Cronaca di Tommaso Caldarelli
Il New York Times: “I cinesi salveranno il tessile italiano?”
pubblicato il 13 settembre 2010
Lungo articolo del giornale newyorkese sull’invasione asiatica di Prato, fra “cittadini ostrica”, la polizia perplessa, e immigrati più bravi degli italiani a destreggiarsi nella burocrazia.
“C’era un tempo”, inizia il New York Times, “in cui l’Italia si rese conto che non poteva competere con la Cina sulla quantità, e pensò di puntare sulla qualità”. Questo, fino a che non fu la Cina ad arrivare nel nostro paese. Un lunghissimo articolo pubblicato sul quotidiano della Grande Mela mette sotto la lente d’ingrandimento, con occhio dell’analista estero, l’annoso problema della comunità cinese di Prato. Fra fabbriche sotterranee e censimenti mai sicuri, il tessile italiano ormai è Made in China.
SOLDI NASCOSTI – “La città è ora sede della più grande concentrazione di cinesi in Europa – alcuni legali, la maggior parte no”, spiega il Times. E le responsabilità, se ce ne fossero, nello sviluppo di questa vicenda, sono tutte da addossare alle istituzioni italiane, che sono “deboli”, oltre al costume nazionale dello “sfilacciamento delle regole” che permette ai cinesi di “sfumare il confine tra Made in Italy e Made in China”. E d’altronde, si sa, coi cinesi non c’è concorrenza: neanche nella furbizia, tipico vizio italiano. “Ciò che disturba di più gli italiani”, continua il Times, “è che i cinesi li stanno battendo al loro gioco preferito – l’evasione fiscale e il trovare brillanti modi per evadere la proverbialmente farraginosa burocrazia del paese “; “i Cinesi sono in gamba, non sono come gli altri immigrati“, spiega il rappresentante della Confindustria locale. Così, ogni giorno, da Prato, partono un milione e mezzo di euro diretti in Cina, ovviamente la maggior parte di essi del tutto esente tasse, visto che non è possibile realizzare un censimento che sia credibile ed efficiente del tessile cinese in Toscana.
LE OPINIONI – “Questo potrebbe essere il futuro dell’Italia: dobbiamo stare attenti”, dice al Times Edoardo Nesi, assessore alla Cultura della provincia di Prato. E hanno molto chiaro lo scenario le tante città, in Toscana e nel nord-Est, ma anche da altre parti del paese, che ormai si muovono al grido di “non vogliamo finire come Prato”. Questo sebbene molti cittadini pratesi, confessa un’imprenditrice della vecchia guardia del tessile italiano, facciano “le ostriche: ne conosco moltissimi che affittano spazio ai cinesi, per poi lamentarsi di quanti ce ne siano. Però non disdegnano i loro soldi, e ci vanno a Forte dei Marmi.” La polizia locale non nasconde preoccupazioni: “La situazione può farsi complicata quando una famiglia di disoccupati pratesi vede sfrecciarsi davanti una Porsche Cayenne guidata da cinesi che l’hanno comprata con soldi illegali derivanti dallo sfruttamento della manovalanza”. Ma la comunità cinese ritiene di avere le proprie ragioni: “Se i cinesi non fossero arrivati a Prato, la ‘pronto moda’ sarebbe morta”, spiega M.Wong, un imprenditore cinese; “dite che vi portiamo via il lavoro? Secondo me abbiamo creato nuova occupazione”.
http://www.giornalettismo.com/archives/81274/prato-cinesi-tessile-times/
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