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lunedì 13 settembre 2010

Giappone, ecco le camere della morte. Il ministro: “Aboliamo la pena”

Giappone, ecco le camere della morte. Il ministro: “Aboliamo la pena”

di Tommaso Caldarelli

Il cronista del New York Times ha potuto visitare le sale dove vengono celebrate le esecuzioni capitali. Il paese è l’unico del G8, insieme all’America, a permettere le uccisioni di Stato.

Due sono i paesi nel G8 a permettere la pena di morte come condanna penale: gli Stati Uniti d’America e il Giappone. Le camere della morte del gigante nipponico sono state rivelate ai cronisti esteri, che sono stati accompagnati dalle forze di polizia in una visita guidata. Lo racconta il New York Times.

UN IMPEGNO PERSONALE – Un passo molto importante, e molto ponderato, quello del dicastero della Giustizia del Sol Levante, guidato attualmente da Keiko Chiba, che ritiene in questo modo di far camminare il suo paese sulla strada della trasparenza. In 9 anni, dal 2000 al 2009, il Giappone ha “comminato 112 pene di morte, con 46 esecuzioni effettive”. Il ministro della Giustizia compie il passo dell’apertura al mondo delle camere della morte perchè, personalmente, è contrario a una tale pratica: “Spero di sollevare il problema nel dibattito pubblico”, ha detto; ma il paese sembra essergli avverso. “Un recente sondaggio commissionato dal Governo mostra che l’86% degli interrogati sono favorevoli alle esecuzioni di Stato per i crimini peggiori”, scrive il Times.

LE ONG – Accanto a Chiba nella lotta verso l’abolizione della pena capitale sono le tante organizzazioni non governative e di monitoring dei diritti umani che da tempo “criticano il Giappone”. Allo stesso modo è stata la Commissione Diritti Umani dell’Onu che a più riprese ha “consigliato al paese di intraprendere l’abolizione della pena di morte, citando il largo numero di reati per cui essa è prevista, la mancanza di azioni di grazia, il confino solitario dei condannati e le esecuzioni in età avanzata e nonostante evidenti patologie mentali”.

IL MIGLIO VERDE – La procedura per l’esecuzione capitale è lunga ed elaborata, e nonostante la richiesta dei cronisti esteri di assistervi, è stata negata la possibilità di osservarla. Tutte le esecuzioni avvengono per impiccagione; i sentenziati possono rimanere in isolamento “anche per 40 anni”, e vengono avvisati che l’ora è giunta un minuto prima dell’esecuzione (la qual cosa, comprensibilmente, causa spesso il panico). Prima della sala delle esecuzioni c’è una piccola saletta con una statua di Buddha, un tempietto Shinto o una piccola croce, a seconda della religione del condannato, che viene inoltre sfamato con “frutta e snacks” prima dell’esecuzione. Viene poi bendato e legato alla corda; tre guardie premono tre bottoni diversi, e nessuna di esse sa quale è il pulsante che apre la botola. “Ad ogni guardia è concesso un bonus di 230$ in busta paga, per aver eseguito la condanna”, spiega il Times.

http://www.giornalettismo.com/archives/81351/giappone-pena-di-morte/

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