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giovedì 9 settembre 2010

In Italia c'è un buco nero. È il ritratto di Reggio Calabria. Dove spadroneggia la 'ndrangheta.


In Italia c'è un buco nero

a di Gianfrancesco Turano

È il ritratto di Reggio Calabria. Dove spadroneggia la 'ndrangheta. Con la città che sembra non accorgersene. Mentre gli intrighi politici e il caos dell'amministrazione pubblica hanno portato il bilancio al collasso

È il ritratto di Reggio Calabria. Dove spadroneggia la 'ndrangheta. Con la città che sembra non accorgersene. Mentre gli intrighi politici e il caos dell'amministrazione pubblica hanno portato il bilancio al collasso

(07 settembre 2010)



Foto di Emanuele Cremaschi

Il sindaco f. f. (facente funzione) è fiducioso. Venerdì 27 agosto, a las cinco de la tarde, Giuseppe Raffa ha appena trovato la quadra della nuova giunta e si gode una granita al limone seduto al gazebo di Sottozero, uno dei bar affacciati sul lungomare di Reggio Calabria. "Irene Pivetti verrà", insiste. Non come assessore. Magari come consulente. L'ex presidente della Camera leghista è stato il casus belli di uno scontro tutto interno al centrodestra. Neppure Denis Verdini e Silvio Berlusconi ci hanno capito niente. Da una parte Raffa e il deputato verdiniano Nino Foti, leader della Fondazione Magna Grecia di cui Irene Pivetti è vicepresidente.

Sul fronte opposto, i fedelissimi di Giuseppe Scopelliti, sindaco per otto anni prima di conquistare la regione con una valanga di voti. Il compromesso finale è una giunta di assessori Pdl che il Pdl dovrebbe appoggiare, però dall'esterno. Ma le turbolenze in zona Stretto continuano e martedì 31 agosto la giunta è tornata in alto mare. Nessuno sa se arriverà alle elezioni del 2011. L'importante è che non si debba nominare un commissario nell'area metropolitana numero 15 dove, come accade nella politica nazionale, tutti parlano con tutti nell'ipotesi che si voti per il parlamento, oltre che per le elezioni municipali, e che Re Silvio sia al capolinea. Scopelliti stesso, inventato da Gianfranco Fini come segretario del Fronte della Gioventù, è sì passato con i berluscones al seguito di Maurizio Gasparri, ma continua a vantare un ottimo rapporto personale con il dissidente della Camera. E se rifacesse il salto verso An? E se diventasse il nuovo Raffaele Lombardo? La paranoia regna sovrana fra una brioscia con gelato e un aperitivo della casa.

Alle sei della sera, la via Marina stenta a carburare. È ancora presto, la fase del passeggio. Spettacolari scandinave che studiano all'università degli stranieri vengono abbordate con vario insuccesso da dongiovanni di ogni età. Più tardi i lidi diventeranno discoteche a cielo aperto, per la gioia dei residenti insonni. La bomba messa sotto casa del procuratore generale Salvatore Di Landro nella notte fra mercoledì 25 e giovedì 26 è solo una percussione in più. Nell'agosto scorso non l'avrebbe sentita quasi nessuno.

Un anno fa c'era radio Rtl 102,5 a sparare musica oltre la soglia del dolore in diretta dall'Arena dello Stretto, intitolata al senatore missino Ciccio Franco, leader dei Boia chi Molla durante la rivolta del 1970-1971. Fino al 2009 la movida aveva tutto un altro tono, non solo in decibel. Si ballava in spiaggia fino all'alba e Scopelliti annunciava: "Abbiamo abbandonato l'immagine negativa di Reggio città della 'ndrangheta. Per più di un mese Reggio sarà la metropoli dell'Amore e grazie a Cornetto Algida il 23 agosto la frase d'amore più bella sorvolerà il cielo dello Stretto permettendo agli autori di vincere un soggiorno in città".

Se poi Di Landro non ispira amore, si faccia un bell'esame di coscienza. È già al secondo avvertimento. Ignoti gli avevano svitato i bulloni della macchina entrando nel sorvegliatissimo garage degli uffici giudiziari del Cedir, il centro direzionale in stile Metropolis lungo il torrente Calopinace. A caldo, la mattina dell'esplosione sotto casa, il magistrato ha detto ai cronisti di Reggio tv: "Dopo la bomba alla Procura generale del 3 gennaio bisognava tutti rientrare nei ranghi e lavorare. Invece non è successo e si è personalizzato lo scontro".

Il giorno seguente, come per incanto, la Procura di Catanzaro ha tirato fuori i nomi di dieci indagati per l'attentato di gennaio. Tutti uomini dei clan, si capisce. Ma a Reggio, capitale della più potente organizzazione criminale del mondo, dire clan vuol dire tutto e niente. Massoneria, servizi deviati, politici e giudici collusi, qui non ci si fa mancare nulla. Ogni tanto qualche operazione investigativa dà la scossa, ma è una scossa relativa. A giugno, l'operazione Meta ha portato a 41 arresti e al blocco di beni delle cosche. Fra questi c'era il lido Calajunco, uno dei più in voga del lungomare. A metà agosto il locale è stato dissequestrato dal gip ma nei due mesi di sequestro ha continuato a lavorare. Quando si dice il garantismo. Garantismo e turismo, ecco i due pilastri della nuova Reggio.

"C'è da ritenere", scrivono Elio Veltri e Francesco Paola nel saggio 'Il governo dei conflitti' (Longanesi), "che le ragnatele dei collegamenti azionari e dei conflitti d'interessi impediscano ogni protesta. Oppure, ipotesi forse ancora più inquietante, che scattino quei meccanismi di obbedienza all'autorità per cui il male genera effetti di assuefazione e conformismo". Parole condivise dagli operatori finanziari, i quali in questi anni hanno visto di tutto. Ad esempio, bocciare la fusione della società Autostrade (ribattezzata Atlantia) con il gruppo Abertis, per la presenza in quest'ultimo di "soggetti che operano nei settori delle costruzioni e della mobilità". Censura comprensibile, se non fosse che in Impregilo, la più importante impresa italiana di costruzioni, sono presenti i primi due gestori di autostrade: il gruppo di Marcellino Gavio e Autostrade spa controllata dai Benetton. I quali controllano la società Autogrill, che di autostrade ovviamente vive, e sono pure soci di Grandi Stazioni spa, con la quale Autogrill lavora.

Unione poco trasparente
Un elenco di conflitti che potrebbe continuare a lungo. Per esempio citando la storia degli immobili Telecom venduti a Pirelli Real Estate (controllata finora da Pirelli, a sua volta controllore tramite Olimpia di Telecom). Oppure la sponsorizzazione da 3 milioni di euro che sempre la Telecom di Marco Tronchetti Provera ha fatto all'Inter (bilancio 2006), dove Tronchetti è consigliere di amministrazione. O ancora, il caso di Capitalia, presieduta da Cesare Geronzi, dove al patto di sindacato partecipano imprenditori che sono pure clienti, come successo nel caso di Calisto Tanzi e Parmalat. Per arrivare al prevedibile imbarazzo di Flavio Dezzani, presidente del collegio sindacale di Banca popolare di Verona e Novara. Che dopo aver prestato con il cappello da consigliere di Banca Intermobiliare oltre 110 milioni di euro al gruppo di Danilo Coppola, dovrà valutare con quello da sindaco il prestito da un milione 400 mila euro concesso all'Ipi di Coppola dalla Popolare di Novara. Nonché quello ancora più rilevante affidato all'imprenditore dalla partecipata (30,72 per cento) Italease.Tutte vicende pubbliche, ma sulle quali la politica glissa. Forse perché tanti sono i conflitti d'interessi anche su questo fronte. La riprova è nella relazione luglio-dicembre 2006 dell'Autorità antitrust, dalla quale emergono le prime magagne del governo Prodi. La norma prevede che i titolari di carica, nonché i coniugi e i parenti fino al secondo grado, debbano dichiarare all'Autorità "i dati relativi alle proprie attività patrimoniali, ivi comprese le partecipazioni azionarie e le relative variazioni". Ma al 31 dicembre 2006 "i formulari mancanti sono ancora numerosi. Le dichiarazioni attualmente pervenute", scrive l'Antitrust, "sono 464 (106 riferibili a titolari di carica e 358 a coniugi e/o parenti) su un totale di 581 soggetti obbligati alla dichiarazione". Inoltre, 231 "sono state presentate dopo la scadenza del termine di 90 giorni previsto dalla legge", con un saldo finale del 20 per cento di documenti ancora mancanti.Vero è che, da dicembre a oggi, l'Antitrust ha inviato ai membri del governo e i loro famigliari solleciti e diffide. Ma il problema è rimasto: dopo un anno di Prodi II, latita il dieci per cento dei documenti obbligatori. Il che da un lato è spiacevole, ma dall'altro è il giusto prologo per quanto accade nel resto della politica: a livello nazionale e a quello locale. Curioso, per dire, è il caso del deputato Vito Li Causi (Popolari-Udeur), protagonista in una vicenda partita alla fine della scorsa legislatura. In quei giorni è passata una legge per equiparare la laurea in Scienze motorie a quella di Fisioterapia. La decisione ha sconcertato gli esperti del settore, consapevoli della delicatezza della materia, tant'è che oggi i ministeri di Salute e Università stanno cercando di abrogare il testo. Ma i lavori languono, forse anche per un dettaglio: il relatore Li Causi è laureato proprio in Scienze motorie.

Naturalmente, i paria dell'imprenditoria non possono pretendere di avere lo stesso trattamento della Lele Mora management, pagata sull'unghia per portare Belén e Valeria Marini a passeggio sul lungomare durante le Notti Bianche del 2006 e 2007 (12 milioni di euro ben spesi per le due manifestazioni). Liquidazione pronta cassa anche per Rtl 102,5 dei fratelli Lorenzo e Virgilio Suraci, calabresi di Vibo trapiantati a Bergamo, e per la loro fiorentissima concessionaria di pubblicità Openspace (+19 percento di ricavi in un anno drammatico come il 2009). Oltre a fare ballare Reggio per le estati 2007, 2008 e 2009 dalla postazione stabile sul lungomare, Rtl ha garantito ampi spot al primo cittadino con angoli come "il sindaco sotto l'ombrellone". Raffa ha fatto fuori i Suraci. Poco male. Scopelliti li ha riproposti come partner della Regione.

Fra gli altri privati foraggiati dalla giunta di centrodestra, figura la famiglia Falcone. Proprietari dell'ex fabbrica Italcitrus a Gallico nella periferia nord, i Falcone hanno incassato 2,3 milioni di euro in più rispetto al valore dell'immobile, un capannone in rovina imbottito di amianto. L'ex sindaco-deejay è stato condannato in primo grado per danno erariale dalla Corte dei conti.

L'inventiva locale si esercita nell'estrarre valore da ogni situazione. Le opere pubbliche sono ferme o vanno a rilento? Ottima occasione per partecipare ai contenziosi e farsi nominare nelle commissioni arbitrali. Per il solo mercato agroalimentare di Mortara, ancora incompleto, ci sono 21 milioni di euro di riserve da aggiornamento prezzi contro un valore di 18 milioni per l'intero appalto.

La storia più divertente è quella del Photored. Sono sedici apparecchi che dovevano multare chi passava col rosso. Al primo ricorso, il giudice di pace li ha dichiarati illegittimi. Invece di spegnerli, la giunta Scopelliti li ha tenuti accesi per oltre tre anni e ha continuato a mandare decine di migliaia di verbali.

Lì è iniziata la festa. Il cittadino che riceveva la multa si opponeva. Il Comune perdeva e faceva appello fino all'ultimo grado di giudizio, sempre perdendo e pagando le spese legali di entrambe le parti. Decine di avvocati si sono arricchiti con le liti sul Photored. La leggenda dice che alcuni di loro piazzassero degli incaricati in macchina per bucare rossi a ripetizione e irrobustire i ricavi da parcelle. Non è leggenda il dato sulle spese extrabilancio per il contenzioso legale dal gennaio 2008 al dicembre 2009: oltre 10 milioni di euro. Incredibile ma Reggio


http://espresso.repubblica.it/dettaglio/in-italia-ce-un-buco-nero/2133740//2

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