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giovedì 9 settembre 2010

Dal Serengeti al Kenya. Un esodo per sopravvivere


Dal Serengeti al Kenya. Un esodo per sopravvivere

di Alessio Nannini

AFRICA. Come ogni anno due milioni di animali fra gnu, zebre e gazzelle di Thomson migrano verso il nord della Tanzania alla ricerca di pascoli verdi. Ad attenderli leoni e coccodrilli. Ma il pericolo più grande è un’autostrada.




Ormai il più è fatto, la parte più pericolosa della lunga ellisse percorsa in tante settimane è prossima al compimento. Oltre un milione di gnu, accompagnati da duecentomila zebre e mezzo milione di gazzelle di Thomson, stanno per raggiungere le pianure del Masai Mara, in Kenya, a settentrione del Serengeti da cui partirono agli inizi dell’estate. Non c’è spettacolo animale più suggestivo, racconta chi ha avuto la fortuna e il coraggio di assistervi: la più grande migrazione al mondo impegna gli animali per un totale di circa 3200 chilometri e lungo paesaggi stupendi quanto pericolosi, perché sulla strada che porta dalle pianure del parco stretto fra il lago Vittoria e la riserva naturale di Ngorongoro in Tanzania, all’estremo sud del Kenya (e ritorno), vi sono pendii, lunghi pianori, conche residue di antichi vulcani, fiumi. Questi ultimi rappresentano l’ostacolo più grande per i migratori, che sono tutto fuorché abili nuotatori. Così l’attraversamento del Mbalageti, del Grumeti, e ancor di più del Mara, si trasforma in una sfida che costa la vita a chi sbaglia; e costerebbe la vita anche a chi volesse rimanere ed evitare il grande esodo, poiché la terra non darebbe erba sufficiente alla sopravvivenza. Dunque i grandi erbivori si spostano seguendo le piogge, con una tempistica che varia di anno in anno. In questi giorni di inizio settembre la carovana di venti chilometri cercherà un guado disponibile tra le correnti del Mara, ma la ricerca è una doppia impresa: lo scorso anno diecimila gnu si tuffarono sbagliando il punto e annegando (duemila soltanto in un giorno). Il fiume, che taglia la riserva del Masai Mara, è profondo e le coste intorno sono scoscese. E, come se non bastassero le insidie del territorio, ecco anche quelle dei predatori. In prossimità delle rive attendono il loro passaggio leoni, licaoni, ghepardi, iene; nelle acque imbrunite dal fango affiorano impercettibili i coccodrilli. Goffi e accalcati, gli gnu sono facili prede e ne muoiono ogni anno circa un quarto: cuccioli e anziani perché inesperti o inabili, ma anche quegli esemplari in ritardo rispetto alla mandria. La più alta concentrazione di mammiferi sulla Terra è un banchetto a cui nessuno può sottrarsi. Torneranno sui loro passi tra i mesi di dicembre e marzo, quando i loro zoccoli calpesteranno l’area meridionale del Serengeti e quella del Olduvai Gorge (dove furono rinvenuti anni fa i reperti fossili dei primi ominidi). Forse per la penultima volta, se a quanto pare il governo della Tanzania proseguirà nella sua folle idea di dare inizio nel 2012 ai lavori di costruzione per una strada a percorrenza veloce che unisca le due città di Arusha, secondo centro abitato del paese, a Musoma. Un segmento di asfalto dalla regione del Kilimangiaro al lago Vittoria, che favorirebbe il commercio fra due importanti aree della Tanzania, ma che taglierebbe in due la zona di migrazione degli gnu. Leoni, coccodrilli, stanchezza e correnti fluviali: la minaccia più grande per gli animali è però sempre il progresso.

http://www.terranews.it/news/2010/09/dal-serengeti-al-kenya-un-esodo-sopravvivere

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