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mercoledì 28 aprile 2010

Facebook e oltre..


di fabio storino




Di ritorno da un mio recente viaggio da Bologna in direzione sud, verso la Calabria, nel treno che fa capolinea a Roma, ho trovato per caso una rivista lasciata da qualche precedente viaggiatore, proprio sul posto prenotato da me. Una simpatica coincidenza, poiché sfogliando la rivista, ho trovato un'articolo secondo il mio parere abbastanza interessante, che ha permesso di farmi conoscere un mondo virtuale nuovo e fino ad allora sconosciuto, di cui non sospettavo minimamente la sua esistenza, forse perché come vi spiegherò a breve molto superficiale, in alcuni casi, molto selettivo ed ipocrita in altri...



Ma forse, ulteriori definizioni le potrete trovare voi.



Ecco se c'è qualcuno tra voi stanco di condividere il proprio profilo con utenti presenti su Facebook, MySpace, Linkedln e Twitter (spero di averli citati tutti), potrà rivolgersi verso nuovi lidi. Si perché oggi la frontiera del social networking è quella delle community esclusive, dove la scrematura all'ingresso è rigida, dove spesso si accede solo su invito.



Sarà davvero così?? Davvero si avverte questa necessità??






Accanto, alle piattaforme gratuite e citate prima, dove chiunque può accedere e magari interagire (virtualmente) con qualche personaggio noto al grande pubblico, iniziano a crescere le community che le barriere sociali non vogliono per nulla abbatterle, anzi renderle evidenti.



Così si creano "veri luoghi" virtuali, ai quali si è ammessi solo se si hanno determinate credenziali sociali, economiche, intellettuali. Dove pochi membri hanno la certezza di avere a che fare coi loro "simili".






Uno dei più altisonanti, ambiti luoghi di ritrovo si chiama "aSmallWorld" (asmallworld.net). Fondato nel 2004 da un certo Erick Wachtmeister, oggi ha circa 550 mila membri.



Qui si entra solo ed esclusivamente su invito, e solo un 20% circa dei soci ha il diritto di accordare l'accesso a nuovi soggetti.



Siamo di fronte ad un Facebook per eletti. Fanno parte di questo social network personalità del mondo dello spettacolo, della finanza, dell'imprenditoria e della finanza del pianeta.



Ogni membro ha un suo profilo, un'agenda di eventi, un servizio di posta privata, come Fb.



Però con qualche elemento in più, ad esempio è previsto per loro un elenco, una guida di oltre 70 città redatte dai membri interni, con indicazioni sui bar, ristoranti, club più selettivi delle città. Inoltre, è possibile vendere ed acquistare oggetti, affittare proprietà e quindi prendere accordi commerciali, concludere affari, e udite udite! Se qualcuno commette qualche errore, non rispettando le regole viene "esiliato" in un altro social network parallelo chiamato abigworld, da dove non potrà più accedere alla cerchia precedente...






Ma per chi crede che questo sia il top della selezione, non conosce (neanche io) Total Prestige, totalprestigecommunity.com.



Qui i fortunati membri sono circa 700, tra celebrità, rampolli dell'alta società, manager. Il club virtuale, nasce da un club reale presente in Svizzera da circa 15 anni, il quale riunisce dirigenti e manager industriali che volevano condividere interessi e idee di business.



Ovvio anche qui si accede solo su invito, superfluo scriverlo.



Tra i personaggi presenti in questo mondo, vi sono magnati arabi del petrolio come A.Al Akkad, addirittura attori come Daniel McVicar, (il Clarke di Beautiful...) e nobili come la contessa Vanessa Kosta Pomponi di Monte Carlo.






Ma non finisce qui.






C'è un social network che guarda anch'esso agli affari e alla socializzazione. Si chiama Diamond Lounge (diamondlounge.com), community di dating on-line di alta classe, pensata per far incontrare tra loro uomini e donne del jet set, amanti della bella vita e del lusso.



Allora proviamo ad entrare. No non siamo stati invitati.



Qui addirittura i membri pagano anche una tassa di 60 dollari e possono avere una doppia identità: un "social profile" con il quale hanno accesso al Lounge e un "business profile" per la sezione Boardroom.






Poi c'è anche un social network dedicato a chi non è né ricco, né famoso e neanche imprenditore di successo. Qualcuno si ritrova in una di queste categorie?? Allora provate ad accedere in BeautifulPeople (beautifulpeople.it). Attenti però, l'unico elemento che valutano è la bellezza.



Questo sito è stato creato da un danese, Robert Luciano Hintze, ed oggi questo social network è disponibile in 12 lingue e conta circa 5 milioni di utenti in tutto il mondo.



Quindi per poter accedere in questo virtual club delle persone più attraenti, bisogna sottoporre la propria foto al giudizio degli iscritti del sesso opposto.



Verità o bugia? Sembra che solo il 10% delle richieste venga accolto...






Ma non c'è troppo da preoccuparsi, si pensa davvero a tutto, se non si è particolarmente belli, si può puntare tutto sulla materia grigia, ecco per voi IntelligentPeople (intelligentpeople.it), community dove le menti più "geniali" della Terra possono incontrarsi e scambiare idee, confrontando i propri interessi. Per entrare però, bisogna dimostrare di avere un Q.I. più alto della media, superando un test d'ingresso costituito da 18 domande a tempo. Avete due sole possibilità per superare la prova: se le fallite entrambe, potete sempre consolarvi con Facebook...






Infine,



troviamo il social network per gli "addetti ai lavori", aperto ad investitori, analisti di borsa, manager... Questo è Reuters Space (space.reuters.com), dove gli utenti possono scambiare informazioni riservate sui mercati finanziari globali. Invece, per gli operatori dell'industria wireless si incontrano su INmobile.org, che raccolgie oltre 900 iscritti tra dirigenti, responsabili e presidenti di compagnie come Yahoo!, Verizon o Nokia...






Insomma un mondo virtuale fatto su "misura", basta solo capire dove poter accedere...






Il mondo reale soffre, è fragile, la società sempre più debole e frammentata, e questo mondo virtuale lo riproduce sempre meglio.















lunedì 19 aprile 2010

Il dramma di una mamma coraggio contro i silenzi di una città


Paola, (Cosenza)

di Francesco Cirillo

Antonella Politano mi riceve nella sua casa a Paola in viale dei Giardini. Fuori, nel piccolo cortile davanti l’ingresso della casa , la figlia Chicca sta preparando la festa del suo sedicesimo compleanno. Il cortile è pieno di palloncini viola e tra poco verrà invaso da una cinquantina di amici e amiche della festeggiata. Antonella è presa dai preparativi della festa e tutti , dal marito Massimo, alla figlia Chicca si rivolgono a lei al sorgere di qualsiasi piccolo problema . Antonella ha sempre un sorriso pronto. Non una maschera, ma un sorriso vero. Dopo la sua tragedia, devastante ed impressionante per la sua sequenza, vive solo per i suoi due figli. Una tragedia che avrebbe stravolto la vita di chiunque, ma che lei invece vive con forza per dare mandato alle ultime parole di suo padre. Una promessa.

“ Prometti, Antonella- disse il padre in punto di morte-prometti di andare avanti in questa battaglia e dare giustizia a tutti noi “. Una giustizia che da dieci anni , Antonella cerca a tutti i costi. Una giustizia che è bendata ,non per dare un giusto peso ad una sentenza, ma perché non vuole guardare dalla parte di Antonella, pur avendo fatto ascoltare, in un ‘aula del Tribunale di Paola i nomi della madre, del padre, della zia e delle sue tre sorelle Gabriella, Annamaria, Patrizia.

Antonella cerca giustizia per questi nomi, per queste persone, che una dopo l’altra sono decedute per un tumore terribile che ne ha devastato i corpi fino a distruggerli , dopo immani sofferenze.I ricordi di Antonella , la portano lontano. A quando da piccola la mamma l’accudiva per prepararla ad andare a scuola. La famiglia era felice della propria vita. Il padre, Vincenzo, lavorava come custode nella vicina “Azienda di stato per i servizi telefonici” ( poi diventata Iritel e poi ancora Telecom ed ore delle Poste Italiane) , la stessa che aveva loro dato una casa in questo enorme caseggiato insieme ad altri dipendenti. Vincenzo non poteva sapere cosa la vita gli stava preparando. L’aria attorno la casa era puzzolente, ma allora sembrava del tutto normale. “Sapeva di uova marce- ricorda Antonella. E quando la madre apriva la finestra della sua camera da letto, proprio da quella palazzina degli orrori, lontana solo 5 metri dalla loro casa, le puzze ne invadevano le stanze, fino a costringerla a chiudere immediatamente tutto. I genitori di Antonella pensavano che fossero puzze “normali”, prodotte dal lavoro delle turbine. Non pensavano minimamente che tutte quelle puzze avrebbero prodotto morte e distruzione , nella loro casa, nel loro caseggiato e poi piano piano in tutto il quartiere che da su viale dei Giardini. “Ne ho contati oltre 150 – mi dice Antonella- di queste morti . Ho le firme dei familiari, i nomi dei deceduti, le loro sofferenze. Tutto scritto in questo quadernetto “ ,- che custodisce come fosse l’ultimo libro sacro.

Nessuno poteva sapere cosa uscisse da quella centralina telefonica, ma i dirigenti dell’azienda, loro, avrebbero dovuto saperlo. La centrale telefonica produceva veleni, che venivano tenuti quasi nascosti in tutto il perimetro della centralina. Nella sala batterie al centro della centralina, in alcuni magazzini, ancora esistenti, dietro il caseggiato , persino in una botola proprio dentro quel cortile dove adesso la piccola Chicca , tutta felice per i suoi sedici anni prepara il ricevimento.

Una botola malefica, nella quale venivano immagazzinati lunghi cavi elettrici, batterie piene di veleni ,dalle quali, insieme a quelle nella sala batterie, si sprigionavano i gas metifici che avrebbero ucciso tutta la famiglia e prodotto tumori in tutta l’area circostante la stessa palazzina.

Antonella ricorda particolari inquietanti della loro esistenza vicino a quei veleni. Particolari che poi come un enorme puzzle, dopo la sequenza di morti, ha potuto rimettere insieme e far produrre le tante denunce alla Procura di Paola. Un giorno del 1997 tutta la famiglia doveva allontanarsi da Paola per seguire il padre in una faccenda . All’ultimo momento una delle sorelle ha l’influenza e Antonella decide di restare a casa per assisterla. Niente di particolare, sono cose che accadono nella vita di una famiglia. Qualcuno però sapeva che quella notte la casa dei Politano sarebbe rimasta vuota. E la notte, quella notte, qualcosa si mosse attorno a quella centralina. Antonella venne svegliata dal rumore di camion e di persone che si affaccendavano a fare qualcosa all’interno della vicina palazzina dei telefoni. Rumori di cose spostate su grandi camion, rumori di ferri, rumori di motori. Antonella guarda fuori dalla sua camera da letto e vede degli uomini con tute bianche, maschere sul volto, mani coperte da enormi guanti. Antonella senza saperlo assistette allo smantellamento della centralina. Era il 1992. Una centralina che evidentemente, i suoi dirigenti, sapevano che inquinava e che produceva veleni e tumori. La Procura di Paola dopo le denunce e le morti finalmente aprirà un inchiesta e il 30 novembre del 2007 arrivò il rinvio a giudizio per due dirigenti della centralina . Le imputazioni provenienti dall’inchiesta aperta dal procuratore dott. D’Emmanuele sono gravissime. Nel processo i due dirigenti verranno dichiarati non colpevoli e per loro ci sarà il non luogo a procedere, ma il danno ambientale prodotto da quanto vi era dentro la centralina è stato riconosciuto, e questo permetterà una causa civile in corso contro l’ente telefonico ora di proprietà delle Poste italiane.


Dall’inchiesta venne fuori che all’interno della centralina esistevano ben 226 accumulatori di piombo sottoposti giornalmente a manutenzione ordinaria. Da questi accumulatori si sprigionavano sostanze tossico nocive quali il solfato di piombo che diventavano ancora più nocive sotto l’azione dell’acido solforico-sostanze classificate dallo IARC- cancerogeno umano,gruppo 1, nonché vapori tossici provenienti dai raddrizzatori al selenio. In particolare , è scritto nel rinvio a giudizio, essendo la sala batteria sprovvista di cappe di aspirazione delle suddette sostanze sia in prossimità delle sorgenti e sia in un altro punto dello stesso locale permettevano ai gas che si diffondessero sia all’interno che all’esterno tramite una finestra , griglia di aerazione posizionata orizzontalmente e in corrispondenza e di fronte alla finestra della camera da letto della famiglia Politano Vincenzo. Quella griglia, ricorda Antonella prima che la centralina venisse dimessa era molto più lunga di quella che si vede ora , ed i vapori che ne uscivano erano ben visibili. Dall’inchiesta della Procura vengono fuori anche altri gravi inadempienze. Una gravissima è quella che non è stata costruita all’interno della sala batterie una gabbia di Faraday che avrebbe protetto l’esterno dalle onde elettromagnetiche costruendo una forte schermatura, l’altra che non si è intervenuti per bonificare gli edifici dal materiale contenente amianto del tipo crisotilo.
La prima a morire per questi veleni è mamma Natalina. E’ il 1984. Antonella è la figlia primogenita. Dovrà essere lei, adesso ad occuparsi del resto della famiglia. Del padre e delle tre piccole sorelle. Una zia l’aiuterà, facendo da mamma per tutte. La vita di Antonella, la sua adolescenza , comincia tutta in salita ed in una piena solitudine. Ma piano piano la vita riesce anche a dare delle sorprese, a riequilibrare le cose, a far anche dimenticare le cose brutte , anche se dentro il cuore le ferite non vengono mai rimarginate. Antonella lotta sempre e rimette le cose a posto. Ma il 1998 Gabriella si ammala di carcinoma alle ovaie. Un carcinoma terribile , devastante che il 6 agosto dello stesso anno la uccide. Gabriella ha solo 39 anni. Non ha avuto neanche il tempo di rendersi conto di quanto stava avvenendo attorno a lei. Antonella è di nuovo al centro della vita di tutti. E’ lei che deve di nuovo tenere le fila della famiglia, quando l’8 dicembre dello stesso anno anche la seconda sorella Annamaria , si ammala e muore. Anche lei dello stesso tumore maligno alle ovaie. Non è finita. Antonella con le lacrime agli occhi e le foto della sua famiglia racconta queste terribili date e sequenze. A gennaio del 1999 anche il padre Vincenzo si ammala. Viene ricoverato a Roma. Comincia la trafila terribile di cure e di chemioterapie, quando nel 2000 anche Patrizia, la terza sorella di Antonella si ammala e muore . Negli anni a seguire moriranno il padre Vincenzo e la zia Bernardina. Una sequela di funerali, partiti tutti da viale dei Giardini 2, che hanno visto sempre di più assottigliarsi la partecipazione di familiari. Ora resta la promessa da mantenere. La promessa che Antonella ha fatto al padre Vincenzo e che grazie al grande aiuto dell’avvocatessa Sabrina Mannarino del foro di Paola è certa di riuscire a mantenere. Una battaglia che è diventata parte della sua vita e che l’ha portata ad una notorietà non certa voluta, ma costretta per far sapere la verità e quanto ancora ci sia di pericoloso nelle nostre città e nei nostri paesi. Una verità che molti vorrebbero tenere nascosta. Antonella in questa battaglia è stata sempre tenuta in disparte. “Nessun partito mi ha aiutata”- dice con sconforto. “Ogni tanto qualche politico fa uscire degli articoli sul mio caso, ma sembrano più legati alla ricerca di voti che alla ricerca di verità”.

Una verità che pochi vogliono conoscere. Non certo il Comune che non si è costituito parte civile, e che non ha mai mosso un dito per spingere affinché si scoprisse cosa effettivamente è successo attorno a quella maledetta centralina. L’unica associazione a costituirsi parte civile è stata la Legambiente tramite l’avv. Rodolfo Ambrosio. Neanche l’ASL ha fatto qualcosa. Antonella chiede da anni un indagine epidemiologica su tutto il quartiere. Un indagine come l’ha fatta lei, casa per casa, pianerottolo per pianerottolo. Per esempio , di fronte la casa di Antonella, in via dei Giardini, vi sono le Suore Domenicane. E’ un bel palazzo ottocentesco, con un bel giardino attorno. Anche le suore sono state colpite dai vapori e dalle onde della centralina. Una suora è deceduta qualche anno fa, un’altra è ammalata ed in chemioterapia a Paola stessa. Ironie delle sorti delle persone. A Paola esiste l’unico centro chemioterapico della costa tirrenica ed il secondo della provincia di Cosenza. I medici di Paola quindi ben conoscono quanto sta avvenendo non solo a Paola ma in tutto il circondario. Molti di loro urlano nel silenzio. Come il Dott. De Matteis, ma paradossalmente sono i cittadini ad aver paura, a parlare, a dire quanto stanno soffrendo, come se fosse una loro colpa.

“Io accetto la volontà di Dio” dice Antonella “ ma non quella degli uomini e fino a che avrò forza combatterò per assicurare un futuro ai miei figli ed anche e tutti coloro che vivono in questa città”.
E’ sulla stessa linea di battaglia il dott. De Matteis. E’ bene leggere cosa scrive.

“Sapere dopo anni di avere ragione su ciò che il sottoscritto ed altri affermavano, ossia della presenza nell’ambiente marino e terreno di fonti nocive e di inquinamento e con una incidenza di malattie neoplastiche notevole nelle nostre zone, è una magra consolazione. Come medico di famiglia in questi anni ho notato una crescita di neoplasie di vario genere tra i miei assistiti, che era ed è un segnale d’allarme che qualcosa era cambiato. L’aver sollevato queste tematiche in occasioni di pubblici dibattiti, sulla locale emittente televisiva, o nella stampa locale è servito a ben poco. In questi anni ho visto morire pazienti giovani e anziani con diagnosi di neoplasia, oggi finalmente sembra che qualcosa si muova per quanto riguarda l’inquinamento marino, quanto rimane da fare per il resto del nostro territorio? Vista la molteplicità di neoplasie presenti, è scientificamente difficile attribuire la causa ad una sola fonte d’inquinamento, certo le eventuali scorie radioattive potrebbero giustificare le varietà di patologie. Da un sommario esame dei dati, che precedentemente alle notizie di stampa, avevamo avviato con i colleghi sulla incidenza di neoplasie tra i nostri assistiti, si evincono una notevole presenza di tumori della mammella nelle donne e della prostata negli uomini, ma stranamente queste patologie sono presenti in persone relativamente giovani accanto a questi una presenza di tumori al colon, ma anche qualche tumore cerebrale. Oggi come medici non siamo in grado di dare dati scientificamente comprovanti l’aumento di tali patologie, come medici di famiglia osserviamo e partecipiamo ai drammi delle tante famiglie che vivono queste realtà con le enormi difficoltà di una sanità che non riesce a dare supporti adeguati e sufficienti in tali situazioni. Se venisse provata la correlazione tra i tanti decessi per neoplasie e l’inquinamento ambientale, chi risarcirà mai la perdita di tante vite umane. Sarebbe auspicabile che la regione investisse, facendo fare un indagine conoscitiva da parte di tutti i medici e pediatri di base del Tirreno verificando ogni possibile connessione tra neoplasia, ambito territoriale, stile di vita e ogni altro parametro necessario ad una corretta mappatura del Territorio”.

Parole pesanti queste del dott. De Matteis, scritte nel 2009, durante l’esplosione delle navi dei veleni, poi nascoste dal Governo, dalla ministro Prestigiacomo e dai sindaci ed imprenditori turistici rassicuratori, e che messe insieme al caso della famiglia Politano danno il senso della gravità delle cose. Resta il solito amaro in bocca e le solite domande che come giornalisti e ricercatori della verità poniamo sempre all’opinione pubblica : perché la politica non si occupa di queste cose, perché l’ASL non fa una indagine seria su tutto il territorio, perché non si rende operativo il registro dei tumori, perché non si fanno seri monitoraggi su tutti i territori alla ricerca ed individuazione di tutte le fonti inquinanti quali discariche abusive e non, campi elettromagnetici, scarichi fognari , uso di prodotti chimici nelle coltivazioni, bonifiche dei luoghi inquinati quali il cassanese dalla ferrite di zinco, praia a mare dai veleni prodotti dalla marlane, e naturalmente una ricerca seria e approfondita delle navi dei veleni affondate nei nostri mari.

Embolia polmonare. Così si riduce il rischio

Oggi l'embolia polmonare massiva può essere curata e superata. La gravissima ostruzione alle arterie, che sino a poco tempo fa, portava un'elevata mortalità, di recente ha trovato soluzioni positive e inaspettate. Una speranza concreta dal difficile e delicato ambito della cardiochirurgia, grazie alla messa a punto di una nuova tecnica operatoria a basso rischio. Una nuova frontiera aperta dal medico di origine calabrese Salvatore Spagnolo, direttore di cardiochirurgia del Policlinico di Monza.

Il medico ha spiegato che:
"L'embolia polmonare massiva ha un'alta mortalità sia con la terapia medica che con l'intervento chirurgico- periodicamente presente in Calabria, dove segue numerosi pazienti - dove abbiamo messo a punto una nuova tecnica che fa dell'embolectomia un intervento a basso rischio".
Si tratta di una patologia, oltre che grave, diffusa, con un'incidenza, in Itali, di circa 65 mila nuovi casi all'anno. Può manifestarsi dopo interventi di chirurgia addominale, interventi di protesi d'anca o del ginocchio, nei politraumatizzati, nelle donne in gravidanza e in tutti i pazienti costretti a letto per un lungo periodo di tempo.

Ventotto finora i casi (con embolia massiva e in stato di shock) su cui si è intervenuti con il nuovo metodo e non si è avuto, per fortuna, alcun decesso.

Il dottore spiega che: "Il trattamento di tipo farmacologico espone a complicanze emorragiche e, nei pazienti gravi, non ha nemmeno il tempo materiale di agire, mentre l'intervento cardiochirurgico tradizionale, pur essendo tecnicamente semplice, ha un rischio operatorio così elevato da essere giudicato eticamente non proponibile- afferma Spagnolo- Noi abbiamo ipotizzato come causa principale di morte l'entrata nelle arterie polmonari di un'abbondante quantità d'aria durante lo svuotamento delle arterie dai trombi, con trasformazione dell'embolia organica in una embolia gassosa massiva. A nostro modo di vedere vi è una possibilità per rimuovere sia l'aria sia i trombi ed è quella di realizzare un flusso saguigno che abbia una direzione opposta a quella naturale e cioè che fluisca dalle piccole arterie periferiche verso quelle di calibro maggiore, permettendo una facile mobilizzazione e rimozione dellaria e dei trombi all'esterno. A tale scopo abbiamo pensato di invertire-continua il medico- temporaneamente la direzione del flusso sanguigno nella circolazione polmonare, mediante un circuito da noi immaginato e realizzato".

Considerata la mortalità superiore al 30% nei pazienti trattati con la terapia medica, si può affermare che questo intervento dà la possibilità di sopravvivere a pazienti destinati, con alta probabilità a morire. I risultati sono stati pubblicati in una rivista specialistica (Retrograde Pulmonary Perfusion Improves Results in Pulmonary Embolectomy for Massive Pulmonary Embolism) e la tecnica è stata così apprezzata da costituire un capitolo di un libro dal titolo: Principles of pulmonary protection during heart surgery with Cpb di Edmo Atique Gabriel e Tomas Salerno, in fase di stampa per i tipi della Springer.

mercoledì 14 aprile 2010

La misteriosa chiesa del Purgatorio in Calabria


Ho trovato questa storia per caso ed entusiasta del suo contenuto ho deciso di pubblicarla, spero vi piacerà.

Un grazie all'autore.



Tortora è un comune calabrese che si affaccia sul Tirreno, al confine con la Basilicata. Il suo territorio è in gran parte inserito nel Parco Nazionale del Pollino.


Il territorio di Tortora è stato abitato dall'uomo fin dai primordi. In località Rosaneto è stato trovato un giacimento preistorico all'aperto risalente al Paleolitico Inferiore (250.000 anni fa), uno dei più antichi siti preistorici italiani. Qui sono venuti alla luce un migliaio di strumenti litici, tra i quali 140 choppers e 67 amigdale. I primi segni di civiltà risalgono agli Enotri, che dimorarono sul territorio dal VI secolo al IV secolo a.C., provenienti, con tutta probabilità, dal Vallo di Diano. Di essi sono state rinvenute 38 tombe con corredi funerari, una stele litica ed un piccolo centro abitato. Agli Enotri si sovrapposero i Lucani, signori incontrastati del territorio già intorno al IV secolo a.C. Il loro villaggio fortificato, chiamato Blanda, fu espugnato nel 214 a.C. dal console romano Quinto Fabio Massimo, poichè si era schierato con Annibale durante la seconda guerra punica.


Durante il cristianesimo primitivo, Blanda divenne sede vescovile e vide l'edificazione della chiesa paleocristiana di Pianogrande. Una grande chiesa a pianta centrale con ingresso ad ovest e tre absidi circondate da sepolture, databile tra il VI ed il VII secolo. Nel 592 Blanda subì un'incursione longobarda e la sede episcopale fu ripristinata da Felice, vescovo di Agropoli, su preciso mandato di papa Gregorio Magno. Nell'VIII secolo Blanda passò in mano ai Longobardi, nel IX secolo fu abbandonata, in seguito alle devastanti incursioni saracene. Alcuni degli abitanti di Blanda si rifugiarono nell'entroterra, dove fondarono il primo nucleo di Tortora. Tra l'VIII ed il X secolo a Tortora, in seguito all'editto di Leone III L'Isaurico, che propugnava l'iconoclastia ed in seguito alla conquista araba della Siria e dell'Egitto, arrivarono decine di monaci basiliani provenienti dalla Cappadocia, dal Peleponneso, dalla Palestina e dalla Siria. Nelle terre di Tortora, i monaci basiliani edificarono decine di piccole cappelle e laure eremitiche basiliane che ancora oggi danno il nome alle località in cui furono edificate.


Tra i primi signori di Tortora ci furono i Cifone, che la tennero fino al 1284.


Uno dei tesori custoditi nel centro di Tortora è, senza dubbio, la Cappella delle Anime del Purgatorio. L'area in cui questa cappella sorge è denominata mballatùrru, ossia "ai piedi della torre, in riferimento al torrione del vicino palazzo feudale che originariamente proteggeva l'accesso al nucleo antico del paese. La Cappella fu, dunque, costruita fuori dalla cinta muraria cittadina e fu inglobata solamente in epoca successiva alla sua edificazione.
La più antica menzione della piccola chiesa è contenuta in un rogito del 1554, quando conservava ancora la sua intitolazione originaria a Santa Caterina d'Alessandria.


L'edificio è composto da un'unica navata, a pianta quadrata quasi perfetta, prolungata da una piccola abside rettangolare. Tra la navata e l'abside è collocato l'altare, alla cui base c'è un fregio che sembra riprodurre la croce cosmica degli equinozi e dei solstizi. Le pareti interne sono prive di immagini, tranne un segno a forma di farfalla tratteggiato sopra l'acquasantiera a destra dell'ingresso. Al centro del pavimento vi è la botola di una delle tre fosse comuni che, in passato, furono deputate a luogo di sepoltura.


La facciata si apre sul lato meridionale dell'edificio e mostra una tipologia a capanna, culminante con un piccolo campanile a vela. Questo campanile è caratterizzato dalla croce infissa in una sfera piantata sulla sommità e dalla girandola solare disegnata sul lato destro. Nel lato occidentale è visibile un'iscrizione: forse la data (1701) in cui l'edificio fu restaurato.

L'elemento più interessante è sicuramente la facciata. La parte superiore è ornata da un cornicione grigio e da numerosi fregi che si richiamano ai disegni della geometria sacra (il fiore della vita e le girandole solari). La facciata è dominata da un'edicola centrale, stretta tra due finestre, che lascia intravedere lacerti di un dipinto murale raffigurante la Vergine del Carmelo con il Bambino. Al di sotto si apre il portale di ingresso recante la data del 1688, al quale si accede attraverso cinque alti gradini ed il cui arco è racchiuso in una riquadratura recante due fregi. Il manufatto è considerato l'unico esemplare di arte basiliano-calabrese esistente sul versante tirrenico dell'Italia meridionale.


Dietro le immagini inscritte sulla facciata e nel portale della piccola Cappella, vi è un mondo di simboli che trasmettono significati arcani di un antico insegnamento spirituale non specificatamente cristiano, forse gnostico. Sul portale, in particolare, sono rappresentati i diversi segni zodiacali.


Alla base dei piedritti del portale, compaiono, poi, due leoni accovacciati, con la coda rivolta sul dorso che, fronteggiandosi, sembrano posti a guardia del portale che essi sorreggono. Quello di destra, il meno consumato dall'usura del tempo, ha le fauci aperte e rivolte verso l'alto e conserva ancora un occhio sovrastato da un fiore elicoidale scolpito sul pilastro: i sei petali del fiore hanno una rotazione antioraria. Il leone di sinistra è contemporaneo ed il simbolo del fiore è visibile nascosto in forma diversa nella parte basamentale interna del piedritto dove, lateralmente, s'intravede una sorta di ruota contenente un cerchio radiante simile alla stilizzazione di un fiore. la ruota si trova in corrispondenza di quella che era la testa del leone, quasi che l'animale la stesse divorando.


Il leone, in particolare nel medioevo, si pensava dormisse con tutti gli occhi aperti, vigilando sugli ingressi anche nelle ore notturne. Il leone era anche un simbolo solare, così come lo era nell'antico Egitto. Antichi e misteriosi legami...

Biagio Moliterni