Il tempio era dedicato alla dea Hathor, e cessò di essere frequentato a partire dal XII secolo a.C, quando l'Egitto perse potere ed influenza e stava passando sotto il dominio dei Tolomei.
Se tutte le datazioni sono corrette, il tempio era attivo prima della costruzione delle "piramidi di Giza" (?), in piena efficienza al tempo del faraone Tutankhamen e Ramesse il Grande, passando attraverso il periodo dei mangiatori di loto.
Chi sono i mangiatori di loto?
I mangiatori di loto (lotofagi) erano un popolo mitico, che si diceva stanziato lungo la costa settentrionale dell'Africa e che viveva cibandosi esclusivamente dei fiori del loto, capaci di donare l'oblio e di infondere nel corpo una piacevole mollezzza. Nell'Odiessea di Omero si racconta che quando Ulisse approda presso di loro, alcuni dei suoi uomini si cibano del fiore di loto. Dimentichi dei compagni e della patria lontana, vengono ricondotti alla nave a viva forza.
Allora la domanda che ci si pone è, per quale motivo troviamo un temio egizio di enorme importanza lontano dal centro del potere faraonico, dopo i golfi del Mar Rosso, in cima ad una montagna desolata?
Ma come si presentava la situazione dinanzi agli occhi di Petrie e del team?
Vi era una parte del tempio non interrato costruito con blocchi estratte dalle cave della montagna.
La struttura era composta da una serie di atrii, ricettacoli, cortili, recessi e camere, tuti racchiusi all'interno di un muro di recinsione.
All'esterno c'era l'atrio di Hathor, il santuario, il sacrario degli dèi e la corte a portici. Tutto intorno c'erano colonne e stele che ricordavano i vari faraoni succedutesi.
La grotta della dea Hathor era stata ricavata nella rocia della montagna e presentava pareti lisce e levigate. Al centro vi era una grande statua del faraone Amenemhet III (1841-1797 a.C). Assieme a lui c'erano il suo capo ciambellano e il portasigilli.
Fu rinvenuta anche una stele in calcare di Ramesse I, sulla quale (contrariamente a quanto gli archeologi erano soliti pensare, ritenedolo un fiero oppositore del culto monoteistico del dio Aton voluto da Akhenaton) il faraone era descritto come il "signore di tutti abbracciato da Aton".
Tra i vari oggetti rinvenuti però, due in particolare li lasciarono meravigliati. Due pietre coniche alte 15 e 22,5 cm. Ma ancor di più dinanzi un crogliolo da metallurgia e una gran quantità di pura plvere bianca, nascosta sotto delle lastre di pietra.
Un crogiolo dentro un tempio? A cosa poteva servire?
E quella sostanza bianca, che veniva citata moltissime volte sulle pareti e sulle stele del tempio di Serabit, chiamata mfkzt che funzione aveva?
Vi erano diverse ipotesi relative alla sostanza bianca.
La prima vedeva la parola mfkzt come rame. La seconda la collegava al turchese..altri la collegavano al malachite, tutte presenti nella zona comunque.
Diversi anni prima della spedizione di Pietre, fu stabilito che la misteriosa polvere non proveniva dai materiali sopra elencati, rappresentava però una pietra, ritenuta preziosa e instabile. Dopo anni di dibattiti, venne fuori solo questa definizione...
Dove troviamo la parola mfkzt?
La ritroviamo nei Testi delle Piramidi (scritti sacri che adornano la piramide tombale di Uni, sovrano della V dinastia, a Saqqara). Dove delle iscrizioni narrano del suoviaggio nel mondo dell'aldilà. E il luogo dove egli andrà a vivere viene indicato come il Campo di mfkzt...allora non è solo una pietra, forse qualcosa in più. Una sorte di "chiave" per accedere in un luogo, una dimensione diversa...
Ma come?
Gli studiosi durante molte ricerche si trovarono di fronte molti interrogativi, ad esempio verso allusioni ad un enigmatico "pane", trovate a Serabit e l'insistenza con cui appariva il tradizionale segno geroglifico che indicava la "luce" (cerchio con puntino in mezzo) all'interno del santuario dei re. Senza dimenticare la misteriosa polvere bianca (secondo lo scopritore Petrie, era presente per tonnellate).
Pietra...polvere bianca...
Come poteva quest'ultima essere considerata alla stregua di una pietra? Come poteva rappresentare la chiave di accesso ad una dimensione soprannaturale? Quale nesso vi è tra il pane e la luce?
Ecco comparire l'oro. Un altro elemento importante.
In una delle tavolette di roccia incisa pervenute nei pressi dell'ingresso della grotta di Hathor, si vede il faraone Thutmosi IV in compagnia della dea. Davanti a lui ci sono due ciotole d'offerta ricoperte di fiori di loto, mentre dietro si scorge un uomo che tiene degli oggetti conici, descritti come il "pane bianco". Su una stele compare il muratore Ankhib che offre al re due pagnotte votive a forma di cono, immagine che torna con insistenza in altri manufatti del complesso templare. In uno dei più significativi si riconoscono Amenhotep III e Hathor. La dea, raffigurata con sul capo il tipico disco solare racchiuso fra le corna di vacca sacra, in una mano tiene una collana, mentre con l'altra compie il gesto di donare la croce della vita e del potere al faraone. Subito dietro, si scorge il tesoriere Sobekhotep, che porta una focaccia conica di "bianco pane". Sobekhotep compare descritto anche in un'altra iscrizione templare come l'uomo che ha il compito di "portare la nobile pietra preziosa a sua maestà". Inoltre viene detto il "vero amico del re" e anche "il Grandissimo che conosce i segreti della Casa dell'Oro".
Ma sul monte Horeb, presso il tempio di Serabit, Petrie e la sua squadra non rinvennero mai dell'oro.
Anche successivamente, in seguito ad altre esplorazioni, il metallo non fu mai rinvenuto. Prima di procedere bisogna aprire una parentesi.
(Gli egiziani chiamavano il Sinai "Bia". Il tempio era dedicato alla dea Hathor. Il tesoriere della Casa dell'Oro era chiamato il "Grandissimo").
Adesso trasferiamoci presso il British Museum.
All'interno di questa struttura è conservata la stele che risale al Medio Regno e raffigura un altro tesoriere chiamato Si-Hathor. In questa iscrizione si possono leggere le parole pronunciate dallo stesso tesoriere: "Visitai Bia da bambino e vidi grandissimi risciacquare l'oro".
Qui però dobbiamo fare attenzione al verbo "risciacquare", poiché i traduttori non sono del tutto certi verso il geroglifico analizzato.
Abbiamo detto che l'oro non è un prodotto della regione del Sinai, nell'Antico Testamento i collegamenti fra Sinai ed oro ci sono lo stesso, e fanno riferimento al monte Horeb o prominenza del Khadim. Uno in particolare colpisce, poiché si associa l'oro del Sinai con una polvere misteriosa e si cita anche l'acqua, usata non per risciacquare però, ma per immergevelo.
Conosciamo il raccconto di Mosè e gli Ebrei che raggiungono il monte Horeb, in fuga dall'Egitto. Ma dobbiamo soffermarci ad analizzare la situazione per citare alcuni episodi e ricostuire insieme quanto vorrei porre alla vostra attenzione.
Mosè scala il monte. C'è un colloquio tra lui ed El Shaddai (succesivamente Jehovah).
El Shaddai afferma che lui sarà il loro unico dio. Il popolo deve smetterla di utilizzare l'oro per realizzare idoli e immagini di false divinità.
Intanto il popolo per l'attesa, perde la pazienza. Sono anche convinti che Mosè si sia perso.
Alcuni decidono di privarsi di ninnoli e gioelli d'oro per consegnarli ad Aronne (fratello di Mosè).
Gli oggetti vengono sciolti, con l'oro fuso, colano la figura di un vitello, idolo da venerare.
Mosè raggiunge il popolo e vedendo ciò si rende artefice di una trasformazione: Esodo 32: 20: "Poi prese il vitello che quelli avevan fatto, lo bruciò col fuoco, lo ridusse in polvere, sparse la polvere sull'acqua e lo fece bere ai figlioli di Israele".
Bene. E' una punizione o un rituale?
La storia che ci viene raccontata opta per la prima. Aronne fuse l'oro alla fiamma, ottenne oro fuso per colare l'immagine del vitello. Mosè, invece, non ottenne oro fuso, ma polvere. Ecco che la versione dei Settante è molto esplicità: "Mosè consumo l'oro col fuoco". Così sembra sottinteso che vi era stato un processo più frammentario che non quello derivabile dal riscaldamento e dallo scioglimento del metallo.
Quante domande...
Qual è il processo che attraverso l'uso del fuoco è in grado di ridurre, di consumare l'oro in polvere? Perché mai Mosè gettò la polvere sull'acqua per darla da bere alla sua gente? Anche in questo caso la versione dei Settanta differisce in maniera significativa quando propone il verbo "spargere" la polvere sull'acqua. Quindi, non è forse vero che il richiamo e il collegamento con l'enigmatico messaggio del tesoriere Si-Shator, dinanzi questa interpretazione assume tutta un'altra dimensione?
Breve introduzione alchemica
I processi riguardanti l'oro e le sue trasformazioni hanno a che fare con l'alchimia. Sfogliamo un pò l'opera diIreneo Filalete (alchimista del XVII secolo, filosofo inglese, apprezzato e celebrato da Isaac Newton, Robert Boyle, Elias Ashmole e molti altri).
Nel 1667 l'uomo pubblicò il libro con il titolo I segreti rivelati. In questa opera Filalete discute della natura della pietra filosofale, ritenuta il tramite alchemico per la sublimazione del vile metallo in oro. Filalete afferma che la pietra filosofale è essa stessa fatta d'oro e che l'arte dell'alchimia applicata consiste nel rendere perfetto questo procedimento di trasformazione.
Ecco un passaggio:"La nostra pietra altro non è che oro ridotto al massimo grado di purezza e di sottile fissazione...Il nostro oro, non più volgare, è il fine ultimo della Natura".
In un altro trattato, "Breve guida al rubino celeste", Filalete aggiunge: "Viene chiamata pietra in virtù della sua natura fissata; come ogni altra pietra, resiste con successo all'azione del fuoco. In apparenza sembra oro, più puro del più puro; è fissato e incombustibile come una pietra, ma la sua apparenza è quella di una polvere finissima".
Filalete descrive l'oro come "ridotto", aggettivo vicino a "consumato" (come per Mosé), parole che significano entrambe frantumare qualcosa in piccolissime parti on in una forma atta ad essere assimilata con facilità.
E' stato detto che la parola egizia mfkzt vuole dire pietra. Come la pietra filosofale dell'alchimia, Mosè "ridusse" il vitello d'oro con il fuoco, per poi trasformarlo in polvere. Ufficialmente, il tempio di Serabit el Khadim sul monte Horeb era stato innalzato per ospitare la grande casa dei re, la dinastia della reale Casa dell'Oro; ma nessuno ha mai trovato oro allo stato metallico. Solo una grande riserva di polvere bianca, molto misteriosa.
Nei testi delle Piramidi e al riferimento al Campo di Mfkzt come possibile dimensione della vita ultraterrena del faraone, è interessante osservare che bianchi pani votivi erano associati al dio sciacallo Anubis. La divinità che presiedeva ai funerali ed aveva il compito di accompagnare il morto nel suo ultimo viaggio. Questa divinità era chiamata anche il "guardiano del segreto", e in una immagine della XIX dinastia si vede la divinità accucciata dentro un'arca, mentre il faraone gli porge un pane conico fatto della pietra sconosciuta.
In due stele rinvenute nel tempio di Serabit, si vede Thutmosi III che offre un pane conico al dio Ammone-Ra con la scritta: "La presentazione del bianco pane che dona la vita". Nell'altra si vede Amenhotep III con il pane a forma di cono da offrire al dio Sopdu con la frase: "Egli dona l'oro del compenso; le bocche si rallegrano".
Sembra sempre più stretta la relazione tra il pane fatto con la polvere bianca e la capacità di "apportare" vita e che l'oro fosse la sua componente.
Quello che venne alla luce nel 1904, durante la spedizione di W.M. Petrie, fu la ricerca alchemica del faraone Akhenaton e dei faraoni che lo avevano preceduto. La fornace fumava per produrre la mfkzt, la binca polvere d'oro. Poi questa veniva ingerita sotto forma di pani e focacce conici o diluita nell'acqua, e a questa polvere, veniva attribuita la facoltà, il dono di essere dispensatrice della vita., per i re della Casa dell'Oro, consentendo dopo la morte la possibilità di accedere ad un altro luogo o campo nell'aldilà.
"Or il monte Sinai era tutto fumante, perché l'Eterno vi era disceso in mezzo al fuoco, e il fumo ne saliva come il fumo di una fornace e tutto il monte tremava forte" (Esodo 19:18)
Puo apparire strano che al'interno d un tempio ci fosse una fucina alchemica vero? Un luogo dove adorare gli dèi...ma storicamente non è così fuori luogo. Perché? Il significato assegnato alla parola "venerare" in questi ecoli ha tratto in inganno. Il termine semita tradotto con "venerare" era avod, che significava "lavorare". Nei templi gli antichi non veneravano gli dèi, ma lavoravano per loro. Con ulteriore analisi vediamo che la base etimologica "venerare" dall'inglese antico weorc è weorchipe, cioè officina, laboratorio.
Il tempio era un antico laboratorio, destinato alla produzione della polvere bianca sotto la guida degli "artigiani". La natura della loro abilità, come avviene nell'odierna massoneria era intimamente connessa con una particolare conoscenza esoterica. Chi la deteneva era detto "artigiano" o "esperto". Nel Nuovo Testamento, Giuseppe, padre terreno di Gesù, viene descritto come abile "artigiano", in aramaico naggar, in greco ho tekton, ma nel XVII secolo, per uno dei tanti voluti errori di traduzione, la parola venne proposta come "falegname".
Ecco allora perché la polvere mfkzt era riconosciuta come dispensatrice di vita:
Aveva la capacità di allungare l'arco della vita, non diventare immortali. Si moriva comunque per motivi naturali, però prolungava la vita oltre la media e secondo perché era il mezzo che consentiva loro la preservazione dopo la morte.
Questa misteriosa sostanza poteva forse associarsi a quello che nei romanzi cavallereschi era l'acqua che scaturiva dalla fonte dell'eterna giovinezza?
ci sarà mai una prova reale di tutto questo e se così fosse siamo poi sicuri che discendiamo da esseri eterni e non esseri troppo intelligenti al punto da essersi distrutti nel tempo
RispondiEliminaTeoria indubbiamente affascinante,per la parte che riguarda il "potenziale" allungamento della vita; mentre dal punto di vista scientifico (fisico-chimico) per quanto rigurda la Pietra Filosofale suscita molti dubbi il fatto che il contatto con "semplice" oro "iperpurificato" possa generare altro oro; cioè può il semplice contatto con la "pietra" modificare il numero degli elettroni negli orbitali esterni di un elemento e il numero dei protoni e dei neutroni nel nucleo di un elemento x fino a renderlo oro? O ancora, può sempre l'oro "iperpurificato"
RispondiElimina"canalizzare" una qualche forma di energia fino a riportare all'integrità un tessuto irreparabilmente danneggiato e financo ridonare la vita? Io se, permettete qualche dubbio ce l'ho! Con questo non voglio affatto essere polemico, anzi sarei felicissimo se tutto ciò fosse veramente alla portata di tutti.