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lunedì 6 settembre 2010

Fissata la data del referendum anti-Ilva


Fissata la data del referendum anti-Ilva



di Marco Stefano Vitiello





Dopo un banale incidente di percorso burocratico, è stata fissata per il prossimo 27 marzo la data in cui i cittadini residenti a Taranto potranno andare alle urne per pronunciarsi, solo in forma consultiva, sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva, lo stabilimento siderurgico più grande e più inquinante d’Europa.







I tre quesiti posti dal referendum sono molto espliciti:

chiusura totale dello stabilimento (con la salvaguardia dei livelli occupazionali da impiegare in settori alternativi),

chiusura della area di lavorazione a caldo (con lo smantellamento dei parchi minerali che riversano polveri sul quartiere Tamburi) e

richiesta di risarcimento per danni da inquinamento ambientale (come accertato da una sentenza della Corte di Cassazione).

Come era fin troppo facilmente prevedibile, la notizia ha suscitato reazioni, critiche e polemiche, ma ciò che sorprende (o forse no) molte di queste critiche sono arrivate anche da ambienti che, per loro natura, dovrebbero sostenere i referendari.

Leo Corvace, presidente uscente di Legambiente in provincia, ha rilasciato (http://www.terranews.it/news/2010/09/taranto-referendum-sull%E2%80%99ilva) una dichiarazione molto dura: “Penso che sia pericoloso spaccare la città tra chi è favore perché con l’Ilva ci campa e chi è contro perché non ha interessi”.



Tenta di spiegare Corvace: “Il referendum è solo consultivo, per cui se vince il sì non cambia nulla, ma se vince il no si buttano a mare tutte le battaglie degli anni passati. Il rischio è molto grande. L’Ilva dà lavoro a 18mila persone e fa vivere tutto l’indotto dei commercianti. In questa fase, non vedo un contesto economico tale da poter sostenere un’immediata dismissione degli impianti”.



Il (http://www.terranews.it/news/2010/09/taranto-referendum-sull%E2%80%99ilva) Sindaco Stefàno, più “prudente”, giudica la consultazione come un segnale di cui l’Ilva dovrà tenere conto: “Sono stato tra i primi a denunciare i danni all’ambiente e alla salute prodotti dallo stabilimento siderurgico. Nella mia tesi di laurea in Medicina scrissi dell’aumento esponenziale dei tumori in alcuni quartieri della città. Erano gli anni ’70 e in città non c’era assolutamente coscienza del problema. Ora però le cose sono cambiate, i cittadini sono più vigili. Il fatto che si sia arrivati a questa consultazione deve far capire anche all’Ilva che i tarantini vogliono decidere e valutare con attenzione ogni singolo provvedimento che riguarda la loro salute”.



Immediatamente dopo, però, corregge il tiro e, in pilatesco politichese, afferma che “Se qualcuno oggi mi chiedesse di far chiudere l’Ilva domani, la mia risposta è che non è possibile, non si possono mandare a casa 18mila operai. Ma se un grande numero di persone votasse a favore di una dismissione, credo che andrebbe fatto un ragionamento serio. Bisogna capire se veramente è inconciliabile la presenza dell’Ilva con il rispetto dell’ambiente e della salute. E se non si raggiungono i risultati, si può programmare la chiusura, ma vanno prima trovate le soluzioni occupazionali ed economiche alternative”.



E tutti gli altri comitati ambientalisti? Come è noto, A Taranto ci sono vari comitati cittadini con posizioni molto diverse tra loro, in qualche caso, e nonostante le buone intenzioni, addirittura contrapposti sulle strategie da seguire.

Per ora non ci sono dichiarazioni ufficiali o prese di posizione di “Altamarea” (guidata dal leader di Peacelink Alessandro Marescotti) ma si mormora che il comitato voglia spingere per una campagna di astensionismo.



(http://www.facebook.com/profile.php?id=100000222428670″ \l “!/notes/comitato-taranto-libera/chiarimenti-sulla-data-del-referendum-27-marzo-2011-data-ufficiale/151174228240661) Taranto libera, che sostiene il referendum, ha rilasciato una nota in cui afferma che “Presto il Comitato indirà una conferenza stampa mirata sul referendum, in vista anche del giudizio amministrativo che pende dinanzi al Tar Lecce, in seguito all’azione dei sindacati CGIL, CISL,nonché di Confindustria ed Ilva, per annullare il referendum in questione.”

E due anni fa, sorprendentemente, persino (http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/27386.html)il governatore Vendola si dichiarò contrario al referendum con una affermazione che non ammetteva repliche: “Il siderurgico di Taranto dà lavoro diretto o indiretto a 25mila famiglie; non si vince la sfida con la globalizzazione impugnando l’arma della pizzica. Senza la grande impresa non si va da nessuna parte. E’ essenziale invece l’ambientalizzazione degli apparati produttivi nel capoluogo jonico dove più acuta è la crisi ambientale”.

Che il referendum sia uno strumento drastico e senza possibilità di mediazioni è un fatto che influisce da sempre sulle scelte dei cittadini, ma in questo caso bisogna sottolineare con forza che, in questa circostanza, l’elemento distintivo sta nella non obbligatorietà dell’azione conseguente al risultato del voto; il referendum di Taranto è consultivo, idoneo solo per valutare il parere popolare circa una determinata questione attraverso una mera richiesta di parere non vincolante.



Di cosa hanno paura dunque coloro che si oppongono alla consultazione del prossimo 27 marzo a Taranto? Ammesso e non concesso che la cittadinanza si pronunci a favore dei quesiti posti, ciò non comporterebbe automaticamente la chiusura dell’Ilva e l’erogazione dei risarcimenti dovuti. E non vale certo per Taranto agitare lo spettro del “ricatto occupazionale”, lo strumento tipico di quei capitalisti spregiudicati oltre ogni limite, che hanno inquinato una terra meravigliosa in nome dell’insensato profitto personale da conseguire ad ogni costo.

Il valore democratico di questa iniziativa risiede nella necessità improrogabile di interpellare i cittadini, direttamente e senza mezzi termini, sul loro futuro.

Da troppi anni l’ignavia regna sovrana a Taranto e forse è giunto il momento di scuotere tutti coloro che hanno vissuto “sanza ‘nfamia e sanza lodo”, senza mai decidersi a prendere una posizione netta e definitiva sulla propria esistenza e su quella delle prossime generazioni.



http://www.gliitaliani.it/2010/09/fissata-la-data-del-referendum-anti-ilva/

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