Il Centro studi Confindustria stima che il 2010 si chiudera' con 480mila persone occupate in meno rispetto a inizio 2008, al netto degli effetti statistici derivanti dalla regolarizzazione degli immigrati. E in questa cifra 30 mila posti sono a rischio solo negli ultimi sei mesi dell'anno. La disoccupazione inoltre restera' alta anche nel 2011: il tasso salira' teminando il prossimo anno al 9,3%.
"La creazione di posti di lavoro - si legge nel rapporto 'Le Sfide della politica economica per rafforzare la crescita italiana' - si rafforzera' progressivamente nel 2011, ma anche allora la variazione netta dell'occupazione sara' negativa a causa degli esuberi rimandati grazie al ricorso alla cig durante la crisi. A frenare la risalita dell'occupazione contribuiranno inoltre frizioni nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro". Sull'andamento del tasso di disoccupazione incideranno inoltre secondo Confindutria "le decisioni di partecipazione al mercato del lavoro della popolazione in eta' lavorativa. Dopo a flessione del 2009 dovuta agli effetti di scoraggiamento (-0,5%), la forza lavoro e' risultata in crescita nella prima meta' del 2010 (+0,3% rispetto alla seconda parte del 2009). Assumendo che continui ad aumentare nei prossimi trimestri tanto da determinare un +0,5% e un +0,3% in media d'anno nel 2010 e nel 2011, il tasso di disoccupazione raggiungera' l'8,7% a fine 2010 (8,6%) in media d'anno e il 9,3% a fine 2011 (9,1% in media d'anno)".
E senza riforme, si corre il rischio che la disoccupazione aumenti. L'Italia "continua - spiega il Centro Studi diviale dell'Astronomia - ad essere frenata da carenze strutturali che la rendono meno competitiva ed aggiungono vischiosita' al recupero. In assenza di riforme, che la crisi ha reso piu' urgenti, il pericolo e' che la crescita bassa eprotratta a lungo determini l'aumento della disoccupazione strutturale e faccia perdurare l'eccesso di capacita' produttiva, con conseguente necessita' di ampie ristrutturazioni piu' faticose in un ambiente piu' favorevole al fare impresa. La conseguenza di tutto cio' - conclude il Csc - e' la diminuzione della crescita potenziale del Pil, che gia' molto si era abbassata prima della crisi".
Insomma, gli industriali vedono nero. La ripresa italiana e internazionale "perde slancio dopo l'accelerazione superiore alle attese nella prima meta' dell'anno", sostiene il Centro Studi. Il Pil nel 2010 viene confermato all'1,2%, mentre la stima del 2011 viene rivista al ribasso dall'1,6% all'1,3%.
I valori medi del periodo precedente alla crisi in Italia non si raggiungeranno prima del 2013. "Il ritorno ai livelli di Pil del 2007 si avra' nel 2013 e di fatto ci sara', rispetto alle linee di tendenza precedenti la crisi una perdita permanente di prodotto e di domanda", si legge nel rapporto. Il recupero dunque ci sara' ma con tempi lunghi: alla fine del 2011 la distanza dal massimo pre risi (primo trimestre 2008) sara' ancora del 3,7%, essendo stata la precedente caduta del 6,8% (rilevata nel secondo trimestre del 2009, punto di minimo).Secondo l'associazione degli industriali, inoltre, l'ammontare delle risorse sottratte ogni anno alle casse pubbliche ha raggiunto "cifre sbalorditive", valori molto superiori a 125 miliardi. E il sommerso ha registrato un grande balzo: l'incremento e' bruscamente accelerato nel 2009, tanto che il suo peso ha oltrepassato il 20% del pil (al Sud al doppio che al Nord). A causa dell'evasione anche la pressione fiscale effettiva, prosegue il Csc, va rivista all'in su e posta ben sopra il 54% nel 2009, contro il 51,4% indicato a giugno e il 42,2% di quella apparente contenuta nei documenti ufficiali.
I consumi delle famiglie italiane resteranno deboli per quest'anno ed il prossimo anno e l'inflazione restera' bassa. L'inflazione invece restera' bassa anche nel 2011. "Nonostante la ripresa dell'economia sia cominciata gia' dal terzo trimestre 2009 - si legge nel rapporto del Csc - i consumi familiari sono rimasti sostanzialmente stagnanti fino a tutto il secondo trimestre del 2010, quando la perdita rispetto al picco pre crisi era ancora del 2,4%". Nelle previsioni del Csc i consumi delle famiglie aumentano dello 0,4% nel 2010 e dello 0,7% nel 2011, dopo esser diminuiti per due anni consecutivi (-0,8% nel 2008 e -1,8% nel 2009). Tale dinamica, secondo Confindustria, dal reddito disponibile reale che si riduce dello 0,1% nel 2010 e recupera dell'1% nel 2011. L'inflazione invece rimarra' bassa anche nel 2011. "Negli ultimi mesi del 2010 - si legge nel rapporto - la dinamica dei prezzi al consumo in Italia rimarra' sui livelli correnti: +1,8% annuo a dicembre (+1,5% la media annua, +1,4% in Eurolandia). Nel 2011 l'inflazione salira' poco, restando in linea con l'obiettivo di stabilita' dei prezzi della Bce: 2% a dicembre (1,9% in media; 1,7% in Eurolandia).
Secondo la presidente Emma Marcegaglia il peggio "e' alle spalle", la "recessione non c'e' piu'" ma in Italia c'e' ancora il problema della bassa crescita, dunque non sono piu' rinviabili le riforme. E a tale proposito la leader degli industriali si e' soffermata sulla situazione politica sottolineando che "andare a elezioni sarebbe inaccettabile in questo momento, questo governo ha il diritto e anche il dovere di governare". Sulla stessa linea il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni che chiede al governo piu' fatti e meno chiacchiere. Per i consumatori, invece, senza interventi il 2010 sara' vicino allo zero mentre l'opposizione con Pd e Idv affermano come le previsioni dell'associazione degli industriali stanno a dimostrare il fallimento dell'azione del governo.
http://www.affaritaliani.it/economia/confindustria_ripresa160910.html
"La creazione di posti di lavoro - si legge nel rapporto 'Le Sfide della politica economica per rafforzare la crescita italiana' - si rafforzera' progressivamente nel 2011, ma anche allora la variazione netta dell'occupazione sara' negativa a causa degli esuberi rimandati grazie al ricorso alla cig durante la crisi. A frenare la risalita dell'occupazione contribuiranno inoltre frizioni nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro". Sull'andamento del tasso di disoccupazione incideranno inoltre secondo Confindutria "le decisioni di partecipazione al mercato del lavoro della popolazione in eta' lavorativa. Dopo a flessione del 2009 dovuta agli effetti di scoraggiamento (-0,5%), la forza lavoro e' risultata in crescita nella prima meta' del 2010 (+0,3% rispetto alla seconda parte del 2009). Assumendo che continui ad aumentare nei prossimi trimestri tanto da determinare un +0,5% e un +0,3% in media d'anno nel 2010 e nel 2011, il tasso di disoccupazione raggiungera' l'8,7% a fine 2010 (8,6%) in media d'anno e il 9,3% a fine 2011 (9,1% in media d'anno)".
E senza riforme, si corre il rischio che la disoccupazione aumenti. L'Italia "continua - spiega il Centro Studi diviale dell'Astronomia - ad essere frenata da carenze strutturali che la rendono meno competitiva ed aggiungono vischiosita' al recupero. In assenza di riforme, che la crisi ha reso piu' urgenti, il pericolo e' che la crescita bassa eprotratta a lungo determini l'aumento della disoccupazione strutturale e faccia perdurare l'eccesso di capacita' produttiva, con conseguente necessita' di ampie ristrutturazioni piu' faticose in un ambiente piu' favorevole al fare impresa. La conseguenza di tutto cio' - conclude il Csc - e' la diminuzione della crescita potenziale del Pil, che gia' molto si era abbassata prima della crisi".
Insomma, gli industriali vedono nero. La ripresa italiana e internazionale "perde slancio dopo l'accelerazione superiore alle attese nella prima meta' dell'anno", sostiene il Centro Studi. Il Pil nel 2010 viene confermato all'1,2%, mentre la stima del 2011 viene rivista al ribasso dall'1,6% all'1,3%.
I valori medi del periodo precedente alla crisi in Italia non si raggiungeranno prima del 2013. "Il ritorno ai livelli di Pil del 2007 si avra' nel 2013 e di fatto ci sara', rispetto alle linee di tendenza precedenti la crisi una perdita permanente di prodotto e di domanda", si legge nel rapporto. Il recupero dunque ci sara' ma con tempi lunghi: alla fine del 2011 la distanza dal massimo pre risi (primo trimestre 2008) sara' ancora del 3,7%, essendo stata la precedente caduta del 6,8% (rilevata nel secondo trimestre del 2009, punto di minimo).Secondo l'associazione degli industriali, inoltre, l'ammontare delle risorse sottratte ogni anno alle casse pubbliche ha raggiunto "cifre sbalorditive", valori molto superiori a 125 miliardi. E il sommerso ha registrato un grande balzo: l'incremento e' bruscamente accelerato nel 2009, tanto che il suo peso ha oltrepassato il 20% del pil (al Sud al doppio che al Nord). A causa dell'evasione anche la pressione fiscale effettiva, prosegue il Csc, va rivista all'in su e posta ben sopra il 54% nel 2009, contro il 51,4% indicato a giugno e il 42,2% di quella apparente contenuta nei documenti ufficiali.
I consumi delle famiglie italiane resteranno deboli per quest'anno ed il prossimo anno e l'inflazione restera' bassa. L'inflazione invece restera' bassa anche nel 2011. "Nonostante la ripresa dell'economia sia cominciata gia' dal terzo trimestre 2009 - si legge nel rapporto del Csc - i consumi familiari sono rimasti sostanzialmente stagnanti fino a tutto il secondo trimestre del 2010, quando la perdita rispetto al picco pre crisi era ancora del 2,4%". Nelle previsioni del Csc i consumi delle famiglie aumentano dello 0,4% nel 2010 e dello 0,7% nel 2011, dopo esser diminuiti per due anni consecutivi (-0,8% nel 2008 e -1,8% nel 2009). Tale dinamica, secondo Confindustria, dal reddito disponibile reale che si riduce dello 0,1% nel 2010 e recupera dell'1% nel 2011. L'inflazione invece rimarra' bassa anche nel 2011. "Negli ultimi mesi del 2010 - si legge nel rapporto - la dinamica dei prezzi al consumo in Italia rimarra' sui livelli correnti: +1,8% annuo a dicembre (+1,5% la media annua, +1,4% in Eurolandia). Nel 2011 l'inflazione salira' poco, restando in linea con l'obiettivo di stabilita' dei prezzi della Bce: 2% a dicembre (1,9% in media; 1,7% in Eurolandia).
Secondo la presidente Emma Marcegaglia il peggio "e' alle spalle", la "recessione non c'e' piu'" ma in Italia c'e' ancora il problema della bassa crescita, dunque non sono piu' rinviabili le riforme. E a tale proposito la leader degli industriali si e' soffermata sulla situazione politica sottolineando che "andare a elezioni sarebbe inaccettabile in questo momento, questo governo ha il diritto e anche il dovere di governare". Sulla stessa linea il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni che chiede al governo piu' fatti e meno chiacchiere. Per i consumatori, invece, senza interventi il 2010 sara' vicino allo zero mentre l'opposizione con Pd e Idv affermano come le previsioni dell'associazione degli industriali stanno a dimostrare il fallimento dell'azione del governo.
http://www.affaritaliani.it/economia/confindustria_ripresa160910.html
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