Barra video

Loading...

domenica 8 agosto 2010

"Sarkozy, uno xenofobo al potere"

Il New York Times lo attacca, ma lui si difende mostrando i sondaggi

di DOMENICO QUIRICO

C’è uno xenofobo al potere all’Eliseo? In Francia l’atroce sospetto su Nicolas Sarkozy non è originalissimo; ma ora si è esteso anche oltreoceano, sulle pagine del «New York Times», che non è proprio un foglio da barricata. Nell’editoriale, assai severo, in cui si ammonisce il presidente francese che «per calcoli politici di breve periodo rischia di attizzare pericolosamente i sentimenti anti-immigrati» c’è di più: sincero allarme per il presente di un Paese che «si è sempre fatto un titolo di onore della sua volontà di eguaglianza e di integrazione».





Il complesso di norme per strigliare la zavorra sociale indicata come origine di tutti i mali (ritiro della cittadinanza, espulsione dei nomadi e dei rom, prigione per i genitori dei minori delinquenti) ha segnato il passaggio di un confine pericoloso: quello delle leggi che il Diritto definisce eccezionali, cioè riferite a singole categorie di cittadini. Non è un caso che Michel Rocard, socialista inizialmente imbambolato dalle seduzioni sarkosiste, abbia fatto riferimento alle leggi infami di Laval contro gli ebrei. E Badinter, il ministro che ha abolito la pena di morte, abbia opportunamente ricordato che così si funeralizza l’articolo uno della Costituzione francese: «Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge».

Il giornale statunitense guazza negli scomodi paragoni. Ricorda che Sarkozy vuole togliere retroattivamente la cittadinanza ai figli dell’immigrazione responsabili di delitti contro i poliziotti, di escissione e poligamia: «Gli hanno dato il soprannome di Sarko l’americano. Ma nel nostro Paese il diritto alla cittadinanza è protetto dal XIV emendamento!». Arduo che gli ammonimenti americani raffreddino gli ardori presidenziali. Ormai si lavora a pieno regime per far germinare le parole d’ordine in articoli legislativi. Il ministro degli interni Hortefeux, uomo tuttofare per le operazioni più discutibili del sarko-pensiero, annuncia che la legge che ghigliottina le nazionalità indegne sarà pronta per settembre. All’Assemblea nazionale, chiusa per ferie, c’è un solo uomo che in maniche di camicia si prepara al ferragosto lavorativo. Si chiama Thierry Mariani, deputato della Vaucluse. Sta redigendo il progetto di legge sull’immigrazione. «Il tempo stringe - confessa - abbiamo due anni per recuperare il nostro elettorato prima delle presidenziali; altrimenti il Front National farà festa».

Mariani boatizza, festoso, alcune novità della legge: ad esempio, vuole accalappiare e stanare tutti coloro che, con una cittadinanza di meno di dieci anni, abbiano commesso un reato per cui è prevista una pena superiore a cinque anni. Come si vede, rispetto al discorso di Grenoble in cui Sarkozy richiese questa punizione per chi ammazzava un poliziotto, la fattispecie del reato si sta dilatando, si cala già dall’assassino al rapinatore . Inoltre Mariani chiederà la cancellazione dell’assistenza medica di Stato, oggi gratuita, per i sans papiers: «Non è una abolizione, diamine, solo si procederà a eliminare derive e abusi. Ci costa centinaia di milioni ogni anno».

L’alacre deputato vuole redigere anche una carta, «una specie di guida Michelin», dice lui, dei tribunali «troppo clementi verso immigrati e sans papiers»: per indicarli al pubblico ludibrio.
I governativi si fanno forti dei sondaggi che muggiscono consensi plebiscitari del popolo; in particolare quello de Le Figaro: 79% di sì alla cacciata dei rom (66% tra gli elettori del Ps), 90% per il ritiro della cittadinanza (50% nella sinistra). Ma, secondo molti, il sondaggio è scientificamente truffaldino, «una operazione mediatica gestita dall’Eliseo».

Esecrabile il periodo scelto, inizio di agosto, che con Natale è considerato inattendibile dagli istituti di opinione; il metodo, ovvero Internet, che rispetto al telefono favorisce le risposte false e non costituisce un campione di popolazione rappresentativo. E il tipo di domande: chiedere se si è favorevoli alla chiusura di un campo «illegale», di per sé è già una risposta. I curatori replicano: questi dubbi erano identici anche quando si cominciarono a fare i primi sondaggi per telefono.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201008articoli/57438girata.asp

0 commenti:

Posta un commento