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domenica 5 settembre 2010

Nei Paesi Bassi rivolta moderata contro gli xenofobi


Nei Paesi Bassi rivolta moderata contro gli xenofobi

di Andea Mollica

A circa 3 mesi dalle elezioni l’Olanda non ha ancora un nuovo governo. Dopo il collasso della trattativa per formare un coalizione di centro-destra, una nuova consultazione si avvicina

Il 9 giugno le elezioni anticipate olandesi avevano prodotto un risultato abbastanza confuso. I liberali, dopo molti decenni, erano tornati il primo partito, mentre i laburisti erano riusciti a tenere in modo positivo dopo la rottura coi democristiani di Balkenende, che aveva generato il ricorso anticipato alle urne. L’incremento più significativo era stato ottenuto dalla formazione populista di Gert Wilders, politico conservatore che aveva puntato tutto sulla ostilità all’immigrazione per ottenere nuovi consensi, raccogliendo l’eredità di Pim Fortujn.

STALLO TOTALE – La Regina Beatrice, il Capo di Stato della monarchia olandese, ha già assegnato 5 mandati esplorativi per formare un nuovo governo. Un esito atteso, vista la complessità del risultato delle urne, ma che mostra l’estrema difficoltà nel trovare i 76 voti necessari ad eleggere un nuovo governo. Nei Paesi Bassi, come nel vicino Belgio, vige la prassi costituzionale di incaricare una personalità politica di spicco, il formateur, per condurre le trattative per un nuovo governo. L’accordo per una grossa coalizione formata da liberali, laburisti e democratiani è subito apparso impossibile, mentre per la riproposizione della coalizione viola degli anni ’90, con liberali del VVD e quelli più progressisti del D66 alleati al partito laburista mancavano i voti o una possibile alleanza con un’altra forza. Da sempre la formazione perno la costruzione della coalizione, l’estrema debolezza dei cristiano democratici del CDA ha impedito la riedizione sia del classico centrodestra che del centrosinistra, le due tipiche formule di governo dei Paesi Bassi.

RIVOLTA MODERATA – Ad agosto l’unica possibilità rimasta sul tavolo era una coalizione guidata dai liberali e sostenuta dai democristiani, che però avrebbe avuto bisogno dei voti dei populisti xenofobi del PVV di Wilders per dar vita ad un governo di minoranza. Il possibile accordo è stato però bocciato da una rivolta interna al CDA. I democratici cristiani, la formazione che ha partecipato al numero maggiore dei governi dal dopoguerra, non sono riusciti a trovare un accordo sull’alleanza con Wilders. 44 esponenti del CDA hanno pubblicato sul quotidiano Touw un appello per la difesa dei diritti fondamentali , schierandosi contro i partiti come il PVV che rifiutano la liberà religiosa e utilizzano l’islamofobia per ottenere voti. Secondo i membri del CDA il “PVV non è solo una minaccia alla libertà dei musulmani, ma al nostro stato di diritto e alla nostra libertà”. Una rivolta moderata che ha fatto collassare la formazione del governo liberaldemocristiano appoggiato all’esterno da Wilders. Il leader del PVV ha chiesto al CDA di imporre ai propri parlamentari la disciplina di coalizione, ma la richiesta ha provocato l’immediata sospensione delle trattative, data la tutela della libertà di mandato prevista dalla Costituzione olandese. L’intervento di Wilders è stato molto criticato anche dalla stampa amica, tanto che il conservatore Nederlands Dagblad ha rimarcato come “questo leader tolleri esclusivamente ciechi battimani intorno a sé”.

NUOVE ELEZIONI? – Dopo l’ultimo fallimento la Regina Beatrice dovrà decidere se procedere con un nuovo mandato esplorativo. Le possibilità teoriche di formare un nuovo governo sono davvero minime, visto che solo una grande coalizione con laburisti, democristiani e liberali avrebbe i numeri per eleggere un nuovo primo ministro. Questa ipotesi era già stata scartata all’inizio delle consultazioni, e una sua riproposizione appare improbabile. Si avvicina così il rischio di un rapido ritorno alle urne, e attualmente i sondaggi sembrano premiare proprio il PVV di Wilders.

http://www.giornalettismo.com/archives/79724/nei-paesi-bassi-rivolta-moderata/

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