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domenica 1 agosto 2010

Zingari: migranti invisibili

di GILAN

Il presidente francese Sarkozy ha dichiarato guerra agli zingari: Rom, Gitani, Manouche. Parola d’ordine: caccia alla “gens du voyage”. L’attrice e regista Fanny Ardant è sdegnata: «I Rom hanno unito l’Europa prima ancora della politica, è dal medioevo che attraversano paesi e fanno circolare idee, non possiamo dimenticarlo». Nel belpaese l’intolleranza non ha limiti al pari della repressione del “diverso”.




«Noi siamo una nazione e non vogliamo uno Stato. Noi vogliamo vivere da europei, come gli altri e con gli altri; cittadini a prescindere dalla nazionalità, dalla religione che si professa, dalla lingua che si parla – spiega Emil Scuka, presidente dell’International Romani Union (Unione Internazionale Rom) – Rivendichiamo una cittadinanza europea per noi, gente discriminata e spesso perseguitata, marginalizzata». E’ il caso dei circa 150 mila Rom che sopravvivono ai margini delle principali città italiane. Fantasmi in carne e ossa con passaporti della Jugoslavia, uno Stato che non esiste più. Tagliati fuori dalla possibilità di ottenere abitazioni civili. La loro lingua, il romanès, non è riconosciuta e tutelata in Italia. I cosiddetti zingari che parlano solo quell’idioma, non hanno diritto a traduttori nei tribunali e negli uffici pubblici. La denuncia è del Cerd (Committee on the elimination of racial discrimination), la Commissione per l’eliminazione delle discriminazioni razziali, organismo dell’Onu con sede a Ginevra. Oggetto di numerosi episodi di intolleranza razziale documentati dall’Ercc, il centro europeo per i diritti dei Rom: un’organizzazione internazionale con sede a Budapest che compie monitoraggi sul rispetto dei diritti umani nei confronti dei Rom in Europa e organizza assistenza legale nei casi documentati di violazione dei diritti umani. Sotto accusa non sono solo le condizioni di estremo degrado, ma l’esistenza stessa dei campi nomadi, considerati “strumenti di segregazione fisica” anche da Amnesty International e causa dell’isolamento economico, politico e culturale dei Rom. L’Ercc segnala «il ripetersi di episodi di intolleranza razziale, talvolta non riconosciuti come tali dalle autorità e quindi perseguiti». Molte sono le segnalazioni di assalti armati e violenti raid in diverse città del Belpaese in campi nomadi e presso abitazioni di Rom per i quali non c’era il ragionevole sospetto di attività criminali. Quella degli sgomberi dei campi nomadi è una prassi che si intensifica soprattutto d’estate, quando l’opinione pubblica è distratta o in vacanza. Ordinario razzismo, esclusioni, brutalità, abusi, pestaggi e minacce da parte dei tutori dell’ordine o di comuni cittadini. «Quello che manca è la volontà politica di affrontare le questioni – sostiene Massimo Converso dell’Opera nomadi – Per cui si va avanti per inerzia sostenendo che il problema non esiste». Invece sono migliaia le donne e gli uomini Rom (compresi i bambini) che abitano nei “campi sosta”, senza tutele minime, spesso senza acqua e corrente elettrica, in mezzo a cumuli di immondizie e fango, veicolo di malattie ed epidemie pericolose, con un’alimentazione ai limiti della sussistenza, e senza alcuna possibilità di rivendicare una vita dignitosa. Secondo l’Ercc, poi «non esiste quasi nessuna differenza tra chi vive in un campo abusivo (sono circa il 40 per cento dei campi italiani) o autorizzato, perchè nemmeno in quest’ultimo caso aumentano le possibilità di ottenere un permesso di soggiorno o di residenza, oppure di trovare un lavoro che consenta di mandare i figli a scuola». Nel capitolo intitolato “Violenza e cattiva condotta da parte della polizia”, i rapporti dell’Ercc dopo aver puntualizzato che «la violenza da parte della polizia in Italia è diretta anche contro i non Rom e si basa su un autoritarismo dei pubblici poteri che è tradizionale nella società italiana e solo lentamente modificato dal regime democratico», sostengono che nel caso dei Rom «l’atteggiamento autoritario è seriamente aggravato da motivazioni razziste. La polizia usa le offese verbali, la tortura, le armi da fuoco che, anche quando non si arriva a sparare, vengono spesso utilizzate per minacciare o intimidire le persone». Gli archivi di Amnesty International trasudano di testimonianze e prove: la questione tortura è reale e in costante aumento. Pregiudizi e sospetti infondati minacciano quotidianamente i Rom, anche anziani e bambini inermi, terrorizzati da mitra e pistole puntate alle loro tempie nel corso delle perquisizioni nei campi. I raid delle forze dell’ordine avvengono di solito all’alba: carabinieri o poliziotti entrano nel campo armati come se entrassero in guerra e procedono tugurio per tugurio, minacciando le persone inermi, spesso con le percosse, o distruggendo quanto trovano nelle baracche o roulottes, per poi andarsene senza esibire alcuna motivazione o autorizzazione della magistratura alle loro azioni. Capita anche che rubino, ricattino o estorcano, senza ovviamente, che le vittime siano in grado di ribellarsi. I rapporti dell’Ercc illustrano anche casi di «perquisizioni corporee nei confronti di donne arrestate, compiute anche da uomini in divisa e accompagnate spesso da maltrattamenti e molestie sessuali».


http://www.italiaterranostra.it/?p=5574

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