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giovedì 9 settembre 2010

Mercato immobiliare. Numeri da prendere con le molle

Mercato immobiliare. Numeri da prendere con le molle

di Amerigo Rivieccio

L’Istat ha fornito oggi i dati relativi all’andamento del mercato immobiliare nel primo trimestre del 2010 e nonostante qualche pallido segno più i numeri raccontano un paese con il mercato immobiliare in ginocchio.



Il numero delle unità immobiliari compravendute nel periodo tra gennaio e marzo 2010 è stato pari a circa 191 mila unità, sufficienti per segnare un lieve incremento, più 2,3 per cento, rispetto all’anno precedente ed annunciare l’interruzione della fase calante del mercato o addirittura un primo segnale di ripresa pur in un regime di prezzi tuttora eccessivi. Un dato positivo che è però stato facilitato da anni di crisi.

Questi i dati relativi al numero di compravendite effettuate nel primo trimestre degli anni scorsi:
Nel 2009 erano circa 186 mila. Nel 2008 circa 223mila. Nel 2007 circa 254mila.

A fronte di questo aumento marginale del numero di compravendite si è inoltre registrata una vera e propria impennata nella erogazione di mutui che sono arrivati a circa 180 mila sottoscrizioni con un incremento di oltre il 13 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Nello stesso periodo quindi, a fronte di un incremento delle compravendite di circa 5 mila unità, il numero dei mutui sottoscritto è aumentato di circa 22 mila unità portando il rapporto tra il numero dei mutui sottoscritti ed il numero delle compravendite immobiliari, che girava intorno all’85 per cento ossia per ogni 100 compravendite venivano sottoscritti 85 mutui, a balzare oltre il 94 per cento.

Sono quindi pienamente condivisibili le preoccupazioni ed i dubbi che le associazioni dei consumatori hanno sollevato, il Codacons ha infatti diffuso un comunicato in cui segnala come tali “dati non indicano affatto un segnale di ripresa, ma sono anzi un indice della crisi in atto. L’aumento dei mutui, infatti, si registra principalmente per via dei bassi tassi di interesse legati alla recessione. I tassi di riferimento per i mutui, come ad esempio l’euribor, dopo aver superato il tetto storico del 5 per cento nel settembre 2008, con lo scoppio della crisi sono progressivamente scesi e nei primi 3 mesi del 2010, a cui si riferiscono i dati Istat, fluttuavano al loro minimo, tra lo 0,3 per cento e l’1,2 per cento (oggi stanno risalendo, anche se di poco, tra lo 0,5 e l’1,4 per cento). Ovvio che chi doveva fare un mutuo ha cercato di stipulare il contratto in questo periodo di tassi favorevoli. E' bene ricordare, inoltre, che per quanto il mutuo sia un investimento si tratta pur sempre di un debito che le famiglie contraggono con le banche”.

E trattandosi di un debito spesso a lunghissimo termine il Codacons continua mettendo in guardia i consumatori “non stipulate mutui a tasso variabile solo perchè in questo momento sono vantaggiosi se poi non siete in grado di sostenere aumenti delle rate del 30% e oltre. Infatti, nel corso di un periodo almeno ventennale i tassi inevitabilmente salgono e scendono. Meglio decidere tra fisso e variabile, dunque, in relazione alla propria condizione reddituale piuttosto che tentare analisi di economia monetaria internazionale sull'andamento futuro dei tassi”.

http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=12061%3Amercato-immobiliare-numeri-da-prendere-con-le-molle&catid=77%3Aeconimia&Itemid=177

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