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venerdì 20 agosto 2010

Uscire dai conflitti per il 2012

Uscire dai conflitti per il 2012

di Emanuele Bompan

SPECIALE IRAQ. La strategia è stata ribattezzata in maniera altisonante: New dawn, nuova alba. Vuol dire che l'ultima brigata combattente dell'esercito Usa lascia l'Iraq dopo sette anni e cinque mesi.

La strategia è stata ribattezzata in maniera altisonante: New dawn, nuova alba. Vuol dire che l'ultima brigata combattente dell'esercito Usa lascia l'Iraq dopo sette anni e 5 mesi, 4415 soldati americani morti e centinaia di migliaia di civili iracheni (450mila secondo la rivista scientifica the Lancet, 1 milione, ma in molti criticano la stima secondo il centro di analisi Opinion Research Business).
Obama, che da senatore è sempre stato ostile alla missione, mantiene così la promessa di lasciare l'Iraq entro il 31 agosto di quest'anno, con addirittura 10 giorni di anticipo. Più che missione compiuta però questo è una specie un disimpegno obbligatorio in un momento di crisi economica per un'avventura che ai soli Usa è costata 742miliardi di dollari.
Ma la guerra non è finita: al fronte militare in Iraq lentamente si sostituirà un fronte civile. Mentre 50mila soldati e numerosi contractors rimarranno sul campo per garantire protezione e fornire supporto ed addestramento alle truppe irachene, sempre più personale del Dipartimento di Stato Usa si metterà al lavoro per sostenere il governo iracheno nello sviluppo delle strutture statali (e delle imprese Usa).
Entro fine 2011 rimarranno solo le forze di stanziamento nelle basi usa e il personale diplomatico, ma non tutti a Washington sono d'accordo sulla data, vista l'instabilità dello scacchiere mediorientale. L'attenzione della Difesa ora si concentrerà sull'Afghanistan. Obama vorrebbe iniziare a ritirare le truppe da Kabul già nel luglio 2011.
Il Pentagono non è d'accordo ma dopo che l'ex-capo della missione afgana McChrystal è stato cacciato per aver contraddetto Obama, in pochi se la sentono di contestare le decisioni politiche di un presidente sempre più in difficoltà. Uscire dai conflitti prima della campagna elettorale del 2012 per il Presidente Usa è fondamentale se vuole riconquistare la sinistra liberal e pacifista e risalire la dura china dei sondaggi, che lo vedono oggi intorno al 40%. Intanto a Foggy Bottom, il quartiere del Dipartimento di stato Usa, si lavora alacremente per migliorare le relazioni politiche con il Libano e trovare una chiave per far ripartire i negoziati diretti tra Palestina ed Israele.
«Siamo vicini a un risultato», ha detto in conferenza stampa Phil Crowley, portavoce della Clinton. Secondo il New York Times aumentano le azioni di "guerra invisibile", con azioni segrete mirate (portate avanti però dal Pentagono e non dalla Cia) per eliminare cellule pericolose , specie in territori potenzialmente esplosivi come lo Yemen. Scenario complesso per Obama, mentre i taleban si rafforzano nel Pakistan messo in ginocchio dalle alluvioni, che per i falchi dei think tank conservatori di Washigton sta diventato un "problema sempre più serio".
Per non parlare dell'Iran che pare non curarsi delle sanzioni e agita i sonni di tutta la Casa Bianca. A Washington sanno bene che il Medio Oriente rimarrà un problema geopolitica anche ben oltre il 2012.

http://www.terranews.it/news/2010/08/uscire-dai-conflitti-il-2012

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