di Nicoletta Cottone
Con la manovra cultura chiusa per decreto. L'allarme arriva da Federculture che, nel corso dell'assemblea generale al Maxxi di Roma, denuncia il taglio verticale dei fondi destinati alle mostre e lo stop alle spese di sponsorizzazione operato dalla manovra. Tagli che «compromettono l'attrattività e l'immagine delle citta» italiane. Ma non solo. Perchè altrettanto pericolose, se non di più, avvertono oggi a Roma enti locali, regioni, aziende pubbliche e private raggruppate da Federculture, sono alcune norme contenute nella manovra finanziaria che deve essere votata in questi giorni al Senato.
La cultura, denuncia Federculture, «è chiusa per decreto» con il taglio di 58 milioni di euro nei prossimi 3 anni imposto dalla manovra: 50 milioni saranno sottratti al capitolo tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali, con un abbattimento ulteriore dello stanziamento del Mibac che ha raggiunto il minimo storico dello 0,21% del bilancio dello Stato (nel 2005 era lo 0,34 per cento). Se ai tagli si sommano le riduzioni dei trasferimenti a regioni (4 miliardi per il 2011 e 4,5 miliardi per gli anni successivi ed enti locali (per province e comuni, rispettivamente 300 milioni e 1,5 miliardi nel 2011 e 500 milioni e 2,5 miliardi per 2012 e seguenti)sarà impossibile per le amministrazioni locali assicurare numerosi servizi pubblici, comprese quelli culturali. La manovra prevede, inoltre, una riduzione del 50% del contributo statale erogato a enti, istituti, fondazioni del settore culturale. Disposizioni spesso poco gradite anche all'interno della maggioranza.
La manovra ha anche colpito l'intero sistema della promozione e della produzione culturale, denuncia il presidente di Federculture, Roberto Grossi, che chiede al governo di fare un passo indietro. Se non verranno modificate, dice , penalizzeranno il settore della cultura «in modo insostenibile». Tra le novità della manovra, infatti, c'è anche la soppressione delle spese per le sponsorizzazioni e il divieto per le amministrazioni pubbliche dal prossimo anno di sostenere mostre, relazioni pubbliche, convegni in misura superiore al 20% di quelle effettuate nel 2009, con un taglio secco dell'80 per cento.
Sbagliato per Federculture, anche il divieto per i comuni medio-piccoli di costituire società per la gestione dei servizi, anche culturali. Immaginabili le conseguenze anche su eccellenze come Parchi Cornia spa in Toscana, nata per iniziativa di 5 comuni, che in 15 anni ha generato nella comunità locale un ritorno di 10 euro per ogni euro investito dai comuni: non saranno più possibili. Ridotta, poi, l'autonomia statutaria delle imprese culturali, dagli articoli che limitano il numero dei componenti gli organi di amministrazione e collegiali e aboliscono i compensi per la partecipazione agli organi collegiali di enti anche di natura privatistica.
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-07-06/manovra-cultura-chiusa-decreto-160806.shtml?uuid=AYYWTZ5B
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