Qui vorrei inserire quando ho del tempo libero, articoli di vario genere, di storia regionale/locale. Antiche civiltà. Religione. Esoterismo Mistero. E tutto cio' che è inerente a questi argomenti! Ma con uno sguardo al presente...
mercoledì 29 settembre 2010
‘Ndrangheta e veleni a Milano, sotto sequestro il quartiere costruito dalle cosche
‘Ndrangheta e veleni a Milano, sotto sequestro il quartiere costruito dalle cosche
Si tratta di un complesso residenziale a Buccinasco. In diverse aree sono stati trovati rifiuti tossici. Scavi e urbanizzazioni furono fatti dal clan Barbaro-Papalia
A Milano scoppia l’allarme rifiuti tossici. Quella che fino a ieri era un’ipotesi investigativa, è diventata certezza. Il quartiere di via Guido Rossa di Buccinasco, paese a sud-ovest della città, è contaminato da rifiuti pericolosi per la salute umana. Dopo le indagini della procura di Milano, ieri è arrivata la conferma della Polizia provinciale che ha messo “sotto sequestro preventivo” le aree verdi limitrofe al complesso residenziale. I lavori sono iniziati nel 2005. E molti costruttori, secondo i giudici, hanno fatto affari con la ‘ndrangheta.Nel verbale di sequestro si legge che la gestione illecita di rifiuti speciali ha determinato la realizzazione di una discarica abusiva, cresciuta “con ripetute operazioni di riempimento” che hanno innalzato il “piano campagna”, cioè il livello del terreno, da 3 a 5 metri. Ma cosa si nasconde nel sottosuolo dei palazzi di via Guido Rossa? Secondo gli ultimi rilievi “residui di demolizioni civili e industriali, rifiuti industriali, mescolati da terra da scavo di ignota provenienza”. Materiale pericoloso per la salute umana che probabilmente ha già intaccato la falda acquifera. Ma non solo. Durante la requisitoria del processo Cerberus alle cosche di Buccinasco, il pm Alessandra Dolci riferisce che nel terreno è stato trovato di tutto: tracce di idrocarburi, eternit, terra mista a gasolio, cinghie di trasmissione, rifiuti, blocchi di cemento. E dice anche che chi ha messo il veleno sotto il terreno di quei palazzi sono gli uomini della cosca Barbaro-Papalia. Le ‘ndrine della zona Sudovest del capoluogo lombardo che con l’edilizia hanno costruito parte delle loro fortune.Come ha riferito ai magistrati Luigi Fregoni, capo dell’ufficio tecnico del comune dal 2002 fino al 2007, “nella zona di Buccinasco, Assago e Corsico l’attività di movimento terra é monopolio di alcune famiglie calabresi quali i Barbaro, i Papalia, i Sergi e i Trimboli”. Tutte famiglie originarie di Platì, in provincia di Reggio Calabria. E il più importante intervento immobiliare di Buccinasco, un intero quartiere composto da 500 appartamenti distribuiti su 160 mila metri cubi, non poteva certo non fare gola alle cosche.Il terreno su cui sorgono i palazzi di via Guido Rossa, viene acquistato e poi diviso in vari lotti dal gruppo immobiliare Finman di Mario Pecchia (non coinvolto nell’inchiesta Cerberus), che poi affida l’edificazione delle palazzine ad altre 11 società. I subappalti per lo sbancamento e il riempimento dei vari lotti, il cosiddetto movimento terra, vengono affidati alla Lavori Stradali di Maurizio Luraghi, l’imprenditore che, assieme ai Barbaro-Papalia, è stato condannato a quattro anni e otto mesi per associazione mafiosa.Secondo il Tribunale di Milano, Luraghi è l’uomo di “facciata”, il volto pulito delle cosche, colui che si aggiudica le commesse per poi girarle alle imprese delle famiglie calabresi.Ed è così che va anche a Buccinasco Più. Secondo quanto appurato dalla magistratura Luraghi vince l’appalto per la movimentazione del terreno delle aree su cui sorgeranno i palazzi. Una volta ottenuto l’incarico lo subappalta alla Edil Company di Salvatore Barbaro.Come riferisce il pm Dolci, tutti sanno che a lavorare all’interno di quei cantieri sono le imprese legate alla ‘ndrangheta. Aziende che utilizzano camion pieni di terra contaminata proveniente chissà da dove per effettuare i riempimenti dei vari lotti del megacantiere. La notizia è nota almeno dal 2005, quando una segnalazione su alcuni scarichi illeciti di rifiuti provoca l’intervento della Polizia forestale che multa Salvatore Barbaro e lo obbliga al ripristino dell’area dei cantieri. Nonostante i pesanti dubbi sulla qualità dei materiali che continuano a venire utilizzati per le costruzioni, le aziende chiedono a Provincia e Arpa l’autorizzazione per istallare una macchina frantumatrice di macerie. Oltre al danno, la beffa. Le autorità danno il via libera all’istallazione del macchinario e lo scempio continua per giunta alla luce del sole.A fine 2008 i lavori vengono terminati e il Comune comincia il collaudo di quelle aree che le imprese costruttrici si sono impegnate a restituire alla città per la creazione di aree verdi e servizi ai cittadini. L’amministrazione decreta che la composizione del terreno non è conforme agli standard e ordina alle imprese la messa in sicurezza della zona. Alla cittadinanza comunica però che le sostanze trovate non sono pericolose per la salute “perché non respirabili”.Ma tutto quello che le aziende edili fanno è sbancare un po’ di terreno in superficie. Nel gennaio 2009 vengono ordinati dei carotaggi per capire meglio quali veleni si nascondano sotto la terra. Nel 2010 l’amministrazione inoltra la comunicazione del mancato rispetto dell’ordinanza di ripristino alla Procura. Dopo le indagini, la Polizia interviene e mette sotto sequestro tutte le parti di via Guido Rossa che dovevano essere restituite alla città. Come si legge nel verbale di sequestro “l’area non risulta conforme all’uso residenziale/verde pubblico”. Dall’indagine emerge che il terreno è stato avvelenato con la posa, fino a 5 metri di spessore, di materiali pericolosi: “grossi plinti di cemento, scorie vetrificate di forno, residui secchi di coloranti industriali”. Si rende necessaria la bonifica perché quello trovato è tutto materiale tossico e altamente nocivo per la salute.Per il momento il sequestro riguarda solo le zone destinate al pubblico utilizzo e non include quelle in cui sorgono i palazzoni. Ma il pm che ha coordinato le indagini, Paola Pirotta, non esclude che l’ordine possa estendersi anche altre aree. Quelle in cui sorgono gli edifici dove abitano gli ignari condomini. Tutta questa storia è infatti avvenuta senza che le persone che sono andate a vivere in quelle case sapessero nulla sui rischi per la loro salute. Come ha scritto la dottoressa Alessandra Dolci nella sua requisitoria “il problema alla fine resta quello dei poveretti che hanno comprato casa a Buccinasco Più”.
Figli in provetta, i farmaci costano troppo. Boom di scambi on line in bilico tra solidarietà e mercato nero
Pma e farmaci, boom di scambi online in bilico tra solidarietà e mercato nero
Gonal, Meropur, Decapeptyl e Puregon sono alcune delle molecole che si usano nell'ambito della procreazione medicalmente assisitita. Sono molto costose e chi tenta la gravidanza all'estero non ha diritto al rimborso del Sistema sanitario nazionale. Così su internet in siti e forum femminili si moltiplicano i luoghi di scambio dove però non c'è alcuna garanzia per chi "acquista". L'allarme parte dalla Spagna
di ADELE SARNO
ROMA - Non solo steroidi e Viagra, ma anche farmaci usati per stimolare la fertilità femminile. La Rete è sempre più un bazar dove chi ha bisogno compra, vende, scambia. Il mercato online legato alla procreazione medicalmente assistita, poi, sta raggiungendo dimensioni tali da provocare, in alcuni Paesi europei, l'intervento delle autorità di controllo. In Spagna, ad esempio, l'Agenzia nazionale per il farmaco ha censito nell'ultimo anno quasi 80 siti internet per indagare le dimensioni di quello che il quotidiano El Pais ha definito "mercato nero" dei farmaci per la fertilità.
Si è scoperto che il fenomeno coinvolge migliaia di donne, in prevalenza aspiranti madri che cercano di risparmiare sui farmaci nel contesto di un trattamento molto costoso. Le autorità spagnole hanno dovuto ribadire che tali "operazioni di mercato" sono illegali e molto rischiose. I farmaci per la Pma, infatti, spesso richiedono particolari modalità di conservazione e dunque chi li acquista online non ha alcuna garanzia sulla qualità del prodotto né sull'affidabilità di chi vende. In pratica deve fidarsi della parola del venditore.
PMA Fino a 400 euro per una fiala
L'identikit delle "Crossing border"
In Italia la situazione è anche più grave. Rispetto alle donne spagnole che cercano una gravidanza sfidando limiti fisiologici e ritardi dell'orologio biologico, infatti, le italiane in più hanno a che fare con i paletti imposti dalla legge 40 e dunque cercano risposte al loro sogno altrove, nei Paesi dove le leggi sono più permissive. Chi va all'estero sa che è quasi impossibile ottenere i farmaci a carico del servizio sanitario nazionale e dunque cerca strade alternative per risparmiare. Lo scambio sul web è sempre più uno di questi. I siti come Madreprovetta.org 4, Mammedomani.it 5, Forum.alfemminile.com 6 sono pieni di annunci di donne che cercano o, concluso il proprio ciclo terapeutico, offrono in dono (molto raramente in vendita 7) i medicinali che costano tra i 400 e i 600 euro a confezione. E i post sull'argomento sono commentatissimi.
Il fenomeno "italiano" dello scambio su internet sta crescendo parallelamente al numero sempre maggiore delle coppie che ogni anno vanno all'estero. A marzo è stato pubblicato su Human Reproduction 8 il primo studio che ha tentato di quantificare il fenomeno del turismo riproduttivo a livello europeo. La ricerca calcola in 25mila le coppie europee che annualmente si spostano in un altro Stato per accedere alle tecniche di Procreazione medicalmente assistita: una su tre è italiana. Per arrivare a questi risultati, la Società europea di riproduzione umana ed embriologia ha monitorato - tra ottobre 2008 e marzo 2009 - i dati dei principali cosiddetti "Paesi di accoglienza": Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Slovenia, Spagna e Svizzera. Poi ha stilato una statistica formulata su 1.230 schede raccolte, ben 391 delle quali (il 31,8%) riguardavano coppie italiane.
Un dato colpisce più di tutti. Le "crossing border" italiane, quelle che per poter procreare vanno all'estero, nel 76,5% dei casi si sottopongono a tecniche per la riproduzione assistita (Fivet, Icsi, secondo livello); nel 32,6% per l'inseminazione intrauterina (iui) e nel 4,9% dei casi per entrambe. E in questo contesto, appena il 40% si sposta per la fecondazione eterologa (con seme o ovociti di donatori "terzi") o per la diagnosi genetica pre-impianto, pratiche vietate in Italia. La grande maggioranza (60%) cerca dunque all'estero trattamenti leciti e praticati anche in Italia (ma solo con i gameti della coppia), che però evidentemente si ritengono più efficaci in paesi dove esistono leggi più liberali (e quindi esperienza e tradizione mediche maggiori, come precisa il 46,3%).
Dal campione risulta poi che il 74,9% di chi si sposta non riceve alcun rimborso dal Servizio sanitario nazionale per i farmaci acquistati ai fini del trattamento. Perché possa avvenire il contrario, infatti, serve un piano terapeutico elaborato da un medico o da un centro specializzato italiano, nonché una prescrizione del medico di famiglia.
"Raramente un ginecologo - dice Carlo Flamigni, ginecologo dell'Università di Bologna, membro del Comitato nazionale di bioetica e pioniere della procreazione assistita - compila un piano terapeutico per una donna che vuole tentare la gravidanza fuori dai confini nazionali. Questo piano, oltre a fornire le informazioni sul malato, consente al medico di tenere sempre sotto controllo le terapie e l'evoluzione del trattamento e, al tempo stesso, ha la funzione di limitare gli sprechi, riservando i farmaci ai casi di reale necessità. Soprattutto quando si somministrano terapie molto costose. D'altra parte, come può un medico garantire una cura per un trattamento che viene fatto altrove?". La strada più opportuna, secondo Flamigni, sarebbe quella di "partire" su indicazione del proprio medico con un piano terapeutico già fatto, sottoporsi al trattamento altrove e infine provare a farsi seguire in Italia durante la gravidanza. Ma questo, ammette Flamigni, succede di rado.
Un effetto è che tra le pieghe del web decine di forum diventano luoghi di scambio dei farmaci più costosi. I titoli dei post parlano chiaro: "Cerco (o vendo) Gonal", "Regalo due scatole di Meropur", "Mi servirebbe il Decapeptyl e il Puregon". "Non parliamo di mercato nero - dice Federica Casadei, fondatrice di Cercounbimbo.net 9, sito storico che raccoglie tra i suoi iscritti almeno 35mila donne che tentano la gravidanza - perché in realtà si tratta di vere e proprie catene di solidarietà. Le donne usano questi forum per chiedere consigli, per regalare farmaci troppo costosi o per cedere un appuntamento atteso da mesi. Il problema - dice Casadei - è che ci si muove al limite della legalità. Per questo Cercounbimbo.net, come anche altri siti, dal gennaio scorso ha vietato messaggi di questo tipo. Ma se da un lato ci convinciamo di aver preso una decisione giusta, perché era l'unico modo per arginare il baratto di farmaci, dall'altro pensiamo che in fondo era uno strumento utile per tutte le coppie alle prese con il percorso a ostacoli della procreazione assistita all'estero". Quelle che non si fermano davanti ai limiti della Legge 40.
http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/2010/09/28/news/pma_farmaci_e_storie_si_trovano_su_internet-6872444/?ref=HREC1-8
| Reazioni: |
Oggi, 29 settembre,Sognatore di Algoritmi ad UNO MATTINA - Rai Uno ore 9,30
Giulia Fresca vi aspetta su RAI UNO e dopo sulla sua bacheca!
Bravissima Giulia!
Fabio Storino
La grande paura: il lavoro
http://www.liberazione.it/news-file/La-grande-paura--il-lavoro---LIBERAZIONE-IT.htm
| Reazioni: |
Rai, Masi vuole sospendere Santoro per il vaffa ad Annozero
di Alessandro D'Amato
Il direttore generale studia lo stop di una o due puntate del programma dopo le parole del conduttore su di lui e sul Consiglio di amministrazione
L’avvio di un procedimento disciplinare e, ove possibile, la sospensione per uno o due giorni per Michele Santoro. A questo starebbe pensando il direttore generale della Rai Mauro Masi, il quale vorrebbe utilizzare, a scanso di rischi legali, le procedure previste dallo Statuto dei lavoratori.
IL VOTO AL CDA – Oggi Masi dovrebbe sottoporre la sua idea al voto del Consiglio di amministrazione della Rai, compreso l’intero iter: contestazione formale, replica del diretto interessato, giudizio conclusivo. Masi è deciso a punire il “vaffa” che Santoro gli ha dedicato durante l’ultima puntata di Annozero, e il consigliere in quota PdL Antonio Verro si dice pronto a sostenere le punizioni per il vaffanbicchiere, come l’hanno chiamato sui giornali. Intanto il conduttore dice di aspettarsi un premio di produzione dal CdA per avere aumentato l’audience della puntata e della Rai.
E IL CONTRATTO DI SERVIZIO – Intanto, al settimo piano di viale Mazzini, oggi, si discuterà anche del contratto di servizio. Il Cda si esprimerà sul parere dato dalla commissione di Vigilanza lo scorso giugno. Quindi il testo tornerà al governo che dovrà firmarlo. Tra i punti più “caldi” del contratto quello relativo alla pubblicazione dei compensi nei titoli di coda. Un argomento rispetto al quale, nei mesi scorsi, la maggioranza dei consiglieri Rai aveva sollevato parecchie perplessità. Nella riunione di oggi, invece, il Cda ha deciso per il rinvio della fiction “Anita” prodotta dalla “Goodtime” di Massimo Martino e Gabriella Buontempo, moglie del deputato di Fli Italo Bocchino. “Non c’è niente di politico in questo rinvio – spiega Verro -. Mi spiace che il Cda stia affrontando la vicenda in questo momento politico particolare che dà adito a letture maliziose che invece non ci sono. Esiste invece solamente una perplessità amministrativo-giuridica, condivisa dal presidente del collegio sindacale, per cui il Cda chiede una garanzia fideiussoria adeguata a questa situazione di rischio determinata dalla lite in corso tra soci uscenti e soci entranti della casa di produzione”.
http://www.giornalettismo.com/archives/84790/rai-masi-vuole-sospendere-santoro/
| Reazioni: |
Lega e romani, i tifosi si schierano: “Bossi, magari muori oggi”
UN SOLO GRIDO – Al 15’ del primo tempo di Roma-Cluj, partita di Champions League, in curva Sud è apparso (anche se solo per qualche minuto) uno striscione doppio su cui c’era scritto nella parte superiore «Bossi e Maroni» ed in quella inferiore «fuori dai coglioni ». Subito dopo è partito il coro «Bossi, magari muori oggi» e poi un altro con «la Capitale, noi siamo la Capitale». E’ interessante notare che il coro era originariamente dedicato ad un altro personaggio, non molto amato dai tifosi romanisti: Luciano Moggi. Cantato per la prima volta durante quel Roma-Juventus in cui sulla panchina dei bianconeri sedeva Fabio Capello, che aveva appena lasciato i giallorossi, quel “Mooooggi, magari mòri oggi” costò alla società di Rosella Sensi una megamulta e una diffida per lo stadio Olimpico. Nel video di Youtube che vedete qui sotto, invece, i tifosi della Roma lo cantano a Pescare in occasione di un’amichevole contro la Juventus giocata nell’agosto 2009.
http://www.giornalettismo.com/archives/84805/lega-romani-tifosi-schierano/
| Reazioni: |
S.P.Q.R.: Sono Padano Quindi Rubo (Tony Troja)
Per la Lega, Roma è ladrona.
Ma dei fondi FAS destinati alla Sicilia e utilizzati dalla Lega per pagare le multe dell'UE per lo sforamento delle quote latte degli allevatori leghisti, ne vogliamo parlare?
Tony Troja
| Reazioni: |
Il Cavaliere tira campare
Sui problemi reali il premier editore può accendere e spegnere le telecamere a comando
Alla fine Berlusconi ha deciso di morire democristiano. Dopo tanti proclami incendiari, le roboanti minacce leghiste, la guerra mediatica al "traditore" Fini, il presidente del Consiglio stamattina si presenta alla Camera con un bel discorso doroteo che gli consenta di tirare a campare ancora qualche mese, magari un anno o due, grazie alla benevolenza dei "traditori".
È una scena da commedia dell'arte, come ammirare Capitan Fracassa che rinfodera la spada e tira fuori vino e tarallucci. E il popolo, la famosa gente, cui era delegato il "giudizio di Dio" sulla spaccatura nel centrodestra? Le invocazioni di elezioni subito, a ottobre, novembre, fosse pure a Natale? Niente, il popolo può attendere. In poltrona, davanti a questo spettacolo ridicolo messo in scena dal grande fustigatore dei teatrini della politica. Ma più teatrino di questo, dove s'è mai visto? Berlusconi e Fini sono nemici mortali, nel senso che ormai la sopravvivenza politica dell'uno è alternativa a quella dell'altro. È chiaro a tutti.
Eppure oggi li vedremo votare compatti i cinque punti di un governo il cui obiettivo si può riassumere in uno solo: tirare a campare. Senza le riforme che Silvio Berlusconi non ha mai fatto neppure quando disponeva di maggioranze granitiche, quindi figurarsi ora. Senza muovere un dito per contrastare la crisi economica, aprire un cantiere, riformare la burocrazia, combattere le mafie e una corruzione da 60 miliardi l'anno, rimuovere l'immondizia a Napoli o le macerie a L'Aquila. Tanto sui famosi problemi reali il premier editore ha sempre il potere di spegnere le telecamere a comando. Per accenderle tutte, da mesi, sull'infamia della casetta di Montecarlo e la tragica figura del cognato di Fini.
Nel complesso, una bella pagliacciata. Alla quale Berlusconi si piega perché evidentemente oggi gli conviene. I sondaggi sconsigliano di andare subito al voto perché il giudizio favorevole del popolo non è affatto scontato. La campagna acquisti in Parlamento, pure lauta, non deve aver raggiunto lo scopo. Del resto, è rischioso investire a lungo in certi soggetti. Si tratta di un mercato volatile, direbbero gli esperti di Borsa. Chi si vende oggi, tende a rivendersi domani a un altro, secondo l'offerta. Di questo passo un Calearo qualsiasi potrà aspirare al vice regno delle Sicilie.
Rimane sempre sullo sfondo il pericolo che l'opposizione smetta di litigare e si rimbocchi le maniche per trovare in Parlamento una maggioranza favorevole a una nuova elettorale diversa. Certo, conoscendoli, si tratta di un'ipotesi remota. Per tutte queste ragioni e chissà quali altre sparse fra Russia, Libia e le procure di mezza Italia, Berlusconi oggi smette i panni del rivoluzionario per indossare quelli grigi di un andreottiano fuori corso, cinicamente convinto che tirare a campare sia sempre meglio che tirare le cuoia. Tanto alle rivoluzioni di piazza si può sempre tornare più avanti, in un momento più propizio. Il popolo è buono, dimentica in fretta.
29 settembre 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/09/29/news/cavaliere_tira_campare-7530253/?ref=HREA-1
| Reazioni: |
La Gelmini copia da Wikipedia l’opuscolo per le scuole
di Dipocheparole
L’accusa dell’Unità: nel libricino sui 150 anni dell’Unità d’Italia distribuito dal ministero della Pubblica Istruzione intere parti copiate dall’enciclopedia della Rete.
L’accusa è di quelle davvero imbarazzanti, e se fosse vera – come sembra – farebbe ridere l’Italia intera. Scrive Marco Salvia su L’Unità che nell’opuscolo “I testi della memoria”, fatto distribuire dal ministero della Pubblica Istruzione in tutte le scuole d’Italia ci sono intere parti ricopiate da Wikipedia, l’enciclopedia libera della Rete disponibile a tutti, studenti e non.
LE PROVE DELLA COPIA – Scrive Salvia:
Lo Statuto albertino è scopiazzato da questo pezzo da Wikipedia. Dove si legge: «Lo Statuto del Regno o Statuto fondamentale della Monarchia di Savoia 4 marzo 1848, noto come Statuto albertino dal nome del Re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia-Carignano, fu lo statuto adottato dalRegno sardo-piemontese il 4 marzo 1848 e fu definito, nel Preambolo autografo dello stesso Carlo Alberto, è «Legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia sabauda… ».
E ancora:
Nelle Note Storiche a pag. 21 del libercolo, il pezzo su Carlo Alberto Amedeodi Savoia è sottratto a questa parte di Wikipedia: «Carlo Alberto Amedeo di Savoia detto “il Magnanimo” (francese: Charles-Albert; piemontese Carl’Albert; Torino, 2 ottobre 1798 – Oporto, 28 luglio 1849) conte di Barge, settimo Principe di Carignano e Re di Sardegna dal 1831 al 1849. Ha legato indelebilmente il suo nome alla promulgazione… ». Poi, le note su Mazzini ad esempio, così come varie altre, sono parimenti scritte con lo stesso metodo…
Poi Salvia se la prende un po’ anche con Wikipedia:
Davvero farsesco è che, essendo l’enciclopedia creata da volenterosi utenti della rete, quello che gli studenti hanno letto sul libricino ufficiale del Ministero è il parto multiplo e continuato di semplici utenti. Una sorta di minestrone cui si aggiunge sempre qualcosa di arbitrario e il cui ultimo brano scopiazzato sul libretto è opera di un cybernauta che si firma “La Cara Salma”. abbastanza centrato il nomignolo, se lo riconduciamo allo stato dell’istruzione nel paese. Per chi non lo sapesse, rileviamo ancora una volta che l’enciclopedia fai-da-te del gruppo “Wiki” non è nemmeno una vera enciclopedia. Gli studenti che la usano lo sanno bene, e hanno imparato a stare attenti almeno agli errori di sintassi e grammatica che vi sono contenuti. Gli “esperti” o chi per loro, invece, pagati per redigere il libricino commemorativo donato dal Ministero dell’Istruzione e che saranno stati comunque ben retribuiti, l’hanno presa per la Treccani e per di più non si sono presi nemmeno la briga di mascherare i loro scopiazzamenti o di correggere la punteggiatura.
LA GENESI DELLA SCOPERTA – C’è da dire che Salvia cita, come fonte della scoperta, un anonimo blogger “poi ripreso e che ha fatto il giro della rete”. Una rapida ricerchina su Google ci fa scoprire che l’anonimo blogger è Tamas, alias Tommaso Giancarli, che ha scritto tutto sul Tumblr di Ohshhh: “”L’altro giorno mia madre, che è preside, è stata con qualche alunno del suo liceo a Roma all’inaugurazione dell’anno scolastico. Ora, tralasciamo il fatto che durante il discorso della Gelmini passassero delle povere ragazzine di un alberghiero di Roma, in veste di hostess, con l’incarico di ricordare a tutti che alla fine “bisognava applaudire”, come in effetti usa nei paesi centro-asiatici; lasciamo stare queste cose. Quello che davvero mi ha stupito e perfino addolorato è il libretto “I testi della memoria”, sui 150 anni della riunificazione, consegnato con altro materiale ai bambini e ragazzi che erano lì da tutta Italia. Il libretto contiene Statuti, discorsi e altre fonti storiche sui protagonisti del Risorgimento, nonché note storiche; peccato che queste note storiche siano copiate da Wikipedia (sito che è, tra l’altro, anche caratterizzato dalla presenza di neo-borbonici e altri cialtroni del genere, nonché, soprattutto, da una diffusa ignoranza della lingua italiana che è fedelmente riprodotta anche nel librino suddetto). Ora, che un Ministero della Pubblica Istruzione debba affidarsi a Wikipedia per scrivere due noterelle sui personaggi del nostro Risorgimento mi pare una cosa di una gravità tale che non mi va neanche di finire questo discorso. Spero fucilino qualcuno al più presto”. Difficile dargli torto.
http://www.giornalettismo.com/archives/84815/gelmini-copia-wikipedia-lopuscolo/
| Reazioni: |
Milano si prepara a cacciare i Rom
Milano off-limits ai nomadi. La “cacciata” è stata decisa in un vertice in Prefettura, tra il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il sindaco Letizia Moratti. I prossimi ad avere se non le ore almeno i giorni contati – si parla della fine di ottobre al massimo – sono gli ottocento rom che da anni occupano il campo di via Triboniano dietro al cimitero Maggiore, sui terreni dove dovrebbe sorgere uno degli svincoli autostradali legati all’area di Expo 2015. Ma c’è di più. Il ministro Maroni ha deciso di modificare il piano emergenza rom in vigore dallo scorso maggio, che prevedeva la destinazione di alcune case popolari comunali ai rom sgomberati insieme alle loro famiglie: “I nomadi che hanno i titoli per restare in città, non saranno ospitati in alloggi popolari del Comune. Se questa iniziativa (la chiusura dei campi rom, ndr) deve fare un favore a qualcuno, questo qualcuno sono solo i cittadini milanesi”.La sterzata sul piano in vigore per l’emergenza rom rischia però di avere non poche ripercussioni. Gli sgomberi si susseguono a cadenza quasi quotidiana, dai piccoli campi ai grandi appezzamenti di terreno con baracche e roulotte. Nessuno vuole i rom liberi per strada. Nessuno sa però dove metterli. Le case popolari dell’Aler – 25 appartamenti in tutto – sembravano una soluzione temporanea adeguata almeno per affrontare una emergenza limitata. Il ministro Maroni dice che è meglio di no, la città non vuole, ma qualcuno deve pur farsi carico del problema: “Sono certo che il grande cuore di Milano individuerà soluzioni che non suscitino quelle reazioni negative, che avrebbero rischiato di vanificare lo sforzo del Comune e di tutto il territorio per risolvere la grave situazione dei nomadi.L’invito nemmeno troppo sottinteso è che sia il Terzo settore a trovare una soluzione. Il volontariato, l’associazionismo cattolico, gli unici che da anni a Milano sembrano avere a cuore la questione dei nomadi non solo come numeri di un problema da spostare di qua e di là ma come persone. Ma dal Terzo settore arrivano più dubbi che conferme all’invito del ministro. Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, respinge ogni ipotesi e rilancia polemico: «I problemi si risolvono con la legalità e la socialità. La questione rom non deve gravare solo sul Terzo settore. Se dovesse uscire questa questione politica diremo: “Allora affrontatelo voi”. Poi inviteremo la città a discutere». L’ipotesi di trovare in alternativa 25 alloggi sul mercato privato, per ospitare le famiglie di rom previste nel piano di maggio sembra improponibile. Dalla Caritas arriva la risposta più dura: «Noi andiamo avanti, anche i nomadi in case. Fino a che non ci sarà una comunicazione ufficiale ci atterremo agli accordi di maggio. Se dovesse arrivare la metteremo in discussione, c’è il rischio di forme di discriminazione».Tutt’altre le parole del sindaco Letizia Moratti «La chiusura del campo di via Triboniano è un grande segnale. Bisogna azzerare i campi abusivi ma anche alleggerire quelli regolari, in vista dell’allargamento dell’area Shengen alla Romania». Sulla possibilità di ospitare negli alloggi del Comune i nomadi, il sindaco è in linea con il ministro: «Non tollereremo alcuna illegalità da parte di chi uscirà da triboniano e si riverserà in città. Gli alloggi saranno nella disponibilità comunque delle associazioni del Terzo settore, anche se non saranno dati ai nomadi». Anche il vicesindaco Riccardo De Corato plaude all’intervento del ministro e dà i numeri: «Dal 2007 ad oggi sono stati fatti 343 sgomberi per un totale di 7004 soggetti allontanati. Avanti con gli sgomberi».
Fonte: La Stampa
http://www.perlapace.it/index.php?id_article=5192&PHPSESSID=4cde3f4ef00963726b0aa1c67b4cba4f
| Reazioni: |
L’inceneritore di Acerra è morto: ora spunta il collaudo dei misteri
Si potrebbe definire “il collaudo dei misteri”. E’ quello datato 16 luglio 2010 che avrebbe accertato il pieno funzionamento dell’inceneritore di Acerra. La notizia di questo collaudo, del quale non si è mai parlato in questi mesi, si ricava dal sito di Impregilo, la società milanese che ha costruito il forno dei miracoli: “Merita opportuna evidenza – si legge – il positivo collaudo definitivo del termovalorizzatore di Acerra, datato 16 luglio 2010. Tale risultato costituisce un’importante evidenza dell’eccellenza qualitativa che contraddistingue l’operato del Gruppo nei suoi settori strategici, con particolare enfasi in questo caso, stante la perdurante inadempienza delle amministrazioni pubbliche competenti nel pagamento al Gruppo dei rilevanti crediti maturati per tale opera, dalla quale le stesse amministrazioni stanno peraltro ottenendo significativi benefici sia economici sia operativi”.
Un collaudo definitivo, dunque, che dovrebbe sbloccare i soldi da incassare: 355 milioni di euro. Dalla provincia di Napoli (l’ente competente nella gestione dei rifiuti), fanno sapere che nessun documento relativo al collaudo in luglio è stato acquisito, nonostante le richieste. Insomma, è un mistero. “Il collaudo funzionale dell’impianto – si legge sul sito della protezione civile – è terminato il 28 febbraio 2010. Con l’esito positivo del collaudo è terminata la gestione provvisoria. E Partenope Ambiente ha assunto la gestione definitiva del termovalorizzatore di Acerra”. Peccato che qualche settimana dopo il fatidico 16 luglio l’inceneritore si è fermato: ora è completamente spento, nonostante le rassicurazioni dell’A2a, la società che lo gestisce e che ieri ha organizzato un tour con i giornalisti, in versione embedded, per ribadire che è tutto nella norma. A meno di 24 ore dal tour, la notizia: anche la prima linea di combustione è bloccata. Delle altre due linee che lo compongono, già si sapeva. Bloccate. L’inceneritore al momento, che doveva trattare 2 mila rifiuti al giorno, quasi un terzo di quanto prodotto in regione, è morto. “Riprenderà a funzionare entro un giorno”, rassicurano dall’A2a. Anche sui collaudi in passato non sono mancate le polemiche: a presiedere la commissione collaudi c’era Gennaro Volpicelli che ha seguito l’iter di sviluppo del forno di Acerra, persona preparata e competente, ma in leggero conflitto, visto che dal luglio 2009 ha assunto il ruolo di direttore dell’Arpac, l’agenzia regionale di protezione ambiente che si preoccupa di monitorare l’aria nei pressi dell’inceneritore.
Attorno al forno di Acerra si gioca una partita di soldi. L’Impregilo, i cui ex-vertici sono sotto processo per la disastrosa gestione dei rifiuti, deve incassare 355 milioni di euro dalle istituzioni, regione Campania o protezione civile che dovranno acquistare la proprietà dell’impianto. Qualcuno aspetta i soldi. In Impregilo c’è Igli Spa, dentro il gruppo Gavio, Benetton e Ligresti, tra i protagonisti anche dell’avventura in Cai. Ma un impianto fermo, come quello di Acerra, indurrebbe ad una verifica di una commissione indipendente sulla reale efficienza della struttura, prima di investire una somma così consistente.
Prima che si diffondesse la notizia che anche il primo forno è ko, un dirigente interno dell’A2a, che preferisce l’anonimato, dichiarava: “Altro che manutenzione. Fisia Babcock, che ha costruito il termovalorizzatore per conto di Impregilo, non ha messo le adeguate protezioni contro i fumi acidi prodotti dall’incenerimento della spazzatura. Immagino per risparmiare soldi o tempo. Inevitabilmente due forni su tre, il secondo e il terzo, sono saltati. Sono pieni di buchi. Vanno rifatti e per questo sono fermi. Quanto al primo, è piuttosto malmesso anch’esso. Stiamo facendo il possibile per tirare avanti, ma non escludiamo affatto che possa cedere da un momento all’altro”. E, infatti, oggi si è fermata anche la prima linea. Problemi anche alle caldaie che, si vocifera in assoluto anonimato, sarebbero made in China. Sarebbero. Le contraddizioni di un ciclo dei rifiuti mai avviato sono legate alla mancata politica di riduzione, anche con ordinanze ad hoc a partire da imballaggi e contenitori di plastica, fino all’assenza completa di un impianto di compostaggio in regione.
In un territorio a “libertà vigilata” , dove se ti avvicini a una discarica o a un inceneritore vieni fermato, la gestione di Bertolaso non ha prodotto, infatti, neanche un impianto per il trattamento della frazione umida che rappresenta il 35-40% dei rifiuti e chi raccoglie l’umido in Campania deve portarlo in Sicilia spendendo fino a 240 euro a tonnellata. Uno scandalo nello scandalo, un fiume di denaro sperperato in trasporti e società che strozzano le già difficili finanze dei comuni.
di Nello Trocchia e Tommaso Sodano (autori del libro La Peste dal 29 settembre in tutte le librerie)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/28/l%E2%80%99inceneritore-di-acerra-e-morto-ora-spunta-il-collaudo-dei-misteri/65570/
| Reazioni: |
“I disabili? Ci vuole la Rupe Tarpea”
Joanne Maria Pini, professore di armonia al Conservatorio di Milano, intervenendo sulle dichiarazioni dell’assessore all’istruzione di Chieri Giovanni Pellegrini, ha avuto l’idea geniale di chiamare in causa gli spartani per risolvere il “problema” dei disabili a scuola.
LA RUPE TARPEA – “Alla Rupe Tarpea bisognerebbe tornare, altro che balle. Non c’è più selezione naturale”, ha detto Pini su un forum riferendosi alle polemiche di Chieri. Il richiamo è storico: alla Rupe gli spartani solevano portare, per ucciderli, i bambini nati deformi. La frase scatena un putiferio, con tanto di reazioni indignate di genitori di figli disabili: c’è chi gli dice di andare a fare il salumiere, c’è chi lo paragona al dottore nazista Mengele. Ma Pini non molla: “Prima della didattica viene la genetica, diceva mio padre”, e ancora: “Stiamo vivendo il più triste periodo della storia dell’umanità, quello contro natura”. Alla fine, dopo anche l’intervento del conduttore radiofonico Gianluca Nicoletti, Pini si scusa e dice di essere stato male inerpretato. “Io razzista? E’ inconcepibile. Figuriamoci se penso che i disabili debbano essere lasciati alla Rupe Tarpea. Ma resto convinto che oggi siano penalizzati i migliori. E comunque da oggi userò Facebook soltanto per svago”, dice al Corriere della Sera.
http://www.giornalettismo.com/archives/84797/i-disabili-vuole-rupe-tarpea/
| Reazioni: |
Caso Welby, condannata Militia Christi per diffamazione
http://www.uaar.it/news/2010/09/27/caso-welby-condannata-militia-christi-per-diffamazione/
| Reazioni: |
martedì 28 settembre 2010
Cibo, quanto dura? Ecco la tabella delle scadenze
Tra gli alimenti che scadono prima ci sono appunto il pesce e la carne (3 giorni), il latte fresco (5 giorni), insalata e frutta (7 giorni). Cosa si rischia se si mangiano anche dopo questo periodo? Si va dalla “decomposizione” della carne e della frutta fino alla contaminazione microbiologica del latte fresco e all’intossicazione nel caso di pesce e latte.
Ma proseguiamo in questa “tabella” virtuale delle varie scadenze. Arriviamo dunque a parlare delle uova che scadono dopo 28 giorni, cioè dopo 28 giorni non si posso più mangiare, altrimenti si rischia la salmonella. Ci vogliono poi 30 giorni perché scada la pasta fresca confezionata e se la si mangia oltre questo limite di tempo si rischia l’intossicazione da micro tossine e, anche qui, la salmonella. Poi c’è lo yogurt, che dura un mese, oltre il quale si può anche mangiare ma si deve dire addio a tutti i suoi fermenti e le sue proprietà nutrienti.
Durano tra i quattro e i cinque mesi i formaggi stagionati, dopo di che potrebbero contenere dei batteri. Si ha tempo invece sei mesi-un anno per mangiare i biscotti secchi e se ci si scorda la data di scadenza poco male, perdono solo gusto e consistenza ma non danneggiano la salute. Un po’ più di tempo, nove mesi, serve perché scadano le merendine industriali ma anche qui, nessun grave rischio per la salute in caso di sbadataggine.
Passiamo invece agli alimenti che durano più a lungo. C’è l’olio d’oliva che può essere conservato inalterato per 18 mesi, dopo di che perde il suo valore nutrizionali e diventa anche un po’ acido al palato. Poi ci sono i cibi surgelati che a differenza di quanto pensano in molti, non sono “immortali”: si conservano “intatti”, cioè con tutti i valori nutrizionali, per un massimo di 30 mesi, ovvero quasi tre anni, dopo di che perdono tutte le loro proprietà. Al penultimo posto tra i cibi che si conservano più a lungo troviamo poi i pomodori pelati, che possono essere mangiati anche dopo 2-3 anni dal confezionamento ma le cui caratteristiche restano integre solo per 6-9 mesi. Infine c’è il caffè: ogni confezione mantiene la fragranza e l’aroma originale per 16-18 mesi dopo di che perde di gusto.
http://www.blitzquotidiano.it/facebook/cibo-durata-tabella-scadenze-563994/
| Reazioni: |
Rifiuti senza traccia
di Giorgio Mottola
CAMPANIA. Tra pochi giorni dovrebbe entrare in funzione il sistema di tracciabilità dei rifiuti. Breve storia del Sitra e del “Sirenetta”, i due sistemi campani precursori. Dove gli uomini Finmeccanica la fanno da padroni.
In Campania il Governo ha lanciato un sistema di tracciabilità dei rifiuti, gestito da Vitrociset, partecipata di Finmeccanica. È costato 10 milioni di euro e non è mai partito. Il prossimo primo ottobre entrerà ufficialmente in funzione il Sistri, il sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti. Le polemiche sul tema negli ultimi mesi non si sono risparmiate. In molti, tra gli operatori del settore, hanno messo in dubbio l’efficacia dello strumento nel contrasto al traffico illecito. Altri lamentano ancora oggi l’assenza di un adeguato periodo di sperimentazione: in tanti temono che nelle aziende, tra meno di una settimana, possa esplodere il caos. Ma pochi sanno che quella del Sistri è una strada già battuta dal Ministero dell’Ambiente. C’è quindi da stare tranquilli, non sarà un salto nel buio. Infatti, sin dal novembre del 2008, il Governo Berlusconi ha approvato con decreto legge un progetto pilota per la tracciabilità dei rifiuti, fatto su misura per la Campania.
Il sistema campano si chiama Sitra. Andrà a integrare il Sistri e ha sostituito il precedente sistema: il “Sirenetta”, lanciato dal Commissariato per l’emergenza rifiuti nel 2001. I due progetti sono costati oltre 10 milioni di euro, ma né l’uno né l’altro sono mai partiti.
Nonostante il nome dalle suggestioni disneyane (l’acronimo sta per Sistema informativo emergenza rifiuti network e tecnologia ambientale), il Sirenetta è passato alla storia come uno dei grandi sprechi dell’emergenza “monnezza” in Campania. Per l’utilizzo poco scrupoloso dei soldi pubblici ha aperto un’inchiesta molti anni fa la Commissione parlamentare sulle ecomafie. Le modalità di funzionamento del Sirenetta erano le stesse del Sistri. Veniva installata una scatola nera sui camion e negli impianti di raccolta che trasportavano l’immondizia. In questo modo si garantiva la tracciabilità. Il progetto, che ha avuto un investimento iniziale di oltre 8 milioni di euro, avrebbe dovuto coinvolgere 1060 automezzi e 60 siti di stoccaggio. Però, a distanza di quattro anni, nel 2005, le apparecchiature erano state installate solo su 510 camion e in 6 impianti. E un paio di anni dopo sono fallite due delle ditte che costituivano il raggruppamento temporaneo d’impresa che si era aggiudicato l’appalto. Perciò, nel 2008, il Tribunale di Napoli ha dichiarato sciolto il contratto. Ma nessuno si è fatto prendere dal panico. Anzi, per come sono andate le cose successivamente, sembra che tutto fosse previsto. Nel novembre dello stesso anno, è infatti arrivato il decreto del Governo, voluto da Bertolaso all’epoca Commissario per l’emergenza rifiuti, che introduceva il Sitra, il nuovo progetto di tracciabilità dei rifiuti della regione Campania. E quindi si è dovuto fare un nuovo appalto. Che, come accaduto per il Sistri, non ha visto un bando di gara pubblica ma una procedura negoziata. Con un ribasso dello 0,2 per cento, «fatto previo appuntamento telefonico», la commessa se la sono aggiudicata la Cid Studio Software (che già aveva iniziato a lavorare al Sirenetta), la Vitrociset e la Dielleti, che nel frattempo avevano acquisito le due ditte fallite del precedente raggruppamento d’imprese (l’Enterprise digital architects e la Daelit srl). Per la modica cifra di 1 milione e 397 mila euro, il loro compito consiste, come sta scritto nel decreto di affidamento, nella «reingegnerizzazione» del sistema Sirenetta, attraverso «la migrazione su piattaforma software open source». In pratica, devono riprogrammare le scatole nere. Un appalto molto conveniente per la Vitrociset, società dal capitale sociale di 82 milioni di euro, che, dopo aver gestito per 40 anni i radar degli aeroporti italiani, è entrata nella cordata che ha acquisito Alitalia, lo scorso giugno si è aggiudicata l’Eda, l’infrastruttura di telecomunicazioni usata da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza. Il suo fondatore, Camillo Crociani, predecessore di Guarguagliani alla guida di Finmeccanica, fu coinvolto negli anni ’70 nello scandalo Lockheed. Oggi è per il 95 per cento della Ciset (che ha un capitale sociale di 52 mila euro), cassaforte degli eredi Crociani, e per l’1,4 per cento di Selex Sistema Integrati, controllata di Finmeccanica, a capo della quale c’è Marina Grossi, moglie di Guarguaglini. L’attuale amministratore delegato di Vitrociset è Tommaso Pompei, già dirigente di Omnitel,insieme a Colaninno, Tiscali e Wind. Nel Cda siede Pier Giorgio Romiti, figlio d’arte ed ex presidente di Impregilo, che tante rogne ha creato a Bassolino in tema di emergenza rifiuti. In Campania, il Sitra e il Sistri (che sarà gestito da una controllata di Finmeccanica, la Selex Service Management) coesisteranno. Il primo in Campania traccerà le rotte anche dei rifiuti solidi urbani, che nel resto d’Italia sono esclusi dal controllo del Sistri. Negli ambienti del Ministero si sussurra che il Sitra potrebbe, in una seconda fase, svolgere questa funzione anche nel resto d’Italia. Una commessa che farebbe sicuramente gola a tanti.
http://www.terranews.it/news/2010/09/rifiuti-senza-traccia
| Reazioni: |
3,5 miliardi solo a Milano, il costo dell’illegalità
L’illegalità costa 3,5 miliardi di euro all’anno alle imprese milanesi. E’ quanto emerge da un’indagine della Camera di commercio di Milano discussa oggi insieme al disegno di legge in materia di responsabilità amministrativa degli enti. Dalla ricerca, svolta su un campione di oltre 400 imprenditori, emrge come un’impresa su tre subisca le conseguenze di falsi in bilancio, reati societari, contraffazione e concorrenza sleale mentre una su cinque patisca gli effetti di corruzione e truffa ai danni della pubblica amministrazione.
Diversi i danni a cui sono sottoposte le aziende: l’abbassamento del margine di guadagno per il 20%, la riduzione degli investimenti per il 15%, i tagli sul personale per il 6% e il timore di chiusura per il 9,9% delle imprese.
All’incontro è stata proposta una certificazione per le imprese virtuose, una sorta di “bollino blu” che ha trovato consenso nel 60% degli imprenditori interpellati.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/27/35-miliardi-solo-a-milano-il-costo-dellillegalita/65197/
| Reazioni: |
Vietare il burka anche in Italia?
Un disegno di legge per vietare l’uso del burka è stato presentato oggi al Senato dalla parlamentare del PdL Simona Vicari. Il ddl andrebbe a modificare l’articolo 5 della legge n. 152 del 1975, che aveva introdotto il divieto dell’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.
La modifica proposta dalla Vicari estenderebbe il divieto in tutti i luoghi tranne che nell’abitazione privata. «È altresì vietato – recita il testo – in qualsiasi luogo non adibito ad abitazione privata, l’uso di indumenti che comportino la copertura o velatura del volto della persona che lo indossa». «Non ci si vuole sottrarre al processo di integrazione tra i popoli», ha detto la Vicari, «che anzi vogliamo favorire, ma chi decide di vivere in un altro paese deve accettare le regole e gli usi di quel luogo». Una proposta di legge simile era stata depositata alla Camera il 17 settembre da alcuni deputati dalla Lega.
Il 14 settembre la Francia era stato il primo paese dell’Unione Europea ad approvare una legge che proibisce l’uso del velo integrale islamico nei luoghi pubblici. La Francia ha la popolazione musulmana più grande d’Europa: almeno cinque milioni di cittadini sui sessantaquattro totali. I difensori della legge sostengono che il velo è simbolo di oppressione e sottomissione delle donne. Il governo francese sostiene di voler perseguire un percorso di integrazione efficace e proficuo, per evitare che l’emarginazione e la ghettizzazione di intere comunità possa portare a tensioni e rivolte come quelle esplose in diverse periferie nel 2005.
http://www.ilpost.it/2010/09/27/divieto-burka-italia/
| Reazioni: |
Istat, sempre più lavoratori in attesa di rinnovo
Alla fine di agosto erano 4,8 milioni i lavoratori dipendenti in attesa del rinnovo del contratto, pari al 36,4% del totale, in lieve aumento rispetto al luglio 2010 (36,2%) e in forte crescita rispetto ad agosto 2009 (13,3%). Lo rileva l'Istat sottolineando che nello stesso periodo invece erano in vigore 36 contratti per un'incidenza in termini di monte retributivo del 60,4% e 8,3 milioni di lavoratori. L'istituto precisa anche che i lavoratori con contratto scaduto si concentrano nei servizi privati e nella pubblica amministrazione.I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 13,8, in aumento rispetto a luglio 2010 (13) ma in calo rispetto ad agosto (erano 15,4). Se si distribuisce invece l'attesa media sul totale dei dipendenti, ad agosto 2010 era pari a 5 mesi a fronte dei 4,7 a luglio 2010 e dei 2 mesi dell'agosto 2009.
Sul fronte delle retribuzioni contrattuali orarie, l'Istat rileva che ad agosto sono rimaste invariate rispetto a luglio, mentre sono aumentate del 2,2% rispetto ad agosto 2009. La causa di questo stallo - dice l'Istituto - è da ricercare nel numero molto basso di adeguamenti contrattuali. Si registra, infatti, solo l'applicazione degli aumenti relativi al rinnovo del secondo biennio per i dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri.Nel dettaglio, i settori che presentano gli incrementi tendenziali più elevati sono alimentari, bevande e tabacco (5,2%), telecomunicazioni (4,5%) e commercio (3,9%). Il setore metalmeccanico ha registrato invece un incremento del 3,5%. Gli incrementi minori si osservano, invece, per trasporti, servizi postali e attività connesse (0,3%), forze dell'ordine (0,5%), pubblici esercizi e alberghi, ministeri, scuola, militari-difesa, attivita' dei vigili del fuoco (in tutti i casi l'aumento e' stato dello 0,6%).
http://www.rassegna.it/articoli/2010/09/28/66933/istat-sempre-piu-lavoratori-in-attesa-di-rinnovo
| Reazioni: |
Europa, finanza in crisi. Irlanda e Portogallo dopo la Grecia? Spaventa l’effetto domino
E tutti temono, e anche noi dobbiamo temere, l’effetto domino. La commissione europea ha proposto una legislazione più dura, sanzioni più severe contro i Paesi che violano le regole Ue.
La turbolenza finanziaria della periferia dell’euro-zona può finire col minacciare il sistema bancario europeo e anche la ripresa della sua economia.Scrive la bibbia della finanza americana, il Wall Street Journal che le preoccupazioni sono aumentate dopo che Moody’s ha tagliato il rating della banca irlandese Anglo Irish Bank di ben tre livelli, a Baa3.
Il collasso del mercato immobiliare irlandese, nota il quotidiano, ha paralizzato il sistema bancario, costringendo il Governo a intervenire in soccorso, spendendo 33 miliardi di euro, pari a un quinto del prodotto lordo.
Intanto il ministro delle finanze portoghese sta spingendo perché il governo insista con i piani per tagliare il deficit di bilancio, nonostante i legali dell’opposizione minaccino di bloccare l’aumento delle tasse. L’incertezza riguardo alla capacità del Portogallo di adottare ulteriori misure fiscali sta facendo schizzare le rendite in relazione al debito del Paese, segno della crescente preoccupazione degli investitori.
C’è un dato che impressiona, il divario tra i rendimenti dei bond a dieci anni di Germania e Portogallo, che è salito di 4,2 punti percentuali.
http://www.blitzquotidiano.it/economia/europa-finanza-crisi-irlanda-portogallo-grecia-565612/
| Reazioni: |
lunedì 27 settembre 2010
I grandi felini a rischio. Colpa dei trofei di caccia
di LUIGI BIGNAMI
IN MOLTE parti d'Africa, i ricavi dai "trofei di caccia" vengono utilizzati per opere di conservazione delle stesse specie cacciate o di altre in pericolo di estinzione. Ma ciò non succede ovunque e in Tanzania, ad esempio, uno dei Paesi dove la caccia ai grandi felini è più attiva che altrove, il numero degli animali che viene cacciato non porta alcun beneficio ai propri simili. Questo perché il numero di individui e soprattutto l'età degli animali venduti ai cacciatori di trofei non sono quelli che dovrebbero essere per avere ricadute benefiche. Questo è il risultato di una ricerca sui leoni e sui leopardi africani realizzata dalla Minnesota University e pubblicata su Conservation Biology.
Nel Paese dei grandi parchi, infatti, il numero di uccisioni di felini ammonta a 500 leoni e 400 leopardi all'anno su un territorio di circa 300.000 km quadrati. Ciò equivale a circa 1,67 leoni per 1.000 km quadrati e a 1,3 leopardi per 1.000 km quadrati. L'idea prevalente vuole che il ricavo dall'uccisione di questi animali permette di salvaguardare il futuro della popolazione globale delle specie. Ma questi numeri si trovano solo sulla carta perché secondo Craig Parker, direttore della ricerca, la quantità di leoni è scesa del 50% tra il 1996 e il 2009, mentre nelle zone turistiche dove è vietata la caccia il numero dei felini è rimasto invariato. "C'è una sola spiegazione al fenomeno - ha detto Parker - ed è il fatto che il numero di animali che vengono uccisi è superiore a quello che si dichiara ufficialmente". La soluzione prospettata dal ricercatore è quella di diminuire il tasso di uccisione a 0,5 per i leoni e a 1,0 per i leopardi ogni 1.000 km quadrati all'anno.
Un altro elemento importante da considerare è l'età degli animali che vengono uccisi. Attualmente sembra che non si faccia molto attenzione al problema mentre, secondo Parker, "i leoni da uccidere dovrebbero essere solo maschi con più di 6 anni di età". Se si uccidono maschi giovani il nuovo leone che verrà a contatto con la femmina senza più maschio si vedrà uccidere i piccoli del padre precedente e il numero di leoni è destinato a scendere inevitabilmente. Allo stesso modo solo leopardi superiori ai 7 anni di età dovrebbero essere oggetto di trofeo. E' vero che per un cacciatore cacciare un giovane maschio di una o dell'altra specie è sinonimo di forza e capacità, ma questo vuol dire distruggere specie già in pericolo.
Teoricamente, sostiene il ricercatore, le leggi tanzaniane vanno già abbastanza bene, ma manca il controllo e dunque in talune aree non vengono applicate. Il problema principale probabilmente sta nell'elevato numero di aree gestite da differenti società addette alla caccia: ve ne sono oltre 150 per 300.000 km quadrati. Alcune piccole società temono di diventare irrilevanti e concedono permessi di caccia oltre ogni numero accettabile.
http://www.repubblica.it/ambiente/2010/09/18/news/troppi_trofei_di_caccia_gli_animali_scompaiono-7082511/
| Reazioni: |
Ancora un Crocifisso contestato
E' partito nelle scorse ore con una lettera ai giornali, in cui si lamenta per quella che ritiene una violazione dei suoi diritti, una beffa alla Costituzione italiana, alla Dichiarazione dei diritti dell'Uomo, e a due sentenze della Corte Europea di Straburgo. In essa, inoltre, spiega di aver contestato l'imposizione di cui era stato oggetto, per tutto il breve periodo di ricovero, dapprima con una richiesta verbale alla caposala, poi con una lettera consegnata alla Direzione medica del presidio ospedaliero, e infine, con una terza istanza scritta, sempre indirizzata al presidio, in cui chiedeva di essere esonerato dallaccettazione forzata del crocifisso, un simbolo di violenza, torture, morte e crimini atroci contro l'Umanità. Si riferiva, ovviamente, a tutti quegli episodi raccontati dalla Storia, in cui uomini di Chiesa, con la copertura del simbolo del crocifisso, si sono macchiati di misfatti e crimini inenarrabili. Ma, come è noto, molti credenti cattolici contrappongono a questa tesi la realtà, soprattutto spirituale, rappresentata dal crocifisso stesso che è stata contemporaneamente fonte di crescita sociale e civile.
All'ospedale di Jesi, deve aver prevalso quest'ultimo aspetto della questione se il signor Montesi, dopo prelievi del sangue e dell'urina, controlli della temperatura corporea e somministrazione di farmaci, prima dell'anestesia totale pre-intervento chirurgico e ad un passo dalla sala operatoria, si è sentito rispondere che il crocifisso doveva restare lì punto e basta. Risposta perentoria aggravata dal fatto, sempre secondo lui,che il giorno prima, tornato in stanza dopo un'assenza di pochi minuti, aveva trovato sul comodino un pieghevole con gli orari delle messe presso la cappella dell'ospedale, icone di santi e martiri e una filastrocca denominata preghiera del malato. Pieghevole lasciatogli in omaggio, probabilmente, dal frate cappellano che si aggira usualmente per il nosocomio cercando di indottrinare pazienti e fare proseliti. Dunque il sig. Montesi, sentendosi soprattutto forte per via degli articoli 3 e 19 della Carta costituzionale, dellart. 9 della Carta dei diritti dell'Uomo, e delle sentenze della Corte Europea sul caso Soile Lautsi contro l'Italia e Alexandridis contro la Grecia, sta già valutando con i suoi avvocati la possibilità di aprire una vertenza contro l'Ospedale per richiedere un risarcimento danni. Come aveva fatto a suo tempo il giudice Luigi Tosti, il quale a Camerino si era rifiutato di tenere udienza avendo sopra il capo il crocifisso. Con l'aggiunta in questo caso che, essendo egli uno scrittore, potrebbe presto realizzare un libro sulla "disavventura" capitatagli, utilizzando anche le librerie come campo di battaglia ove far riflettere il pubblico sull'ingiustia subìta. La questione del crocifisso esposto nei luoghi pubblici, certamente è ancora solo all'inizio.
http://www.laveracronaca.com/index.php?option=com_content&view=article&id=607%3Aancora-un-crocifisso-contestato&catid=1%3Aultime&Itemid=29
| Reazioni: |
Imponente aumento del prezzo del cibo. Vertice straordinario della Fao sulla crisi alimentare
Il mondo rischia una nuova crisi alimentare, come quella del 2007-08, ma la causa è la speculazione finanziaria e non il clima impazzito. Infatti, nonostante siccità e alluvioni, quest’anno si prevedono raccolti di grano e di riso da record.
E’ il succo del vertice straordinario organizzato dalla Fao (l’agenzia per l’agricoltura e l’alimentazione dell’Onu) e svoltosi venerdì in seguito all’imponente rialzo dei prezzi di alcuni generi alimentari che si è verificata negli ultimi mesi.
Da luglio, il prezzo del mais sui mercati internazionali è aumentato del 40%. Quello del grano del 60-80%. Tutto è cominciato con l’ondata di calore che ha colpito la Russia: il raccolto di grano è risultato sensibilmente inferiore alle previsioni, e il Governo ha deciso di bloccare le esportazioni.
Eppure, secondo la stima della Fao, in tutto il mondo il raccolto di grano in questo 2010 sarà appena inferiore dell’1% a quello dell’anno scorso, e il terzo più grande mai registrato nella storia umana.
E il riso? Nonostante le inondazioni in Pakistan e in Cina, la Fao nel “Crop Prospects and Food Situation” di questo mese si attende un raccolto globale superiore del 3% rispetto a quello dell’anno scorso. Dovrebbe essere il più grande raccolto di riso mai registrato nella storia umana.
Le scorte alimentari sono ben più consistenti di quelle del 2008. Inoltre produzione e domanda di cereali sono sufficientemente in equilibrio, dice la Fao.
Bisognerebbe dirlo a quel miliardo circa di esseri umani che, ogni sera, va a letto con la pancia vuota e a tutti gli altri che, a causa dei prezzi sempre più alti, si trovano in difficoltà a riempire le pentole e i piatti.
Il prezzo del grano e della farina, riconosce la Fao, in luglio e agosto è aumentato del 24% in Afghanistan, del 23% in Mongolia, del 22% in Tagikistan, del 21% in Bangladesh, del 19% in Kyrgyzstan. In Pakistan i prezzi sono aumentati in media dell’8% solo nella prima settimana di settembre.
Oltretutto si tratta di Paesi poveri – è bene sottolineare – dove l’acquisto del cibo assorbe la maggior parte del reddito. Rincari del genere strangolano qualsiasi possibilità di sfamarsi.
Se i raccolti di grano e di riso sono da record, come mai i prezzi aumentano in questo modo spropositato? Acquisti dettati dal panico e speculazione finanziaria, risponde la Fao. Ovvero: non mangi? E’ il mercato, bellezza.
Il comunicato stampa a conclusione del vertice della Fao: l’instabilità dei prezzi è la maggior minaccia alla sicurezza alimentare
Dalla Fao il Crop Prospects and Food Situation del settembre 2010
http://www.blogeko.it/2010/imponente-aumento-del-prezzo-del-cibo-vertice-straordinario-della-fao-sulla-crisi-alimentare/
Onu: "Israele ha agito con brutalità". Pubblicato il rapporto sull'arrembaggio alla nave turca
Pubblicato il rapporto sull'arrembaggio alla nave turca che provocò la morte di nove persone
da Libero.it.
La Commissione d'inchiesta del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite ha chiuso le indagini sull'arrembaggio alla nave turca Mavi Marmara, che il 31 maggio scorso provocò la morte di nove persone. Il rapporto pubblicato è un duro atto d'accusa per Israele: la Marina militare è infatti responsabile di "gravi violazioni dei diritti umani", ha fatto ricorso a una "brutalità inaccettabile" durante il blitz contro la flottiglia di aiuti umanitari diretta alla Striscia di Gaza.
Si ipotizza "il sostegno a eventuali procedimenti in giustizia per omicidio intenzionale, tortura e trattamenti inumani che hanno causato intenzionalmente grandi sofferenze o ferite gravi". Ma appurare con certezza le singole responsabilità sarà tutt'altro che facile: "Gli autori dei crimini più gravi avevano il volto coperto e non possono essere identificati senza l'assistenza delle autorità israeliane", hanno scritto gli esperti Onu.
Appello alla cooperazione - Da qui, la necessità di un nuovo appello allo Stato ebraico affinché cooperi pienamente per permettere la loro "identificazione in attesa di perseguire i colpevoli". Una richiesta che Israele, già in passato, ha più volte rispedito al mittente, preferendo collaborare con un diverso team d’inchiesta delle Nazioni Unite, guidato dall’ex primo ministro neozelandese Geoffrey Palmer e dall’ex presidente colombiano Alvaro Uribe. Questa commissione sta tuttora procedendo alle indagini e non ha ancora comunicato le sue conclusioni. La posizione di Israele non cambia nonostante l'accusa di avere agito in modo "sproporzionato alle circostanze" e di avere fatto ricorso a "livelli di violenza assolutamente inutili e incredibili".La chiusura israeliana - "La relazione è incompleta e di parte, come l’organismo che l’ha prodotta", ha fatto sapere il ministero degli Affari Esteri. Secondo la leadership dello stato ebraico, le indagini interne condotte sull'incidente della flottiglia di Gaza sarebbero già sufficienti e qualsiasi altra iniziativa "è superflua e improduttiva".
La risposta turca - Da parte sua, il ministro turco degli Affari Esteri Ahmet Davutoglu ha salutato con soddisfazione "l'estrema imparzialità" dell’inchiesta Onu, "basata su prove solide": "Risponde alle nostre attese. Spero che gli israeliani, in futuro, possano agire nel pieno rispetto del diritto internazionale", ha aggiunto il capo della diplomazia di Ankara.
Spero che gli israeliani, in futuro, possano agire nel pieno rispetto del diritto internazionale", ha aggiunto il capo della diplomazia di Ankara.
http://www.megachipdue.info/tematiche/guerra-e-verita/4627-onu-qisraele-ha-agito-con-brutalitaq.html
| Reazioni: |
L’olocausto bianco dei rifiuti
di Beppe Sebaste
Conosco le «vie dei fuochi» dove si alzano ogni giorno fumi densi e tossici, le stesse in cui uomini e soprattutto donne si facevano arrestare e picchiare per fermare i Tir carichi di rifiuti. Ho visto le campagne avvelenate e gli sterminati parcheggi e supermercati, catrame e cemento a coprire rifiuti nonché ottenere terra di risulta per coprire altre discariche, un ciclo continuo poiché il veleno diventa oro. Ho visto i tremendi monoliti detti ecoballe avvolti da plastiche nere in mezzo a campi di pomodori, pesche, fragole, impregnati del loro percolato.
Ho visto le discariche fatte dal governo ricalcando il metodo della camorra, cave dismesse in cui versare rifiuti (quali?) segretati dai militari, cartelli che intimano «Zona di interesse strategico nazionale. Vietato l’ingresso», in deroga ai diritti costituzionali. Ho visto la prossima discarica, Cava Vitiello, e spiato quella attigua di Terzigno, insensato Inferno dantesco nel cuore del meraviglioso Parco del Vesuvio. Ho visto nel casertano dei casalesi le montagne di rifiuti sotto il sole di cui il governo negava l’esistenza.
Ho visto questo olocausto bianco da mesi, guidato da alcuni veri eroi del nostro tempo - donne, madri, figlie, di comitati come il CoReRi (Coordinamento regionale rifiuti) e Salute-Ambiente Campania - ma non faceva notizia nonostante i fumi tossici, nonostante la ricomparsa dei rifiuti a Napoli (di cui oggi parlano i giornali) non sia che marketing terroristico, come quello su cui il governo fece l’ultima campagna elettorale. I rifiuti basta sottrarli alla vista con bacchetta magica e militare, che importa se tornano a noi come frutta o pomodori avvelenati sul tavolo della cucina, o nanoparticelle diffuse dai fumi degli incendi.
Oggi è il 70° anniversario della morte del filosofo Walter Benjamin, ucciso dal nazismo. Scrisse che, per il potere, l’emergenza è la regola.
26 settembre 2010
http://www.unita.it/news/beppe_sebaste/103918/lolocausto_bianco_dei_rifiuti
| Reazioni: |
Amianto killer: Eternit faceva spiare Guariniello per salvarsi dalle indagini
di Teresa Scherillo
Lo rivela in un articolo il Corriere della Sera. Stephan Schmidheiny, l’ultimo amministratore delegato della multinazionale svizzera e attuale imputato al processo di Torino, non doveva comparire in nessun caso nell’inchiesta.
“E in nessun caso, ripetiamo in nessun caso, dovrà mai essere raggiunto il livello 4“. Queste erano le istruzioni spedite nel giugno del 2000 dalla sede della multinazionale Eternit alle agenzie di relazioni pubbliche italiane che in segreto volevano gestire il caso amianto. Sts, così come riporta il Corriere era l’acronimo per indicare Stephan Schmidheiny, l’ultimo amministratore delegato della multinazionale svizzera e attuale imputato al processo di Torino per le morti avvenute nelle quattro filiali italiane della Eternit. I 4 livelli erano relativi a 4 scenari possibili dell’inchiesta. Al livello 4 figurava il nome di Schmidheiny, ecco perché l’ultimo livello doveva essere evitato a tutti i costi.
“MONITORATE GUARINIELLO” - Queste rivelazioni rappresentano un grosso punto a favore dell’accusa perché fanno crollare il castello su cui poggia tutta la difesa e cioè che non vi sia alcun coinvolgimento del miliardario svizzero nella gestione delle filiali italiane. “In ogni caso, evidenziare come non ricopra alcun ruolo e sia attualmente privo di interessi in qualsiasi società Eternit“. Nel 2000 infatti, l’inchiesta era appena agli inizi e solo nel 2004 venne aperto un fascicolo, ma il carteggio è la dimostrazione che già quattro anni prima, Eternit dettava gli obiettivi per la gestione del caso Italia. Non solo, ma la gestione delle informazioni prevedeva anche report mensili sugli spostamenti e le attività del giudice Raffaele Guariniello un “monitoraggio costante e fattuale delle attività, anche quotidiane, svolte dal magistrato RG“. Un magistrato attenzionato evidentemente perché “ha partecipato a convegni riconducibili ad associazioni ambientaliste e ha pubblicato un lungo articolo su Micromega una pubblicazione intellettuale molto sofisticata, dal pubblico molto ristretto“.
MINIMIZZAZIONE DEL DANNO - All’epoca, nella sede di Niederurnen erano molto ottimisti, visto che la stampa italiana aveva dedicato poche attenzioni al caso, rispetto all’importanza del problema e in termini di immagine, Eternit non era diventa il “personaggio principale” della battaglia contro l’amianto e la sua storia non aveva mai raggiunto l’attenzione nazionale. Del resto, nel documento si leggono chiaramente gli obiettivi nella gestione della comunicazione per il caso Eternit e cioè mantenere tutto a livello “locale”, evitare ogni possibile fuga di notizie a livello nazionale e internazionale, mantenere toni bassi, focalizzarsi solo sulle società italiane evitando riferimenti al gruppo svizzero e ai suoi azionisti e minimizzazione dei danni: economici e di immagine.
LIVELLO 4 UNLIKELY - In un altro appunto datato 2003, però le cose cambiano. Siamo già in piena protesta della comunità locale che non tende a diminuire, anzi, sale pure la crescita dell’attenzione dei media fino ad obbligarli a stilare i 4 livelli di attenzione delle indagini. Il punto 4 era quello peggiore: “RG manda per posta un rinvio a giudizio per STS“ scenario bollato come “Unlikely“, improbabile. Ma poi a 10 anni di distanza e 3000 morti per mesotelioma è andata proprio così.
http://www.giornalettismo.com/archives/84362/eternit-fece-spiare-guariniello/
| Reazioni: |
Ecco parentopoli dei prof, le grandi dinastie degli atenei
di DAVIDE CARLUCCI e GIULIANO FOSCHINI
IL 13 SETTEMBRE a Palermo, un ragazzo, un cervello italiano, è volato dall'ultimo piano della facoltà di Filosofia. Si è suicidato. Aveva 27 anni, si chiamava Norman Zarcone, era un dottorando in Filosofia del linguaggio e, racconta il padre, da qualche tempo era particolarmente deluso, depresso: gli avevano fatto capire, senza mezzi termini, che per lui non c'era spazio nell'università italiana. Qualche mese prima un altro ragazzo, cinque anni più giovane, Gianmarco Daniele, aveva presentato a Bari, capitale del nepotismo accademico italiano, una tesi di laurea: "L'università pubblica italiana: qualità e omonimia tra i docenti", una ricerca nata per raccontare come le università italiane siano in mano a un gruppo di famiglie. E per documentare come esista un nesso scientifico tra nepotismo e il basso livello della didattica e della ricerca. Daniele ora è all'estero, con una borsa di studio europea. Ma davvero nell'università italiana non c'è spazio per questi talenti, solo per i parenti? Quali sono le grandi dinastie di casa nostra? E a due anni dalla "svolta anti-baroni" annunciata dal ministro Maria Stella Gelmini - che ora torna a invocarla per giustificare nuovi tagli - i baronati stanno davvero segnando il passo? O sono ancora loro a comandare?
LA TOP TEN
A Bari, nella facoltà di Economia, la stessa dove si è laureato Daniele, è cambiato poco. L'economista Roberto Perotti, italiano formatosi al Mit di Boston, in un saggio del 2008 "L'università truccata" (Einaudi) aveva indicato quello come il caso limite, "tanto incredibile da raccontare in tutto il mondo". A Economia 42 docenti su 176 hanno tra loro legami di parentele, il 25 per cento, record assoluto in Italia. I leader indiscussi a Bari e in Italia nella classifica delle famiglie restano così i Massari. Commercialisti affermati, con un passato nel Partito socialista di Craxi, in cattedra hanno almeno otto esponenti, tutti economisti. Uno di loro doveva essere anche in commissione durante la laurea di Daniele, peccato che quel giorno avesse un impegno. "Abbiamo vinto tutti concorsi regolarissimi", rispondono loro, quando vengono tirati in ballo. I capostipiti della dinastia sono i tre fratelli, Lanfranco, Gilberto e Giansiro, che hanno in mano il dipartimento di Studi aziendali e giusprivatistici e, seppur nell'ombra, l'intera facoltà. Le nuove leve sono invece Antonella (ordinaria a Lecce), Stefania, Fabrizio (tutti e tre figli di Lanfranco), Francesco Saverio e Manuela. A fare concorrenza ai Massari, in facoltà, c'è la famiglia Dell'Atti (6) e quella dell'ex rettore Girone, con cinque parenti in cattedra: ci sono Giovanni e la moglie Giulia Sallustio, ormai in pensione, il figlio Gianluca, la figlia Raffaella e il genero Francesco Campobasso. A Foggia conta ancora molto la dinastia dell'ex rettore, Antonio Muscio, secondo con 7 parenti nella top ten nazionale con la new entry Alessandro, assunto nell'ultimo giorno di rettorato del papà e nella sua stessa facoltà, Agraria. Nell'ateneo lavoravano anche mamma Aurelia Eroli (dirigente amministrativa, ora in pensione), la figlia Rossana, la nipote Eliana Eroli, il genero Ivan Cincione e la sorella Pamela.
A Roma le grandi casate sono due: i Dolci e i Frati. Un figlio di Giovanni Dolci, uomo chiave dell'odontoiatria italiana, è Alessandro, ricercatore a Tor Vergata. La moglie, Alessandra Marino, è ricercatrice alla Sapienza. Dove lavora anche il genero di Dolci, Davide Sarzi Amedè, marito di Chiara, a sua volta odontoiatra al Bambin Gesù. Un altro figlio di Dolci, Federico, lavora a Tor Vergata, mentre Marco è ordinario a Chieti. Accanto a papà Frati invece c'è sua moglie Luciana Angeletti e sua figlia Paola (insegnano a medicina, ma non sono medici) e il figliolo Giacomo.
Sempre molto forti le famiglie a Palermo, come aveva avuto modo di accorgersi Norman Zarcone. Il record è dei Gianguzza, cinque tra Scienze e Medicina. Ma le dinastie palermitane sono cento, sparse in tutte le facoltà, per un totale di 230 docenti "imparentati". Economia è il regno dei Fazio (Vincenzo, Gioacchino, Giorgio), a Giurisprudenza ci sono i Galasso (Alfredo, il figlio Gianfranco, la nuora Giuseppina Palmieri), a Lettere i Carapezza (i fratelli Attilio e Marco, ora associato, il cugino Paolo Emilio, suo figlio Francesco), a Ingegneria (18 famiglie, 38 parenti) i Sorbello o gli Inzerillo, a Matematica i Vetro (Pasquale, la moglie Cristina, il figlio Calogero), Agraria è nelle mani di 11 nuclei familiari. Coincidenze statistiche? Davvero è così nel resto d'Italia e in tutta Europa?
LA RICERCA
Secondo i dati raccolti nella tesi di Daniele, no. Lo studente ha infatti sviluppato un indice medio che misura la percentuale di omonimia in ogni facoltà di ogni ateneo e la percentuale media di omonimia in campioni della popolazione italiana in numero uguale ai docenti presenti nella facoltà osservata. Il risultato è incontrovertibile: in quasi tutti gli atenei l'indice di omonimia è più elevato rispetto alla media nazionale. Dieci volte di più a Catania, poco meno a Messina.
Molto superiori alla media sono anche la Federico II di Napoli, Palermo, Bari, Caserta, Sassari e Cagliari. Le più virtuose sono invece Trento, Padova, il Politecnico di Torino, Verona, Milano Bicocca. Certo: non sempre avere lo stesso cognome significa essere parenti. Ma considerando anche che spesso molti familiari di professori hanno cognomi diversi, il dato è un'attendibile quantificazione statistica, per approssimazione, della diffusione del nepotismo. Anche perché gli atenei segnati con la penna rossa da Daniele sono proprio quelli al centro delle inchieste giornalistiche e della magistratura.
"Il dato italiano - spiega Daniele - è in controtendenza con il resto d'Europa: quasi ovunque il tasso di omonimia nelle università è minore della media nazionale. Gli atenei tendono ad attrarre docenti da fuori, con cognomi diversi da quelli locali". Lo studio confronta poi i dati sulle omonimie con le valutazioni del Censis sulla qualità delle università. E in media gli atenei con più omonimi sono quelli che producono meno e viceversa. Ma davanti a questi numeri, la politica e il mondo accademico come si comportano? Sono nemici o complici delle grandi famiglie che hanno in mano l'università italiana?
LA RESISTENZA
"Ci prendono in giro", ha tuonato il presidente della conferenza dei Rettori, Enrico Decleva, la cui moglie Fernanda Caizzi è stata condannata in appello, e poi prescritta, per aver pilotato un concorso a Siena nel 2001. "Il qualunquismo sulle parentopoli è una giustificazione per uccidere l'università pubblica". La legge Gelmini approvata al Senato a luglio prevede un codice etico obbligatorio per tutti. Ma a Bari (il primo ateneo ad approvarlo, quattro anni fa) gli escamotage fanno scuola. Virginia Milone è stata assunta quando il padre si è impegnato a trasferirsi nella sede decentrata di Taranto.
"Capirai: la nostra facoltà è diventata la valvola di sfogo dei parenti", dice il rappresentante degli studenti Francesco D'Eri. La docente Maria Luisa Fiorella, otorino come il padre, era stata respinta dalla facoltà (a scrutinio segreto). Ora, con un colpo di coda, i baroni vogliono tornare a votare: con l'alzata di mano. Il codice è servito solo a Farmacia: Giulia Camerino ha rinunciato al concorso da ricercatrice bandito nel dipartimento della madre. "Ho studiato tutta una vita, non volevo vivere con un bollino che non meritavo".
"Se parliamo di baronati è tutto come prima - dice Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Flc della Cgil - E se le università non bandiscono concorsi, a pagare sono solo i ricercatori figli di nessuno". Il ministro Gelmini promette di trasformarne, con il nuovo piano di programmazione, diecimila in associato. Vuol cambiare la progressione di carriera con un contratto triennale, una successiva valutazione, e quindi un ulteriore contratto triennale per diventare associato. Ma per ora quelli che salgono di grado hanno sempre cognomi pesanti: a Cagliari è appena stato promosso ordinario Francesco Seatzu, figlio d'arte sardo. A valutarlo, in commissione, c'era Isabella Castangia, con la quale Seatzu ha lavorato gomito a gomito negli ultimi anni. "Tutto è come prima, più di prima", attacca Tommaso Gastaldi, professore di Statistica alla Sapienza, instancabile fustigatore del malcostume universitario. L'ultimo esempio, racconta, è la nomina di due docenti: lui aveva previsto i loro nomi già nel 2008. I soliti noti, nonostante i proclami del Governo, continuano a comandare. E non vogliono lasciare il campo ai giovani. Che si ribellano: l'Air, l'associazione italiana dei ricercatori, ha indetto una petizione per bloccare "l'eccessiva "discrezionalità" nei criteri di valutazione dei concorsi universitari".
GLI OVER 70
Molti docenti con più di 70 anni ricorrono ai tribunali amministrativi per posticipare il loro pensionamento, accelerato da una norma voluta dall'ex ministro Fabio Mussi. Vuole rimanere in servizio Emilio Trabucchi, ordinario di Chirurgia e presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano. Nipote dell'omonimo luminare della Biomedicina e deputato Dc morto nel 1984, Trabucchi ha due nipoti nell'università, Emilio Clementi, straordinario nel dipartimento di Scienze precliniche "Lita Vialba", e Francesco Clementi, ordinario di Farmacologia. "Abbiamo specializzazioni diverse. E in tutti i casi parlano le pubblicazioni", precisa Trabucchi. Ha scelto di ritirarsi, invece, Vittorio La Grutta, nobiltà accademica palermitana: medico il nonno, professore il padre, rettore il fratello (dell'ultima leva è rimasta la figlia, Sabina, psicologa).
"Quando siamo saliti in cattedra, eravamo orfani. Ma ce l'abbiamo fatta lo stesso, senza favori". Diverso il destino dei Cannizzaro, altra famiglia storica siciliana. "Stanislao, il grande chimico, era un mio avo - racconta Gaspare, che ora è in pensione ma ha due figli docenti - ma io non sono figlio d'arte. In famiglia c'è sempre stato interesse per la scienza: è una tradizione". A Sassari resistono al pensionamento Mariotto Segni (il cui padre, Giovanni, oltre che presidente della Repubblica è stato rettore) e Giulio Cesare Canalis, il papà della showgirl Elisabetta, direttore della Clinica radiologica. Ma soprattutto l'ex rettore Alessandro Maida, tuttora potentissimo - spinge per bandire 52 concorsi - e ancora per un po' collega dei figli Carmelo e Ivana, piazzati nella sua facoltà, Medicina, del cognato, Giorgio Spanu, della moglie Maria Alessandra Sotgiu, e di altri nipoti e cugini. A Udine, dopo la fusione tra ospedale e università, sono stati nominati i nuovi direttori di dipartimenti. Nessuna sorpresa: i manager, ben pagati, sono tutti baroni di lungo corso come l'ultrasettantenne Fabrizio Bresadola, che ha piazzato il figlio Vittorio, la nuora Maria Grazia Marcellino e un altro figlio, Marco. Laureato in Filosofia ma non per questo escluso: insegna storia della Medicina.
http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/24/news/parentopoli_atenei-7372673/
| Reazioni: |
È cominciata la battaglia per Kandahar
Le truppe americane e afgane vogliono cacciare i talebani dalla loro "capitale". La fase di combattimenti attivi dell'operazione sono iniziati cinque o sei giorni fa
26 settembre 2010
Le truppe americane e afgane hanno lanciato la fase dei combattimenti in una operazione militare rivolta a espellere i talebani fuori dalla zona di Kandahar, in particolare dai distretti a ovest e a sud della città. L’operazione è chiamata in codice “Operation Dragon Strike”. Il generale Josef Blotz, portavoce della NATO, ha detto di aspettarsi “una dura battaglia (…) per distruggere le posizioni dei talebani e non lasciar loro nessun posto dove nascondersi”.
L’operazione era stata già prevista per giugno, ma dopo l’esperienza della città di Marja – dove un simile piano era stato contestato dai leader afgani per timore di troppe vittime civili – gli americani avevano ripiegato su un’iniziativa preparatoria e congiunta sul piano civile e militare, scrive il New York Times, creando strutture di amministrazione del territorio e servizi, e lavorando sulla comunicazione con gli abitanti dell’area.
Kandahar è considerata la patria dei talebani, una sorta di “capitale” da quando i talebani vi avviarono le prime attività militari nel 1994. La sua conquista da parte delle forze governative e degli alleati statunitensi è considerata quindi importantissima. Il generale Blotz ha spiegato che la fase cruciale dei combattimenti è cominciata cinque o sei giorni fa, dopo un’iniziativa preparatoria durata alcune settimane: e che per la prima volta coinvolge un numero di soldati afgani superiore a quello dei militari americani. Nell’area di Kandhar sono dislocati almeno 30 mila dei 100 mila soldati statunitensi in Afghanistan (la coalizione ne conta oggi 150 mila, il massimo in nove anni di guerra). Tra il 30 agosto e il 23 settembre risultano 14 soldati americani morti sempre nella zona di Kandahar. In tutto quest’anno i morti americani sono 354, contro i 317 del 2009, indica ancora il New York Times.
http://www.ilpost.it/2010/09/26/battaglia-di-kandahar/
| Reazioni: |
Il processo di pace in Medioriente già traballa
27 settembre 2010
Questa notte è scaduta la moratoria di dieci mesi che impediva a Israele di costruire insediamenti sulla sponda occidentale del fiume Giordano, la West Bank. L’impegno di Israele aveva di fatto permesso l’apertura dei negoziati che ora, con la conclusione della moratoria, rischiano di fatto già di arenarsi. Il New York Times scrive infatti che l’intenzione di Israele di voler continuare i lavori sta mettendo in crisi le trattative di pace con la Palestina.
Il leader palestinese Mahmoud Abbas aveva preannunciato che, se Israele avesse ripreso a costruire, il dialogo sarebbe diventate «una perdita di tempo». Pochi minuti dopo la fine della moratoria, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha chiesto ad Abbas di non interrompere le trattative e continuare in maniera «rapida e onesta» per arrivare a un accordo di pace entro la fine dell’anno.
«Nei giorni a venire Israele è pronta a portare avanti i contatti per trovare un modo di continuare le trattative di pace tra Israele e l’autorità palestinese» ha dichiarato.
Il premier israeliano ha inoltre chiesto ai residenti dell’area e ai partiti politici di dare prova di «responsabilità e moderazione», così come hanno fatto durante i mesi della moratoria, ma i coloni hanno già annunciato la costruzione di circa 2mila case nella West Bank. I lavori dovrebbero cominciare oggi, mentre ieri sono avvenuti i festeggiamenti per la fine della moratoria.
Gli Stati Uniti, che stanno sostenendo e dirigendo le trattative, hanno provato più volte a convincere il premier Netanyahu a prolungare la moratoria, senza successo. Il portavoce del dipartimento di stato P.J. Crowley ha dichiarato che la loro posizione sugli insediamenti non è cambiata, e che rimarranno in stretto contatto con entrambe le nazioni per incoraggiarle a prendere decisioni che portino all’obiettivo finale, una soluzione di pace a due stati.
Gli insediamenti sono considerati illegali dalla Corte internazionale di giustizia perché costruiti sulle terre della Giordania sottratte alla Palestina da Israele nella guerra del Medioriente del 1967. Al momento, sono 430 mila gli ebrei che vivono negli oltre cento insediamenti dell’area, a stretto contatto con 2,5 milioni di palestinesi.
http://www.ilpost.it/2010/09/27/israele-palestina-insediamenti-west-bank/
| Reazioni: |
domenica 26 settembre 2010
Disordine e terrore. La guerra della `ndrangheta nel catanzarese
di Raffaella Cosentino
E` la guerra di tutti contro tutti. Da oltre un anno omicidi spietati davanti a decine di testimoni, con modalità spettacolari, per terrorizzare sia gli avversari che la gente comune. Omicidi tra la folla, assassini alla processione e nella spiaggia affollata. Killer col casco integrale che fuggono in moto dopo aver sparato tra la gente. La `ndrangheta non assicura ordine e regole, ma violenza endemica, sfiducia e caos.
“Il potere mafioso non agisce più da controllore ma da moltiplicatore dei conflitti. L`ascesa della mafia imprenditrice ha finito col realizzare l`autentica guerra di tutti contro tutti, con morti, feriti e dispersi`. Il sociologo Pino Arlacchi lo scrive nel 1983. La sua analisi non è stata compresa se questo meccanismo si ripresenta identico dopo trent`anni. In questo momento in Calabria, sulla costa jonica catanzarese, a pochi chilometri dal capoluogo, la ‘ndrangheta dopo essersi infiltrata nell`economia con il riciclaggio, le estorsioni e il controllo degli appalti, oggi conquista il territorio con una serie di delitti eclatanti, in cui il luogo degli agguati è scelto con cura ‘spettacolare` per dare la misura dello scontro di potere in atto. Un uomo ucciso ad agosto sulla spiaggia davanti alla moglie e al figlio di un anno. Meno di una settimana dopo un altro lo ammazzano con una pistola silenziata durante i fuochi d`artificio e feriscono il figlio di 10 anni. Ma in realtà atti così spietati si susseguono da oltre un anno.
La lunga scia di sangue inizia il 3 luglio del 2009 quando sul lungomare di Isca sullo Jonio viene ucciso Vincenzo Varano, manovale di 52 anni, presunto boss del paese, che ha da poco concluso un periodo di restrizione come sorvegliato speciale. Da questo momento la regola sono gli omicidi commessi da killer coperti con il casco integrale che fuggono in moto dopo aver sparato tra la gente. Un delitto che probabilmente avviene non a caso sul lungomare, centro degli appalti e degli interessi turistici. Sulla spiaggia in quel momento sono in corso lavori per l`erosione costiera da 800 mila euro. Su tutto il litorale del basso jonio catanzarese negli ultimi anni sono stati costruiti molti residence destinati a turisti nordeuropei che però sono rimasti in gran parte vuoti. A più di un anno di distanza, l`operazione “Free Village`, porta alla luce gli interessi dei capibastone sui villaggi turistici.
Al “Sant`Andrea`, proprio dopo l`omicidio di Varano, fa la sua comparsa Mario Mongiardo che si presenta come referente del clan Gallace di Guardavalle. Quando gli agenti lo arrestano, il 6 settembre scorso, Mongiardo si trova al ristorante del villaggio con tutta la famiglia. Viene bloccato prima che riesca a impugnare la pistola calibro 7.65 pronta a sparare che tiene nascosta nel borsello. Il ‘Sant`Andrea` non è un complesso fantasma, è una delle poche strutture della zona funzionanti a pieno regime, che in estate segna il tutto esaurito con circa tremila clienti, tra cui ospiti importanti di rilievo nazionale.
E` gestito dal tour operator Iperclub, con sede a Roma. La squadra mobile coordinata dalla Dda di Catanzaro arresta Mario Mongiardo e altre quattro persone (tra cui la moglie di Mongiardo e la figlia di soli 18 anni) per estorsione con modalità mafiose ai danni della Iperclub e della società Fram Group di Taranto responsabile della selezione del personale. Secondo l`accusa, oltre alle estorsioni Mongiardo imponeva l`assunzione di personale, tra cui appunto moglie e figlia più altre dodici persone, queste ultime iscritte nel registro degli indagati per essere state assunte senza lavorare realmente. Mongiardo e Francesco Corapi (anche lui arrestato), ricostruiscono gli inquirenti, decidevano anche sulle forniture. I giornali locali riferiscono di tre direttori intimiditi e poi trasferiti solo perchè volevano controllare la qualità della merce e di un comportamento passivo delle società non calabresi nei confronti delle richieste mafiose, che in questo caso sono iniziate già nel 2003.
Tornando agli omicidi, il 24 luglio 2009 tocca a Luciano Bonelli, ucciso a fucilate nei pressi della sua abitazione a Sant`Andrea sullo Jonio. Bonelli, 35 anni, era di Isca e soprattutto era il nipote di Varano. Le esecuzioni a 20 giorni di distanza l`una dall`altra sono collegate. I due uomini evidentemente scalpitavano per rendersi autonomi dai boss di Guardavalle e dai loro alleati di Badolato. Proprio Badolato resta l`unico comune di tutta la zona in cui le armi tacciono. E` ipotizzabile che non ci siano state famiglie mafiose decapitate perché sono rimaste al loro posto sotto i Gallace.
Lo scontro sale di livello il 27 settembre del 2009. A Riace (Rc) durante la tradizionale processione dei Santi Cosma e Damiano che raccoglie migliaia di fedeli da tutta la regione, viene eliminato il primo ‘intoccabile`: il boss del clan dei ‘viperari` di Serra San Bruno (VV), Damiano Vallelunga, di 52 anni. Il mammasantissima delle Serre non può perdersi la festa dei ‘santi medici`, ai quali, come dice il nome di battesimo, è molto legato. La processione parte dalla chiesa nella piazza del paese e si snoda lungo una fiera di bancarelle affollatissime con la gente che balla e prega davanti alle statue. Il tragitto si conclude davanti al santuario dedicato a Cosma e Damiano. Ed è qui, tra la folla dei fedeli, che poco dopo mezzogiorno due killer fanno la loro comparsa sul sagrato sparando a bruciapelo e uccidendo Vallelunga. Un ambulante senegalese viene ferito alla gola da una pallottola vagante. L`influenza di Vallelunga si estendeva dalle montagne delle Serre a tutta l`area costiera fino a Soverato. Chi l`ha ucciso voleva eliminae l`avversario più potente e l`ha fatto con il beneplacito delle ‘ndrine della valle dello Stilaro, vale a dire i Ruga- Metastasio – Loiero, nel cui territorio ricade Riace.
Il 23 dicembre 2009 sparisce da Soverato superiore il 29enne Giuseppe Todaro. Probabilmente un caso di lupara bianca. Il 16 gennaio 2010 viene ucciso un commerciante a Davoli Marina.
Pietro Chiefari, 51 anni, proprietario di un negozio di frutta e verdura muore in pieno centro abitato alle sette di sera. Lo attendono in strada, aspettano che salga sul suo fuoristrada e gli sparano alla testa e al torace. Alcuni proiettili bucano le vetrine del negozio. Le tre commesse all`interno restano miracolosamente illese ed è solo un caso che non ci siano clienti. Chiefari, originario di Torre di Ruggiero, è stato coinvolto nell`inchiesta “Mithos` contro la ‘ndrina dei Gallace- Novella, come Bonelli. Meno di due mesi dopo, l`11 marzo, nelle campagne di Guardavalle un commando appostato in un casolare attende il Dahiatsu feroza di Domenico Chiefari, 67 anni, bracciante agricolo. Il fuoristrada viene fermato da una pioggia di proiettili di pistola e fucile caricato a pallettoni. I killer lo finiscono sparandogli in faccia dal parabrezza.
Gli inquirenti cercano di ricostruirne i contatti con la ‘ndrangheta. L`agguato è stato compiuto in pieno giorno, alle 7.30 del mattino. Lo stesso orario che pochi giorni dopo, il 16 marzo, segna l`appuntamento con la morte per Francesco Muccari, 35 anni e papà da una settimana. Esecuzione in pieno centro abitato per il terzo ammazzato di Isca sullo Ionio, un comune di 1200 anime. Lo aspettano a pochi passi da casa, in un vicolo del paese, mentre va a lavoro sulla sua Fiat Panda e lo sfigurano con 12 colpi di pistola e di fucile caricato a pallettoni. Il 27 gennaio un suo parente era miracolosamente sfuggito a un tentato omicidio a Guardavalle. Il suo nome è Santo Procopio, ha 27 anni, è originario di Isca e ha sposato una nipote di Muccari.
Angelo Ronzello, 26 anni, commerciante di mangimi, cade il 2 aprile a Monasterace, primo comune della provincia di Reggio Calabria al confine con Catanzaro. Era noto alle forze dell`ordine per reati legati alla detenzione di armi e di esplosivo. Suo padre, Vincenzo Antonio Ronzello era stato indagato e poi prosciolto nel 1994 per legami con i clan della zona. E` la sera di giovedì santo, in un quartiere popolato. Ronzello cena da un amico e quando esce viene freddato con sei colpi di fucile calibro 12. A Monasterace non si vedevano morti ammazzati da vent`anni. L`omicidio colpisce la ‘ndrina dei Ruga di Monasterace, che è collegata ai Metastasio di Stilo. Ed è proprio questo clan a perdere poco dopo un esponente di spicco.
Il 21 aprile a Ferdinandea, vicino lo stabilimento dell`acqua “Mangiatorella`, in un`area montana che congiunge la provincia di Reggio Calabria con quella di Vibo Valentia, rimane vittima di un`imboscata a colpi di kalashnikov Giovanni Vallelonga, che per gli inquirenti è uno dei capibastone dei Metastasio, con i quali è imparentato. Uno dei figli di Vallelonga ha sposato una figlia di Salvatore Metastasio. Il boscaiolo 62enne è l`ennesimo morto sfigurato dai proiettili. L`uomo era già sfuggito a un tentato omicidio il 17 agosto del 1988 in una località vicina e il collaboratore di giustizia Pasquale Turrà (poi trucidato per le sue dichiarazioni) aveva accusato Damiano Vallelunga, cugino di Vallelonga, di essere uno dei responsabili dell`agguato.
Da questo episodio risalente alla ‘faida dei boschi` degli anni Ottanta si comprende non tanto il riaccendersi di quella faida, ma il posizionamento delle famiglie negli schieramenti della ‘ndrangheta. Il contesto attuale è quello di una guerra di ‘tutti contro tutti` per dirla con Arlacchi. Questo omicidio potrebbe dunque essere la risposta a quello di Damiano Vallelunga del settembre precedente. Nonostante i cognomi simili, i due uomini si configurano come esponenti di punta di due clan concorrenti nel predominio sulle aree montane. Una signoria territoriale che attraverso alleanze con ‘ndrine nel soveratese arriva fino a Catanzaro.
http://www.terrelibere.org/terrediconfine/disordine-e-terrore-la-guerra-della-ndrangheta-nel-catanzarese