di Gabriele Battaglia
Politici e analisti preoccupati per un aumento incontrollato delle spese militari
L'establishment statunitense dà ancora credito alla guerra ma i dubbi cominciano a serpeggiare, soprattutto quando si guarda al portafoglio e al futuro.
E' quanto emerge da dichiarazioni e analisi made in Usa apparse negli ultimi mesi, fino allo stentato rifinanziamento straordinario della missione in Afghanistan passato al Congresso il 27 luglio.
In quella occasione, 102 democratici hanno votato contro il progetto di legge che sblocca 37 miliardi di dollari per fondi supplementari a sostegno delle guerre in Afghanistan e Iraq. Obama ha dovuto ricorrere ai voti repubblicani che compattamente l'hanno sostenuto (appena 12 contrari), spostando però il baricentro dell'amministrazione a destra. L'anno scorso un disegno di legge analogo aveva registrato l'ammutinamento di soli 32 democratici.
Il punto è che, proprio a causa delle spese militari, il budget federale per l'anno fiscale 2011 appare già da ora inattendibile. E va osservato che il documento economico prevede il congelamento delle spese in tutti i settori tranne uno: la difesa appunto.
Per le attività militari è prevista un budget che supera i 700 miliardi di dollari e che comprende anche le "contingency operations", cioè, alla lettera, "operazioni d'emergenza": in pratica l'imponderabile su tutti i teatri in cui opera l'esercito americano. Qualcosa di molto difficile da stimare.
Sta di fatto che nel 2010 il budget per le contingency operations era di 159 miliardi di dollari; per il 2011 scende a 50. Cosa si taglia? Il costo del lavoro, ovvero le spese relative a salari e mantenimento dei soldati. Ma nel frattempo Obama spedisce altri 30mila militari in Afghanistan. Difficile a questo punto far tornare i conti.
Così le previsioni di spesa si gonfiano nel tempo.
A gennaio l'Ufficio Budget del Congresso aveva stimato in 573 miliardi annui le spese militari, escluse le guerre in Iraq e Afghanistan. Si trattava di un 10 per cento in più rispetto all'anno precedente.
Già allora Travis Sharp, un'analista del Center for a New American Security, non mancava di far notare che al netto dell'inflazione lo stanziamento superava del 13 per cento quello per la guerra di Corea, del 33 per cento quello per il Vietnam e del 23 per cento i picchi massimi della Guerra Fredda. Era una cifra superiore anche ai valori più alti raggiunti all'epoca del "guerrafondaio" Reagan, cioè circa 500 miliardi in valori attuali.
A giugno le stime sono state ritoccate a causa dell'aumento dei costi previsti per gli armamenti, in particolare per l'acquisto di caccia F-22 e per la Marina: l'acquisto di 276 nuove navi e di uranio per le portaerei a propulsione nucleare dovrebbe passare dai 15 miliardi previsti a 21. Le forniture sono inoltre in ritardo e questo fa lievitare i prezzi.
Arrivamo quindi a luglio e al voto per il finanziamento straordinario che arriva con settimane di ritardo per le divisioni interne ai democratici.
Dal Pentagono fanno sapere che senza le nuove risorse la Difesa Usa potrebbe avere problemi di bilancio a partire da agosto 2010.
A questo punto insorge lo Special Inspector General for Iraq Reconstruction (Sigir), cioè l'ufficio governativo creato per vigilare sulla ricostruzione dell'Iraq, scondo cui il Pentagono non può spiegare "in modo appropriato" la spesa di circa 8,7 miliardi di dollari, utilizzati in Iraq tra il 2004 e il 2007. L'organismo denuncia le "debolezze del controllo manageriale e finanziario" e il "lassimo contabile" che ha portato a "perdite ingiustificate".
Nessun membro del congresso intende presentarsi alle prossime scadenze elettorali dovendo giustificare tagli nei servizi essenziali a fronte di aumenti geometrici del budget militare. Il finanziamento straordinario passa ma la fronda si amplia.
Tratto da: it.peacereporter.net
http://www.megachipdue.info/tematiche/guerra-e-verita/4306-usa-la-guerra-sfora-il-budget.html
Qui vorrei inserire quando ho del tempo libero, articoli di vario genere, di storia regionale/locale. Antiche civiltà. Religione. Esoterismo Mistero. E tutto cio' che è inerente a questi argomenti! Ma con uno sguardo al presente...
sabato 31 luglio 2010
Usa, la guerra sfora il budget
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L’Italia fugge in Serbia
di Alessandro De Pascale
INDUSTRIA. Nel Paese balcanico sono 200 le nostre imprese con 18mila dipendenti, attirate dagli aiuti del governo serbo. Aziende, banche, assicurazioni e privatizzazioni. Nel 2009 investiti oltre 800 milioni di euro.
Negli ultimi anni sono volate in Serbia circa 200 aziende italiane che hanno un giro d’affari di circa due miliardi di euro e più di 18mila dipendenti. I dati sono del nostro Istituto per il commercio estero (Ice) di Belgrado. «Il numero di aziende italiane che hanno delocalizzato in Serbia negli ultimi anni è quasi triplicato», rileva l’Ice. La Serbia inoltre ha retto bene alla crisi economica internazionale e anche se i parametri macroecomici sono peggiorati, il Paese prevede di uscire dalla recessione già quest’anno. «Il governo ha programmato gli investimenti in due aree del Paese, la Vojvodina e la regione meridionale», spiega l’Ice. Perché nella Vojvodina, una provincia tra le più floride e stabili del Paese, è in atto «un processo di delocalizzazione e di privatizzazione di piccole e medie imprese al quale le aziende italiane guardano con molta attenzione». Mentre al sud è arrivata la Fiat con il suo indotto.
Il settore industriale italiano più presente in Serbia è quello della maglieria, dell’intimo e delle calzature. Tra i maggiori marchi ci sono sicuramente Pompea, Calzedonia e Golden Lady. Quest’ultimo gruppo che detiene i marchi Omsa, Golden Lady, Sisi e Philipe Martignon, Filodoro e fa capo all’industriale mantovano Nerino Grassi sta per chiudere lo stabilimento di Faenza per costruire il suo terzo centro produttivo nel Paese che darà lavoro a 500 persone. Così da arrivare in Serbia a 2.500 dipendenti. A Nis, nel sud del Paese, potrebbe arrivare anche Benetton che vuole acquistare la Niteks (660 addetti). Altri italiani già arrivati in Serbia sono Adige Bitumi (settore stradale), Fantoni (legno e arredamento), Decotra e Acegas Aps (multi utilities), Fantini e Ferrariplast (costruzioni e prodotti per l’edilizia), Amadori (agro-industria), Applicazioni Elettriche Generali (elettromeccanica), Mondadori e Giunti (editoria).
Anche nel settore finanziario l’Italia detiene il 25 per cento del mercato con Intesa-San Paolo, presente in Serbia anche prima della fusione, Unicredit e Findomestic. Mentre in quello assicurativo, i gruppi italiani detengono quasi la metà del mercato (il 44 per cento), con Generali che ha acquistato il 50 per cento della Delta Osiguranje, primo gruppo privato e terzo operatore del mercato, mentre Fondiaria-Sai ha comprato la compagnia statale Ddor, seconda società del comparto. Infatti anche nelle privatizzazioni, oltre 2.000 aziende vendute dal 2000 ad oggi, i gruppi italiani figurano al secondo posto per numero di società acquistate. Ora tra le più appetibili rimaste sul mercato ci sono la compagnia aerea di bandiera Jat, la famosa Telekom Serbia (telefonia), la Energoprojekt (costruzioni e ingegneria), la Metalac (pentole) e la Galenika Fitofarmacija (farmaceutica).
La presenza del nostro Paese in Serbia, quindi, non si limita alla Fiat. Il presidente serbo Boris Tadic, scaltro uomo politico di centrosinistra a metà del suo secondo mandato, ora vuole puntare tutto sulla green economy e considera la crescita degli eco-investimenti, una delle priorità da perseguire sia per lo sviluppo dell’economia che per l’aumento dell’occupazione. Va in questa direzione l’ipotesi di Fiat, Renault e Lamborghini di realizzare in Serbia un polo per le auto a idrogeno ed elettriche. Dopo gli anni di isolamento della guerra e dell’embargo, la Serbia si è rimessa in carreggiata. Grazie al massiccio programma di aiuti di Stato, in attesa dell’ingresso nell’Unione europea che potrebbe avvenire già nel 2015. Si parte dall’Iva all’8 per cento e dall’aliquota sui profitti di impresa tra le più basse d’Europa (10 per cento).
C’è poi l’esenzione sui dazi doganali per materie prime, semilavorati, macchinari e componenti, quella totale da qualsiasi imposta per i grandi investimenti, l’azzeramento delle tasse sui profitti per cinque anni per tutte le imprese che ottengono concessioni pubbliche e fino a 10mila euro di contributi per ogni nuovo assunto. A favorire l’export ci pensano gli accordi di libero scambio verso Russia, Bielorussia e Kazakhstan. Con queste misure in Serbia sono arrivati 1.400 miliardi di euro di investimenti diretti esteri soltanto nel 2009. L’Italia è al quinto posto, con 804 milioni di euro, rispetto ai 18,3 del 2005. Il nostro Paese sta insomma puntando su Belgrado e nel 2009 è diventato il terzo partner commerciale della Serbia, grazie a un interscambio complessivo di 1.685 milioni di euro, con 586 milioni di importazioni e 1,099 miliardi di esportazioni.
http://www.terranews.it/news/2010/07/l%E2%80%99italia-fugge-serbia
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Onu: l'acqua è un diritto umano
Storica risoluzione all'assemblea delle Nazioni Unite: 122 paesi a favore, 41 astenuti. Nel mondo 844 milioni di persone senza acqua potabile. “L'accesso all'acqua pulita e di qualità è indispensabile per il diritto alla vita”. Appello agli Stati
L'accesso all'acqua è uno dei diritti fondamentali dell'uomo, un “diritto umano”. Lo ha stabilito oggi (29 luglio) l'assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo oltre 15 anni di dibattiti sulla questione, a quanto si apprende, l'Onu ha votato un documento al Palazzo di Vetro, che consacra l'accesso all'acqua come un diritto.
A favore di una risoluzione in tal senso - presentata dalla Bolivia - hanno votato 122 paesi, mentre altri 41 si sono astenuti. Il testo “dichiara che l'accesso a un'acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell'uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita”.
La risoluzione ha preso spunto dal fatto che 884 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile, e che più di 2,6 miliardi di persone, soprattutto bambini, non dispongono di postazioni mediche di base. Secondo le organizzazioni umanitarie, sono circa 2 milioni i bambini che ogni anno nel mondo muoiono di sete o dopo malattie contratte per aver bevuto acqua non potabile, che non possono essere curate per la mancanza di servizi sanitari accessibili.
Il testo, inoltre, invita gli Stati e le organizzazioni internazionali ad impegnarsi per fornire aiuti finanziari e tecnologici ai paesi in via di sviluppo, esortandoli ad “aumentare gli sforzi affinchè tutti nel mondo abbiano accesso all'acqua pulita e a installazioni mediche di base”.
http://www.rassegna.it/articoli/2010/07/29/65273/onu-lacqua-e-un-diritto-umano
L'accesso all'acqua è uno dei diritti fondamentali dell'uomo, un “diritto umano”. Lo ha stabilito oggi (29 luglio) l'assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo oltre 15 anni di dibattiti sulla questione, a quanto si apprende, l'Onu ha votato un documento al Palazzo di Vetro, che consacra l'accesso all'acqua come un diritto.
A favore di una risoluzione in tal senso - presentata dalla Bolivia - hanno votato 122 paesi, mentre altri 41 si sono astenuti. Il testo “dichiara che l'accesso a un'acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell'uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita”.
La risoluzione ha preso spunto dal fatto che 884 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile, e che più di 2,6 miliardi di persone, soprattutto bambini, non dispongono di postazioni mediche di base. Secondo le organizzazioni umanitarie, sono circa 2 milioni i bambini che ogni anno nel mondo muoiono di sete o dopo malattie contratte per aver bevuto acqua non potabile, che non possono essere curate per la mancanza di servizi sanitari accessibili.
Il testo, inoltre, invita gli Stati e le organizzazioni internazionali ad impegnarsi per fornire aiuti finanziari e tecnologici ai paesi in via di sviluppo, esortandoli ad “aumentare gli sforzi affinchè tutti nel mondo abbiano accesso all'acqua pulita e a installazioni mediche di base”.
http://www.rassegna.it/articoli/2010/07/29/65273/onu-lacqua-e-un-diritto-umano
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I dispiaceri della carne - II parte
(...continua dalla prima parte...)
"Il malaffare e l'opacità mettono a dura prova qualunque sorveglianza", dice il biologo Pierluigi Cazzola, responsabile a Vercelli dell'Istituto zooprofilattico sperimentale (Izs). Basti pensare al documento riservato, e non ufficiale, che il ministero della Salute ha discusso il 19 maggio con esponenti dei carabinieri, dell'Istituto di zooprofilassi e dell'Istituto superiore di sanità. "Al centro dell'attenzione, c'era la tabella del ministero con i farmaci prescritti agli animali d'allevamento", spiega un testimone. "In particolare, si è chiesto alle Regioni di specificare quante volte nel 2009 i veterinari avessero legalmente permesso agli allevatori di utilizzare sostanze delicate per la salute animale (e quindi umana) come gli ormoni." L'esito, poco credibile, è che in Emilia Romagna su 46 mila 383 prescrizioni ordinarie non è risultato nessun caso. Idem per la Sicilia, su un totale di 9 mila 641 prescrizioni. Per non parlare di Lombardia, Liguria, Campania, Calabria, Basilicata, Veneto, Friuli e Sardegna, che scaduti i termini di consegna non avevano ancora inviato i dati.
In questo clima, viene da pensare, tutto è possibile: non solo dentro i capannoni intensivi, ma anche nei pascoli di montagna. Raccontano gli allevatori abruzzesi onesti, ad esempio, che le loro parti non sono esenti da illegalità: "Si tratta", spiega uno di loro, "delle marche auricolari, i sigilli che per gli animali equivalgono a carte d'identità". Un tempo erano targhe metalliche, difficilmente trasferibili da una bestia all'altra. "Oggi invece sono di plastica, si staccano senza problemi, e vengono applicate alle bestie straniere, importate di nascosto ed escluse dal circuito sanitario". Oppure, dice un altro allevatore, "c'è chi le marche auricolari non le mette proprio, allevando anche animali malati". E non sono notizie per sentito dire. Per verificarlo basta salire fino ai pascoli di Pratosecco, sopra al comune di Camerata Nuova, e osservare un branco di circa 300 vacche. La maggioranza dei capi, va sottolineato, ha regolari marche. Altri, invece, no. "Il problema è capire di chi sono questi animali", spiega Massimiliano Rocco di Wwf Italia, presente al sopralluogo, "e poi catturarli: tracimano ovunque, dai prati ai boschi, in un circuito di illegalità che parte dall'estero e arriva al nostro territorio".
Certo: non sbaglia François Tomei, direttore di Assocarni, quando sostiene che nel suo settore "il numero di controlli ufficiali in Italia è superiore a quello di qualsiasi altro Paese". E fa bene a ricordare che "la filiera italiana ha un prodotto con caratteristiche organolettiche e nutrizionali particolarmente elevate". Ma non è ancora sufficiente, a chiudere il discorso: "A tutelare i consumatori, sarebbe utile anche un'Agenzia per la sicurezza alimentare", dice la senatrice Colomba Mongiello (Pd), "ma il governo ha pensato di inserirla tra gli enti inutili". Ora, spiega, si è arrivati a una probabile retromarcia, ma se anche l'Agenzia dovesse partire mancherebbero gli indispensabili decreti attuativi: "La sensazione è che, in un Paese che mal tollera i controllori, non sia un ritardo casuale". Quanto al fronte estero, e al rischio che i nostri confini siano attraversati da bestiame malato, o in ogni caso fuori controllo, è utile leggere i regolamenti comunitari. Soltanto così, infatti, si apprende che in Europa i controlli spettano alle nazioni che esportano bestiame, mentre gli Stati riceventi possono giusto svolgere "controlli per sondaggio e con carattere non discriminatorio". Un obbligo che limita l'eccellente rete dei nostri Uffici veterinari per gli adempimenti degli obblighi comunitari (Uvac) e dei Posti di ispezione frontaliera (Pif). "Ma soprattutto", commentano i veterinari, "fa guardare con sospetto al lungo elenco di nazioni che non segnalano alcuna positività delle loro bestie alle sostanze proibite". Tra queste, recita la tabella disponibile del 2007, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Romania, Slovenia, Repubblica slovacca e Svezia.
Da qui, il baratro delle macellazioni clandestine. "Di recente", dicono al Wwf Italia, "è arrivato sui nostri tavoli un dettagliatissimo documento sul ciclo illecito degli scarti di macellazione in Campania, Basilicata e Puglia". Quattro pagine anonime in cui si spiega come pezzi di animali a rischio non vengano eliminati dopo la macellazione, ma rientrino nel sistema alimentare sotto la guida di organizzazioni criminali. Un'ipotesi da approfondire, anche perché in linea con quanto accaduto in Italia nel 2009. Lo scorso febbraio, per dire, il Nucleo anti sofisticazioni dei carabinieri (Nas) ha sequestrato 18 tonnellate tra carne e prodotti di origine animale: non solo trovati in pessimo stato di conservazione, ma privi della bollatura sanitaria. "Nell'occasione", hanno scritto le agenzie di stampa, "sono stati individuati 102 centri di macellazione clandestina, con 113 persone denunciate per il mancato rispetto delle norme igieniche e la non corretta tenuta dei capi animali da parte degli allevatori".
Ecco perché non stupisce una comunicazione riservata del Nucleo agroalimentare e forestale (Naf), nella quale si spiega che "le macellazioni clandestine interessano (in Italia, ndr) circa 200 mila bovini, che spariscono ogni anno dagli allevamenti ad opera della malavita". Non c'è controllo che tenga. Non c'è multa che scoraggi. I dispiaceri della carne abbondano, anche se nessuno pare allarmarsi. "Per questo", dice Walter Rigobon, membro della segreteria nazionale di Adiconsum (Associazione in difesa di consumatori e ambiente), abbiamo stretto un accordo in provincia di Treviso con il consorzio Unicarve e i supermercati Crai". Di fatto, spiega, "garantiamo ai consumatori carne che abbia una tracciabilità totale: dalla nascita dell'animale fino al banco vendita". L'iniziativa si chiama "Scrigno della carne": "Perché la salute è un bene prezioso", dice Rigobon. Anche più del business.
Guarda la videoinchiesta
Fonte: Espresso, "I dispiaceri della carne", di Riccardo Bocca
http://carloruberto.blogspot.com/2010/07/i-dispiaceri-della-carne-ii-parte.html
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I dispiaceri della carne
I dispiaceri della carne
Controlli insufficienti. Allevamenti lager. Macellazioni clandestine. Ampio uso di farmaci. È allarme per gli animali che finiscono sulle nostre tavole. E ogni italiano ne consuma 92 chili l'anno.
Nel piatto c'è un filetto al sangue. O una costata di maiale. O un pollo al forno che aspetta di essere divorato. La forchetta è già a mezz'aria quando si affaccia un dubbio: ma in che percentuale, la carne macellata in Italia, viene controllata dai veterinari pubblici? Insomma: quanto possiamo essere certi che, nel cibo che stiamo mangiando, non siano contenute sostanze tossiche o comunque pericolose?
La prima risposta arriva da Francesca Martini, sottosegretario alla Salute: "Il consumatore italiano può stare tranquillo", garantisce, "la sicurezza della filiera alimentare è assoluta, anche per la carne. Tutti gli standard europei vengono rispettati. I nostri veterinari sono un esempio di professionismo.
Dunque non c'è da preoccuparsi". O meglio: non ci sarebbe, se non si intrecciassero i dati dell'anagrafe nazionale bovina, dell'Istat e dell'Unione nazionale avicoltura con le statistiche del Piano nazionale residui, il programma ministeriale "di sorveglianza sulla presenza, negli animali e negli alimenti di origine animale, di residui di sostanze chimiche che potrebbero danneggiare la salute pubblica".
Da questo intreccio di analisi escono numeri poco entusiasmanti, scenari poco popolari. Nel 2009, ad esempio, la percentuale dei controlli sui bovini macellati (in tutto 2 milioni 949 mila 828) ha riguardato 15 mila 803 capi, ed è stata pari allo 0,5%. Dei 13 milioni 616 mila 438 suini macellati, invece, i veterinari ne hanno controllati 7 mila 563, cioè uno striminzito 0,05%. E ancora meno sono stati controllati gli 11 milioni 740 mila quintali di volatili macellati (tra polli, tacchini, oche e quant'altro), con un totale di 4 mila 316 verifiche e il record negativo dello 0,03% (inferiore agli standard imposti dalle direttive Ue).
"Il settore delle carni è una polveriera, ne paghiamo ogni giorno le conseguenze, ma nessuno ha interesse a sollevare la questione", dice Enrico Moriconi, presidente dell'Associazione veterinari per i diritti animali (Avda). Un problema di prima grandezza, considerando che lo scorso anno gli italiani hanno consumato in media 92 chili di carne a testa, e che per il presidente di Assocarni Luigi Cremonini "i consumi sono destinati a crescere". Eppure l'opinione pubblica è serena: "La gran parte della popolazione continua a non chiedersi cosa può nascondere una bistecca", sostiene Moriconi: "Al massimo si agita quando scoppiano episodi di straordinaria gravità: come l'influenza aviaria nel 1999 e 2002, la cosiddetta mucca pazza nel 2001, o le carni suine irlandesi contaminate dalla diossina nel 2008".
Emergenze che la sanità italiana ha affrontato senza sbandamenti, va riconosciuto, adeguandosi velocemente ai protocolli internazionali. Ma la comune origine di questi allarmi è rimasta identica: "Una zootecnia suicida basata sugli allevamenti intensivi", la chiama Roberto Bennati, vicepresidente della Lega antivivisezione (Lav). "Una strategia industriale che, partita dagli Stati Uniti nel dopoguerra, è arrivata in Europa travolgendo regole e tradizioni".
Anno dopo anno, ettaro dopo ettaro, al posto dei pascoli si sono imposti capannoni "dove gli animali vivono in condizioni di sovraffollamento, immersi nell'inquinamento dei loro stessi escrementi (pregni di ammoniaca per i bovini, e metano per il pollame), con limitate possibilità di movimento e reiterati bombardamenti farmacologici". Non importa che anche la Food and agricolture organization, a nome delle Nazioni Unite, definisca queste strutture "un vivaio di malattie emergenti". Malgrado la crisi, l'industria italiana delle carni nel 2009 ha fatturato 20,5 miliardi di euro. Ed è una cifra che colpisce, oltre che per dimensioni, per il confronto con la quantità di bestiame che muore all'interno delle nostre aziende zootecniche. "Nel 2008", documenta la Lav, "sono morti in Piemonte 20 mila 700 bovini allevati. In Veneto sono arrivati a quota 24 mila 433. In Emilia Romagna ne hanno contati 18 mila 217 e in Lombardia 67 mila 996. È accettabile questo cimitero? E chi può dire, in buona fede, che non bisogna allarmarsi?".
Discorsi scivolosi, comunque li si prenda. Non soltanto nel campo dei bovini, e non solo sul fronte della salute in senso stretto. Dice Nino Andena, presidente dell'Associazione italiana allevatori (Aia): "Siamo arrivati al punto che stanno meglio gli animali negli allevamenti, che gli esseri umani nelle loro case...". E verrebbe da credergli, tanta è la disponibilità con cui presenta la zootecnia moderna. Ma poi uno arriva a Colombaro di Formigine, provincia di Modena, e trova una realtà come quella della Società agricola Colombaro. "Qui cresciamo 20 mila suini", mostra stalla per stalla il titolare Domenico Bellei. E non è un bello spettacolo: ecco cinque maialini schiacciati, durante lo svezzamento, in ogni metro quadro; eccone altri quattro in un metro quadro tra i 70 e i 180 giorni di vita; ecco, ancora, gli 80 centimetri pro capite nei quali si trovano i suini all'ingrasso. E mentre una fila di bestie urlanti sale sul rimorchio che le porterà a diventare porchetta, Bellei fa un ragionamento schietto: "Anche noi preferiremmo allevare maiali con altri criteri, più rispettosi del loro benessere. Ci abbiamo pure provato, ma prevalgono le esigenze commerciali. Così rispettiamo le regole ed evitiamo le ipocrisie: se gli italiani pretendono l'etica da noi allevatori, accettino che i prodotti siano più cari. Altrimenti è soltanto teoria...".
Parole condivisibili, per certi versi: ma anche incomplete. C'è molto altro, infatti, da dire sull'esistenza intensiva dei maiali. Per esempio che i tecnici dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), hanno presentato nel 2009 un'indagine sulla salmonella nei suini da riproduzione. E il risultato, accolto dal silenzio pneumatico dei mass media, è che il batterio risulta presente nel 51,2 per cento degli allevamenti italiani (superati dalla Spagna con il 64 per cento, l'Olanda con il 57,8, l'Irlanda con il 52,5 e il Regno Unito con il 52,2). "Quanto basta per ribadire che la carne, fuori e dentro l'Italia, è un vettore di rischio", dice la biologa Roberta Bartocci.
E lo scenario non cambia, aggiungono gli animalisti, spostandosi dai suini al pollame. "Sempre l'Efsa", spiegano, "ha concluso uno studio sulle carcasse dei polli da carne, e la scoperta è che nel 2008 il 49,6 per cento dei campioni italiani era affetto da campylobacter (un batterio che, in caso di cottura non completa della carne, può provocare forti dolori addominali, febbre e diarrea), mentre il 17,4 mostrava tracce di salmonella".
"La verità", segnala il responsabile dell'Unità operativa igiene degli allevamenti piemontesi Gandolfo Barbarino (membro anche delle commissioni ministeriali per il farmaco veterinario e i mangimi), "è che nel settore carni ci vorrebbe più trasparenza". A partire dal famoso Piano nazionale residui, che dovrebbe individuare le sostanze illegali somministrate al bestiame per prevenire i malanni e velocizzarne la crescita. "Nel 2009", racconta Barbarino, "su 33 mila 552 campioni analizzati, è risultato positivo appena lo 0,22 per cento. Ma non c'è da festeggiare. Il problema è che i riscontri si basano sulle analisi chimiche di fegato, carni, sangue e urine. E chi pratica il doping, in questo campo, ha raggiunto livelli di tale raffinatezza da sfuggire ai controlli".
Per i bovini la procedura è semplice e rigorosa, spiega un allevatore campano dietro promessa di anonimato: "Prima di tutto i trattamenti avvengono il venerdì, perché nel fine settimana i dopanti fanno in tempo a diventare invisibili". Si tratta di cocktail che contengono "dieci, dodici sostanze proibite: in dosi ridotte ma con effetti esplosivi". Nei primi due mesi, prosegue l'allevatore, "per far crescere alla svelta gli animali si dà estradiolo con testosterone o nandrolone. Poi si passa ai beta agonisti, che favoriscono la diminuzione del grasso, fino alla vigilia della macellazione. E nell'ultimo periodo, utilizziamo i cortisonici per aumentare la ritenzione idrica e definire al massimo la massa muscolare". Tutto con la certezza dell'impunità totale, precisa: "Perché è vero che ci sono i controlli, ma altrettanto vero è che pochi veterinari hanno voglia di discutere con la camorra".
(continua)
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Controlli insufficienti. Allevamenti lager. Macellazioni clandestine. Ampio uso di farmaci. È allarme per gli animali che finiscono sulle nostre tavole. E ogni italiano ne consuma 92 chili l'anno.
Nel piatto c'è un filetto al sangue. O una costata di maiale. O un pollo al forno che aspetta di essere divorato. La forchetta è già a mezz'aria quando si affaccia un dubbio: ma in che percentuale, la carne macellata in Italia, viene controllata dai veterinari pubblici? Insomma: quanto possiamo essere certi che, nel cibo che stiamo mangiando, non siano contenute sostanze tossiche o comunque pericolose?
La prima risposta arriva da Francesca Martini, sottosegretario alla Salute: "Il consumatore italiano può stare tranquillo", garantisce, "la sicurezza della filiera alimentare è assoluta, anche per la carne. Tutti gli standard europei vengono rispettati. I nostri veterinari sono un esempio di professionismo.
Dunque non c'è da preoccuparsi". O meglio: non ci sarebbe, se non si intrecciassero i dati dell'anagrafe nazionale bovina, dell'Istat e dell'Unione nazionale avicoltura con le statistiche del Piano nazionale residui, il programma ministeriale "di sorveglianza sulla presenza, negli animali e negli alimenti di origine animale, di residui di sostanze chimiche che potrebbero danneggiare la salute pubblica".
Da questo intreccio di analisi escono numeri poco entusiasmanti, scenari poco popolari. Nel 2009, ad esempio, la percentuale dei controlli sui bovini macellati (in tutto 2 milioni 949 mila 828) ha riguardato 15 mila 803 capi, ed è stata pari allo 0,5%. Dei 13 milioni 616 mila 438 suini macellati, invece, i veterinari ne hanno controllati 7 mila 563, cioè uno striminzito 0,05%. E ancora meno sono stati controllati gli 11 milioni 740 mila quintali di volatili macellati (tra polli, tacchini, oche e quant'altro), con un totale di 4 mila 316 verifiche e il record negativo dello 0,03% (inferiore agli standard imposti dalle direttive Ue).
"Il settore delle carni è una polveriera, ne paghiamo ogni giorno le conseguenze, ma nessuno ha interesse a sollevare la questione", dice Enrico Moriconi, presidente dell'Associazione veterinari per i diritti animali (Avda). Un problema di prima grandezza, considerando che lo scorso anno gli italiani hanno consumato in media 92 chili di carne a testa, e che per il presidente di Assocarni Luigi Cremonini "i consumi sono destinati a crescere". Eppure l'opinione pubblica è serena: "La gran parte della popolazione continua a non chiedersi cosa può nascondere una bistecca", sostiene Moriconi: "Al massimo si agita quando scoppiano episodi di straordinaria gravità: come l'influenza aviaria nel 1999 e 2002, la cosiddetta mucca pazza nel 2001, o le carni suine irlandesi contaminate dalla diossina nel 2008".
Emergenze che la sanità italiana ha affrontato senza sbandamenti, va riconosciuto, adeguandosi velocemente ai protocolli internazionali. Ma la comune origine di questi allarmi è rimasta identica: "Una zootecnia suicida basata sugli allevamenti intensivi", la chiama Roberto Bennati, vicepresidente della Lega antivivisezione (Lav). "Una strategia industriale che, partita dagli Stati Uniti nel dopoguerra, è arrivata in Europa travolgendo regole e tradizioni".
Anno dopo anno, ettaro dopo ettaro, al posto dei pascoli si sono imposti capannoni "dove gli animali vivono in condizioni di sovraffollamento, immersi nell'inquinamento dei loro stessi escrementi (pregni di ammoniaca per i bovini, e metano per il pollame), con limitate possibilità di movimento e reiterati bombardamenti farmacologici". Non importa che anche la Food and agricolture organization, a nome delle Nazioni Unite, definisca queste strutture "un vivaio di malattie emergenti". Malgrado la crisi, l'industria italiana delle carni nel 2009 ha fatturato 20,5 miliardi di euro. Ed è una cifra che colpisce, oltre che per dimensioni, per il confronto con la quantità di bestiame che muore all'interno delle nostre aziende zootecniche. "Nel 2008", documenta la Lav, "sono morti in Piemonte 20 mila 700 bovini allevati. In Veneto sono arrivati a quota 24 mila 433. In Emilia Romagna ne hanno contati 18 mila 217 e in Lombardia 67 mila 996. È accettabile questo cimitero? E chi può dire, in buona fede, che non bisogna allarmarsi?".
Discorsi scivolosi, comunque li si prenda. Non soltanto nel campo dei bovini, e non solo sul fronte della salute in senso stretto. Dice Nino Andena, presidente dell'Associazione italiana allevatori (Aia): "Siamo arrivati al punto che stanno meglio gli animali negli allevamenti, che gli esseri umani nelle loro case...". E verrebbe da credergli, tanta è la disponibilità con cui presenta la zootecnia moderna. Ma poi uno arriva a Colombaro di Formigine, provincia di Modena, e trova una realtà come quella della Società agricola Colombaro. "Qui cresciamo 20 mila suini", mostra stalla per stalla il titolare Domenico Bellei. E non è un bello spettacolo: ecco cinque maialini schiacciati, durante lo svezzamento, in ogni metro quadro; eccone altri quattro in un metro quadro tra i 70 e i 180 giorni di vita; ecco, ancora, gli 80 centimetri pro capite nei quali si trovano i suini all'ingrasso. E mentre una fila di bestie urlanti sale sul rimorchio che le porterà a diventare porchetta, Bellei fa un ragionamento schietto: "Anche noi preferiremmo allevare maiali con altri criteri, più rispettosi del loro benessere. Ci abbiamo pure provato, ma prevalgono le esigenze commerciali. Così rispettiamo le regole ed evitiamo le ipocrisie: se gli italiani pretendono l'etica da noi allevatori, accettino che i prodotti siano più cari. Altrimenti è soltanto teoria...".
Parole condivisibili, per certi versi: ma anche incomplete. C'è molto altro, infatti, da dire sull'esistenza intensiva dei maiali. Per esempio che i tecnici dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), hanno presentato nel 2009 un'indagine sulla salmonella nei suini da riproduzione. E il risultato, accolto dal silenzio pneumatico dei mass media, è che il batterio risulta presente nel 51,2 per cento degli allevamenti italiani (superati dalla Spagna con il 64 per cento, l'Olanda con il 57,8, l'Irlanda con il 52,5 e il Regno Unito con il 52,2). "Quanto basta per ribadire che la carne, fuori e dentro l'Italia, è un vettore di rischio", dice la biologa Roberta Bartocci.
E lo scenario non cambia, aggiungono gli animalisti, spostandosi dai suini al pollame. "Sempre l'Efsa", spiegano, "ha concluso uno studio sulle carcasse dei polli da carne, e la scoperta è che nel 2008 il 49,6 per cento dei campioni italiani era affetto da campylobacter (un batterio che, in caso di cottura non completa della carne, può provocare forti dolori addominali, febbre e diarrea), mentre il 17,4 mostrava tracce di salmonella".
"La verità", segnala il responsabile dell'Unità operativa igiene degli allevamenti piemontesi Gandolfo Barbarino (membro anche delle commissioni ministeriali per il farmaco veterinario e i mangimi), "è che nel settore carni ci vorrebbe più trasparenza". A partire dal famoso Piano nazionale residui, che dovrebbe individuare le sostanze illegali somministrate al bestiame per prevenire i malanni e velocizzarne la crescita. "Nel 2009", racconta Barbarino, "su 33 mila 552 campioni analizzati, è risultato positivo appena lo 0,22 per cento. Ma non c'è da festeggiare. Il problema è che i riscontri si basano sulle analisi chimiche di fegato, carni, sangue e urine. E chi pratica il doping, in questo campo, ha raggiunto livelli di tale raffinatezza da sfuggire ai controlli".
Per i bovini la procedura è semplice e rigorosa, spiega un allevatore campano dietro promessa di anonimato: "Prima di tutto i trattamenti avvengono il venerdì, perché nel fine settimana i dopanti fanno in tempo a diventare invisibili". Si tratta di cocktail che contengono "dieci, dodici sostanze proibite: in dosi ridotte ma con effetti esplosivi". Nei primi due mesi, prosegue l'allevatore, "per far crescere alla svelta gli animali si dà estradiolo con testosterone o nandrolone. Poi si passa ai beta agonisti, che favoriscono la diminuzione del grasso, fino alla vigilia della macellazione. E nell'ultimo periodo, utilizziamo i cortisonici per aumentare la ritenzione idrica e definire al massimo la massa muscolare". Tutto con la certezza dell'impunità totale, precisa: "Perché è vero che ci sono i controlli, ma altrettanto vero è che pochi veterinari hanno voglia di discutere con la camorra".
(continua)
http://carloruberto.blogspot.com/2010/07/i-dispiaceri-della-carne.html
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Niente riduzione dei gas serra. Evapora la svolta verde di Obama
Altro che svolta verde di Obama. E’ naufragata negli Stati Uniti la legge che voleva imporre una seppur modesta riduzione nelle emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici.
I Democratici non hanno voti sufficienti per fare approvare dal Senato il taglio delle emissioni anche per la presenza di coloro che in Italia verrebbero chiamati franchi tiratori.
Cosa resta delle speranze che hanno portato Obama alla presidenza? Ahimè, ben poca cosa.
Obama ha garantito con denaro pubblico la costruzione di centrali nucleari, le prime negli Usa da oltre trent’anni: una cosa che non aveva fatto neanche il suo predecessore Bush, il presidente cow boy fautore del laissez faire in materia di gas serra.
Non solo. Come Bush – anzi: più di Bush – Obama ha spinto sui biocarburanti a base di mais, che non inquinano meno della benzina o del gasolio e che in più affamano i poveri dirottando il cibo verso i serbatoi delle auto.
Ora Obama dice che intende comunque continuare a far pressione per una legge sul taglio delle emissioni di gas serra. Auguri.
Senza tagli di emissioni da parte degli Usa, è come minimo difficile pensare che le Nazioni Unite riescano a condurre in porto negoziati sul clima per superare il fallimento di Copenhagen.
Eppure si mostra sempre più urgente la necessità di impedire che la Terra vada arrosto. La prima parte di questo 2010 ha inanellato record assoluti di caldo. Il Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti ha appena pubblicato “The 2009 State of the Climate Report” in cui si afferma che il global warming è innegabile.
Come ebbe occasione di dire il presidente venezuelano Chavez: Se il clima fosse una banca, lo avrebbero già salvato.
Sul Guardian il Senato degli Usa rinuncia al taglio delle emissioni di gas serra
Su Reuters Obama continuerà a premere per una legge sul clima
Su National Geographic secondo il Noaa il global warming è innegabile
http://www.blogeko.it/2010/niente-riduzione-dei-gas-serra-evapora-la-svolta-verde-di-obama/
I Democratici non hanno voti sufficienti per fare approvare dal Senato il taglio delle emissioni anche per la presenza di coloro che in Italia verrebbero chiamati franchi tiratori.
Cosa resta delle speranze che hanno portato Obama alla presidenza? Ahimè, ben poca cosa.
Obama ha garantito con denaro pubblico la costruzione di centrali nucleari, le prime negli Usa da oltre trent’anni: una cosa che non aveva fatto neanche il suo predecessore Bush, il presidente cow boy fautore del laissez faire in materia di gas serra.
Non solo. Come Bush – anzi: più di Bush – Obama ha spinto sui biocarburanti a base di mais, che non inquinano meno della benzina o del gasolio e che in più affamano i poveri dirottando il cibo verso i serbatoi delle auto.
Ora Obama dice che intende comunque continuare a far pressione per una legge sul taglio delle emissioni di gas serra. Auguri.
Senza tagli di emissioni da parte degli Usa, è come minimo difficile pensare che le Nazioni Unite riescano a condurre in porto negoziati sul clima per superare il fallimento di Copenhagen.
Eppure si mostra sempre più urgente la necessità di impedire che la Terra vada arrosto. La prima parte di questo 2010 ha inanellato record assoluti di caldo. Il Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti ha appena pubblicato “The 2009 State of the Climate Report” in cui si afferma che il global warming è innegabile.
Come ebbe occasione di dire il presidente venezuelano Chavez: Se il clima fosse una banca, lo avrebbero già salvato.
Sul Guardian il Senato degli Usa rinuncia al taglio delle emissioni di gas serra
Su Reuters Obama continuerà a premere per una legge sul clima
Su National Geographic secondo il Noaa il global warming è innegabile
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Trovato un altro vortice dei rifiuti. E’ nell’Oceano Indiano
I ricercatori ne sospettavano l’esistenza. E infatti l’hanno trovato. C’è un vortice dei rifiuti anche nell’Oceano Indiano, oltre a quelli nel Pacifico (il più conosciuto) e nell’Atlantico, di recente scoperta.
Per “vortice dei rifiuti” si intende una zona in cui il gioco delle correnti concentra l’immondizia finita in mare. Fra questa, la plastica è praticamente eterna ed immarcescibile.
C’è un’enorme (e crescente) quantità di plastica nei mari di tutto il mondo. Sole e onde la riducono a pezzettini, e nei vortici dei rifiuti il mare sembra un minestrone di immondizia.
Gli scienziati ritengono che ci siano altri due vortici dei rifiuti ancora da scoprire e studiare. Perchè? Guardate.
Questa animazione viene dal sito 5 Gyres, dedicato appunto allo studio dei vortici dei rifiuti. E’ un modello computerizzato basato su dati raccolti da boe, e indica le zone in cui si accumulano i detriti presenti in mare.
VIDEO Maximenko’s Plastic Pollution Growth Model from 5 Gyres on Vimeo.
Il vortice dei rifiuti nell’Oceano Indiano è stato individuato da Marcus Eriksen, cofondatore del 5 Gyres Institute, grazie a campioni d’acqua raccolti nelle 3.000 miglia comprese fra Perth, in Australia, e Port Louis, alle isole Mauritius.
Secondo lui, è impossibile ripulire il mare dalla plastica: i frammenti sono troppo numerosi e troppo piccoli. Piuttosto, dice, è meglio raccogliere tutta la plastica che il mare deposita a riva ed eliminare il più possibile la plastica dalla vita quotidiana.
Su Yahoo! Green trovato un vortice dei rifiuti anche nell’Oceano Indiano
5 Gyres e il modello computerizzato che indica cinque vortici dei rifiuti
http://www.blogeko.it/2010/trovato-un-altro-vortice-dei-rifiuti-e-nelloceano-indiano/
Per “vortice dei rifiuti” si intende una zona in cui il gioco delle correnti concentra l’immondizia finita in mare. Fra questa, la plastica è praticamente eterna ed immarcescibile.
C’è un’enorme (e crescente) quantità di plastica nei mari di tutto il mondo. Sole e onde la riducono a pezzettini, e nei vortici dei rifiuti il mare sembra un minestrone di immondizia.
Gli scienziati ritengono che ci siano altri due vortici dei rifiuti ancora da scoprire e studiare. Perchè? Guardate.
Questa animazione viene dal sito 5 Gyres, dedicato appunto allo studio dei vortici dei rifiuti. E’ un modello computerizzato basato su dati raccolti da boe, e indica le zone in cui si accumulano i detriti presenti in mare.
VIDEO Maximenko’s Plastic Pollution Growth Model from 5 Gyres on Vimeo.
Il vortice dei rifiuti nell’Oceano Indiano è stato individuato da Marcus Eriksen, cofondatore del 5 Gyres Institute, grazie a campioni d’acqua raccolti nelle 3.000 miglia comprese fra Perth, in Australia, e Port Louis, alle isole Mauritius.
Secondo lui, è impossibile ripulire il mare dalla plastica: i frammenti sono troppo numerosi e troppo piccoli. Piuttosto, dice, è meglio raccogliere tutta la plastica che il mare deposita a riva ed eliminare il più possibile la plastica dalla vita quotidiana.
Su Yahoo! Green trovato un vortice dei rifiuti anche nell’Oceano Indiano
5 Gyres e il modello computerizzato che indica cinque vortici dei rifiuti
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Brescia e pianura Padana: record di diossina nei terreni
Le mappe qui sopra (clicca QUI ingrandire) mostrano la deposizione di diossina sui territori di Italia, Francia, Germania e RegnoUnito (le unità sono nanogrammi per m² all'anno). (1) La diossina è un composto estreamente tossico e cancerogeno, che si sviluppa durante la combustione, soprattutto dei rifiuti; rame e ferro (spesso presenti nei rifiuti indfifferenziati) agiscono infatti da catalizzatori.
Le mappe sono confrontabili perchè i colori corrispondono agli stessi livelli di scala.
E' appena il caso di notare che l'italia è il paese più inquinato dalla Diossina: la pianura padana è più contaminata dei grandi distretti industriali delle altre nazioni.
I massimi valori di contaminazione (quadretti rosso scuro, valori doppi rispetto ai massimi di Francia e Germania) si osservano in corrispondenza di Brescia e di Taranto.
•Cosa c'è a Brescia? Uno dei più grandi inceneritori di rifiuti d'Italia.
•Cosa c'è a Taranto? L'ILVA, la più grande acciaieria d'Europa, che si ritiene "produca"circa 1200 morti all'anno (che non vengono quasi mai ricordati).
Milano, Torino e la pianura veneta non sono però da meno, perchè registrano valori nettamente superiori a quelli delle altre regioni d'Europa.
Così avveleniamo lentamente il Bel Paese.
(1) Le mappe provengono dal Meteorological Sinthesizing (sic) Centre- East di Mosca. Dopo aver selezionato il paese, si seleziona in fondo alla pagina "Deposition to the country" relativo a PCDD (Polychlorinated dibenzodioxin). E' possibile variare i livelli di scala.
Un ringraziamento particolare a: Termovalorizzatore di Brescia e all'Ilva di Taranto
http://www.bresciapoint.it/ambiente/868-brescia-e-pianura-padana-record-di-diossina-nei-terreni.html
Le mappe sono confrontabili perchè i colori corrispondono agli stessi livelli di scala.
E' appena il caso di notare che l'italia è il paese più inquinato dalla Diossina: la pianura padana è più contaminata dei grandi distretti industriali delle altre nazioni.
I massimi valori di contaminazione (quadretti rosso scuro, valori doppi rispetto ai massimi di Francia e Germania) si osservano in corrispondenza di Brescia e di Taranto.
•Cosa c'è a Brescia? Uno dei più grandi inceneritori di rifiuti d'Italia.
•Cosa c'è a Taranto? L'ILVA, la più grande acciaieria d'Europa, che si ritiene "produca"circa 1200 morti all'anno (che non vengono quasi mai ricordati).
Milano, Torino e la pianura veneta non sono però da meno, perchè registrano valori nettamente superiori a quelli delle altre regioni d'Europa.
Così avveleniamo lentamente il Bel Paese.
(1) Le mappe provengono dal Meteorological Sinthesizing (sic) Centre- East di Mosca. Dopo aver selezionato il paese, si seleziona in fondo alla pagina "Deposition to the country" relativo a PCDD (Polychlorinated dibenzodioxin). E' possibile variare i livelli di scala.
Un ringraziamento particolare a: Termovalorizzatore di Brescia e all'Ilva di Taranto
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venerdì 30 luglio 2010
Lettera aperta n1° a Silvio Berlusconi
Caro Fratello Silvio,
mettiamola in questi termini: con questa Lettera Aperta n.1 (ne seguiranno altre, perche la “posta in gioco” è piuttosto complessa e importante) cercherò di aiutare Te a recuperare memoria e consapevolezza degne di un’aspirante statista (sono quasi 20 anni che “aspiri”…) e tenterò di ispirare nei (talora distratti e negligenti) media nazionali qualche nozione più precisa sul tuo percorso esistenziale e politico.
Un’opera utile, spero, a beneficio di storici e cronisti; valida sia per l’”illuminazione” dei contemporanei che per le ricerche/analisi dei posteri, che altrimenti sarebbero irrimediabilmente falsate e mistificate ad Arte.
Non starò a ricordarTi che l’iniziazione massonica - quale tu avesti il privilegio di ottenere direttamente dal Gran Maestro “Emerito” Giordano Gamberini alla fine degli anni settanta, a Roma, alla presenza del Fratello Licio Gelli e di diversi tuoi amici già Fratelli Piduisti - è indelebile, una volta conferita.
Indelebile come ogni ordinazione sacerdotale e misterica.
Non starò a ricordartelo perché tu lo sai bene e lo hai sempre saputo, a partire dalle illuminanti parole usate, durante il rito iniziatico da Lui officiato, da Gamberini in persona.
A partire dai “ripassi” in materia che ebbe a regalarti generosamente il Gran Maestro Armando Corona (1982-1990), durante tutti gli amabili incontri e colloqui che avesti con lui nel corso di molti anni, alla presenza di altri “estimatori” della Via Iniziatica Massonica, come il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga e i tuoi amici Flavio Carboni e Giuseppe Pisanu, per tacere di tanti altri…
Soprattutto, a partire dalle relazioni ancora più significative con certi ambienti del milieu massonico internazionale, maturate dal 1992-93 in poi e di anno in anno sempre più rafforzatesi e perfezionatesi.
Per non parlare delle tue letture e dei tuoi “studi”, sapientemente dissimulati, su tanti aspetti dell’Esoterismo in generale e della Massoneria in particolare. Su questo punto, bisogna dare atto al Presidente Cossiga che egli ha sempre saputo aiutarti e sostenerti nella tua opera dissimulatrice…
In molte famose interviste (su quotidiani o libri), il Presidente Emerito della Repubblica ha sempre minimizzato la tua esperienza libero-muratoria, esprimendosi pressappoco così: “Ma Berlusconi bada al potere e ai soldi…che volete che gliene importa di riti esoterici, dei miti antico-egizi di Iside e Osiride…”.
Eh, no Presidente Cossiga! Al Fratello Silvio importa parecchio dei “riti, dei miti, della magia e delle sette esoteriche”, per non parlare delle componenti “filo-egizie ed ermetiche” della sua Weltanschauung.
Ma su questo ritornerò fra breve.
Caro Fratello Silvio, i miei complimenti per la tua straordinaria capacità da vero “Mago Ermetico” (quasi un novello Prospero shakeasperiano…)…
Il “Velo di Maya” con cui- da anni- hai saputo occultare tanti aspetti della tua personalità è davvero molto ben tessuto; con una “trama“ spessa e resistente…
Ci sono cascati in tanti, soprattutto i più sprovveduti antagonisti del centro-sinistra (politici, opinionisti, editorialisti, giornalisti, vignettisti, autori di satira, etc.), ma anche diversi personaggi “ritenuti indegni di superiori rivelazioni”, all’interno della tua variopinta Corte di satrapi, maggiordomi, camerieri, nani e ballerine… Tutti però-anche se non messi a parte dei segreti della schiera più intima di adepti-innalzati a ruoli istituzionali, in virtù delle tue ben coltivate “doti taumaturgiche”, in grado di innalzare “i poveri di spirito” e di trasformare “la feccia e il piombo in oro”.
Però, adesso che si avvicina il redde rationem con la Storia e con l’Ultima Grande Iniziazione (quella che passa per gli Inferi e per mondi ultra-terreni), mi permetterai di rendere giustizia a taluni tratti alti e nobili del Tuo percorso umano ed esistenziale, liberandoti una volta per tutte da quella sapiente “maschera dissimulatrice”,che pure ti è stata tanto utile nel consolidamento del tuo Potere terreno.
Insomma caro Fratello Silvio, gliele vogliamo svelare o no un po’ di cosucce sul “Berlusconi Occulto” a tutti quei politici, servitori dello Stato, faccendieri e giornalisti che, da qualche tempo, consultano quotidianamente (e persino di ora in ora) il sito www.grandeoriente-democratico.com , in attesa (o nell’aspettativa terrorizzata…) di rivelazioni gustose sul back-office del Potere italiota?
Certo, alcuni politici e uomini di Stato italiani (di destra e di sinistra) plaudono all’ “Operazione Democrazia, Verità e Trasparenza” del mio Gruppo (Grande Oriente Democratico) e i più liberi e indipendenti tra i giornalisti non si sono risparmiati nel raccogliere puntualmente le notizie e le analisi che da Parte Nostra venivano offerte all’opinione pubblica.
Ma da parte della maggioranza degli operatori mediatici, regna ancora, nei riguardi della nostra Operazione, un “silenzio assordante”…
Come mai, persino dopo l’intervista concessa dal sottoscritto al prestigioso settimanale “VANITY FAIR” (per leggerla sul nostro Sito, clicca su: 21 luglio 2010. Intervista del settimanale “VANITY FAIR” a Gioele Magaldi, by Francesco Esposito ) o dopo l’intervista concessa al seguitissimo programma “LA ZANZARA” di Giuseppe Cruciani su Radio 24 (per sentire l’audio dell’intervista su nostro Sito, clicca su 22 luglio 2010. INTERVISTA AUDIO di Gioele Magaldi su RADIO 24 (Radio del SOLE 24 ORE), nessuna agenzia di stampa ha ripreso i contenuti più che meritevoli di approfondimento, trattati in quelle sedi?
Nessuna agenzia di stampa ufficiale e nessun quotidiano, almeno finora.
Solo la preziosissima e insostituibile (se non ci fosse, bisognerebbe inventarla: lode al genio di Roberto D’Agostino) DAGOSPIA ha ripreso l’intervista su VANITY FAIR.
E l’ANSA o l’ADN-KRONOS? Sempre così sollecite nel “notiziare” persino gli starnuti del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi o qualunque inezia sul conto di Silvio Berlusconi, come mai stavolta non hanno “lanciato” nemmeno una riga di commento?
E’ così aggravato lo stato censorio o auto-censorio del giornalismo italiano?
In questi giorni, fiumi di parole inutili, ridondanti e inconcludenti (sui TG come sulla carta stampata) su comparse, comparsine, aneddoti e cronache tautologiche sui presunti misteri della P3, e quando forse Vi si offre l’occasione di fare “vera luce” e “vera informazione” su quanto è accaduto e sta accadendo a monte di questa ormai famigerata inchiesta, tutti “sordi, ciechi e muti” come le tre scimmiette della tradizione?
No, Caro Fratello Silvio, mi concederai che così proprio non va…
Cerchiamo perciò di squarciare il “Velo di Maya” e di offrire al torpore degli organi di informazione di massa italioti qualche occasione di risveglio dalle mollezze estive (anche all’epoca di Tangentopoli, la “macchina informativa” fu lentissima a mettersi in marcia a pieno ritmo… e lo fece solo quando direttori, redattori, inviati e cronisti si resero conto che i loro Padrini della Prima Repubblica erano ormai prossimi al crollo definitivo… Che bell’esempio di giornalismo libero, coraggioso e indipendente…!!!).
Allora, come promesso, regaliamo qualche “chicca” sul “Berlusconi Occulto”.
Vedrai, Fratello Silvio, che alla fine ci sarai grato per averti “riabilitato” rispetto all’immagine “macchiettistica” che viene offerta di te da certa stampa “filo-kommunista”.
Questa immagine da “pragmatico uomo di potere, super-piazzista fortunato, gaffeur un po’ grossier, uomo ignorante e un tantino volgare, benché vincente ed efficace, è stata una MASCHERA eccellente con cui dissimulare la tua autentica cifra come Uomo, come Iniziato, come Massone.
Una Maschera che ti è servita fino ad oggi, ma che sarebbe un peccato rimanesse intatta per coloro che dovranno in futuro raccontare la non comune storia della tua vita.
La Storia di un Grande Manipolatore di energie materiali, ma soprattutto spirituali, almeno secondo ciò di cui tu stesso sei convinto e di cui sono convinti gli adepti più intimi del tuo entourage…
Perciò, prima di dedicarci alla parte “ammonitoria” e “diffidante” di questa Lettera Aperta, consentimi di offrire al pubblico qualche onesta visione del Silvio Segreto…
1.Fanno persino sorridere le modalità approssimative e incerte con le quali alcuni giornalisti e/o studiosi hanno infine messo in luce la natura “iniziatica” e “massonica” del complesso di Villa Certosa in Sardegna (Residenza da Te personalmente curata, nella realizzazione, sin nei minimi dettagli) o del Tuo Mausoleo funebre ad Arcore, all’interno di Villa San Martino. Persino l’autorevole Prof. Marcello Fagiolo - che meglio di altri ha spiegato la natura esoterico-massonica del Mausoleo funebre voluto per sé e i suoi più fidi adepti dal Fratello Silvio Berlusconi - non ha dato una lettura ermeneutica esaustiva e completa di questo e di altri complessi architettonici fatti realizzare con convinto piglio da Libero Muratore dall’attuale Presidente del Consiglio italiano. Di una esplicazione compiuta e filologicamente rigorosa delle realizzazioni paesaggistico-architettoniche di significato massonico-iniziatico del Fratello Silvio, ci occuperemo ben presto Noi di Grande Oriente Democratico. Per rendere effettivo omaggio al genio latomistico di questo Fratello, se non altro.
2.Caro Fratello Silvio, vogliamo “rivelare” alla pubblica opinione i tuoi robusti interessi in fatto di Astrologia? Vogliamo dire che non soltanto hai sempre avuto attorno a te (sedicenti) esperti di questa antica Scienza Iniziatica - consultati ad ogni piè sospinto - ma tu stesso ne sei un appassionato cultore? E diciamolo, via! Mica ti vorrai portare tutti questi segreti nel Mausoleo Massonico…
3.Vogliamo rivelare che la tua idea di come usare il “mondo delle immagini” (Maya=Magia) per formare, guidare, trasformare, manipolare pulsioni, sentimenti, convinzioni delle masse di “spettatori”, lungi dall’essere una casuale idea di un pragmatico imprenditore si fonda su ben radicate convinzioni di manipolazione spirituale delle energie “lunari” del “popolo”. Magari, in seguito, faremo il nome di qualcuno dei fraterni consulenti che, nel tempo, ti hanno aiutato a diventare forse il più significativo “Grande Fratello” (in senso orwelliano-massonico) nel mondo dei Media… E citeremo le letture e gli studi cui Tu e qualche tuo Fraterno Amico e Adepto vi siete ispirati e continuate ad ispirarvi…
4.Anticipiamo, una volta per tutte, Caro Fratello Silvio, che la natura reale della tua strategie e delle tue tattiche verso la Presa, la Ri-Presa e la Conservazione del Potere imprenditoriale, mediatico e politico in Italia (dagli anni settanta e fino ad oggi) è stata scandita da rapporti e relazioni con precisi personaggi, cenacoli e logge dell’establishment massonico mondiale. Non sempre ciò è avvenuto come mi sembra sarebbe dovuto avvenire in una Democrazia liberale occidentale e certo non con quella “trasparenza e pubblicità” che si addice ad un aspirante uomo di governo e statista. Qualora si rendesse necessario, su questa vicenda il Gruppo di “Grande Oriente Democratico” si riserva di fare ampia e graduale luce, a beneficio dei cittadini italiani e dell’opinione pubblica europea e mondiale.
Dopo aver cominciato a ristabilire la Tua autentica “cifra” di “Grande Fratello” con un invidiabile percorso spirituale e filosofico di schietta natura iniziatica e massonica (altro che “ragazzo coccodè”, come ingenuamente ebbe a chiamarti Eugenio Scalfari e come talora sei riuscito a dissimularti volontariamente, assumendo i connotati innocui e bonari del “barzellettiere brianzolo”) e dopo averTi restituito alla natura più autentica della Tua straordinaria esperienza esistenziale, non mi negherai certo il (Fraterno) Diritto di rivolgerti-anche a nome del Gruppo “Grande Oriente Democratico” che indegnamente mi pregio di servire- alcune precise “DIFFIDE” e “AMMONIZIONI”.
1.Intanto, come ben sai (o ti hanno tenuto all’oscuro?), proprio a partire d’oltre Atlantico, dalla Prima Repubblica Democratico-Massonica al mondo, è in atto un ambizioso progetto di rigenerazione e rivoluzione delle dinamiche (invero poco commendevoli) politiche e culturali dominanti nell’era del Figlio del Fratello Bush Senior (2000-2008). Basta con certi intrallazzi profittevoli ma vergognosi e basta con il supporto a regimi politici occidentali che tendano a trasformarsi in “Democrature” stile repubblica delle banane…
2.Difficilmente potrai apostrofare il sottoscritto Fratello Gioele Magaldi come un tuo “critico-oppositore” di ascendenza/derivazione “comunista”. A differenza di tanti neofiti democratici dell’odierna sinistra italiana (post-comunisti a tutti gli effetti), chi Ti scrive, pur avendo all’epoca un Padre iscritto al PCI (ora approdato a posizioni ben più liberali), sin dai suoi 14 anni e per tutti gli anni di frequentazione al Liceo Tasso di Roma (anni ’80) se davanti alla scuola vedeva i comunisti della FGCI, gli autonomi di Autonomia Operaia e i fascistelli del Fronte della Gioventù solidarizzare insieme indossando la kefiah e berciando contro Israele, volentieri li prendeva tutti a calci nel c… Questo perché il sottoscritto era allora, è adesso e morirà quando sarà l’ora come un convinto socialista liberale e libertario, un democratico, insofferente di tutti i dispotismi e tutti gli autoritarismi, sia quelli di marca fascista che quelli di ispirazione stalinista. Chi Ti scrive questa Lettera Aperta era ed è filo-israeliano senza essere ebreo (il nome “Gioele” sta a testimoniare l’amore disinteressato per la cultura ebraica dei miei genitori, il cognome “Magaldi” ha antiche origini fiorentine, essendo proprio di una famiglia patrizia toscana di Priori del Comune di Firenze e Costruttori di chiese cattoliche, peraltro imparentata con Dante Alighieri, la cui nipote sposò appunto un Magaldi). Chi Ti scrive è “cattolico” senza essere clericale, baciapile e senza puzzare di sacrestia o piegarsi davanti alle ingerenze illiberali e confessionali della Curia e della CEI. Chi ti scrive è filo-amerikano (con il “K”) senza essere indulgente con quei politici o Fratelli statunitensi che hanno tradito gli ideali dei Fratelli Massoni Padri Costituenti diverse volte nel corso del XX e agli inizi del XXI secolo… Come nel caso dei supporti alle dittature di Pinochet o Videla o alle diverse porcherie sciamannate combinate dal Tuo amico George Bush Junior… Chi Ti scrive è filo-israeliano, senza rinunciare all’idea che, quando la Palestina non sarà più governata dai terroristi di Hamas, sarà auspicabile procedere alla creazione di uno stato palestinese democratico e laico che possa essere indipendente da Israele, mantenendo con esso buone relazioni economiche, diplomatiche e politiche; nella convinzione, anzi, che Turchia (magari non più governata-male-dal Tuo amico Erdogan), Israele e Palestina possano un giorno far parte ufficialmente dell’Unione Europea. Chi Ti scrive, in conclusione, è un Tuo Fratello Massone che non potrai liquidare facilmente come un contestatore prevenuto, animato da odio irragionevole e incapacità di comprendere le tante e belle realizzazioni (ma quali?) che avresti (ma quando e dove?) compiuto da quando sei in Politica (troppi anni, scarsi risultati: gli italiani stanno meglio o peggio di prima, da quando tu sei sceso in campo prima con Forza Italia e poi col PDL? La risposta sincera a questa domanda la conosci benissimo… e al Tuo Fratello Gioele puoi dare solo risposte sincere… ne va del tuo ONORE di INIZIATO…). Fai inoltre sapere al tuo fido collaboratore ALFAN0 di smetterla di raccontare la “frottola” che Tu saresti l’unico politico che non si è arricchito con la politica. Vogliamo fare un Seminario dove spiegare qual’era la situazione economico-finanziaria e debitoria della Fininvest nei primi anni ’90 e come è adesso? Tu, Caro Fratello Silvio, sai benissimo che la tua “discesa in politica” è stato anche un grande affare economico (per TE e NON PER GLI ITALIANI, purtroppo): spiegalo tu al giovanotto che hai reso Ministro della Giustizia, altrimenti glielo spieghiamo Noi pubblicamente e a suon di numeri, fatti e circostanze…
3.Alla luce di tutto quanto precede, poiché ho saputo che vorresti trascorrere il periodo di agosto in qualche Castello con altri “Cavalieri”, a discutere “fraternamente” di come ri-organizzare il PDL e rilanciare l’azione di governo, non voglio farTi mancare anche il mio CONSIGLIO FRATERNO, in forma di virili diffide e ammonimenti. Ti DIFFIDO dal reiterare, con la nuova stagione, tentativi di approvazione e/o promulgazione di liberticidi e anti-costituzionali atti legislativi. Atti concepiti a personale uso e consumo Tuo e dei Tuoi Cortigiani, atti IPOCRITAMENTE presentati come tutori della libertà dei cittadini, in realtà inconcepibili e impresentabili in qualunque Democrazia dell’Occidente liberale. Mi riferisco ad atti legislativi come il Lodo Alfano, il cosiddetto DDL sulle Intercettazioni e altre “robe simili”… E comunque, sulle tante leggi discutibili (già promulgate durante il tuo malgoverno del Paese, in questi ultimi 16 anni) avrò e avremo modo di parlare in seguito. Peraltro, Ti AVVISO che, come ben presto scoprirai anche a partire dalle Comunicazioni dei lettori/visitatori che andranno on-line fra un paio di giorni sul Sito www.grandeoriente-democratico.com , ci sono ormai alcuni Fratelli Parlamentari PDL ex-Forza Italia pronti a seguire le indicazioni di “Grande Oriente Democratico” e a comportarsi come i “franchi tiratori” della Prima Repubblica. A buon intenditor…
4.Ti DIFFIDO dal fare affermazioni illiberali e anti-democratiche in merito alla legittimità dell’ esistenza di “correnti” all’interno dei partiti in generale e del PDL in particolare. Come ti permetti di chiamare la tua organizzazione “Popolo delle Libertà” e poi di essere così dispotico, tirannico e liberticida? All’interno di uno Stato Liberale e di diritto i partiti politici sono il sale della DEMOCRAZIA; analogamente, all’interno dei Movimenti o dei Partiti le “correnti” sono la garanzia del pluralismo e della dialettica tra diverse opinioni. O sei in grado di tollerare solo il PENSIERO UNICO, il TUO, per la precisione? Bè, in questo sei perfettamente identico al tuo CARO FRATELLO GUSTAVO RAFFI (illegittimo) GRAN MAESTRO DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA. Non sopportate alcun dissenso o libero pensiero critico, perché il nucleo della vostra natura è profondamente autoritario e illiberale.
5.Ti DIFFIDO dal non prenderti le tue responsabilità in relazione alla cosiddetta vicenda “P3”. Invece di scaricare le responsabilità sui “Fratelli/Sodali” che hanno agito nel tuo diretto interesse, chiamandoli “4 pensionati sfigati”,mostra un po’ di coraggio e lealtà verso coloro che per Te si sono esposti. Nessuna giustificazione per loro, che sono grandi e vaccinati e ben sapevano (laddove lo abbiano fatto) di violare le leggi dello stato nel loro e nel Tuo interesse, ma appare riprovevole che la gente (da anni) si becchi galera e condanne per servire e proteggere un “CESARE” che non ha il coraggio di prendersi le sue responsabilità davanti alla Legge e alla pubblica opinione.
6.Ti DIFFIDO dal continuare a tenere sciolti “i tuoi cani-cortigiani” contro il leale, legittimo ma fermo dissenso, all’interno del PDL, portato aventi (doverosamente) dagli Onorevoli Fini, Bocchino, Granata, Buongiorno, Della Vedova, Urso e da tutti gli altri parlamentari che ovviamente non ritengono il centro-destra come COSA TUA, bensì come la rappresentanza democratica e liberale di tanta parte dell’elettorato italiano. TI INVITO, anzi, a promuovere una strutturazione del PDL come un vero partito/movimento democratico: con partecipazione di iscritti ed elettori della base che scelgano i rappresentanti di tutti gli organi interni. O vuoi continuare ad operare come un Faraone o un Imperatore asiatico dell’antichità? E fai presente al MINISTRO LA RUSSA che le “scuse e le auto-critiche” sono cosa che pretendevano soprattutto i Tribunali fascisti e comunisti: se ne vada via lui dal PDL, insieme a Cosentino, Verdini, Dell’Utri, Mantovano, etc., piuttosto che tentare di intimidire i dissidenti come Granata, che hanno solo avuto il coraggio di pensare e parlare liberamente. TI CONSIGLIO anche di smetterla di parlare di “politica politicante”, “teatrino della politica”, “abbasso i professionisti della politica”… Da circa 16 anni, prima in Forza Italia e poi nel PDL i principali “politicanti” sono quelli che hai voluto e scelto direttamente Tu, senza alcuna designazione da parte della base degli elettori. Il “teatrino” lo fai soprattutto Tu, sia in Italia che all’estero, in innumerevoli performances di dubbio gusto, ampiamente irrise dai media internazionali. Anche in questo caso si tratta di “cospiratori kommunisti”? Quanto al “professionismo in politica”, si tratta di un discorso complesso (che riprenderò in seguito), ma forse è venuto il momento di DIRTI che, invece, il massiccio afflusso di persone che fanno altri mestieri (rispetto alla politica) in Parlamento ha creato una serie sterminata di micro-conflitti di interessi. Se uno fa il medico, l’avvocato, il commercialista, il costruttore, il prof. universitario etc., spesso, una volta diventato Onorevole, invece di curare gli interessi della collettività, si occupa di favorire la corporazione cui appartiene se non addirittura il proprio particulare professionale…
7.Ti DIFFIDO dal perseverare nei tentativi spudorati e ignobili di defenestrare uno dei pochi spazi di libera inchiesta giornalistica italiana: il TEAM di “ANNOZERO” di MICHELE SANTORO, Marco Travaglio incluso (altro che velenose profferte e “distinguo” del Tuo FRATERNO AMICO CONFALONIERI…).A questo proposito, stia in campana anche il Direttore Generale della RAI Mauro Masi e la smetta di fare “mobbing” su Santoro per compiacere TE, GRANDE FRATELLO SILVIO. UN GRANDE FRATELLO dal conflitto di interessi sempre più grave e irrisolto e che ha persino regalato agli italiani - forse per la prima volta nella storia - una perfetta equiparazione in termini di “equilibrio dell’informazione”, tra il prestigioso TG 1 e l’assai meno prestigioso TG 4…
8.TI INVITO ad occuparti da subito di intelligenti ricette per il rilancio economico del “Sistema Italia”: prima che la crisi non dia vita ad asprissime ripercussioni sociali. Le manovre “lacrime e sangue” e i “tagli” sono buoni a farli tutti. Dal “geniale imprenditore privato” Berlusconi ci si attendeva e attende qualcosa di più… Comunque, anche su questo punto, Noi di Grande Oriente Democratico cercheremo di darti qualche buon suggerimento concreto e preciso se tu e il Ministro Tremonti non sapete “cavare un ragno dal buco”… E poi, per continuare a tenerti in sella nonostante il tuo MAL-GOVERNO, non confidare troppo nell’insipienza, nell’inettitudine, nelle laceranti divisioni e nell’”afasia stitica” attuale del Centro-Sinistra… Tanto più che, come sai benissimo, da provetto ASTROLOGO quale sei, il pianeta SATURNO sta per transitare di nuovo in BILANCIA, al tuo ASCENDENTE, in congiunzione con i tuoi SOLE E MERCURIO natali… Mentre URANO di transito in ARIETE si sta per mettere in opposizione ad essi… Per tacere di altri importanti aspetti planetari incalzanti e disarmonici… Chi lo sa…? Magari, all’improvviso, dalle donne e dagli uomini della sinistra democratica italiana potrebbe venire qualche benefico “colpo di reni”… e qualche rinnovata volontà unitaria.
A questo proposito, terminata la LETTERA APERTA n.1 AL FRATELLO SILVIO BERLUSCONI, vorrei rivolgere un’umilissima ESORTAZIONE agli ONOREVOLI BERSANI, D’ALEMA, VELTRONI, DI PIETRO, CASINI e RUTELLI.
A tutti costoro (compreso CASINI, se ha risolto i suoi dubbi amletici) vorrei suggerire, a nome mio e di tanti altri cittadini italiani (massoni e non), di costituire da subito una COALIZIONE che si candidi a governare il Paese nel giorno (vicino o lontano) in cui l’attuale governo Berlusconi fosse sfiduciato in Parlamento o terminasse naturalmente la legislatura. Una COALIZIONE di cui decidere subito, con delle democratiche elezioni primarie capaci di appassionare l’opinione pubblica, sia il LEADER che sarà candidato a Palazzo Chigi tra sei mesi, un anno o nel 2013, sia gli organi direttivi. Questa ESORTAZIONE e questo INVITO valgono anche per Rutelli e per Casini, soprattutto qualora quest’ultimo abbia deciso di fare del suo U.D.C. un partito erede della migliore tradizione laica e non confessionale della Democrazia Cristiana, abbandonando genuflessioni e ammiccamenti anacronistici (che non portano molti voti, a conti fatti) con la Curia Vaticana e la CEI e promuovendo piuttosto i valori tradizionalmente cristiani di solidarietà sociale, moderazione, capacità di mediazione politica tra gli estremismi e senso delle istituzioni.
Se invece Rutelli e soprattutto Casini ritengono di continuare a fare ad vitam i “pesci in barile” e si crogiolano nel sogno impossibile di un “governo istituzionale di grandi intese” oppure nella fallace speranza che il “problema Berlusconi” si risolva da sé o grazie alla coraggiosa ma impari lotta condotta dai “finiani”, allora “vadano con Dio e buona fortuna”.
In questa seconda ipotesi, siano i principali leaders del Centro-Sinistra citati (Bersani, D’Alema, Veltroni, Di Pietro), di concerto con gli altri dirigenti della stessa area e dei rispettivi partiti, a formare al più presto una COALIZIONE UNITARIA E COMPATTA candidata a battere Berlusconi.
A BERSANI, non in quanto massone, ma come semplice cittadino ed elettore “di sinistra”, vorrei dire che, come Segretario del PD, può esercitare un ruolo organizzativo e di mediazione molto importante e gratificante, anche se lo sconsiglio dal candidarsi come leader della NUOVA COALIZIONE.
A D’ALEMA e VELTRONI (compresi i vari veltroniani-franceschiniani e i vari d’alemiani), vorrei far osservare che quando smetteranno di farsi la “guerra civile” sarà sempre troppo tardi… Abbiate uno scatto d’orgoglio, ciascuno di Voi rinunci a proporsi come leader maximo del PD o della COALIZIONE e aiutate armoniosamente Bersani ad organizzare ed espandere nella società civile il partito e, conseguentemente, il Centro-Sinistra. Preparatevi a fare i ministri o a ricoprire qualche altro importante ruolo istituzionale, ma lasciate che ad affrontare Berlusconi come “punta di diamante” della NUOVA COALIZIONE di CENTRO-SINISTRA sia qualcun altro, più adeguato alla specificità dell’antagonista e più in grado di entusiasmare la maggioranza degli elettori italiani.
A DI PIETRO vorrei fare i complimenti per aver posto con chiarezza il problema di individuare un leader della COALIZIONE da subito, per dargli tempo e modo di essere conosciuto e apprezzato da tutti gli elettori.
A TUTTI i dirigenti del centro-sinistra, come cittadino italiano ed elettore, vorrei raccomandare di abbandonare personalismi, narcisismi ed egoismi. Disuniti si perde e il Paese va in malora, mentre Berlusconi e la sua Corte continuano ad “ingrassare”. Anzi, ci si preoccupi di risarcire e di ri-aggregare anche quel personale politico di sinistra ingiustamente (e stupidamente) escluso dall’accesso al Parlamento nelle ultime (sciagurate) elezioni del 2008.
Personalmente, se debbo dire la mia su quale candidato proporrei/voterei alle eventuali primarie: parlerei di un ticket NICHI VENDOLA e IGNAZIO MARINO. Come candidati PREMIER (VENDOLA) e VICE-PREMIER (MARINO). Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: non si tratta di Fratelli Massoni, ma semplicemente di un “ticket” ben assortito, dotato di adeguato carisma e di una immagine di freschezza e novità unita a solidità intellettuale e politica.
Tornerò/torneremo su questa proposta: ne faremo un “tormentone”, sappiatelo.
E se, in qualità di Massoni di “Grande Oriente Democratico” non esprimeremo mai preferenze partitiche per il centro-sinistra o per il centro-destra, qualcuno di Noi, come cittadino italiano simpatizzante di sinistra, sarà ben lieto di mettersi al servizio di una NUOVA COALIZIONE DI CENTRO-SINISTRA, arrecando il valore aggiunto delle proprie relazioni (non trascurabili) e delle proprie risorse comunicative, organizzative ed intellettuali (ancora meno trascurabili).
Relazioni e risorse che, in tutta Italia, potrebbero fare la differenza in moltissime situazioni locali… e determinare clamorosi capovolgimenti nelle elezioni per il prossimo Parlamento.
Gioele Magaldi
P.S. Che non venga in mente al Fratello Silvio Berlusconi e/o al Fratello Gustavo Raffi e/o a qualche loro scagnozzo o cortigiano di intraprendere azioni improprie e illegali nei riguardi di nessun membro di Grande Oriente Democratico… Primo: non siamo gente che “porge l’altra guancia”; secondo: per ogni “azione” simile c’è il rischio di una reazione dieci volte più incisiva e dolorosa; terzo: credeteci, non ci sono le condizioni internazionali perché vi possiate consentire “certe libertà”. Rischiereste di farvi molto, ma molto male e di screditarvi definitivamente dinanzi a chi vi osserva e vi giudica, con la piena autorità per farlo. E la forza necessaria a sanzionarvi pesantemente.
mettiamola in questi termini: con questa Lettera Aperta n.1 (ne seguiranno altre, perche la “posta in gioco” è piuttosto complessa e importante) cercherò di aiutare Te a recuperare memoria e consapevolezza degne di un’aspirante statista (sono quasi 20 anni che “aspiri”…) e tenterò di ispirare nei (talora distratti e negligenti) media nazionali qualche nozione più precisa sul tuo percorso esistenziale e politico.
Un’opera utile, spero, a beneficio di storici e cronisti; valida sia per l’”illuminazione” dei contemporanei che per le ricerche/analisi dei posteri, che altrimenti sarebbero irrimediabilmente falsate e mistificate ad Arte.
Non starò a ricordarTi che l’iniziazione massonica - quale tu avesti il privilegio di ottenere direttamente dal Gran Maestro “Emerito” Giordano Gamberini alla fine degli anni settanta, a Roma, alla presenza del Fratello Licio Gelli e di diversi tuoi amici già Fratelli Piduisti - è indelebile, una volta conferita.
Indelebile come ogni ordinazione sacerdotale e misterica.
Non starò a ricordartelo perché tu lo sai bene e lo hai sempre saputo, a partire dalle illuminanti parole usate, durante il rito iniziatico da Lui officiato, da Gamberini in persona.
A partire dai “ripassi” in materia che ebbe a regalarti generosamente il Gran Maestro Armando Corona (1982-1990), durante tutti gli amabili incontri e colloqui che avesti con lui nel corso di molti anni, alla presenza di altri “estimatori” della Via Iniziatica Massonica, come il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga e i tuoi amici Flavio Carboni e Giuseppe Pisanu, per tacere di tanti altri…
Soprattutto, a partire dalle relazioni ancora più significative con certi ambienti del milieu massonico internazionale, maturate dal 1992-93 in poi e di anno in anno sempre più rafforzatesi e perfezionatesi.
Per non parlare delle tue letture e dei tuoi “studi”, sapientemente dissimulati, su tanti aspetti dell’Esoterismo in generale e della Massoneria in particolare. Su questo punto, bisogna dare atto al Presidente Cossiga che egli ha sempre saputo aiutarti e sostenerti nella tua opera dissimulatrice…
In molte famose interviste (su quotidiani o libri), il Presidente Emerito della Repubblica ha sempre minimizzato la tua esperienza libero-muratoria, esprimendosi pressappoco così: “Ma Berlusconi bada al potere e ai soldi…che volete che gliene importa di riti esoterici, dei miti antico-egizi di Iside e Osiride…”.
Eh, no Presidente Cossiga! Al Fratello Silvio importa parecchio dei “riti, dei miti, della magia e delle sette esoteriche”, per non parlare delle componenti “filo-egizie ed ermetiche” della sua Weltanschauung.
Ma su questo ritornerò fra breve.
Caro Fratello Silvio, i miei complimenti per la tua straordinaria capacità da vero “Mago Ermetico” (quasi un novello Prospero shakeasperiano…)…
Il “Velo di Maya” con cui- da anni- hai saputo occultare tanti aspetti della tua personalità è davvero molto ben tessuto; con una “trama“ spessa e resistente…
Ci sono cascati in tanti, soprattutto i più sprovveduti antagonisti del centro-sinistra (politici, opinionisti, editorialisti, giornalisti, vignettisti, autori di satira, etc.), ma anche diversi personaggi “ritenuti indegni di superiori rivelazioni”, all’interno della tua variopinta Corte di satrapi, maggiordomi, camerieri, nani e ballerine… Tutti però-anche se non messi a parte dei segreti della schiera più intima di adepti-innalzati a ruoli istituzionali, in virtù delle tue ben coltivate “doti taumaturgiche”, in grado di innalzare “i poveri di spirito” e di trasformare “la feccia e il piombo in oro”.
Però, adesso che si avvicina il redde rationem con la Storia e con l’Ultima Grande Iniziazione (quella che passa per gli Inferi e per mondi ultra-terreni), mi permetterai di rendere giustizia a taluni tratti alti e nobili del Tuo percorso umano ed esistenziale, liberandoti una volta per tutte da quella sapiente “maschera dissimulatrice”,che pure ti è stata tanto utile nel consolidamento del tuo Potere terreno.
Insomma caro Fratello Silvio, gliele vogliamo svelare o no un po’ di cosucce sul “Berlusconi Occulto” a tutti quei politici, servitori dello Stato, faccendieri e giornalisti che, da qualche tempo, consultano quotidianamente (e persino di ora in ora) il sito www.grandeoriente-democratico.com , in attesa (o nell’aspettativa terrorizzata…) di rivelazioni gustose sul back-office del Potere italiota?
Certo, alcuni politici e uomini di Stato italiani (di destra e di sinistra) plaudono all’ “Operazione Democrazia, Verità e Trasparenza” del mio Gruppo (Grande Oriente Democratico) e i più liberi e indipendenti tra i giornalisti non si sono risparmiati nel raccogliere puntualmente le notizie e le analisi che da Parte Nostra venivano offerte all’opinione pubblica.
Ma da parte della maggioranza degli operatori mediatici, regna ancora, nei riguardi della nostra Operazione, un “silenzio assordante”…
Come mai, persino dopo l’intervista concessa dal sottoscritto al prestigioso settimanale “VANITY FAIR” (per leggerla sul nostro Sito, clicca su: 21 luglio 2010. Intervista del settimanale “VANITY FAIR” a Gioele Magaldi, by Francesco Esposito ) o dopo l’intervista concessa al seguitissimo programma “LA ZANZARA” di Giuseppe Cruciani su Radio 24 (per sentire l’audio dell’intervista su nostro Sito, clicca su 22 luglio 2010. INTERVISTA AUDIO di Gioele Magaldi su RADIO 24 (Radio del SOLE 24 ORE), nessuna agenzia di stampa ha ripreso i contenuti più che meritevoli di approfondimento, trattati in quelle sedi?
Nessuna agenzia di stampa ufficiale e nessun quotidiano, almeno finora.
Solo la preziosissima e insostituibile (se non ci fosse, bisognerebbe inventarla: lode al genio di Roberto D’Agostino) DAGOSPIA ha ripreso l’intervista su VANITY FAIR.
E l’ANSA o l’ADN-KRONOS? Sempre così sollecite nel “notiziare” persino gli starnuti del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi o qualunque inezia sul conto di Silvio Berlusconi, come mai stavolta non hanno “lanciato” nemmeno una riga di commento?
E’ così aggravato lo stato censorio o auto-censorio del giornalismo italiano?
In questi giorni, fiumi di parole inutili, ridondanti e inconcludenti (sui TG come sulla carta stampata) su comparse, comparsine, aneddoti e cronache tautologiche sui presunti misteri della P3, e quando forse Vi si offre l’occasione di fare “vera luce” e “vera informazione” su quanto è accaduto e sta accadendo a monte di questa ormai famigerata inchiesta, tutti “sordi, ciechi e muti” come le tre scimmiette della tradizione?
No, Caro Fratello Silvio, mi concederai che così proprio non va…
Cerchiamo perciò di squarciare il “Velo di Maya” e di offrire al torpore degli organi di informazione di massa italioti qualche occasione di risveglio dalle mollezze estive (anche all’epoca di Tangentopoli, la “macchina informativa” fu lentissima a mettersi in marcia a pieno ritmo… e lo fece solo quando direttori, redattori, inviati e cronisti si resero conto che i loro Padrini della Prima Repubblica erano ormai prossimi al crollo definitivo… Che bell’esempio di giornalismo libero, coraggioso e indipendente…!!!).
Allora, come promesso, regaliamo qualche “chicca” sul “Berlusconi Occulto”.
Vedrai, Fratello Silvio, che alla fine ci sarai grato per averti “riabilitato” rispetto all’immagine “macchiettistica” che viene offerta di te da certa stampa “filo-kommunista”.
Questa immagine da “pragmatico uomo di potere, super-piazzista fortunato, gaffeur un po’ grossier, uomo ignorante e un tantino volgare, benché vincente ed efficace, è stata una MASCHERA eccellente con cui dissimulare la tua autentica cifra come Uomo, come Iniziato, come Massone.
Una Maschera che ti è servita fino ad oggi, ma che sarebbe un peccato rimanesse intatta per coloro che dovranno in futuro raccontare la non comune storia della tua vita.
La Storia di un Grande Manipolatore di energie materiali, ma soprattutto spirituali, almeno secondo ciò di cui tu stesso sei convinto e di cui sono convinti gli adepti più intimi del tuo entourage…
Perciò, prima di dedicarci alla parte “ammonitoria” e “diffidante” di questa Lettera Aperta, consentimi di offrire al pubblico qualche onesta visione del Silvio Segreto…
1.Fanno persino sorridere le modalità approssimative e incerte con le quali alcuni giornalisti e/o studiosi hanno infine messo in luce la natura “iniziatica” e “massonica” del complesso di Villa Certosa in Sardegna (Residenza da Te personalmente curata, nella realizzazione, sin nei minimi dettagli) o del Tuo Mausoleo funebre ad Arcore, all’interno di Villa San Martino. Persino l’autorevole Prof. Marcello Fagiolo - che meglio di altri ha spiegato la natura esoterico-massonica del Mausoleo funebre voluto per sé e i suoi più fidi adepti dal Fratello Silvio Berlusconi - non ha dato una lettura ermeneutica esaustiva e completa di questo e di altri complessi architettonici fatti realizzare con convinto piglio da Libero Muratore dall’attuale Presidente del Consiglio italiano. Di una esplicazione compiuta e filologicamente rigorosa delle realizzazioni paesaggistico-architettoniche di significato massonico-iniziatico del Fratello Silvio, ci occuperemo ben presto Noi di Grande Oriente Democratico. Per rendere effettivo omaggio al genio latomistico di questo Fratello, se non altro.
2.Caro Fratello Silvio, vogliamo “rivelare” alla pubblica opinione i tuoi robusti interessi in fatto di Astrologia? Vogliamo dire che non soltanto hai sempre avuto attorno a te (sedicenti) esperti di questa antica Scienza Iniziatica - consultati ad ogni piè sospinto - ma tu stesso ne sei un appassionato cultore? E diciamolo, via! Mica ti vorrai portare tutti questi segreti nel Mausoleo Massonico…
3.Vogliamo rivelare che la tua idea di come usare il “mondo delle immagini” (Maya=Magia) per formare, guidare, trasformare, manipolare pulsioni, sentimenti, convinzioni delle masse di “spettatori”, lungi dall’essere una casuale idea di un pragmatico imprenditore si fonda su ben radicate convinzioni di manipolazione spirituale delle energie “lunari” del “popolo”. Magari, in seguito, faremo il nome di qualcuno dei fraterni consulenti che, nel tempo, ti hanno aiutato a diventare forse il più significativo “Grande Fratello” (in senso orwelliano-massonico) nel mondo dei Media… E citeremo le letture e gli studi cui Tu e qualche tuo Fraterno Amico e Adepto vi siete ispirati e continuate ad ispirarvi…
4.Anticipiamo, una volta per tutte, Caro Fratello Silvio, che la natura reale della tua strategie e delle tue tattiche verso la Presa, la Ri-Presa e la Conservazione del Potere imprenditoriale, mediatico e politico in Italia (dagli anni settanta e fino ad oggi) è stata scandita da rapporti e relazioni con precisi personaggi, cenacoli e logge dell’establishment massonico mondiale. Non sempre ciò è avvenuto come mi sembra sarebbe dovuto avvenire in una Democrazia liberale occidentale e certo non con quella “trasparenza e pubblicità” che si addice ad un aspirante uomo di governo e statista. Qualora si rendesse necessario, su questa vicenda il Gruppo di “Grande Oriente Democratico” si riserva di fare ampia e graduale luce, a beneficio dei cittadini italiani e dell’opinione pubblica europea e mondiale.
Dopo aver cominciato a ristabilire la Tua autentica “cifra” di “Grande Fratello” con un invidiabile percorso spirituale e filosofico di schietta natura iniziatica e massonica (altro che “ragazzo coccodè”, come ingenuamente ebbe a chiamarti Eugenio Scalfari e come talora sei riuscito a dissimularti volontariamente, assumendo i connotati innocui e bonari del “barzellettiere brianzolo”) e dopo averTi restituito alla natura più autentica della Tua straordinaria esperienza esistenziale, non mi negherai certo il (Fraterno) Diritto di rivolgerti-anche a nome del Gruppo “Grande Oriente Democratico” che indegnamente mi pregio di servire- alcune precise “DIFFIDE” e “AMMONIZIONI”.
1.Intanto, come ben sai (o ti hanno tenuto all’oscuro?), proprio a partire d’oltre Atlantico, dalla Prima Repubblica Democratico-Massonica al mondo, è in atto un ambizioso progetto di rigenerazione e rivoluzione delle dinamiche (invero poco commendevoli) politiche e culturali dominanti nell’era del Figlio del Fratello Bush Senior (2000-2008). Basta con certi intrallazzi profittevoli ma vergognosi e basta con il supporto a regimi politici occidentali che tendano a trasformarsi in “Democrature” stile repubblica delle banane…
2.Difficilmente potrai apostrofare il sottoscritto Fratello Gioele Magaldi come un tuo “critico-oppositore” di ascendenza/derivazione “comunista”. A differenza di tanti neofiti democratici dell’odierna sinistra italiana (post-comunisti a tutti gli effetti), chi Ti scrive, pur avendo all’epoca un Padre iscritto al PCI (ora approdato a posizioni ben più liberali), sin dai suoi 14 anni e per tutti gli anni di frequentazione al Liceo Tasso di Roma (anni ’80) se davanti alla scuola vedeva i comunisti della FGCI, gli autonomi di Autonomia Operaia e i fascistelli del Fronte della Gioventù solidarizzare insieme indossando la kefiah e berciando contro Israele, volentieri li prendeva tutti a calci nel c… Questo perché il sottoscritto era allora, è adesso e morirà quando sarà l’ora come un convinto socialista liberale e libertario, un democratico, insofferente di tutti i dispotismi e tutti gli autoritarismi, sia quelli di marca fascista che quelli di ispirazione stalinista. Chi Ti scrive questa Lettera Aperta era ed è filo-israeliano senza essere ebreo (il nome “Gioele” sta a testimoniare l’amore disinteressato per la cultura ebraica dei miei genitori, il cognome “Magaldi” ha antiche origini fiorentine, essendo proprio di una famiglia patrizia toscana di Priori del Comune di Firenze e Costruttori di chiese cattoliche, peraltro imparentata con Dante Alighieri, la cui nipote sposò appunto un Magaldi). Chi Ti scrive è “cattolico” senza essere clericale, baciapile e senza puzzare di sacrestia o piegarsi davanti alle ingerenze illiberali e confessionali della Curia e della CEI. Chi ti scrive è filo-amerikano (con il “K”) senza essere indulgente con quei politici o Fratelli statunitensi che hanno tradito gli ideali dei Fratelli Massoni Padri Costituenti diverse volte nel corso del XX e agli inizi del XXI secolo… Come nel caso dei supporti alle dittature di Pinochet o Videla o alle diverse porcherie sciamannate combinate dal Tuo amico George Bush Junior… Chi Ti scrive è filo-israeliano, senza rinunciare all’idea che, quando la Palestina non sarà più governata dai terroristi di Hamas, sarà auspicabile procedere alla creazione di uno stato palestinese democratico e laico che possa essere indipendente da Israele, mantenendo con esso buone relazioni economiche, diplomatiche e politiche; nella convinzione, anzi, che Turchia (magari non più governata-male-dal Tuo amico Erdogan), Israele e Palestina possano un giorno far parte ufficialmente dell’Unione Europea. Chi Ti scrive, in conclusione, è un Tuo Fratello Massone che non potrai liquidare facilmente come un contestatore prevenuto, animato da odio irragionevole e incapacità di comprendere le tante e belle realizzazioni (ma quali?) che avresti (ma quando e dove?) compiuto da quando sei in Politica (troppi anni, scarsi risultati: gli italiani stanno meglio o peggio di prima, da quando tu sei sceso in campo prima con Forza Italia e poi col PDL? La risposta sincera a questa domanda la conosci benissimo… e al Tuo Fratello Gioele puoi dare solo risposte sincere… ne va del tuo ONORE di INIZIATO…). Fai inoltre sapere al tuo fido collaboratore ALFAN0 di smetterla di raccontare la “frottola” che Tu saresti l’unico politico che non si è arricchito con la politica. Vogliamo fare un Seminario dove spiegare qual’era la situazione economico-finanziaria e debitoria della Fininvest nei primi anni ’90 e come è adesso? Tu, Caro Fratello Silvio, sai benissimo che la tua “discesa in politica” è stato anche un grande affare economico (per TE e NON PER GLI ITALIANI, purtroppo): spiegalo tu al giovanotto che hai reso Ministro della Giustizia, altrimenti glielo spieghiamo Noi pubblicamente e a suon di numeri, fatti e circostanze…
3.Alla luce di tutto quanto precede, poiché ho saputo che vorresti trascorrere il periodo di agosto in qualche Castello con altri “Cavalieri”, a discutere “fraternamente” di come ri-organizzare il PDL e rilanciare l’azione di governo, non voglio farTi mancare anche il mio CONSIGLIO FRATERNO, in forma di virili diffide e ammonimenti. Ti DIFFIDO dal reiterare, con la nuova stagione, tentativi di approvazione e/o promulgazione di liberticidi e anti-costituzionali atti legislativi. Atti concepiti a personale uso e consumo Tuo e dei Tuoi Cortigiani, atti IPOCRITAMENTE presentati come tutori della libertà dei cittadini, in realtà inconcepibili e impresentabili in qualunque Democrazia dell’Occidente liberale. Mi riferisco ad atti legislativi come il Lodo Alfano, il cosiddetto DDL sulle Intercettazioni e altre “robe simili”… E comunque, sulle tante leggi discutibili (già promulgate durante il tuo malgoverno del Paese, in questi ultimi 16 anni) avrò e avremo modo di parlare in seguito. Peraltro, Ti AVVISO che, come ben presto scoprirai anche a partire dalle Comunicazioni dei lettori/visitatori che andranno on-line fra un paio di giorni sul Sito www.grandeoriente-democratico.com , ci sono ormai alcuni Fratelli Parlamentari PDL ex-Forza Italia pronti a seguire le indicazioni di “Grande Oriente Democratico” e a comportarsi come i “franchi tiratori” della Prima Repubblica. A buon intenditor…
4.Ti DIFFIDO dal fare affermazioni illiberali e anti-democratiche in merito alla legittimità dell’ esistenza di “correnti” all’interno dei partiti in generale e del PDL in particolare. Come ti permetti di chiamare la tua organizzazione “Popolo delle Libertà” e poi di essere così dispotico, tirannico e liberticida? All’interno di uno Stato Liberale e di diritto i partiti politici sono il sale della DEMOCRAZIA; analogamente, all’interno dei Movimenti o dei Partiti le “correnti” sono la garanzia del pluralismo e della dialettica tra diverse opinioni. O sei in grado di tollerare solo il PENSIERO UNICO, il TUO, per la precisione? Bè, in questo sei perfettamente identico al tuo CARO FRATELLO GUSTAVO RAFFI (illegittimo) GRAN MAESTRO DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA. Non sopportate alcun dissenso o libero pensiero critico, perché il nucleo della vostra natura è profondamente autoritario e illiberale.
5.Ti DIFFIDO dal non prenderti le tue responsabilità in relazione alla cosiddetta vicenda “P3”. Invece di scaricare le responsabilità sui “Fratelli/Sodali” che hanno agito nel tuo diretto interesse, chiamandoli “4 pensionati sfigati”,mostra un po’ di coraggio e lealtà verso coloro che per Te si sono esposti. Nessuna giustificazione per loro, che sono grandi e vaccinati e ben sapevano (laddove lo abbiano fatto) di violare le leggi dello stato nel loro e nel Tuo interesse, ma appare riprovevole che la gente (da anni) si becchi galera e condanne per servire e proteggere un “CESARE” che non ha il coraggio di prendersi le sue responsabilità davanti alla Legge e alla pubblica opinione.
6.Ti DIFFIDO dal continuare a tenere sciolti “i tuoi cani-cortigiani” contro il leale, legittimo ma fermo dissenso, all’interno del PDL, portato aventi (doverosamente) dagli Onorevoli Fini, Bocchino, Granata, Buongiorno, Della Vedova, Urso e da tutti gli altri parlamentari che ovviamente non ritengono il centro-destra come COSA TUA, bensì come la rappresentanza democratica e liberale di tanta parte dell’elettorato italiano. TI INVITO, anzi, a promuovere una strutturazione del PDL come un vero partito/movimento democratico: con partecipazione di iscritti ed elettori della base che scelgano i rappresentanti di tutti gli organi interni. O vuoi continuare ad operare come un Faraone o un Imperatore asiatico dell’antichità? E fai presente al MINISTRO LA RUSSA che le “scuse e le auto-critiche” sono cosa che pretendevano soprattutto i Tribunali fascisti e comunisti: se ne vada via lui dal PDL, insieme a Cosentino, Verdini, Dell’Utri, Mantovano, etc., piuttosto che tentare di intimidire i dissidenti come Granata, che hanno solo avuto il coraggio di pensare e parlare liberamente. TI CONSIGLIO anche di smetterla di parlare di “politica politicante”, “teatrino della politica”, “abbasso i professionisti della politica”… Da circa 16 anni, prima in Forza Italia e poi nel PDL i principali “politicanti” sono quelli che hai voluto e scelto direttamente Tu, senza alcuna designazione da parte della base degli elettori. Il “teatrino” lo fai soprattutto Tu, sia in Italia che all’estero, in innumerevoli performances di dubbio gusto, ampiamente irrise dai media internazionali. Anche in questo caso si tratta di “cospiratori kommunisti”? Quanto al “professionismo in politica”, si tratta di un discorso complesso (che riprenderò in seguito), ma forse è venuto il momento di DIRTI che, invece, il massiccio afflusso di persone che fanno altri mestieri (rispetto alla politica) in Parlamento ha creato una serie sterminata di micro-conflitti di interessi. Se uno fa il medico, l’avvocato, il commercialista, il costruttore, il prof. universitario etc., spesso, una volta diventato Onorevole, invece di curare gli interessi della collettività, si occupa di favorire la corporazione cui appartiene se non addirittura il proprio particulare professionale…
7.Ti DIFFIDO dal perseverare nei tentativi spudorati e ignobili di defenestrare uno dei pochi spazi di libera inchiesta giornalistica italiana: il TEAM di “ANNOZERO” di MICHELE SANTORO, Marco Travaglio incluso (altro che velenose profferte e “distinguo” del Tuo FRATERNO AMICO CONFALONIERI…).A questo proposito, stia in campana anche il Direttore Generale della RAI Mauro Masi e la smetta di fare “mobbing” su Santoro per compiacere TE, GRANDE FRATELLO SILVIO. UN GRANDE FRATELLO dal conflitto di interessi sempre più grave e irrisolto e che ha persino regalato agli italiani - forse per la prima volta nella storia - una perfetta equiparazione in termini di “equilibrio dell’informazione”, tra il prestigioso TG 1 e l’assai meno prestigioso TG 4…
8.TI INVITO ad occuparti da subito di intelligenti ricette per il rilancio economico del “Sistema Italia”: prima che la crisi non dia vita ad asprissime ripercussioni sociali. Le manovre “lacrime e sangue” e i “tagli” sono buoni a farli tutti. Dal “geniale imprenditore privato” Berlusconi ci si attendeva e attende qualcosa di più… Comunque, anche su questo punto, Noi di Grande Oriente Democratico cercheremo di darti qualche buon suggerimento concreto e preciso se tu e il Ministro Tremonti non sapete “cavare un ragno dal buco”… E poi, per continuare a tenerti in sella nonostante il tuo MAL-GOVERNO, non confidare troppo nell’insipienza, nell’inettitudine, nelle laceranti divisioni e nell’”afasia stitica” attuale del Centro-Sinistra… Tanto più che, come sai benissimo, da provetto ASTROLOGO quale sei, il pianeta SATURNO sta per transitare di nuovo in BILANCIA, al tuo ASCENDENTE, in congiunzione con i tuoi SOLE E MERCURIO natali… Mentre URANO di transito in ARIETE si sta per mettere in opposizione ad essi… Per tacere di altri importanti aspetti planetari incalzanti e disarmonici… Chi lo sa…? Magari, all’improvviso, dalle donne e dagli uomini della sinistra democratica italiana potrebbe venire qualche benefico “colpo di reni”… e qualche rinnovata volontà unitaria.
A questo proposito, terminata la LETTERA APERTA n.1 AL FRATELLO SILVIO BERLUSCONI, vorrei rivolgere un’umilissima ESORTAZIONE agli ONOREVOLI BERSANI, D’ALEMA, VELTRONI, DI PIETRO, CASINI e RUTELLI.
A tutti costoro (compreso CASINI, se ha risolto i suoi dubbi amletici) vorrei suggerire, a nome mio e di tanti altri cittadini italiani (massoni e non), di costituire da subito una COALIZIONE che si candidi a governare il Paese nel giorno (vicino o lontano) in cui l’attuale governo Berlusconi fosse sfiduciato in Parlamento o terminasse naturalmente la legislatura. Una COALIZIONE di cui decidere subito, con delle democratiche elezioni primarie capaci di appassionare l’opinione pubblica, sia il LEADER che sarà candidato a Palazzo Chigi tra sei mesi, un anno o nel 2013, sia gli organi direttivi. Questa ESORTAZIONE e questo INVITO valgono anche per Rutelli e per Casini, soprattutto qualora quest’ultimo abbia deciso di fare del suo U.D.C. un partito erede della migliore tradizione laica e non confessionale della Democrazia Cristiana, abbandonando genuflessioni e ammiccamenti anacronistici (che non portano molti voti, a conti fatti) con la Curia Vaticana e la CEI e promuovendo piuttosto i valori tradizionalmente cristiani di solidarietà sociale, moderazione, capacità di mediazione politica tra gli estremismi e senso delle istituzioni.
Se invece Rutelli e soprattutto Casini ritengono di continuare a fare ad vitam i “pesci in barile” e si crogiolano nel sogno impossibile di un “governo istituzionale di grandi intese” oppure nella fallace speranza che il “problema Berlusconi” si risolva da sé o grazie alla coraggiosa ma impari lotta condotta dai “finiani”, allora “vadano con Dio e buona fortuna”.
In questa seconda ipotesi, siano i principali leaders del Centro-Sinistra citati (Bersani, D’Alema, Veltroni, Di Pietro), di concerto con gli altri dirigenti della stessa area e dei rispettivi partiti, a formare al più presto una COALIZIONE UNITARIA E COMPATTA candidata a battere Berlusconi.
A BERSANI, non in quanto massone, ma come semplice cittadino ed elettore “di sinistra”, vorrei dire che, come Segretario del PD, può esercitare un ruolo organizzativo e di mediazione molto importante e gratificante, anche se lo sconsiglio dal candidarsi come leader della NUOVA COALIZIONE.
A D’ALEMA e VELTRONI (compresi i vari veltroniani-franceschiniani e i vari d’alemiani), vorrei far osservare che quando smetteranno di farsi la “guerra civile” sarà sempre troppo tardi… Abbiate uno scatto d’orgoglio, ciascuno di Voi rinunci a proporsi come leader maximo del PD o della COALIZIONE e aiutate armoniosamente Bersani ad organizzare ed espandere nella società civile il partito e, conseguentemente, il Centro-Sinistra. Preparatevi a fare i ministri o a ricoprire qualche altro importante ruolo istituzionale, ma lasciate che ad affrontare Berlusconi come “punta di diamante” della NUOVA COALIZIONE di CENTRO-SINISTRA sia qualcun altro, più adeguato alla specificità dell’antagonista e più in grado di entusiasmare la maggioranza degli elettori italiani.
A DI PIETRO vorrei fare i complimenti per aver posto con chiarezza il problema di individuare un leader della COALIZIONE da subito, per dargli tempo e modo di essere conosciuto e apprezzato da tutti gli elettori.
A TUTTI i dirigenti del centro-sinistra, come cittadino italiano ed elettore, vorrei raccomandare di abbandonare personalismi, narcisismi ed egoismi. Disuniti si perde e il Paese va in malora, mentre Berlusconi e la sua Corte continuano ad “ingrassare”. Anzi, ci si preoccupi di risarcire e di ri-aggregare anche quel personale politico di sinistra ingiustamente (e stupidamente) escluso dall’accesso al Parlamento nelle ultime (sciagurate) elezioni del 2008.
Personalmente, se debbo dire la mia su quale candidato proporrei/voterei alle eventuali primarie: parlerei di un ticket NICHI VENDOLA e IGNAZIO MARINO. Come candidati PREMIER (VENDOLA) e VICE-PREMIER (MARINO). Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: non si tratta di Fratelli Massoni, ma semplicemente di un “ticket” ben assortito, dotato di adeguato carisma e di una immagine di freschezza e novità unita a solidità intellettuale e politica.
Tornerò/torneremo su questa proposta: ne faremo un “tormentone”, sappiatelo.
E se, in qualità di Massoni di “Grande Oriente Democratico” non esprimeremo mai preferenze partitiche per il centro-sinistra o per il centro-destra, qualcuno di Noi, come cittadino italiano simpatizzante di sinistra, sarà ben lieto di mettersi al servizio di una NUOVA COALIZIONE DI CENTRO-SINISTRA, arrecando il valore aggiunto delle proprie relazioni (non trascurabili) e delle proprie risorse comunicative, organizzative ed intellettuali (ancora meno trascurabili).
Relazioni e risorse che, in tutta Italia, potrebbero fare la differenza in moltissime situazioni locali… e determinare clamorosi capovolgimenti nelle elezioni per il prossimo Parlamento.
Gioele Magaldi
P.S. Che non venga in mente al Fratello Silvio Berlusconi e/o al Fratello Gustavo Raffi e/o a qualche loro scagnozzo o cortigiano di intraprendere azioni improprie e illegali nei riguardi di nessun membro di Grande Oriente Democratico… Primo: non siamo gente che “porge l’altra guancia”; secondo: per ogni “azione” simile c’è il rischio di una reazione dieci volte più incisiva e dolorosa; terzo: credeteci, non ci sono le condizioni internazionali perché vi possiate consentire “certe libertà”. Rischiereste di farvi molto, ma molto male e di screditarvi definitivamente dinanzi a chi vi osserva e vi giudica, con la piena autorità per farlo. E la forza necessaria a sanzionarvi pesantemente.
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mercoledì 28 luglio 2010
Mafia al nord: è scontro Lega – Saviano. Castelli: “Noi lottiamo, lui ha fatto i soldi”
Scontro aperto tra la Lega e lo scrittore di Gomorra, Roberto Saviano. Saviano in una intervista a Vanity Fair si domanda: “Dov’era la Lega quando la ‘ndrangheta si infiltrava in Lombardia?”. E la Lega lo attacca, anche sul piano personale, attraverso il viceministro Roberto Castelli: “Saviano la smetta, perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili”.
L’intervista di Saviano. “La Lega – premette Saviano nell’intervista a “Vanity Fair” – ci ha sempre detto che certe cose al Nord non esistono, ma l’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia racconta una realta’ diversa”. A questo punto, l’interrogativo dello scrittore: “Dov’era la Lega quando questo succedeva negli ultimi dieci anni laddove ha governato? E perché adesso non risponde?”.
Sulla sua vita dopo “Gomorra”, lo scrittore aggiunge: “E’ un libro che non rinnego, lo riscriverei, ma sarei falso se le dicessi che lo amo. Perchè mi ha tolto tutto: io volevo solo diventare uno scrittore. A centomila copie ero felicissimo, mi pubblicano importanti case editrici straniere e mia madre dice che in quei giorni sembrava che volassi, ma io non mi ricordo niente. Volevo comprare con mio fratello una moto, lo sognavamo da tempo. Poi arrivano la scorta, le minacce. Io volevo essere quello di prima. Mi è scoppiato tutto in mano”.
L’attacco di Castelli. “Rispondo subito – esordisce Castelli dettando la sua replica ai cronisti – Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al nord, aveva ancora i calzoni corti”.
Se Saviano “nulla sa della storia della Lombardia – continua Castelli – vada a rileggersi la storia della battaglia che la Lega fece a Lecco a iniziare dal ‘93 contro i clan della ‘ndrangheta. Atti amministrativi precisi, fatti concreti. Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze. Né siamo diventati ricchi per questo. Abbiamo corso solo rischi. Infine un invito: vediamo che continua a fare pubblicità al suo libro. La smetta, perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili”.
In difesa di Roberto Saviano si schiera Walter Veltroni, secondo il quale Saviano ha semplicemente indicato la realtà delle infiltrazioni mafiose al Nord, e le sue sono “parole vere, non offese”. “La Lega ha reagito scompostamente, con attacchi vergognosi e con minacce. A lui va la mia solidarietà”.
http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/mafia-nord-lega-saviano-gomorra-soldi-487313/
L’intervista di Saviano. “La Lega – premette Saviano nell’intervista a “Vanity Fair” – ci ha sempre detto che certe cose al Nord non esistono, ma l’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia racconta una realta’ diversa”. A questo punto, l’interrogativo dello scrittore: “Dov’era la Lega quando questo succedeva negli ultimi dieci anni laddove ha governato? E perché adesso non risponde?”.
Sulla sua vita dopo “Gomorra”, lo scrittore aggiunge: “E’ un libro che non rinnego, lo riscriverei, ma sarei falso se le dicessi che lo amo. Perchè mi ha tolto tutto: io volevo solo diventare uno scrittore. A centomila copie ero felicissimo, mi pubblicano importanti case editrici straniere e mia madre dice che in quei giorni sembrava che volassi, ma io non mi ricordo niente. Volevo comprare con mio fratello una moto, lo sognavamo da tempo. Poi arrivano la scorta, le minacce. Io volevo essere quello di prima. Mi è scoppiato tutto in mano”.
L’attacco di Castelli. “Rispondo subito – esordisce Castelli dettando la sua replica ai cronisti – Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al nord, aveva ancora i calzoni corti”.
Se Saviano “nulla sa della storia della Lombardia – continua Castelli – vada a rileggersi la storia della battaglia che la Lega fece a Lecco a iniziare dal ‘93 contro i clan della ‘ndrangheta. Atti amministrativi precisi, fatti concreti. Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze. Né siamo diventati ricchi per questo. Abbiamo corso solo rischi. Infine un invito: vediamo che continua a fare pubblicità al suo libro. La smetta, perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili”.
In difesa di Roberto Saviano si schiera Walter Veltroni, secondo il quale Saviano ha semplicemente indicato la realtà delle infiltrazioni mafiose al Nord, e le sue sono “parole vere, non offese”. “La Lega ha reagito scompostamente, con attacchi vergognosi e con minacce. A lui va la mia solidarietà”.
http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/mafia-nord-lega-saviano-gomorra-soldi-487313/
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Gran Bretagna. Burqa, il 67% dei britannici vuole vietarlo in pubblico
Due terzi di britannici e' favorevole al divieto del velo integrale, come gia' attuato in Belgio e come presto sara' anche in Francia. Lo rivela un sondaggio condotta da YouGov per la catena televisiva Five, secondo il quale in totale il 67% del campione si e' detta a favore del bando di burqa e del niqab sul territorio britannico. Una percentuale che raggiunge l'80% tra le persone di piu' di 55 anni, e il 71% nel nord dell'Inghilterra e nel Galles.
http://www.aduc.it/notizia/burqa+67+dei+britannici+vuole+vietarlo+pubblico_119096.php
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Biotestamento, a settembre parte il registro comunale a Rimini
Anche Rimini avra' il suo registro del testamento biologico, affinche' tutti i cittadini, maggiorenni e residenti, possano esprimere anticipatamente con un'auto-dichiarazione la propria volonta' riguardo ai trattamenti sanitari di fine vita: la giunta comunale, a seguito di una mozione del consiglio comunale del 21 gennaio scorso, ha infatti approvato nella seduta di oggi l'istituzione del registro, il disciplinare per la sua tenuta e il modello per la dichiarazione anticipata di trattamento sanitario.
L'iniziativa del comune di Rimini, che si affianca a quella di altri comuni, si inquadra - informa l'amministrazione comunale- "nei principi costituzionali della inviolabilita' della liberta' personale e del diritto alla tutela della salute, nelle regole del codice di deontologia medica, nei principi contenuti nell'ordinamento giuridico europeo e in quelli rinvenibili nella giurisprudenza italiana formatasi in materia". Il testo della dichiarazione anticipata di trattamento (testamento biologico) e' stato definito, spiega ancora il comune, "in una formulazione che trova sintonia fra le diverse sensibilita' della societa' civile". Il registro dei testamenti biologici sara' tenuto dal settore demografico del Comune di Rimini e sara' operativo nel mese di settembre. I cittadini che lo vorranno potranno depositare in comune la propria dichiarazione anticipata di trattamento sanitario con la procedura prevista nell'apposito disciplinare.
http://www.aduc.it/notizia/biotestamento+settembre+parte+registro+comunale_119283.php
L'iniziativa del comune di Rimini, che si affianca a quella di altri comuni, si inquadra - informa l'amministrazione comunale- "nei principi costituzionali della inviolabilita' della liberta' personale e del diritto alla tutela della salute, nelle regole del codice di deontologia medica, nei principi contenuti nell'ordinamento giuridico europeo e in quelli rinvenibili nella giurisprudenza italiana formatasi in materia". Il testo della dichiarazione anticipata di trattamento (testamento biologico) e' stato definito, spiega ancora il comune, "in una formulazione che trova sintonia fra le diverse sensibilita' della societa' civile". Il registro dei testamenti biologici sara' tenuto dal settore demografico del Comune di Rimini e sara' operativo nel mese di settembre. I cittadini che lo vorranno potranno depositare in comune la propria dichiarazione anticipata di trattamento sanitario con la procedura prevista nell'apposito disciplinare.
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Biotestamento, a settembre parte il registro comunale a Rimini
Anche Rimini avra' il suo registro del testamento biologico, affinche' tutti i cittadini, maggiorenni e residenti, possano esprimere anticipatamente con un'auto-dichiarazione la propria volonta' riguardo ai trattamenti sanitari di fine vita: la giunta comunale, a seguito di una mozione del consiglio comunale del 21 gennaio scorso, ha infatti approvato nella seduta di oggi l'istituzione del registro, il disciplinare per la sua tenuta e il modello per la dichiarazione anticipata di trattamento sanitario.
L'iniziativa del comune di Rimini, che si affianca a quella di altri comuni, si inquadra - informa l'amministrazione comunale- "nei principi costituzionali della inviolabilita' della liberta' personale e del diritto alla tutela della salute, nelle regole del codice di deontologia medica, nei principi contenuti nell'ordinamento giuridico europeo e in quelli rinvenibili nella giurisprudenza italiana formatasi in materia". Il testo della dichiarazione anticipata di trattamento (testamento biologico) e' stato definito, spiega ancora il comune, "in una formulazione che trova sintonia fra le diverse sensibilita' della societa' civile". Il registro dei testamenti biologici sara' tenuto dal settore demografico del Comune di Rimini e sara' operativo nel mese di settembre. I cittadini che lo vorranno potranno depositare in comune la propria dichiarazione anticipata di trattamento sanitario con la procedura prevista nell'apposito disciplinare.
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L'iniziativa del comune di Rimini, che si affianca a quella di altri comuni, si inquadra - informa l'amministrazione comunale- "nei principi costituzionali della inviolabilita' della liberta' personale e del diritto alla tutela della salute, nelle regole del codice di deontologia medica, nei principi contenuti nell'ordinamento giuridico europeo e in quelli rinvenibili nella giurisprudenza italiana formatasi in materia". Il testo della dichiarazione anticipata di trattamento (testamento biologico) e' stato definito, spiega ancora il comune, "in una formulazione che trova sintonia fra le diverse sensibilita' della societa' civile". Il registro dei testamenti biologici sara' tenuto dal settore demografico del Comune di Rimini e sara' operativo nel mese di settembre. I cittadini che lo vorranno potranno depositare in comune la propria dichiarazione anticipata di trattamento sanitario con la procedura prevista nell'apposito disciplinare.
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Afghanistan: la strage ‘infinita’ dei civili. Ancora morti
di Ferdinando Pelliccia
KABUL (Afghanistan) - Venerdì scorso sono morti almeno 52 civili, in gran parte donne e bambini, nel distretto di Sangin provincia meridionale di Helmand. Kabul ha denunciato queste morti come causate dalle Forza internazionale di assistenza alla sicurezza, Isaf, che ha replicato alle accuse definendole completamente infondate.
Ieri il presidente afghano, Hamid Karzai aveva chiesto alla forza Isaf e al Consiglio per la sicurezza nazionale di indagare sull'episodio. Secondo l’intelligence afghana alcuni razzi lanciati da Isaf sarebbero caduti sul villaggio di Rigi distruggendo alcune case e uccidendone gli occupanti che vi avevano cercato rifugio. Un'indagine congiunta Isaf e ministeri afghani della Difesa e dell'Interno sull’accaduto ha appurato che effettivamente lo scorso venerdì, a 10 chilometri a sud del villaggio di Rigi, è avvenuto uno scontro che ha visto coinvolti forze Isaf e dell'esercito afghano da un lato e insorti dall’altro. I Talebani hanno sparato con razzi Rpg e mitragliatrici. La risposta all'attacco da parte della forza congiunta invece, è stata condotta con elicotteri e missili teleguidati.
La teoria dei “ danni collaterali”
Tutti i lanci hanno raggiunto l'obiettivo e sono stati seguiti e registrati. Il rapporto è stato verificato e confermato da osservazioni sul terreno e da fonti di intelligence. Il tutto allora dovrebbe escludere l’incidente provocato da Isaf. Resta oil fatto che da sempre i civili sono le principali vittime in un conflitto. In Afghanistan lo sono ancor di più. Generalmente i civili afgani muoiono a causa di attacchi ribelli e per lo scoppio di ordigni. Spesso però, anche nell’ambito di operazioni militari condotte dalle forze della coalizione internazionali. Si tratta dei cosiddetti ‘danni collaterali’ come li definiscono i militari e che sono tipici di ogni guerra che però, nel conflitto afghano acquistano una veste ben diversa. Ogni episodio che vede l’uccisione di civili è da un lato, subito motivo di scontro tra governo e coalizione e dall’altro lato, crea un clima di intimidazione e una situazione di caos, sfruttata per scopi politici e propagandistici dai Talebani. Per Isaf e Governo di Kabul tutto questo si trasforma in motivo di perdita di immagine e di credibilità agli occhi della popolazione civile.
Tensione fra Kabul e la coalizione internazionale
Per questo motivo ancora una volta in Afghanistan è salita la tensione tra Kabul e le forze della coalizione internazionale per la morte di 52 civili. Civili che secondo Kabul erano morti a causa di quelli che i militari definiscono, ‘lanci fuori bersaglio’ da parte delle forze Isaf. Mentre si discuteva su questo episodio, ieri altri 3 civili afghani sono morti e cinque sono rimasti feriti durante un scontro tra militari NATO e ribelli nell'area di Qala Noor distretto di Charkh, nella provincia centrale di Logar. Elicotteri della coalizione internazionale hanno aperto il fuoco in un’area abitata da civili. Errore umano o atto deliberato? Nessuno dirà mai che non si tratta di un incidente, almeno ufficialmente. Quello che è certo e che ogni volta che sono coinvolti i Talebani è un atto deliberato, mentre se è coinvolta Isaf è un incidente. Le milizie talebane ed i loro alleati sono responsabili del 61 percento delle vittime civili mentre le forze afghane e internazionali del 28 percento. Da uno studio approfondito condotto da esperti militari e civili si evince che la tattica dei Talebani è quella di condurre operazioni contro le forze governative e internazionali tendendo ad attirarle in zone dove il rischio di vittime civili è alto, in modo tale da provocare un maggior numero di vittime innocenti. Forse anche per questo motivo che, quello di trasferire definitivamente le responsabilità della sicurezza del Paese alle autorità di Kabul è ormai il solo pensiero dei Paesi della Coalizione internazionale impegnati in Afghanistan. Un passaggio che dovrebbe avvenire nel 2014. Per allora il ritiro delle forze Isaf sarà graduale e la data del luglio 2011, indicata dal presidente americano, Barack Obama sarà l'inizio di questo disimpegno. Per il momento però, più che dalle prospettive di pace, la scena afghana è occupata da attentati e attacchi dei talebani contro i militari della coalizione. Ad oggi sono 400 i militari stranieri morti nel solo 2010 in Afghanistan. Dall'inizio dell'Operazione Enduring Freedom, nell’ottobre 2001, sono stati in tutto 1.968 i soldati stranieri caduti. Di questi 1.207 sono americani e 325 inglesi.
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=11377%3Aafghanistan-la-strage-infinita-dei-civili-ancora-morti&catid=82%3Aasia&Itemid=199
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martedì 27 luglio 2010
Finning, il massacro degli squali con la barbara tecnica dello “spinnamento”
Oggi parliamo di finning, lo spinnamento degli squali. Immaginate il terribile predatore dei mari catturato, privato delle pinne e rigettato in mare ancora vivo, annegare senza via di scampo o morire dissanguato lentamente. Ecco, in sintesi, questo è il finning, l’ennesima barbarie dell’uomo cacciatore crudele che non ha alcun rispetto per le sue prede.
Dico in sintesi perché in realtà dietro lo spinnamento degli squali c’è molto di più. Ci sono tradizioni dure a morire, in particolare una ricetta molto diffusa in Asia, in special modo in Cina, di una zuppa realizzata con le pinne di squalo. Questo piatto è considerato una prelibatezza ed è molto diffuso sulle tavole asiatiche.
Inoltre la pesca con la tecnica dello spinnamento è molto redditizia: una pinna può arrivare a fruttare sul mercato del pesce fino a 300 dollari per libbra (circa 232 euro per 450 grammi) e i pescherecchi possono liberarsi della carne di squalo, che frutta molto meno, facendo spazio sull’imbarcazione solo alle pinne e ricavando grossi guadagni.
In Europa nel 2003 il finning è stato proibito, anche se, come spiega esaurientemente il blog Storiedimare:
la legge europea prevede che il rapporto fra il peso delle pinne e quello degli squali interi pescati sia del 5%, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti e in Canada dove il rapporto si basa sul peso dell’animale eviscerato. A conti fatti, consentire il 5% di pinne sul peso dell’intero animale, significa permettere il 10% o più di pinne sull’animale eviscerato, cioè il doppio di quanto stabilito in USA e in Canada.
Questa famosa zuppa di pinne di squalo, tra le altre cose, non avrebbe grandi proprietà nutrizionali ed un gusto sopraffino, il sapore starebbe tutto nel brodo, almeno stando a Sarah Backhouse, di Planet 100, che ha realizzato un documentario proprio sul finning, lo trovate qui.
La pinna di squalo in Cina è conosciuta per le sue proprietà medicinali ed è il piatto per eccellenza della classe ricca durante celebrazioni ed eventi ufficiali. Con l’aumento della popolazione abbiente nel Paese asiatico si è assistito negli ultimi decenni ad un incremento della richiesta di pinne di squalo che ha portato alla morte di 88-100 milioni di esemplari all’anno, mettendo a rischio la sopravvivenza della specie. Gli squali sono al vertice della catena alimentare perciò si riproducono e maturano lentamente. Tradotto significa che gli esemplari che vengono meno con lo sfruttamento della pesca non verranno rimpiazzati affatto velocemente dalle nuove nascite.
Lo spinnamento avviene al largo delle coste di tutti i continenti, in particolare nelle acque dei Paesi più poveri che non hanno le risorse per monitorare e perseguire i cacciatori di squali. Come anticipavamo, gli unici Paesi con leggi che vietano la sola asportazione delle pinne sono: Stati Uniti, Canada, Brasile, Namibia, Sud Africa e l’Unione europea, mentre le Hawaii hanno di recente messo al bando la vendita di zuppa di pinne di pescecane. Contro il finning si batte da anni la Sea Shepherd Foundation.
http://www.ecologiae.com/finning-spinnamento-squali/19280/
Dico in sintesi perché in realtà dietro lo spinnamento degli squali c’è molto di più. Ci sono tradizioni dure a morire, in particolare una ricetta molto diffusa in Asia, in special modo in Cina, di una zuppa realizzata con le pinne di squalo. Questo piatto è considerato una prelibatezza ed è molto diffuso sulle tavole asiatiche.
Inoltre la pesca con la tecnica dello spinnamento è molto redditizia: una pinna può arrivare a fruttare sul mercato del pesce fino a 300 dollari per libbra (circa 232 euro per 450 grammi) e i pescherecchi possono liberarsi della carne di squalo, che frutta molto meno, facendo spazio sull’imbarcazione solo alle pinne e ricavando grossi guadagni.
In Europa nel 2003 il finning è stato proibito, anche se, come spiega esaurientemente il blog Storiedimare:
la legge europea prevede che il rapporto fra il peso delle pinne e quello degli squali interi pescati sia del 5%, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti e in Canada dove il rapporto si basa sul peso dell’animale eviscerato. A conti fatti, consentire il 5% di pinne sul peso dell’intero animale, significa permettere il 10% o più di pinne sull’animale eviscerato, cioè il doppio di quanto stabilito in USA e in Canada.
Questa famosa zuppa di pinne di squalo, tra le altre cose, non avrebbe grandi proprietà nutrizionali ed un gusto sopraffino, il sapore starebbe tutto nel brodo, almeno stando a Sarah Backhouse, di Planet 100, che ha realizzato un documentario proprio sul finning, lo trovate qui.
La pinna di squalo in Cina è conosciuta per le sue proprietà medicinali ed è il piatto per eccellenza della classe ricca durante celebrazioni ed eventi ufficiali. Con l’aumento della popolazione abbiente nel Paese asiatico si è assistito negli ultimi decenni ad un incremento della richiesta di pinne di squalo che ha portato alla morte di 88-100 milioni di esemplari all’anno, mettendo a rischio la sopravvivenza della specie. Gli squali sono al vertice della catena alimentare perciò si riproducono e maturano lentamente. Tradotto significa che gli esemplari che vengono meno con lo sfruttamento della pesca non verranno rimpiazzati affatto velocemente dalle nuove nascite.
Lo spinnamento avviene al largo delle coste di tutti i continenti, in particolare nelle acque dei Paesi più poveri che non hanno le risorse per monitorare e perseguire i cacciatori di squali. Come anticipavamo, gli unici Paesi con leggi che vietano la sola asportazione delle pinne sono: Stati Uniti, Canada, Brasile, Namibia, Sud Africa e l’Unione europea, mentre le Hawaii hanno di recente messo al bando la vendita di zuppa di pinne di pescecane. Contro il finning si batte da anni la Sea Shepherd Foundation.
http://www.ecologiae.com/finning-spinnamento-squali/19280/
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VATICANO. LE REAZIONI INTERNAZIONALI ALLE NUOVE NORME ANTIPEDOFILIA
di Ludovica Eugenio – Adista
Un passo avanti, ma insufficiente: è questo, in generale, il giudizio della stampa internazionale (laica e confessionale) sulle nuove norme emanate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 15 luglio scorso per fare fronte agli abusi sessuali (v. Adista n. 61/10). In particolare questo è il giudizio che proviene dagli Stati Uniti, Paese che, al momento, rappresenta la punta più avanzata della “tolleranza zero” in materia di politiche anti-abuso.
Norme che non toccano la sostanza
Critico il settimanale cattolico National Catholic Reporter, che affida a due prestigiosi canonisti (16/7) le valutazioni. Secondo Nicholas Cafardi, avvocato civilista e canonista, docente presso la Duquesne University School of Law di Pittsburgh, il nuovo documento “lascia ancora la Chiesa universale di qualche passo indietro rispetto alla Chiesa Usa”. Nessun riferimento, per esempio, alla norma applicata negli Stati Uniti che obbliga il vescovo ad allontanare dal ministero chi è colpevole anche solo di un abuso: “Una norma che ha funzionato bene negli Usa”. Il card. William Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sicuramente ne è al corrente: perché dunque non trasformarla in legge universale della Chiesa? “È passato da molto, nella nostra Chiesa, il tempo di dire una cosa e di farne un’altra”; il cardinale, prosegue Cafardi, avrebbe dovuto far diventare parte del sistema giuridico universale della Chiesa le parole di Giovanni Paolo II che, ai vescovi americani, disse, nel 2002: “La gente deve sapere che non c’è posto, nel sacerdozio, per chi può danneggiare i bambini”. “Questa opportunità – afferma Cafardi – è stata persa tragicamente la scorsa settimana”.
Non solo: tanto nelle norme applicate in Usa – che spostano il peso della colpa dai vescovi ai preti responsabili degli abusi – quanto nel nuovo documento vaticano, nulla si dice del destino che attende i vescovi colpevoli di copertura. E se in Irlanda, a differenza degli Usa, alcuni vescovi hanno avuto il coraggio di dimettersi, si tratta di scelte individuali, non vincolate da alcuna norma canonica. Qualcosa, sotto l’aspetto giuridico, si potrebbe però fare, a partire dal canone 1389, che al comma 2 stabilisce che “chi, per negligenza colpevole, pone od omette illegittimamente con danno altrui un atto di potestà ecclesiastica, di ministero o di ufficio, sia punito con giusta pena”. È tempo, dunque, che la Congregazione per la Dottrina della Fede dia inizio a “questi processi canonici di vescovi che hanno trasferito altrove preti pedofili”, conclude Cafardi: “Spetta a lei, card. Levada, colmare la parte mancante del diritto canonico”.
Di “aspetti positivi e negativi” parla Tom Doyle, prete, canonista e terapeuta, da lungo tempo attivo a fianco delle vittime di abuso. Tra quelli positivi, il fatto di aver delegato alla Cdf il potere di giudicare vescovi e cardinali; tra quelli negativi, l’assenza, nella lista di crimini canonici soggetti alla Cdf, della mancata denuncia da parte dei vescovi: cosa che “inchioderebbe la maggioranza dei vescovi Usa, sia attivi che in pensione”. Si tratta, afferma Doyle, di un crimine devastante, per le vittime, tanto quanto l’abuso stesso. Di rilievo, invece, la norma n. 4, che prevede la facoltà di “sanare gli atti in caso di violazione delle sole leggi processuali ad opera dei Tribunali inferiori, salvo il diritto di difesa (art. 18)”; ciò comporta, spiega il canonista, una correzione di errori procedurali che potenzialmente elimina la prassi di abbandono dei casi in cui tali errori fossero stati commessi. Quanto all’aumento dei termini di prescrizione, si tratta di un passo modesto: “Sarebbe stato meglio elevare il periodo a 40 anni. Anzi – sottolinea -, sarebbe stato meglio in assoluto eliminare del tutto i termini di prescrizione”, che sono “una presunzione a favore del criminale”.
Quanto alla “cappa” del segreto, essa non è stata eliminata, osserva Doyle, e continua a riflettere “l’ossessione del Vaticano per l’immagine”. Sono i regimi totalitari, aggiunge, a “dispensare la loro particolare versione della giustizia dietro porte chiuse”. Deleteria, poi, l’ottava norma, che stabilisce i delicta contra fidem, cioè eresia, apostasia e scisma, ora affidati ai vescovi ordinari: “Il potenziale di cattivo uso di questa norma e la conseguente negazione di un processo e del diritto di libera espressione alle persone che, secondo i vescovi, non la pensano come loro, è terrificante”. Il problema più grave delle nuove norme, tuttavia, conclude Doyle, è che in Vaticano “continuano a negare la questione fondamentale: la natura della struttura monarchica clericale della Chiesa istituzionale e il suo ruolo nello smantellamento sistematico della realtà della Chiesa come popolo di Dio”.
“Baby steps”
Anche la stampa laica statunitense bolla come baby steps (passi da infante) le misure adottate dal Vaticano. “Se il Vaticano sta cercando di ridare l’impressione che il suo senso morale sia intatto, la pubblicazione di un documento che equipara la pedofilia con l’ordinazione delle donne in realtà non lo fa”, scrive Maureen Dowdsul New York Times (16/7). Il documento “non prevede una politica di tolleranza zero per dimettere dallo stato clericale i preti colpevoli di pedofilia; non ha ordinato ai vescovi di denunciare ogni caso di abuso alla polizia; non ha stabilito sanzioni per i vescovi che nascondono l’abuso come polvere sotto il tappeto; non ha eliminato i termini di prescrizione per le vittime; non ha detto ai vescovi di smettere di sostenere le legislature per evitare che le leggi sugli abusi vengano rese più severe”.
Il giudizio dei vescovi
Come prevedibile, la valutazione delle nuove norme da parte dei vescovi è stata generalmente positiva. Soddisfatto il vescovo irlandese di Dromore, mons. John McAreavey, copresidente del Consiglio per le comunicazioni dell’episcopato irlandese, secondo quanto si legge sull’agenzia Icn. “La pubblicazione delle nuove norme – afferma – rafforza parti del diritto ecclesiale e copre tutte le violazioni del diritto considerate eccezionalmente gravi. Accolgo con favore questa pubblicazione esauriente e aggiornata che ci aiuterà a affrontare questo crimine e peccato gravissimo dell’abuso sessuale sui minori”.
Identica la posizione del presidente dei vescovi tedeschi mons. Robert Zollitsch, che ha espresso riconoscenza per il documento della Cdf, che, a suo avviso, lancia “un segnale chiaro” e rappresenta “una testimonianza univoca a favore delle vittime”, che dimostra che “Chiesa tedesca e Chiesa universale vanno nella stessa direzione”. Fanno eco i vescovi svizzeri: in un comunicato firmato dal segretario generale della Conferenza episcopale, mons. Felix Gmür, affermano infatti che “nel comportamento coerente del Vaticano la Conferenza episcopale svizzera si vede sostenuta nei propri sforzi per lottare in modo fermo contro tutte le forme di aggressione sessuale”.
La questione dell’ordinazione femminile
Il fatto che l’ordinazione sacerdotale di una donna trovi posto tra i delicta graviora accanto alla pedofilia ha suscitato enormi proteste. Lo stesso giorno della pubblicazione delle nuove norme, mons. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington e presidente della Commissione sulla Dottrina della Conferenza episcopale Usa, ha riaffermato che il sacerdozio è “fin dall’inizio riservato agli uomini, fatto che non può essere cambiato nonostante i tempi cambino”. La decisione vaticana di dichiarare l’ordinazione femminile un crimine tra i più gravi, ha detto, riflette “la serietà con cui valuta le offese contro il sacramento dell’Ordine”, e non è un segno di mancato rispetto nei confronti delle donne.
Immediata la protesta. Il giorno successivo, un cartello di 27 organizzazioni cattoliche di tutto il mondo (tra le quali DignityUsa, Call to Action, Catholics for Choice, Corpus, Hommes et Femmes dans l’Eglise, Noi siamo Chiesa, Pax Christi Maine, Roman Catholic Womenpriests, National Coalition of American Nuns) ha emesso un comunicato con cui esprime indignazione per il fatto che “lotte in buona fede per l’uguaglianza di genere siano intese come sacrilegio e messe alla pari con l’abuso sessuale sui bambini” e si ricorda che “nel 1976, la Pontificia Commissione Biblica vaticana concluse che non vi era alcuna valida ragione scritturistica per negare l’ordinazione alle donne”. Le nuove norme, si legge nel comunicato, non sono che un “riconfezionamento” delle norme del 2001 con “pochi cambiamenti significativi alle procedure canoniche”, e per una comunità “spezzata dai crimini dei suoi leader” sono necessarie politiche globali di protezione dell’infanzia.
La scelta del Vaticano è stata poi definita “deprecabile, offensiva e allarmante per tutti i cattolici del mondo” dalla presidente della Women’s Ordination Conference, Erin Saiz Hanna. “L’idea che una donna che cerca di diffondere il messaggio di Dio in qualche modo ‘contamini’ l’Eucaristia rivela una Chiesa antiquata e retrograda che considera ancora le donne come ‘impure’ e empie”.
“Chiediamo la fine della misoginia nella Chiesa cattolica”, fa eco il gruppo Roman Catholic WomenPriests, che nel corso degli ultimi otto anni ha ordinato un centinaio di donne al sacerdozio e all’episcopato. “Chiediamo che il Vaticano adotti riforme per trasformare le leggi e le pratiche della Chiesa in modo che riflettano trasparenza, credibilità, giustizia e uguaglianza per tutti”.
http://www.gliitaliani.it/2010/07/le-reazioni-internazionali-alle-nuove-norme-antipedofilia/
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ssier segreti Afghanistan, Wikileaks punta il dito anche contro l’Italia
Spuntano anche dossier sull’Italia dopo una prima lettura di parte degli oltre 75.000 resoconti di intelligence (sui 91 mila esistenti) pubblicati sul sito internet di Wikileaks.
Un documento si riferisce al rapimento ed alla successiva liberazione di Daniele Mastrogiacomo, rapito in Afghanistan nel marzo 2007: “Il governo estone e’ profondamente contrariato con l’Italia per aver ceduto ai terroristi”, si legge (vedi foto) in un report del 27 marzo. “Il governo di Tallin e’ preoccupato che le azioni del governo italiano possano mettere in maggiore pericolo le truppe estoni schierate. Tallin non fara’ una dichiarazione ufficiale sulla vicenda poiche’ molte altre nazioni (tra cui Usa e Gb, ndr) hanno sottolineato simili punti criticando il governo italiano”. Mastrogiacomo venne liberato dopo uno scambio di prigionieri con i talebani, una trattativa complessa portata avanti con l’appoggio del governo di Kabul e mediata da Rahmatullah Hanefi, all’epoca manager dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, che venne arrestato dopo la liberazione del giornalista italiano. Hanefi era accusato di aver avuto un ruolo nel rapimento del reporter italiano. La trattativa con scambio di prigionieri provoco’ tensioni in seno all’alleanza militare: molti Paesi, a partire dagli Stati Uniti, videro il complesso negoziato come un cedimento ai talebani.
In un altro report, del 28 marzo 2007, si preannunciava la decisione di Roma di “minacciare la chiusura dell’ospedale di Emergency a Kabul se il responsabile afghano (Hanefi, ndr) nella provincia di Helmand non verra’ scarcerato”. Due giorni dopo, il ministro degli Esteri italiano in carica, Massimo D’Alema, auspicava che “non si creino le condizioni per una chiusura degli ospedali di Emergency”. Il giorno prima, il fondatore di Emergency Gino Strada aveva detto che “senza garanzie” sulla sorte di Hanefi Emergency avrebbe rivisto la propria presenza a Kabul.
In altri rapporti si riferisce della distruzione delle mine italiane (in particolare il modello TC-6 anticarro), per impedire che finiscano nelle mani dei talebani e siano riutilizzate come Ied.
Buona parte della documentazione sinora esaminata riferisce infine di incidenti e notizie di varia natura relative alle attivita’ di routine dei militari italiani nella provincia di Herat.
RaiNews24
http://www.direttanews.it/2010/07/27/dossier-segreti-afghanistan-wikileaks-punta-il-dito-anche-contro-litalia/
Un documento si riferisce al rapimento ed alla successiva liberazione di Daniele Mastrogiacomo, rapito in Afghanistan nel marzo 2007: “Il governo estone e’ profondamente contrariato con l’Italia per aver ceduto ai terroristi”, si legge (vedi foto) in un report del 27 marzo. “Il governo di Tallin e’ preoccupato che le azioni del governo italiano possano mettere in maggiore pericolo le truppe estoni schierate. Tallin non fara’ una dichiarazione ufficiale sulla vicenda poiche’ molte altre nazioni (tra cui Usa e Gb, ndr) hanno sottolineato simili punti criticando il governo italiano”. Mastrogiacomo venne liberato dopo uno scambio di prigionieri con i talebani, una trattativa complessa portata avanti con l’appoggio del governo di Kabul e mediata da Rahmatullah Hanefi, all’epoca manager dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, che venne arrestato dopo la liberazione del giornalista italiano. Hanefi era accusato di aver avuto un ruolo nel rapimento del reporter italiano. La trattativa con scambio di prigionieri provoco’ tensioni in seno all’alleanza militare: molti Paesi, a partire dagli Stati Uniti, videro il complesso negoziato come un cedimento ai talebani.
In un altro report, del 28 marzo 2007, si preannunciava la decisione di Roma di “minacciare la chiusura dell’ospedale di Emergency a Kabul se il responsabile afghano (Hanefi, ndr) nella provincia di Helmand non verra’ scarcerato”. Due giorni dopo, il ministro degli Esteri italiano in carica, Massimo D’Alema, auspicava che “non si creino le condizioni per una chiusura degli ospedali di Emergency”. Il giorno prima, il fondatore di Emergency Gino Strada aveva detto che “senza garanzie” sulla sorte di Hanefi Emergency avrebbe rivisto la propria presenza a Kabul.
In altri rapporti si riferisce della distruzione delle mine italiane (in particolare il modello TC-6 anticarro), per impedire che finiscano nelle mani dei talebani e siano riutilizzate come Ied.
Buona parte della documentazione sinora esaminata riferisce infine di incidenti e notizie di varia natura relative alle attivita’ di routine dei militari italiani nella provincia di Herat.
RaiNews24
http://www.direttanews.it/2010/07/27/dossier-segreti-afghanistan-wikileaks-punta-il-dito-anche-contro-litalia/
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Cemento e non solo. Brancaleone, niente protezione sulle spiagge delle tartarughe
Lo scandalo calabrese è sempre lì: nessuna efficace misura di protezione sulle spiagge della zona di Brancaleone, in cui nidificano le tartarughe di mare.
Ci torno su perchè Legambiente ha appena assegnato la “bandiera nera” al Comune di Brancaleone per la cementificazione di un tratto del litorale prediletto dalle tartarughe. Peraltro nel 2007, quando la lottizzazione aveva appena ricevuto il vialibera, la stessa Legambiente aveva proclamato “Amico del mare” l’assessore comunale all’Ambiente di Brancaleone.
Ma secondo me il cemento è uno scandalo all’interno di uno scandalo ancor più grave e di cui si parla ancor merno: le tartarughe intenzionate a deporre le uova sulle spiagge di Brancaleone e dintorni devono pedalare decisamente in salita. Avveniva nel 2007 (io c’ero, ho visto con i miei occhi e ne ho scritto) ed avviene anche ora: ho appena telefonato.
La Costa dei Gelsomini attorno a Brancaleone (Reggio Calabria) è l’unico luogo dell’Italia continentale in cui le tartarughe di mare Caretta caretta si riproducono con regolarità. La specie è in pericolo; i luoghi di nidificazione nel Mediterraneo sono ormai molto ridotti a causa del disturbo rappresentato dal turismo.
Di cosa avrebbero bisogno le tartarughe per trovarsi bene? Poche attenzioni, oltretutto perfettamente compatibili con la presenza diurna di bagnanti ed ombrelloni. Sia la deposizione delle uova sia la schiusa infatti avvengono di notte.
Basterebbe vietare l’accesso in spiaggia a Suv e altri mezzi meccanici, che riducono le uova in frittata. Basterebbe schermare l’illuminazione notturna, che induce le tartarughine neonate a dirigersi verso l’entroterra anzichè verso il mare.
Invece a Brancaleone viene effettuata la cosiddetta pulizia meccanica della spiaggia. Nel senso che, a stagione di nidificazione iniziata, i bulldozer la spianano affinchè i bagnanti la trovino liscia e pulita.
Niente e nessuno impedisce ai Suv di accedere al litorale. L’illuminazione pubblica non è schermata.
Accadeva nel 2007, quando ne ho scritto per la prima volta, e accade tuttora. Ho appena telefonato a Salvatore Urso, un ricercatore dell’Università della Calabria che a Brancaleone si occupa del monitoraggio dei nidi. “Tutto è rimasto uguale, i problemi sono gli stessi“. Ha soltanto citato i quad oltre ai Suv.
E la pulizia meccanica della spiaggia? “La fanno sempre, anche se quest’anno, credo per motivi puramente economici, è stata meno impattante”.
Sia chiaro: Brancaleone merita appieno la bandiera nera che quest’anno Legambiente le ha assegnato per la colata di cemento sulla spiaggia della frazione Galati, luogo prediletto dalle tartarughe.
Sto solo dicendo che meritava la bandiera nera anche nel 2007 (l’anno in cui invece l’assessore “Amico del Mare” fu premiato), dato che la lottizzazione di Galati aveva ricevuto il semaforo verde appena prima.
Soprattutto, sto dicendo che per proteggere le tartarughe e i loro nidi sulla spiaggia di Brancaleone basterebbe davvero poco. Eppure, incredibilmente, nessuno lo vuol fare.
Dal diario di bordo della Goletta Verde 2010 cementificazione e bandiera nera alla spiaggia di Brancaleone
L’articolo di Repubblica colata di cemento sul paradiso delle tartarughe a Brancaleone
Il vecchio comunicato stampa di Legambiente: Goletta Verde 2007 e premio “Io sono amico del mare” all’allora assessore all’Ambiente di Brancaleone
http://www.blogeko.it/2010/cemento-e-non-solo-brancaleone-niente-protezione-sulle-spiagge-delle-tartarughe/
Ci torno su perchè Legambiente ha appena assegnato la “bandiera nera” al Comune di Brancaleone per la cementificazione di un tratto del litorale prediletto dalle tartarughe. Peraltro nel 2007, quando la lottizzazione aveva appena ricevuto il vialibera, la stessa Legambiente aveva proclamato “Amico del mare” l’assessore comunale all’Ambiente di Brancaleone.
Ma secondo me il cemento è uno scandalo all’interno di uno scandalo ancor più grave e di cui si parla ancor merno: le tartarughe intenzionate a deporre le uova sulle spiagge di Brancaleone e dintorni devono pedalare decisamente in salita. Avveniva nel 2007 (io c’ero, ho visto con i miei occhi e ne ho scritto) ed avviene anche ora: ho appena telefonato.
La Costa dei Gelsomini attorno a Brancaleone (Reggio Calabria) è l’unico luogo dell’Italia continentale in cui le tartarughe di mare Caretta caretta si riproducono con regolarità. La specie è in pericolo; i luoghi di nidificazione nel Mediterraneo sono ormai molto ridotti a causa del disturbo rappresentato dal turismo.
Di cosa avrebbero bisogno le tartarughe per trovarsi bene? Poche attenzioni, oltretutto perfettamente compatibili con la presenza diurna di bagnanti ed ombrelloni. Sia la deposizione delle uova sia la schiusa infatti avvengono di notte.
Basterebbe vietare l’accesso in spiaggia a Suv e altri mezzi meccanici, che riducono le uova in frittata. Basterebbe schermare l’illuminazione notturna, che induce le tartarughine neonate a dirigersi verso l’entroterra anzichè verso il mare.
Invece a Brancaleone viene effettuata la cosiddetta pulizia meccanica della spiaggia. Nel senso che, a stagione di nidificazione iniziata, i bulldozer la spianano affinchè i bagnanti la trovino liscia e pulita.
Niente e nessuno impedisce ai Suv di accedere al litorale. L’illuminazione pubblica non è schermata.
Accadeva nel 2007, quando ne ho scritto per la prima volta, e accade tuttora. Ho appena telefonato a Salvatore Urso, un ricercatore dell’Università della Calabria che a Brancaleone si occupa del monitoraggio dei nidi. “Tutto è rimasto uguale, i problemi sono gli stessi“. Ha soltanto citato i quad oltre ai Suv.
E la pulizia meccanica della spiaggia? “La fanno sempre, anche se quest’anno, credo per motivi puramente economici, è stata meno impattante”.
Sia chiaro: Brancaleone merita appieno la bandiera nera che quest’anno Legambiente le ha assegnato per la colata di cemento sulla spiaggia della frazione Galati, luogo prediletto dalle tartarughe.
Sto solo dicendo che meritava la bandiera nera anche nel 2007 (l’anno in cui invece l’assessore “Amico del Mare” fu premiato), dato che la lottizzazione di Galati aveva ricevuto il semaforo verde appena prima.
Soprattutto, sto dicendo che per proteggere le tartarughe e i loro nidi sulla spiaggia di Brancaleone basterebbe davvero poco. Eppure, incredibilmente, nessuno lo vuol fare.
Dal diario di bordo della Goletta Verde 2010 cementificazione e bandiera nera alla spiaggia di Brancaleone
L’articolo di Repubblica colata di cemento sul paradiso delle tartarughe a Brancaleone
Il vecchio comunicato stampa di Legambiente: Goletta Verde 2007 e premio “Io sono amico del mare” all’allora assessore all’Ambiente di Brancaleone
http://www.blogeko.it/2010/cemento-e-non-solo-brancaleone-niente-protezione-sulle-spiagge-delle-tartarughe/
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Narcotraffico in Messico, detenuti lasciati liberi di notte per compiere omicidi
Spunta un video a far luce sulle modalità strategiche di alcuni omicidi connessi al narcotraffico in Messico. Un agente del centro di riabilitazione Gómez Palacio, situato nello stato di Durango, nel nordest del Paese, ha dichiarato in un video che la direzione del carcere concedeva l’uscita dei detenuti per incursioni militari. I prigionieri venivano armati dalle stesse guardie carcerarie e fatti uscire dalle loro celle per commettere omicidi su commissione, almeno 35 in pochi mesi.
La direttrice del carcere, Margarita Rojas Rodriguez, e altri tre funzionari, sono agli arresti domiciliari. Gli investigatori sono potuti risalire ai detenuti-killer dopo aver trovato sulla scena del crimine i bossoli e le munizioni dei fucili in dotazione ai secondini della struttura carceraria. I prigionieri sarebbero coinvolti in almeno tre massacri avvenuti nella città di Torreon, capitale dello stato di Coahuila, al confine con il Texas. L’intreccio è stato poi confermato dal video on line.
Dal 2006 il Messico è stato teatro della morte di 25mila persone rimaste uccise in sparatorie e attentati legati al narcotraffico. Nel Paese è infatti in atto una resa dei conti tra bande criminali che ha costretto il governo a schierare i soldati nel nord della regione.
http://www.direttanews.it/2010/07/27/narcotraffico-in-messico-detenuti-lasciati-liberi-di-notte-per-compiere-omicidi/
La direttrice del carcere, Margarita Rojas Rodriguez, e altri tre funzionari, sono agli arresti domiciliari. Gli investigatori sono potuti risalire ai detenuti-killer dopo aver trovato sulla scena del crimine i bossoli e le munizioni dei fucili in dotazione ai secondini della struttura carceraria. I prigionieri sarebbero coinvolti in almeno tre massacri avvenuti nella città di Torreon, capitale dello stato di Coahuila, al confine con il Texas. L’intreccio è stato poi confermato dal video on line.
Dal 2006 il Messico è stato teatro della morte di 25mila persone rimaste uccise in sparatorie e attentati legati al narcotraffico. Nel Paese è infatti in atto una resa dei conti tra bande criminali che ha costretto il governo a schierare i soldati nel nord della regione.
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Un summit clandestino e riparte la triangolazione Italia-Malta-Libia
Un summit clandestino e riparte la triangolazione Italia-Malta-Libia
di Fulvio Vassallo
L`accordo Italia-Libia diventa un modello. Anche Malta si aggrega e si propone l`ennesimo carrozzone europeo, l`Unione per il Mediterraneo, e nuovi centri di rimpatrio gestiti dall`agenzia Frontex. Intanto, intorno alle acque di Lampedusa prosegue l`azione di respingimento ma anche nuovi sbarchi occultati per non offuscare i "successi storici" di Maroni.
Una “strategia per il Mediterraneo”, questo il tema di un summit a Roma che nei primi giorni di luglio, dopo la visita di Napolitano a Malta, aveva visto la partecipazione dei ministri Frattini, Maroni, La Russa e dei loro omologhi ministri maltesi. Il summit aveva approfondito le possibilità di una collaborazione dei due paesi nel nuovo contesto della c.d. "Unione per il Mediterraneo", ennesima invenzione dei politici della Fortezza Europa per coprire le pratiche di polizia più ignobili in materia di immigrazione ed asilo.
Nel corso degli incontri i rappresentanti dei due paesi, che negli ultimi tempi hanno stretto accordi bilaterali assai efficaci con la Libia, in cambio di un più favorevole accesso alle risorse di quel paese, gas e petrolio soprattutto, e anche piattaforme petrolifere e trivellazioni nel Canale di Sicilia, definivano come “esemplare” la collaborazione tra Italia e Libia, dopo il Trattato di amicizia del 2008, e le intese di “cooperazione pratica” (Operational cooperation in the fight against criminal organizations controlling trafficking in migrants) tra le forze di polizia dei due paesi, concordate da Maroni a Tripoli nel febbraio del 2009, dopo che il Parlamento italiano aveva ratificato gli accordi bilaterali tra i due paesi.
Alla fine del summit di Roma i rappresentanti dei due paesi convenivano sull`ulteriore rafforzamento dei dispositivi, non solo di controllo e d`identificazione, ma anche di rimpatrio, gestiti, e finanziati dall`Agenzia europea FRONTEX, dopo vari incidenti di percorso, come il rallentamento dei finanziamenti e le dichiarazioni del governo maltese della “inutilità” delle missioni di FRONTEX, visto il “successo” degli accordi tra Italia e Libia. Una posizione, quella maltese, presto rientrata dopo le pressioni italiane, preoccupate di restare senza copertura nelle politiche di respingimento collettivo in acque internazionali praticate a partire dallo scorso anno, d`intesa con Gheddafi e le sue forze di polizia.
I fatti più recenti evidenziano gli effetti dei nuovi rapporti bilaterali tra Italia, Malta e la Libia, in una sorta di “triangolazione” all`insegna della negazione del diritto di asilo e dei più elementari diritti della persona. Sono ripresi gli sbarchi sulle coste siciliane, ma le rotte evitano generalmente sia Malta che Lampedusa. E quando i migranti arrivano a Lampedusa vengono quasi nascosti e trasferiti d`urgenza a Porto Empedocle per non macchiare l`immagine dei “successi storici” annunciati da Maroni. Quanto avvenuto nei giorni scorsi con il respingimento verso la Libia di una parte dei migranti che erano stati salvati in acque internazionali di competenza SAR (Ricerca e soccorso) maltese, conferma inoltre le nuove regole di ingaggio dei mezzi militari italiani, maltesi e libici che controllano il Canale di Sicilia, con un significativo arretramento delle unità italiane e delle stesse unità maltesi che permettono ormai alle sei motovedette, donate dall`Italia a Gheddafi, di andarsi a riprendere i migranti anche a poche miglia da Malta o da Lampedusa.
Un risultato sicuramente rassicurante per quella parte della popolazione di queste isole che non nasconde la sua indole xenofoba o apertamente razzista, ma invece allarmante per tutte le persone civili che ancora tengono in conto il rispetto dei diritti umani e della dignità della persona. Le deportazioni forzate sembrano sempre più legate all`arbitrio ed alla “cattiveria” promessa dal ministro Maroni ed adesso ampiamente diffusa tra le forze di polizia italiane, maltesi e libiche impegnate nel Canale di Sicilia.
Una “cattiveria” che si rivolge esclusivamente verso richiedenti asilo, naufraghi, donne, minori. Una cattiveria che si estende con la copertura degli abusi commessi dai libici ai danni dei migranti, quasi sotto gli occhi dei nostri “agenti di collegamento”. Si è arrivati al punto di dividere una coppia di coniugi rispedendo in mano ai libici una giovane donna in stato di gravidanza separata a forza dal marito, e si sta tentando di camuffare come ritorno volontario quello che si chiama soltanto “deportazioni”. In alto mare non è credibile che persone che avrebbero titolo a chiedere asilo in Europa non ne facciano richiesta e accettino di essere ricondotte in Libia, dove sono note le violenze e gli abusi che saranno condannati a subire a tempo indeterminato. E per tutte le donne ogni respingimento in Libia può significare violenza sessuale e prostituzione forzata.
Tutto questo si sa da tempo, è comprovato da inchieste delle più importanti agenzie umanitarie (da Amnesty ad Human Rights Watch), ma i nostri ministri lo ignorano e spiace rilevare lo ignorano anche quei rappresentanti dell`opposizione(?) che appena pochi giorni fa hanno votato il provvedimento sulle missioni militari italiane all`estero, con quella norma che prevede due milioni di euro per le missioni della Guardia di finanza in Libia, ufficialmente allo scopo di garantire la manutenzione delle motovedette, in realtà sembrerebbe anche con compiti operativi, se saranno confermate quelle testimonianze di migranti intercettati in alto mare da mezzi battenti bandiera libica, ma a bordo dei quali sembra che si parlasse anche italiano.
Per fortuna l`Unione Europea, dopo la denuncia del Parlamento Europeo del 17 giugno scorso sulla violazione dei diritti umani in Libia, ha rallentato le trattative per la stipula di un accordo quadro con la Libia. E L`Alto Commissariato delle Nazioni Unite ricorda ancora una volta come non vadano effettuati respingimenti verso paesi come la Libia che non garantiscono il diritto d`asilo ed i diritti fondamentali della persona umana. Ma tutto questo lascia indifferente il governo italiano che sembra continuare a ritenere che in Libia non esistano richiedenti asilo, e che si rifiuta ancora oggi di praticare quelle operazioni di resettlement (reinsediamento) di richiedenti asilo dalla Libia in Italia che negli scorsi anni erano state possibili, seppure per un numero assai esiguo di persone, e che oggi sembrano improvvisamente diventate impossibili, forse perché potrebbero essere considerate come una smentita delle tante menzogne che si raccontano sul fatto che in Libia o nelle acque internazionali nessun migrante voglia chiedere asilo.
Gli sbarchi comunque stanno riprendendo perché altri despoti ambiscono ad incassare le stesse prebende di Gheddafi, ed utilizzano lo stesso linguaggio, come il ricatto sulla pelle dei migranti e i sequestri in acque internazionali dei pescherecci di Mazara del Vallo. La disinformazione di stato protegge la tranquillità della popolazione italiana, ma gli sbarchi, seppure occultati, come le violenze all`interno dei centri di detenzione, sono sempre più evidenti e presto potrebbero verificarsi fatti tanto eclatanti da smentire una per una le asserzioni rassicuranti ed i proclama del “ministro della paura” di turno.
http://www.terrelibere.org/terrediconfine/un-summit-clandestino-e-riparte-la-triangolazione-italia-malta-libia
di Fulvio Vassallo
L`accordo Italia-Libia diventa un modello. Anche Malta si aggrega e si propone l`ennesimo carrozzone europeo, l`Unione per il Mediterraneo, e nuovi centri di rimpatrio gestiti dall`agenzia Frontex. Intanto, intorno alle acque di Lampedusa prosegue l`azione di respingimento ma anche nuovi sbarchi occultati per non offuscare i "successi storici" di Maroni.
Una “strategia per il Mediterraneo”, questo il tema di un summit a Roma che nei primi giorni di luglio, dopo la visita di Napolitano a Malta, aveva visto la partecipazione dei ministri Frattini, Maroni, La Russa e dei loro omologhi ministri maltesi. Il summit aveva approfondito le possibilità di una collaborazione dei due paesi nel nuovo contesto della c.d. "Unione per il Mediterraneo", ennesima invenzione dei politici della Fortezza Europa per coprire le pratiche di polizia più ignobili in materia di immigrazione ed asilo.
Nel corso degli incontri i rappresentanti dei due paesi, che negli ultimi tempi hanno stretto accordi bilaterali assai efficaci con la Libia, in cambio di un più favorevole accesso alle risorse di quel paese, gas e petrolio soprattutto, e anche piattaforme petrolifere e trivellazioni nel Canale di Sicilia, definivano come “esemplare” la collaborazione tra Italia e Libia, dopo il Trattato di amicizia del 2008, e le intese di “cooperazione pratica” (Operational cooperation in the fight against criminal organizations controlling trafficking in migrants) tra le forze di polizia dei due paesi, concordate da Maroni a Tripoli nel febbraio del 2009, dopo che il Parlamento italiano aveva ratificato gli accordi bilaterali tra i due paesi.
Alla fine del summit di Roma i rappresentanti dei due paesi convenivano sull`ulteriore rafforzamento dei dispositivi, non solo di controllo e d`identificazione, ma anche di rimpatrio, gestiti, e finanziati dall`Agenzia europea FRONTEX, dopo vari incidenti di percorso, come il rallentamento dei finanziamenti e le dichiarazioni del governo maltese della “inutilità” delle missioni di FRONTEX, visto il “successo” degli accordi tra Italia e Libia. Una posizione, quella maltese, presto rientrata dopo le pressioni italiane, preoccupate di restare senza copertura nelle politiche di respingimento collettivo in acque internazionali praticate a partire dallo scorso anno, d`intesa con Gheddafi e le sue forze di polizia.
I fatti più recenti evidenziano gli effetti dei nuovi rapporti bilaterali tra Italia, Malta e la Libia, in una sorta di “triangolazione” all`insegna della negazione del diritto di asilo e dei più elementari diritti della persona. Sono ripresi gli sbarchi sulle coste siciliane, ma le rotte evitano generalmente sia Malta che Lampedusa. E quando i migranti arrivano a Lampedusa vengono quasi nascosti e trasferiti d`urgenza a Porto Empedocle per non macchiare l`immagine dei “successi storici” annunciati da Maroni. Quanto avvenuto nei giorni scorsi con il respingimento verso la Libia di una parte dei migranti che erano stati salvati in acque internazionali di competenza SAR (Ricerca e soccorso) maltese, conferma inoltre le nuove regole di ingaggio dei mezzi militari italiani, maltesi e libici che controllano il Canale di Sicilia, con un significativo arretramento delle unità italiane e delle stesse unità maltesi che permettono ormai alle sei motovedette, donate dall`Italia a Gheddafi, di andarsi a riprendere i migranti anche a poche miglia da Malta o da Lampedusa.
Un risultato sicuramente rassicurante per quella parte della popolazione di queste isole che non nasconde la sua indole xenofoba o apertamente razzista, ma invece allarmante per tutte le persone civili che ancora tengono in conto il rispetto dei diritti umani e della dignità della persona. Le deportazioni forzate sembrano sempre più legate all`arbitrio ed alla “cattiveria” promessa dal ministro Maroni ed adesso ampiamente diffusa tra le forze di polizia italiane, maltesi e libiche impegnate nel Canale di Sicilia.
Una “cattiveria” che si rivolge esclusivamente verso richiedenti asilo, naufraghi, donne, minori. Una cattiveria che si estende con la copertura degli abusi commessi dai libici ai danni dei migranti, quasi sotto gli occhi dei nostri “agenti di collegamento”. Si è arrivati al punto di dividere una coppia di coniugi rispedendo in mano ai libici una giovane donna in stato di gravidanza separata a forza dal marito, e si sta tentando di camuffare come ritorno volontario quello che si chiama soltanto “deportazioni”. In alto mare non è credibile che persone che avrebbero titolo a chiedere asilo in Europa non ne facciano richiesta e accettino di essere ricondotte in Libia, dove sono note le violenze e gli abusi che saranno condannati a subire a tempo indeterminato. E per tutte le donne ogni respingimento in Libia può significare violenza sessuale e prostituzione forzata.
Tutto questo si sa da tempo, è comprovato da inchieste delle più importanti agenzie umanitarie (da Amnesty ad Human Rights Watch), ma i nostri ministri lo ignorano e spiace rilevare lo ignorano anche quei rappresentanti dell`opposizione(?) che appena pochi giorni fa hanno votato il provvedimento sulle missioni militari italiane all`estero, con quella norma che prevede due milioni di euro per le missioni della Guardia di finanza in Libia, ufficialmente allo scopo di garantire la manutenzione delle motovedette, in realtà sembrerebbe anche con compiti operativi, se saranno confermate quelle testimonianze di migranti intercettati in alto mare da mezzi battenti bandiera libica, ma a bordo dei quali sembra che si parlasse anche italiano.
Per fortuna l`Unione Europea, dopo la denuncia del Parlamento Europeo del 17 giugno scorso sulla violazione dei diritti umani in Libia, ha rallentato le trattative per la stipula di un accordo quadro con la Libia. E L`Alto Commissariato delle Nazioni Unite ricorda ancora una volta come non vadano effettuati respingimenti verso paesi come la Libia che non garantiscono il diritto d`asilo ed i diritti fondamentali della persona umana. Ma tutto questo lascia indifferente il governo italiano che sembra continuare a ritenere che in Libia non esistano richiedenti asilo, e che si rifiuta ancora oggi di praticare quelle operazioni di resettlement (reinsediamento) di richiedenti asilo dalla Libia in Italia che negli scorsi anni erano state possibili, seppure per un numero assai esiguo di persone, e che oggi sembrano improvvisamente diventate impossibili, forse perché potrebbero essere considerate come una smentita delle tante menzogne che si raccontano sul fatto che in Libia o nelle acque internazionali nessun migrante voglia chiedere asilo.
Gli sbarchi comunque stanno riprendendo perché altri despoti ambiscono ad incassare le stesse prebende di Gheddafi, ed utilizzano lo stesso linguaggio, come il ricatto sulla pelle dei migranti e i sequestri in acque internazionali dei pescherecci di Mazara del Vallo. La disinformazione di stato protegge la tranquillità della popolazione italiana, ma gli sbarchi, seppure occultati, come le violenze all`interno dei centri di detenzione, sono sempre più evidenti e presto potrebbero verificarsi fatti tanto eclatanti da smentire una per una le asserzioni rassicuranti ed i proclama del “ministro della paura” di turno.
http://www.terrelibere.org/terrediconfine/un-summit-clandestino-e-riparte-la-triangolazione-italia-malta-libia
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