Gli ex dipendenti della Fiera trasferiti alle Attività produttive. Sono in quindici vanno ogni mattina in ufficio e stanno tutti in una stanza ma senza compiti. "Siamo stressati".
di ANTONIO FRASCHILLA
Alle 7,30 in punto si presentano all'assessorato alle Attività produttive di via degli Emiri. Salgono al quinto piano, percorrono un lunghissimo corridoio, entrano nella stanza numero 5 e chiudono la porta, perché non amano "essere visti dagli altri dipendenti", che li guardano "in modo strano". Qui c'è il loro ufficio. Quattro scrivanie, due computer, nove sedie. Peccato che loro sono in 15, sulla carta. Ma tant'è, non è che abbiano molto da fare. C'è chi sfoglia una rivista, chi legge il giornale, chi con il suo portatile chatta su internet.
"Sì, perché il computer dell'ufficio non funziona bene e non è collegato a un telefono, anzi qui a dir la verità non c'è nemmeno un telefono", racconta una dipendente che ormai sembra avvilita dalla ricerca di far trascorrere in fretta le cinque interminabili ore, che diventano sette il mercoledì, giorno di rientro pomeridiano come prevede il loro contratto di lavoro. Eccoli qui i dipendenti della Fiera del Mediterraneo distaccati all'assessorato e ancora in attesa di avere incarichi o, come chiedono loro a gran voce, di "avere un'occupazione vera in un altro ente pubblico".
La Regione comunque paga gli stipendi, grazie a una norma nell'ultima finanziaria che stanzia 1 milione di euro per garantire le buste paga a tutti i 35 dipendenti dell'Ente fino al 31 dicembre. Il lavoro dovrebbe arrivare dalla Fiera, che però è al collasso, con un buco di bilancio da 16 milioni di euro mai sanato. I padiglioni sono pericolanti, gli uffici decrepiti con la luce garantita solo da un generatore della Protezione civile, che però è alimentato a benzina e tra poco mancheranno anche i soldi per rifornirlo. Così dal 2 agosto poco meno della metà dei dipendenti è stata trasferita, con tanto di ordine di servizio, nei locali di via degli Emiri. In una stanza grande non più di 12 metri quadrati, su una sedia, senza scrivania, siede Claudio Lipari.
"Siamo stressati, sembrerà assurdo, perché è difficile stare qui tutto il giorno, dalle 7,30 alle 13,30, senza avere qualcosa da fare - dice Lipari, che è anche delegato della Cgil - Ma il problema non è avere una pratica da sbrigare: le istituzioni devono trovare una soluzione definitiva alla nostra situazione. La Fiera è al collasso? Bene, avviate l'istituto della mobilità e trasferiteci in altri enti pubblici, anche statali, dove possiamo essere produttivi". Accanto a lui siede una signora, da 18 anni dipendente della Fiera, che dietro a una piccolissima scrivania, senza telefono né computer, sfoglia una rivista di moda: "Ho vinto un concorso, superato cinque prove di selezione, e sono qui a leggere una rivista aspettando che mi diano un carico di lavoro - dice - Noi vogliamo lavorare, ma in un ente che funzioni. Per alcuni nostri colleghi hanno trovato una soluzione, trasferendoli all'Arpa o in altre società. A noi ci tengono qui".
Si sentono quasi in gabbia, chiusi dentro questa stanza del palazzone delle Attività produttive: "Non amiamo stare nei corridoi, perché magari incontriamo amministrativi dell'assessorato che ci chiedono cosa facciamo e noi non sappiamo rispondere", racconta un'altra dipendente, che si è portata un suoi piccolo pc portatile con chiavetta internet per giocare o chattare. "Qualcosa facciamo - dice Valentino Sucato, iscritto all'Ugl - In attesa che venga avviato l'istituto della mobilità, il commissario (Gioacchino Mistretta, ndr) ci ha comunicato l'intenzione di fare una Campionaria entro l'anno, anche se ho i miei dubbi che si riesca a rendere agibile la Fiera". Al piano inferiore, il quarto, l'assessore Venturi allarga le braccia: "Abbiamo dato loro questi locali perché alla Fiera molti uffici erano rimasti senza luce, ma noi non possiamo per legge garantirgli altri carichi di lavoro - dice Venturi - Speriamo a breve di poter avviare la privatizzazione dell'Ente, che rischia di perdere il patentino di "Fiera internazionale" se entro l'anno non organizzeremo un evento". Alle 13,30 i dipendenti della Fiera escono dall'assessorato e incrociano il deputato del Pd, Pino Apprendi: "L'assessore mi ha garantito la convocazione di un tavolo di concertazione per il 22 settembre: non si possono pagare stipendi a vuoto, ma occorre dare un futuro ai lavoratori".
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/09/09/news/regione_dipendenti_senza_compiti-6899978/
di ANTONIO FRASCHILLA
Alle 7,30 in punto si presentano all'assessorato alle Attività produttive di via degli Emiri. Salgono al quinto piano, percorrono un lunghissimo corridoio, entrano nella stanza numero 5 e chiudono la porta, perché non amano "essere visti dagli altri dipendenti", che li guardano "in modo strano". Qui c'è il loro ufficio. Quattro scrivanie, due computer, nove sedie. Peccato che loro sono in 15, sulla carta. Ma tant'è, non è che abbiano molto da fare. C'è chi sfoglia una rivista, chi legge il giornale, chi con il suo portatile chatta su internet.
"Sì, perché il computer dell'ufficio non funziona bene e non è collegato a un telefono, anzi qui a dir la verità non c'è nemmeno un telefono", racconta una dipendente che ormai sembra avvilita dalla ricerca di far trascorrere in fretta le cinque interminabili ore, che diventano sette il mercoledì, giorno di rientro pomeridiano come prevede il loro contratto di lavoro. Eccoli qui i dipendenti della Fiera del Mediterraneo distaccati all'assessorato e ancora in attesa di avere incarichi o, come chiedono loro a gran voce, di "avere un'occupazione vera in un altro ente pubblico".
La Regione comunque paga gli stipendi, grazie a una norma nell'ultima finanziaria che stanzia 1 milione di euro per garantire le buste paga a tutti i 35 dipendenti dell'Ente fino al 31 dicembre. Il lavoro dovrebbe arrivare dalla Fiera, che però è al collasso, con un buco di bilancio da 16 milioni di euro mai sanato. I padiglioni sono pericolanti, gli uffici decrepiti con la luce garantita solo da un generatore della Protezione civile, che però è alimentato a benzina e tra poco mancheranno anche i soldi per rifornirlo. Così dal 2 agosto poco meno della metà dei dipendenti è stata trasferita, con tanto di ordine di servizio, nei locali di via degli Emiri. In una stanza grande non più di 12 metri quadrati, su una sedia, senza scrivania, siede Claudio Lipari.
"Siamo stressati, sembrerà assurdo, perché è difficile stare qui tutto il giorno, dalle 7,30 alle 13,30, senza avere qualcosa da fare - dice Lipari, che è anche delegato della Cgil - Ma il problema non è avere una pratica da sbrigare: le istituzioni devono trovare una soluzione definitiva alla nostra situazione. La Fiera è al collasso? Bene, avviate l'istituto della mobilità e trasferiteci in altri enti pubblici, anche statali, dove possiamo essere produttivi". Accanto a lui siede una signora, da 18 anni dipendente della Fiera, che dietro a una piccolissima scrivania, senza telefono né computer, sfoglia una rivista di moda: "Ho vinto un concorso, superato cinque prove di selezione, e sono qui a leggere una rivista aspettando che mi diano un carico di lavoro - dice - Noi vogliamo lavorare, ma in un ente che funzioni. Per alcuni nostri colleghi hanno trovato una soluzione, trasferendoli all'Arpa o in altre società. A noi ci tengono qui".
Si sentono quasi in gabbia, chiusi dentro questa stanza del palazzone delle Attività produttive: "Non amiamo stare nei corridoi, perché magari incontriamo amministrativi dell'assessorato che ci chiedono cosa facciamo e noi non sappiamo rispondere", racconta un'altra dipendente, che si è portata un suoi piccolo pc portatile con chiavetta internet per giocare o chattare. "Qualcosa facciamo - dice Valentino Sucato, iscritto all'Ugl - In attesa che venga avviato l'istituto della mobilità, il commissario (Gioacchino Mistretta, ndr) ci ha comunicato l'intenzione di fare una Campionaria entro l'anno, anche se ho i miei dubbi che si riesca a rendere agibile la Fiera". Al piano inferiore, il quarto, l'assessore Venturi allarga le braccia: "Abbiamo dato loro questi locali perché alla Fiera molti uffici erano rimasti senza luce, ma noi non possiamo per legge garantirgli altri carichi di lavoro - dice Venturi - Speriamo a breve di poter avviare la privatizzazione dell'Ente, che rischia di perdere il patentino di "Fiera internazionale" se entro l'anno non organizzeremo un evento". Alle 13,30 i dipendenti della Fiera escono dall'assessorato e incrociano il deputato del Pd, Pino Apprendi: "L'assessore mi ha garantito la convocazione di un tavolo di concertazione per il 22 settembre: non si possono pagare stipendi a vuoto, ma occorre dare un futuro ai lavoratori".
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/09/09/news/regione_dipendenti_senza_compiti-6899978/
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