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domenica 1 agosto 2010

Corte d'appello, le motivazioni della condanna di 25 imputati. Agnoletto e Guadagnucci: i dirigenti condannati si dimettano



ROMA (31 luglio) - Gli alti funzionari della polizia presenti alla irruzione alla scuola Diaz di Genova nella notte tra il 20 e il 21 luglio 2001, durante il G8, sono stati condannati dalla Corte d'appello in base all'articolo 40 del codice penale perché avevano l'obbligo di impedire le violenze e non lo hanno fatto. E' quanto emerge dalle motivazioni della sentenza depositate oggi dalla Corte d'appello di Genova, presieduta da Salvatore Sinagra. Ribaltando la sentenza di primo grado, i giudici avevano condannato il 18 maggio scorso 25 imputati, tra i quali il capo dell'anticrimine Francesco Gratteri (4 anni), l'ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (5 ani), Giovanni Luperi (4 anni), Spartaco Mortola (3 anni e 8 mesi) Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi).




Le motivazioni della sentenza di secondo grado, contenute in 310 pagine, sono state depositate con anticipo sull'annunciata scadenza del 16 agosto. Rispetto alla sentenza di primo grado, la novità della condanna in Appello è la responsabilità dei vertici per le violenze e per i falsi atti, come le bottiglie molotov portate dentro la scuola dai poliziotti e poi fatte risultare come prova del possesso di armi da parte degli occupanti. Secondo la Corte d'appello di Genova, del falso documentale sono responsabili infatti anche i vertici della polizia presenti, non solo i loro sottoposti. Mentre per il Tribunale, unico responsabile risultò Pietro Troiani, la Corte d'appello ha stabilito che i filmati sono inequivocabili, perché indicano un conciliabolo tra alti dirigenti della polizia nel cortile della scuola con le bottiglie in mano, e ha stabilito che non potevano perciò non sapere nulla.

Per quanto riguarda le violenze commesse dalle forze dell'ordine durante l'irruzione, la Corte spiega che Gratteri, Canterini e Luperi erano stati mandati a Genova da Roma per gestire l'ordine pubblico ed erano i più alti funzionari presenti in loco. Erano presenti all'operazione e hanno visto quello che accadeva e, poiché erano gerarchicamente sovraordinati, potevano intervenire per impedire le violenze. Ma non lo fecero. E' questo il passaggio mancato nella sentenza del Tribunale. La Corte, emerge dalla sentenza, ha applicato l'articolo 40 del codice penale: non impedire un evento che si ha l'obbligo di impedire equivale a cagionarlo.

Dalle motivazioni emerge inoltre che le attenuanti generiche non sono state concesse a molti imputati, come Francesco Gratteri, Vincenzo Canterini e Giovanni Luperi, per la gravità dei fatti commessi da alti funzionari dello Stato che hanno giurato fedeltà e lealtà alle leggi. L'unico ad ottenerle è stato Michelangelo Fournier, ex vice dirigente del reparto mobile di Roma, che a un certo punto - sebbene con ritardo, dice la sentenza - disse basta alle violenze temendo che potesse accadere qualcosa di irreparabile.

Agnoletto e Guadagnucci: i dirigenti condannati si dimettano. Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genova social forum, e Lorenzo Guadagnucci, giornalista, vittima del pestaggio alla Diaz, chiedono che si dimettano i dirigenti della polizia condannati. «Le motivazioni della sentenza di secondo grado - dicono in una nota - confermano la ricostruzione storica dei fatti compiuta dai pm e da sempre sostenuta dal movimento e dalle vittime. In particolare, quanto affermato dai giudici conferma quello che abbiamo sempre dichiarato: l'assalto alla Diaz non è stato frutto di una decisione improvvisa di qualche funzionario di polizia di medio-basso grado, ma è nata da una esplicita richiesta da parte del capo della polizia. Questa esplicita attribuzione di responsabilità al vertice della polizia rende ancora più inopportuna la permanenza dei dirigenti condannati, a cominciare dal massimo livello, ai loro posti».

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=113036&sez=ITALIA

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