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Una vicenda questa che in quegli anni non poteva essere raccontata - perchè come commenta il faccendiere italo – somalo Giancarlo Marocchino - (il primo a recuperare il corpo di Ilaria Alpi dopo la sparatoria a Mogadiscio) «avrebbe fatto saltare tutto». «Sulle ragioni del duplice omicidio si è sempre guardato indietro, alla ricerca di ciò che i due giornalisti potevano aver scoperto – scrivono gli autori. Non si è guardato con attenzione al dopo, alle conseguenze dello loro scoperte». Persino una Commissione parlamentare d’inchiesta sul delitto Alpi - Hrovatin, presieduta dall’allora onorevole Carlo Taormina, dopo aver raccolto un archivio impressionante di documenti, molti dei quali raccontavano con precisione di questi traffici, nel luglio del 2007 ha così concluso l’indagine: «i due giornalisti sono stati uccisi per una rapita finita male». Nessuna inchiesta scottante, nessun traffico d’armi. In Somalia, invece, la giornalista del “Tg3” aveva raccolto documenti, dichiarazioni, probabilmente immagini compromettenti che svelavano un traffico internazionale di rifiuti e armi. Nel suo taccuino aveva annotato «1400 miliardi di lire: dov’è finita questa impressionante mole di denaro»? Dentro “1994” si tratteggia il ruolo di Cosa nostra in questi traffici, in particolare del mandamento trapanese guidato da Vincenzo Virga. Il boss, ricordiamolo, è oggi imputato nel processo per la morte del giornalista Mauro Rostagno, anche lui secondo alcuni testimoni e documenti si sarebbe trovato sulle tracce di questo traffico di armi negli anni ‘80. La Somalia, ben sei anni prima dell’inchiesta della Alpi, risultava coinvolta nei traffici illeciti che partivano su aerei e navi che facevano la spola fra l’Italia, i Balcani, l’Africa. Tanti i protagonisti, gli uomi d’affari che ritornano in molte pagine del libro di Scalettari – Grimaldi: Francesco Cardella, ex socio della comunità Saman fondata da Rostagno in Sicilia, Roberto Ruppen, uomo chiave del progetto “Urano” in Somalia, il noto Monzer Al Kassar. L’inchiesta “1994” ha restituito un contesto unitario a fatti apparentemente distanti fra loro, evidenziando la molteplicità di fattori che possono guidare singole scelte nel panorama della criminalità internazionale e nelle politiche estere dei singoli Paesi. Il libro li ripercorre tutti sino ad arrivare a quell’occasione mancata, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi - Hrovatin, quando tutto venne fermato ad un passo dalla verità.

Milano, la polizia indaga sul medico che ha curato l'immigrato della torre

L'accusa è di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: i soccorsi erano stati prestatia un egiziano irregolare che si era sentito male durante la protesta alla ex Carlo Erba



di TIZIANA DE GIORGIO e MASSIMO PISA








Indagini per "accertare le responsabilità individuali del personale medico e di altre persone non appartenenti alla struttura sanitaria che avrebbero aiutato lo straniero a lasciare l'ospedale eludendo anche la sorveglianza degli organi di polizia". Ipotesi di reato: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Reazione dura, piccata, quella della questura. Sorpresa dalla sparizione di Mahmoud, l'emigrato egiziano accompagnato al pronto soccorso del San Paolo sabato sera, con un principio di assideramento e conati di vomito e dolori al costato.



I soccorsi all'immigrato sulla torre



Convinto dalle pressioni della Digos e dall'intervento di un medico dell'ospedale, Andrea Crosignani, a scendere giù dalla torre della ex Carlo Erba dopo 23 giorni di protesta e arrivato in codice giallo al San Paolo. Avrebbe dovuto restare lì per tutta la domenica, per accertamenti, la digos aveva evitato di piantonarlo. Le dimissioni, firmate dallo stesso Crosignani, sono arrivate domenica mattina alle 7.42. Non c'erano poliziotti in corsia. Mahmoud se ne è andato. Una fuga, per via Fatebenefratelli, con un occhio chiuso da parte della struttura e un aiuto da parte delle associazioni che hanno sostenuto la lotta del 23enne egiziano e degli altri due immigrati rimasti sulla ciminiera. "I fatti costituenti reato saranno oggetto di denuncia all'autorità giudiziaria", promettono in questura.



In difesa di Crosignani, il medico che aveva visitato l'egiziano a 40 metri d'altezza, convincendolo a farsi portare in ospedale, è intervenuta immediatamente la direzione del San Paolo: "La procedura è corretta - fanno sapere - il paziente è stato rilasciato in base alle sue condizioni cliniche, non c'erano motivi per trattenerlo". Sulla vicenda, le parole calme del medico: "Ho semplicemente fatto il mio lavoro - spiega Crosignani - dopo aver soccorso Mahmoud sulla torre, sono passato a trovarlo in reparto. Succede spesso, quando interveniamo sul posto. Ieri mattina l'ho visitato e non c'era nessun motivo per trattenerlo in ospedale".



Crosignani si è precipitato sulla cima della torre sabato pomeriggio, dopo il via libera delle forze dell'ordine ai soccorsi dell'egiziano. Mahmoud aveva perso i sensi più volte. Quando il medico ha raggiunto la piattaforma, a quaranta metri di altezza, l'ha trovato avvolto nelle coperte, rigido come un pezzo di ghiaccio e febbricitante. Un principio di congelamento. "Non era grave, ma non poteva più rimanere lì al gelo ed erano necessari accertamenti". Dopo essere stato portato in ambulanza al pronto soccorso, Mahmoud è stato riconosciuto dalla polizia, che ha consegnato al ragazzo un ordine di comparizione in questura dopo cinque giorni.



"Del fatto che fosse sotto sorveglianza non mi ha informato nessuno: l'unico contatto che ho avuto con la Digos è stata la telefonata in cui mi chiedevano di dire al ragazzo di stare tranquillo perché per lui non ci sarebbero state conseguenze. Sapevo del mandato di comparizione in questura ma non c'erano impedimenti al suo ritorno a casa". Le dimissioni sono state firmate quindi ieri mattina, venti minuti prima che si presentassero gli agenti.



Di fronte all'ipotesi di denuncia del medico da parte della questura, i verdi annunciano un esposto in procura e uno alla Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo. "Un gesto di violenza senza precedenti che induce i medici a non tener fede al giuramento di Ippocrate - commenta il presidente, Angelo Bonelli - si è superato il limite dell'umana pietas".



http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/11/28/news/milano_questura_denuncia_il_medico_che_ha_curato_l_immigrato_della_torre-9609488/?ref=HRER2-1

Nord, dove la mafia si fa impresa. L’allarme della Dia nella relazione sul primo semestre 2010 inviata al Parlamento

http://www.terranews.it/news/2010/11/nord-dove-la-mafia-si-fa-impresa








Stefano Fantino (libera informazione)




TERRITORIO. L’allarme della Dia nella relazione sul primo semestre 2010 inviata al Parlamento.




Perché, due anni fa, a San Vittore Olona, fu ucciso il boss Carmelo Novella? Lì, in provincia di Milano, in un paesino di nemmeno diecimila anime, un uomo delle ‘ndrine viene fatto “sparire”. Una prova lampante da esibire a chi, ancora oggi, si ostina a invitare all’attenzione per una possibile infiltrazione mafiosa nel caro vecchio settentrione d’Italia. Dimostrando di essere in ritardo. Almeno di qualche decennio. Non solo infiltrazioni, capitali sporchi da ripulire, al Nord, e nella fattispecie in Lombardia, la presenza della mafia calabrese è tale da poter permettere a chi, nel settentrione, ormai si sente di casa, di sentirsi abbastanza autonomo da rinunciare alle direttive della casa madre calabrese. Gli esiti non sono stati quelli di una secessione anzi, ma rimane altamente indicativo del potere e della “strada” che le ‘ndrine hanno fatto al Nord. Non manca di portare elementi favorevoli a questa analisi la relazione della Dia, relativa al primo semestre del 2010. Cosa Nostra, camorra casalese, ma sopra ogni cosa ‘Ndrangheta, capace di insinuarsi con dinamismo raro nel tessuto imprenditoriale del nord. Che la Lombardia, cuore finanziario del paese, fosse un approdo sicuro pare scontato. Secondo la Dia, «la strategia di penetrazione nel tessuto economico da parte delle ‘ndrine oggi poggia su una sorta di doppio binario “quello del consenso e quello dell’assoggettamento». In sostanza «da un lato trascinano con modalità diverse i sodalizi nelle attività produttive e dall’altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici». La penetrazione della mafia calabrese, per la Dia, è tale che non «non appare eccedente parlare di fenomeno di condizionamento ambientale». Questo anche grazie al «coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede a impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti e assestato oblique vicende amministrative». E se ormai la presenza attiva è certa, gli investigatori temono che le ‘ndrine possano mettere le mani sulla golosa torta dell’Expo, a cui si avvicina a grandi passi, proponendo «un razionale programma di prevenzione, soprattutto in previsione delle opere previste per Expo 2015 - dice la relazione - che coinvolga non solo le autorità istituzionalmente deputate alla vigilanza, ma anche tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nella relativa filiera e che consenta di individuare per tempo eventuali criticità o anomalie ascrivibili alla su indicata realtà». Un’altra zona notoriamente fertile per le ‘ndrine è la Liguria, dove la presenza nel capoluogo di Genova, peraltro ben descritta nell’ordinanza “Il Crimine”, si affianca a quella, storica, e pesante nel Ponente. Gli appetiti delle ‘ndrine si saziano con il mercato degli stupefacenti, estorsioni, usura, gioco d’azzardo, controllo dei locali notturni per lo sfruttamento della prostituzione, anche se la Dia non rinuncia a sottolineare come «non meno importante è la significativa presenza, attraverso capitali di incerta provenienza, nei campi dell’imprenditoria edile e dello smaltimento dei rifiuti». E l’evolversi della situazione, raccontato dalle cronache, con la commissione d’accesso per valutare lo scioglimento per infiltrazione mafiosa a Bordighera, non fa che rafforzare la valutazione della Dia che anche per il vicino Piemonte parla di una massiccia presenza. «In Piemonte - scrive la Dia - si registra una ‘’qualificata” presenza di soggetti riconducibili alle ‘ndrine del vibonese, della Locride, dell’area ionica e tirrenica della provincia di Reggio Calabria». In Veneto, invece, si registrano «segnali di interesse della ‘ndrangheta verso i settori dell’economia locale e di una significativa incidenza percentuale delle segnalazioni per operazioni finanziarie sospette effettuate nella regione». Non poteva mancare, nel quadro, la ricca Emilia Romagna, capace di attirare attenzioni delle ‘ndrine ma anche della camorra casalese e dei i clan della Sacra Corona unita. Che, stanno tentando di mettere in piedi «vere e proprie holding imprenditoriali», infiltrandosi anche negli appalti e con operazioni finanziarie ben mimetizzate sotto una maschera di legalità, producendo seri «rischi di inquinamento dell’economia legale». Il rapporto della Dia insiste sui Casalesi, dotati di «reali capacità tecnico-imprenditoriali che li mette in grado di aggiudicarsi gli appalti ed acquisire le concessioni, non solo nell’area casertana, ma anche in territori extraregionali non storicamente condizionati dall’endemica presenza della criminalità camorristica, quali quello emiliano».

BP, i risarcimenti per il disastro in Messico costeranno molto meno del previsto

La compagnia petrolifera dovrebbe spendere meno di 3 dei 20 miliardi di dollari originariamente stanziati per far fronte alle cause legali. Il motivo? I ricorsi presentati hanno documentazione insufficiente



di di Matteo Cavallito



Molte cause di risarcimento intentate contro la compagnia petrolifera Bp per il disastro dello scorso aprile nel Golfo del Messico potrebbero lasciare a mani vuote i querelanti più “deboli” determinando così un clamoroso risparmio per la corporation britannica. Lo ha reso noto in questi giorni il quotidiano Guardian citando le affermazioni del responsabile della liquidazione dei danni Ken Feinberg, l’uomo scelto a suo tempo dalla Casa Bianca per gestire l’ondata di azioni legali che hanno interessato la compagnia dopo il disastro ecologico (il più grave della storia statunitense) da essa provocato presso la piattaforma Deepwater Horizon lo scorso 20 aprile.



Scaduti i termini per la presentazione dei reclami relativi ai danni registrati negli ultimi sei mesi, l’azienda si trova ora nella condizione di poter respingere molte richieste. Nell’ultimo trimestre, ha sottolineato Feinberg, Bp ha ricevuto circa 450 mila querele da parte dei residenti e degli operatori del turismo e dell’industria ittica, i due settori maggiormente colpiti dall’inquinamento delle acque della costa. Ma non meno della metà delle richieste è destinata a non essere accolta. Almeno 225 mila reclami sono stati presentati con una documentazione incompleta o comunque inedaguata eliminando così qualsiasi possibilità di risarcimento.



Ad essere penalizzati saranno tra gli altri i pescatori della vasta comunità di immigrati vietnamiti molti dei quali, ha spiegato al Guardian il consulente Daniel Becnel dell’omonimo ufficio legale di New Orleans, non parlano nemmeno l’inglese, effettuano transazioni commerciali solo in contanti e non compilano un registro fiscale dei propri guadagni. Caratteristiche che si traducono nella sostanziale impossibilità di presentare stime verificabili sui danni economici subiti tuttora e su quelli destinati a pesare nei prossimi anni. Feinberg ritiene che alla fine Bp accoglierà le richieste di appena 175 mila querelanti aggiungendo non più di 2,3 miliardi ai 400 milioni già spesi tra aprile e agosto. Il budget inizialmente fissato dalla compagnia per la liquidazione dei danni ammontava a 20 miliardi.



Per i vertici della compagnia petrolifera, le rivelazioni di Feinberg rappresentano un’ulteriore buona notizia dopo gli sviluppi giudiziari che avevano messo l’azienda al riparo dal rischio di maxi risarcimenti. A fine settembre la Corte Suprema Usa aveva sentenziato nell’ambito di un altro caso il divieto per gli azionisti che hanno acquistato i titoli di una compagnia su una piazza estera di intentare una causa contro la medesima società all’interno di un tribunale statunitense. Una regola destinata a ridimensionare la portata delle class action condotte contro Bp dagli investitori colpiti dai devastanti effetti prodotti dall’incidente sul valore del titolo in Borsa. Dal 20 aprile a oggi il prezzo unitario delle azioni Bp è calato di circa un terzo.



In estate la compagnia petrolifera texana Anadarko era stata trascinata in tribunale dai suoi azionisti con l’accusa di aver mentito sui dati relativi alla sicurezza delle operazioni della piattaforma. Tre anni or sono Anadarko, che possiede il 25% delle quote della Deepwater, aveva condotto un esame congiunto insieme alla Bp. L’indagine aveva portato alla luce numerosi segnali d’allarme che la compagnia aveva deciso di non divulgare. A fine giugno il New York State Common Retirement Fund (Scrf), uno dei principali fondi pensione statunitensi con i suoi 132 miliardi di dollari in assets gestiti, aveva fatto causa a Bp accusando la società di aver «ingannato gli investitori in merito alle procedure di sicurezza e alla sua capacità di rispondere ad eventi come la fuga di petrolio». Quattro fondi pensione dell’Ohio si erano successivamente uniti alla class action.





http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/bp-i-risarcimenti-per-il-disastro-in-messico-costeranno-molto-meno-del-previsto/79312/

A Report la grande truffa dell'import dell'energia verde

Quei miliardi al vento



A Report la grande truffa dell'importazione dell'energia verde. Le garanzie fornite dai venditori esteri non danno sicurezza sulla provenienza



di Luigi Franco e Carlo Tecce




È un meccanismo complicato, ma si può riassumere così: comprare un certificato verde costa a un’azienda italiana molto di più che importare dall’estero energia dichiarata pulita, anche se non c’è alcuna vera garanzia che sia davvero tale, come ammette il sottosegretario Stefano Saglia. Conseguenza per il contribuente italiano: lo Stato si è impegnato a comprare tutti i certificati verdi invenduti, per garantire un sostegno al nascente business dell’energia pulita. E questo (come spiega Milena Gabanelli nella puntata di Report in onda stasera su Raitre) nel 2009 è costato alle casse pubbliche un miliardo di euro. Che pagano tutti gli italiani in bolletta.C’è fame di energie rinnovabili in Italia. Nella puntata di Report in onda stasera su Rai3, Giovanni Buttitta, direttore delle relazioni esterne di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, conta e riconta le richieste per allacciare i nuovi impianti: “Un numero molto alto: 120 mila megawatt”. Il doppio del fabbisogno annuale dell’Italia. Perché spuntano panelli fotovoltaici ovunque e pale eoliche giganti sostituiscono alberi in montagna e coprono la terra rossa in riva al mare?


L’inchiesta di Alberto Nerazzini racconta il vero business che si nasconde dietro le richieste ambientaliste dell’Europa: entro il 2020 l’Italia deve abbattere le emissioni di anidride carbonica e consumare il 17 per cento dell’energia da fonti rinnovabili. I cittadini, in gran parte a loro insaputa, contribuiscono a una rivoluzione verde pagando in bolletta 3,2 miliardi di euro l’anno. Nerazzini si occupa anche di Green Power, società di Enel appena sbarcata in Borsa. L’azienda non si affida solo al boom dell’economia verde, ma anche al regime fiscale degli Stati Uniti: oltre 60 società di proprietà di Green Power hanno sede a Wilmington, nel Delaware, Stati Uniti. Come mai? L’amministratore delegato, Francesco Starace, spiega a Report senza imbarazzo: “Perché lì, in America, noi abbiamo una società che si chiama Enel North America, residente nel Delaware, che all’interno degli Usa ha un regime fiscale positivo. È un modo per generare meno tasse”. Commenta Nerazzini: “Tutto legittimo. E sappiamo quanto sia difficile restare competitivi sul mercato internazionale. Ma visto che Enel è ancora una società controllata dal Ministero del Tesoro, che ne possiede più del 30 per cento, uno si domanda quale sia la percentuale di tasse che Enel sta evitando di scaricare sul fisco italiano”.


L’altro punto su cui si concentra Report è il traffico di energia rinnovabile importata dall’estero dai produttori di energia sporca (gas, petrolio) che sono tenuti a ripulirsi, comprando “certificati verdi” da chi produce usando fonti rinnovabili (un complicato sistema per trasferire soldi da chi inquina a chi è più “verde”). Il 31,6 per cento di tutta l’energia elettrica consumata in Italia proviene da fonti rinnovabili, cioè da centrali idroelettriche, biomasse, geotermia, eolico e solare. Questo dato è lo stesso che è comunicato ai consumatori: compare nella tabella del mix energetico che da maggio scorso le aziende fornitrici di elettricità, come l’Enel, devono pubblicare sui loro siti e sulle bollette. Un dato che sembra descrivere un’Italia sulla buona strada nel raggiungimento dell’obiettivo concordato con l’Europa per il 2020. Peccato però che la quantità di energia (32mila gigawatt) importata che il Gse (Gestore Servizi Energetici) considera verde possa essere computato dall’Italia come energia da fonte rinnovabile per il raggiungimento degli obiettivi europei del 2020. “Le garanzie d’origine non sono sufficienti per il conteggio del target italiano”, ammette Gerardo Montanino, direttore operativo di Gse.


La direttiva europea che stabilisce gli obiettivi del 2020 prevede infatti che uno Paese possa conteggiare l’energia verde importata solo se c’è uno specifico accordo con il Paese esportatore. Questi accordi per il momento non ci sono e quindi l’energia verde di cui parla il Gse, ai fini degli obiettivi del 2020, conta zero. E questo per i prossimi sei anni, visto che secondo il Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, stilato dal ministero dello Sviluppo economico, i primi giga verdi d’importazione saranno computabili come consumati in Italia solo nel 2016: dei 9mila Gwh previsti, 6mila arriveranno dal Montenegro. Sempre che venga realizzato un cavo di interconnessione attraverso l’Adriatico. Insomma per gli obiettivi del 2020 le garanzie d’origine non contano nulla. E ora sembra avere dubbi sulla loro reale utilità anche il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Stefano Saglia, che a Report dice: “Importiamo energia ed è quasi tutta con certificato di garanzia da fonte rinnovabile, ma invece non lo è”. Perché, quindi ci si affida tanto all’estero? Come sempre è questione di soldi.





http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/quei-miliardial-vento/79221/

sabato 27 novembre 2010

Lavoratore finto 'a progetto': risarcito ed assunto

Sabato 27 Novembre 2010




A Reggio Calabria il giudice del lavoro ha condannato un' azienda, operante nel call centering, ad assumere a tempo determinato un dipendente precario nonché a risarcirlo con una cifra piuttosto cospicua; circa 47mila euro. Accade anche questo in tempi di crisi e precariato all’interno di un settore occupazionale dove, sempre più spesso, le imprese approfittano del lavoratore e propongono contratti dai quali esse stesse traggono benefici. Veniamo ai fatti: la storia è quella di un lavoratore come tanti, dipendente presso un call center con il classico contratto a progetto ma che, nella realtà, svolge un lavoro effettivamente subordinato. Spesso infatti, quello del contratto a progetto è solo un pro – forma, un espediente cui le aziende ricorrono per diminuire il costo del lavoro e che relega il lavoratore stesso in un limbo infinito caratterizzato, come ovvio, da minori diritti; in realtà, andando ad analizzare da vicino, molte volte dietro a questi contratti non vi è alcun progetto da realizzare effettivamente così come, in altri casi, dietro a lavoratori assunti con contratti ‘leggeri’ di prestazione occasionale poi, nel concreto, si nascondono veri e propri rapporti di lavoro subordinato con orari e carichi di lavoro tutt’altro che occasionali. Per questo motivo, nella vicenda di Reggio Calabria il giudice del lavoro ha condannato l'azienda costringendola a convertire il contratto in essere, registrato chiaramente come a progetto, in un vero e proprio contratto di lavoro subordinato; inoltre, l’azienda dovrà sborsare al lavoratore, a titolo di risarcimento, una cifra di poco inferiore ai 47mila euro. "Questa sentenza dimostra che vincere si può" ha commentato entusiasta Stefania Radici, ovvero la responsabile del Sol (sportello orientamento lavoro) della Cgil di Messina che ha diffuso la notizia tramite il social network Facebook – “Troppo spesso le imprese abusano delle tipologie contrattuali non standard e a scadenza, come contratti a progetto o contratti occasionali, per alleggerire il costo del lavoro e dotarsi di lavoratori con meno diritti e più remissivi.” ha proseguito la sindacalista “Ebbene, tale contratto è illegittimo ed un giudice del lavoro può ordinare la trasformazione dello stesso in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Ma affinché ciò accada, è necessario che il lavoratore impugni il contratto e introduca il ricorso davanti ad un giudice". Tuttavia la situazione, attualmente, si è fatta più complicata: con l’introduzione della Legge 183/2010 nota come "collegato lavoro", infatti, sono stati ridotti i tempi di prescrizione ed i lavoratori precari hanno adesso a disposizione solamente 60 giorni di tempo dalla scadenza naturale del contratto o dal recesso da parte del committente per poter contestare la legittimità della cessazione del rapporto di lavoro. Un tempo molto breve che, commentano sempre dalla Cgil di Messina, se non utilizzato si tradurrà inevitabilmente in una sanatoria di massa di abusi e licenziamenti illegittimi.



Gianpaolo Battaglia



http://www.laveracronaca.com/index.php?option=com_content&view=article&id=760%3Alavoratore-finto-a-progetto-risarcito-ed-assunto&catid=1%3Aultime&Itemid=29

CALABRIA. L'assessore Pugliano: "Incombe il rischio Napoli, nel 2011 saranno esaurite le discariche"

Fonte: http://www.zoomsud.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3551%3Acalabria-lassessore-pugliano-qincombe-il-rischio-napoli-nel-2011-saranno-esaurite-le-discaricheq&catid=82%3Aprimo-piano



Venerdì 26 Novembre 2010 







LAMEZIA TERME. “Tredici anni persi”. È questa, in estrema sintesi, la valutazione dell’assessore all’Ambiente Francesco Pugliano circa il lungo commissariamento dell’emergenza ambientale in Calabria. “La vera emergenza - ha detto Pugliano, da pochi mesi subcommissario per l’emergenza rifiuti - è quella che abbiamo davanti visto che al più tardi entro giugno 2011 saranno esaurite le discariche presenti, replicando anche in Calabria il rischio Napoli”.







L’allarme è stato lanciato nel corso del seminario “Meno rifiuti più sviluppo” organizzato da Unioncamere Calabria Desk Enterprise Europe Network e Regione Calabria, Assessorato all’Ambiente nell’ambito della settimana europea per la riduzione dei rifiuti. I lavori, coordinati da Donatella Romeo, segretario generale Unioncamere Calabria sono stati aperti dal presidente di Unioncamere Calabria Fortunato Roberto Salerno il quale si è detto particolarmente preoccupato dell’emergenza che potrebbe indurre ad assumere decisioni dannose per i singoli territori. “Occorre ragionare in termini di autosufficienza - ha detto ancora Pugliano - ogni territorio deve organizzarsi per smaltire i propri rifiuti e lavorare su una nuova coscienza ambientale coinvolgendo le famiglie, le imprese e la scuola che devono imparare a trovare convenienza nel riuso, nel recupero, nel riciclo. Il ruolo della politica - ha aggiunto Pugliano - è quello di stipulare un patto con i calabresi che vanno coinvolti nelle scelte.











L’assenza di concertazione crea psicosi nella popolazione che nel rapporto con i rifiuti non assume un atteggiamento responsabile ed ostacola la realizzazione delle infrastrutture. Occorre rovesciare il sistema educativo e creare una nuova coscienza ambientale perchè la tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale sono naturali percorsi di sviluppo regionale”. Durante il seminario si è diffusamente parlato delle politiche, delle normative e dei programmi locali, nazionali ed europei a sostegno della prevenzione dei rifiuti, con gli interventi di Giuseppe D’Ippolito, presidente albo gestori ambientali Sezione Calabria; Filippo Ammirati, Enea; Fabio Costarella, Conai; Ermanno Barni, Enea - Uttamb; Walter Regis, Assorimap; Vincenzo Calfa, Sovreca Spa.




Emofilia, ora si cura anche a casa

Per i bambini è importante informare gli insegnanti della malattia



Emofilia, ora si cura anche a casa



Ma in Italia solo 9 regioni hanno una legge che autorizza la somministrazione in famiglia degli appositi farmaci




MILANO - Maria, il nome è di pura fantasia, è la mamma di un bambino «emofilico A grave» dall’età di 4 anni. Il bambino deve essere trattato a giorni alterni con un farmaco salvavita per via endovenosa per evitare l’insorgenza di emorragie articolari e muscolari, o nel caso peggiore di emorragie agli organi vitali che possono metterlo in pericolo di vita. Per evitare le lunghe file in ospedale, Maria ha imparato a trattare il bambino a casa, ha imparato a iniettargli il farmaco nelle vene per innalzare la qualità della vita e dare al proprio figlio un’esistenza, a scuola e nella società, uguale a qualunque altro bambino della stessa età.



IL TRATTAMENTO - «Ho imparato a trattare mio figlio in casa, ma ogni volta penso che sto agendo senza tutela legislativa”, dice al Corriere Maria. In Italia soltanto 9 Regioni (Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Toscana, Veneto) hanno una Legge Regionale che autorizza il paziente stesso o i suoi famigliari all’atto di auto infusione, indirizza e definisce l’istituzione di corsi di formazione alle famiglie e/o pazienti per il trattamento domiciliare. La Federazione delle associazioni emofilici (Fedemo) vuole promuovere delle iniziative politiche al fine di sensibilizzare gli organi competenti per una soluzione legislativa che tuteli le famiglie e i pazienti emofilici. Un manifesto in dieci punti, elaborati dalla comunità scientifica internazionale e dai pazienti ed approvati dalla Commissione europea, è stato presentato alle istituzioni italiane dalla Federazione delle associazioni dei pazienti emofilici. Un decalogo, che è un vero e proprio appello a tutti i politici e alle istituzioni, affinché anche in Italia vengano recepiti i dieci principi europei che garantiscono livelli minimi di assistenza, trattamento e cura dell’emofilia.



IMPEGNO CONCRETO - «Chiediamo alle autorità un impegno concreto per garantire a tutti i pazienti e alle loro famiglie trattamenti efficaci sulla base delle evidenze scientifiche e un’assistenza omogenea sul territorio nazionale», così Gabriele Calizzani, presidente Fedemo, ha presentato il testo italiano dell’Haemophilia Principles of Care. «Uno dei dieci punti riguarda la profilassi, ovvero la somministrazione periodica, 2 o 3 volte alla settimana, di concentrati dei fattori della coagulazione carenti nel sangue al fine di prevenire sanguinamenti e danni a carico delle articolazioni con conseguenti disabilità», dice Alessandro Gringeri, università di Milano, coautore in rappresentanza dell’Italia, del documento. «Per queste ragioni - continua Calizzani -,ci aspettiamo che all’interno dell’alleanza medico-paziente, ogni ostacolo al libero accesso al trattamento venga rimosso». La profilassi è raccomandata nei bambini dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dalla World federation of haemophilia (Wfh), fin dal 1994. La raccomanda nei bambini anche l’European directorate for the quality of medicines & HealthCare (Edqm), organismo tecnico del Consiglio d’Europa, aggiungendo una costante e attenta valutazione negli adolescenti e negli adulti.



PROFILASSI - Il trattamento precoce o profilassi, infatti, è l'arma migliore contro le complicanze articolari e muscolari dell’emofilia. Altre raccomandazioni per i bambini: informare gli insegnanti della malattia, perché nasconderla può voler dire mettere a rischio anche la vita del piccolo; far giocare i bambini senza problemi e senza vincoli, sapendo di poter intervenire in caso di incidenti e traumi (i centri emofilici insegnano le tecniche di infusione del derivato del sangue di cui il malato ha bisogno); non impedirgli di fare attività sportiva che irrobustisce i muscoli e le strutture articolari. E che i genitori di emofilici si frequentino per favorire lo scambio di esperienze. Importante anche non diffidare dei farmaci, che oggi sono efficaci e sicuri, grazie anche alle biotecnologie. Anche i casi più difficili si possono trattare con il fattore VIII, importante per la coagulazione del sangue, che è il fattore mancante o non funzionante in chi è malato. Nella mappa dell’assistenza all’emofilia in Italia, sono solo 11 le Regioni con una legge per il trattamento domiciliare. Di che cosa si tratta? «Si tratta della somministrazione per via endovenosa del farmaco da parte del paziente, di un suo familiare o di personale infermieristico. Questa modalità migliora drasticamente la qualità di vita del paziente. Va sottolineato che in molte Regioni non sono presenti Centri di assistenza e i pazienti sono costretti a spostarsi verso luoghi anche molto distanti da dove vivono». Secondo gli ultimi dati raccolti dal Registro nazionale delle coagulopatie congenite, in Italia sono circa 7.900 i casi. Di questi, soffre di emofilia A il 42%, pari a 3.300 pazienti (di cui 1.650 di forma grave), di emofilia B il 9%, circa 700 pazienti (di cui 267 di forma grave), della Malattia di Von Willebrand il 25%, circa 2.000 pazienti (di cui 112 di tipo 3 che è la forma più grave), mentre la restante parte (14%) è affetta da difetti di altri fattori della coagulazione del sangue.



Mario Pappagallo

27 novembre 2010



Fonte: http://www.corriere.it/salute/10_novembre_27/emofilia-cure-mario-pappagallo_f97abc2c-fa08-11df-9c9e-00144f02aabc.shtml

Wikileaks, gli Usa avvertono l'Italia: documenti shock su Russia e Israele

Le rivelazioni potrebbero creare tensioni tra gli Stati Uniti e gli Alleati. Frattini: i rapporti con gli Usa non sono a rischio



ROMA (26 novembre) - C'è allarme tra le stanze di Palazzo Chigi e Farnesina per la pubblicazione - probabilmente già nelle prossime ore - dei milioni di file targati Wikileaks che stanno agitando le diplomazie di mezzo mondo. Tra la mole immensa di messaggi, telegrammi e informazioni che le sedi diplomatiche americane sparse per il globo si sono scambiati con i colleghi e soprattutto con il Dipartimento di Stato - si è saputo oggi con certezza dal ministro degli Esteri Franco Frattini - ci sono carteggi che riguardano anche l'Italia. Washington sta freneticamente avvertendo da giorni le cancellerie dei Paesi alleati dell'imminente diffusione dei documenti, che già circolano nelle redazioni del New York Times, del Guardian e dello Spiegel. Stamattina anche l'ambasciatore americano a Roma, David Thorne, ha dovuto alzare la cornetta del telefono per avvertire il governo italiano. E ribadire quello che da Washington è già trapelato: gli Stati Uniti si aspettano «tensioni» con gli alleati per la fuga di notizie che avrebbero dovuto rimanere nei cassetti. La Farnesina ha preventivamente ripetuto che «i rapporti tra Italia e Stati Uniti sono solidi e non possono essere scalfiti da questi messaggi».



Ma non a caso, probabilmente, nelle stesse ore Frattini ha lanciato un gravissimo allarme in pieno consiglio dei Ministri: sono in atto «strategie dirette a colpire l'immagine dell'Italia sulla scena internazionale», ha avvertito il titolare della Farnesina. Che certo ha fatto anche riferimento alle immagini che rimbalzano quotidianamente sui media esteri dei rifiuti di Napoli, del crollo di Pompei e delle indagini su Finmeccanica. Ma ha voluto specificare che in tale contesto rientra anche «l'annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative - ha sottolineato - anche per l'Italia». «Nessun complotto», spiegherà più tardi Frattini, ma il convergere di un insieme di «elementi preoccupanti».


Dopo aver parlato in giornata con il Dipartimento di Stato, il titolare della Farnesina ha fatto sapere che quelli riguardanti l'Italia sono «documenti di scenario». Ma la preoccupazione per la divulgazione di informazioni riservate o semplicemente 'valutazionì su partiti o esponenti politici resta tutta. L'arco temporale dei documenti, come anticipato dalla Cnn, dovrebbe riguardare il triennio 2006-2009 e quindi, per quanto riguarda l'Italia, due governi: quello guidato da Romano Prodi (con Massimo D'Alema agli Esteri e la sinistra radicale in maggioranza) che in più circostanze ha avuto qualche frizione con l'amministrazione Bush e, dal 2008, l'esecutivo di Silvio Berlusconi, che si confronta invece con la Casa Bianca di Barack Obama. Sempre nello stesso periodo, all'ambasciata americana di Via Veneto si sono passati il testimone due inquilini: prima il repubblicano Ronald Spogli e ora il democratico David Thorne.



http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=128284&sez=MONDO

Pordenone. 200 nuove testate nucleari ad Aviano?

Pordenone. Testate nucleari ad Aviano, allarme Pd: potrebbero arrivarne 200



Quattro senatori sospettano che gli ordigni americani non strategici che ci sono in Europa verranno concentrati in Friuli









PORDENONE (26 novembre) - Aumentano le testate nucleari presenti nel nostro Paese? Lo chiedono alcuni senatori del Pd che hanno presentato un'interrogazione al Governo, primo firmatario Carlo Pegorer assieme ai colleghi Scanu, Gasbarri e Pertoldi. «Al recente vertice Nato di Lisbona - spiega Pegorer in una nota diffusa a Trieste - sarebbe stata raggiunta un'intesa sulla sicurezza collettiva e in particolare sul disarmo nucleare; tale accordo confermerebbe l'obiettivo di smantellare le testate tattiche oggi presenti in Europa ma, secondo i termini dell'intesa, tale arsenale rimarrà fino a quando altri Paesi disporranno delle stesse armi. Così si avvalorerebbe la tesi, già circolata, secondo cui le circa 200 testate nucleari non strategiche che gli Stati Uniti mantengono oggi in Europa verrebbero in buona parte concentrate nella base Usa di Aviano (Pordenone)».



Secondo Pegorer l'aumento delle testate sarebbe «una misura grave e pericolosa per il nostro Paese, firmatario del Trattato di non proliferazione. Il governo italiano si troverebbe nella condizione di contraddire almeno in parte l'impegno assunto in Parlamento secondo il quale si doveva operare per una riduzione delle armi nucleari, in vista della loro eliminazione».



http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=128272&sez=NORDEST

La critica applaude, la Rete stronca Gli scrittori blasonati trafitti dal web

Mentre i libri dei mostri sacri della scrittura scalano le classifiche e producono lenzuolate di encomi, le comunity online dei lettori bistrattano e maltrattano le opere dei venerati maestri







Gli antipatizzanti di Umberto Eco, che non hanno digerito le lenzuolate di encomi in mondovisione per il suo Cimitero di Praga (unica voce fuori dal coro, l’Osservatore Romano) e si rodono a vederlo svettare nella lista dei best-seller, possono trovare conforto nelle recensioni dei lettori su Internetbookshop (www.ibs.it). “Finalmente ho finito di leggerlo – si sfoga per esempio Giorgio G. – è una sensazione di sollievo. Dopo una prima parte abbastanza accettabile, almeno per quanto riguarda la spedizione dei Mille, il lunghissimo periodo parigino ha destato in me un moto di repulsione. È mai possibile che uno scrittore colto e preparato si lasci andare a scrivere simili fandonie (anche se lui dichiara che tutti gli avvenimenti sono accaduti realmente)? Fandonie che sfociano nel cattivo gusto più becero, come la descrizione della ‘messa nera’? Avevo apprezzato alcuni dei libri di Eco, ma questo mi ha proprio dissuaso dal comprarne altri, se mai ne scriverà” (voto: 2 su 5 punti complessivi, quindi insufficiente).



Riccardo confessa: “È la prima volta che non riesco a finire un romanzo di Eco. Peccato, perché l’inizio sembrava interessante… Se non si è proprio lettori onnivori, lo sconsiglio” (2/5). Guglielmo parla di “operazioni di montaggio da inserire, magari un gradino più in su, nella stessa categoria di Dan Brown”. Ancora più drastico uno che si firma, nientemeno, Alexandre Dumas: “Ennesima riproposta, noiosa e stiracchiata all’inverosimile, di una storia presentata da Eco nel volume Sei passeggiate nei boschi narrativi nel quale, fra tanta confusione di fatti e situazioni, collegava lo sterminio degli ebrei a una scena del Cagliostro di Dumas” (voto 1). Naturalmente ci sono anche gli entusiasti come Enrico (“Formidabile!”, 5/5) o Roberto (“Grazie, professore! Un capolavoro!”), ma non bastano a risollevare la media, che resta bassina: 3,21. Molto al di sotto del suo diretto competitore Giorgio Faletti (Appunti di un venditore di donne, Baldini Castoldi Dalai) che sia pur presso un’audience forse meno esigente raccoglie un autentico plebiscito: 4,4. Un bello smacco per la Bompiani, con gran giubilo di Alessandro Dalai.



Più diviso il pubblico di un’altra star delle classifiche, Niccolò Ammaniti (Io e te, Einaudi). Non tutti sono d’accordo con Antonio D’Orrico che su Sette ha sparato la consueta iperbole: “Mi fa schifo tanto è bravo”, paragonandolo a Manzoni. Accanto all’orgasmo dei fan più acritici, “Un gioiellino che ti cattura dalla prima all’ultima pagina. Grazie AMMA!” (Mikarlo), “Letto in meno di due ore… stupendo e commovente” (Ianì Valastro), spuntano parecchie voci dissonanti. Come uno che si nasconde dietro il nickname Saxsoul: “E così anche Ammaniti, dopo aver scritto una serie di romanzi di qualità, si è ridotto a fare le marchette per il periodo di Natale”. O il perfido Maurizio, che pur lodando il libro mette il dito su una castroneria indegna del figlio di uno psicoanalista: “I bambini delle elementari non si stendono sul lettino per le psicoterapie, ma giocano con il terapeuta”. O il più spietato di tutti, tale Rupert: “Racconto stiracchiato fino a diventare libretto, caratteri giganteschi, spaziatura che un tir ci può fare inversione di marcia in una sola manovra, prezzo (10 euro) del tutto immotivato. La quarta di copertina, inspiegabilmente, parla della irruzione di una ‘sconosciuta’ nella cantina dove il protagonista Lorenzo si è rifugiato: salvo poi scoprire che si tratta della sorellastra del protagonista (quindi tanto sconosciuta non è, ma di certo fa più Hitchcock parlare di ‘sconosciuta’ al posto di sorellastra). Nell’ultima pagina del libro, quattro righe di nota esplicativa di cui non si sentiva assolutamente la mancanza: ma evidentemente Ammaniti ritiene così stupido (e giustamente) un lettore che sgancia dieci euro per questo suo nuovo libro, da sentirsi in obbligo di spiegare anche l’evidenza. ‘Io e te’, ovvero ‘You and me’, come le tariffe promozionali per i cellulari. E infatti, più telefonato di così…”. In ogni caso, l’ex ragazzo prodigio riesce a portare a casa un eccellente 4 di media.



Ben più misera la pagella del meno giovane Andrea De Carlo (Leielui, Bompiani) che non raggiunge la sufficienza (2,47 su 5), sommerso da un diluvio di giudizi negativi e a volte ingenerosi, come il seguente di tale Sonim: “Questo sarebbe un libro per cui spendere venti euro? me l’hanno prestato e nonostante ciò mi vergognavo nell’approfittare dell’ingenuità di chi l’ha acquistato. Definirlo bellissimo, coinvolgente, commovente, il migliore di Andrea, significa aver capito zero della letteratura che ci circonda e di quanto De Carlo ha composto fino al 2002, anno del suo ultimo libro decente I veri nomi. Mi insospettisce il ritmo di autori troppo prolifici (tipo 3 libri in 4 anni) a meno che non si tratti di Philip Roth o King (che pure qualche granchio lo prendono), perché le storie che propongono sono troppo raffazzonate e compilate in fretta. In questo caso allungate pure di almeno 200 pagine inutili, giusto per garantire il prezzo pieno di copertina. Consiglio ad Andrea De Carlo un amaro esame di coscienza al di là delle vendite e un riposo rigenerante per le idee con un arrivederci almeno al 2013. Questo libro vende e venderà perché titolo, copertina e sinossi richiamano il pubblico degli adolescenti o dei consumatori avidi di film sentimentali di serie b che cercano storie rassicuranti e calde in vista dell’inverno. Chi vuole leggere un autore italiano con una bella storia da raccontare, si rivolga a Piperno o Veronesi

”.



Mah, io non ne sarei tanto sicuro. Dì la verità, Sonim, non è che per caso sei amico di uno dei due citati? O peggio, non sarai tu stesso un loro pseudonimo? Peraltro, se andiamo a vedere le pagelle, XY di Veronesi (Fandango) riesce a racimolare un magro 3,2 e il bravo Piperno (Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordi, Mondadori) lo supera di poco con una media del 3,4: “Non ho aspettato cinque anni il tuo nuovo libro per poi ritrovarmi a leggere una sorta di compitino”, scrive un certo Slapsy che si professa suo ammiratore. Più che una grande rete, il Web è un gigantesco mattatoio che non risparmia neppure gli animali sacri. Ma è anche un sismografo che registra gusti e sbalzi d’umore del pubblico ben più fedelmente delle classifiche di vendita. La domanda è: in che misura possiamo e dobbiamo affidarci a questo strumento, per capire se un libro merita di essere comprato e letto? I recensori online sono per lo più anonimi o schermati da un nickname. Come si fa a distinguere i lettori autentici da quelli fasulli? Chi ci garantisce che certi commenti non siano dettati dall’editore, o dall’autore, o dai suoi rivali? Come possiamo smascherare le zie premurose, gli amanti delusi o le ex mogli vendicative?



Nel suo seguitissimo blog Pierre Assouline, critico letterario di Le Monde, parlava giorni fa di “morte della prescrizione, nascita della raccomandazione e agonia del critico”. Lo spunto, un’inchiesta del sito Nonfiction.fr che ha cercato di far luce su chi orienti oggi le scelte dei francesi in libreria: al primo posto resta l’inserto letterario per eccellenza, Le Monde des livres, seguito dal settimanale Télérama e da alcune trasmissioni radio del mattino. Ma cresce l’influenza di blog, siti multimediali e librerie online come Amazon. La “raccomandazione” numerica, il clic del mouse, il passaparola elettronico sta soppiantando la “prescrizione” del critico tradizionale. Calma però, avverte Assouline: è troppo presto per annunciare la Rivoluzione Culturale, espressione peraltro che fa rizzare i capelli in testa a chiunque abbia un po’ di memoria. Ve li immaginate gli intellettuali col cappello dell’asino mandati a zappare la terra, e le Guardie Rosse degli uffici marketing che arringano le folle dei lettori imbestialiti al grido di “morte alle élite, viva la democrazia letteraria”?



Se l’unica alternativa alle conventicole accademico-editoriali è il populismo del click, stiamo davvero freschi. Certo, finché nelle pagine culturali i romanzi di Eco o di Ammaniti raccolgono solo applausi, è inutile poi lamentarsi che il mercato abbia ammazzato una critica già defunta.



Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/nella-rete-della-stroncatura/79001/

Generi, nipoti e mogli di politici. Atac, la carica dei nuovi assunti

Bufera sull´azienda dai conti in rosso, tra i dipendenti anche una cubista. Il record tocca all'ex ad Bertucci Ma ci sono pure le consorti di deputati e assessori



di GIOVANNA VITALE




Generi, nuore, nipoti, segretarie e mogli di assessori, dirigenti, sindacalisti. Persino una dotatissima cubista mora, pare molto richiesta nelle notti romane. C´è un po' di tutto fra le 854 assunzioni per chiamata diretta disposte negli ultimi due anni, fra Trambus e Atac, dall´ex amministratore delegato Adalberto Bertucci. Una pletora di gente dal curriculum incerto, spesso improvvisata, ma quasi sempre piazzata in posti di comando. Per la quale l´azienda del trasporto pubblico romano, secondo quanto emerso dalla verifica sui conti, impegna qualcosa come 50 milioni di euro l´anno. Una delle cause, non certo l´unica, del tracollo finanziario della società, documentato giovedì scorso da Repubblica. Spulciando l´elenco dei nuovi dipendenti è possibile ricostruire alberi genealogici e stati di famiglia, legami di sangue, matrimonio o più banalmente politici. Recordman, senza dubbio, l´ineffabile Bertucci, che fra i suoi primi atti sulla tolda di Atac annovera il reclutamento del marito della figlia, Patrizio Cristofari, un passato da fioraio a Guidonia, il paesone alle porte di Roma miracolato dall´illustre concittadino, divenuto in breve responsabile del Mantenimento opere civili e impianti; seguito a stretto giro da tale Fabio Giangreco, stavolta nipote dell´instancabile Adalberto. Il quale, non contento, ha pure sponsorizzato la scalata di quella che un tempo fu la sua segretaria, Francesca Romana Zadotti, da tutti in azienda soprannominata la "zarina": prima direttore Conformità, rischio e certificazioni; da questa estate pure consigliere delegato di Trambus Open. E siccome la spintarella è contagiosa, la Zadotti s´è tirata dentro anche la nuora, Carla Marchi, alla direzione marketing.



Per la categoria "mogli di" ecco invece spuntare Claudia Cavazzuti coniugata De Lillo (Fabio, assessore comunale all´Ambiente); la pittrice Stefania Fois che, a dispetto dell´omonimo sito Internet dove esibisce tele e mostre, guida la Comunicazione in quanto compagna del deputato ex An Marco Marsilio; mentre la direttrice delle Grandi officine è più modestamente consorte del capo del Personale Atac Riccardo Di Luzio. È andata decisamente meglio al segretario regionale della FaisaCisal autoferrotranvieri, Gioacchino Camponeschi, gran sostenitore del sindaco Alemanno, che oltre alla moglie Flavia Rotondi, nella società di trasporti è riuscito a piazzare finanche la figlia Sarah.



Parente stretta è infine la politica, categoria che di questi tempi va per la maggiore. Precaria per definizione, si nutre di posti fissi, come quello assegnato a Mauro Lombardi, già vicesindaco della solita Guidonia, arruolato come responsabile Acquisti e monitoraggio contratti nella relativa Direzione, ma pure al 32enne Marco Bernardini, altro vicesindaco ma stavolta in carica a Montelibretti. Il caso più clamoroso è tuttavia un altro: si chiama Giulia Pellegrino, passato da cubista e calendari sexy, nonché "sister" del tg local-sportivo 50° minuto che spopola su You tube. Con questo curriculum le si sono spalancate le porte dell´ufficio del direttore industriale di Atac Marco Coletti: è la sua assistente personale.



http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/11/27/news/generi_nipoti_e_mogli_di_politici_atac_la_carica_dei_nuovi_assunti-9558096/

L'Aquila. Dopo il terremoto la povertà aumenta a dismisura. Centinaia di famiglie in crisi

http://www.laquilanuova.org/2010/11/24/dopo-il-terremoto-la-poverta-aumenta-a-dismisura-centinaia-di-famiglie-in-crisi/



L’Aquila, 24 nov 2010 - A L’Aquila il numero delle famiglie povere e’ aumentato a dismisura. Sono sorte nuove povertà, in tante famiglie i genitori hanno perso entrambi il lavoro o vivono con la cassa integrazione e non riescono a competere sul mercato degli affitti a causa dei prezzi alle stelle.

Lo rivela un’analisi della Fraterna Tau che gestisce la mensa dei poveri. L’assessorato cmunale alle Politiche abitative dell’Aquila, ha ribadito l’importanza ”che il Fondo immobiliare metta a disposizione il lotto di 50 appartamenti.








PEZZOPANE, DATECI I 50 ALLOGGI DEL FONDO IMMOBILIARE - ”Stiamo aspettando da giugno che il Fondo immobiliare metta a disposizione del Comune dell’Aquila il lotto di 50 appartamenti, destinati a risolvere l’emergenza abitativa di categorie sociali deboli”. E’ l’allarme-case lanciato dall’assessore Stefania Pezzopane, stamane, nel corso di una conferenza stampa convocata dalla Fraterna Tau Onlus, avente ad oggetto iniziative per l’assistenza alla popolazione meno abbiente.

”L’estate scorsa, il Comune dell’Aquila ha promosso un bando per assegnare questi alloggi a cittadini con problematiche sociali gravi - ha ricordato la Pezzopane - Ci sono pervenute oltre 200 richieste, per lo piu’ da famiglie numerose o di donne sole con bambini. Un chiaro segnale, come emerge anche dall’utenza che si rivolge alla Fraterna Tau, che all’Aquila il numero delle famiglie povere e’ aumentato. Sono sorte nuove poverta’ - ha osservato l’Assessore - In tante famiglie i genitori hanno perso entrambi il lavoro o vivono con la cassa integrazione e non riescono a competere sul mercato degli affitti a causa dei prezzi alle stelle”. ”Questi appartamenti - ha fatto, quindi, notare la Pezzopane - riuscirebbero a risolvere in parte l’emergenza abitativa, ma da giugno tutto e’ fermo, nonostante le nostre ripetute sollecitazioni. E se e’ vero che il motivo della mancata consegna degli appartamenti e’ l’assenza di copertura di precedenti partite finanziarie, si comprende quanto sia grave e purtroppo sottovalutata la questione abitativa. Nel frattempo - conclude - in molti sono ancora ospiti degli alberghi e non riescono ancora a rientrare sotto un tetto vero e proprio”.

Per meriti acquisiti

di Vittorio Zucconi



“Meritocrazia” è una di quelle parole usate per creare una risposta pavloviana, quella del cagnetto con l’acquolina in bocca, nell’ elettorato, come “sicurezza”, “minaccia islamica”, “tasse”, “federalismo” e che il ministro della Pubblica Distruzione, l’avvocato Gelmini Mariastella, in queste ore adopera generosamente per distinguere questo governo del fare dal vecchio sistema e dai viziacci di quella “sinistra” clientelare che sembra avere governato l’Italia praticamente dal 1861, ad ascoltarla. Si vorrebbe sapere, rispettosamente, quali “meriti” avesse acquisito l’avvocato Gelmini, che mai nella propria vita e nella brevissima carriera forense o parlamentare lanciata dall’esame nell’ indulgente Reggio Calabria dove lei, turandosi lo schizzinoso nasino bresciano, si era candidata per sfangarla, mai, si era occupata di scuola per diventare ministro dell’Istruzione e della Ricerca. Va bene che questo è un governo che affidò il sistema dell’informazione italiana a Gasparri, che fu come affidare a Tinto Brass un documentario sulle vocazioni monacali e mise l’avvocato Previti al ministero della Difesa, forse confondendo il senso della parola difesa, ma almeno fingere un pochino di “merito” in questa “crazia” neanche gli è venuto in mente. O dipende da che cosa s’intende per “merito”?



27 Novembre 2010



http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/11/27/per-meriti-acquisiti/

Il ministro Alfano fischiato dai "colleghi" avvocati

di fe.fan.






“Crociera” amara per Angelino Alfano. A Genova per il 30esimo congresso nazionale forense, ospitato sulla nave ribattezzata Law Boat, il Guardasigilli lascia la sala furioso al termine del suo intervento, inseguito dai fischi dei “colleghi” avvocati.





I quali sono furibondi per due motivi. Lo sgarbo del Guardasigilli, atteso ma assente all'inaugurazione di ieri. E nel merito, per la procedura di conciliazione obbligatoria delle liti (senza la presenza di legali) voluta dal governo che – dicono – toglierà lavoro a loro e farà perdere tempo inutilmente ai clienti.





Così 2500 avvocati imbarcati nella stiva della nave bombardano di fischi il discorso del ministro. Applaudito, ma senza enfasi, solo per alcune critiche alla magistratura e nel passaggio sulla liberalizzazione di Bersani. Certo: un segnale di categoria. Ma anche un segnale politico all'esecutivo e alla sua azione sulla giustizia.





E un fatto inedito. Prima di Alfano, l'unico ministro della Giustizia contestato in questi modi dall'avvocatura era stato il leghista Castelli. Ma quello era l'ingegnere: le contestazioni a un “collega”, un moderato, un giovane avvocato targato Forza Italia, non se le aspettava nessuno. E da quelle parti hanno lasciato tutti a bocca aperta...







26 novembre 2010







http://www.unita.it/news/italia/106294/il_ministro_alfano_fischiato_dai_colleghi_avvocati

L’Italia nelle carte Wikileaks. Ma Frattini minimizza

Franco Frattini cerca di minimizzare: solo «scenari» sono contenuti nei documenti sulle relazioni italo-americane che Wikileaks sta divulgando online e attraverso i giornali cui li ha fatti pervenire. Ma intanto è confermato che le carte riguardano anche il nostro governo, oltre a quelli di Russia, Israele e altri Paesi fra cui Gran Bretagna, Turchia, Danimarca, Norvegia, Australia. Tutti rapporti riservati, pervenuti al Dipartimento di Stato dalle ambasciate Usa sparse nel mondo. Wikileaks, il sito Internet fondato da Julian Assange e specializzato nel reperire e mettere in rete materiali di intelligence spesso più che imbarazzanti, sta effettuando un altro colpo clamoroso.



SPOGLI E THORNE I testi, che in queste ore potrebbero diventare di pubblico dominio, riguardano un arco temporale compreso fra il 2006 ed il 2009. Per quanto riguarda l’Italia dunque sono interessati due governi, quello guidato da Romano Prodi con Massimo D’Alema agli Esteri, e l’attuale esecutivo diretto da Silvio Berlusconi. Più o meno specularmente agli archi temporali corrispondenti all’uno e all’altro governo, la sede diplomatica Usa a Roma è stata retta rispettivamente da Ronald Spogli e David Thorne, l’uno nominato da George Bush, l’altro da Barack Obama. Il governo di Washington già sa cos’è contenuto nei circa 3 milioni di e-mail su cui Wikileaks sta per sollevare il velo, perché ne è stato messo al corrente dal New York Times. Il quotidiano americano è in possesso dei documenti che il sito di Assange gli ha passato, così come ha fatto con altri giornali, dal britannico Guardian al settimanale tedesco Spiegel.


MOSSA SGRADITA La mossa del New York Times non è piaciuta ai responsabili di Wikileaks, che avrebbero preferito regalare ai governi un totale effetto sorpresa. «Ora -commentano- tutti i dittatori da due soldi nel mondo saranno avvisati in anticipo». Esattamente quello che è accaduto ieri ad esempio con le anticipazioni avute dalla Farnesina, così come dai ministeri degli Esteri di Russia, Israele, e così via. Dopo una telefonata del rappresentante diplomatico Usa, David Thorne, che ha avvisato come a Washington ci si attendano «tensioni» con gli alleati per la fuga di notizie, il portavoce della Farnesina Maurizio Massari ha dichiarato che «pur restando in attesa di vedere cosa ci sarà effettivamente in questi documenti, noi sottolineiamo la solidità dei rapporti con gli Stati Uniti basata su una collaborazione su interessi e valori condivisi». Più tardi nel pomeriggio è intervenuto direttamente Frattini. Il ministro ha affermato di avere saputo dagli Usa che «il responsabile di questa fuga di documenti è stato già arrestato». Poi ha messo le rivelazioni di Wikileaks in un unico mucchio con le notizie sui rifiuti a Napoli, il crollo a Pompei e le indagini su Finmeccanica. Per il titolare della Farnesina sono in atto «strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale». Successivamente la precisazione: non intendeva denunciare «nessun complotto», ma la convergenza di un insieme di «elementi preoccupanti». Tra le e-mail più compromettenti sarebbero quelle partite da Mosca. Citando fonti di Wikileaks il quotidiano Kommersant scrive che non mancano «apprezzamenti poco lusinghieri» sui leader locali, oltre a «registrazioni di conversazioni dei diplomatici americani con politici russi, giudizi sugli eventi più rilevanti in Russia e l’analisi di ciò che sta accadendo nel Paese e della sua politica interna ed estera». Quanto ad Israele, gli Usa hanno avvertito il premier Benjamin Netanyahu che nei documenti potrebbero esserci valutazioni e informazioni imbarazzanti per i rapporti bilaterali. Secondo il quotidiano Haaretz ci sono anche commenti dei diplomatici Usa che non sempre riflettono la posizione ufficiale dell’amministrazione Obama.



27 novembre 2010








http://www.unita.it/news/mondo/106317/litalia_nelle_carte_wikileaks_ma_frattini_minimizza

Bertolaso: con i soldi del terremoto le assunzioni alla Protezione Civile

http://www.6aprile.it/featured/2010/11/26/bertolaso-con-i-soldi-del-terremoto-le-assunzioni-alla-protezione-civile.html



Da L’Espresso del 25 novembre 2010, di Marco Guzzetta (“Bertolaso, l’ultima vergogna”)



La moglie di un sottosegretario. I figli dei giudici amici, dei generali amici e dei boiardi amici. Perfino la nipote di un cardinale. Tutti assunti (a tempo indeterminato) dalla Protezione civile un minuto prima del cambio della guardia. Con soldi sottratti ai terremotati.Questo si chiama “mettere in sicurezza”, solo che più dell’Italia sommersa dalle alluvioni la Protezione civile sembra esperta nel rendere sicure le poltrone del suo personale. E così mentre tutto frana, Guido Bertolaso stabilizza i suoi fedelissimi: 150 precari, spesso d’alto rango, vengono assunti nel botto finale della gestione che ha alternato successi a scandali fino a diventare nel bene e nel male simbolo del modello berlusconiano di governo.

Tutto grazie a una nuova legge che prevede “l’assunzione di personale a tempo indeterminato, mediante valorizzazione delle esperienze acquisite presso il Dipartimento dal personale titolare di contratto di collaborazione coordinata e continuativa”.

Mentre la pubblica amministrazione falcia i ranghi e il precariato diventa condizione di vita, negli uffici che dipendono da Palazzo Chigi c’è un’ondata di piena di assunzioni che garantisce lo stipendio per figli di magistrati e di prefetti, per mogli di sottosegretari e nipoti di cardinali. Tutti benedetti da una selezione su misura, alla quale ha potuto partecipare solo chi aveva già un contratto precario con il Dipartimento. Un esame affidato a una commissione interna, con poche domande rituali e procedure concluse entro l’estate: così gli ex cococo sono ormai a tutti gli effetti in pianta organica.

E rilette oggi, dopo i crolli di Pompei, le motivazioni che sostengono questa falange di assunzioni hanno un po’ il sapore della farsa di fine impero: il testo della deroga al blocco imposto da Tremonti sostiene la necessità di quel personale “anche con riferimento alle complesse iniziative in atto per la tutela del patrimonio culturale”.

Ma è solo il botto finale: quando Bertolaso nel 2001 mise piede sulla tolda di comando l’organico si basava su 320 unità, passate a 590 nel 2006 e schizzate a quasi 900 alla fine del suo mandato. Cinquecento persone in più in nove anni, con uffici lievitati emergenza dopo emergenza, sempre a colpi di ordinanza e mai in forza di un concorso. Un vero e proprio esercito in cui spiccano gli oltre 60 autisti, distaccati dalle forze dell’ordine, per i dirigenti. L’apoteosi di un sistema di potere nato con il Giubileo del 2000, spalancando le porte degli uffici a figli, nipoti, familiari e amici dell’establishment istituzionale.

E poi, sono arrivati i fedelissimi coltivati a Napoli nelle molteplici crisi dei rifiuti. Un posto per tutti grazie alle parentele giuste nell’esercito o nei servizi segreti, a Palazzo Chigi o in Vaticano, al Viminale o in magistratura, fino a creare una ragnatela di relazioni che sembra plasmata ad hoc per creare consenso verso le attività del Dipartimento e per non disturbare il suo manovratore.

Le parentele scomode iniziano ovviamente da Francesco Piermarini, l’ingegnere-cognato del sottosegretario Bertolaso, mandato tra i cantieri della Maddalena. Ma scorrendo la lista dei beneficiati si svela una rete di favori senza soluzione di continuità. Tra i primi ad essere stabilizzati, a metà di questo decennio, sono stati gli uomini della scorta di Francesco Rutelli in Campidoglio. Dieci “pizzardoni” passati senza semafori dalla polizia municipale di Roma al dipartimento di Palazzo Chigi. Dal fil rouge che lega il Giubileo alla Protezione civile spuntano anche tre supermanager del calibro di Agostino Miozzo, Marcello Fiori e Bernardo De Bernardinis. Facevano parte dell’unità di staff del Giubileo e, grazie al decreto rifiuti del 2008, entrano nel Gotha dei dirigenti generali della presidenza del Consiglio con norma ad personam, e un contratto da 180 mila euro l’anno. Ma sono stati ingaggiati anche ottuagenari che arrotondano la pensione grazie ai munifici gettoni delle emergenze: è il caso dell’83enne Domenico Rivelli, chiamato come “collaboratore per le problematiche amministrativo-contabili per i rifiuti a Napoli”.

Storie vecchie, mentre con la stabilizzazione di fine mandato arriva Barbara Altomonte, moglie del sottosegretario Francesco Giro, docente di scuola superiore ed ora dirigente del Dipartimento. E non è certo un caso che in questa ondata la parte del leone la facciano uomini e donne legati a doppio filo con la Corte dei conti, ossia la magistratura che deve vigilare anche sulle spese della Protezione civile.

Proprio nella “sezione di controllo” della Corte un magistrato e due funzionari possono vantare le assunzioni dei propri figli al Dipartimento: si tratta del giudice Rocco Colicchio, di Carmen Iannacone, addetta al controllo degli atti della presidenza del Consiglio, e della segretaria generale Gabriella Palmieri. Spazio anche a Marco Conti, figlio di un altro giudice contabile. Invece Giovanna Andreozzi è stata chiamata dopo il sisma dell’Aquila con l’incarico di direttore generale per vigilare sugli appalti: proviene dalla sezione campana della Corte, presieduta da Mario Sancetta, magistrato sfiorato da più di un sospetto nell’inchiesta sulla Cricca per le relazioni con Angelo Balducci, l’ex numero uno delle opere pubbliche. Tra l’altro, per la Andreozzi è stato attivato un servizio di navetta ad personam tra Roma Termini e gli uffici del Dipartimento.

Quanto alla magistratura, tra gli assunti c’è anche Giovanni De Siervo, figlio del vicepresidente della Consulta Ugo: era entrato come precario con l’ordinanza per l’esondazione del Sarno ora è fisso al reparto “relazioni con gli organismi internazionali”. Con l’ultima chiamata per i fedelissimi di Bertolaso, arriva il posto definitivo per Carola Angioni, figlia del pluridecorato generale Franco, capo della missione italiana in Libano ed ex parlamentare Pd. Carola Angioni è entrata come collaboratrice per l’emergenza traffico di Napoli e, dopo essersi occupata di smog, è passata ordinanza dopo ordinanza ai temporali del Veneto, dedicandosi, nel frattempo a qualche puntata in Croazia come ambasciatrice del dipartimento. La legge offre certezza occupazionale anche a Marta Sica, figlia del vicesegretario generale di palazzo Chigi; alla nipote del cardinale Achille Silvestrini; alla figlia del prefetto Anna Maria D’Ascenzo, (ex capo del dipartimento dei vigili del fuoco) e a quella del colonnello Roberto Babusci (una volta responsabile del centro operativo aereo della Protezione civile).

A loro, infine vanno aggiunti altri parenti illustri, legati all’ex presidente Rai Ettore Bernabei, al sindacalista della presidenza del Consiglio Mario Ferrazzano e a Giuseppina Perozzi, capo del personale di palazzo Chigi. Una manifestazione di potere assoluto cui si oppongono i sindacati, con un ricorso contro i metodi selettivi di quest’ultima raffica di assunzioni che verrà discusso a febbraio prossimo di fronte al Tar del Lazio.

Anche perché l’ultima ondata dei Bertolaso boys costerà ben otto milioni di euro, in gran parte sottratti ai fondi per l’Abruzzo terremotato.



Usura, fondatore 'Sos racket': "Lo Stato lascia sole le vittime"

MILANO - E' da lunedì 22 novembre che non beve e cominciano a fargli male i reni: Frediano Manzi, fondatore nel 1992 di "Sos racket e usura", ha deciso di fare lo sciopero della fame, della sete e dei farmaci per la pressione che abitualmente prende, per protestare contro l'assenza dello Stato, che lascia "soli chi ha avuto il coraggio di denunciare i propri aguzzini".

"Finora abbiamo convinto un migliaio di imprenditori e di persone comuni a denunciare gli usurai- spiega Frediano Manzi-. Ma ora sono tutti arrabbiati con noi perchè gli imprenditori aspettano fino a quattro anni prima di ottenere i fondi dallo Stato previsti dalla legge contro l'usura (la n. 108 del 1996, ndr) e non si tratta di una regalia ma di un mutuo che quindi comunque restituiscono. Per chi invece una partita Iva non l'ha, la situazione è più drammatica perchè è escluso da ogni sostegno".

Sono quattro le richieste di Manzi al Parlamento e al governo. La possibilità di accedere ai fondi antiusura anche per chi non è imprenditore, riduzione dei tempi di attesa per ottenere i sostegno dalla Stato, sequestro delle oltre 200 mila società finanziarie fasulle che su internet adescano le potenziali vittime. Manzi continuerà nel suo sciopero della fame fino a quando "non ci sarà un impegno pubblico da parte dei parlamentari e del governo a cambiare questa situazione".

"Capisco che la crisi politica stia focalizzando l'attenzione su altri temi, ma mi basta un impegno pubblico e concreto da parte loro". Finora hanno espresso solidarietà a Frediano Manzi Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato dalla mafia, e Giulio Cavalli, attore e consigliere regionale della Lombardia.(Dires - Redattore Sociale)



26 novembre 2010



http://www.dire.it/HOME/usura_fondatore.php?c=35676&m=3&l=it

Il governo: «Una strategia contro l'Italia». Frattini: «Non si tratta di un complotto»






Polemiche sulle indagini su Finmeccanica, sui rifiuti di Napoli, sul crollo di Pompei e sui documenti di Wikileaks








Basta denigrare il Paese, l'Italia deve respingere ogni attacco, c'è una strategia per danneggiare la nostra immagine sul piano internazionale. La tesi è del ministro degli Esteri Franco Frattini ma, spiega chi era presente in Consiglio dei ministri, è stata sostenuta anche dal premier. Del resto in conferenza stampa il Cavaliere è stato chiaro sottolineando che è in corso una campagna diffamatoria contro il governo e contro il nostro Paese. Il responsabile della Farnesina nella riunione odierna - come recita il comunicato finale - ha citato le indagini su Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei e soprattutto l'annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica estera degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l'Italia. Frattini si è riferito ai documenti che saranno diffusi da Wikileaks: «Ho parlato oggi con il Dipartimento di Stato e mi è stato anticipato - ha detto poi il responsabile della Farnesina - che ci saranno documenti di scenario che riguardano anche l'Italia».







FRATTINI: «NON SI TRATTA DI UN COMPLOTTO» -








«Contro l'Italia comunque - ha poi precisato Frattini - non c'è un complotto. Io ho parlato di elementi preoccupanti. Serve fermezza e determinazione per difendere l'immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese». Proprio per respingere gli attacchi al nostro Paese il ministro ha portato in Consiglio dei ministri una copia di 'Winning Italy', l'Almanacco che raccoglie giorno dopo giorno il meglio dell'eccellenza italiana per evidenziare l'operato del governo e l'immagine positiva dell'Italia nel mondo. Per il titolare della Farnesina «non c’è un unico burattinaio ma una combinazione il cui risultato è dannoso per l’immagine dell’Italia». Colpire un gioiello dell’imprenditoria italiana come Finmeccanica è "un suicidio" attraverso il quale si «lede la nostra immagine e si favorisce chi compete contro di noi", ha aggiunto Frattini che ha anche lanciato un appello "all’interesse nazionale e a difendere l’immagine della nostra Italia».



http://www.corriere.it/economia/10_novembre_26/finmeccanica-berlusconi-preoccupato_7f07c1c0-f953-11df-a6ac-00144f02aabc.shtml

Bretagna, incidente tra navi. Pericolo “marea nera”

Bretagna, incidente tra navi. Pericolo “marea nera”



di Simone Celli



AMBIENTE. Paura per lo scontro tra due imbarcazioni nelle acque del Canale d’Inghilterra: una aveva a bordo seimila tonnellate di solventi chimici. Si temono fuoriuscite, ma il governo rassicura: «Recupero esemplare».



ll mare di Bretagna di nuovo sotto scacco. Lo spauracchio di un altro disastro ambientale si è fatto largo anche in Europa, rimasta con il fiato sospeso per un’intera giornata dopo un incidente al largo della Manica. “Uranus”, un cargo carico di solventi chimici, ha rischiato di affondare dopo essersi scontrato con la nave panamense “Hanjin Richzad”. Dalle 5 di ieri mattina ha oscillato sull’acqua, a cento chilometri a sud dell’isola di Ouessant, nel nord-ovest della Francia. E con lui si è fatto precario anche lo stato di salute di quello stesso mare, minacciato da eventuali fuoriuscite di “pygas”, un particolare tipo di benzina. Nell’impatto, lo scafo dell’Uranus ha subito seri danni. A ufficializzare l’incidente è stato Patrick Adamson, portavoce di “V Ships”, l’azienda che gestisce la nave cisterna. «Non è alla deriva», aveva spiegato, confermando però la presenza di una falla. «C’era acqua all’ingresso ma è stata fermata, e al momento non c’è inquinamento», aveva precisato. La produzione dell’Uranus risale ad appena due anni fa. Partito da Porto Marghera, era diretto ad Amsterdam. Poi l’incidente con il mercantile panamense, lungo 191 metri e partito da Las Palmas, in Spagna, e diretto a Rotterdam. Le condizione dell’equipaggio non hanno destato preoccupazioni, perché i tredici uomini a bordo sono stati tratti subito in salvo da un elicottero di soccorso che li ha poi condotti alla base aeronavale di Lanveoc-Poulmic. Alle 5 e 30 del mattino erano già al sicuro, e solo uno di loro è rimasto leggermente ferito durante le operazioni di recupero. E’ lo stato dello stesso cargo ad aver rappresentato un potenziale problema. Perché a bordo dell’Uranus c’erano ben seimila tonnellate di solvente chimico che si sarebbe potute riversare in mare. Un portavoce dell’autorità portuale di Brest ha tentato subito di calmare le acque. «Una squadra tecnica è stata inviata nella zona per vedere se la nave possa essere rimorchiata», aveva precisato. E così è stato. Il rimorchiatore “Abeille Bourbon” ha trainando Uranus fino al porto di Brest, e non sono state registrate perdite di sostanze in mare. Dopo aver monitorato l’operazione, i ministri francesi Jean-Louis Borloo (Ecologia) e Dominique Bussereau (Trasporti) hanno parlato di un’operazione “esemplare”. Mentre il mercantile Hanjin Rizhao è stato autorizzato a proseguire verso il porto di Rotterdam, in Olanda. A tranquillizzare gli animi ci aveva già pensato la doppia blindatura del carico. Ma le cronache degli ultimi mesi sono un ricordo ancora troppo recente per concedere il lusso di abbassare la guardia. Il mare di Bretagna, poi, non è nuovo ai disastri ecologici. È proprio in quelle acque che nel ’78 è affondata la superpetroliera Amoco Cadiz, riversando in mare 230mila tonnellate di greggio, mentre undici anni fa è stata la volta dell’Erika, con a bordo 30mila tonnellate di carburanti.



http://www.terranews.it/news/2010/10/bretagna-incidente-tra-navi-pericolo-%E2%80%9Cmarea-nera%E2%80%9D

Segnalazioni dai comuni virtuosi d'Italia...

Aci Bonaccorsi (CT): lavori in corso!




Il Comune di Aci Bonaccorsi (CT) è entrato a far parte dell’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi approvando con atto del 08/04/2010 l’adesione all’Associazione, lo Statuto e l’allegato manifesto.



Il Comune, ad oggi unico iscritto in Sicilia, ha avviato in questi anni numerose iniziative in campo ambientale, dimostrando quanto sia possibile anche in zone particolarmente complesse e in situazioni difficili mettere in campo azioni concrete e di buonsenso, a servizio della comunità e del territorio.



La manutenzione del territorio passa anche attraverso pratiche di bilancio partecipativo, il cui strumento è stato inserito per la prima volta nel 2007. Un concorso, “Aci Bonaccorsi a colori”, prevede invece un contributo economico ai cittadini che realizzano o manutendono le facciate delle loro abitazioni. Avviato nel 2006, ha riscosso fin dal principio un buon successo.

Il piano regolatore è stato redatto con standard di spazi pubblici, verde, parcheggi e strutture a servizio della comunità di gran lunga superiori agli indici minimi regionali.



Con l’introduzione nel regolamento edilizio di incentivi in termini di cubatura e sgravi sugli oneri di urbanizzazione secondaria per chi adotta nella costruzione o ristrutturazione elementi legati alla bioarchitettura e all’efficienza energetica, si sta cercando di andare incontro a una richiesta sempre più pressante da parte dei cittadini, che vogliono pesare meno sull’ambiente e sul futuro delle prossime generazioni.

Il Comune si sta dotando di impianti fotovoltaici sulle superfici coperte del municipio e della palestra polivalente, ed è in fase di avvio la certificazione energetica degli edifici pubblici presenti in paese.



Al contempo il Comune ha deciso di sostituire con tecnologia LED gli impianti di pubblica illuminazione e i semafori del territorio, con un indubbio vantaggio economico ed energetico.



La percentuale di raccolta differenziata è di tutto rispetto (a marzo 2010 sfiorava il 64%) e i cittadini più virtuosi vengono premiati grazie ad uno sconto del 25% sulla TARSU.



Negli anni sono stati potenziati e creati nuovi percorsi ciclo-pedonali per limitare l’uso delle auto ed aumentare la sicurezza di ciclisti e pedoni.



Periodicamente i cittadini possono usufruire del Mercato del contadino promosso dal comune, con la vendita diretta dei prodotti dal produttore al consumatore per abbattere i costi e migliorare la qualità, e grazie alla casa dell’acqua tutti i residenti possono fornirsi di acqua mineralizzata naturale e gassata per ridurre i costi e la produzione di migliaia di bottiglie di plastica.

Infine, per fare una spesa più sostenibile ai cittadini sono state recapitate a casa borse di tela personalizzate, ciò che ha consentito di ridurre l’uso improprio di sacchetti di plastica, in linea peraltro con la nostra campagna nazionale “Porta la sporta!”.



Un invito agli altri 345 comuni dell’isola: copiate sindaci, copiate!



***



Il Piano di Solza (BG)




Durante la seduta del 29 giugno 2010 il consiglio comunale di Solza (BG) ha adottato il Piano di Governo del Territorio (PGT).

Un PGT con una specificità che lo rende il primo nella bergamasca e tra i pochi in Italia definiti a “crescita zero” ossia un piano che non prevede ulteriore consumo del territorio.



In un territorio estremamente urbanizzato quale quello dell’Isola Bergamasca si inverte la tendenza cementificatoria di questi ultimi decenni.



Una scelta difficile ed impegnativa per un piccolo comune (circa 2.000 abitanti) in un periodo che vede gli enti locali continuamente penalizzati dai tagli ai trasferimenti disposti dagli enti centrali, regione e governo, e dall’aumentare delle incombenze e dai servizi richiesti dai cittadini.



Una scelta virtuosa, che reca beneficio al territorio e nello stesso tempo richiede di mettere in moto sobrietà e austerità nelle politica amministrativa del comune, così come di sviluppare ingegno e creatività nella ricerca di fonti di finanziamento alternative.

Una scelta resa possibile anche da una rigorosa politica di emancipazione del bilancio dagli oneri di urbanizzazione perseguita in questi ultimi anni, oneri utilizzati in genere dai comuni per coprire parte delle spese correnti, ossia l’edilizia che finanzia le spese ordinarie del comune, un’entrata aleatoria contro spese strutturali.



Una scelta che può portare a rinunce e tagli al bilancio con possibili ripercussioni sul consenso, ma una scelta responsabile e obbligatoria per chi si approccia alla gestione della cosa pubblica con spirito di servizio e onestà intellettuale.



L’esperienza pionieristica del comune virtuoso di Cassinetta di Lugagnano (MI) dunque non è più un caso isolato. Grazie anche all’opera culturale della campagna nazionale “Stop al consumo di territorio” sempre più amministratori cominciano a considerare il territorio un bene comune da preservare, al pari dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo…



***



Sperare ancora




Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Angelo Vassallo fatto dal Sindaco del Comune virtuoso di Castelnuovo Cilento (SA) Eros Lamaida (che ringraziamo) durante l'ultima seduta del consiglio comunale.



Stasera abbiamo deciso di aprire il Consiglio Comunale con un omaggio, un omaggio che ha un significato preciso: tenere viva una memoria. Non dimenticare.



Non dimenticare che il 5 settembre, nel Cilento, nella nostra terra, è stato compiuto un atto di inaudita gravità, pari soltanto alla viltà di chi l’ha perpetrato.



Il 5 settembre è stato vigliaccamente assassinato un uomo perbene. Un Uomo.

Il 5 settembre è stato vigliaccamente assassinato un Sindaco, un Ufficiale di Governo.

Il 5 settembre è stata vigliaccamente assassinata una speranza.



E’ difficile, ora, come amministratore e cittadino riprendere il cammino perché Angelo Vassallo è stato un punto di riferimento politico e umano importante per tutti, al di là del colore politico, al di là delle appartenenze di ciascuno, al di là degli schieramenti di partito.

Angelo Vassallo era stimato da tutti perché aveva impressa nella sua carne, nella sua mente, nel suo cuore, due valori che sono alla base del nostro vivere civile, soprattutto quando presenti in un rappresentante delle Istituzioni come lui era e cioè cultura del servizio e abnegazione.



Il Cilento ha pianto questo suo figlio perché, il 5 settembre, riverso nell’abitacolo della sua autovettura, è stato rinvenuto il corpo esangue di un vero uomo, vero perché libero da ogni servilismo esteriore che non baciava mani a nessuno né tantomeno pretendeva inchini tesi a baciare le sue.



Il 5 settembre è morta una speranza e Dio solo sa quanto sia difficile, oggi, in questo mondo, sperare ancora. Esiste il rischio che il Cilento diventi “terra di nessuno” se viene perso anche qui, da noi, il senso dello Stato.



Per scongiurare questo pericolo e far sì che risorga la speranza, dobbiamo fare un patto di sangue, giurare, tutti, istituzioni, magistratura, forze dell’ordine, cittadini, tutte le forze sociali ed economiche presenti sul territorio, di vivere, concretamente, la consapevolezza della necessità di fare il proprio dovere, senza aspettarsi nulla in cambio, qualunque cosa succeda, rigettando, senza pietà, i trasformismi ipocriti e mediocri che lasciano tutto come prima, di assumerci le nostre responsabilità, di non rinnegare la nostra coscienza, di mantenere alto l’impegno di testimoniare i valori dell’onestà, della solidarietà. Della libertà.



Solo così, tenendo fede a questo patto nell’unico modo possibile, cioè rispettandolo, Angelo Vassallo, il Sindaco Pescatore, saprà che è giunta l’ora di rientrare a casa e solo allora scruterà l’orizzonte per puntare la prua della barca verso la sua Acciaroli e le sue vele non avranno bisogno del vento per gonfiarsi perché sarà l’amore della sua terra a riportarlo finalmente a casa.



Riposa in pace, carissimo Sindaco, e possa un volo di angeli, il più bello, condurti, dolcemente, al tuo riposo nel porto della tua vita, quello stesso porto che hai tanto amato.



http://www.comunivirtuosi.org/