The Economist: “L’Italia ha dato il via alla deportazione dei nomadi”
di Pietro Salvato
Nel numero in edicola domani, il settimanale della City londinese si occupa della deportazione dei Rom dalla Francia e prima ancora dall’Italia. I due governi vengono accusati di populismo ed ipocrisia, ma soprattutto d’incapacità di risolvere il problema seriamente.
Nel consueto outlook sul vecchio continente del settimanale britannico, questa settimana si parla del nostro paese con riferimento alla deportazione dei Rom dai loro campi. Secondo l’Economist, infatti, è stata proprio l’Italia ad inaugurare nel continente questa triste pratica che, dietro la malintesa idea di volere assicurare ai propri cittadini il rispetto della legge e della legalità, nasconde invece il germe dell’intolleranza, della xenofobia e forse persino del razzismo.
SILVIO & SARKO, POPULISTI D’EUROPA - Del resto l’occhiello dell’articolo pubblicato nella sezione leaders della rivista economico-politca è già molto eloquente: “Persecuting Romanies won’t solve Europe’s biggest social problem. Education might”. Ossia, “perseguitare i Rom non risolverà il più grande problema sociale in Europa. L’educazione invece potrebbe”. Ricordiamoci che L’Economist è un giornale fieramente conservatore che però, evidentemente, si sente a forte disagio con certe politiche tanto autoritarie quanto populiste che certi governi europei di centro-destra, come quello francese e quello italiano, stanno praticando negli ultimi tempi. Le ragioni “politiche”, sono tuttavia molteplici, tanto in Francia che in Italia. I due governi appaiono in forte calo di popolarità. Sarkozy, prima di decretare quella che è stata definita da molti media come una deportazione di massa, è crollato nei sondaggi ai minimi e paradossalmente si sta risollevando proprio perché ha vellicato gli umori securitari dei francesi su questo tema. Tuttavia, in Francia il momento resta difficile, c’è una forte tensione sociale figlia di alcune indigeste riforme – a cominciare da quella pensionistica – non accettate dalla sinistra e dai sindacati e anche una parte consistente dell’opinione pubblica transalpina. Il governo italiano di Silvio Berlusconi, viceversa, nemmeno sa se può ancora contare su una maggioranza in parlamento e comunque, il peso dello scomodo – ma giudicato dallo stesso premier affidabile – alleato della Lega Nord, partito definito a suo tempo xenofobo dal Parlamento europeo, è preponderante e può segnare da solo le traballanti sorti della legislatura.
LEADERS IPOCRITI ED INCAPACI DI RISOLVERE I PROBLEMI – Secondo il settimanale della City, i leaders europei quando si tratta di problemi lontani, come “castigare l’Iran per gli abusi sui diritti umani o l’America per la sua società diseguale” sono in prima fila. Scrivono appelli, promuovono manifestazioni e rilasciano infuocate interviste. Se però il problema li tocca da vicino, il loro atteggiamento cambia radicalmente, tanto che non ammettono repliche o intromissioni di sorta, fosse anche quella della Commissione europea. In Europa circolano qualcosa come 10 milioni di cittadini Rom (o zingari). Sono cittadini europei, con uguali diritti ed uguali doveri di tutti gli altri cittadini comunitari. Eppure, il loro modo di vivere nomade, lo loro difficile integrazione, che spesso li ricaccia in sacche di emarginazione e di delinquenza, sembra essere diventato il problema dei problemi del continente. E come lo si vuole risolvere? Ovviamente non su base continentale – almeno questo è stato finora l’indirizzo dato da Francia ed Italia – ma guardando con un occhio al proprio orticello e con l’altro ai sondaggi e agli umori – spesso nemmeno quelli più nobili – dell’opinione pubblica.
QUELLO CHE SUI ROM NON SI DICE – Il settimanale britannico in edicola domani, mette in chiaro che quelli che a molti di noi appaiono solo dei diseredati, magari inclini a forme di microcriminalità e di delinquenza, che portare con sé sporcizia, accattonaggio ed occupano campi in modo abusivo, molto spesso sono dei perseguitati. Qualcuno all’estero – che stentiamo a definire umano – ha persino proposto per loro “la sterilizzazione coatta”. “Alcuni governi dell’Europa occidentale – scrive L’Economist – hanno una soluzione semplice: rimpatriarli. Lanciato dall’Italia, tale approccio ora si è diffuso in Francia, che ha rimandato a casa (quale, visto che si tratta di un popolo nomade?) quest’anno circa 8.000 Rom in Romania e Bulgaria, in ciò che paiono vere e proprie deportazioni volontarie, aiutati da sovvenzioni – ipocrite, aggiungiamo noi – in contanti”. Anche per il settimanale londinese di James St. si tratta di populismo. “E’ una politica molto popolare tra gli elettori. Ma è anche immorale e probabilmente illegale”. Il Commissario europeo della giustizia, Viviane Reding “ha giustamente ha minacciato di intraprendere un’azione contro la Francia”. Sarko, per tutta risposta, ha fatto sapere che “i Rom, se vuole, la Reding può ospitarli a casa sua, in Lussemburgo”. Un atteggiamento sprezzante e per la verità ridicolo, degno di un Bossi o di un Borghezio qualsiasi e non certamente del massimo inquilino dell’Eliseo. Un atto xenofobo che mira più a nascondere, allontandolo per quanto possibile, il problema, anziché a risolverlo. Una provvedimento che però è piaciuto a gran parte dei Francesi come, a suo tempo, erano piaciute a tanti italiani le deportazioni dai campi Rom predisposte dal nostro governo. Una scriteriata condotta xenofoba che però sta facendo proseliti persino negli Stati Uniti – a tal proposito, leggetevi l’inchiesta sui vari Tea party nel mondo, di Teresa Scherillo – che potrebbe portare presto ad una pericolosa deriva intollerante in tutto il continente. Proprio per questo la Germnia e lo stesso Dipartimento di Stato americano hanno duramente condannato la condotta di Parigi -ed implicitamente – se l’Italia contasse qualcosa nel quadro internazionale – anche Roma.
E ALLORA CHE FARE? – Per L’Economist la soluzione, ovviamente, non è semplice, richiede tempo ma è anche la sola che ha qualche possibilità di funzionare. Innanzitutto, dovrebbe essere affrontato su scala continentale dalla Comunità europea e non dai singoli governi con politiche – in un senso o nell’altro – estemporanee. Volendo riassumere il tutto con una keyword, si deve partire dall’Educazione. Bisogna che i bambini Rom frequentino regolarmente le scuole, che ci sia una reale integrazione, poiché inserire dei “bambini Rom nel sistema educativo tradizionale è oggettivamente un’operazione complicata, siccome per anni sono stati vittime di umiliazioni, inoltre il problema si presenta anche con i loro genitori convinti che i loro figli debbano in fretta guadagnare, portare soldi a casa, e non perdere tempo a scuola per apprendere. Ma ci sono anche casi dove l’integrazione sta avvenendo in modo molto più indolore e meno traumatico che altrove, e non sta costando molto in termini di spesa sociale”. E’ questione quindi di volontà politica, volontà che però non può essere espressa se si continua a guardare con un occhio alla propria pancia e con l’altro ai sondaggi.
http://www.giornalettismo.com/archives/82214/economist-italia-europa-rom/
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