di Paolo Tosatti
GEOPOLITICA. A Londra il primo ministro britannico David Cameron incontra il presidente pakistano Asif Ali Zardari. Pace fatta dopo le recenti tensioni. E nessun passo falso col prezioso alleato atomico.
Un invito a cena, una stretta di mano davanti ai fotografi, la promessa di una prossima visita in Pakistan e qualche frase di facile retorica sull’amicizia che lega Londra e Islamabad. Se l’è cavata con poco il primo ministro britannico David Cameron nel confronto avuto ieri con il presidente pakistano Asif Ali Zardari. Un po’ di semplice oratoria e qualche tocco di cortesia londinese sono stati sufficienti a ricucire lo strappo che le sue dichiarazioni sull’atteggiamento ambiguo tenuto dal Pakistan nella lotta contro il terrorismo avevano determinato tra i due governi.
Una frattura che nei giorni scorsi era sembrata allargarsi, dopo la decisone del capo dei servizi segreti pakistani, il generale Ahmad Shuja Pasha, di annullare il suo viaggio programmato in Gran Bretagna, e che oggi appare invece perfettamente sanata, tanto da spingere Zardari a parlare di un’amicizia tra i due Paesi che «non si romperà mai, qualunque cosa accada».
Al di là dell’enfatica eloquenza diplomatica, però, quello che rileva è che la solidità del legame tra Londra e Islamabad è in questo momento messa alla prova da una fase particolarmente difficile della guerra in Afghanistan, che ha visto il numero delle vittime militari statunitensi e britanniche aumentare e che ha portato i vertici dell’esercito e i governi a interrogarsi sul futuro del conflitto e sulla direzione da prendere da un punto di vista strategico.
Nei giorni scorsi, in un’intervista al quotidiano francese Le Monde, Zardari ha affermato che «la comunità internazionale, a cui il Pakistan appartiene, sta perdendo la guerra contro i talebani», aggiungendo che Washington e la Nato hanno «sottostimato la situazione sul terreno» nel tormentato Paese asiatico.
Dichiarazioni che hanno ulteriormente acuito le tensioni emerse dopo la pubblicazione dei documenti riservati sulla guerra in Afghanistan da parte del sito Wikileaks, in cui, tra le altre cose, è venuto a galla un presunto doppio gioco di Islamabad nella lotta contro il terrorismo e le forze talebane. In questa situazione di crescente nervosismo, Cameron ha compreso l’errore diplomatico rappresentato dalle sue dichiarazioni contro il Pakistan, pronunciate peraltro durante il suo tour nell’odiato vicino indiano, e fedele alla promessa fatta appena salito in carica di una nuova e più pragmatica era diplomatica per la Gran Bretagna, ha immediatamente messo una toppa nella falla aperta.
Attualmente infatti sono 9.500 i soldati britannici impegnati nel conflitto afgano, senza contare il milione di cittadini di origini pakistane che il Paese della Magna Charta ospita oggi all’interno dei suoi confini. Meglio dunque per il primo ministro che i rapporti con Islamabad siano il più distesi e amichevoli possibile, soprattutto considerato il suo intento di portare via le truppe di sua maestà dal ginepraio dell’AfPak entro il 2015, con un inizio della ritirata previsto per l’anno prossimo.
http://www.terranews.it/news/2010/08/quel-legame-d%E2%80%99interesse-tra-gran-bretagna-e-pakistan
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