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lunedì 6 settembre 2010

Il pallottoliere di Mariastella

Il pallottoliere di Mariastella

di Federico Pignalberi [5 set 2010]

http://www.cronachelaiche.it/2010/09/il-pallottoliere-di-mariastella/



Alla fine la stanchezza si fa sentire. Verso la chiusura della conferenza stampa di giovedì, un lapsus freudiano è bastato al ministro Gelmini per tradire tutta la propaganda inscenata per più di un’ora. «Qualche difficoltà la mettiamo in campo», ha detto in un momento di involontaria sincerità. Per fortuna i giornalisti non se ne sono accorti, concentrati a stupirsi del suo rifiuto di affrontare a viso aperto gli insegnanti precari in sciopero della fame («spettacolarizzazione del disagio a fini politici»).

Il dramma dei precari, però, la Gelmini l’ha relegato nell’ultima parte della conferenza. Prima la riforma della scuola, «improntata – ha detto – ad una razionalizzazione delle sperimentazioni per mettere ordine in un cumulo di indirizzi che ormai rendeva impossibile alle famiglie e agli studenti di operare scelte consapevoli». Che il movente della riforma falcidiante sia uno scrupolo per l’orientamento delle famiglie è poco credibile. La finanziaria triennale firmata dal governo nel 2008 lascia suppore, piuttosto, all’obbedienza forzata agli ordini di Tremonti (quando un giornalista de Il Tempo, nel novembre del 2008, contattò un consigliere della Gelmini per chiedergli conto delle manifestazioni studentesche, quello si sfogò: «Sono tutte sui tagli alle risorse, ma quelli non dipendono da noi bensì dal ministero dell’Economia: chiamate Tremonti»).

L’art. 64 della finanziaria triennale prevede, solo per il 2010, 1650 milioni di euro di tagli alla scuola. E per il 2011 sono previsti altri 2538 milioni di tagli. Dove bisogna fare cassa per recuperare questi miliardi? Il comma quattro prevede otto criteri di risparmio, tra cui «razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti», ovvero insegnanti abilitati a insegnare più materie, e la «ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali». Il risultato non è solo, come ha detto la Gelmini, una riforma che «riconduce ad indirizzi unitari sperimentazioni poco utili». È anche una riforma che priva molti indirizzi di studio del loro senso di esistere. Un esempio su tutti: al nuovo liceo scientifico delle scienze applicate, che sostituirà, di fatto, l’attuale liceo scientifico tecnologico, sono state tagliate (oltre alle ore di geografia, filosofia e diritto, che è scomparso) tutte le ore destinate ai laboratori scientifici. Da 34 a 27 ore settimanali, e le tre principali materie scientifiche – biologia, chimica e scienze della terra – sono state accorpate un unico mini-calderone settimanale che si chiama “scienze naturali”. Molti professori, fino alla fine dell’anno scolastico, con tutte le classi di concorso scombinate, non sapevano ancora cosa e dove sarebbero andati ad insegnare. Ma il ministro è soddisfatto: «È previsto, in alcuni indirizzi di scuola, lo studio di una seconda lingua straniera». Non che sia una novità: le sperimentazioni con una seconda lingua straniera vanno avanti da anni in tutti gli indirizzi.

Poi, l’annuncio: «La novità più significativa è che dal quinto anno una materia verrà insegnata in lingua inglese». Comodo far passare per novità un servizio, ideato dalla commissione Brocca nel ’92, che la scuola dovrebbe già garantire. I piani di studio in vigore fino allo scorso anno, infatti, non prevedono solo che la produzione in lingua straniera, sia orale che scritta, dovrebbe riguardare «tematiche relative all’indirizzo». Tra le indicazioni didattiche «comuni a tutti gli indirizzi» previste per l’insegnamento della lingua straniera si legge: «È opportuno che l’insegnamento delle lingue straniere converga con quello di altre discipline che si avvalgono di altri linguaggi e partecipi ad attività integrate all’interno di aree di progetto previste dalla programmazione curricolare». Se non lo sapevate, non preoccupatevi: non lo sa nemmeno il ministro Gelmini, ma se la passa bene lo stesso. Vedremo se questa volta la scuola riuscirà a fornire agli studenti il servizio che promette, ma poiché i professori che insegnano materie di indirizzo non sono tenuti a conoscere l’inglese, delle due l’una: o si usano i superpoteri del Governo per imprimere un inglese perfetto nella mente degli insegnanti oppure si dovranno trovare i soldi per assumerne degli altri (si presume che Tremonti voti per i superpoteri).

È il momento del fiore all’occhiello della riforma: i 42 nuovi licei musicali e coreutici. La Gelmini spalanca un sorriso a trentasei denti e proclama soddisfatta: «Chi parla di un impoverimento dell’offerta formativa non tiene conto delle novità della riforma o forse non le conosce. Io continuo a pensare che il liceo musicale e il liceo coreutico, voluti a suo tempo dal ministro Moratti, siano una grandissima novità e anche un omaggio che noi dobbiamo al Paese e alla sua tradizione musicale». Per fornire l’istruzione musicale agli studenti, i licei dovranno appoggiarsi ai conservatori, come disse la stessa Gelmini alla conferenza stampa del 4 gennaio. Ma anche i conservatori sono al verde. Un reportage pubblicato da l’Espresso il 19 febbraio 2009 ne ha documentato lo stato disastroso. Spesso le aule non bastano e a volte i corsi partono «a primavera inoltrata». Il conservatorio Santa Cecilia di Roma, per esempio, ha l’organo fuori uso (ribattezzato con frustrazione dagli studenti «organo Ikea»), i pianoforti sono scordati e la sala concerti inagibile. A tutto questo il governo ha aggiunto tagli per il 40% dei fondi. Le tasse degli studenti «coprono la metà degli incassi» e molti docenti hanno aspettato un contratto per più di quattro anni. Altro che «omaggio».

E finalmente si parla di precari. Con una premessa: «È chiaro che non si può fare tutto quello che vorremmo perché non ci sono risorse». Dopo la breve confessione, il ministro inizia a giocare col pallottoliere. Occhio ai numeri. «Nel 2010-2011 il taglio è di 25.600 posti, ma di questi 23mila sono pensionamenti che verranno rimpiazzati. Di conseguenza il taglio effettivo diventa di 2.000 posti». Degli altri 600 insegnanti in meno, di sicuro, gli studenti non si accorgeranno. Secondo l’Ocse l’Italia è al 38° posto per cultura matematica. Il ministro non smentisce.

La tendenza generale ai tagli porterà a 4.100 insegnanti in meno per il prossimo anno scolastico (questo è il numero vero, su elaborazione dei dati forniti dallo stesso ministero). Gli unici insegnanti il cui numero è sempre in costante aumento sono di religione cattolica. Il loro organico, lo scorso anno scolastico, è cresciuto, unica eccezione, di 632 unità.

Federico Pignalberi

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