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domenica 15 agosto 2010

P3, Bankitalia su Verdini: «un conflitto di interessi da 60 milioni»

Un potenziale conflitto di interessi del coordinatore del Pdl Denis Verdini con la banca di Campi Bisenzio - Firenze - da lui stesso controllata. Lo rileva Bankitalia. Verdini, lo ricordiamo, è indagato assieme a Marcello Dell'Utri, Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Massimo Lombardi per violazione della legge sulla costituzione di società segrete ed è iscritto nel registro degli indagati nell'indagine sugli appalti per l'eolico in Sardegna. Il politico ha sempre respinto tutti gli addebiti. Boccia del Pd: se quanto Bankitalia scrive viene confermato, sarebbe gravissimo: Verdini deve delle spiegazioni.
Gli accertamenti ispettivi condotti dalla Banca d'Italia presso il Credito Cooperativo Fiorentino (Ccf) dal 25 febbraio al 21 maggio scorsi hanno evidenziato «gravi carenze» degli organi aziendali, con «totale accentramento dei poteri» sulla figura dell'allora presidente Denis Verdini (coordinatore nazionale del Pdl) ed «estesi profili» di potenziale «conflitto di interessi» dello stesso Verdini con quelli della banca, per affidamenti pari a 60,5 milioni di euro. È quanto scrive Bankitalia - secondo quanto apprende l'Ansa - nella delibera 553 del 20 luglio scorso inviata al ministro dell'Economia e alla Segreteria del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr), con la quale è stata proposta l'amministrazione straordinaria della banca fiorentina, finita anche nell'inchiesta sulla cosiddetta P3, e poi disposta con decreto del 27 luglio dallo stesso ministro Giulio Tremonti - l'amministrazione straordinaria della banca fiorentina, finita anche nell'inchiesta sulla cosiddetta P3.
Bankitalia ha trovato «una ampia deviazione della gestione aziendale dai canoni propri del modello mutualistico», con gravi riverberi su altri profili. In particolare - scrive l'Istituto di Vigilanza - «gravi anomalie ed irregolarità nelle relazioni creditizie hanno condotto ad una elevata lievitazione dei livelli di concentrazione e di deterioramento della qualità degli impieghi» e all'accentuarsi di rischi operativi. Le criticità gestionali, inoltre, «hanno determinato il sostanziale azzeramento della capacità reddituale» dell'istituto.
Gli ispettori della Banca d'Italia hanno verificato, durante gli accertamenti, che l'esecutivo della banca è «scarsamente autorevole» e collegio sindacale «privo di sufficiente indipendenza». Il governo societario è risultato «totalmente accentrato» nelle mani del presidente Denis Verdini (che era in carica dal 1990), «principale fautore della politica di espansione creditizia verso clientela di grandi dimensioni, fra cui rientrano anche iniziative riconducibili al suo gruppo familiare», in contrasto con le indicazioni che in passato erano venute dall'istituto di Vigilanza e con le stesse «linee strategiche elaborate per il triennio 2008-2010, che prevedevano la diversificazione del portafoglio crediti a favore delle famiglie e delle piccole e medie imprese».
Bankitalia ha, inoltre, rilevato che Verdini «risulta indagato in diverse sedi giudiziarie in relazioni a ipotesi di corruzione e riciclaggio, in concorso con uno dei titolari del gruppo Fusi-Bartolomei, gruppo imprenditoriale principale affidato della banca, al quale il dott. Verdini risulta legato da relazioni d'affari».
Inoltre, sempre secondo Bankitalia, Verdini «ha omesso di fornire piena informativa, ai sensi dell'articolo 2391 del codice civile, circa la sussistenza di propri interessi potenzialmente in conflitto con quelli della banca, per affidamenti complessivamente ammontanti a euro 60,5 milioni», riconducibili ad iniziative sia in ambito editoriale, sia in ambito immobiliare, «in parte connotate da situazioni di difficoltà finanziaria». E l'ex direttore generale dell'istituto fiorentino – osserva Bankitalia – è stato ampiamente tollerante «nei confronti delle condotte palesemente anomale» dei principali clienti.
Per concludere, un giudizio che lascia pochi spiragli. Da parte sua Verdini, interrogato in qualità di indagato per corruzione, il 15 febbraio scorso ai pm di Firenze nell'inchiesta sui grandi eventi, parlando dei suoi rapporti con la Btp di Riccardo Fusi ha confermato di aver avuto in passato interessi economici con l'imprenditore, ma di aver chiuso ogni rapporto finanziario con lui dalla seconda metà degli anni 90.
Quanto agli 800mila euro affluita nel secondo semestre del 2009 a una società editoriale a lui riconducibile, Verdini, nell'interrogatorio-fiume il 26 luglio davanti ai pm di Roma titolari dell'inchiesta sulla cosiddetta P3, ha detto che l'importo è da inquadrare in un'operazione da 2,6 milioni di lire di aumento di capitale sociale del Giornale della Toscana.
Se quanto scrivono gli ispettori di Bankitalia sulla banca Ccf «dovesse trovare pieno riscontro, ci troveremmo di fronte ad un fatto gravissimo. È indispensabile che l'onorevole Verdini da un lato e dall'altro il ministro Tremonti, che ha seguito indirettamente le procedure della commissione di controllo con Bankitalia, spieghino cosa sia successo». Lo afferma Francesco Boccia, coordinatore della commissione economica del Pd alla Camera.

14 agosto 2010

http://www.unita.it/news/italia/102378/p_bankitalia_su_verdini_un_conflitto_di_interessi_da_milioni

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