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domenica 1 agosto 2010

Csm, Napolitano: "Regole rigorose". Il presidente della Repubblica contro le «squallide consorterie»

ROMA - Il nuovo Csm è chiamato a un compito delicato e di «importanza decisiva»: riaffermare la credibilità delle toghe, anche con il consolidamento di «rigorose regole deontologiche». Nella cerimonia di commiato dai componenti del Csm uscenti e di saluto a quelli entranti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, torna a lanciare un monito sulla P3 e i presunti collegamenti con alcuni magistrati: argomenti che dovranno essere tra i temi all’ordine del giorno del nuovo Consiglio. Parla della necessità di riforme per la giustizia, che devono comunque essere equilibrate e sulle quali attende di vedere i testi e, puntualizza, non commenterà indiscrezioni.

Il capo dello Stato interviene subito dopo il vicepresidente uscente Nicola Mancino e ad ascoltarlo, oltre al Guardasigilli Angelino Alfano ci sono i componenti del nuovo Csm, da Matteo Brigandì ad Annibale Marini, a Michele Vietti, il candidato in pole position per la nuova vicepresidenza.

«Già nella risoluzione adottata dal Csm il 20 gennaio di quest’anno - ricorda - si è mostrata consapevolezza della percezione da parte dell’opinione pubblica che, alcune scelte consiliari siano in qualche misura condizionate da logiche diverse, che possano talvolta affermarsi, pratiche spartitorie rispondenti ad interessi lobbistici, logiche trasversali, rapporti amicali o simpatie e collegamenti politici». Su questo è necessario un giro di vite.

«Bisogna alzare la guardia - scandisce Napolitano - nei confronti di simili deviazioni e di altre che finiscono per colpire fatalmente quel bene prezioso che è costituito dalla credibilità morale e dall’imparzialità e dalla tezietà del magistrato». Vanno «contrastate le oscure collusioni di potere», ma anche «ed egualmente» le «esposizioni e strumentalizzazioni mediatiche» da parte delle toghe. Un richiamo alla sobrietà che dovrà passare da rigorose scelte deontologiche.

«Nessuno è più di me consapevole - dice il capo dello Stato - dell’importanza decisiva dell’affermazione e del consolidamento di rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio». E a questo dovrà pensare il nuovo Csm «anche alla luce di vicende recenti, di ampia risonanza nell’opinione pubblica, e di indagini giudiziarie in corso, di fenomeni di corruzione e di trame inquinanti che turbano e allarmano, apparendo essi, tra l’altro, legati all’operare, come ho di recente detto, di ’squallide consorteriè, delle quali tuttavia spetterà alla magistratura accertare l’effettiva fisionomia e rilevanza penale». Il Csm «organo unitario» sarà impegnato in tutto ciò, con i componenti laici, che, ha ricordato Napolitano, «non sono rappresentanti di singoli gruppi politici» e così dovranno agire. Anche perchè il Csm non può diventare, come ha ricordato anche nel suo intervento Mancino, una terza Camera dello Stato. «I pareri del Csm - dice Napolitano - non possono sfociare in un improprio vaglio di costituzionalità e non possono interferire nel confronto parlamentare già in atto sui contenuti del provvedimento».

Nel suo interveto di commiato al Csm, Nicola Mancino ricorda con orgoglio, quanto è stato fatto negli ultimi quattro anni rivendicando anche che negli scontri tra politica e giustizia l’obiettivo delle toghe è sempre stato quello di difendere la propria autonomia. Inoltre, Mancino ricorda: «abbiamo voluto circoscrivere solo parzialmente riuscendoci, modi, tempi e limiti delle cosiddette pratiche a tutela della imparziale funzione giudiziaria e dell’autonomo e indipendente esercizio dell’attività giurisdizionale del singolo magistrato». Un consiglio al futuro Csm, poi, è quello di pensare a un’elezione con un meccanismo simile a quello della Consulta: e, in caso di separazione delle carriere, uno dei due Csm non sia presieduto dal ministro della Giustizia.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201007articoli/57224girata.asp

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