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sabato 25 settembre 2010

Carne clonata sulle tavole europee? L’agenzia per la sicurezza alimentare dice un sì ambiguo

Carne clonata sulle tavole europee? L’Efsa, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato pochi giorni fa una nuova dichiarazione scientifica relativa alla clonazione di bovini e suini, basata sull’aggiornamento delle informazioni in suo possesso.







In sostanza l’Efsa ribadisce un colpo al cerchio e uno alla botte e ripropone come tuttora valido l’ambiguo semaforo verde acceso un paio di ani fa: nulla fa supporre che esista differenza fra carne e latte provenienti da animali clonati e carne e latte degli animali “normali”, però non si può escludere che gli animali clonati siano più suscettibili ad “agenti trasmissibili” che causano malattie. Nel qual caso non si può escludere nemmeno che questi “agenti trasmissibili” risultino trasmissibili anche agli uomini.



Negli Stati Uniti la carne clonata è teoricamente permessa, anche se è in atto una moratoria volontaria alla commercializzazione. Nell’Unione Europea, il Parlamento ha raccomandato di vietarla.


Ma il Parlamento europeo conta come il due di picche quando non è briscola. Sulla carne clonata deciderà la Commissione Europea: ed ecco gli elementi scientifici forniti dall’Efsa.


La clonazione consiste nel “fotocopiare” un animale: si preleva una cellula da una qualsiasi parte del corpo e da questa si ricava un embrione. Impiantato nell’utero di una madre surrogata, diventerà un animale con le medesime identiche caratteristiche dell’animale di partenza.


Dati i costi dell’operazione, si clonano gli esemplari a più alta resa di carne (o di latte) e si commercializzano i loro discendenti. Gli animali clonati sono più soggetti a mortalità ed anomalie alla nascita: però se riescono a superare felicemente i primi mesi, dice l’Efsa, hanno le stesse prospettive di vita e di salute degli animali “normali”


A proposito della sicurezza della carne clonata, l’Efsa cita i risultati di nuovi studi. Topi alimentati per due-quattro settimane con una certa percentuale di carne clonata non hanno mostrato differenze rispetto a quelli nutriti con la stessa percentuale di carne “normale” (certo che due-quattro settimane sono un po’ poche, aggiungo) e la carne clonata non ha avuto alcun effetto negativo sulle coniglie che ne sono state nutrite per tutti i 27 giorni della gravidanza.


La stessa Efsa nota che i conigli sono erbivori, e non dovrebbero costituire un modello su cui studiare gli effetti di una dieta a base di carne. Ma tant’è.


A parte questa novità, l’Efsa ripropone come valide le sue conclusioni di due anni fa. Raccomanda cioè ulteriori ricerche sulle cause delle anomalie e dell’alta mortalità alla nascita cui vanno soggetti gli animali clonati.


Raccomanda anche ulteriori studi sul loro sistema immunitario e sulla loro sensibilità a malattie ed “agenti trasmissibili”. Tipo i prioni della “mucca pazza”, tanto per capirci e usare un vocabolo che non compare nella relazione dell’Efsa.


Nel caso venisse confermata la debolezza del sistema immunitario degli animali clonati, dice ancora l’Efsa, bisognerebbe studiare se e fino a che punto i prodotti animali derivanti dalla clonazione possono aumentare nei consumatori l’esposizione agli “agenti trasmissibili”.


Detto con parole mie. Se su queste basi la Commissione Europea dirà di sì alla clonazione animale, le cavie saranno i consumatori.


Dal sito dell’Efsa il comunicato stampa sul riesame delle ricerche relative alla clonazione animale e il testo completo della sua dichiarazione scientifica





http://www.blogeko.it/2010/carne-clonata-sulle-tavole-europee-lagenzia-per-la-sicurezza-alimentare-dice-un-si-ambiguo/

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