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domenica 8 agosto 2010

O mia bella cocaina



di Paolo Biondani

Manager e studenti. Impiegati e starlette. Nelle strade, nei locali, negli hotel di lusso. A Milano è emergenza droga. Tra business milionari e complicità eccellenti





(05 agosto 2010) La ragazzina di periferia e la starlette. L'imprenditore e l'impiegato. Nei locali Vip e agli angoli delle strade. Cocaina per tutti. È Milano da sniffare, un sistema droga che ha invaso la città fra traffici milionari e complicità eccellenti. Per scattare qualche immagine basta mettere in fila un po' di fatti documentati da inchieste diverse, spesso casuali. Come tutte le indagini giudiziarie, mostrano solo la punta di un iceberg. Però forniscono dettagli inquietanti: la storia di un solo carico di coca può partire dalle autobombe mafiose dell'ex Jugoslavia, arrivare ai boss della mafia calabrese, passare dagli spacciatori più disgraziati delle strade ambrosiane, entrare nelle discoteche più famose, finire negli alberghi extralusso con nugoli di escort da mille euro a sera.

Locali da sballo
L'immagine di partenza è il sequestro per droga di due discoteche simbolo di Milano: Hollywood e The Club. Secondo l'accusa, almeno tre gestori, finiti agli arresti domiciliari, avevano trasformato i privé dei due locali in "aree di libero consumo e scambio di cocaina, a disposizione di una clientela ricca e capricciosa, libera di sniffare sui tavoli, nei corridoi e nei bagni protetti da guardie private" (in teoria illegali). Va detto subito che il giudice di turno, intasato da altri processi per mafia, ha accolto con un anno e mezzo di ritardo le richieste del pm Frank Di Maio.

Quindi i difensori dei cinque arrestati, tra cui primeggia lo studio dell'avvocato-deputato Gaetano Pecorella, hanno buone chance di convincere il tribunale che l'inchiesta è quantomeno datata: le sale dei Vip, saggiamente ristrutturate, non sono più "bunker incontrollabili dalla polizia".

Agli atti restano però le testimonianze di decine di industriali, manager e stelle dell'immagine (moda, tv e pubblicità), come Francesca Lodo, Alessia Fabiani, Fernanda Lessa, Belen Rodriguez o la sua amica Ana Laura Ribas, che hanno dovuto ammettere, a forza di intercettazioni, l'uso di coca in quei privé. Con una particolarità: non la pagavano mai, né loro né i due amici già arrestati a Potenza per "cessioni gratuite" di droga. I soldi li mettevano i clienti, per lo più "figli di ricchi imprenditori". Il profitto dei gestori era indiretto: "agevolare" la coca, senza sporcarsi con lo spaccio, serviva a "riempire i tavoli", vendere fiumi di alcol (champagne da almeno 150 euro) e "creare immagine per i locali". Benefici confermati dalle file di clienti di classe sociale inferiore, ammassati fuori dalle porte di quei seminterrati, per essere ammessi alle "notti dei vip".
Belen
Escort a 5 stelle
La seconda immagine è il fine serata della prima. Dalla coca nei locali è nata un'inchiesta-bis, di cui la procura ha depositato solo i primi verbali. Più di 20 ragazze-immagine hanno già testimoniato che alcuni pierre, oltre a piazzarle in altre due discoteche ad alto tasso di coca (e fanno quattro), procuravano anche i clienti per notti di sesso a pagamento: da 250 a mille euro. Escort e cliente finivano nei più lussuosi alberghi di Milano. E dalle telefonate di un pierre-spacciatore è partita la terza pista: traffici di foto e video ricattatori, rivenduti a vittime capaci di versare da 40 a 300 mila euro.

Prezzi in altalena
Le indagini della squadra mobile documentano che Milano è invasa dalla cocaina fin dagli anni '90, ma il business è differenziato. Il prezzo vero dipende dai tagli. I ricchi pagano in media tra 70 e 100 euro al grammo per droga di elevata purezza (oltre il 50 per cento) recapitata a casa, in discoteca o al bar. A spacciarla ai signori dei privé erano un marocchino e un macedone: dopo l'arresto, il cellulare del primo ha continuato a ricevere chiamate da due aziende della moda e una società telefonica. Per la massa dei cocainomani, invece, i prezzi sono più bassi, ma la polvere è tagliata fino a 20 volte.

"Nella sola Milano stimiamo circa 20 mila consumatori frequenti o abituali, che salgono a 40 mila con gli occasionali", spiega Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze dell'Asl. A conti fatti, è un business da 2 milioni di euro al giorno, senza contare tutte le altre droghe. "Purtroppo i personaggi dello spettacolo diventano involontari testimonial dello sballo", aggiunge Gatti, che avverte: "La cocaina ha saturato il mercato, non è più vissuta come pericolosa. E ora l'emergenza è il ritorno dell'eroina o l'abuso di alcol e psicofarmaci, che dà ai più giovani un'illusione di scelta del piacere".

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/o-mia-bella-cocaina/2132064

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