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mercoledì 8 settembre 2010

Tony Blair , Marcello dell’Utri, Renato Schifani e l’ordine pubblico


In questi giorni Tony Blair sta promuovendo il libro che raccoglie le sue memorie. Lo fa vistando librerie in Gran Bretagna dove incontra il pubblico, firma copie del libro, fa brevi conferenze… insomma, fa tutto quello che fa qualsiasi altro autore in “tour promozionale” del proprio volume.

Ovviamente, Tony Blair non è esattamente come qualsiasi altro autore. L’ex-primo ministro britannico, infatti, porta con se’ ovunque vada e qualunque cosa faccia il ricordo e l’eredità del suo passato, della sua carriera, dei suoi meriti e delle sue responsabilità.
In questi giorni, in particolare, l’opinione pubblica non è molto benevola nei confronti di Blair in quanto le sue responsabilità nel coinvolgere la Gran Bretagna nelle guere di Bush in Iraq e Afghanistan sono state proprio di recente molto evidenziate e molto criticate.
Un segno tangibile di questo calo di popolarità di Blair si è avuto venerdì scorso, 3 settembre, quando un gran numero di cittadini irlandesi hanno inscenato una rumorosa e vigorosa protesta nei pressi della libreria di Dublino dove era prevista la presentazione del libro.




In considerazione di ciò, oggi Blair dichiara alla stampa che sta valutando di cellare un appuntamento analogo previsto a Londra.

Blair ha dichiarato di aver apprezzato enormemente il lavoro svolto dalla polizia di Dublino, e che ha realizzato come nella capitale Irandese ci sia stato, a causa della sua presenza, molto disturbo per la cittadinanza e costi non indifferenti sopportati dall’intera comunità per garantire la sicurezza.

Per questi motivi , starebbe valutando di cancellare l’appuntamento londinese.

In altre parole : “Non vorrei disturbare troppo…”

Tutto ciò mi fa riflettere.

Pensiamo alle proteste rivolte dai cittadini a Como nei confronti di dell’Utri e a Torino nei confronti di Schifani.

In entrambi i casi ci sono state, da parte di stampa e istituzioni, forti critiche al comportamento dei cittadini che manifestavano il proprio dissenso . Fassino dal palco di Torino ha evocato fantasmi di squadrismo. A Como Marini riteneva che i manifestanti attentassero ai diritti di libertà d’espressione di Dell’Utri mentre Dell’Utri, leggeremente terreo in volto, guardava i cittadini in subbuglio e commentava “certo, non si può mica arrestarli tutti”. I principali giornali hanno stigmatizzato il comportamento dei manifestanti come del tutto illiberale e antidemocratico

Confrontiamo ora le due situazioni

In Gran Bretagna, Blair non si permette di criticare i cittadini -anche se non si sono limitati ai fischi ma gli hanno lanciato uova e scarpe vecchie addosso- perchè sa che non può permettersi di accusarli Se lo facesse, la stampa e l’opinione pubblica lo farebbero a pezzi. In Gran Bretagna, infatti, il diritto dei cittadini a manifestare è ritenuto letteralmente sacrosanto. Per evitare un secondo episodio di manifestazione di pubblico dissenso , quindi, Blair fa leva su altri fattori rispetto ai quali i Britannici sono assai sensibili: il disturbo e i costi per la collettività
Messa così, la “fuga” di Blair dall’appuntamento di Londra può essere meglio digerita dal cittadino e contribuente Britannico.

Da noi invece?

Da noi non solo chi manifesta viene accusato e demonizzato, ma i soggetti delle contestazioni quando si sottraggono al confronto (come ad esempio ha fatto Dell’Utri a Milano tre giorni dopo l’episodio di Como) non danno spiegazioni di sorta, non commentano , non si fanno vedere. Semplicemente, scompaiono nell’ombra.

Tornando all’episodio di Torino, una considerazione finale Schifani non è stato fischiato perchè gli si voleva impedire di parlare Schifani è stato schifato perchè é Schifani

http://serkillalot.wordpress.com/2010/09/06/tony-blair-marcello-dellutri-renato-schifani-e-lordine-pubblico/

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