La bambina era stata tolta alla madre subito dopo il taglio del cordone ombelicale. L'avvocato della donna ha annunciato appello
TRENTO. Il tribunale dei minori ha deciso: la bambina della giovane trentina, tolta alla madre alla nascita, è stata dichiarata adottabile ed è iniziato subito un affidamento preadottivo. La notizia arriva dall'avvocato della ragazza che già annuncia appello. Una vicenda complicata quella di questa mamma che non ha mai vissuto con la sua piccola che aveva scatenato reazioni diverse ma anche una gara di solidarietà a livello nazionale per andare in aiuto della giovane.
La decisione del tribunale è arrivata, come spiega l'avvocato della donna Mariastella Paiar, senza nemmeno attendere il mese utile per l'impugnazione della sentenza. Una decisione che viene vissuta come profondamente ingiusta dalla mamma.
«La signora - spiega il legale - è molto delusa e triste perché non vede la sua bimba dal giorno in cui è nata e non ha potuto neppure avere notizie dirette dagli operatori che la curano per divieto imposto dal servizio sociale. È è però decisa a proseguire nei suoi sforzi per riavere la sua bambina che non vuole in nessun caso abbandonare. E per questo faremo appello.
La decisione iniziale è stata presa prima della nascita della bambina ed è evidentemente frutto di relazioni e valutazioni precedenti alla nascita stessa; relazioni che non potevano attenere all'adeguatezza circa cure della mamma alla bambina. Il provvedimento di allontanamento è stato dunque preso sulla base di un pregiudizio. La sentenza attuale riprende le inesatte informazioni del servizio che imputano alla mamma immaturità, povertà materiale ed emotiva e l'avvio della gravidanza come elemento di fragilità.
La mamma, dal canto suo, ha intrapreso molte iniziative, in accordo con i competenti servizi, e soprattutto con la struttura che la ospita, grazie all'ausilio della cooperativa Kaleidoscopio, per diventare una persona più matura e migliore ed un genitore adeguato alla sua bambina. Il collegio ha travisato la consulenza, criticata come «non realistica», che ha ritenuto riportasse una mancanza di garanzie e indicazioni di mere speranze.
La sentenza fraintende la perizia che aveva invece evidenziato come la mamma "non ha estremi di irrecuperabilità tali da negarle di essere una mamma sufficientemente capace e grazie alla adesione ai programmi di sostegno dei servizi sembrano dimostrare una evoluzione positiva". La perizia non era nemmeno incerta quanto a tempistiche perché prevedeva una rivalutazione dopo un anno». C'è poi un altro punto che l'avvocato vuole sottolineare: «Il collegio ha disatteso sia la consulenza sia le conclusioni dei difensori e del pubblico ministero che proponevano di offrire una opportunità alla mamma e alla bambina conformemente alle sentenze di Cassazione e Corte europea che dichiarano come prima di un simile distacco vadano indagate ed attivate tutte le possibilità di sussidi ed aiuti per rispettare il diritto del minore a crescere con i genitori. La giovane desidera solo avere la possibilità di dare alla figlia una mamma decorosa, crescendo come persona e come mamma, e aiutata e sostenuta se occorre».Stando così le cose la difesa annuncia che a breve saranno depositati gli atti perché sia rispettato il diritto della bambina di crescere nella sua famiglia naturale insieme alla sua mamma, «la quale - conclude il legale - pur consapevole di non essere perfetta sa di poterla amare e, con un po' di aiuto di poterla seguire nella crescita, accudire ed educare TRENTO. Il tribunale dei minori ha deciso: la bambina della giovane trentina, tolta alla madre alla nascita, è stata dichiarata adottabile ed è iniziato subito un affidamento preadottivo. La notizia arriva dall'avvocato della ragazza che già annuncia appello. Una vicenda complicata quella di questa mamma che non ha mai vissuto con la sua piccola che aveva scatenato reazioni diverse ma anche una gara di solidarietà a livello nazionale per andare in aiuto della giovane. La decisione del tribunale è arrivata, come spiega l'avvocato della donna Mariastella Paiar, senza nemmeno attendere il mese utile per l'impugnazione della sentenza. Una decisione che viene vissuta come profondamente ingiusta dalla mamma.«La signora - spiega il legale - è molto delusa e triste perché non vede la sua bimba dal giorno in cui è nata e non ha potuto neppure avere notizie dirette dagli operatori che la curano per divieto imposto dal servizio sociale. È è però decisa a proseguire nei suoi sforzi per riavere la sua bambina che non vuole in nessun caso abbandonare. E per questo faremo appello.La decisione iniziale è stata presa prima della nascita della bambina ed è evidentemente frutto di relazioni e valutazioni precedenti alla nascita stessa; relazioni che non potevano attenere all'adeguatezza circa cure della mamma alla bambina. Il provvedimento di allontanamento è stato dunque preso sulla base di un pregiudizio. La sentenza attuale riprende le inesatte informazioni del servizio che imputano alla mamma immaturità, povertà materiale ed emotiva e l'avvio della gravidanza come elemento di fragilità.La mamma, dal canto suo, ha intrapreso molte iniziative, in accordo con i competenti servizi, e soprattutto con la struttura che la ospita, grazie all'ausilio della cooperativa Kaleidoscopio, per diventare una persona più matura e migliore ed un genitore adeguato alla sua bambina. Il collegio ha travisato la consulenza, criticata come «non realistica», che ha ritenuto riportasse una mancanza di garanzie e indicazioni di mere speranze.
La sentenza fraintende la perizia che aveva invece evidenziato come la mamma "non ha estremi di irrecuperabilità tali da negarle di essere una mamma sufficientemente capace e grazie alla adesione ai programmi di sostegno dei servizi sembrano dimostrare una evoluzione positiva". La perizia non era nemmeno incerta quanto a tempistiche perché prevedeva una rivalutazione dopo un anno». C'è poi un altro punto che l'avvocato vuole sottolineare: «Il collegio ha disatteso sia la consulenza sia le conclusioni dei difensori e del pubblico ministero che proponevano di offrire una opportunità alla mamma e alla bambina conformemente alle sentenze di Cassazione e Corte europea che dichiarano come prima di un simile distacco vadano indagate ed attivate tutte le possibilità di sussidi ed aiuti per rispettare il diritto del minore a crescere con i genitori. La giovane desidera solo avere la possibilità di dare alla figlia una mamma decorosa, crescendo come persona e come mamma, e aiutata e sostenuta se occorre». Stando così le cose la difesa annuncia che a breve saranno depositati gli atti perché sia rispettato il diritto della bambina di crescere nella sua famiglia naturale insieme alla sua mamma, «la quale - conclude il legale - pur consapevole di non essere perfetta sa di poterla amare e, con un po' di aiuto di poterla seguire nella crescita, accudire ed educare.
http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/dettaglio/la-bimba-tolta-alla-madre-dopo-il-parto-puo-essere-adottata/2339100
TRENTO. Il tribunale dei minori ha deciso: la bambina della giovane trentina, tolta alla madre alla nascita, è stata dichiarata adottabile ed è iniziato subito un affidamento preadottivo. La notizia arriva dall'avvocato della ragazza che già annuncia appello. Una vicenda complicata quella di questa mamma che non ha mai vissuto con la sua piccola che aveva scatenato reazioni diverse ma anche una gara di solidarietà a livello nazionale per andare in aiuto della giovane.
La decisione del tribunale è arrivata, come spiega l'avvocato della donna Mariastella Paiar, senza nemmeno attendere il mese utile per l'impugnazione della sentenza. Una decisione che viene vissuta come profondamente ingiusta dalla mamma.
«La signora - spiega il legale - è molto delusa e triste perché non vede la sua bimba dal giorno in cui è nata e non ha potuto neppure avere notizie dirette dagli operatori che la curano per divieto imposto dal servizio sociale. È è però decisa a proseguire nei suoi sforzi per riavere la sua bambina che non vuole in nessun caso abbandonare. E per questo faremo appello.
La decisione iniziale è stata presa prima della nascita della bambina ed è evidentemente frutto di relazioni e valutazioni precedenti alla nascita stessa; relazioni che non potevano attenere all'adeguatezza circa cure della mamma alla bambina. Il provvedimento di allontanamento è stato dunque preso sulla base di un pregiudizio. La sentenza attuale riprende le inesatte informazioni del servizio che imputano alla mamma immaturità, povertà materiale ed emotiva e l'avvio della gravidanza come elemento di fragilità.
La mamma, dal canto suo, ha intrapreso molte iniziative, in accordo con i competenti servizi, e soprattutto con la struttura che la ospita, grazie all'ausilio della cooperativa Kaleidoscopio, per diventare una persona più matura e migliore ed un genitore adeguato alla sua bambina. Il collegio ha travisato la consulenza, criticata come «non realistica», che ha ritenuto riportasse una mancanza di garanzie e indicazioni di mere speranze.
La sentenza fraintende la perizia che aveva invece evidenziato come la mamma "non ha estremi di irrecuperabilità tali da negarle di essere una mamma sufficientemente capace e grazie alla adesione ai programmi di sostegno dei servizi sembrano dimostrare una evoluzione positiva". La perizia non era nemmeno incerta quanto a tempistiche perché prevedeva una rivalutazione dopo un anno». C'è poi un altro punto che l'avvocato vuole sottolineare: «Il collegio ha disatteso sia la consulenza sia le conclusioni dei difensori e del pubblico ministero che proponevano di offrire una opportunità alla mamma e alla bambina conformemente alle sentenze di Cassazione e Corte europea che dichiarano come prima di un simile distacco vadano indagate ed attivate tutte le possibilità di sussidi ed aiuti per rispettare il diritto del minore a crescere con i genitori. La giovane desidera solo avere la possibilità di dare alla figlia una mamma decorosa, crescendo come persona e come mamma, e aiutata e sostenuta se occorre».Stando così le cose la difesa annuncia che a breve saranno depositati gli atti perché sia rispettato il diritto della bambina di crescere nella sua famiglia naturale insieme alla sua mamma, «la quale - conclude il legale - pur consapevole di non essere perfetta sa di poterla amare e, con un po' di aiuto di poterla seguire nella crescita, accudire ed educare TRENTO. Il tribunale dei minori ha deciso: la bambina della giovane trentina, tolta alla madre alla nascita, è stata dichiarata adottabile ed è iniziato subito un affidamento preadottivo. La notizia arriva dall'avvocato della ragazza che già annuncia appello. Una vicenda complicata quella di questa mamma che non ha mai vissuto con la sua piccola che aveva scatenato reazioni diverse ma anche una gara di solidarietà a livello nazionale per andare in aiuto della giovane. La decisione del tribunale è arrivata, come spiega l'avvocato della donna Mariastella Paiar, senza nemmeno attendere il mese utile per l'impugnazione della sentenza. Una decisione che viene vissuta come profondamente ingiusta dalla mamma.«La signora - spiega il legale - è molto delusa e triste perché non vede la sua bimba dal giorno in cui è nata e non ha potuto neppure avere notizie dirette dagli operatori che la curano per divieto imposto dal servizio sociale. È è però decisa a proseguire nei suoi sforzi per riavere la sua bambina che non vuole in nessun caso abbandonare. E per questo faremo appello.La decisione iniziale è stata presa prima della nascita della bambina ed è evidentemente frutto di relazioni e valutazioni precedenti alla nascita stessa; relazioni che non potevano attenere all'adeguatezza circa cure della mamma alla bambina. Il provvedimento di allontanamento è stato dunque preso sulla base di un pregiudizio. La sentenza attuale riprende le inesatte informazioni del servizio che imputano alla mamma immaturità, povertà materiale ed emotiva e l'avvio della gravidanza come elemento di fragilità.La mamma, dal canto suo, ha intrapreso molte iniziative, in accordo con i competenti servizi, e soprattutto con la struttura che la ospita, grazie all'ausilio della cooperativa Kaleidoscopio, per diventare una persona più matura e migliore ed un genitore adeguato alla sua bambina. Il collegio ha travisato la consulenza, criticata come «non realistica», che ha ritenuto riportasse una mancanza di garanzie e indicazioni di mere speranze.
La sentenza fraintende la perizia che aveva invece evidenziato come la mamma "non ha estremi di irrecuperabilità tali da negarle di essere una mamma sufficientemente capace e grazie alla adesione ai programmi di sostegno dei servizi sembrano dimostrare una evoluzione positiva". La perizia non era nemmeno incerta quanto a tempistiche perché prevedeva una rivalutazione dopo un anno». C'è poi un altro punto che l'avvocato vuole sottolineare: «Il collegio ha disatteso sia la consulenza sia le conclusioni dei difensori e del pubblico ministero che proponevano di offrire una opportunità alla mamma e alla bambina conformemente alle sentenze di Cassazione e Corte europea che dichiarano come prima di un simile distacco vadano indagate ed attivate tutte le possibilità di sussidi ed aiuti per rispettare il diritto del minore a crescere con i genitori. La giovane desidera solo avere la possibilità di dare alla figlia una mamma decorosa, crescendo come persona e come mamma, e aiutata e sostenuta se occorre». Stando così le cose la difesa annuncia che a breve saranno depositati gli atti perché sia rispettato il diritto della bambina di crescere nella sua famiglia naturale insieme alla sua mamma, «la quale - conclude il legale - pur consapevole di non essere perfetta sa di poterla amare e, con un po' di aiuto di poterla seguire nella crescita, accudire ed educare.
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