Barra video

Loading...

giovedì 5 agosto 2010

Filippine: il divieto di aborto uccide migliaia di donne ogni anno



di Tommaso Caldarelli

Lo afferma un centro studi indipendente americano: nel cattolico paese del sud est asiatico, in cui l’interruzione volontaria di gravidanza è reato, si sta verificando una vera e propria “crisi umanitaria”. Ma la Chiesa cattolica si oppone alla depenalizzazione.

“Le Filippine sono uno dei pochi paesi al mondo che considera l’aborto un reato in qualsiasi circostanza, senza nessuna eccezione chiara”: è la denuncia del Center for Reproductive Rights, un istituto di ricerca, studio e global advocacy “che da quindici anni promuove metodi legali per imporre la libertà riproduttiva come uno dei fondamentali diritti umani”. E, secondo i documenti raccolti dall’istituto, la mancanza di una procedura legale per l’aborto nel paese del sud est asiatico sta causando una autentica “emergenza umanitaria” con oltre mille donne all’anno che muoiono durante un’aborto illegale.

DIRITTI UMANI - Tutto ciò sta producendo una “massiccia e innecessaria crisi di salute pubblica e violando i fondamentali diritti umani delle donne filippine”, secondo lo studio. E “nonostante il divieto legale, nel solo 2008 sono stati perpetrati oltre 500.000 aborti illegali; di conseguenza, oltre 90.000 hanno dovuto sottoporsi a trattamenti medici per le complicazioni e oltre 1000 sono morte.” Sono numeri imponenti, che raccontano una realtà di oggettiva difficoltà in un paese, unico nel sud-est asiatico, noto per la stragrande maggioranza della popolazione di religione Cattolica romana. Secondo il codice penale delle Filippine, che fin dal 1930 punisce l’aborto come un crimine, c’è la galera per la donna che abortisce, così per chiunque la assista nella procedura, siano essi medici o familiari. E, di più, la pena è aumentata nel caso di “un aborto perpetrato per nascondere il disonore della donna”: il che, lo si capisce facilmente, si riferisce al caso di gravidanza indesiderata conseguente a violenza sessuale.


UN PROBLEMA SERIO – Insomma un quadro preoccupante su cui la Ong ritiene di dover accendere i riflettori. “Vite dimenticate” è il titolo del rapporto, che si propone di dimostrare come “queste morti tragiche e inutili siano una diretta conseguenza della restrittiva legge nazionale sull’aborto e sulla scarsa informazione in merito a come accedere a moderni sistemi di contraccezione, che dilaga nelle Filippine” – il che è un problema significativo, se è vero che l’Ong calcola che il 54% delle gravidanze, nel paese, sono indesiderate; e dunque “se le donne avessero almeno un maggior controllo sulla loro fertilità, attraverso metodi efficaci di family planning”, sostengono dalla Ong, “e attraverso l’accesso ad informazioni mediche veritiere e neutrali, questo fenomeno si ridurrebbe”. Il divieto dell’aborto, conclude il rapporto, “non solo non lo ha debellato, ma lo ha reso estremamente insicuro e pericoloso”.

NON PRAEVALEBUNT – Ma la Chiesa cattolica del paese, per bocca del suo portavoce autorizzato, Josephine Imbong, fa sapere che chiunque imbocchi la strada del supporto alla depenalizzazione dell’aborto nelle Filippine, si sta preparando “a uno scontro durissimo con la Chiesa”. Il supporto alla legalizzazione di metodi contraccettivi, misura inserita in una legge in questo momento in discussione presso il Parlamento del paese, “è anti-vita”. L’aborto, continuano i vescovi, è chiaramente “contrario alla legge, e un alto numero di questi fenomeni non giustifica la depenalizzazione della pratica”. “Potrei anche fornire dati“, continua la Imbong, “su quanti drogati ci siano in questo paese: significa che dovremmo legalizzare la droga? Il diritto alla vita è scritto nella Costituzione delle Filippine, ed essa va tutelata dal concepimento”.

http://www.giornalettismo.com/archives/75444/filippine-divieto-aborto-uccide/

0 commenti:

Posta un commento