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domenica 5 settembre 2010

Milano. Madri, nonni e sponsor fra i banchiil fai da te per le scuole alla deriva


Viaggio nella pubblica istruzione al verde: se non arrivano fondi e manutenzioni, tocca arrangiarsiA pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, sono tanti gli istituti che si ritrovano in forte difficoltà

di TIZIANA DE GIORGIO

Sgabelli rotti da anni, sistemati dai nonni dei bambini reclutati durante l’estate. Librerie e scaffali ripescati dalle cantine degli studenti, portati a spalla nelle aule dai genitori. Squadre di mamme e papà che si armano di scale, pennelli e vernici. E corrono contro il tempo perché il primo giorno di scuola le classi malconce dei propri figli siano almeno imbiancate. A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, sono tanti gli istituti che si ritrovano a fare i conti con arredi scolastici e strutture malandate. E per mettere una toppa con dove Comune e Provincia non intervengono, o tardano ad arrivare, scatta la “scuola fai da te”.



Le cattedre, i banchi e le sedie rotte, che aspettano da anni di essere cambiate non si contano. Così come quelle mancano del tutto. Al professionale Caterina da Siena, per esempio, non sono ancora arrivate tutte e 200 le sedie chieste alla Provincia per i nuovi iscritti. «A una settimana dall’arrivo dei ragazzi abbiamo ancora aule completamente spoglie — dice la preside Clara Magistrelli — Se le sedie non arrivano in tempo saremo costretti a tamponare la situazione ripescando quelle che erano destinate a essere buttate: hanno più di vent’anni, sono impresentabili».

Gli sgabelli aggiustati dai nonni. All’elementare Guicciardi, gli sgabelli della mensa e dei laboratori sono pochi e, fino a quest’estate, così pericolanti, che dopo l’ennesima richiesta al Comune di sostituirli caduta nel vuoto la preside Laura Barbiato ha deciso di arrangiarsi chiamando in aiuto i nonni dei suoi studenti. Che da luglio, a scuola ormai chiusa, si sono messi all’opera con chiodi, martelli e cacciaviti, sistemandone alla bell’e meglio più di trenta. «Ma gli sgabelli che mancano restano un problema — dice la preside — . In molti laboratori non ce ne sono abbastanza per tutti. E ogni mattina i bambini sono costretti a girare da una classe all’altra con le sedioline in mano. Un caos infernale».

I mobili portati da casa. All’elementare di via Goffredo da Buffero, invece, sono gli scaffali per libri e quaderni a mancare. «I pochi che ci ha mandato lo scorso anno il Comune sono troppo piccoli e non ci sta nulla — spiega Antonella Pilotto, collaboratrice del preside — mentre quelli che già abbiamo sono talmente sgarrupati che sembrano cadere da un momento all’altro». Anche qui, i genitori si sono organizzati: caricando su furgoncini mensole, scaffali e librerie. Per poi rimontarli nella scuola dove studiano i figli. «Ormai per queste cose confidiamo solo nelle donazioni dei genitori», aggiunge.

Mamme, papà e secchi di vernice. Il fai da te non vale solo per sistemare gli arredi. Un intero piano della sede di via Gentilino dell’istituto comprensivo Cadorna — 1200 studenti fra elementari e medie — verrà imbiancata da un plotone di genitori. Il Comune aveva fatto rientrare la scuola nel piano di manutenzione straordinaria, iniziata quest’estate. Peccato che l’imbiancatura non sarebbe arrivata prima della prossima primavera. «I genitori non vogliono aspettare — spiega il preside, Giovanni Del Bene — sabato e domenica prossima aprirò personalmente la scuola in modo da non chiedere gli straordinari ai bidelli. Lavoreremo ininterrottamente per due giorni, in modo da avere tutte le pareti messe a nuovo per lunedì, quando arrivano i bambini». Mamme e papà mettono la manodopera e uno sponsor, cercato dal preside, mette i soldi per comprare pittura e pennelli.

La caccia allo sponsor. La sponsorizzazione è ormai uno strumento così utilizzato dalle scuole che nell’ultimo anno gli istituti si contendono i benefattori. «Due anni fa i genitori hanno ridipinto un intero piano di aule — racconta Alberto Fiorio, vicepreside del Thuar Gonzaga — pensavamo di fare la stessa cosa quest’estate, imbiancando tutto l’ultimo piano. Ma non ci siamo riusciti, perché trovare uno sponsor ora è sempre più difficile: le scuole ormai hanno capito che è uno dei pochi modi per riuscire a intervenire davvero. E si è scatenata una vera e propria caccia». Ma anche fra chi non è stato costretto a cercare soldi per sistemare la scuola, non mancano lamentele: «Per sistemarci i controsoffitti hanno aspettato che fossero a rischio crollo— si lamenta Innocente Pessina, preside del liceo Berchet — ora abbiamo l’aula magna da sistemare, visto che quest’anno è il centenario della scuola. Abbiamo chiesto almeno l’imbiancatura, ma hanno cominciato solo venerdì, a ridosso dell’inizio delle lezioni. Con tutta l’estate a disposizione».


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