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lunedì 6 settembre 2010

Arsenico e petrolio nel riso

Il test del numero di settembre del magazin tedesco Oekotest ha messo alla prova la qualità del riso, sia biologico che convenzionale: nessun campione ottiene la sufficienza. Preoccupano le contaminazioni di arsenico. Idrocarburi nelle confezioni di solo cartone

Sul riso c'è poco da ridere. Alimento primario per la maggior parte della popolazione mondiale, simbolo di frugalità e salute per vegetariani e macrobiotici di tutto il mondo. Ebbene il riso sottoposto all'esame di laboratorio da parte della celebre rivista tedesca di comparazione prodotti ha messo in luce un dato allarmante: tutti i prodotti sono contaminati dall'arsenico e in molti riportano tracce di oli minerali. Persino nei chicchi da produzione biologica.



Secondo gli esperti di laboratorio la pianta del riso è capace infatti di assorbire notevoli quantità di arsenico dal terreno. Se le acque freatiche sono contaminate da questo semimetallo il contenuto, che finisce nei chicchi, si potenzia ulteriormente. I livelli alti di contaminazione sono però dovute anche all'utilizzo di pesticidi che contengono questo elemento chimico.
A differenza delle quantità contenute in molluschi, carne e pesce, il riso contiene percentuali elevate di arsenico anorganico, nella forma cioè ritenuta più pericolosa.
Il contenuto di arsenico varia in funzione delle regioni agricole. Gli studiosi dell'Università Scozzese di Aberdeen hanno riscontrato maggiori percentuali nel riso proveniente dal Bangladesh e dalla Cina e minori concentrazioni nelle colture indiane ed egiziane. Nei prodotti made in Italy, testati dalla rivista, è comunque sempre presente.

L'Arsenico è stato incluso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come agente cancerogeno nella categoria 1. Questo significa che esistono sufficienti prove di una connessione tra l'assunzione della sostanza e l'insorgenza di tumori, in particolare della pelle, dei polmoni e alla vescica.
L'Unione Europea purtroppo non pone alcuna soglia limite per questa sostanza negli alimenti. Sorprendentemente è la Cina l'unico Paese ad aver fissato una quantità massima consentita di arsenico nel riso nella misura di 150 microgrammi per kg.
Gli esperti consultati dalla rivista tedesca sostengono che la quantità limite dovrebbe però essere inferiore, intorno ai 150 microgrammi per kg. Nel test, che ha confrontato 19 differenti marche di riso parboiled (a chicco lungo) tutti i prodotti sono risultati contaminati, in un range variabile tra i 49 e i 143 microgrammi. Anche due prodotti biologici (Rapunzel e Davert) sono risultati fortemente contaminati dalla sostanza.

L'altro valore sballato, che ha creato allarme, è la presenza di oli minerali derivati dal petrolio, nelle confezioni di cartone senza l'involucro interno in nylon. La causa molto probabilmente è da rintracciare nei colori di stampa utilizzati per la confezione. Durante la cottura gli idrocarburi contenuti vengono dispersi, ma non completamente. Nel prodotto maggiormente contaminato gli esperti calcolano che l'assunzione corrisponda a 1,7 mg per kg, inclusa una percentuale di idrocarburi aromatici.

Fonte: Oekotest sett. 2010

http://www.aamterranuova.it/article4933.htm

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