scritto da Luca Rinaldi il giovedì, settembre 16, 2010
Il 16 settembre del 1970 a Palermo scompare Mauro De Mauro e il suo corpo non verrà mai ritrovato. Sono le 21.10 di una sera d’estate siciliana, lo scirocco spira sulla città. Siamo in via delle Magnolie, quartiere residenziale del capoluogo siculo. Mauro De Mauro, arriva sotto casa e posteggia la sua BMW, si china sul sedile del passeggero per recuperare del caffè, del vino e delle sigarette. Nel frattempo la figlia Franca sta per rincasare in compagnia del fidanzato, apre il portone, chiama l’ascensore e attende il padre. Mauro De Mauro non arriverà mai all’ascensore: Franca si affaccia di nuovo al portone, giusto in tempo per vedere la BMW ripartire e sentire qualcuno che esclama in dialetto “amuninni”, “andiamo”. Nulla di strano per Franca, il padre fa il giornalista e spesso capitano situazioni di questo genere: una chiamata improvvisa, un documento arrivato in redazione. Le uniche cosa che la figlia di De Mauro nota sono la partenza a strappi dell’automobile e la presenza di altri due o tre uomini a bordo. Quella sera del 16 settembre 1970 Mauro De Mauro scompare nel nulla… per sempre
Negli ultimi tempi Mauro rivela al collega dell’ANSA Lucio Galluzzo di lavorare ad un soggetto per un film del regista Francesco Rosi, roba, aggiunge lo stesso De Mauro “da far tremare l’Italia”. A un chilometro da via delle Magnolie viene ritrovata la BMW con degli appunti relativi a una speculazione edilizia e da lì partono le indagini, tenendo sempre presente che quel “qualcosa di grosso” su cui De Mauro sta lavorando è la sceneggiatura di un film sugli ultimi due giorni di vita di Enrico Mattei, allora Presidente dell’ENI. Gli ultimi due giorni di Mattei sono infatti giorni siciliani. Il Presidente dell’Ente Nazionale Idrocarburi non farà mai ritorno a casa: nel viaggio di ritorno, il 27 ottobre 1962, l’aereo sul quale viaggiava precipità nella Campagne di Bascapè tra Milano e Pavia rimanendo ancora, a tutt’oggi un altro dei grandi misteri insoluti italiani. Quell’aereo precipitò o esplose in volo. Il mistero sulla morte di Enrico Mattei e sulla scomparsa di De Mauro parte anche da qui: Mario Ronchi, agricoltore che abitava nella cascina Albaredo, racconta al reporter del Corriere della Sera, Fabio Mantica di “avere visto il cielo rosso, che bruciava come un grande falò e le fiammelle che scendevano tutte attorno”. L’aereo, riferisce ancora l’agricoltore “si era incendiato e i pezzi cadevano sui prati”. Ma davanti ai carabinieri di Landriano la versione cambia, niente più incendio in cielo, ma di aver notato “un incendio di proporzioni gigantesche a trecento metri da casa sua.
Questa pare essere un’altra storia rispetto ad una storia di mafia siciliana che fa sparire un giornalista de “L’Ora” di Palermo, sempre poco tenere, a dir dei mafiosi, nei confronti di Cosa Nostra. Tanti nomi e tante facce si affacciano sul caso De Mauro: da Enrico Mattei a Eugenio Cefis, passando per Boris Giuliano, Carlo Alberto dalla Chiesa e il capitano dei Carabinieri Giuseppe Russo, la P2 fino a Junio Valerio Borghese, il “principe nero”.
Non era solo storia di Sicilia e bassa manovalanza mafiosa quella di De Mauro, come del resto non lo sono la maggior parte delle storie siciliane spesso confinate alle cronache locali e messe nelle mani di abili cronisti che tutti i giorni rischiano la vita, ma è una storia che attraversa l’Italia e probabilmente tutto il mondo occidentale. La “pista Mattei” è una delle piste che si sono seguiti e tutt’ora si seguono: indubbiamente l’inchiesta di De Mauro avrebbe permesso di fare luce sulle cause che portarono l’aereo a precipitare e a ricostruire i rapporti tesi tra Mattei ed Eugenio Cefis, futuro Presidente dell’Eni e per qualcuno autentico fondatore della P2 in Italia. Ed è proprio la pista sulle trame eversive auspicate dalla P2 in collaborazione col principe nero Junio Valerio Borghese che tiene la vicenda di De Mauro legata al caso Mattei, ma anche alla storia di un altro giornalista: Camillo Arcuri.
Dobbiamo fare un altro passo indietro per comprendere la vicenda. Un passo indietro nella biografia di Mauro De Mauro, il quale non è solo un giornalista de L’Ora di Palermo, giornale classificato come filo-comunista e seguito con attenzione anche dai servizi segreti americani. De Mauro ha militato nella X Flottiglia Mas del principe Borghese e dopo l’8 settembre del 1943 ha aderito alla Repubblica di Salò per poi andare in trentino come corrispondente di guerra della X Mas con il grado di sottotenente. De Mauro, rimase fascista militante fino alle battute finali della seconda guerra mondiale fino al trasferimento a Palermo dove entrò come cronista a L’Ora. Conosce l’ambiente dell’eversione, il suo nome era già negli archivi dei servizi americani negli anni della guerra e ci ritorna in quelli immediatamente successivi, in cui in uno dei rapporti declassificati si legge: “Di Mauro (nome di battesimo sconosciuto): questo Di Mauro è indubbiamente identico al dott. Mauro Di Mauro menzionato nella lettera n. 5296 del 27 gennaio 1954, lettera concernente le copie di un estratto da un dispaccio del Foreign Service datato 19 gennaio 1954, proveniente dal consolato generale americano di Palermo e indirizzato all’ambasciata statunitense di Roma, intitolato “Rapporto politico sul periodo fino al 19 gennaio 1954”. Il dott. Mauro Di Mauro vi è descritto come un giornalista estremamente polemico del giornale L’Ora, che è di sinistra o filocomunista”. Un personaggio più scomodo per gli statunitensi dell’Italia liberata non poteva esserci: prima al fianco dei tedeschi, poi cronista per un giornale filocomunista, almeno quanto ritenuto dagli americani, per altri un giornale libero da condizionamenti. Qulaunque fosse l’orientamento De Mauro fu uni dei cronisti in prima linea contro il malaffare, la mafia e la corruzione di quegli anni.
http://www.thepopuli.it/2010/09/il-caso-de-mauro/
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