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martedì 28 settembre 2010

Rifiuti senza traccia

Rifiuti senza traccia

di Giorgio Mottola

CAMPANIA. Tra pochi giorni dovrebbe entrare in funzione il sistema di tracciabilità dei rifiuti. Breve storia del Sitra e del “Sirenetta”, i due sistemi campani precursori. Dove gli uomini Finmeccanica la fanno da padroni.

In Campania il Governo ha lanciato un sistema di tracciabilità dei rifiuti, gestito da Vitrociset, partecipata di Finmeccanica. È costato 10 milioni di euro e non è mai partito. Il prossimo primo ottobre entrerà ufficialmente in funzione il Sistri, il sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti. Le polemiche sul tema negli ultimi mesi non si sono risparmiate. In molti, tra gli operatori del settore, hanno messo in dubbio l’efficacia dello strumento nel contrasto al traffico illecito. Altri lamentano ancora oggi l’assenza di un adeguato periodo di sperimentazione: in tanti temono che nelle aziende, tra meno di una settimana, possa esplodere il caos. Ma pochi sanno che quella del Sistri è una strada già battuta dal Ministero dell’Ambiente. C’è quindi da stare tranquilli, non sarà un salto nel buio. Infatti, sin dal novembre del 2008, il Governo Berlusconi ha approvato con decreto legge un progetto pilota per la tracciabilità dei rifiuti, fatto su misura per la Campania.

Il sistema campano si chiama Sitra. Andrà a integrare il Sistri e ha sostituito il precedente sistema: il “Sirenetta”, lanciato dal Commissariato per l’emergenza rifiuti nel 2001. I due progetti sono costati oltre 10 milioni di euro, ma né l’uno né l’altro sono mai partiti.
Nonostante il nome dalle suggestioni disneyane (l’acronimo sta per Sistema informativo emergenza rifiuti network e tecnologia ambientale), il Sirenetta è passato alla storia come uno dei grandi sprechi dell’emergenza “monnezza” in Campania. Per l’utilizzo poco scrupoloso dei soldi pubblici ha aperto un’inchiesta molti anni fa la Commissione parlamentare sulle ecomafie. Le modalità di funzionamento del Sirenetta erano le stesse del Sistri. Veniva installata una scatola nera sui camion e negli impianti di raccolta che trasportavano l’immondizia. In questo modo si garantiva la tracciabilità. Il progetto, che ha avuto un investimento iniziale di oltre 8 milioni di euro, avrebbe dovuto coinvolgere 1060 automezzi e 60 siti di stoccaggio. Però, a distanza di quattro anni, nel 2005, le apparecchiature erano state installate solo su 510 camion e in 6 impianti. E un paio di anni dopo sono fallite due delle ditte che costituivano il raggruppamento temporaneo d’impresa che si era aggiudicato l’appalto. Perciò, nel 2008, il Tribunale di Napoli ha dichiarato sciolto il contratto. Ma nessuno si è fatto prendere dal panico. Anzi, per come sono andate le cose successivamente, sembra che tutto fosse previsto. Nel novembre dello stesso anno, è infatti arrivato il decreto del Governo, voluto da Bertolaso all’epoca Commissario per l’emergenza rifiuti, che introduceva il Sitra, il nuovo progetto di tracciabilità dei rifiuti della regione Campania. E quindi si è dovuto fare un nuovo appalto. Che, come accaduto per il Sistri, non ha visto un bando di gara pubblica ma una procedura negoziata. Con un ribasso dello 0,2 per cento, «fatto previo appuntamento telefonico», la commessa se la sono aggiudicata la Cid Studio Software (che già aveva iniziato a lavorare al Sirenetta), la Vitrociset e la Dielleti, che nel frattempo avevano acquisito le due ditte fallite del precedente raggruppamento d’imprese (l’Enterprise digital architects e la Daelit srl). Per la modica cifra di 1 milione e 397 mila euro, il loro compito consiste, come sta scritto nel decreto di affidamento, nella «reingegnerizzazione» del sistema Sirenetta, attraverso «la migrazione su piattaforma software open source». In pratica, devono riprogrammare le scatole nere. Un appalto molto conveniente per la Vitrociset, società dal capitale sociale di 82 milioni di euro, che, dopo aver gestito per 40 anni i radar degli aeroporti italiani, è entrata nella cordata che ha acquisito Alitalia, lo scorso giugno si è aggiudicata l’Eda, l’infrastruttura di telecomunicazioni usata da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza. Il suo fondatore, Camillo Crociani, predecessore di Guarguagliani alla guida di Finmeccanica, fu coinvolto negli anni ’70 nello scandalo Lockheed. Oggi è per il 95 per cento della Ciset (che ha un capitale sociale di 52 mila euro), cassaforte degli eredi Crociani, e per l’1,4 per cento di Selex Sistema Integrati, controllata di Finmeccanica, a capo della quale c’è Marina Grossi, moglie di Guarguaglini. L’attuale amministratore delegato di Vitrociset è Tommaso Pompei, già dirigente di Omnitel,insieme a Colaninno, Tiscali e Wind. Nel Cda siede Pier Giorgio Romiti, figlio d’arte ed ex presidente di Impregilo, che tante rogne ha creato a Bassolino in tema di emergenza rifiuti. In Campania, il Sitra e il Sistri (che sarà gestito da una controllata di Finmeccanica, la Selex Service Management) coesisteranno. Il primo in Campania traccerà le rotte anche dei rifiuti solidi urbani, che nel resto d’Italia sono esclusi dal controllo del Sistri. Negli ambienti del Ministero si sussurra che il Sitra potrebbe, in una seconda fase, svolgere questa funzione anche nel resto d’Italia. Una commessa che farebbe sicuramente gola a tanti.

http://www.terranews.it/news/2010/09/rifiuti-senza-traccia

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