Nel mirino Cosentino, la loggia e la Camorra
di Monica Centofante – 16 settembre 2010
Roma. Da ieri anche la Dda di Napoli indaga sulla P3. Per individuare i possibili legami del gruppo capeggiato da Flavio Carboni e la Camorra nonché le presunte pressioni esercitate dallo stesso gruppo per fermare le indagini sull'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, indagato a Roma per violazione della legge Anselmi e a Napoli per concorso esterno in associazione camorristica.
E già destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare bloccata, nel gennaio scorso, dalla Camera di appartenenza.
I pm partenopei Giuseppe Narducci e Alessandro Milita hanno incontrato ieri nella capitale il collega Rodolfo Sabelli e acquisito copia di tutti gli atti di loro interesse. In particolare quelli che riguardano, appunto, il politico del Pdl, attualmente coordinatore del partito in Campania.
I due pubblici ministeri sono i titolari dell'inchiesta sul clan dei Casalesi e sul traffico illecito di rifiuti sfociata proprio nella richiesta d'arresto per Cosentino, nella quale risulta indagato un altro personaggio chiave della cosiddetta P3, quel Pasquale Lombardi magistrato tributario arrestato a luglio insieme a Flavio Carboni e all'imprenditore Arcangelo Martino.Lombardi, infatti, è stato per anni consigliere di amministrazione del consorzio Ce4, al centro dell'indagine in qualità di incaricato della gestione e dello smaltimento dei rifiuti in provincia di Caserta.
I magistrati partenopei punterebbero ora ad accertare eventuali coinvolgimenti della Camorra nella costruzione dei falsi dossier sul Presidente della Regione Stefano Caldoro e i presunti tentativi operati dalla P3 al fine di bloccare le indagini su Cosentino arrivando ad esercitare pressioni anche in Cassazione sul ricorso contro la richiesta di arresto del politico del Pdl. Agli atti dell'inchiesta romana ci sono infatti le telefonate e le visite di Lombardi a Giandomenico Lepore, procuratore di Napoli, che avrebbe ricevuto il giudice tributario senza però assecondare le sue richieste. Tanto che Lombardi al telefono con Martino si è dichiarato deluso da quell'incontro: “Il caso è ancora incerto – sono le sue parole, riportate nell'ordinanza di custodia cautelare -. Lui non ci sente molto... Io che ne so? Come se deve fa?”.
Ora, da quanto si apprende, il materiale acquisito dai magistati campani andrebbe ad integrare nuove indagini su Cosentino e darebbe il via ad accertamenti sui rapporti tra la cosiddetta loggia capeggiata da Carboni e il clan dei casalesi.
Ma non è la prima volta che la Camorra entra nell'inchiesta sulla P3. Tutt'altro.Le indagini dei Carabinieri di Roma, coordinate dal Procuratore aggiunto Capaldo e dal sostituto Sabelli, erano partite proprio da sospetti rapporti d'affari tra Flavio Carboni “e soggetti appartenenti ad organizzazioni criminali”. Tra questi, si legge nelle informative, tale De Martino Pasquale “soggetto poliedrico, implicato in molteplici attività illecite e vincolato in maniera indissolubile alla camorra campana, per conto della quale si ritiene svolga attività di riciclaggio e impiego di denaro di provienienza illecita”. Con lui e con altri, per come si apprende dal contenuto di alcune conversazioni telefoniche lo stesso Carboni sarebbe stato coinvolto “in affari concernenti la realizzazione di siti di scommessa on line che il De Martino sta realizzando per conto di organizzazioni criminali di tipo camorrista quali il clan Sarno”. “Dal tenore dei colloqui intercettati – proseguono i Carabinieri – emergeva chiaramente come i soggetti monitorati si relazionassero con il Carboni al fine di sfruttarne, oltre che le disponibilità economiche, le conoscenze nel mondo politico, finanziario e imprenditoriale e realizzare iniziative imprenditoriali anche in settori (scommesse on line) che, come emerso nel corso della presente indagine, costituiscono ambiti in cui il De Martino risulta attualmente investire denaro di provenienza illecita, verosimilmente proveniente dal clan napoletano Sarno”.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/30610/78/
di Monica Centofante – 16 settembre 2010
Roma. Da ieri anche la Dda di Napoli indaga sulla P3. Per individuare i possibili legami del gruppo capeggiato da Flavio Carboni e la Camorra nonché le presunte pressioni esercitate dallo stesso gruppo per fermare le indagini sull'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, indagato a Roma per violazione della legge Anselmi e a Napoli per concorso esterno in associazione camorristica.
E già destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare bloccata, nel gennaio scorso, dalla Camera di appartenenza.
I pm partenopei Giuseppe Narducci e Alessandro Milita hanno incontrato ieri nella capitale il collega Rodolfo Sabelli e acquisito copia di tutti gli atti di loro interesse. In particolare quelli che riguardano, appunto, il politico del Pdl, attualmente coordinatore del partito in Campania.
I due pubblici ministeri sono i titolari dell'inchiesta sul clan dei Casalesi e sul traffico illecito di rifiuti sfociata proprio nella richiesta d'arresto per Cosentino, nella quale risulta indagato un altro personaggio chiave della cosiddetta P3, quel Pasquale Lombardi magistrato tributario arrestato a luglio insieme a Flavio Carboni e all'imprenditore Arcangelo Martino.Lombardi, infatti, è stato per anni consigliere di amministrazione del consorzio Ce4, al centro dell'indagine in qualità di incaricato della gestione e dello smaltimento dei rifiuti in provincia di Caserta.
I magistrati partenopei punterebbero ora ad accertare eventuali coinvolgimenti della Camorra nella costruzione dei falsi dossier sul Presidente della Regione Stefano Caldoro e i presunti tentativi operati dalla P3 al fine di bloccare le indagini su Cosentino arrivando ad esercitare pressioni anche in Cassazione sul ricorso contro la richiesta di arresto del politico del Pdl. Agli atti dell'inchiesta romana ci sono infatti le telefonate e le visite di Lombardi a Giandomenico Lepore, procuratore di Napoli, che avrebbe ricevuto il giudice tributario senza però assecondare le sue richieste. Tanto che Lombardi al telefono con Martino si è dichiarato deluso da quell'incontro: “Il caso è ancora incerto – sono le sue parole, riportate nell'ordinanza di custodia cautelare -. Lui non ci sente molto... Io che ne so? Come se deve fa?”.
Ora, da quanto si apprende, il materiale acquisito dai magistati campani andrebbe ad integrare nuove indagini su Cosentino e darebbe il via ad accertamenti sui rapporti tra la cosiddetta loggia capeggiata da Carboni e il clan dei casalesi.
Ma non è la prima volta che la Camorra entra nell'inchiesta sulla P3. Tutt'altro.Le indagini dei Carabinieri di Roma, coordinate dal Procuratore aggiunto Capaldo e dal sostituto Sabelli, erano partite proprio da sospetti rapporti d'affari tra Flavio Carboni “e soggetti appartenenti ad organizzazioni criminali”. Tra questi, si legge nelle informative, tale De Martino Pasquale “soggetto poliedrico, implicato in molteplici attività illecite e vincolato in maniera indissolubile alla camorra campana, per conto della quale si ritiene svolga attività di riciclaggio e impiego di denaro di provienienza illecita”. Con lui e con altri, per come si apprende dal contenuto di alcune conversazioni telefoniche lo stesso Carboni sarebbe stato coinvolto “in affari concernenti la realizzazione di siti di scommessa on line che il De Martino sta realizzando per conto di organizzazioni criminali di tipo camorrista quali il clan Sarno”. “Dal tenore dei colloqui intercettati – proseguono i Carabinieri – emergeva chiaramente come i soggetti monitorati si relazionassero con il Carboni al fine di sfruttarne, oltre che le disponibilità economiche, le conoscenze nel mondo politico, finanziario e imprenditoriale e realizzare iniziative imprenditoriali anche in settori (scommesse on line) che, come emerso nel corso della presente indagine, costituiscono ambiti in cui il De Martino risulta attualmente investire denaro di provenienza illecita, verosimilmente proveniente dal clan napoletano Sarno”.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/30610/78/
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