Anche se non c’ero, rimpiango quelle adunate nelle piazze italiane d’inizio anni ‘50, dove tutt’intorno alle tv, guardavano e gustavano quella strana macchinetta da dove uscivano personaggi veri. Senza viaggiare si era immediatamente trasportati da un’altra parte.
Erano anni di riscossa per il popolo italiano, i politici non parlavano più di “superiorità della stirpe”, di “autarchia” o di “uomini infallibili”. I democristiani e i liberali s’opponevano ai comunisti, De Gasperi a Togliatti. La gente parlava di politica, non di demagogica democrazia. E le tv, le trasmissioni, i talk show, non emanavano puzza di fogna, come ora. Emanavano odore di lotta di classe, di lotta di ideologie, diverse fazioni che si contrastavano sul libero mercato, sull’emancipazione femminile, sull’appoggio al blocco occidentale o a quello orientale.
In tv c’erano Don Camillo e Peppone, splendida rivisitazione d’un romanzo scritto da uno splendido scrittore come Giovannino Guareschi. La gente comprava il Corriere e leggeva gli articoli di Indro Montanelli, di Giovanni Mosca, di Eugenio Montale, di Ennio Flaiano, di Augusto Guerriero. Oggi invece legge (oltre agli ottimi Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo, Giovanni Sartori e altri) gli editoriali di Pierluigi Battista, con alcune lettere aperte di Veltroni e della Finocchiaro al popolo italiano, portati in Pompa Magna da quel fattore che colpisce le menti, soprattutto a Sinistra. La memoria.
Rimpiango quei presidenti della Repubblica che non osavano dire in tv “il confronto non sia scontro frontale”, ma di dialogo. Poiché ogni scontro è frontale. E, soprattutto, non vorrei vedere certe scene come quella a cui milioni d’italiani in queste ore stanno assistendo entrando su YouTube. Il video è un canto in coro da parte dei nostri politici che, data l’ingente quantità di voti persi nell’elettorato cosciente e ben sveglio, ha deciso di raccattarne presso i sempliciotti. L’opera si chiama “Per la vita” (potete vedere il video in fondo all’articolo). È stato girato nel 2008 ma, dopo il suicidio del maestro Monicelli, è tornato prepotentemente d’attualità. Sconsigliamo, e vivamente, ai deboli di cuore d’assistere al filmato. Per i minori è consigliata la presenza dei genitori.
Nella meravigliosa situazione canora si susseguono i vari Alemanno, La Russa, la Santanché, Mastella, Volontè, fino ad arrivare a Schifani e Bondi. Che, poveretto, ha subito un trapianto vocale. Difatti mentre canta, si vede palesemente che c’è il doppiaggio. Nemmeno quando canta è opera sua. Pover’uomo.
E la cosa più strana è che, quest’inno alla vita, questo incoraggiamento alla vita, sia stato fatto da persone in evidente stato confusionale, non proprio vivissime, quasi rasentando una forma di coma lieve. Ai tempi di De Gasperi o di Togliatti la gente avrebbe riso, pur incolta e semianalfabeta com’era. Oggi invece, una parte apprezza. Poiché il politico si avvicina a loro, si rende simpatico, perde l’aureola e scaraventa il distacco freddo e disincantato dei grandi dittatori, diventando sempre più umani.
Ma, come Napolitano dovrebbe capire, lo scontro, è inevitabile e necessario. Primo poiché se non ci sono scontri non ci sono idee e, anche se ci sono, non sono sincere. “Vita è la libertà, vita è la creatività, è il sorriso che tu mi fai, è la mano che tenderai come quella che tu mi dai”, è il ritornello della canzone. È roba che abbiamo ormai acquisito dalla cultura berlusconiana, la quale ha cambiato le regole del gioco. E come Mediaset ha trasformato la televisione, i giornali, e soprattutto i telegiornali in modelli commerciali, anche la Rai ha dovuto adeguarsi, trasformando il vecchio modello d’informazione in intrattenimento. E anche la Sinistra si è adeguata a questo nuovo modello commerciale portato in politica da B in primis e dai riciclati craxiani in secundis.
Un popolo che guarda mezzo rincoglionito degli sberleffi alla propria intelligenza, inneggiando l’inno alla vita cantato da zombie. E, chi non capisce la differenza tra essere umano pensante e zombie, significa che è stato contagiato. E anche lui andrà alla ricerca di altri cervelli da divorare. Per sopravvivere.
Stefano Poma
Erano anni di riscossa per il popolo italiano, i politici non parlavano più di “superiorità della stirpe”, di “autarchia” o di “uomini infallibili”. I democristiani e i liberali s’opponevano ai comunisti, De Gasperi a Togliatti. La gente parlava di politica, non di demagogica democrazia. E le tv, le trasmissioni, i talk show, non emanavano puzza di fogna, come ora. Emanavano odore di lotta di classe, di lotta di ideologie, diverse fazioni che si contrastavano sul libero mercato, sull’emancipazione femminile, sull’appoggio al blocco occidentale o a quello orientale.
In tv c’erano Don Camillo e Peppone, splendida rivisitazione d’un romanzo scritto da uno splendido scrittore come Giovannino Guareschi. La gente comprava il Corriere e leggeva gli articoli di Indro Montanelli, di Giovanni Mosca, di Eugenio Montale, di Ennio Flaiano, di Augusto Guerriero. Oggi invece legge (oltre agli ottimi Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo, Giovanni Sartori e altri) gli editoriali di Pierluigi Battista, con alcune lettere aperte di Veltroni e della Finocchiaro al popolo italiano, portati in Pompa Magna da quel fattore che colpisce le menti, soprattutto a Sinistra. La memoria.
Rimpiango quei presidenti della Repubblica che non osavano dire in tv “il confronto non sia scontro frontale”, ma di dialogo. Poiché ogni scontro è frontale. E, soprattutto, non vorrei vedere certe scene come quella a cui milioni d’italiani in queste ore stanno assistendo entrando su YouTube. Il video è un canto in coro da parte dei nostri politici che, data l’ingente quantità di voti persi nell’elettorato cosciente e ben sveglio, ha deciso di raccattarne presso i sempliciotti. L’opera si chiama “Per la vita” (potete vedere il video in fondo all’articolo). È stato girato nel 2008 ma, dopo il suicidio del maestro Monicelli, è tornato prepotentemente d’attualità. Sconsigliamo, e vivamente, ai deboli di cuore d’assistere al filmato. Per i minori è consigliata la presenza dei genitori.
Nella meravigliosa situazione canora si susseguono i vari Alemanno, La Russa, la Santanché, Mastella, Volontè, fino ad arrivare a Schifani e Bondi. Che, poveretto, ha subito un trapianto vocale. Difatti mentre canta, si vede palesemente che c’è il doppiaggio. Nemmeno quando canta è opera sua. Pover’uomo.
E la cosa più strana è che, quest’inno alla vita, questo incoraggiamento alla vita, sia stato fatto da persone in evidente stato confusionale, non proprio vivissime, quasi rasentando una forma di coma lieve. Ai tempi di De Gasperi o di Togliatti la gente avrebbe riso, pur incolta e semianalfabeta com’era. Oggi invece, una parte apprezza. Poiché il politico si avvicina a loro, si rende simpatico, perde l’aureola e scaraventa il distacco freddo e disincantato dei grandi dittatori, diventando sempre più umani.
Ma, come Napolitano dovrebbe capire, lo scontro, è inevitabile e necessario. Primo poiché se non ci sono scontri non ci sono idee e, anche se ci sono, non sono sincere. “Vita è la libertà, vita è la creatività, è il sorriso che tu mi fai, è la mano che tenderai come quella che tu mi dai”, è il ritornello della canzone. È roba che abbiamo ormai acquisito dalla cultura berlusconiana, la quale ha cambiato le regole del gioco. E come Mediaset ha trasformato la televisione, i giornali, e soprattutto i telegiornali in modelli commerciali, anche la Rai ha dovuto adeguarsi, trasformando il vecchio modello d’informazione in intrattenimento. E anche la Sinistra si è adeguata a questo nuovo modello commerciale portato in politica da B in primis e dai riciclati craxiani in secundis.
Un popolo che guarda mezzo rincoglionito degli sberleffi alla propria intelligenza, inneggiando l’inno alla vita cantato da zombie. E, chi non capisce la differenza tra essere umano pensante e zombie, significa che è stato contagiato. E anche lui andrà alla ricerca di altri cervelli da divorare. Per sopravvivere.
Stefano Poma
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