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lunedì 31 maggio 2010

Veleni in mare


Audizione del maresciallo che indagò con De Grazia




Nicolò Moschitta, è lui l'uomo, il più giovane maresciallo d'Italia, (aveva 44 anni quando andò in pensione, giovane ma non in anticipo) che inseguì le navi a perdere insieme al collega Natale De Grazia, scomparso misteriosamente. Forse, per questo motivo si sentiva "stanco". Uno sfogo "un po' singolare", nell'aula della Commissione bicamerale sulle ecomafie dello scorso 11 maggio, dove più che le sensazioni, si ascoltano i fatti. E lui ne ha raccontati molti.




Quando l'inchiesta di Reggio Calabria sulle navi dei veleni si è "scontrata" con il caso sulla scomparsa di Ilaria Alpi, il maresciallo ha dichiarato di aver "sentito" che: "forze occulte, di non facile identificazione, abbiano controllato passo dopo passo gli investigatori nel corso delle varie attività svolte". Poi aggiunge un dato preciso. "Dopo aver interrogato un funzionario dell'Enea siamo andati ad alloggiare presso l'albergo Ivanhoe di Roma. Ebbene, stranamente le nostre schede, la mia, quella del giudice Neri, dell'autista e di altri colleghi, eravamo in cinque, non erano ritornate, come accadeva di solito, dal visto del commissariato".


E ancora: " a Savona o a Firenze, abbiamo avuto la sensazione che delle persone con degli automezzi ci stessero sempre vicino. Una volta me ne accorgevo io, una volta se ne accorgeva la tutela del dottore Neri, una volta se ne accorgeva l'autista. In pratica, ci sembrava di essere all'attenzione di persone che non conoscevamo. In quei casi, cercavamo di sottrarci alla loro vista, al loro controllo e adottavamo le misure più elementari possibili per sfuggire".




A Savona "il dottore Landolfi, sostituto procuratore della Procura della Repubblica, ci disse che i telefoni già riferivano che il dottore Neri era in Liguria. In pratica, egli aveva dei telefoni di mafiosi calabresi sotto controllo, dunque sapeva che questi signori parlavano della presenza del dottor Neri a Savona. Segnali inquietanti, specie quando si ha a che fare con dichiarazioni e circostanze esplosive sulla situazione delle centrali nucleari in Italia".




Ombre ovunque, quella della 'ndrangheta è la più pericolosa. La convivente di Giorgio Comerio, il faccendiere al centro dell'omicidio di Ilaria Alpi, parlò di mafia, (esiste un verbale scritto e depositato alla Procura di Reggio Calabria). "La donna mi disse che, tra la fine del 1992 e l'inizio del 1993, il suo convivente aveva avuto rapporti, secondo quanto da lui riferito, con due mafiosi che trattavano di armi. Successivamente mi ha riferito che nella primavera del 1993 Comerio viene convocato per delle indagini sugli attentati di Roma e Firenze. In modo particolare, ricorda che si trattava dell'attentato ai Gergofili di Firenze e a Roma".


Ma questa non è l'unica circostanza in cui il nome di Comerio viene accostato alla criminalità organizzata. Moschitta risponde a una domanda del presidente Gaetano Pecorella: "Alcuni ex soci di Comerio, parlavano delle navi affondate al largo della costa calabrese con l'aiuto delle 'ndrine locali".




I misteri di Comerio tra la Calabria e la Somalia. (Il commissario Alessandro Bratti, del Pd, si chiede, ma non è l'unico, come sia possibile che nessuno lo abbia mai processato).




Il maresciallo Moschitta, attraverso i misteri di Comerio inizia a spaziare, dalla Calabria alla Somalia: "Sappiamo che era in continuo contatto con Ali Mahdi (uno dei signori della guerra) e che discutevano di come stipulare l'affare. Abbiamo sequestrato e acquisito una grande quantità di carte e le abbiamo trasmesse, tant'è vero che le abbiamo dovute utilizzare per poterci difendere dalla querela di Ali Mahdi. Vi è un dato importante relativo alla Somalia.


Un'organizzazione dell'Onu, se non sbaglio, trasmise un messaggio allarmante a Londra, non so a chi di preciso, in cui affermava che al largo della Somalia, in una determinata posizione, una nave stava inabissando dei fusti a mare. Riscontrammo la stessa posizione nel progetto Somalia che aveva redatto Comerio, da noi sequestrato; i punti coincidevano".




Ma non finisce qui. Le ombre si moltiplicano, e tra queste c'è anche quella delle scorie nucleari stoccate all'Enea di Rotondella. Sessantaquattro barre di uranio, "acquistate prima della moratoria dalle centrali Helk River degli Stati Uniti", stoccate in una vasca costruita prima dell'emanazione della normativa antisismica. Un potenziale pericolo: "si rese necessario fare una relazione al capo del governo dell'epoca. Io, personalmente, ho portato la relazione al ministro della difesa e al ministro degli affari esteri, ma non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Non ci dissero neanche che ci consideravano pazzi. Nel caso avremmo chiuso il discorso".




Dopo la morte di De Grazia, neppure una risposta dal governo, prima che il pool che indagava si sciogliesse dopo la sua morte. L'uomo, confessò ad un parente di sentirsi nel mirino. Dopo anni di indagini le carte erano in Procura ma gli inquirenti dell'epoca non c'erano più. Concludiamo, per ora, ricordando le parole dello 007 Aldo Anghessa, il teste Alfa-Alfa che si offrì di fornire informazioni importanti per l'inchiesta: "Vi rendete conto di dove vi siete messi?".




Nota:


E' uscito da pochi giorni il nuovo libro "Le navi della vergogna" di Riccardo Bocca, giornalista dell'Espresso, presentato a Catanzaro in prima nazionale.

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