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martedì 30 marzo 2010

Lo smaltimento delle scorie tra Europa ed Usa


Si parla del pericolo (reale) del nucleare e delle centrali sparse per il globo.
Ecco un elenco dei Paesi dell'Unione Europea maggiormente impegnati in attività nucleari:

Francia

Gran Bretagna

Germania

Spagna

Belgio

Paesi Bassi

Svizzera

Svezia

Finlandia



Francia

Situazione nucleare
La Francia è il maggiore produttore di energia nucleare dell'Unione Europea; EdF gestisce 58 reattori PWR con una capacità di 63 GWe.
Due reattori veloci sono adibiti principalmente a scopi di ricerca e nel luglio 1997 è stata decisa la chiusura definitiva di uno di essi.
La produzione annua nazionale di energia elettrica nucleare è di circa 370 TWh, ossia circa il 76% dell'intera produzione di elettricità francese. Circa il 20% dell'elettricità prodotta nel 1995 è stato esportato.

Leggi e Organismi

Con Decreto congiunto dei Ministri dell'Industria, dell'Economia e del Bilancio del 7 novembre 1979 é stata creata, in seno al CEA (Commissariat à l'Energie atomique) l'ANDRA (Agenzia Nazionale per la Gestione dei Rifiuti Radioattivi).

La Legge N° 91-1381 del 30 dicembre 1991, relativa alla gestione dei rifiuti radioattivi, ha sganciato l'ANDRA dal CEA, trasformandola in un organismo pubblico industriale e commerciale, sotto la tutela dei Ministri dell'Industria, della Ricerca e dell'Ambiente.

Oltre ai compiti specifici di gestione (raccolta rei rifiuti, predisposizione e gestione dei siti nazionali di deposito sia per la bassa attività che per l'alta attività) l'ANDRA ha anche la responsabilità di definire le specifiche nazionali per il condizionamento dei rifiuti, di promuovere e contribuire ai programmi di ricerca nazionali in materia di gestione dei rifiuti, di aggiornare lo stato e la localizzazione di tutti i rifiuti radioattivi che si trovano sul territorio nazionale.

Gestione dei rifiuti a bassa e media attività
I rifiuti radioattivi provengono principalmente dall'operazione delle centrali, dagli impianti di riprocessamento a La Hague (COGEMA), dagli impianti di fabbricazione del combustibile (Framatome), dal funzionamento dei Centri di Ricerca Nucleare del CEA, dallo smantellamento delle installazioni nucleari e dalla utilizzazione medico industriale.
Per lo smaltimento dei rifiuti a bassa e media attività, ANDRA ha progettato e costruito due impianti di smaltimento in superficie. Il primo, il Centre de la Manche, accanto all'impianto di ritrattamento di La Hague, nel giugno 1994 ha esaurito la capacità di progetto di 526,000 m3. Ora è interamente coperto da una calotta di protezione a più strati ed è oggetto di controlli istituzionali per una durata di 300 anni. Il secondo impianto, il Centre de l'Aube (250 km a est di Parigi), progettato nella metà degli anni '80 e diventato operativo nel gennaio 1992, è destinato a ricevere 1,000,000 m3 di rifiuti radioattivi.
Nel 2004, nei pressi del sito di Aube, dovrebbe entrare in operazione un sito di smaltimento in superficie per i rifiuti radioattivi a bassissima attività (VLLW) che originano principalmente dalle attività di smantellamento delle centrali nucleari. L'attività media di tali rifiuti è di 10 Bq/g e si prevede uno smaltimento di ca. 25.000 m3 l'anno.

Gestione dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato
Il combustibile irraggiato è ritrattato nell'impianto di La Hague. In questo impianto viene anche trattato il combustibile proveniente da altri paesi dell'UE, dalla Svizzera e dal Giappone. Il plutonio recuperato è riciclato in combustibile a ossidi misti (MOX). Venti dei 58 PWR usano attualmente combustibile MOX e nel 2005 dovrebbero diventare 28. Per la gestione dei rifiuti a media ed alta attività, la legge del 30 dicembre 1991 ha istituito un preciso quadro legislativo e specificato le ricerche da svolgere. La legge stabilisce lo svolgimento di studi in tre settori di ricerca entro un periodo di 15 anni. I tre settori di ricerca sono:

Separazione e trasmutazione degli isotopi radioattivi a lunga vita nei rifiuti. Attraverso l'esposizione dei radionuclidi dei rifiuti ad un flusso di neutroni, è possibile provocare reazioni di fissione e cattura che portano a prodotti con un periodo di dimezzamento più breve e/o una radiotossicità inferiore. La ricerca è affidata al CEA.

Valutazione delle opzioni di smaltimento in formazioni geologiche profonde, in particolare attraverso la realizzazione di laboratori sotterranei per studiare le caratteristiche del sito e acquisire dati geologici e idrogeologici su vasta scala. ANDRA è responsabile di questo secondo settore di ricerca.

Studio sui processi di condizionamento e sulle tecniche di stoccaggio in superficie a lungo termine dei rifiuti. Studio a cura della CEA.

Nel 2006, una valutazione dei risultati conseguiti dovrebbe consentire di prendere una decisione sulla gestione a lungo termine dei rifiuti radioattivi ad alta attività.
Il 7 Agosto 2000, dopo 8 anni di negoziazioni e mediazioni con le autorità locali, il Governo ha autorizzato l'ANDRA a realizzare un laboratorio sotterraneo presso il sito di Bure, nella Francia dell'est, per studi in formazioni di argilla. I lavori sono iniziati nel Settembre 2000.




Gran Bretagna

Situazione nucleare
Nel Regno Unito sono in funzione 35 centrali nucleari (20 reattori Magnox, 14 AGR ed un PWR). La capacità totale è di 12.9 GWe, con una quota di ca. il 28% (1998) sulla produzione nazionale di elettricità.

Leggi e Organismi
Le principali leggi che regolano la gestione dei rifiuti radioattivi sono:

Nuclear Installation Act (1965, emendato da "Regulations" del 18 settembre 1990)

Radioactive Substances Act Sections (RSA 1993).

Il controllo sulla sicurezza degli impianti ed installazioni nucleari è affidato al Nuclear Installations Inspectorate (NII). Nello smaltimento dei rifiuti radioattivi il controllo viene esercitato anche dalla Environment Agency in Inghilterrra e Galles (EA) e dalla Scottish Environment Agency in Scozia (SEPA).

I compiti operativi sono affidati a tre organismi:

La British Nuclear Fuel Ltd. (BNFL) che fornisce, su basi commerciali (anche a clienti esteri), servizi di ritrattamento e di trattamento, condizionamento e "interim storage" di rifiuti radioattivi ad alta e media attività, e che gestisce il sito di Drigg per lo smaltimento dei rifiuti a bassa attività.

La UKAEA, l'organismo nazionale di ricerca per l'energia nucleare, con il compito anche di ritrattare il combustibile dei reattori di ricerca a Dounreay.

La NIREX, fondata nel 1982 per attuare la strategia governativa di smaltimento definitivo dei rifiuti di media attività.

Gestione dei rifiuti radioattivi
Nel Libro bianco del governo "Review of Radioactive Waste Management Policy: Final Conclusions" (1995) vengono tracciate le linee guida riguardo la politica di gestione dei rifiuti radioattivi. L'obiettivo principale è di garantire una gestione dei rifiuti radioattivi, basata su una consultazione nazionale dei cittadini, all'insegna della sicurezza e conformemente alle norme e agli orientamenti internazionali.
I rifiuti radioattivi a bassa attività (LLW) sono smaltiti dalla BNFL, l'industria nucleare inglese che opera in tutti i settori del ciclo del combustibile, nei depositi di tipo superficiale a Drigg.
La NIREX ha proposto nel 1995 la costruzione di un laboratorio sotterraneo a 650 m di profondità presso Sellafield. Gli studi servivano a caratterizzare il sito per un potenziale impianto di smaltimento in profondità per ILW e LLW ad elevato contenuto di alfa emettitori. Tuttavia, nel 1997, il Segretario di Stato per l'Ambiente, anche in seguito a parere negativo delle Autorità locali della Contea della Cumbria, non ha concesso l'autorizzazione alla costruzione del laboratorio.
In seguito a questa decisione, nel 1998 è iniziato un processo di riesame di tutta la strategia di gestione dei rifiuti radioattivi.
Sulla base dei risultati di una Commissione d'inchiesta del Parlamento sulla gestione dei rifiuti radioattivi, il Governo sta preparando un documento sulla strategia di gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile irraggiato.

Gestione del combustibile irraggiato
Il combustibile irraggiato viene ritrattato presso gli impianti della BNFL a Sellafield. Gli HLW provenienti dal ritrattamento sono vetrificati dalla BNFL e poi tenuti in stoccaggio per almeno cinquanta anni per consentire il decadimento della generazione di calore.




Germania

Situazione nucleare
L'attuale parco di reattori nucleari, comprendente 19 reattori ad acqua leggera con una capacità installata di 21.1 GWe, copre il 31% circa del consumo di elettricità.
Nel Giugno 2000, il Governo Federale ha concluso un accordo con le industrie nucleari per la graduale uscita della Germania dall'energia nucleare. L'accordo prevede la chiusura delle centrali ad una prefissata produzione globale di elettricità e, comunque, un tempo di vita non superiore ai 32 anni.

Leggi e Organismi
Le Leggi di riferimento sono:

Atomic Energy Act (15 luglio 1985, emendato il 19 luglio 1994)

Radiation Protection Ordinance (13 ottobre 1976, emendato il 2 agosto 1994)

Directive on the Control of Radioactive Waste (16 gennaio 1989, emendato il 14 gennaio 1994).

La responsabilità per la gestione dei rifiuti radioattivi è del Bfs (Ufficio Federale per la Protezione dalle Radiazioni), creato nel 1976 e posto sotto la giurisdizione del BMU (Ministero Federale per l'Ambiente, la Protezione della Natura e la Sicurezza dei Reattori). Il BfS si avvale, per gli aspetti operativi delle Società DBE (per la costruzione e l'operazione di depositi per Rifiuti Radioattivi) e GNS (per i Servizi Nucleari, come condizionamento, trasporti etc…, di proprietà per l'80 % dell'industria nucleare).

Gestione dei rifiuti radioattivi
Fin dagli anni '60, la politica di gestione dei rifiuti radioattivi prevede in Germania lo smaltimento in profondità di tutti i rifiuti radioattivi, bassa, media ed alta attività. Dal 1994, anche il combustibile irraggiato può essere smaltito in formazione geologica. Fino ad oggi, questa è la situazione dei rifiuti radioattivi smaltiti in Germania:

Nella miniera di sale di Asse, chiusa nel 1978, sono stati smaltiti ca. 30.000 m3 di LLW e ILW (no HLW, cioè le scorie ad alta attività radioattiva)

Nella miniera di sale di Morsleben, già usata per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi dalla Germania Est, fino al 1998 sono stati smaltiti ca. 37.000 m3 di rifiuti LLW e ILW e 6.600 sorgenti dismesse.(no HLW, cioè le scorie ad alta attività radioattiva) Ora, a seguito di un'indagine di sicurezza, sono in corso le procedure per la chiusura del sito.

Non esistendo più al momento attuale un sito per lo smaltimento, i rifiuti radioattivi (ca. 80.000 m3 di L-ILW e ca. 2.000 m3 di HLW) sono oggi stoccati in depositi temporanei presso i principali siti di produzione.
Recentemente il Governo Federale ha tracciato i nuovi indirizzi riguardo lo smaltimento dei rifiuti radioattivi:

Gorleben
Le esplorazioni presso il sito di Gorleben, dove da ca. 10 anni sono in corso studi per lo smaltimento in miniera di sale alla profondità di 840 m, sono state fermate per almeno 3 anni. Il motivo principale è la non idoneità del sale a rispondere ad alcuni requisiti ritenuti oggi necessari per lo smaltimento dei rifiuti ad alta attività, come ad esempio la recuperabilità. La decisione verrà presa dopo aver confrontato i risultati di esplorazioni su altri tipi di formazione geologica (argilla, granito, etc.).

Konrad
La miniera di ferro di Konrad è stata considerata fino al 2000 per lo smaltimento di 650.000 m3 di rifiuti a bassa e media attività. Nel 2000, pur essendo completate le procedure autorizzative, i nuovi indirizzi strategici del Governo tedesco, che ha deciso di centralizzare lo smaltimento di tutti i tipi di rifiuti in un singolo sito, rendono di fatto non utilizzabile il sito di Konrad come deposito di smaltimento.

Gestione del combustibile irraggiato
Fino al 1994 la politica di gestione del combustibile esaurito era quella del riprocessamento presso gli impianti di La Hague (F) e Sellafield (UK).
Dal 1994, la saturazione del mercato riguardo la riutilizzazione del plutonio nel combustibile MOX ha provocato il declino dell'opzione riprocessamento, con la conseguenza che verranno rispettati solo i contratti esistenti fino 2005.
Si è quindi sviluppata in Germania una avanzata tecnologia per lo stoccaggio a lungo termine del combustibile irraggiato. In particolare, la GNS, sulla base della notevole esperienza acquisita nella tecnologia dei contenitori di trasporto, ha sviluppato diversi contenitori metallici per il trasporto e lo stoccaggio a secco (Castor).
Esistono oggi 3 impianti di stoccaggio a lungo termine in Germania per questo tipo di contenitori (Ahaus, Gorleben e Greifswald) con una capacità totale di 8600 t di combustibile. In particolare il deposito di Gorleben è destinato allo stoccaggio dei vetri di ritorno dal riprocessamento all'estero del combustibile.




Spagna

Situazione nucleare
Nel paese esistono 9 centrali nucleari (7 PWR e 2 BWR) con una capacità di 7.5 GWe, che fornisce il 30% circa della produzione nazionale di elettricità.

Leggi e Organismi

Legge sull'Energia Nucleare (L 25/1964)

Decreto Reale sulla Protezione della Popolazione e dei Lavoratori dal Rischio di Radiazioni Ionizzanti (RD 53/1992)

Decreto Reale sul Rilascio delle Licenze per Installazioni Nucleari (RD 1836/1999)

Legge di Creazione dell'Autorità di Sicurezza Nucleare CSN (L 15/1980)

Decreto Reale 1522 del 1984 che ha istituito l'Agenzia Nazionale per i Rifiuti Radioattivi (ENRESA); lo stesso decreto ne definisce i compiti e le responsabilità. L'ENRESA, compagnia pubblica con la partecipazione del CIEMAT (Ente di Ricerca) e dei produttori di energia elettrica (SEPI), è anche responsabile di tutte le attività di smantellamento delle centrali nucleari.

Gestione dei rifiuti radioattivi
La politica generale per la gestione dei rifiuti radioattivi é definita periodicamente tramite il Piano Nazionale per i Residui Radioattivi, elaborato dall'ENRESA e sottoposto all'approvazione del Ministero dell'Industria e dell'Energia.E' attualmente in vigore il V° Piano approvato nel Luglio 1999.
I rifiuti radioattivi provengono principalmente: dalle centrali nucleari, dallo smantellamento della centrale a gas-grafite di Vandellos, dalle miniere di uranio e dall'impianto di fabbricazione del combustibile dell' ENUSA.
L'agenzia di gestione dei residui radioattivi ENRESA raccoglie, immagazzina e smaltisce tutti i tipi di residui radioattivi.
Dal 1992 è in funzione El Cabril, un impianto di smaltimento in superficie per i rifiuti radioattivi a bassa e media attività e alla fine del 1998 i rifiuti smaltiti erano 12000 m3.La capacità dell'impianto (100.000 m3) dovrebbe garantire la gestione dei rifiuti LILW fino al 2010. La licenza di esercizio, valida per 5 anni, deve essere rinnovata nel 2001 ed è stata presentata al CSN una nuova valutazione di sicurezza a lungo termine dell'impianto.

Gestione del combustibile irraggiato
A parte il combustibile del reattore a gas-grafite Vandellos-1, riprocessato in Francia, tutto il combustibile LWR sarà immagazzinato nelle centrali nucleari, in attesa che nel 2010 entri in operazione un impianto centralizzato di stoccaggio a lungo termine in contenitori metallici.
Solo nel 2010 il Parlamento deciderà la strategia per lo smaltimento finale dei rifiuti HLW e del combustibile irraggiato.




Belgio

Situazione nucleare
Le centrali elettronucleari in funzione sono 7 (su due siti).La capacità di produzione da energia nucleare è di 5.7 Gwe. (percentuale rispetto al totale di elettricità prodotta: ca. 58%)

Leggi e Organismi
La gestione dei rifiuti radioattivi é affidata alla responsabilità dell'ONDRAF/NIRAS, l'Agenzia Nazionale per la Gestione dei Rifiuti Radioattivi e del Materiale Fissile, un ente pubblico creato da una Legge del 1980.
L'ONDRAF/NIRAS opera sotto la supervisione del Ministero per gli Affari Economici.
Una Legge del gennaio 1991 integra tra le competenze dell'Agenzia anche la gestione del materiale fissile e del combustibile irraggiato, nonché lo smantellamento degli impianti nucleari dimessi.

Gestione dei rifiuti radioattivi
I residui radioattivi provengono principalmente da:

Le centrali nucleari;

Il ritrattamento dei combustibile esaurito in Francia;

La decontaminazione e lo smantellamento del dismesso impianto di ritrattamento EUROCHEMIC;

La decontaminazione e lo smantellamento del dismesso reattore di ricerca BR3 a Mol;

I due impianti di fabbricazione dei combustibile (FBFC e Belgonucleaire);

Il funzionamento dei centri di ricerca nucleare (SCK/CEN e IRMM);

Piccoli produttori (sorgenti sigillate esaurite utilizzate in medicina, nella ricerca e nell'industria).

Secondo lo statuto di ONDRAF/NIRAS, su richiesta dei produttori, i residui radioattivi in Belgio sono prelevati dall'agenzia e trasportati presso il sito di Dessel della Belgoprocess; soltanto le centrali nucleari di Tihange e Doel effettuano un trattamento parziale dei residui radioattivi derivanti dal funzionamento del reattore, in linea con le specifiche dell'agenzia.
Negli impianti della Belgoprocess, i residui radioattivi sono trattati e condizionati e successivamente immagazzinati in attesa dello smaltimento.
I rifiuti stoccati presso la Belgoprocess sono (1999): 10.845 m3 di LLW, 3.786 m3 di ILW e 215 m3 di HLW.

Gestione dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività
In seguito ad uno studio sulle diverse alternative possibili, si è deciso (Gennaio 1998) per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a vita breve in un impianto superficiale, simile al Centro di l'Aube francese.
Viene stimato un totale di 60.000 m3 di LLW comprensivi di ca. 26.000 m3 provenienti dallo smantellamento delle installazioni nucleari.
L'ONDRAF/NIRAS è stata quindi incaricata dal Governo di selezionare un sito fra i siti nucleari già esistenti ed in collaborazione con le municipalità che dimostrino interesse alle investigazioni. Finora solo i comuni di Dessel e Mol stanno collaborando con l'Agenzia attraverso il lavoro di diverse commissioni.
Si prevede una decisione del Governo, sulla base dei risultati raggiunti da queste commissioni, entro il 2002.

Gestione dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato
Per lo smaltimento dei residui a vita lunga e che generano calore (HLW), sono in corso studi presso la struttura di ricerca in sotterraneo (Underground Research Facility - URF) HADES, situata in uno strato di argilla a più di 200 m di profondità al di sotto del sito nucleare dell'SCK/CEN a Mol.
Nel Marzo 2000 è stato effettuato il primo rientro di rifiuti HLW vetrificati provenienti dal riprocessamento del combustibile irraggiato in Francia. I vetri sono tenuti in stoccaggio presso l'impianto appositamente costruito dalla Belgoprocess a Mol.
Il ritrattamento del combustibile esaurito era l'opzione normale, ma a causa della moratoria su nuovi contratti di ritrattamento, il combustibile scaricato è ora immagazzinato presso i due siti delle centrali in contenitori schermati oppure in piscine.




Paesi Bassi

Situazione nucleare
Dalla metà del 1997 è in funzione soltanto una centrale nucleare. L'impianto a Borssele è un PWR con una capacità di 500 MWe. La centrale produce il 4% ca. della produzione di energia elettrica.

Leggi e Organismi

La Legge di riferimento é il Nuclear Energy Act N°62 (21 febbraio 1963).
Nel 1982 é stata istituita con apposita legge la Società COVRA, organizzazione di tipo privatistico responsabile della gestione di tutti i rifiuti radioattivi prodotti in Olanda.

Gestione dei rifiuti radioattivi
I rifiuti radioattivi provengono principalmente dalla centrale di Borssele, dalla centrale di Dodewaard chiusa nel 1997, dal funzionamento del Centro di Ricerca Nucleare di Petten (ECN/NRG) e dall'impianto di arricchimento dell'uranio ad Almelo (Urenco).
La politica dei Paesi Bassi sui rifiuti radioattivi si basa sul rapporto presentato nel 1984 dal Governo olandese al Parlamento, in cui figuravano due orientamenti di base: lo stoccaggio a lungo termine (100 anni) e la ricerca sulle diverse possibilità di smaltimento finale.
Il primo orientamento ha portato alla creazione del sito centralizzato per la raccolta, il condizionamento e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi operato dalla COVRA a Vlissingen.
Il secondo orientamento ha portato alla definizione di un programma di ricerca sullo smaltimento dei residui radioattivi.
Il programma, denominato CORA prevede:

Valutazioni sull'estensione del periodo di stoccaggio nell'impianto COVRA dagli attuali 100 anni a 200-300 anni; Studi per lo smaltimento in formazioni geologiche (argilla e sale), mantenendo il requisito della recuperabilità;

Attività di R&S sulla riduzione della radiotossicità degli attinidi mediante trasmutazione.

I rifiuti radioattivi vengono raccolti, condizionati e stoccati presso gli impianti della COVRA a Borssele. Nel 1999 erano stoccati un totale di 9000 m3 di LILW. Nello stesso sito di Borssele è in costruzione un impianto (HABOG) per lo stoccaggio a lungo termine dei rifiuti vetrificati di ritorno dal riprocessamento e del combustibile irraggiato dei reattori di ricerca. L'impianto HABOG entrerà in funzione nel 2003.

Gestione del combustibile irraggiato
Il combustibile irraggiato viene riprocessato dalla BNFL (UK) e dalla Cogema (F). I rifiuti radioattivi del riprocessamento saranno rispediti nei Paesi Bassi a partire dal 2002.




Svizzera

Situazione nucleare
In Svizzera sono operative 5 centrali nucleari (3 PWR e 2 BWR) con una capacità installata di 3 Gwe che fornisce il 35% ca. della produzione nazionale di elettricità.

Leggi e Organismi
Le leggi svizzere che regolano la gestione dei rifiuti radioattivi sono le seguenti:

Federal Atomic Energy Act (23 dicembre 1959, ultimi emendamenti febbraio 1995)

Ordinanza per le Misure Preparatorie per la Costruzione di Depositi per Rifiuti Radioattivi (27 novembre 1989)

Ordinanza per la Protezione dalle Radiazioni (22 giugno 1994)

Ordinanza sulla raccolta dei Rifiuti Radioattivi (1 Agosto 1996)

Nel 1972 il Governo Federale ha costituito insieme agli operatori degli impianti nucleari la NAGRA, Società cui è affidata la responsabilità dello smaltimento di tutti i tipi di rifiuti radioattivi. L'autorità di sicurezza nucleare è l'HSK.

Gestione dei rifiuti radioattivi
La strategia di gestione dei rifiuti radioattivi stabilisce che tutti i rifiuti radioattivi dovranno essere smaltiti in depositi in formazione geologica. Si prevede la costruzione di due depositi: uno a bassa profondità per i rifiuti LILW ed uno in profondità per i rifiuti HLW.
Nel 1994 è stato proposto il sito di Wellenberg per ospitare il deposito per i LILW (ca. 100.000 m3). Nel 1995 tale progetto è stato bloccato da un referendum cantonale e, dopo il parere favorevole di un gruppo di esperti (EKRA), è stato riproposto nel gennaio 2001 con alcune modifiche concettuali riguardo la recuperabilità dei rifiuti.
Per quanto riguarda il sito in profondità sono in fase di investigazione due tipi di formazione geologica: granito e argilla. Dal 1984, a 450 m di profondità nelle rocce granitiche, è in funzione il laboratorio sotterraneo di Grimsel, operato dalla NAGRA.
In attesa che vengano realizzati i depositi definitivi, tutti i rifiuti verranno stoccati a Wurelingen dove è stato costruito il deposito di stoccaggio centralizzato ZWILAG. Il deposito comprende impianti di trattamento e condizionamento, un impianto di stoccaggio per rifiuti LILW ed un impianto di stoccaggio a secco (cask) per i rifiuti HLW. Nel 2000 il deposito ha ricevuto una prima licenza di operazione ed è pronto a ricevere i primi cask di rifiuti HLW vetrificati.

Gestione del combustibile irraggiato
Il combustibile irraggiato viene in massima parte trasportato all'estero per essere riprocessato dalla COGEMA e dalla BNFL. I rifiuti radioattivi che torneranno dal riprocessamento e il combustibile che non verrà riprocessato (ca 800 t) saranno stoccati in contenitori metallici (cask) per almeno 50 anni presso l'impianto ZWILAG.




Svezia

Situazione nucleare
La Svezia ha una capacità di energia nucleare installata di 10 GWe con 9 BWR e 3 PWR che forniscono il 50% dell'elettricità del paese.
Dopo un referendum nel 1980, il Parlamento ha deciso di eliminare gradualmente l'energia nucleare, al più tardi entro il 2010.
La maggior parte degli elementi di combustibile per i reattori svedesi è fabbricata dalla ABB Atom a Vásteràs che esporta anche parte della sua produzione.

Leggi e Organismi
Le leggi che di riferimento sono:

Legge sulle Attività Nucleari (Act 1984:3 e Act 1992:1536)

Legge sulla Protezione dalle Radiazioni (Act 1988:220)

Legge sul finanziamento dei costi della Gestione dei Rifiuti Radioattivi (Act 1992:1537)

La responsabilità della gestione dei rifiuti radioattivi é affidata alla SKB, Società costituita nel 1972 dalle 4 "utilities" elettronucleari nazionali. Organi responsabili per la sicurezza nucleare sono lo SKI (Ispettorato Nucleare Svedese) e lo SSI (Istituto Svedese di Radioprotezione).

Gestione dei rifiuti radioattivi
Dal 1988 è in funzione un deposito centrale sotterraneo a circa 50 m di profondità per i residui a bassa e media attività, lo SFR vicino a Forsmark. La capacità totale è di 90.000 m3 per ospitare la totalità dei rifiuti radioattivi operazionali prodotti fino al 2010, ma non si esclude la possibilità di estenderne la capacità per smaltire i 150.000 m3 di rifiuti radioattivi che si prevede verranno prodotti dallo smantellamento delle centrali.

Gestione del combustibile irraggiato
La politica svedese è orientata verso lo smaltimento geologico in profondità del combustibile irraggiato.
L'SKB, dopo un processo di selezione iniziato nel 1992, ha recentemente concluso uno studio di fattibilità di un deposito geologico selezionando 3 siti per ulteriori investigazioni. Il Programma di Ricerca è sottoposto ora all'esame del Governo Svedese. Successivamente il Programma verrà sottoposto all'approvazione delle Autorità Locali dei siti interessati.
Lo studio dell'SKB è stato sottoposto anche all'esame di una commissione internazionale guidata dalla NEA.
La quantità di combustibile irraggiato, che verrà incapsulato in contenitori di rame, da smaltire ammonta a 12.800 m3. Nel deposito geologico si prevede di smaltire anche 1.700 m3 di rifiuti contaminati da plutonio e 9.500 m3 di rifiuti attivati delle centrali.
In attesa che sia operativo il sito di smaltimento, il combustibile irraggiato viene trasportato al CLAB, l'impianto centrale di stoccaggio sotterraneo del tipo a piscina a Oskarshamn, dove è anche prevista la costruzione dell'impianto di incapsulamento.
E' in funzione un laboratorio sotterraneo a ca. 450 m di profondità in roccia granitica, il laboratorio Hard Rock di Äspö con strutture sperimentali in profondità dove dal 1986 vengono svolte ricerche, esperimenti e prove come parte del programma nazionale in cooperazione con nove agenzie estere. L'obiettivo è iniziare il processo autorizzativo entro il 2006.




Finlandia

Situazione nucleare
In Finlandia sono in funzione quattro reattori nucleari, due BWR a Olkiluoto e due PWR (VVER-440) a Loviisa che forniscono ca. il 30% dell'elettricità prodotta.

Leggi e Organismi "Nuclear Energy Act and Decree" (1988) definisce le responsabilità, le procedure autorizzative e I finanziamenti riguardo la gestione dei rifiuti radioattivi. L'Autorità di Sicurezza Nucleare finlandese (STUK) è responsabile, per conto del Ministero dell'Industria, del controllo della gestione dei rifiuti radioattivi. Per la gestione dello smaltimento dei combustibile irraggiato, i due operatori delle centrali hanno creato nel 1995 l'agenzia Posiva.

Gestione dei rifiuti radioattivi
I rifiuti radioattivi provenienti dal reattore sono gestiti direttamente dagli esercenti degli impianti e smaltiti in depositi realizzati nella roccia (granito) nei siti del reattore a circa 100 m di profondità. Il deposito a Olkiluoto (9.000 m3) è entrato in funzione nel 1992. Il deposito a Loviisa (11.000 m3) è operativo dal 1998. Alla fine del 1999, la situazione riguardo i rifiuti radioattivi in Finlandia era la seguente: · 2.400 m3 di LILW in depositi temporanei nelle centrali · 4.000 m3 di LILW smaltiti nei due siti delle centrali · 1.067 t di combustibile irraggiato nelle piscine di stoccaggio delle centrali · 40 m3 di rifiuti radioattivi di origine medico-industriale in un deposito centralizzato.

Smaltimento definitivo del combustibile irraggiato
Nel Maggio 1999, dopo un processo di selezione durato ca 12 anni, la Posiva (Organizzazione responsabile per lo smaltimento del combustibile irraggiato) ha presentato al Governo finlandese la proposta di Olkiluoto come sito per un impianto di smaltimento in profondità del combustibile irraggiato.
Nel Gennaio 2000, sia l'Autorità di Sicurezza Nucleare (STUK) che le Autorità locali di Olkiluoto hanno espresso pareri favorevoli al progetto.
Il 21 Dicembre 2000 il Governo ha approvato la Decisione di Principio sulla realizzazione a Olkiluoto di un deposito definitivo per il combustibile (dove già esistono due centrali nucleari). La decisione dovrà essere ratificata dal Parlamento entro la prima metà del 2001 e successivamente la Posiva potrà iniziare la costruzione di Laboratorio Sotterraneo per le prime investigazioni a 500 m di profondità. L'operatività del deposito finale è prevista per il 2020.

lunedì 29 marzo 2010

Misteri di Calabria


Storia, miti, leggende e fonti letterarie per raccontare una terra antica e affascinante

Con la scoperta di alcuni megaliti vicino una località chiamata Nardodipace, possiamo iniziare il nostro viaggio per affrontare una questione mai molto approfondita, i primi abitatori della Calabria.
Vi ricordo che con questo nome in tempi molto antichi però si indicava la penisola salentina, terra dei Messapi, alcuni gruppi dei quali, chiamati Calabri, si spostarono nella regione, assumendo il nome di Calabria in maniera definitiva in epoca bizantina, dopo essere stata, nella sua estremità meridionale, chiamtaa Italia.

Gli Italioti o gli Itali, non furono i soli abitanti del luogo, perché in diversi periodi, momenti, questa terra fu invasa dai Siculi, dai Morgeti, dai Tirreni, Oschi, Opici, Iapigi, Enotri, Caoni, Bruzi, Ausoni, Aurunci, e altri..

I megaliti, potrebbero ricollegarci proprio alla civiltà degli Aurunci?
Chi erano?

Un antico popolo iperboreo che, secondo alcuni studiosi, forse invase la Britannia portando con sé il culto stellare di Stonehenge (Beinstein, Pietra del Signore), e che si sarebbe stanziato, in epoche preistoriche, in diverse località del mediterraneo.
A Nardodipace come a Malta avrebbe lasciato la sua impronta megalitica…

Dietro il mito locale del culto della Pietra del Signore, come anche in quello più fiabesco della chioccia dai pulcini d’oro, dei sacrifici umani, in particolare di neonati, e di tesori custoditi da demoni terioformi, si nasconderebbe l’occulta origine architettonica di strutture sepolcrali o di culto che potevano rappresentare delle mistiche soglie verso dimensioni ignote.

Tali strutture granitiche dette “a porta”, costituite da due pilastri sormontati da un’architrave, che molto ricordano i dolmen eretti dai Celti, cioè le mura megalitiche della civiltà micenea o dell’omerica Troia ( e forse di Templi di altre civiltà note), sono una chiara testimonianza di una cultura che aveva conoscenze avanzate nella lavorazione della pietra e degli incastri litici.

Cos’è la Pietra del Signore?

E’ una pietra che pesa circa 200 tonnellate ed i pilastri rocciosi sono alti circa 6 metri.
Una presenza che ben rappresenta quelle popolazioni che oltre cinquemila anni fa, si insediarono in un’area che va da Nardodipace a Stilo, da Serra San Bruno alla Ferdinandea, in una zona chiamata Piana di ciano. (questa parte si può rivedere, magari indicando in generale questa zona solo come Piana di Ciano).

Le domande sono tante, che si sia trattato di mura di cinta per proteggere una comunità o forse di edifici di culto, il mistero della loro presenza non si altera e rimane vivo. Tutte le ipotesi e le suggestioni che si mescolano agli interrogativi vengono inseriti nell’immaginario collettivo, nei miti, nei racconti fiabeschi. Dietro la cultura solare legata all’antica scienza della stirpe auruncica, oppure ausonica, che ha lasciato delle tracce megalitiche, si celebrerebbero forse i segreti più remoti della cività degli antichi Sumeri. (Shumer da Schem-ur, il popolo dello Schem, la pietra celeste).

Chi erano questi uomini?

Questa stirpe iperborea, apparsa sulla terra in epoca neolitica, era la depositaria della gnosi sapienziale e della sacra scienza che dalla Mesopotamia giunse fino al sud Italia.
Tant’è vero che l’anagramma dello stesso nome di Calabria, Air Balak, significa appunto Asia Superiore, ovvero Stirpe Iperborea.

Chi erano gli Aurunci e gli Ausoni?

Si definivano figli del sole, e che avrebbero invaso la Bretannia con il loro culto, attraversarono anche il filone mitologico di Brettium, e che coniugarono il loro sangue con la dinastia di Enea ed Ascanio che si vantava di essere stata generata dal lampo e dal tuono, come il figlio mostruoso di Vulcano, Broteo.

I Brezi o i Bruzi

Questi, costituivano una popolazione che si stabilì intorno al IV sec. a. C. nella zona più meridionale della penisola, arroccandosi sulle montagne, in quanto le coste erano occupate dalle colonie megalo-elleniche. Combatterono contro Alessandro d’Epiro e successivamente contro Agatocle di Siracusa, riuscendo così ad ottenere l’indipendenza.
Il loro centro più importante sembra fosse Numestro, l’attuale Nicastro. Appartenevano alle genti lucane; i greci li chiamavano brittici, mentre i latini li dileggiavano con il termine di bruttii, o bruttates. Ma la voce Brezia o Brittia deriverebbe dal celtico Bret, foresta, o meglio dal caldeo brot, resina, ovvero ancora dal siriano brut, pasta resinosa. Ma anche la voce Calabria potrebbe derivare dall’ebraico caleb, che significa resina, in quanto il suo suolo era ricoperto da fittissime foreste di piante resinose. E calabri vennero definiti gli appartenenti ad uno dei due gruppi in cui si divideva il popolo dei Messapi, di origine greca.

Secondo un’ipotesi tanto affascinante quanto però non supportata da prove scientifiche, i culti post-diluviani, da alcuni definiti venusiani, dei popoli aramaici, discendenti di Noè e di Aschenez, sarebbero stati comuni sia ai greci della Megalo Ellade che ai Celti. Per cui la mistica della venus Genetrix, la madre di Enea, e della regia stirpe Beinstein, avrebbe avuto una sua continuazione proprio nel meridione d’Italia nei normanni e nei Veblinghen, attraverso la genealogia dei principi bizantini Puoti, discendenti di Davide ed aventi per stemma araldico proprio il suo leone.

Le testimonianze megalitiche post-diluviane sarebbero per lo più una sorta di drammatizzazione planimetrica di costellazioni in cui è simbolicamente dischiusa la soglia del mito. Queste architetture celano una conoscenza indubbiamente superiore per l’epoca neolitica, quale quella che solo una stirpe eletta poteva custodire sulla terra.

Quella gnosi fu racchiusa nel sigillo della sacra Scienza, dapprima dai Sumeri, in seguito da quanti vennero ad ereditare la custodia dei culti misterici e della luce della civiltà, dagli antichi egizi ai greci, dai Celti ai Romani, e così via di seguito. Le pietre giganti, lavorate da mani umane, riporterebbero così alla dinastia trascendente dei Veiblinghen, e le Pietre del Signore altro non sarebbero che una manifestazione del culto divino e della stirpe reale.

Il termine Veib, con cui era indicata anche l’antica Vibo, rinominata poi Monteleone, richiama anche il mito del Monte di Venere, di quella Venus Genetrix, fattrice della stirpe divina dei regnanti, implicitamente stigmatizzata dalla chioccia dalle uova d’oro di Teodolinda di Bisanzio. La mitologia classica ci narra di Ausonio, figlio di Ulisse e di Calipso, (la ninfa dai bei ricci), che sarebbe stato il capostipite di una tribù meridionale degli Umbri, gli Ausoni, che per un certo periodo avrebbero dato il loro nome all’intera penisola, detta pertanto Ausonia, ed ancora al mare che bagna la costa calabra. Nell’età del ferro abitavano il Sannio, ed i latini li definivano Osci, cioè operosi mentre i greci li chiamavano Opici e li ritenevano Osci che si erano riuniti ai Sanniti, anche se in origine doveva trattarsi di gente di lingua indoeuropea, affine agli Ausoni, algi Etruschi, ai Latini ed ai Siculi.

Per Aristotele Oschi o Opici, Aurunci ed Ausoni erano la medesima popolazione. La voce Opici o Opigia, deriva dal greco Ops, terra, che per i Romani era la divinità consorte del dio Saturno. Le altre etimologie si riferiscono ad Ofs, che invece significa serpente, e ci rammenta i culti ofidiani descritti nella Bibbia ed ancora presenti nel centro-Italia ( esempio Cucullo), mentre nell’etimo, penke, riconduce alla pece, la pasta resinosa più volte citata.

Gli Aurunci sarebbero emigrati in parte nel Lazio, in parte in Campania, dove vengono ricordati dall’etimo della città di Sessa Aurunca. Nel V sec. a. C., dal Gargano discesero i lapigi provenienti dall’Illiria e dall’Epiro, ed in Calabria si confusero con i Messapi di origine ellenica.

Gli itali o Italioti, invece appartenevano ad un unico ceppo, che secondo Aristotele, traeva la sua etimologia dal nome del re degli Enotri, Italo, il quale civilizzò il suo popolo, fornendogli ordini e leggi, facendolo uscire dal selvaggio mondo dei boschi incolti, ed istruendolo nell’arte dell’agricoltura. Pertanto viene considerato il primo re dell’Italia di allora.

Secondo Antioco Siracusano, però, la parola Italia apparve per la prima volta in un trattato di pace con i Tarantini. Il nome deriverebbe da Vitelia o Vitola, per via di un episodio, relativa ad una delle dodici fatiche di Ercole. L’eroe vi avrebbe smarrito uno dei vitelli degli armenti di Gerione, in greco anche chiamato Italos, che, come sostiene Varrone nel “de Re Rustica”, vuol dire toro.

Ercole, poi, nell’idioma egizio, corrisponde a Con, il nome stesso di quella misteriosa popolazione, i Caoni, della quale sarebbe potuto essere identificato come un progenitore. Per altri invece, l’eroe eponimo sarebbe potuto essere Caone, figlio di Priamo ed Ecuba, nonché fratello dell’indovino Eleno, il quale avrebbe generato quelle genti provenienti dall’Epiro nord-occidentale, e precisamente da quella regione che da loro era detta Caonia,. I greci li definivano Xaones ed i latini Chaones, ma il loro nome deriverebbe da Kon, valente, robusto, da Kannen o da Kama, valore, potere.

Molto più complicato e contorto il loro legame con i lucani (Lu-Caoni) e con gli Enotri. I quali ultimi discendevano dal figlio di Cillene e di Licaone (Li-Caone), il re d’Arcadia, Enotrio, che era venuto ad occupare l’estremità della penisola. Inizialmente si stabilirono nella fascia che unisce il Golfo di Squillace a quello di S.Eufemia. L’etimologia greca riconduce al vino, quella ebraica alla pece.

Per altri autori, l’etimo Italia è da considerare una derivazione dal fenicio Itar, pece, per via della ricchezza delle foreste che ricoprivano le cime del pollino, della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte e che fornivano ai Romani la resina per calata fare le navi della loro flotta.

Gli Itali occuparono in un primo tempo solo una piccola parte della regione. I Romani estesero il territorio della cosiddetta Italia sino a comprenderla per intero. Nel III a.C. racchiudeva tutta la parte peninsulare dell’Arno sino allo Stretto di Messina, e nel 42 a. C. arrivò a designare tutta la penisola di qua delle Alpi.

I Morgeti, origini.

Appartenevano ad un’antica popolazione che, dapprima coabitò con i Siculi nella parte meridionale del Bruzio, e che poi trasmigrò in Sicilia, lasciando nella provincia più meridionale il toponimo di San Giorgio Morgeto. I Siculi di stirpe indoeuropea, si erano stabiliti in Lucania ed in Calabria nel II millennio a. C.
Avendo invaso le terre degli Oschi e degli Aurunci, ne vennero scacciati, sospinti verso il mare e costretti all’attraversamento dello Stretto, procurando il nome all’isola dirimpettaia.

I Siculi erano considerati Tirreni ed in un una delle favole di Igino, come nelle Metamorfosi di Ovidio, si racconta di uno scherzo perpetrato da alcuni marinai Tirreni a Bacco ubriaco ed appisolato sulle rive del mare calabro. La furia del dio deriso li costrinse a buttarsi in acqua, perché sulla spiaggia si erano radunate le feroci belve del suo seguito. Il mar Tirreno trarrebbe tale definizione da questo episodio. Ma per i Greci, sostanzialmente, i Tirreni corrispondevano agli Etruschi ed erano molto presumibilmente dei Pelasgi provenienti dalla Lidia, l’antica regione dell’Asia minore.

Dionigi d’Alicarnasso racconta che gruppi di Arcadi guidati da Enotrio e da Paucenzio, sarebbero approdati sulle rive dello Ionio, già prima della guerra di Troia. Altre possibili origini degli Enotri riporterebbero alla Tessaglia, o all’Argolide, all’Etipia o, più in generale, all’Africa, oppure al popolo dei Sabini. Ferecide difatti era del parere che gli Enotri fossero di origine pelasgica, la cui etimologia riconduce a Phaleg, dispersione, cioè erranti, o emigrati.

I pelasgi, del resto, vengono ritenuti certamente i primi ed i più antichi abitanti della Calabria. In quanto sarebbero approdati sul nostro litorale subito dopo il diluvio di Deucalione, ben tre secoli avanti la distruzione di troia. Venivano dall’oriente, dalle zone centrali dell’Asia o dai golfi arabico e persico per alcuni, per altri nella direzione opposta, per altri ancora discendevano da settentrione, la regione iperborea, ma c’è chi propende ad accomunarli ai Celti o agli Sciti, che parlavano una lingua derivata dal sanscrito. Il loro capostipite, la mitologia classica lo identifica in Pelasgo, re d’Arcadia, il quale generò il Licaone, fondatore di Licosura, che sarebbe stata la prima città del mondo. Licaone, tra i suoi numerosi figli avrebbe avuto anche Megisto e Callisto, la più grande e la più bella, connesse con il tema mitologico di Artemide Brauronia, divinità degli orsi, essendo state trasferite entrambe queste denominazioni alle costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore.

Artemide Brauronia veniva venerata sotto l’aspetto di Orsa, quale progenitrice degli Arcadi, i quali pretendevano di discendere da un accoppiamento della vergine con lo stesso Giove. Ovidio narra comunque di come il sommo Dio si fosse invaghito della bellezza di Callisto, identificabile con la stessa Artemide, e di come lei fosse piuttosto ritrosa alle sue profferte d’amore. Per ingannarla, l’astuta divinità dell’Olimpo, lei si sarebbe avvicinato sotto le spoglie femminili della dea, la quale era adusa a dedicarle carezze piuttosto approfondite. Ma la vera virago, poiché impersona la natura incontaminata, vergine per antonomasia, proprio a causa di questa imprudenza e del relativo contagio sessuale, la allontanò dal suo seguito.

Nel bosco Callisto partorì Arcade, e quindi Giunone, per gelosia, trasformò la puerpera in Orsa. Arcade, maggiorenne la cacciò, ma nel momento di sopprimerne le forme bestiali, venne tramutato nella costellazione di Boote. Giunone fece in modo che la rivale non venisse mai accolta da Oceano e Teti. E difatti l’Orsa Maggiore, che si trova in posizione polare, non conosce tramonti, come conferma Omero nell’Odissea: “… e l’Orsa, che detta è pure il carro, e là si gira, guardando in Orione, e sola nel liquido Oceàn sdegna lavarsi”.



Il mito, anche in questo caso, adombra il distacco che sarebbe avvenuto in tempi, di cui si è persa memoria, tra la regione iperborea e l’area mediterranea.

Gli Usa confermano: "vicini al disarmo"


Washington E' ufficiale. La casa Bianca ha annunciato che Stati Uniti e Russia hanno raggiunto un accordo sulla riduzione dei rispettivi arsenali nucleari. Lo Start 2 sarà firmato l'8 aprile a Praga. Stabilisce un tetto di 1550 testate nucleari operative e di 800 vettori nucleari. La riduzione prevista è equivalente al 30% degli arsenali attualmente in funzione.


I missili, da terra e da sottomarino, così come i bombardieri saranno dimezzati, da 1600 a 800. Nel nuovo accordo sul disarmo sarà fissato in forma giuridicamente vincolante il legame tra le armi offensive strategiche e quelle difensive. E' quanto si legge in un comunicato dell'ufficio stampa del Cremlino che supera in questo modo uno dei punti di maggior disaccordo nei negoziati.


Secondo lo stesso comunicato, "è previsto che tutti gli armamenti strategici offensivi saranno dislocati esclusivamente sul territorio nazionale di ciascuna delle parti". Secondo il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, la Russia e gli Usa hanno il diritto di uscire dal nuovo Start in caso di cambiamento del livello dei sistemi difensivi strategici. Per la Casa Bianca, la nuova intesa non stabilisce limiti sui programmi di difesa anti-missili ma, comunica ufficialmente Washington, "migliora la sicurezza di entrambi i Paesi e riafferma la leadership dell'America e della Russia in favore della sicurezza nucleare e della non proliferazione globale".


L'intesa prevede inoltre la creazione di un organo esecutivo denominato commissione bilaterale consultiva destinata a favorire la realizzazione degli obiettivi e dei punti del nuovo accordo. Secondo Obama Usa e Russia hanno raggiunto "il più ampio accordo sulla riduzione di armamenti in due decenni. Il nuovo accordo sul disarmo rispecchia l'equilibrio degli interessi di entrambi i Paesi", hanno commentato il presidente russo Dmitri Medvedev e Barack Obama, secondo quanto dichiarato dalla portavoce del Cremlino, Natalia Timakova.




Vedremo...

REBUS IN VISTA

FONTE:MILLECANALI

Il programma di punta del circuito
In vista la nuova edizione di “Rebus” su Odeon
Lunedì 5 aprile torna “Rebus, questioni di conoscenza”
Il programma di approfondimento di Odeon
punta sul Web e prepara una nuova edizione all’insegna della “libertà”


Lunedì 5 aprile torna in onda su Odeon “Rebus, questioni di conoscenza”. Il programma di approfondimento di Odeon punta sul Web e prepara una nuova edizione tutta all'insegna della “libertà”. Domande scomode, dunque, e risposte ancora più sconvenienti grazie ai contributi del web. È questa, per esempio, la novità di 'Rebus Tube', un ciclo di 10 puntate costruite secondo la logica “web content genereted”. A partire dal web, infatti, il programma crea, sviluppa e approfondisce i suoi contenuti. I contributi postati dagli utenti diventano il punto di partenza per l'approfondimento con gli ospiti in studio. La rete è l'interlocutore privilegiato di questo programma, perché è libera, proprio come vuol essere 'Rebus', “la trasmissione che non vuole convincere nessuno, vuole solo mostrare. Perché la verità ci muove, qualunque essa sia. Soprattutto se è scomoda”. Odeon riafferma con forza le dinamiche del “television-webcasting”. La prima emittente italiana a proporsi on demand sul web e a creare una Web Tv dà forma a un programma vivo, che nasce e si costruisce grazie alla Rete. La vivace Video Community di Odeon, realtà sempre in crescita, alimenta il dibattito di 'Rebus Tube' con contributi video e uno spazio speciale in ogni puntata. Con “La notte di Rebus” si collauda poi una nuova forma di palinsesto più vicina alle dinamiche del digitale terrestre e del satellite. La rubrica è in onda tutte le sere, da lunedì a domenica, a partire dalle 24.30. La prima puntata di 'Rebus Tube', in onda il 5 aprile alle 21.15, è invece dedicata proprio al mondo del web con “I Social Network e i pericoli della Rete”. Tanti contributi e ospiti in studio per esplorare il mondo di Internet.

“Rebus, questioni di conoscenza” è una trasmissione curata e condotta da Maurizio Decollanz. 'Rebus Tube' è in onda tutti i lunedì alle ore 21.15, mentre, come detto, tutte le sere alle 24.30 c'è 'La Notte di Rebus' su Odeon, Odeon24 (canale 827 piattaforma Sky) e OdeonWeb (http://www.odeontw.tw/).

Scorie e veleni. Carotaggi in Calabria


di fabio storino


Le operazioni sono state programmate per il 15 aprile


Amantea (Cs) La data è fissata: ci siamo quasi. I carotaggi nella valle del fiume Oliva inizieranno il 15 aprile. La Procura della Repubblica di Paola, di cui è capo Bruno Giordano, prima di procedere in tal senso, ha voluto attendere l'esito delle ultime analisi, nonché un miglioramento delle condizioni atmosferiche che, in questi ultimi mesi, hanno reso vita dura al gruppo di specialisti impegnato nelle operazioni di studio del territorio.


Ad oggi, si registrano "alterazioni, rilevate e relazionate dagli esperti dell'Ispra, l'Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che devono essere approfondite".
Una mappa di tutti i siti "rossi", in questo senso è stata predisposta. Però per sciogliere qualsiasi dubbio manca l'operazione "chiave", lo scavo. Infatti solo andando in profondità nel terreno si potrà scoprire se nel sottosuolo sono stati smaltiti illecitamente rifiuti tossici o radioattivi.


In alcune aree, i rilevatori Geiger avevano segnalato la presenza di materiale radioattivo in quantità superiori alla norma. Da un 0.15 la lancetta è arrivata a toccare lo 0.70. Uno sbalzo difficilmente giustificabile con la presenza in natura di determinati elementi.


Infatti, prima di procedere con la rimozione del terreno saranno prese tutte le dovute precauzioni affinché la salute del personale che dovrà operare sul posto non venga messo a repentaglio. I punti da delimitare sono stati segnati, così come le zone dove iniziare ad intervenire per prima.


L'assessore Silvio Greco ha promesso (più volte) che durante i lavori saranno resi noti ...gli esiti...

giovedì 25 marzo 2010

I candidati impresentabili in Calabria (seconda parte)

CANDIDATI LISTE CENTRODESTRA IN APPOGGIO A SCOPELLITI NELLA PROVINCIA DI CATANZARO

LISTA PDL

PIERO AIELLO, ex Ccd, già assessore regionale con Chiaravalloti presidente. Piero Aiello è stato il presentatore ufficiale, all’atto dell’iscrizione a Forza Italia di Lamezia Terme, di Giovanni Cannizzaro, ritenuto esponente di spicco delle cosche e finito in carcere con l’ accusa di aver ucciso il fratello della fidanzata, Nino Torcasio, capo dell’omonima cosca, e ferito il fratello Pasquale (Torcasio) in un agguato compiuto il giorno prima della bomba contro la villa della senatrice di Forza Italia Ida D’ Ippolito (il 30 marzo 2002).
Secondo gli accertamenti delle forze dell’ ordine, alcuni personaggi ritenuti esponenti dei clan lametini dei Giampà, Torcasio, Iannazzo, Cerra, Pagliuso, risultavano iscritti alla sezione di Forza Italia di Lamezia Terme. L’elenco completo di iscritti e presentatori è stato poi sequestrato dalla polizia di Catanzaro su disposizione del pm Annalisa Marzano. L’ indagine venne avviata all’ indomani del ritrovamento di un ordigno esplosivo davanti alla villa della senatrice di Forza Italia Ida D’Ippolito (30 marzo 2002) . Nell’ elenco sequestrato dalla polizia comparirebbero almeno sei persone ritenute vicine ai clan di Lamezia Terme, una della quali presentata, come detto, da Piero Aiello.
(Si veda Corriere della Sera del 31 agosto 2002, Il Quotidiano della Calabria del 30 agosto 2002).

RAFFAELE MANCINI , ex sindaco di Soverato. E’ indagato in un’inchiesta in cui a vario titolo vengono contestati ad una serie di indagati i reati di abuso di ufficio, truffa, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica e materiale, malversazione ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione. Raffaele Mancini, secondo la Procura di Catanzaro, avrebbe utilizzato le offerte delle altre ditte, che dovevano rimanere segrete, per consentire alla “Schillacium Spa” di presentare un’offerta più vantaggiosa, predisponendo anche una sorta di pre-gara. Secondo le indagini, tra il 2002 e il 2003 la Schillacium Spa, società mista pubblico-privata che gestisce la raccolta dei rifiuti nel comprensorio del Soveratese, sarebbe stata favorita nell’aggiudicazione del servizio di raccolta a Soverato.
Secondo le accuse, gli amministratori del Comune di Soverato avrebbero violato la legge sull’adozione di procedure ad evidenza pubblica per l’affidamento di appalti e servizi pubblici.
(Si veda Gazzetta del Sud 29 maggio 2008)

DOMENICO TALLINI, consigliere regionale uscente. Un tempo idolo dei picchiatori fascisti, poi passato armi, bagagli e manganello con Forza Italia. Nel 2005 è passato nel centrosinistra l’Udeur. Ora è ripassato nel Pdl.

LISTA UDC

FRANCESCO PILIECI, ex consigliere regionale condannato definitivamente dalla Corte dei Conti perché, quale membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Calabria, ha autorizzato con soldi pubblici (spesi oltre 25mila euro) i regali di Natale (47 penne Mont Blanc e borse in pelle “Nazzareno Gabrielli) per tutti i consiglieri regionali nell’anno 2003. Per la Corte dei Conti sono stati così soddisfatti <> con soldi pubblici.
(Si veda Gazzetta del Sud del 26 ottobre 2005, Gazzetta del Sud del 16 novembre 2005 e Il Quotidiano del 28 gennaio 2006).


VITO BORDINO, vice segretario regionale dell’Udc, segretario provinciale Udc di Catanzaro. A suo carico è in corso il processo d’Appello. Bordino, impiegato dell’ex Genio civile, è accusato di aver attestato falsamente nel registro protocollo che la comunicazione di inizio lavori relativa alla costruzione di una casa era avvenuta in epoca antecedente a quella effettiva. L’inchiesta in questione aveva portato, il 27 maggio del 2003, all'arresto dell’ingegnere capo del Comune di Catanzaro.
(Si veda Gazzetta del sud del 20 novembre 2009)

LISTA “NOI SUD”

PASQUALINO RUBERTO, commissario provinciale dell’Mpa, consigliere provinciale a Catanzaro, ex assessore provinciale all’Ambiente, già commissario di Forza Italia a Lamezia Terme. Era assessore alle Finanze nella giunta guidata dal sindaco Scaramozzino quando, nel 2002, l’amministrazione e il Consiglio comunale di Lamezia Terme vennero sciolti per infiltrazioni mafiose.

CANDIDATI LISTE CENTROSINISTRA IN APPOGGIO A LOIERO NELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA

LISTA PD

PIETRO GIAMBORINO, consigliere regionale uscente. Il collaboratore di giustizia Domenico Cricelli il 12 maggio del 2006 ha raccontato di cene ed incontri fra Pietro Giamborino e l’imprenditore Domenico Liso, quest’ultimo intenzionato ad incamerare fiumi di denaro con la costruzione del nuovo ospedale di Vibo e finito per questo sotto processo per corruzione, associazione a delinquere, falso e truffa. Secondo il collaboratore di giustzia, alla cena avrebbero preso parte lui stesso, Pietro Giamborino, l’allora parlamentare dell’Udc Michele Ranieli, Domenico Liso, il giudice Patrizia Pasquin (poi arrestata per corruzione in altro procedimento) ed altri imprenditori.
Pietro Giamborino è stato inoltre indagato nel 2005 per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione “Rima” contro la potente cosca mafiosa dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona. Il 31 marzo del 1994, Pietro Giamborino è stato invece deferito dalla Squadra Mobile di Catanzaro per associazione mafiosa unitamente ai boss Francesco, Diego, Antonio e Giuseppe Mancuso di Limbadi ed ai Fiarè di San Gregorio d’Ippona.
Unitamente a Pietro Giamborino, nell’occasione, è stato anche deferito Giovanni Giamborino, cugino del consigliere Pietro e pluripregiudicato per usura, armi e truffa ed arrestato da ultimo nell’operazione “Rima”. La Squadra Mobile di Catanzaro su Pietro Giamborino ha scritto che <>. Nell’inchiesta “Rima”, secondo la Dda di Catanzaro, le intercettazioni svelano il sostegno dei clan mafiosi a Pietro Giamborino in occasione delle competizioni elettorali, oltre alla partecipazione dello stesso Giamborino ad una cena col boss Rosario Fiarè. Altro cugino del consigliere Pietro Giamborino, tale Michele Giamborino, vanta numerosi precedenti penali per usura, detenzione illegale di armi e munizioni ed ha scontato diversi anni di carcere.
(Si vedano Gazzetta del sud ed Il Quotidiano della Calabria del 12 luglio 2005 ed Il Quotidiano della Calabria del 13 luglio 2005).
Pietro Giamborino è stato infine rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti, quale ex assessore della Provincia di Vibo, per danno erariale quantificato in 753mila euro. Sotto la lente dei magistrati contabili sono finite le consulenze e le collaborazioni esterne elargite a piene mani e prorogate ( per la Corte dei Conti illecitamente e con gravi violazioni di legge) dalla Provincia di Vibo nel secondo semestre del 2004.
(Su questo si veda Il Quotidiano della Calabria del 19 marzo 2010)

GAETANO OTTAVIO BRUNI, ex presidente della Provincia di Vibo Valentia. Bruni è indagato dall’ottobre 2009 dalla Procura di Vibo per la disastrosa alluvione del 3 luglio 2006 che causò 3 morti e danni per migliaia di euro. A Bruni vengono contestati i reati di inondazione, danno colposo ed omissione di atti d’ufficio <>. Tale omissione, secondo l’accusa, avrebbe determinato l’inondazione del complesso turistico Lido degli Aranci di Bivona e delle zone limitrofe.
(Si veda su questo Il Quotidiano della Calabria, Gazzetta del Sud e Calabria Ora del 9 ottobre 2009).
Gaetano Ottavio Bruni, ex sottosegretario di Loiero, lasciò la giunta regionale nel luglio del 2008 a seguito dello scandalo che travolse la figlia Francesca, trovata di notte nell’appartamento in cui si nascondeva il latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, fidanzato della ragazza e ritenuto elemento di primissimo piano della feroce cosca dei Bonavota di Sant’Onofrio. Nel rifugio, oltre a Francesco Fortuna e Francesca Bruni, la polizia ha trovato, nascoste in un’intercapedine dell’abitazione, un vero arsenale composto da fucili automatici, revolver, numerose munizioni ed un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine. La figlia di Bruni è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento personale, mentre il fidanzato Francesco Fortuna è stato condannato ad 8 anni per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni.
(Si veda su questo agenzia Ansa del 24 luglio 2008, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 25 luglio 2008, Corriere della sera del 26 luglio 2008, Corriere.it del 26 luglio 2008, La Repubblica del 26 luglio 2008, calabriareport.it del 26 luglio 2008, Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 29 maggio 2009).
Gaetano Ottavio Bruni, ad un anno dalle dimissioni e dallo scandalo che ha travolto la figlia ed il suo fidanzato, è stato nominato nell’ottobre 2009, come nulla fosse, capo di Gabinetto di Agazio Loiero.
Gaetano Ottavio Bruni è infine indagato, quale ex Presidente della Provincia di Vibo Valentia, per il reato di abuso d’ufficio unitamente all’attuale presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi ed al direttore generale dello stesso ente. L’accusa della Procura di Vibo nei loro confronti è quella di aver conferito con un incarico fiduciario le funzioni di segretario della Provincia ad Ulderico Petrolo, pur in carenza dei requisiti di legge.
(Si veda su questo Calabria Ora del 14 gennaio 2010)
Gaetano Ottavio Bruni è stato infine rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti, quale ex presidente della Provincia di Vibo, per danno erariale quantificato in 753mila euro. Sotto la lente dei magistrati contabili sono finite le consulenze e le collaborazioni esterne elargite a piene mani e prorogate ( per la Corte dei Conti illecitamente e con gravi violazioni di legge) dalla Provincia di Vibo nel secondo semestre del 2004. (Su questo si veda Il Quotidiano della Calabria del 19 marzo 2010)

LIDIO VALLONE, ex segretario provinciale dello Sdi di Vibo Valentia, già assessore provinciale di Vibo Valentia. Lidio Vallone faceva parte del Consiglio comunale di Briatico (Vv) sciolto nel 2003 per gravi infiltrazioni mafiose. All’indomani dell’ arresto del consigliere comunale di Briatico Fausto Arena, accusato di aver costituito in associazione con Leo Morabito di Africo (Rc) una ‘ndrina all’interno dell’ Università di Messina con conseguente compravendita di esami, minacce ai professori, vendita per 20 milioni di lire delle risposte ai quiz di preselezione a Medicina, oltre a spaccio di droga e possesso di armi, l’allora consigliere comunale Lidio Vallone si affrettò ad esprimere piena e convinta solidarietà in Consiglio Comunale di Briatico (convocato per la surroga del consigliere arrestato) al suo collega Fausto Arena. Da queste manifestazioni di solidarietà di Lidio Vallone all’arrestato Fausto scattarono le indagini dei carabinieri che indussero il Prefetto di Vibo Valentia a sciogliere il Consiglio comunale di Briatico per gravi infiltrazioni mafiose. Il consigliere Fausto Arena, invece, al termine dei processi è stato condannato a Messina a 5 anni e 6 mesi.Nella relazione di scioglimento del Consiglio comunale il Ministero degli interni sottolineò la presenza, quali assessori e consiglieri comunali a Briatico, dei boss locali Accorinti e Bonavita, soggetti iscritti al partito socialista di cui Lidio Vallone è il leader provinciale.
Da ex assessore alla Provincia di Catanzaro, Lidio Vallone si è salvato grazie alla prescrizione in un procedimento penale relativo ad una truffa da 900 milioni nel cosidetto “scandalo “Cif”, un immobile ceduto a titolo gratuito al Centro Italiano Femminile e da questi dato in locazione alla Provincia di Catanzaro. Il Cif, secondo la Procura di Catanzaro, era un ente privo di personalità giuridica e non avrebbe quindi potuto acquistare l’immobile, nè pretendere i canoni di locazione dalla Provincia di Catanzaro.
(Si veda Gazzetta del sud del 27 e 28 dicembre 2000 e Corriere della Sera del 19 ottobre 2000)

LISTA SLEGA LA CALABRIA

RAFFAELE GRECO, imprenditore, sotto processo per concorso in truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica e materiale, nell’ambito di una maxioperazione condotta dalla Guardia di finanza sui finanziamenti derivanti dalla legge 488 e dal Patto territoriale generalista.
(Si veda Il Quotidiano della Calabria e Gazzetta del Sud del 23 ottobre 2008, 1 maggio 2009, 23 giugno 2009, 24 giugno 2009, 16 dicembre 2009)

CANDIDATI LISTE CENTRODESTRA IN APPOGGIO A SCOPELLITI NELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA

LISTA PDL

NICOLA CRUPI, consigliere provinciale. Il collaboratore di giustizia Gaetano Albanese, ritenuto dai magistrati fra i più attendibili in Calabria, nell’ambito dell’operazione antimafia “Piano Verde” ha accusato Nicola Crupi di aver goduto dell’appoggio elettorale delle cosche di Gioia Tauro dei Molè e delle cosche di Acquaro e Dinami. Tali dichiarazioni sono state riprese dai magistrati della Dda di Reggio Calabria per contestare alle cosche l’inquinamento mafioso della vita politica. Ecco quanto riporta la Gazzetta del Sud del 15 marzo 1999: <<>
NAZZARENO SALERNO, ex sindaco di Serra San Bruno. In tale veste è stato chiamato in causa da un imprenditore e testimone di giustizia nell’ambito del procedimento “Mangusta”. L’imprenditore ha raccontato ai magistrati della Dda di Catanzaro di essere stato costretto dalla cosca Vallelunga a realizzare gratis a Serra San Bruno una cappella cimiteriale. Gli stessi boss Vallelunga avrebbero detto all’imprenditore che al Comune di Serra San Bruno per la licenza se la sarebbero visti loro e che il sindaco Nazzareno Salerno doveva essere sollecito ai loro voleri così come era stato pronto a chiedere loro il sostegno elettorale in occasione delle elezioni. (Si veda Gazzetta del Sud del 16 aprile 1999)
LISTA UDC FRANCESCANTONIO STILLITANI, imprenditore e vice presidente del Consiglio regionale, consigliere regionale uscente, indagato nell’operazione “Crash” della Procura della Repubblica di Vibo Valentia per abusivismo edilizio. La Guardia di Finanza gli ha sequestrato un immobile da adibire a centro commerciale del valore di oltre 4 milioni di euro. L’area di 13mila metri quadrati sulla quale insiste il fabbricato oggetto del sequestro è posta frontalmente allo svincolo autostradale della A3, uscita Pizzo. Le indagini della polizia giudiziaria hanno evidenziato una serie di gravi violazioni di tipo urbanistico con forti rischi idrogeologici. E’ stato riscontrato, fra l’altro, che l’area d’interesse è stata oggetto di consistenti opere di sbancamento non autorizzate che hanno modificato profondamente l’originaria morfologia del territorio. L’intera lottizzazione, secondo gli inquirenti, ha modificato il precario equilibrio del territorio di riferimento, di per sé già caratterizzato da rischio idrogeologico. Il fabbricato si trova a valle della diga di Monte Marrello sul fiume Angitola, in posizione ad alto rischio idraulico. L’area interessata è posizionata a pochi chilometri dal Comune di Maierato, centro di recente interessato da un vasto movimento franoso. (Si veda Ansa, Agi, AdnKronos del 25 febbraio 2010 e Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Messaggero, L’Unità ed altri organi di informazione del 26 febbraio 2010). Continui riferimenti a Stillitani ed ai suoi legami con le cosche Mancuso di Limbadi ed Anello di Filadelfia sono contenuti nelle inchieste della Dda di Catanzaro denominate “Odissea” del settembre 2006 e “Uova di drago” dell’ottobre 2007. Nel villaggio “Garden Resort ” di proprietà del consigliere regionale Stillitani ha prestato servizio per tanti anni, con la qualifica di “guardiano”, tale Francesco Michienzi, poi passato fra le fila dei collaboratori di giustizia e condannato a diversi anni di carcere per gravi reati di mafia. Il pentito Michienzi ha rilasciato ai magistrati dichiarazioni anche su Stillitani nell’ambito dell’operazione “Uova di drago”. I consiglieri comunali di Pizzo Calabro, comune nel quale Stillitani è consigliere comunale, dopo aver letto sulla stampa delle vicende in cui sarebbe stato interessato Stillitani in compagnia di boss del clan Mancuso, presentarono un’interrogazione per conoscere <>. Su tale progetto sono in corso indagini della Dda di Catanzaro.

SALVATORE BULZOMI’, consigliere comunale a Vibo Valentia. Il suo nome salta fuori nell’ambito dell’ attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile presso la Questura di Vibo Valentia (procedimento n. 711/06). Il consigliere sarebbe stato invitato da un esponente della clan Lo Bianco a partecipare alla festa di compleanno della figlia in compagnia, fra gli altri, del boss della cosca Carmelo Lo Bianco. Scrive la Squadra Mobile: <>.
Domenico Rubino è stato condannato nell’ambito di tale procedimento a 4 anni ed 8 mesi per associazione mafiosa. Il boss Carmelo Lo Bianco a 10 anni.
(Si veda Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora del 20 luglio 2008)

MARIA GRAZIA PIANURA, moglie di Pasquale Farfaglia, ex sindaco di San Gregorio d’Ippona il cui Consiglio comunale e la cui amministrazione sono state sciolte nel 2007 per gravissime infiltrazioni mafiose. Lo stesso Pasquale Farfaglia è stato indagato nell’operazione antimafia “Rima” ed indicato dalla Squadra Mobile di Catanzaro e dai magistrati antimafia della Dda di Catanzaro come soggetto vicino alla cosca Fiarè, consorteria mafiosa che ne avrebbe sostenuto l’ elezione a sindaco.

LISTA “NOI SUD” CON SCOPELLITI

DOMENICO D’AMICO. Quale ex sindaco del Comune di San Calogero è stato condannato con sentenza definitiva a 6 mesi per abuso d’ufficio con vantaggi patrimoniali per aver fatto approvare una variante al Piano regolatore generale con la quale ha favorito le abitazioni abusive dei propri familiari.
(Sulla condanna si veda Il Quotidiano della Calabria del 17 aprile 2004)

CANDIDATI A SOSTEGNO DI SCOPELLITI IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA

LISTA PDL

ALESSANDRO NICOLO’, consigliere regionale uscente, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria, ex coordinatore provinciale di Forza Italia di Reggio Calabria. Il padre di Alessandro, di nome Pietro, è scomparso nel gennaio del 2004 per lupara bianca ed era ritenuto dagli inquirenti un capomafia. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Reggio Calabria, Concettina Garreffa, emessa nell’ambito dell’operazione antimafia “Testamento” contro gli affiliati alla potente cosca Libri, la scomparsa di Pietro Nicolò sarebbe legata a contrasti sorti all’interno del clan.
<>.
Pietro Nicolò era stato processato e assolto per associazione mafiosa alla fine degli anni Novanta. Per i pentiti faceva parte del raggruppamento guidato dai De Stefano.
All’indomani della scomparsa di Pietro Nicolò, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, alla Gazzetta del Sud che gli chiedeva se Nicolò ed un altro scomparso, Antonino Marabito, fossero stati uccisi dalla ‘ndrangheta, rispose: «Non mi sembra elegante in questo momento formulare supposizioni o peggio illazioni». Il responsabile giustizia del suo partito, l’avvocato Antonino Aloi, invece, dichiarò: «Sembra proprio lupara bianca».
(si veda Ansa del 20 Luglio 2007 ore 20:51, Gazzetta del Sud del 21 luglio 2007 e Gazzetta del Sud del 27 febbraio 2004 e del 4 marzo 2004)

GIOVANNI NUCERA Consigliere regionale uscente proveniente dall’Udc. Col celebre e vergognoso “concorsone regionale ” che ha fatto il giro dei mass-media locali e nazionali, Nucera si è sistemato la nipote Grazia Suraci e il suo segretario particolare Vincenzo Leotta, già consigliere comunale del Cdu di Reggio Calabria.
(si veda Corriere della Sera del 18 ottobre 2002 e del 7 ottobre 2005) ,

GESUELE VILASI, consigliere regionale uscente, distintosi in questa consiliatura per essere stato l’unico consigliere regionale su 36 presenti a votare contro la legge “anti-parentopoli” che il Consiglio regionale è stata costretta a votare sull’onda degli scandali sollevati dalla stampa locale e nazionale per l’assunzione nei ranghi della Regione, senza alcun concorso, di stretti parenti dei consiglieri regionali. Il consigliere Vilasi di Forza Italia, intervenendo, ha affermato in aula che <>.
Vilasi era stato arrestato nel 1992 nella Tangentopoli reggina, ma era poi stato assolto.

COSIMO CHERUBINO, Consigliere regionale uscente, eletto nel 2005 nel centrosinistra (Sdi), è trasvolato ora nelle fila del Pdl. Già arrestato e processato per mafia insieme al potente clan Commisso di Siderno. Assolto, ma nella sentenza di assoluzione vengono sottolineati i suoi provati rapporti e la sua frequentazione con uomini della ‘ndrangheta. Tra il 1995 ed il 1999, infatti, Cosimo Cherubino è stato prima fermato in auto e poi più volte segnalato dalle forze dell’ordine in compagnia di pregiudicati, uno dei quali in passato, secondo i rapporti degli investigatori, si sarebbe dato da fare per la sua campagna elettorale. In altre intercettazioni uomini della ‘ndrangheta sostengono di aver incontrato Cherubino assieme al boss di Siderno Antonio Commisso, il quale si sarebbe mosso per portare voti a Cherubino.(su questo si veda l'Espresso del 3 Novembre 2005 pag. 37, articolo di Peter Gomez e Marco Lillo).

ROCCO BIASI, ex sindaco di Taurianova il cui Consiglio comunale e la cui amministrazione è stata mandata a casa dal Ministro degli Interni per gravi infiltrazioni mafiose.

ANTONIO CARIDI, ex Udc, ora Pdl, assessore alle Politiche ambientali del Comune di Reggio, rinviato a giudizio a marzo del 2008 dal gup di Reggio Calabria Daniele Cappuccio nel procedimento penale inerente la gestione della discarica di “Longhi Bovetto”. Insieme all’assessore Caridi è stato rinviato a giudizio anche il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti.I due dovranno rispondere di omissione di atti d’ufficio per non avere posto in essere adeguate azioni di programmazione, controllo e vigilanza in ordine allo smaltimento del percolato originato da una discarica. Secondo l’accusa, Caridi e Scopelliti non avrebbero provveduto alla bonifica e messa in sicurezza della discarica, vero pericolo per la città di Reggio a causa della presenza di rifiuti pericolosi e per l’ingente percolato (il liquido prodotto dalla sedimentazione dei rifiuti organici) mai smaltito. Sempre per l’accusa, la situazione appariva ancora più grave per la presenza nelle vicinanze della discarica di una scuola elementare. Per il prossimo 13 aprile è prevista la requisitoria del pubblico ministero Sara Ombra e, quindi, la sentenza.
( Si veda Gazzetta del Sud del 14 marzo 2008 e Calabria Ora del 24 febbraio 2010).

LUIGI FEDELE Quale ex presidente del Consiglio regionale della Calabria dal 2000 al 2005, è stato definitivamente condannato dalla Corte dei Conti a risarcire l’erario per aver inserito l’acquisto di gadgets natalizi da distribuire ai consiglieri regionali (47 penne “Montblanc” e agende firmate) tra le spese di rappresentanza dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale per la “modica” somma di 25mila euro!
Nel 2001 tutti i consiglieri regionali calabresi vararono a notte fonda una leggina, la numero 25, con la quale stabilirono le regole per un “concorsone”.In pratica riservarono solo a coloro che già godevano di un rapporto di lavoro con i gruppi consiliari, e quindi ai figli, ai portaborse ed ai parenti degli stessi consiglieri regionali, la possibilità di partecipare a tale “selezione”. Una vicenda che ha destato scalpore anche fra i quotidiani nazionali. Luigi Fedele ha fatto così assumere nei ranghi della Regione la propria moglie, il proprio fratello Giovanni, già sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, ed il proprio cognato Antonio Luppino. Intervistato su tale scandalo dalla trasmissione “Le Iene”, Fedele si giustificò: <<>>.
Ma per capire come Luigi Fedele abbia gestito i fondi destinati alla Presidenza del Consiglio regionale durante la sua presidenza, basta considerare le spese. A parlare sono gli atti. Ben 104mila euro per la “partita del cuore a Reggio”; 619mila euro per la “Serata dei Miracoli” su Raiuno. Quindi i viaggi all’estero di Luigi Fedele (con delegazione al seguito): 267mila euro per il Columbus day; 56mila euro per viaggio e soggiorno in Australia.
Ed ancora: nel 2001 Luigi Fedele spende 56mila euro per gli scambi di auguri di Natale, dona alla “Fondazione Rotella”, oltre ad un salone per una mostra, altri 170mila euro. Quindi un patrocinio “morale” di 13mila euro alla manifestazione “Sposissima 2002” in collegamento con “L'Italia in diretta” su Raduno e 10.300 euro per una festa. Poi 450mila euro per pagare 15 consulenti personali che ha nominato per decreto, e 5mila euro per la sagra estiva di Sant’ Eufemia di cui era Sindaco il fratello, nonostante la legge regionale n. 853 del 1983 vieti l’erogazione di tali tipi di contributi.Infine, spese pazze anche per i biglietti (e soggiorni) aerei per la tratta Reggio-Roma-Milano con una media di oltre 12.000 euro al mese!
Nella società “Sviluppo Italia Calabria”, azienda famosa per aver scialacquato miliardi di vecchie lire in operazioni fallimentari, Luigi Fedele è riuscito a far assumere a tempo indeterminato e per chiamata diretta la propria cugina Rita Fedele.
Un caso, quello di “Sviluppo Italia Calabria” e delle sue assunzioni clientelari, che ha fatto gridare allo scandalo l’Italia intera e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo esemplare: “Sviluppo Parenti”.
(Su questo si veda pure La Provincia Cosentina del 25 ottobre 2007)

LISTA “SCOPELLITI PRESIDENTE”

CANDELORO IMBALZANO, assessore comunale a Reggio alle Attività produttive. L’1 aprile del 2003 il pentito Paolo Iannò, braccio-destro del superboss Pasquale Condello, depone nel processo “Comitato d'affari”, nato dal filone principale sulla Tangentopoli reggina e che vede alla sbarra politici, imprenditori e capicosca. Rispondendo alle domande del pm Mollace, il pentito ha spiegato di aver dato con la sua famiglia il suo sostegno elettorale a Candeloro Imbalzano. «Tutti i miei congiunti – ha dichiarato Iannò - hanno avuto a che fare con la ‘ndrangheta. Mio nonno Francesco comandava il “locale” di Catona e aveva rapporti con le famiglie Lo Giudice, Rogolino, Surace. Mio zio Paolo Suraci era responsabile del “locale” di Gallico, mio zio Francesco di quello di Condera». Una parte consistente dell’esame viene poi dedicata ai rapporti con la politica: «Ho sempre militato nel vecchio partito socialista, mio zio Paolo era amico del dott. Marino, il direttore del manicomio. Attraverso lui conobbi Nicola Argirò, l’ex presidente delle case popolari. Poi conobbi Giovanni Palamara (ex assessore regionale) e Giovanni Sculli dell’ ex Iacp. L’ultima volta il sostegno l’abbiamo dato a Candeloro Imbalzano (assessore comunale di Reggio, ndr)».
( su questo si veda Gazzetta del Sud del 2 aprile 2003)

MICHELE RASO, assessore comunale di Reggio Calabria al patrimonio edilizio, ex Udeur. Attraverso il celebre e vergognoso “Concorsone regionale” ha fatto assumere nei ranghi della Regione il proprio figlio Raffaele.
(si veda Corriere della Sera del 7 ottobre 2005 servizio di Gian Antonio Stella)

LISTA UDEUR-PRI-NUOVO PSI

GIUSEPPE PEZZIMENTI, ex consigliere regionale con la Lista “Liberal Sgarbi”, attuale vicesindaco di Gerace in quota Udeur, già sindaco e assessore di Gerace.E’ medico all’Asl n. 9 di Locri, Azienda sanitaria sciolta per infiltrazioni mafiose.
La relazione della Commissione di accesso all’Azienda sanitaria numero 9 di Locri (Prefettura di Reggio Calabria 25 marzo 2006), su Giuseppe Pezzimenti scrive che <>. Sono passati 21 anni e Giorgio De Stefano, mente dell'omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato, mentre Battaglia si ricandida al Consiglio regionale. (per tale vicenda si veda Peter Gomez e Marco Lillo su L’Espresso del 28 ottobre 2005)


DEMETRIO NACCARI CARLIZZI Assessore regionale uscente ed ex sindaco e vicesindaco di Reggio Calabria. Denunciato dai carabinieri del Ros del colonnello Valerio Giardina, insieme ad altri 370 amministratori e politici della provincia di Reggio Calabria, per i ritardi e le presunte omissioni nell’assegnazione dei beni confiscati ai mafiosi.
(si veda L’Unità del 21 agosto 2008 e Calabria Ora del 22 e 23 agosto 2008)


RETTIFICA DA PARTE DEL SIGNOR DEMETRIO NACCARI CARLIZZI:

"non esiste alcuna denuncia per quanto mi riguarda, ho già provveduto alla querela quando la notizia è apparsa su Calabria ora. L'elenco dei 370 amministratori è l'elenco di tutti gli amministratori dei Comuni dove ci sono beni confiscati. La mia gestione si è invece distinta per aver mandato le diffide di sgombero ai mafiosi e la procura di Reggio me ne ha dato atto "sentendomi come persona informata sui fatti". Vi invito quindi a rettificare la nota altrimenti sarò costretto a querelarvi". Demetrio Naccari Carlizzi


LUCIANO RACCO, eletto consigliere regionale col centrodestra nel 2005 ed ora trasvolato nel centrosinistra. Il suo nome spunta fuori nell’ambito delle intercettazioni sui boss Costa di Siderno. Il boss Tommaso Costa ha fornito per gli inquirenti il proprio sostegno elettorale a Luciano Racco in occasione delle Europee del 2004 che vedevano Racco candidato nella lista “Socialisti Uniti” della circoscrizione meridionale. Tutte le intercettazioni sono depositate nel processo “Lettera Morta” contro il clan Costa ed in quelle per l’uccisione del giovane commerciante di Siderno Gianluca Congiusta. L’appoggio elettorale del clan Costa a Luciano Racco è stato anche confermato in aula, il 10 ottobre del 2008, dal maresciallo Giacomo Mazzoleni della compagnia dei carabinieri di Soverato, che ha ricostruito davanti alla Corte gli interessi "politici" di Tommaso Costa alle europee del 2004.
Agli atti del processo (n. 3594/04 RGIP) è depositata anche una lettera di Tommaso Costa indirizzata ai propri familiari con l’invito a votare Luciano Racco. Nel corso della 18esima udienza del processo sono poi emersi incontri diretti fra Giuseppe Curciarello (accusato di associazione mafiosa e vicino ai Costa) e Luciano Racco. Il maresciallo Mazzoleni ha spiegato come il boss Costa scrisse delle lettere il 14 aprile del 2004 alla cognata Annunziata Docosola residente il Puglia e come la cosca Costa avesse deciso di <>.Quindi il boss Tommaso Costa chiese l’appoggio di tutti gli “amici” di Bari <>. Altra lettera ,Tommaso Costa la mandò al fidato Curciarello scrivendogli che <> gli interessava personalmente. Nelle lettere si parla pure dell’interessamento di Luciano Racco a far avere lo stipendio alla moglie di Tommaso Costa che lavorava al centro commerciale “Le Gru” , dove il proprietario è proprio Luciano Racco. Il boss Tommaso Costa sostiene infine in altre lettere che Luciano Racco gli chiese aiuto elettorale.Il boss, in occasione delle Europee del 2004 inviò così il nipote Francesco Costa a Bari per seguire direttamente le operazioni di raccolta dei voti in favore di Racco. Luciano Racco ottenne alle Europee 12.650 preferenze, dietro però Gianni De Michelis e per questo non venne eletto.
(si veda su questo Gazzetta del Sud del 2 e dell’ 11 ottobre 2008 e verbale 18esima udienza del proc. 3594/04)

SERGIO LAGANA’ , avvocato di Maria Grazia Laganà (vedova Fortugno). Sergio Laganà è stato consulente della Regione Calabria (Decreto del Presidente della Regione 6.7.2005 n° 163; Delibera della Giunta Regionale 27.06.2005 n° 608) per soli 6 mesi (fra giugno e dicembre 2005). Tale consulenza è stata pagata con 27mila euro (poco meno di 24mila euro netti).
Sergio Laganà è figlio di Guido, ex assessore regionale, arrestato due volte e per oltre un ventennio consigliere regionale democristiano legato, insieme al fratello Mario (per anni ed anni dirigente della Usl di Locri e poi parlamentare Dc in sostituzione di Ludovico Ligato nominato presidente delle Ferrovie dello Stato) a Ciriaco De Mita e Riccardo Misasi.
Ma con la Regione Calabria hanno avuto consulenze negli ultimi 5 anni anche altri membri della famiglia Laganà-Fortugno.
Eccoli: Fortugno Fabio (cl. 1979) si è visto conferire l’incarico di autista presso le Strutture Speciali dell’on. Francesco Fortugno, vice Presidente del Consiglio Regionale con decorrenza dal 7.05.2005 (Determinazione 147/2005 n° 382).
Laganà Fabio (cl. 1970), responsabile di struttura con decorrenza dal 1.6.2005 assegnazione alla struttura speciale Segreteria particolare dell’on. Francesco Fortugno in qualità di responsabile di struttura con effetto dal 1.3.2004; assegnato alla struttura speciale Segretario Particolare On. Francesco Fortugno con effetto dal 2.1.2002 (Determinazione del 19.10.2005 n° 558; Determinazione del 2.11.2005 n° 601;
Fortugno Giuseppe (cl. 1982), figlio di Francesco e Maria Grazia. Assegnazione alla mini struttura in qualità di componente a decorrere dal 21.04.2005 al 06.05.2005; assegnazione a Struttura Speciale Segreteria particolare dell’On. Francesco Fortugno in qualità di componente dal 01.04.2004; incarico di collaboratore esperto dell’On. Francesco Fortugno con decorrenza 01.04.2003; (Determinazione del 2.11.2005 n° 602; Delibera Ufficio di Presidenza Consiglio Regionale del 14.04.2004 n° 84; Delibera Ufficio Presidenza Consiglio Regionale del 10.05.2003 n° 115).
Da ricordare, infine, che nell’ottobre 2008 scoppiò il caso di Fabio Laganà, che è anche esponente provinciale e regionale del Pd, nonché fratello dell’on. Maria Grazia e cognato del defunto Franco Fortugno.
Fabio Laganà, dal telefono cellulare della sorella parlamentare, vedova Fortugno, comunicò al sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione (questi poi arrestato e la cui amministrazione è stata sciolta per mafia) la proroga della Commissione d’accesso agli atti ed invitò il sindaco di Gioia Tauro a nominare assessore un certo Nicola. Dal Torrione, sindaco Udc, guidava l’ amministrazione di Gioia Tauro col centrodestra mentre Fabio Laganà, come già detto, è del Pd. (Su questo si veda Gazzetta del Sud del 15 ottobre 2008)

SLEGA LA CALABRIA

GIOVANNI PENSABENE, ex assessore comunale a Reggio Calabria, condannato dalla Corte dei Conti il 9 novembre del 2004 con sentenza depositata il 25 gennaio 2005.
(si veda sentenza Corte dei Conti n. 74/2005)

LISTA AUTONOMIA E DIRITTI (lista ispirata da Loiero)

FRANCESCO CUZZOLA, dirigente medico dell’Asl di Locri dal 1 maggio 1993. Sul suo conto la Commissione di Accesso agli atti dell’Azienda sanitaria numero 9 di Locri (Prefettura di Reggio Calabria 25 marzo 2006), scrive che dalle Informative di polizia risulta che Francesco Cuzzola :
-In data 28.09.1987 veniva condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria per il reato di falso;
- in data 31.07.1988 veniva denunciato dalla stazione carabinieri di Bruzzano Zeffirio (Rc) per tentato omicidio volontario;
- in data 13.04.1994 veniva denunciato dai carabinieri di Reggio Calabria per reati contro la pubblica amministrazione.
Controlli del territorio a cui è stato sottoposto Francesco Cuzzola:
- 25.07.2004 controllato unitamente a SCULLI Francesco: nato a Bruzzano Zeffirio il 08.02.1945, dirigente dell'ufficio tecnico del comune di Bruzzano Zeffirio, segnalato in banca dati forze di polizia per truffa, associazione di tipo mafioso e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (quest'ultimo, agli atti d'ufficio, risulta essere gravato da vicende penali per associazione di tipo mafioso), il 10.08.2002 è stato deferito in stato di libertà dai carabinieri di Bianco alla Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, poiché ritenuto responsabile, unitamente ad altri soggetti, del reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al controllo dell'attività amministrativa del Comune di Bruzzano Zeffirio, abuso in atti d'ufficio, interesse privato in atti d'ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato, interruzione di pubblico servizio e falsità di registri di uso comune. Sculli è coniugato con MORABITO Caterina (Bova Marina, 14.05.1959), figlia di MORABITO Giuseppe (Casalinuovo d'Africo, 15.08.1934) alias "Tiradritto", latitante per oltre 10 anni ed in atto detenuto, ritenuto il "capo carismatico" della cosca mafiosa "MORABITO - PALAMARA - BRUZZANITI" operante nella fascia jonica reggina e con ramificazioni in campo nazionale ed internazionale. Lo stesso Morabito, già colpito da numerosi provvedimenti restrittivi ed inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, veniva tratto in arresto il 18.02.2004 da personale dei Reparti speciali del comando provinciale carabinieri di Reggio Calabria, all'interno di un casolare sito in località Santa Venere, unitamente al genero Pansera Giuseppe (Melito Porto Salvo,20.11.1957). Quest’ultimo indicato quale elemento di "primo piano" del citato sodalizio criminale, nell’ambito del quale, così come riportato nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere relativa all'operazione "Armonia", avrebbe rivestito, tra l'altro, il ruolo di organizzatore e promotore della complessa ed efficiente rete di copertura ed appoggi che ha favorito per oltre 10 anni la latitanza del MORABITO Giuseppe, nonché contiguo alla cosca mafiosa "IAMONTE", attiva nella fascia jonica reggina ed in campo nazionale.
(si veda Relazione conclusiva in ordine agli accertamenti effettuati presso l’Asl nr.9 di Locri dal prefetto Paola Basitone, dal magg. GdiF. Luciano Tripodero e dal Dr. Michele Scognamiglio. Si veda anche il settimanale L’Epresso del 23 novembre 2009)

ALESSANDRO FIGLIOMENI, ex Pdl, trasvolato ora nel centrosinistra. Ex sindaco di Siderno, finito al centro di una bufera mediatica per la mancata costituzione di parte civile della sua amministrazione nel processo “Lettera Morta” riguardante l’omicidio di Gianluca Congiusta (assassinato il 24 maggio del 2005) ed il clan Costa di Siderno.
Gli avvocati Antonia Vizzari, Vincenzo Luly e Antonio Ricupero, interpellati dal sindaco Figliomeni, hanno scritto che <>, ma poi hanno espresso il loro parere negativo sull’ipotesi di costituzione di parte civile del Comune e così la maggioranza consiliare ed il sindaco Alessandro Figliomeni hanno deciso di adeguarsi ai consigli del loro “pool giuridico”. Piccolo particolare: tale “pool giuridico” del Comune di Siderno, solitamente annovera anche la penalista Maria Candida Tripodi, che però in questa vicenda si è astenuta per incompatibilità. E’ infatti il legale di fiducia del boss Tommaso Costa, imputato di essere il mandante dell’omicidio Congiusta. Gli avvocati del Comune di Siderno nel loro parere hanno così incredibilmente scritto che:<<>>, e quindi <>.
Peccato però, per Alessandro Figliomeni la sua amministrazione ed il suo staff di legali, che l’ordinanza del Gip di Reggio Calabria con cui è stato disposto il rinvio a giudizio degli imputati del delitto Congiusta reciti: <<….per avere fatto parte di una associazione di tipo mafioso denominata “ndrangheta” articolata in una organizzazione criminale a base familiare facente capo alla c.d. ndrina “Costa” ed operante nella città di Siderno e finalizzata, mediante la forza intimidatrice del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e omertà della cittadinanza, al controllo mafioso della zona di Siderno>>.

QUESTO DOSSIER (documentato in tutte le sue fonti e probabilmente non esaustivo) E’ IL FRUTTO DI 2 SETTIMANE DI LAVORO DA PARTE DI 7 PERSONE (RICERCATORI UNIVERSITARI, STUDENTI e LIBERI PROFESSIONISTI)

I candidati impresentabili in Calabria (prima parte)

Che ne pensate del seguente dossier?


CANDIDATI ALLE REGIONALI IN CALABRIA: FRA IMPRESENTABILI, CONDANNATI, INDAGATI, PARENTI DI BOSS, COLLUSI CON LA ‘NDRANGHETA E CAMBI DI CASACCA. IL DEGRADO DELLA POLITICA.

CANDIDATO ALLA PRESIDENZA CON IL CENTROSINISTRA

AGAZIO LOIERO
Presidente della Regione Calabria col centrosinistra. Ricandidato. Ex deputato democristiano nel 1987 e nel 1992, non eletto nelle file del Ppi nel 1994, quindi passato nel centrodestra col Ccd, eletto senatore con la Casa delle Libertà nel 1996, trasvolato poi nell’Udr di Cossiga,quindi nell’Udeur di Mastella ed infine riciclatosi nel centrosinistra con la Margherita. Espulso dalla Margherita, ha fondato il “Partito democratico meridionale” per poi aderire al Partito democratico.
Il 24 febbraio 2004 viene arrestato il manager dell’ospedale "Pugliese-Ciaccio" di Catanzaro, Carmelo D’Alessandro, con l’accusa di corruzione, turbativa d’asta e truffa in relazione ad una gara d’appalto relativa al servizio di pulizia e disinfestazione all’interno dell’azienda ospedaliera catanzarese.
Il 27 febbraio 2004 Il Quotidiano della Calabria titola “Intercettazioni shock”. Tra le tante telefonate agli atti dell’inchiesta, viene infatti pubblicata quella in cui la moglie di Loiero indica al manager D’Alessandro le persone da assumere nell’impresa di pulizia che si era aggiudicata l’appalto incriminato. Naturalmente saltando selezioni, concorsi e procedure.
Loiero, il giorno dopo la pubblicazione delle intercettazioni shock, in una lettera al Quotidiano confermò tutto, ma si scusò dicendo che le persone “segnalate” da lui e dalla moglie non erano comunque dei parenti…
Agazio Loiero è un affezionato frequentatore delle cronache giudiziarie.Alla vigilia delle elezioni politiche dell’ aprile 1992, l’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova ed il pm di Locri Nicola Gratteri (attuale pm della Dda di Reggio) che indagavano sui rapporti fra massoneria deviata, ‘ndrangheta e politica, fanno perquisire le abitazioni di alcuni boss della Piana di Gioia Tauro e della Locride. Si scopre così che i boss posseggono santini, fac-simili e vario materiale elettorale di 20 dei 34 parlamentari eletti in Calabria.Fra questi 20 c’era pure Agazio Loiero.
Nel 1994 la Procura antimafia di Reggio Calabria ottiene il rinvio a giudizio di Loiero per concorso esterno in associazione mafiosa, insieme a quello di un centinaio di esponenti del clan Piromalli-Molè di Gioia Tauro (processo "Tirreno"). Loiero - secondo l'accusa- avrebbe offerto <>.
Fra l’altro, il pm antimafia Roberto Pennisi sostenne che Loiero si era incontrato col mafioso Salvatore Filippone (uomo del clan Piromalli e condannato poi a 20 anni di carcere) per contrattare i voti delle cosche di Gioia Tauro.A casa del mafioso Salvatore Filippone, infatti, i carabinieri trovarono migliaia di fac-simili elettorali di Agazio Loiero. Anche il killer pentito del clan Piromalli-Molè, Annunziato Raso di Rosarno, confermò in aula di aver raccolto voti per Loiero perchè così ordinatogli dai suoi capi: i boss Piromalli e Molè.
Il 25 novembre 1997, però, Loiero è stato assolto. E’ stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione, sostenendo che il tentativo del clan Piromalli <>.
Nel frattempo, Loiero finisce sotto processo a Roma.Con esiti molto meno fortunati.Il processo si è concluso con la prescrizione per reato commesso. Loiero era imputato del reato di abuso d’ufficio con vantaggi patrimoniali per aver ottenuto illegittimamente, fra il 1991 ed il 1992, dal Servizio Segreto Civile due "segretarie in appalto", Anna Maria Santaniello e Anna Maria Ferrante, che però Loiero utilizzava (spesate e stipendiate, ovviamente, dallo stesso Sisde) per battere a macchina e classificare il suo enorme schedario di richieste di raccomandazioni. Le stesse segretarie hanno raccontato la vicenda con profusione di particolari. In qualità di ministro (prima dei Beni Culturali, poi degli Affari Regionali), Loiero è riuscito a rimandare le udienze decine e decine di volte, adducendo impedimenti di servizio istituzionale: un antesignano del "metodo Berlusconi".
Il 20 luglio del 2000, nell’udienza che doveva essere dedicata alla requisitoria del pm Bruno, ci fu l’ennesimo rinvio di ben quattro mesi. Ma, nel frattempo, nel settembre del 2000, è arrivata la salvifica e tanto attesa prescrizione.
(Si veda su questo il libro “Berlusconia: ultimo atto”, di G.Serra, M. Ottanelli, M. Sedda, D. De Jong e “La Repubblica delle Banane” di Peter Gomez e Marco Travaglio, Editori Riuniti)

CANDIDATO ALLA PRESIDENZA CON IL CENTRODESTRA

GIUSEPPE SCOPELLITI

"Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla Magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali”. (Paolo Borsellino)

Il sindaco di Reggio Calabria Scopelliti ha di recente ammesso, in un interrogatorio dinanzi al pm della Dda di Reggio Giuseppe Lombardo, di conoscere ed aver frequentato Antonino Fiume, killer della potente cosca De Stefano.
«Conosco Giuseppe Scopelliti, in quanto ho appoggiato politicamente lo stesso». È la frase pronunciata dal pentito Nino Fiume, l’ex killer dei De Stefano che aveva dichiarato in aula di aver sostenuto il sindaco nelle varie campagne elettorali. Scopelliti, interrogato dal pm ha dichiarato: «Conosco Fiume. Come tutti i ragazzi di questa città, negli anni ottanta frequentavo l’unica discoteca che c’era a Reggio, il Papirus. Era un gruppo ampio ma sempre circoscritto. Ci si conosceva un pò tutti. È stata una frequentazione estiva e casuale. Lo ricordo perché era tra quei ragazzi con cui ci si salutava e si scambiava qualche battuta. Non c’è stata nessuna frequentazione. Attraverso i giornali ho appreso che lui era vicino ai De Stefano e che era legato alla figlia di Paolo De Stefano. Mai parlato di politica con Fiume. Ho appreso dai giornali che faceva campagna elettorale per me».
A detta di Scopelliti, quindi, i suoi rapporti con Fiume si sarebbero fermati agli anni ‘80 quando erano circoscritti alla discoteca. E se da una parte ha sostenuto di non aver mai discusso con Fiume di politica, dall’altra ha affermato che, «probabilmente, è stato uno di quelli che diceva di votarmi».
Come avrebbe fatto Fiume a comunicare il suo sostegno a Scopelliti se non lo ha mai visto in epoche successive alla serata del Papirus? E’ la domanda con cui il pm Lombardo ha sottolineato la contraddittorietà del discorso di Scopelliti che si è limitato a rispondere : « L’ho incontrato per caso in discoteca. Pino Scaramuzzino lo conosco per gli stessi motivi di Fiume con la differenza che lui è un operatore turistico della città. E’ il proprietario dell’Oasi. Qualche volta ho parlato di politica con Scaramuzzino nel 1995-1996. Credo siamo amici, li ho visti soltanto nella circostanza del locale».
(Su questo si veda Gazzetta del Sud, Calabria Ora e Il Quotidiano del 25 novembre 2009)

Scopelliti, inoltre, quale sindaco di Reggio Calabria, è stato condannato nel novembre 2009 dalla Corte dei Conti a risarcire l’erario per 1.300.000 euro, in solido con un tecnico comunale, per via di una ex fabbrica per la lavorazione degli agrumi, “Italcitrus”, che il Comune di Reggio Calabria ha acquistato per 2.500.000 euro al fine di trasformarla in un centro di produzione della Rai. La Corte dei Conti ha accertato che il prezzo di acquisto era doppio rispetto ad una precedente valutazione realizzata dal Tribunale di Reggio Calabria in un altro procedimento.
Scopelliti, inoltre, nel novembre scorso è stato rinviato a giudizio dal gip di Reggio Kate Tassone per <>.
(Si veda su questo Gazzetta del Sud del 15 ottobre 2009).
Infine, per il 13 aprile prossimo è prevista la requisitoria del Pm nel processo che vede Scopelliti
ed il suo assessore comunale Caridi accusati omissione di atti d’ufficio per non avere posto in essere adeguate azioni di programmazione, controllo e vigilanza in ordine allo smaltimento del percolato originato da una discarica. Secondo l’accusa, Scopelliti e Caridi non avrebbero provveduto alla bonifica e messa in sicurezza della discarica, vero pericolo per la città di Reggio Calabria a causa della presenza di rifiuti pericolosi e per l’ingente percolato (il liquido prodotto dalla sedimentazione dei rifiuti organici) mai smaltito. Sempre per l’accusa, la situazione appariva ancora più grave per la presenza nelle vicinanze della discarica di una scuola elementare.
( Si veda Gazzetta del Sud del 14 marzo 2008 e Calabria Ora del 24 febbraio 2010).

CANDIDATI LISTE CENTROSINISTRA IN APPOGGIO A LOIERO NELLA PROVINCIA DI COSENZA

LISTA PD

CARLO GUCCIONE, già segretario regionale dei Ds, assunto nei ranghi della Regione attraverso il celebre e vergognoso “Concorsone regionale”.
Il fratello di Carlo Guccione, di nome Fabrizio e consigliere comunale dei Ds a Rende sino al 2001, è invece stato definitivamente condannato ad 1 anno e 4 mesi per estorsione nell’ambito dell’inchiesta “Twister” condotta nel 2004 dai carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro contro un’organizzazione che gestiva un vasto giro di usura a Cosenza ed aveva creato, in alleanza con la ‘ndrangheta, una vera e propria economia parallela. Secondo la Dda di Catanzaro e la Procura di Cosenza e poi la sentenza definitiva, Fabrizio Guccione (all’epoca arrestato) avrebbe preteso da un commercialista e dal presidente di una cooperativa il pagamento di una mazzetta da 300 milioni di lire a titolo di “ringraziamento” per aver favorito la vendita di un terreno. La somma sarebbe servita a garantire anche futuri ulteriori affari. Per ottenere il pagamento, Fabrizio Guccione si presentò allo studio del commercialista in compagnia del pluripregiudicato, e personaggio vicino alla ‘ndrangheta, Marcello Mazza. Quest’ultimo minacciò il commercialista di pagare subito Fabrizio Guccione. Preoccupati dell'intervento di Mazza, il commercialista-parte offesa e l’imprenditore colluso con la ‘ndrangheta Domenico Vulcano chiesero quindi un incontro urgente con Franco Presta, altro boss della ‘ndrangheta cosentina. Presta intervenne e al commercialista venne imposto di pagare la mazzetta. Non a Gruccione questa volta, ma direttamente ai boss di Cosenza Franco Presta, Carmine Chirillo e Carmine Pezzulli.
(Si veda per l’intera vicenda Gazzetta del Sud del 12 marzo 2008, Gazzetta del Sud e Il Quotidiano della Calabria del 7 marzo 2009 e Gazzetta del Sud del 9 marzo 2004 edizione di Cosenza)

NICOLA ADAMO, vicepresidente della giunta Loiero e già segretario regionale dei Ds. Rinviato a giudizio il 3 marzo 2010 per il reato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. Secondo l’accusa, Nicola Adamo avrebbe ottenuto denaro dall’imprenditore e presidente della Despar Antonino Gatto (anch’egli rinviato a giudizio), in occasione delle elezioni regionali del 2005. Nell’ambito della stessa inchiesta, Nicola Adamo è stato rinviato a giudizio anche per alcuni presunti casi di abuso d’ufficio. Il processo inizierà il 9 giugno.
(Si veda Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 3 marzo 2010)
Nicola Adamo è stato inoltre condannato dalla Corte di Conti al pagamento dei danni erariali per uno spostamento illegittimo di una dipendente regionale all’epoca in cui lo stesso Adamo rivestiva la carica di assessore al Personale nella giunta Rodhio. (Su questo si veda Gazzetta del Sud 21 maggio 2003).
Tramite il famoso e vergognoso “Concorsone regionale”, Nicola Adamo ha sistemato alla Regione: Adriana Lucchetta,già telefonista della Federazione Ds di Cosenza e poi collaboratrice dello stesso Adamo; Nicola Gargano, ex consigliere regionale Ds; Giuseppe Marcucci, ex segretario provinciale Ds di Catanzaro; l’ex segretario provinciale Ds di Cosenza Carlo Guccione, poi segretario regionale dei Ds al posto dello stesso Nicola Adamo.
Ed ancora: Nicola Adamo è indagato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola relativa ad investimenti nel settore della produzione dell’ energia eolica realizzati nella zona dell’alto Tirreno cosentino. I reati ipotizzati vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione.
(Si veda Il Quotidiano della Calabria del 12 novembre 2007)
Enza Bruno Bossio, moglie di Nicola Adamo, è stata invece rinviata a giudizio dal gup di Lecce per truffa e falso ideologico: come commissaria ministeriale avrebbe stilato una relazione falsa in favore di un’azienda pugliese che ha poi ricevuto i fondi dalla legge 488.
(Si veda Ansa e Il Quotidiano della Calabria del 17 febbraio 2008)
Infine, Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio sono indagati per «bancarotta semplice e fraudolenta» nell’ambito del fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici. Gli atti sono stati trasferiti per competenza territoriale dalla procura di Catanzaro a quella di Cosenza.
(Su questo si veda Gazzetta del Sud 1 dicembre 2009)

STEFANIA COVELLO, consigliere regionale uscente ma soprattutto figlia di Franco Covello, nominato da Loiero presidente del Comitato per il dissesto idrogeologico in Calabria, ex senatore democristiano, poi amministratore unico delle Ferrovie della Calabria con Forza Italia, infine trasvolato nella Margherita e quindi nel Pd. Franco Covello è indagato per corruzione dalla Procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo degli appalti gestiti dalla Protezione civile e gli affari sporchi del dopo-terremoto in Abbruzzo.
Fra le tantissime telefonate di Covello con Balducci (arrestato), una chiama in causa anche Loiero.
Covello dice infatti nelle telefonate intercettate con Balducci: «ti volevo dire... siccome io sono con il Presidente della Regione Calabria... verso le 12,30... se puoi memorizzare ... ti chiamo e te lo passo ... gliel'ho detto per la figliola ...okay? …ti abbraccio». Balducci acconsente: «Come no? ... va benissimo...va bene, va bene.».. Annotano gli investigatori: «Parrebbe quindi che, in una cornice di scambio di favori, Covello intenda richiedere a Balducci un favore per la figlia del presidente della Regione Calabria Loiero».
(Si veda La Stampa del 16 febbraio 2010)

GIOVANNI BATTISTA GENOVA, ex sindaco di Corigliano, indagato per abuso d’ufficio nella vicenda riguardante un concorso per 5 posti di ufficiale nella Polizia municipale di Corigliano. Un caso riaperto dal gip del Tribunale di Rossano Federica Colucci. La vicenda esplose nel novembre del 2007 quando al Comune di Corigliano ed alla Procura della Repubblica di Rossano arrivarono dei plichi sigillati con sopra scritto: "aprire alla fine del concorso". Nei plichi c’erano i nomi dei vincitori del concorso e gli stessi plichi risultavano essere depositati in Procura già nel febbraio del 2006.Seguirono vari esposti che contestarono l’illegittimità del concorso e i sequestri di documenti operati dalla Guardia di Finanza nelle stanze del Comune di Corigliano. Il gip ha disposto la riapertura delle indagini «a fronte di illegittimità documentali» e per via della testimonianza di un denunciante che ad avviso del magistrato «non solo ha reso dichiarazioni chiare, logiche e precise, ma ha fornito un riscontro estrinseco ed ha depositato il nome dei vincitori del concorso quando ancora non tutte le prove erano espletate, ed ha preannunciato che i vincitori sarebbero stati 6 e non 5 perché la partecipante C.C., già indicata come vincitrice, sarebbe andata via per altro ente. Tutte circostanze che si sono poi esattamente verificate».
(Sulla vicenda si veda La Gazzetta del Sud del 17, 18 e 19 dicembre 2008)

MARIO MAIOLO, assessore regionale uscente. Indagato dalla Procura di Catanzaro in un’inchiesta sulle attività della società “Tesi”. Società mista pubblica-privata operante nel settore informatico ed ambientale, la cui gestione ha visto coinvolti, trasversalmente, esponenti del centrosinistra e del centrodestra. Ad erogare i finanziamenti, sulla gestione dei quali vengono ipotizzati vari illeciti, sono stati l'Unione europea, lo Stato e la Regione Calabria, che figurano nell’inchiesta come parti lese.
(Si veda Gazzetta del Sud 16 dicembre 2008, Il Quotidiano della Calabria del 16 dicembre 2008)

SALVATORE PIRILLO, segretario del Pd di Amantea, assunto nei ranghi della Regione con la celebre e vergognosa leggina numero 25 (“Concorsone regionale”) che ha permesso la chiamata diretta, come portaborse, di figli, cognati, fratelli e parenti dei consiglieri regionali e quindi la loro successiva stabilizzazione senza lo straccio di un concorso pubblico.
(Su questo si veda Il Corriere della Sera del 18 ottobre 2002 e del 7 ottobre 2005 a firma di Gian Antonio Stella).
Salvatore Pirillo è inoltre figlio di Mario Pirillo, attuale eurodeputato del Pd ed un passato da assessore regionale al Bilancio sia con giunte di centrodestra che di centrosinistra. Mario Pirillo è passato dalle fila della Dc al Ppi, poi al Cdu, quindi all’Udeur, poi nella Margherita sino alla sua espulsione da tale partito e l’adesione al Pdm di Loiero. Infine, l’eurodeputato si è accasato nel Pd. Mario Pirillo, al centro da anni di varie inchieste giudiziarie, passa anche alla storia per essere stato l’unico assessore regionale italiano, con delega alla Caccia, ad essere stato diffidato dalla Lav (Lega antivivisezione) per aver approvato un calendario venatorio fuori legge che anticipa la caccia in Calabria al 1 Settembre (unica Regione d’Italia). Celebri anche le annuali e puntuali censure della Corte dei Conti calabrese all’indirizzo dei bilanci regionali disastrosi, ed all’insegna dello sperpero, varati da Mario Pirillo nei suoi tanti anni trascorsi alla guida dell’assessorato regionale al Bilancio (la Regione Calabria in 30 anni non ha mai consegnato un bilancio in regola coi tempi e i modi fissati dalla legge).

SANDRO PRINCIPE ex assessore regionale della giunta Loiero, ex sindaco di Rende, ex sottosegretario al Lavoro.
I suoi fac-simili ed il suo materiale elettorale vennero trovati nelle abitazioni di centinaia di mafiosi della Piana di Gioia Tauro e della Locride durante il famoso “blitz delle preferenze”, scattato alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 1992. Il blitz era stato ordinato dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova e dall’allora pm di Locri Nicola Gratteri. Per ben due volte Cordova ed il suo sostituto Francesco Neri (attuale sostituto Pg a Reggio Calabria) chiesero l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora sottosegretario al Lavoro Sandro Principe. L’autorizzazione venne però negata dalla Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati (relatore il massone Alfredo Biondi, ex Pli, poi passato alla storia per il decreto "salvaladri" varato come ministro della Giustizia del primo Governo Berlusconi. Biondi è anche un pregiudicato per frode fiscale). Alla massoneria sarebbero stati legati da sempre sia Sandro Principe che suo padre Francesco (detto “Cecchino”), deceduto da qualche anno. Nei giorni in cui la Giunta della Camera doveva decidere l’autorizzazione a procedere per concorso in associazione mafiosa nei confronti di Sandro Principe, suo padre Cecchino si trasferì a Roma dove - secondo l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione ed il giornalista Paolo Mondani - lo si poteva facilmente vedere passeggiare in Transatlantico a braccetto con Forlani e Misasi. Nella richiesta del procuratore Cordova avanzata nei confronti di Sandro Principe c’era di tutto. Dalla campagna elettorale fatta per Sandro Principe da mafiosi e pregiudicati della Piana di Gioia Tauro (dai boss Versace di Polistena agli Avignone di Taurianova, a molti altri), sino agli incontri di Sandro Principe ( fotografati dai carabinieri di Rosarno) col boss mafioso Marcello Pesce nella saletta riservata del bar “Crystall” di Rosarno. Agli atti anche le lettere di raccomandazione inviate da Sandro Principe all’allora sottosegretario alla Difesa socialista al fine di far ottenere l’esonero dal servizio militare al pregiudicato di Rosarno Galatà (fratellastro del boss Marcello Pesce). Secondo i magistrati Agostino Cordova e Francesco Neri, tale ultimo favore fu chiesto a Sandro Principe dall’allora consigliere comunale socialista di Rosarno La Ruffa, pregiudicato e cognato degli stessi Pesce.Un atto assolutamente illegittimo visto che Galatà era stato dichiarato idoneo al servizio miltare.
Agli atti della richiesta di autorizzazione avanzata dalla Procura di Palmi contro Sandro Principe, anche la testimonianza dell’ex ministro Giacomo Mancini, non rieletto in quelle elezioni politiche del 1992 per via della sua ferma opposizione alla costruzione della centrale Enel a Gioia Tauro. Mancini dichiarò a Cordova che la mafia della Piana di Gioia Tauro votò all’epoca per Sandro Principe, Paolo Romeo, Sisinio Zito e Saverio Zavettieri. Contro Sandro Principe, infine, anche la testimonianza dell’ex sindaco comunista di Rosarno Giuseppe Lavorato che spiegò ai magistrati come per formare all’epoca la giunta di sinistra a Rosarno (che vedeva esclusa la Dc), lui stesso dovette trattare direttamente con Sandro Principe, al quale chiese l’esclusione dalla sua giunta di persone in odore di mafia. Come dire: Sandro Principe disponeva direttamente del Psi di Rosarno ed era perfettamente a conoscenza dei legami con la ‘ndrangheta dei suoi membri.
(Per tali episodi si veda il libro “Oltre la cupola” di Francesco Forgione e Paolo Mondani, Rizzoli editore).

“AUTONOMIA e DIRITTI”( Lista ispirata da Loiero)

ROSARIO MIRABELLI, già capogruppo di Alleanza Nazionale nel Consiglio comunale di Rende, ex consigliere provinciale, poi trasvolato nell’Udeur e nel centrosinistra per le elezioni regionali del 2005, poi candidato a sindaco di Rende nel 2006 con una lista civica e quindi ora nel centrosinistra con “Autonomia e diritti” e con Loiero.

GILBERTO RAFFO, attuale consigliere provinciale di Cosenza, già presidente del Nuovo Psi di De Michelis (centrodestra), poi trasvolato nel centrosinistra con l’Udeur, ora in “Autonomia e diritti”.

NATALE ZANFINI, ex consigliere provinciale eletto con l’Udc, poi passato all’Italia di Mezzo e quindi trasvolato nel centrosinistra e nel Pd.

LISTA “SLEGA LA CALABRIA”

UGO PISCITELLI, sindaco di Mendicino, indagato e di nuovo sotto processo dopo che l’ 8 gennaio 2008 la sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza con cui, a marzo del 2007, i giudici d'Appello lo avevano assolto. L’accusa di abuso d'ufficio riguarda una concessione edilizia.. In primo grado, Piscitelli era stato condannato ad otto mesi. In Appello era arrivata l’assoluzione ma la Cassazione ha poi deciso per un nuovo processo d’Appello annullando la precedente assoluzione.
(Si veda Gazzetta del Sud del 27 maggio 2008)
Per altra vicenda giudiziaria la Corte dei Conti aveva disposto il sequestro conservativo dello stipendio e dell’indennità del sindaco Ugo Piscitelli, pignorandone le retribuzioni. La magistratura contabile contesta infatti ad Ugo Piscitelli di aver cagionato danni erariali nell’ambito della vertenza relativa alla costruzione del ponte “Avis”.
(si veda Gazzetta del Sud del 10 febbraio 2000)

FEDERAZIONE SINISTRA

ANTONINO TRAMONTE, ex sindaco di Saracena, prescritto dal Tribunale di Castrovillari per i reati di abuso e falso, commessi tra il ‘92 ed il ‘94. Nel 1994 per tale vicenda giudiziaria Antonino Tramonte era finito agli arresti domiciliari. Tramonte era accusato di aver falsamente attestato che alcuni fabbricati ricadevano al di fuori del perimetro urbano di Saracena, così esentando i proprietari dalla procedura di condono edilizio.
(Si veda Gazzetta del Sud del 21 febbraio 2001)

LISTA “ALLEANZA PER LA CALABRIA”

COSIMO MARIO SALVATI, ex sindaco di San Lorenzo del Vallo, condannato dalla Corte dei Conti per aver provocato un danno erariale di oltre 60 milioni di vecchie lire attraverso l’illecita
corresponsione di emolumenti a Luigi Zagarese, fratello dell’allora assessore comunale Oreste Zagarese, «per inesistenti prestazioni di custodia – riferisce la sentenza – relative al castello di San Lorenzo del Vallo». I fatti relativi al "falso custode" risalgono al 30 novembre 2001, con l’approvazione di un’apposita delibera. Accertato che la permanenza di Luigi Zagarese all'interno del castello configurava un’occupazione abusiva piuttosto che un servizio di custodia, la Corte dei Conti avviò un’istruttoria. Giungendo fino alla condanna. Gli amministratori, secondo i giudici contabili, avrebbero elargito «una vera e propria regalìa all’occupante abusivo dell’immobile, che peraltro non ha mai esercitato alcuna vigilanza. La tesi del rapporto di custodia – aggiunge la sentenza – oltre che smentita dalle relazioni dell’Ufficio tecnico comunale di San Lorenzo del Vallo, appare incompatibile con il rapporto di servizio che legava Luigi Zagarese all’ex Esac presso il frigomacello di Rende, dove l’uomo si recava quotidianamente tra il 5 ottobre 1982 e il 1 aprile 1998».
(per la vicenda e la condanna si veda Gazzetta del Sud 8 novembre 2007)

MICHELANGELO SPATARO, ex amministratore di FinCalabra, ex Ccd, poi ex segretario cittadino del Cdu, quindi capogruppo al consiglio comunale di Cosenza con l’Udeur, poi nel Pd, infine passato all’Api. E’ stato rinviato a giudizio lo scorso 2 marzo nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. Dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il prossimo 9 giugno.
(Si veda Il Quotidiano della Calabria, Gazzetta del Sud e Calabria Ora del 3 marzo 2010)
Michelangelo Spataro è indagato inoltre per bancarotta semplice e fraudolenta in un’inchiesta sulle attività della società “Tesi”. Società mista pubblica-privata operante nel settore informatico ed ambientale, la cui gestione ha visto coinvolti, trasversalmente, esponenti del centrosinistra e del centrodestra. Ad erogare i finanziamenti, sulla gestione dei quali vengono ipotizzati vari illeciti, sono stati l'Unione europea, lo Stato e la Regione Calabria, che figurano nell’inchiesta come parti lese. Gli atti sono stati trasferiti per competenza territoriale dalla Procura di Catanzaro a quella di Cosenza.
(su questo si veda Gazzetta del Sud 1 dicembre 2009)

DIEGO TOMMASI, ex assessore regionale all’Ambiente nella giunta Loiero, indagato dalla Procura di Crotone insieme ad altre 16 persone (fra gli altri l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro, l’ex sottosegretario alle Attività produttive Pino Galati di Lamezia, l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti, un giudice del Tar di Catanzaro, ecc.) nell’inchiesta condotta dal pm Pierpaolo Bruni sui finanziamenti pubblici erogati per la realizzazione di una centrale per la produzione di energia elettrica a turbogas nel comune di Scandale, nel crotonese.
Diego Tommasi è indagato per tentata concussione in concorso con Alfonso Pecoraro Scanio, Egidio Pastore e Antonio Principe. La richiesta di denaro sarebbe servita, secondo la Procura, ad «assicurare il buon esito del progetto di realizzazione di una centrale elettrica a cura della "Crotone power development"». Nel dettaglio Pastore e Principe, tramite Francesco Trebisonda (che non è indagato, ma ha subito una perquisizione), avrebbero richiesto al procuratore legale della società Antonio Argentino il pagamento di una somma per consulenze fittizie da affidare formalmente a «società riconducibili a Diego Tommasi e Pecoraro Scanio». Una richiesta alla quale Argentino disse No.L’inchiesta, ribattezzata “Energopoli” parla anche di tangenti che sarebbero state versate per ottenere le autorizzazioni a realizzare altri tre impianti a Crotone, Rizziconi e in Molise.
(Si veda Gazzetta del Sud, Corriere della Sera, Il Quotidiano della Calabria del 13, 14 e 15 luglio 2009)

CANDIDATI LISTE CENTRODESTRA IN APPOGGIO A SCOPELLITI NELLA PROVINCIA DI COSENZA

LISTA PDL

PINO GENTILE Indagato per il fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici. Il 30 novembre 2009 il gup di Catanzaro Abigail Mellace, davanti alla quale si stava svolgendo l’udienza preliminare sui presunti gravi illeciti nella gestione dei fondi pubblici destinati alla Calabria ha deciso il trasferimento di tutti gli atti al Tribunale di Cosenza, competente territorialmente. Pino Gentile è indagato per bancarotta semplice e fraudolenta. (Si veda Gazzetta del Sud 1 dicembre 2009).
Pino Gentile, unitamente al fratello Antonio (senatore), è stato chiamato in causa da diversi pentiti della ‘ndrangheta cosentina in molti processi. In particolare, il senatore Antonio Gentile è stato accusato di aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta alle politiche del 1992 (correva per il Psi). Anche l’ex sindaco di Cosenza Giacomo Mancini ha dichiarato che nel 1992 Antonio Gentile era scortato da un "nutrito stuolo di personaggi molto noti alla giustizia".
Pino Gentile, attuale consigliere regionale, è stato sindaco di Cosenza, consigliere ed assessore regionale, indifferentemente con giunte di centrosinistra e centrodestra. Prima di approdare a Forza Italia ha militato nel Psi e poi nel Pri.
.Per capire il trentennale potere clientelare ed affaristico coltivato dai fratelli Gentile basta considerare le seguenti assunzioni effettuate dai due fratelli, negli anni, a favore di propri strettissimi congiunti. Alla Camera di Commercio di Cosenza viene bandito un concorso per 12 posti. Fra i vincitori troviamo: Claudio Gentile, fratello di Antonio e Pino Gentile, e Massimiliano Manna, nipote dei Gentile.Alla "PromoCosenza" e alla Calab (società entrambe collegate alla Camera di Commercio di Cosenza) viene assunta a tempo determinato Daniela Gentile, nipote di Antonio e Pino Gentile. Ed ancora: l’Asl di Cosenza bandisce un concorso per 35 assistenti amministrativi e fra i vincitori risultano: Gentile Anna Rosa, Gentile Antonella, Gentile Katia, Gentile Manuela e Gentile Barbara, tutti figlie e nipoti dei potenti e "trasparentissimi" fratelli Gentile. Nella società “Sviluppo Italia Calabria” è stato invece sistemato Sandro Mazzuca, nipote di Pino Gentile.
Pino Gentile è infine imputato a Lamezia Terme per truffa, falso e abuso d'ufficio insieme all'ex presidente della giunta regionale Giuseppe Chiaravalloti per avere firmato con alcuni dirigenti dell’ente un accordo di programma per il finanziamento di circa 4,2 milioni destinato alla costruzione del Grand Hotel Marechiaro a Gizzeria.
(Si veda Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 16 marzo 2010)

GIANPAOLO CHIAPPETTA Nella società “Sviluppo Italia Calabria”, azienda famosa per aver scialacquato miliardi di vecchie lire in operazioni fallimentari, è riuscito a far assumere a tempo indeterminato e per chiamata diretta la propria nipote Giovanna Campanaro.
Un caso, quello di Sviluppo Italia Calabria e delle sue assunzioni clientelari, che ha fatto gridare allo scandalo l’intera Italia e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo esemplare: “Sviluppo Parenti”.
(Su questo si veda pure La Provincia Cosentina del 25 ottobre 2007)

FRANCO MORELLI, ex Dc, ex capo di Gabinetto di Chiaravalloti, legatissimo all’Opus Dei, consigliere regionale uscente di Alleanza Nazionale, famoso anche per essere stato immortalato dalle telecamere di “Annozero” mentre abbracciava e baciava il consigliere regionale Domenico Crea (questi poi arrestato) con la celebre frase <<…Crea è compare del mio compare…>>
Nell’ambito dell’inchiesta Why not, Franco Morelli è stato rinviato a giudizio e dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il 9 giugno prossimo nella qualità di ex dirigente generale del Dipartimento Obiettivi strategici della Regione. A Franco Morelli viene contestata, in concorso con Antonio Saladino e Giuseppe Lillo, l’adozione di atti amministrativi non rispondenti all’interesse generale. In altro filone di Why Not, Franco Morelli è invece indagato per truffa dalla Procura di Paola.(Si veda Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora del 3 marzo 2010).
Infine, Franco Morelli è indagato per «bancarotta semplice e fraudolenta» nell’ambito del fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici. Gli atti sono stati trasferiti per competenza territoriale dalla procura di Catanzaro a quella di Cosenza.
(Su questo si veda Gazzetta del Sud 1 dicembre 2009)

ENNIO MORRONE, consigliere regionale uscente ex Udeur, indagato dal 2003 dalla Dda di Catanzaro in un’inchiesta sulla penetrazione della ‘ndrangheta nei lavori della Salerno-Reggio Calabria. Rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Why Not”, dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il 9 giugno prossimo.
(Si veda Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 3 marzo 2010).

LUCIANO NERI, coordinatore del Pdl di Montalto Uffugo. Il gup di Salerno ha trasmesso gli atti riguardanti la sua posizione alla Procura di Catanzaro per competenza territoriale. Luciano Neri è indagato nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Dda di Salerno, e denominata “Dinasty - Do ut Des”, per il reato di falso in atto pubblico per aver fatto parte della Commissione regionale che avrebbe falsamente attestato la regolarità delle pratiche presentate dalla società “Il Melograno Village”. Società che così, grazie a tale falsa attestazione, incassò i finanziamenti regionali per la realizzazione di un villaggio turistico a Parghelia. Socia occulta del “Melograno village” sarebbe stata il giudice di Vibo Valentia Patrizia Pasquin, arrestata nell’operazione “Dinasty - Do ut Des” ed attualmente sotto processo a Salerno.

ANTONIO PIZZINI, consigliere regionale uscente, già distintosi come sindaco di Paola negli anni ’80 per aver lasciato le casse del Comune con un dissesto finanziario di oltre 15 miliardi di vecchie lire.

LISTA UDEUR-PRI-NUOVO PSI

LEO BATTAGLIA Consigliere comunale di Castrovillari del Nuovo Psi. Il 5 gennaio scorso non ha trovato di meglio che scrivere a tutti gli organi di informazione ed al sindaco di Castrovillari Franco Blaiotta per proporre l’intitolazione del Villaggio scolastico e della scuola elementare di Castrovillari alla memoria del tangentista e pluripregiudicato per corruzione Bettino Craxi.

SERGIO STANCATO, arrestato il 7 maggio 1998 perché quale assessore regionale all’ Ambiente avrebbe intascato una mazzetta da un miliardo di vecchie lire da alcuni imprenditori interessati ad ottenere gli appalti per il disinquinamento acustico e atmosferico in Calabria .In carcere finì all’epoca pure il segretario di Stancato. Politicamente Sergio Stancato ha iniziato nel Ccd, poi è passato nel Patto Segni, quindi nell’Upr di Cossiga. Rieletto consigliere regionale nel 2005 col centrodestra ed il Nuovo Psi, è subito ripassato nel centrosinistra con l’Udeur per poi approdare nuovamente nel centrodestra.Il processo a Stancato, fra rimpalli di competenze territoriali tra Catanzaro e Paola, è finito in prescrizione.
(Si veda Gazzetta del Sud 8 Maggio 1998),

VINCENZO CESAREO, ex consigliere comunale e coordinatore cittadino di Forza Italia a Cetraro. Ex consigliere regionale con Forza Italia. E’ cognato del boss della ‘ndrangheta Franco Muto di Cetraro, noto anche come “il re del pesce”. Vincenzo Cesareo, passato poi nel centrosinistra, non è stato ricandidato alle regionali del 2005 per via di alcune sue telefonate intercettate col cognato e boss Franco Muto, finite agli atti del processo antimafia “Azymuth”.
Nell’ambito di tale operazione, condotta dalla Dda di Catanzaro, sono rimasti coinvolti anche Roberto, Patrizia e Carmen Cesareo, quest’ultima sorella di Vincenzo.
Alle politiche del 2006 Vincenzo Cesareo è stato candidato alla Camera dei deputati, quale capolista in Calabria, per la “Lega Nord-Mpa”. Ora ci riprova alla Regione nel “Psi-Socialisti Uniti”di Saverio Zavettieri a sostegno del candidato alla presidenza per il centrodestra Giuseppe Scopelliti.

GIUDITTA DE SANTIS, vicesegretaria del Pd di Rende, consigliere comunale di Rende, trasvolata dal Pd al Nuovo Psi, passando così dal centrosinistra al centrodestra.

TOMMASO SIGNORELLI ex vicesindaco di Amantea, ex assessore comunale nelle ultime 3 giunte in quota al Partito democratico, tratto in arresto nel dicembre del 2007 nel corso della maxioperazione antimafia “Nepetia” condotta dalla Dda di Catanzaro contro 39 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, turbativa d’asta e altri reati minori. Sino al 7 settembre 2009 Signorelli è stato detenuto agli arresti domiciliari. Il Consiglio comunale di Amantea è stato nel frattempo sciolto per infiltrazioni mafiose. Il processo “Nepetia” è in corso al Tribunale di Paola.
Nel frattempo, Tommaso Signorelli ha lasciato il Pd per rifugiarsi nei “Socialisti Uniti” di Saverio Zavettieri. Secondo l’accusa della Dda di Catanzaro, il clan del boss Tommaso Gentile di Amantea (già condannato a 20 anni di carcere con il rito abbreviato nell’ambito della stessa inchiesta) avrebbe sostenuto elettoralmente Signorelli nelle consultazioni comunali di Amantea del 2004 e del 2006 <<>>. Signorelli è accusato di essere stato il politico di riferimento del clan Gentile-Africano dal 2004 al 2007 e di aver favorito il sodalizio mafioso nell’acquisizione di appalti e servizi pubblici, in particolare nella gestione del porto di Amantea e nell’aggiudicazione dei lavori di manutenzione dell’imboccatura, nonché per qualsiasi altra necessità dei singoli sodali.

CANDIDATI LISTE CENTROSINISTRA IN APPOGGIO A LOIERO NELLA PROVINCIA DI CROTONE

AUTONOMIA E DIRITTI (lista ispirata da LOIERO)

NICODEMO FILIPPELLI, ex Udeur ed Mpa, già sindaco di Cirò Marina. Nella veste di assessore provinciale di Catanzaro (quando ancora Crotone non era stata elevata a Provincia) si è salvato grazie alla prescrizione in un procedimento penale relativo ad una truffa da 900 milioni nel c.d. “scandalo Cif”, ciè quello di un immobile ceduto a titolo gratuito al Centro Italiano Femminile e da questi dato in locazione alla Provincia di Catanzaro. Il Cif, secondo la Procura di Catanzaro, era un ente privo di personalità giuridica e quindi non avrebbe potuto acquistare l’immobile, nè pretendere i canoni di locazione dalla Provincia di Catanzaro.

CANDIDATI LISTE CENTRODESTRA IN APPOGGIO A SCOPELLITI NELLA PROVINCIA DI CROTONE

PDL

PASQUALE SENATORE, sindaco di Crotone dal 1997 al 2005, consigliere regionale uscente.
Nei suoi confronti il pm di Crotone Pierpaolo Bruni ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Black Mountains” relativa all’ illecito utilizzo delle scorie industriali della Pertusola nei lavori di riempimento di piazzali, banchine, parcheggi e cortili di edifici pubblici e privati nella città di Crotone, Cutro ed Isola Capo Rizzuto.
Un disastro ambientale per il quale il pm di Crotone Bruni contesta all’ex sindaco Pasquale Senatore di non aver preso le opportune misure dopo le comunicazioni nel 2004 da parte della Procura della Repubblica in relazione alla presenza di materiali tossici nel sottosuolo della città. Sottosuolo dove, secondo la Procura, sono sepolte 350 tonnellate di scorie industriali considerate dai consulenti dei magistrati nocive per la salute. Le scorie sarebbero composte da minerali velenosi come l’arsenico, miscelati nel cosiddetto conglomerato idraulico catalizzato (Cic), ceduto da Pertusola Sud ad alcune ditte edili che lo hanno poi utilizzato come sottofondo nella realizzazione di parcheggi e piazzali. Pasquale Senatore, unitamente ad altri 44 indagati, dovrà comparire dinanzi al gup di Crotone il prossimo 11 maggio.
(Si veda Gazzetta del Sud ed Il Quotidiano della Calabria del 24 settembre 2009 e del 9 marzo 2010)
Pasquale Senatore, infine, è stato anche fra i più convinti sostenitori del mega-progetto di “Europaradiso”, investimento miliardario che le inchieste della magistratura hanno dimostrato essere solo un grande affare per la mafia.

LISTA “SCOPELLITI PRESIDENTE”

RAFFAELE MARTINO, indicato, sostenuto e messo in lista da Dionisio Gallo, consigliere regionale uscente dell’Udc, ex assessore regionale alla Forestazione e non ricandidato perché condannato a 2 anni in Appello per corruzione e voto di scambio nel processo “Puma” (Si veda Gazzetta del Sud del 29 settembre 2009 e Il Crotonese del 29 settembre 2009).
Dionisio Gallo è stato infine rinviato a giudizio anche nell’inchiesta “Why Not” e dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il prossimo 7 giugno (Si veda su questo Gazzetta del Sud e Il Quotidiano della Calabria del 3 marzo 2010).

FRANCESCO PUGLIANO, ex assessore provinciale, sostenuto dal consigliere regionale uscente Enzo Sculco della Margherita il quale, in un lungo documento pubblicato da tutti gli organi di informazione locali, ha spiegato che in questa tornata elettorale sosterrà Scopelliti e il Pdl.
Enzo Sculco, sospeso dal Consiglio regionale, è stato condannato ad 1 anno e 3 mesi per truffa e falso dal Tribunale di Crotone in relazione ad una vicenda di due corsi fantasma (intascati 288 milioni di vecchie lire), che risale al 2001/2002, quando Sculco era amministratore dello "Ial Calabria” (si veda Gazzetta del Sud ed Il Quotidiano della Calabria del 28 febbraio 2009).
Sculco è stato poi condannato in altro processo a 7 anni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per corruzione, frode nelle pubbliche forniture, truffa e tentata truffa (Sculco all’epoca dei fatti era vicepresidente della Provincia di Crotone). (Si veda su questo Gazzetta del Sud ed Il Quotidiano della Calabria del 3 febbraio 2007).

DOMENICO RIZZA, ex consigliere ed assessore regionale. Definitivamente condannato dalla Corte dei Conti perché nel 2003, quale vicepresidente del Consiglio regionale, ha autorizzato con soldi pubblici (spesi oltre 25mila euro) i regali di Natale (47 penne Mont Blanc e borse in pelle “Nazzareno Gabrielli”) per tutti i consiglieri regionali. Per la Corte dei Conti sono stati così soddisfatti <> con soldi pubblici.
(Si veda Gazzetta del Sud del 26 ottobre 2005, Gazzetta del Sud del 16 novembre 2005 e Il Quotidiano della Calabria del 28 gennaio 2006).
Nella società “Sviluppo Italia Calabria”, azienda famosa per aver scialacquato miliardi di vecchie lire in operazioni fallimentari, Domenico Rizza è riuscito a far assumere a tempo indeterminato e per chiamata diretta la propria figlia Olga Rizza.
Un caso, quello di “Sviluppo Italia Calabria” e delle sue assunzioni clientelari, che ha fatto gridare allo scandalo l’intera Italia e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo esemplare: “Sviluppo Parenti”.
(Su questo si veda pure La Provincia Cosentina del 25 ottobre 2007)

LISTA “SOCIALISTI UNITI – PSI” .

LUIGI SICILIANI, imprenditore dell’agro-alimentare di Cirò, ex presidente provinciale di Confindustria, poi presidente della Camera di Commercio di Crotone. E’ stato arrestato (ai domiciliari) dalla Guardia di finanza per associazione A delinquere finalizzata alle false comunicazioni sociali, alla bancarotta fraudolenta e alla truffa, in relazione al crack (40 milioni di euro) dell’azienda agroalimentare “La Giara”, attiva nel settore oleario.
Tra le persone che hanno subito la bancarotta fraudolenta contestata a Luigi Siciliani, anche Samaritana Rattazzi, nipote di Gianni Agnelli. La figlia di Susanna Agnelli e di Umberto Rattazzi era infatti socia della società "La Giara" cui erano collegate altre due società, "Tradizioni di Calabria" e "Tradizioni italiane", che sarebbero state oggetto da parte della persone arrestate di finti versamenti per l’aumento del capitale sociale. Tali artifizi, secondo la Guardia di finanza sarebbero stati posti in essere per ingannare i soci sottoscrittori, tra i quali Samaritana Rattazzi, anche attraverso la simulazione di contratti e false fatturazioni per far credere ai soci che si trattasse di una distribuzione di utili. Le perdite del gruppo “La Giara” iniziarono ad accumularsi dal 1995, ma Luigi Siciliani ha avuto la capacità di portarsele dietro fino al 2000. Samaritana Rattizzi diventò socia e presidente del consiglio d' amministrazione della “Giara”. La nipote di Gianni Agnelli firmò le fideiussioni che l’ imprenditore Luigi Siciliani doveva consegnare alle banche per ottenere i finanziamenti senza far apparire le aziende erano in perdita per 25 miliardi di lire di perdite. In quegli anni la Giara forniva infatti “la Rinascente”, che appartiene al gruppo Agnelli. Luigi Siciliani S' inventò così una holding per coprire gli ammanchi della “Giara”.
(Si veda su questo La Repubblica e Il Corriere della Sera del 24 maggio 2006, Gazzetta del sud e Il Quotidiano della Calabria del 23 maggio 2006)
Luigi Siciliani è stato rinviato a giudizio il 7 febbraio 2008 dal gup di Crotone. Il processo è ancora in corso.
(Si veda Gazzetta del Sud 8 febbraio 2008)

CANDIDATI LISTE CENTROSINISTRA IN APPOGGIO A LOIERO NELLA PROVINCIA DI CATANZARO

LISTA “AUTONOMIA E DIRITTI”

PAOLO ABRAMO, presidente Camera della di Commercio di Catanzaro, fratello di Sergio Abramo, cioè del candidato alla presidenza della Regione Calabria nel 2005 con il centrodestra e contro Loiero. Paolo Abramo è indagato in un’inchiesta in cui, a vario titolo, vengono contestati ad una serie di indagati i reati di abuso di ufficio, truffa, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica e materiale, malversazione ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione. Secondo le indagini, tra il 2002 e il 2003, la Schillacium Spa, società mista pubblico-privata che gestisce la raccolta dei rifiuti nel comprensorio del Soveratese, sarebbe stata favorita nell’aggiudicazione del servizio di raccolta a Soverato.
(Si veda Gazzetta del Sud del 29 maggio 2008 www. soveratoweb.com, www.guardavalle.net)