Quando si dice la fortuna - o la lungimiranza - di essere in gruppo internazionale. Se fosse per l’Italia i conti di Impregilo, la più importante società nazionale nel settore delle grandi opere, sarebbero stati negativi. Invece, proprio per le sue attività in giro per il mondo il gruppo controllato dalle famiglie Ligresti, Gavio e Benetton ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con un utile netto di 56,2 milioni, in crescita del 6%, nonostante la caduta dei ricavi, scesi a 1 miliardo da 1,43 miliardi dello stesso periodo di un anno fa. Numeri che sono piaciuti al mercato che hanno premiato Impregilo con un rialzo del 4,5%, portando il titolo a superare la soglia psicologica dei 2 euro.
Ma come si è arrivati a questo risultato? Come detto, non certo per la situazione in Italia, dove il blocco dei grandi progetti (Impregilo, tra gli altri, è il vincitore della gara per il Ponte di Messina) ha influito per la sua parte sul calo dei ricavi. Non solo: Impregilo vanta una serie di crediti dalle amministrazioni della Campania, dove ha lavorato all’emergenza rifiuti realizzando l’inceneritore di Acerra (per il quale sono ancora aperti una inchiesta e un contenzioso con la magistratura).
Ma sulla redditività ha inciso anche la crisi che ha colpito i paesi del Golfo Persico: in Medioriente sono stati congelati i progetti per la realizzazione di grandi impianti di dissalazione, attività in cui Impregilo è leader grazie alla controllata Fisia. Ma a salvare i conti ci hanno pensato le attività sudamericane e in particolare la quotazione alla Borsa di San Paolo della brasiliana Ecorodovias Infrastrutura e Logistica che ha valorizzato la quota di capitale in mano a Impregilo in circa 640 milioni.
L’operazione ha anche permesso di ridurre l’indebitamento finanziario netto consolidato al 30 giugno 2010 a 149,1 milioni, in diminuzione rispetto ai valori di 278,2 milioni registrati al 31 marzo 2010 e di 274,5 milioni al 31 dicembre 2009. Infine, il portafoglio complessivo del gruppo ammonta a 21,4 miliardi, di cui 9,9 miliardi nei settori Costruzioni e Impianti e 11,5 miliardi relativi al portafoglio a vita intera del settore Concessioni. (Luca Pagni, La Repubblica)
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/09/01/niente-grandi-opere-impregilo-si-consola-con-gli-utili-sudamericani/
Ma come si è arrivati a questo risultato? Come detto, non certo per la situazione in Italia, dove il blocco dei grandi progetti (Impregilo, tra gli altri, è il vincitore della gara per il Ponte di Messina) ha influito per la sua parte sul calo dei ricavi. Non solo: Impregilo vanta una serie di crediti dalle amministrazioni della Campania, dove ha lavorato all’emergenza rifiuti realizzando l’inceneritore di Acerra (per il quale sono ancora aperti una inchiesta e un contenzioso con la magistratura).
Ma sulla redditività ha inciso anche la crisi che ha colpito i paesi del Golfo Persico: in Medioriente sono stati congelati i progetti per la realizzazione di grandi impianti di dissalazione, attività in cui Impregilo è leader grazie alla controllata Fisia. Ma a salvare i conti ci hanno pensato le attività sudamericane e in particolare la quotazione alla Borsa di San Paolo della brasiliana Ecorodovias Infrastrutura e Logistica che ha valorizzato la quota di capitale in mano a Impregilo in circa 640 milioni.
L’operazione ha anche permesso di ridurre l’indebitamento finanziario netto consolidato al 30 giugno 2010 a 149,1 milioni, in diminuzione rispetto ai valori di 278,2 milioni registrati al 31 marzo 2010 e di 274,5 milioni al 31 dicembre 2009. Infine, il portafoglio complessivo del gruppo ammonta a 21,4 miliardi, di cui 9,9 miliardi nei settori Costruzioni e Impianti e 11,5 miliardi relativi al portafoglio a vita intera del settore Concessioni. (Luca Pagni, La Repubblica)
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