Cina, una Muraglia verde contro la desertificazione
di Paolo Tosatti
AMBIENTE. Pechino vara un progetto per il rimboschimento della regione autonoma della Mongolia Interna. Settanta milioni di dollari e cinque anni di tempo per realizzare una fascia di vegetazione lunga 200 chilometri.
Cinque anni per realizzare una fascia verde lunga 200 chilometri e larga 10. Non si tratta della scommessa di un sarto un po’ eccentrico con evidenti manie di grandezza, ma di un progetto appena varato dal governo di Pechino e dalla regione autonoma cinese della Mongolia Interna per la riforestazione della zona che separa il deserto di Badain Jaran da quello di Tengger, rispettivamente la terza e la quarta distesa arida più grandi del pianeta. Sviluppato su una superficie di 49mila chilometri quadrati, che tocca le province cinesi settentrionali di Gansu, Ningxia e della Mongolia Interna, il deserto di Badain Jaran è collocato a un’altitudine di 1.600 metri ed è il più alto sul livello del mare dell’intero pianeta. Cinquant’anni fa, a separarlo dall’altro grande deserto della regione, quello di Tengger, esisteva una fascia di foreste larga 400mila ettari. Oggi però l’ampiezza della macchia è ridotta a meno della metà.
Per decenni le autorità hanno completamente trascurato la necessità di portare avanti delle politiche di salvaguardia del patrimonio forestale di questi territori, con il risultato che le dune di sabbia dei due deserti si sono spinte sempre più a sud, arrivando a lambire i centri abitati delle regioni confinanti.
La necessità di fermarne l’avanzata è ormai talmente ineluttabile da aver spinto le autorità a varare un piano speciale di riforestazione del costo complessivo di oltre 70 milioni di dollari. Il progetto prevede tra le altre cose la ricollocazione di circa un terzo dei 3mila abitanti della regione per garantire un più equilibrato rapporto tra la flora e la presenza umana, rea del disboscamento di una parte significativa del territorio.
Il piano di rimboschimento avviato nella Mongolia Interna non è un esempio isolato. Ogni anno Pechino spende l’equivalente di 10 miliardi di dollari per tentare di contrastare la desertificazione del suo territorio.Da tempo ormai le tempeste di sabbia che si abbattono sulle regioni del Nord e dell’Est sono sempre più violente e ormai il 27 per cento dell’intero territorio cinese, paria a quasi 3 milioni di chilometri quadrati, è invaso dai deserti.
L’avanzata delle dune non riguarda solo le regioni vicine al Badain Jaran e al Tengger, ma anche quelle in prossimità del Taklamakan, del Qaidam e del Gurbantunggu. Per questo, a fine agosto, l’Amministrazione forestale dello Stato ha annunciato un piano straordinario che prevede l’impianto di miliardi di alberi, la creazione di milioni di ettari di foresta e la chiusura al pascolo e allo sfruttamento agricolo di una vasta porzione del territorio nazionale.
Un progetto dal costo stimato di oltre 30 miliardi di dollari, che vedrà impegnate le autorità fino al 2021, e che rappresenta l’estremo tentativo di Pechino di impedire che nel giro di un paio di decenni quasi metà del Paese della Grande Muraglia risulti sommerso dalla sabbia, esposto a catastrofiche siccità catastrofiche, devastanti alluvioni e a un dannoso squilibrio demografico tra gli abitanti delle città e quelli delle campagne.
Il governo centrale, infatti, non teme solo l’esodo di massa delle popolazioni delle province di Gansu, Ningxia, Xinjiang, Mongolia Interna, Tibet e Qinghai. Un’altra fonte di seria preoccupazione è il crollo dell’agricoltura e dell’allevamento, che potrebbe impedire di sfamare una parte consistente della popolazione. Una recente ricerca dell’Accademia delle scienze ha rivelato che dal 2005 è andato perduto il 12 per cento della terra coltivata, mentre la popolazione è aumentata dell’8. In tutto il Paese i prezzi dei generi alimentari continuano ad aumentare e secondo gli economisti, nel prossimo decennio diventeranno la prima causa di inflazione. I più colpiti dalla desertificazione saranno dunque proprio gli abitanti delle campagne, già esclusi dal boom economico e vittime degli espropri forzati dei loro terreni.
http://www.terranews.it/news/2010/09/cina-una-muraglia-verde-contro-la-desertificazione
di Paolo Tosatti
AMBIENTE. Pechino vara un progetto per il rimboschimento della regione autonoma della Mongolia Interna. Settanta milioni di dollari e cinque anni di tempo per realizzare una fascia di vegetazione lunga 200 chilometri.
Cinque anni per realizzare una fascia verde lunga 200 chilometri e larga 10. Non si tratta della scommessa di un sarto un po’ eccentrico con evidenti manie di grandezza, ma di un progetto appena varato dal governo di Pechino e dalla regione autonoma cinese della Mongolia Interna per la riforestazione della zona che separa il deserto di Badain Jaran da quello di Tengger, rispettivamente la terza e la quarta distesa arida più grandi del pianeta. Sviluppato su una superficie di 49mila chilometri quadrati, che tocca le province cinesi settentrionali di Gansu, Ningxia e della Mongolia Interna, il deserto di Badain Jaran è collocato a un’altitudine di 1.600 metri ed è il più alto sul livello del mare dell’intero pianeta. Cinquant’anni fa, a separarlo dall’altro grande deserto della regione, quello di Tengger, esisteva una fascia di foreste larga 400mila ettari. Oggi però l’ampiezza della macchia è ridotta a meno della metà.
Per decenni le autorità hanno completamente trascurato la necessità di portare avanti delle politiche di salvaguardia del patrimonio forestale di questi territori, con il risultato che le dune di sabbia dei due deserti si sono spinte sempre più a sud, arrivando a lambire i centri abitati delle regioni confinanti.
La necessità di fermarne l’avanzata è ormai talmente ineluttabile da aver spinto le autorità a varare un piano speciale di riforestazione del costo complessivo di oltre 70 milioni di dollari. Il progetto prevede tra le altre cose la ricollocazione di circa un terzo dei 3mila abitanti della regione per garantire un più equilibrato rapporto tra la flora e la presenza umana, rea del disboscamento di una parte significativa del territorio.
Il piano di rimboschimento avviato nella Mongolia Interna non è un esempio isolato. Ogni anno Pechino spende l’equivalente di 10 miliardi di dollari per tentare di contrastare la desertificazione del suo territorio.Da tempo ormai le tempeste di sabbia che si abbattono sulle regioni del Nord e dell’Est sono sempre più violente e ormai il 27 per cento dell’intero territorio cinese, paria a quasi 3 milioni di chilometri quadrati, è invaso dai deserti.
L’avanzata delle dune non riguarda solo le regioni vicine al Badain Jaran e al Tengger, ma anche quelle in prossimità del Taklamakan, del Qaidam e del Gurbantunggu. Per questo, a fine agosto, l’Amministrazione forestale dello Stato ha annunciato un piano straordinario che prevede l’impianto di miliardi di alberi, la creazione di milioni di ettari di foresta e la chiusura al pascolo e allo sfruttamento agricolo di una vasta porzione del territorio nazionale.
Un progetto dal costo stimato di oltre 30 miliardi di dollari, che vedrà impegnate le autorità fino al 2021, e che rappresenta l’estremo tentativo di Pechino di impedire che nel giro di un paio di decenni quasi metà del Paese della Grande Muraglia risulti sommerso dalla sabbia, esposto a catastrofiche siccità catastrofiche, devastanti alluvioni e a un dannoso squilibrio demografico tra gli abitanti delle città e quelli delle campagne.
Il governo centrale, infatti, non teme solo l’esodo di massa delle popolazioni delle province di Gansu, Ningxia, Xinjiang, Mongolia Interna, Tibet e Qinghai. Un’altra fonte di seria preoccupazione è il crollo dell’agricoltura e dell’allevamento, che potrebbe impedire di sfamare una parte consistente della popolazione. Una recente ricerca dell’Accademia delle scienze ha rivelato che dal 2005 è andato perduto il 12 per cento della terra coltivata, mentre la popolazione è aumentata dell’8. In tutto il Paese i prezzi dei generi alimentari continuano ad aumentare e secondo gli economisti, nel prossimo decennio diventeranno la prima causa di inflazione. I più colpiti dalla desertificazione saranno dunque proprio gli abitanti delle campagne, già esclusi dal boom economico e vittime degli espropri forzati dei loro terreni.
http://www.terranews.it/news/2010/09/cina-una-muraglia-verde-contro-la-desertificazione
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