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sabato 14 agosto 2010

Mantova. I rifiuti tossici arrivano a galla nel cratere dell'ex Montedison

Due ampie macchie scure ben visibili nelle foto aeree scattate dai satelliti. Una porzione di polo chimico lontana dagli occhi, accessibile soltanto dallo stabilimento. Dove la sostanza inquinante affiora in superficie, a contatto con l'aria e con l'ambiente. E' sulla zona denominata 'cratere', all'interno dell'area Collina - di proprietà di Syndial e di Polimeri Europa - che si concentrano le attenzioni dei tecnici dell'Arpa. L'imperativo è «provvedere quanto prima alla messa in sicurezza d'emergenza della zona, rimuovendo il prodotto organico o quanto meno confinarlo per evitare esalazioni e contatti con l'ambiente». Del resto anche nell'area che si estende a destra di via Brennero, nei terreni di proprietà delle aziende che fanno capo all'Eni, i tracciati dei grafici dicono che l'inquinamento non accenna a dimimuire. Anzi, in alcuni casi, le linee evidenziano un trend in aumento rispetto alle precedenti campagne di monitoraggio delle acque di falda. Idrocarburi, benzene, cumene ed etilbenzene non mollano la presa. Con andamenti crescenti, «a conferma che il passaggio di sostanze contaminanti dalla falda sospesa a quella principale è tuttora in corso». Polimeri. «La presenza di surnatante è una delle maggiori criticità anche all'interno dello stabilimento Polimeri» evidenzia l'Arpa nel rapporto che riassume i dati dell'ultima campagna. I punti critici vengono individuati in corrispondenza degli impianti stirene St20 e 40, nella zona Cer, presso l'area ex cracking, nell'area serbatoi e presso le vasche Api. Rispetto alla scorsa indagine la presenza di surnatante sembra tuttavia ridimensionarsi, con un'area stimata dall'agenzia di viale Risorgimento in 60mila metri quadrati rispetto ai 100mila del 2008. «Ma la riduzione della superficie - sottolinea l'Arpa - potrebbe essere dovuta in parte all'effetto 'mascheramento' correlato all'innalzamento della falda, secondo le stesse modalità evidenziate in raffineria». A campionamenti effettuati, Polimeri ha realizzato altri 34 piezometri per verificare la presenza della sostanza inquinante in aree critiche dello stabilimento. Il risultato dei nuovi controlli? «In alcuni casi - scrive l'Arpa - è stata evidenziata l'assenza di continuità tra le aree con presenza di prodotto». La lotta al surnatante, che va estesa «nelle aree non adeguatamente coperte dalle attività di recupero», è solo uno degli input che l'Arpa dà alla società del gruppo del cane a sei zampe. Perchè in molti piezometri che si trovano «a valle di sorgenti di contaminazione ancora attive o in corrispondenza di aree con terreni non ancora rimossi o bonificati, che continuano a rilasciare in falda sostanze contaminanti», le concentrazioni di inquinanti «si mantengono estrememente elevate e costanti nel tempo». Le sole barriere indrauliche, insomma, non bastano. «È necessario attivare veri e propri sistemi di bonifica delle acque sotterranee», come peraltro già proposto dall'azienda nel luglio del 2008. OAS_RICH('Middle');
Belleli Energy. Secondo le stime dell'Arpa il surnatante «probabilmente fuoriuscito dalla raffineria Ies negli anni passati, quando non erano in funzione adeguati sistemi di contenimento» interesserebbe circa 29mila metri quadrati di area. A valle della zona indicata col bollino rosso non ci sono sistemi di sbarramento idraulico e «le acque sotterranee inquinate scorrono indisturbate verso le aree umide e il fiume Mincio». La conferma arriva dai dati preoccupanti su idrocarburi e composti organici aromatici rilevati nei pozzi più a valle, dove i valori crescono. L'ordine di Arpa è perentorio: l'azienda deve attivare le misure di messa in sicurezza. Vicino alla darsena è stata rilevata la presenza di cloruro di vinile, riconducibile forse all'attività di decappaggio dismessa da anni. L'Agenzia chiede ulteriori approfondimenti. (co.bi.)

http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2010/08/12/news/i-rifiuti-tossici-arrivano-a-galla-nel-cratere-dell-ex-montedison-2254323

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