CANDIDATI LISTE CENTRODESTRA IN APPOGGIO A SCOPELLITI NELLA PROVINCIA DI CATANZARO
LISTA PDL
PIERO AIELLO, ex Ccd, già assessore regionale con Chiaravalloti presidente. Piero Aiello è stato il presentatore ufficiale, all’atto dell’iscrizione a Forza Italia di Lamezia Terme, di Giovanni Cannizzaro, ritenuto esponente di spicco delle cosche e finito in carcere con l’ accusa di aver ucciso il fratello della fidanzata, Nino Torcasio, capo dell’omonima cosca, e ferito il fratello Pasquale (Torcasio) in un agguato compiuto il giorno prima della bomba contro la villa della senatrice di Forza Italia Ida D’ Ippolito (il 30 marzo 2002).
Secondo gli accertamenti delle forze dell’ ordine, alcuni personaggi ritenuti esponenti dei clan lametini dei Giampà, Torcasio, Iannazzo, Cerra, Pagliuso, risultavano iscritti alla sezione di Forza Italia di Lamezia Terme. L’elenco completo di iscritti e presentatori è stato poi sequestrato dalla polizia di Catanzaro su disposizione del pm Annalisa Marzano. L’ indagine venne avviata all’ indomani del ritrovamento di un ordigno esplosivo davanti alla villa della senatrice di Forza Italia Ida D’Ippolito (30 marzo 2002) . Nell’ elenco sequestrato dalla polizia comparirebbero almeno sei persone ritenute vicine ai clan di Lamezia Terme, una della quali presentata, come detto, da Piero Aiello.
(Si veda Corriere della Sera del 31 agosto 2002, Il Quotidiano della Calabria del 30 agosto 2002).
RAFFAELE MANCINI , ex sindaco di Soverato. E’ indagato in un’inchiesta in cui a vario titolo vengono contestati ad una serie di indagati i reati di abuso di ufficio, truffa, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica e materiale, malversazione ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione. Raffaele Mancini, secondo la Procura di Catanzaro, avrebbe utilizzato le offerte delle altre ditte, che dovevano rimanere segrete, per consentire alla “Schillacium Spa” di presentare un’offerta più vantaggiosa, predisponendo anche una sorta di pre-gara. Secondo le indagini, tra il 2002 e il 2003 la Schillacium Spa, società mista pubblico-privata che gestisce la raccolta dei rifiuti nel comprensorio del Soveratese, sarebbe stata favorita nell’aggiudicazione del servizio di raccolta a Soverato.
Secondo le accuse, gli amministratori del Comune di Soverato avrebbero violato la legge sull’adozione di procedure ad evidenza pubblica per l’affidamento di appalti e servizi pubblici.
(Si veda Gazzetta del Sud 29 maggio 2008)
DOMENICO TALLINI, consigliere regionale uscente. Un tempo idolo dei picchiatori fascisti, poi passato armi, bagagli e manganello con Forza Italia. Nel 2005 è passato nel centrosinistra l’Udeur. Ora è ripassato nel Pdl.
LISTA UDC
FRANCESCO PILIECI, ex consigliere regionale condannato definitivamente dalla Corte dei Conti perché, quale membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Calabria, ha autorizzato con soldi pubblici (spesi oltre 25mila euro) i regali di Natale (47 penne Mont Blanc e borse in pelle “Nazzareno Gabrielli) per tutti i consiglieri regionali nell’anno 2003. Per la Corte dei Conti sono stati così soddisfatti <> con soldi pubblici.
(Si veda Gazzetta del Sud del 26 ottobre 2005, Gazzetta del Sud del 16 novembre 2005 e Il Quotidiano del 28 gennaio 2006).
VITO BORDINO, vice segretario regionale dell’Udc, segretario provinciale Udc di Catanzaro. A suo carico è in corso il processo d’Appello. Bordino, impiegato dell’ex Genio civile, è accusato di aver attestato falsamente nel registro protocollo che la comunicazione di inizio lavori relativa alla costruzione di una casa era avvenuta in epoca antecedente a quella effettiva. L’inchiesta in questione aveva portato, il 27 maggio del 2003, all'arresto dell’ingegnere capo del Comune di Catanzaro.
(Si veda Gazzetta del sud del 20 novembre 2009)
LISTA “NOI SUD”
PASQUALINO RUBERTO, commissario provinciale dell’Mpa, consigliere provinciale a Catanzaro, ex assessore provinciale all’Ambiente, già commissario di Forza Italia a Lamezia Terme. Era assessore alle Finanze nella giunta guidata dal sindaco Scaramozzino quando, nel 2002, l’amministrazione e il Consiglio comunale di Lamezia Terme vennero sciolti per infiltrazioni mafiose.
CANDIDATI LISTE CENTROSINISTRA IN APPOGGIO A LOIERO NELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA
LISTA PD
PIETRO GIAMBORINO, consigliere regionale uscente. Il collaboratore di giustizia Domenico Cricelli il 12 maggio del 2006 ha raccontato di cene ed incontri fra Pietro Giamborino e l’imprenditore Domenico Liso, quest’ultimo intenzionato ad incamerare fiumi di denaro con la costruzione del nuovo ospedale di Vibo e finito per questo sotto processo per corruzione, associazione a delinquere, falso e truffa. Secondo il collaboratore di giustzia, alla cena avrebbero preso parte lui stesso, Pietro Giamborino, l’allora parlamentare dell’Udc Michele Ranieli, Domenico Liso, il giudice Patrizia Pasquin (poi arrestata per corruzione in altro procedimento) ed altri imprenditori.
Pietro Giamborino è stato inoltre indagato nel 2005 per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione “Rima” contro la potente cosca mafiosa dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona. Il 31 marzo del 1994, Pietro Giamborino è stato invece deferito dalla Squadra Mobile di Catanzaro per associazione mafiosa unitamente ai boss Francesco, Diego, Antonio e Giuseppe Mancuso di Limbadi ed ai Fiarè di San Gregorio d’Ippona.
Unitamente a Pietro Giamborino, nell’occasione, è stato anche deferito Giovanni Giamborino, cugino del consigliere Pietro e pluripregiudicato per usura, armi e truffa ed arrestato da ultimo nell’operazione “Rima”. La Squadra Mobile di Catanzaro su Pietro Giamborino ha scritto che <>. Nell’inchiesta “Rima”, secondo la Dda di Catanzaro, le intercettazioni svelano il sostegno dei clan mafiosi a Pietro Giamborino in occasione delle competizioni elettorali, oltre alla partecipazione dello stesso Giamborino ad una cena col boss Rosario Fiarè. Altro cugino del consigliere Pietro Giamborino, tale Michele Giamborino, vanta numerosi precedenti penali per usura, detenzione illegale di armi e munizioni ed ha scontato diversi anni di carcere.
(Si vedano Gazzetta del sud ed Il Quotidiano della Calabria del 12 luglio 2005 ed Il Quotidiano della Calabria del 13 luglio 2005).
Pietro Giamborino è stato infine rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti, quale ex assessore della Provincia di Vibo, per danno erariale quantificato in 753mila euro. Sotto la lente dei magistrati contabili sono finite le consulenze e le collaborazioni esterne elargite a piene mani e prorogate ( per la Corte dei Conti illecitamente e con gravi violazioni di legge) dalla Provincia di Vibo nel secondo semestre del 2004.
(Su questo si veda Il Quotidiano della Calabria del 19 marzo 2010)
GAETANO OTTAVIO BRUNI, ex presidente della Provincia di Vibo Valentia. Bruni è indagato dall’ottobre 2009 dalla Procura di Vibo per la disastrosa alluvione del 3 luglio 2006 che causò 3 morti e danni per migliaia di euro. A Bruni vengono contestati i reati di inondazione, danno colposo ed omissione di atti d’ufficio <>. Tale omissione, secondo l’accusa, avrebbe determinato l’inondazione del complesso turistico Lido degli Aranci di Bivona e delle zone limitrofe.
(Si veda su questo Il Quotidiano della Calabria, Gazzetta del Sud e Calabria Ora del 9 ottobre 2009).
Gaetano Ottavio Bruni, ex sottosegretario di Loiero, lasciò la giunta regionale nel luglio del 2008 a seguito dello scandalo che travolse la figlia Francesca, trovata di notte nell’appartamento in cui si nascondeva il latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, fidanzato della ragazza e ritenuto elemento di primissimo piano della feroce cosca dei Bonavota di Sant’Onofrio. Nel rifugio, oltre a Francesco Fortuna e Francesca Bruni, la polizia ha trovato, nascoste in un’intercapedine dell’abitazione, un vero arsenale composto da fucili automatici, revolver, numerose munizioni ed un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine. La figlia di Bruni è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento personale, mentre il fidanzato Francesco Fortuna è stato condannato ad 8 anni per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni.
(Si veda su questo agenzia Ansa del 24 luglio 2008, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 25 luglio 2008, Corriere della sera del 26 luglio 2008, Corriere.it del 26 luglio 2008, La Repubblica del 26 luglio 2008, calabriareport.it del 26 luglio 2008, Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 29 maggio 2009).
Gaetano Ottavio Bruni, ad un anno dalle dimissioni e dallo scandalo che ha travolto la figlia ed il suo fidanzato, è stato nominato nell’ottobre 2009, come nulla fosse, capo di Gabinetto di Agazio Loiero.
Gaetano Ottavio Bruni è infine indagato, quale ex Presidente della Provincia di Vibo Valentia, per il reato di abuso d’ufficio unitamente all’attuale presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi ed al direttore generale dello stesso ente. L’accusa della Procura di Vibo nei loro confronti è quella di aver conferito con un incarico fiduciario le funzioni di segretario della Provincia ad Ulderico Petrolo, pur in carenza dei requisiti di legge.
(Si veda su questo Calabria Ora del 14 gennaio 2010)
Gaetano Ottavio Bruni è stato infine rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti, quale ex presidente della Provincia di Vibo, per danno erariale quantificato in 753mila euro. Sotto la lente dei magistrati contabili sono finite le consulenze e le collaborazioni esterne elargite a piene mani e prorogate ( per la Corte dei Conti illecitamente e con gravi violazioni di legge) dalla Provincia di Vibo nel secondo semestre del 2004. (Su questo si veda Il Quotidiano della Calabria del 19 marzo 2010)
LIDIO VALLONE, ex segretario provinciale dello Sdi di Vibo Valentia, già assessore provinciale di Vibo Valentia. Lidio Vallone faceva parte del Consiglio comunale di Briatico (Vv) sciolto nel 2003 per gravi infiltrazioni mafiose. All’indomani dell’ arresto del consigliere comunale di Briatico Fausto Arena, accusato di aver costituito in associazione con Leo Morabito di Africo (Rc) una ‘ndrina all’interno dell’ Università di Messina con conseguente compravendita di esami, minacce ai professori, vendita per 20 milioni di lire delle risposte ai quiz di preselezione a Medicina, oltre a spaccio di droga e possesso di armi, l’allora consigliere comunale Lidio Vallone si affrettò ad esprimere piena e convinta solidarietà in Consiglio Comunale di Briatico (convocato per la surroga del consigliere arrestato) al suo collega Fausto Arena. Da queste manifestazioni di solidarietà di Lidio Vallone all’arrestato Fausto scattarono le indagini dei carabinieri che indussero il Prefetto di Vibo Valentia a sciogliere il Consiglio comunale di Briatico per gravi infiltrazioni mafiose. Il consigliere Fausto Arena, invece, al termine dei processi è stato condannato a Messina a 5 anni e 6 mesi.Nella relazione di scioglimento del Consiglio comunale il Ministero degli interni sottolineò la presenza, quali assessori e consiglieri comunali a Briatico, dei boss locali Accorinti e Bonavita, soggetti iscritti al partito socialista di cui Lidio Vallone è il leader provinciale.
Da ex assessore alla Provincia di Catanzaro, Lidio Vallone si è salvato grazie alla prescrizione in un procedimento penale relativo ad una truffa da 900 milioni nel cosidetto “scandalo “Cif”, un immobile ceduto a titolo gratuito al Centro Italiano Femminile e da questi dato in locazione alla Provincia di Catanzaro. Il Cif, secondo la Procura di Catanzaro, era un ente privo di personalità giuridica e non avrebbe quindi potuto acquistare l’immobile, nè pretendere i canoni di locazione dalla Provincia di Catanzaro.
(Si veda Gazzetta del sud del 27 e 28 dicembre 2000 e Corriere della Sera del 19 ottobre 2000)
LISTA SLEGA LA CALABRIA
RAFFAELE GRECO, imprenditore, sotto processo per concorso in truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica e materiale, nell’ambito di una maxioperazione condotta dalla Guardia di finanza sui finanziamenti derivanti dalla legge 488 e dal Patto territoriale generalista.
(Si veda Il Quotidiano della Calabria e Gazzetta del Sud del 23 ottobre 2008, 1 maggio 2009, 23 giugno 2009, 24 giugno 2009, 16 dicembre 2009)
CANDIDATI LISTE CENTRODESTRA IN APPOGGIO A SCOPELLITI NELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA
LISTA PDL
NICOLA CRUPI, consigliere provinciale. Il collaboratore di giustizia Gaetano Albanese, ritenuto dai magistrati fra i più attendibili in Calabria, nell’ambito dell’operazione antimafia “Piano Verde” ha accusato Nicola Crupi di aver goduto dell’appoggio elettorale delle cosche di Gioia Tauro dei Molè e delle cosche di Acquaro e Dinami. Tali dichiarazioni sono state riprese dai magistrati della Dda di Reggio Calabria per contestare alle cosche l’inquinamento mafioso della vita politica. Ecco quanto riporta la Gazzetta del Sud del 15 marzo 1999: <<>
LISTA PDL
PIERO AIELLO, ex Ccd, già assessore regionale con Chiaravalloti presidente. Piero Aiello è stato il presentatore ufficiale, all’atto dell’iscrizione a Forza Italia di Lamezia Terme, di Giovanni Cannizzaro, ritenuto esponente di spicco delle cosche e finito in carcere con l’ accusa di aver ucciso il fratello della fidanzata, Nino Torcasio, capo dell’omonima cosca, e ferito il fratello Pasquale (Torcasio) in un agguato compiuto il giorno prima della bomba contro la villa della senatrice di Forza Italia Ida D’ Ippolito (il 30 marzo 2002).
Secondo gli accertamenti delle forze dell’ ordine, alcuni personaggi ritenuti esponenti dei clan lametini dei Giampà, Torcasio, Iannazzo, Cerra, Pagliuso, risultavano iscritti alla sezione di Forza Italia di Lamezia Terme. L’elenco completo di iscritti e presentatori è stato poi sequestrato dalla polizia di Catanzaro su disposizione del pm Annalisa Marzano. L’ indagine venne avviata all’ indomani del ritrovamento di un ordigno esplosivo davanti alla villa della senatrice di Forza Italia Ida D’Ippolito (30 marzo 2002) . Nell’ elenco sequestrato dalla polizia comparirebbero almeno sei persone ritenute vicine ai clan di Lamezia Terme, una della quali presentata, come detto, da Piero Aiello.
(Si veda Corriere della Sera del 31 agosto 2002, Il Quotidiano della Calabria del 30 agosto 2002).
RAFFAELE MANCINI , ex sindaco di Soverato. E’ indagato in un’inchiesta in cui a vario titolo vengono contestati ad una serie di indagati i reati di abuso di ufficio, truffa, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica e materiale, malversazione ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione. Raffaele Mancini, secondo la Procura di Catanzaro, avrebbe utilizzato le offerte delle altre ditte, che dovevano rimanere segrete, per consentire alla “Schillacium Spa” di presentare un’offerta più vantaggiosa, predisponendo anche una sorta di pre-gara. Secondo le indagini, tra il 2002 e il 2003 la Schillacium Spa, società mista pubblico-privata che gestisce la raccolta dei rifiuti nel comprensorio del Soveratese, sarebbe stata favorita nell’aggiudicazione del servizio di raccolta a Soverato.
Secondo le accuse, gli amministratori del Comune di Soverato avrebbero violato la legge sull’adozione di procedure ad evidenza pubblica per l’affidamento di appalti e servizi pubblici.
(Si veda Gazzetta del Sud 29 maggio 2008)
DOMENICO TALLINI, consigliere regionale uscente. Un tempo idolo dei picchiatori fascisti, poi passato armi, bagagli e manganello con Forza Italia. Nel 2005 è passato nel centrosinistra l’Udeur. Ora è ripassato nel Pdl.
LISTA UDC
FRANCESCO PILIECI, ex consigliere regionale condannato definitivamente dalla Corte dei Conti perché, quale membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Calabria, ha autorizzato con soldi pubblici (spesi oltre 25mila euro) i regali di Natale (47 penne Mont Blanc e borse in pelle “Nazzareno Gabrielli) per tutti i consiglieri regionali nell’anno 2003. Per la Corte dei Conti sono stati così soddisfatti <
(Si veda Gazzetta del Sud del 26 ottobre 2005, Gazzetta del Sud del 16 novembre 2005 e Il Quotidiano del 28 gennaio 2006).
VITO BORDINO, vice segretario regionale dell’Udc, segretario provinciale Udc di Catanzaro. A suo carico è in corso il processo d’Appello. Bordino, impiegato dell’ex Genio civile, è accusato di aver attestato falsamente nel registro protocollo che la comunicazione di inizio lavori relativa alla costruzione di una casa era avvenuta in epoca antecedente a quella effettiva. L’inchiesta in questione aveva portato, il 27 maggio del 2003, all'arresto dell’ingegnere capo del Comune di Catanzaro.
(Si veda Gazzetta del sud del 20 novembre 2009)
LISTA “NOI SUD”
PASQUALINO RUBERTO, commissario provinciale dell’Mpa, consigliere provinciale a Catanzaro, ex assessore provinciale all’Ambiente, già commissario di Forza Italia a Lamezia Terme. Era assessore alle Finanze nella giunta guidata dal sindaco Scaramozzino quando, nel 2002, l’amministrazione e il Consiglio comunale di Lamezia Terme vennero sciolti per infiltrazioni mafiose.
CANDIDATI LISTE CENTROSINISTRA IN APPOGGIO A LOIERO NELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA
LISTA PD
PIETRO GIAMBORINO, consigliere regionale uscente. Il collaboratore di giustizia Domenico Cricelli il 12 maggio del 2006 ha raccontato di cene ed incontri fra Pietro Giamborino e l’imprenditore Domenico Liso, quest’ultimo intenzionato ad incamerare fiumi di denaro con la costruzione del nuovo ospedale di Vibo e finito per questo sotto processo per corruzione, associazione a delinquere, falso e truffa. Secondo il collaboratore di giustzia, alla cena avrebbero preso parte lui stesso, Pietro Giamborino, l’allora parlamentare dell’Udc Michele Ranieli, Domenico Liso, il giudice Patrizia Pasquin (poi arrestata per corruzione in altro procedimento) ed altri imprenditori.
Pietro Giamborino è stato inoltre indagato nel 2005 per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione “Rima” contro la potente cosca mafiosa dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona. Il 31 marzo del 1994, Pietro Giamborino è stato invece deferito dalla Squadra Mobile di Catanzaro per associazione mafiosa unitamente ai boss Francesco, Diego, Antonio e Giuseppe Mancuso di Limbadi ed ai Fiarè di San Gregorio d’Ippona.
Unitamente a Pietro Giamborino, nell’occasione, è stato anche deferito Giovanni Giamborino, cugino del consigliere Pietro e pluripregiudicato per usura, armi e truffa ed arrestato da ultimo nell’operazione “Rima”. La Squadra Mobile di Catanzaro su Pietro Giamborino ha scritto che <
(Si vedano Gazzetta del sud ed Il Quotidiano della Calabria del 12 luglio 2005 ed Il Quotidiano della Calabria del 13 luglio 2005).
Pietro Giamborino è stato infine rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti, quale ex assessore della Provincia di Vibo, per danno erariale quantificato in 753mila euro. Sotto la lente dei magistrati contabili sono finite le consulenze e le collaborazioni esterne elargite a piene mani e prorogate ( per la Corte dei Conti illecitamente e con gravi violazioni di legge) dalla Provincia di Vibo nel secondo semestre del 2004.
(Su questo si veda Il Quotidiano della Calabria del 19 marzo 2010)
GAETANO OTTAVIO BRUNI, ex presidente della Provincia di Vibo Valentia. Bruni è indagato dall’ottobre 2009 dalla Procura di Vibo per la disastrosa alluvione del 3 luglio 2006 che causò 3 morti e danni per migliaia di euro. A Bruni vengono contestati i reati di inondazione, danno colposo ed omissione di atti d’ufficio <
(Si veda su questo Il Quotidiano della Calabria, Gazzetta del Sud e Calabria Ora del 9 ottobre 2009).
Gaetano Ottavio Bruni, ex sottosegretario di Loiero, lasciò la giunta regionale nel luglio del 2008 a seguito dello scandalo che travolse la figlia Francesca, trovata di notte nell’appartamento in cui si nascondeva il latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, fidanzato della ragazza e ritenuto elemento di primissimo piano della feroce cosca dei Bonavota di Sant’Onofrio. Nel rifugio, oltre a Francesco Fortuna e Francesca Bruni, la polizia ha trovato, nascoste in un’intercapedine dell’abitazione, un vero arsenale composto da fucili automatici, revolver, numerose munizioni ed un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine. La figlia di Bruni è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento personale, mentre il fidanzato Francesco Fortuna è stato condannato ad 8 anni per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni.
(Si veda su questo agenzia Ansa del 24 luglio 2008, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 25 luglio 2008, Corriere della sera del 26 luglio 2008, Corriere.it del 26 luglio 2008, La Repubblica del 26 luglio 2008, calabriareport.it del 26 luglio 2008, Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora del 29 maggio 2009).
Gaetano Ottavio Bruni, ad un anno dalle dimissioni e dallo scandalo che ha travolto la figlia ed il suo fidanzato, è stato nominato nell’ottobre 2009, come nulla fosse, capo di Gabinetto di Agazio Loiero.
Gaetano Ottavio Bruni è infine indagato, quale ex Presidente della Provincia di Vibo Valentia, per il reato di abuso d’ufficio unitamente all’attuale presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi ed al direttore generale dello stesso ente. L’accusa della Procura di Vibo nei loro confronti è quella di aver conferito con un incarico fiduciario le funzioni di segretario della Provincia ad Ulderico Petrolo, pur in carenza dei requisiti di legge.
(Si veda su questo Calabria Ora del 14 gennaio 2010)
Gaetano Ottavio Bruni è stato infine rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti, quale ex presidente della Provincia di Vibo, per danno erariale quantificato in 753mila euro. Sotto la lente dei magistrati contabili sono finite le consulenze e le collaborazioni esterne elargite a piene mani e prorogate ( per la Corte dei Conti illecitamente e con gravi violazioni di legge) dalla Provincia di Vibo nel secondo semestre del 2004. (Su questo si veda Il Quotidiano della Calabria del 19 marzo 2010)
LIDIO VALLONE, ex segretario provinciale dello Sdi di Vibo Valentia, già assessore provinciale di Vibo Valentia. Lidio Vallone faceva parte del Consiglio comunale di Briatico (Vv) sciolto nel 2003 per gravi infiltrazioni mafiose. All’indomani dell’ arresto del consigliere comunale di Briatico Fausto Arena, accusato di aver costituito in associazione con Leo Morabito di Africo (Rc) una ‘ndrina all’interno dell’ Università di Messina con conseguente compravendita di esami, minacce ai professori, vendita per 20 milioni di lire delle risposte ai quiz di preselezione a Medicina, oltre a spaccio di droga e possesso di armi, l’allora consigliere comunale Lidio Vallone si affrettò ad esprimere piena e convinta solidarietà in Consiglio Comunale di Briatico (convocato per la surroga del consigliere arrestato) al suo collega Fausto Arena. Da queste manifestazioni di solidarietà di Lidio Vallone all’arrestato Fausto scattarono le indagini dei carabinieri che indussero il Prefetto di Vibo Valentia a sciogliere il Consiglio comunale di Briatico per gravi infiltrazioni mafiose. Il consigliere Fausto Arena, invece, al termine dei processi è stato condannato a Messina a 5 anni e 6 mesi.Nella relazione di scioglimento del Consiglio comunale il Ministero degli interni sottolineò la presenza, quali assessori e consiglieri comunali a Briatico, dei boss locali Accorinti e Bonavita, soggetti iscritti al partito socialista di cui Lidio Vallone è il leader provinciale.
Da ex assessore alla Provincia di Catanzaro, Lidio Vallone si è salvato grazie alla prescrizione in un procedimento penale relativo ad una truffa da 900 milioni nel cosidetto “scandalo “Cif”, un immobile ceduto a titolo gratuito al Centro Italiano Femminile e da questi dato in locazione alla Provincia di Catanzaro. Il Cif, secondo la Procura di Catanzaro, era un ente privo di personalità giuridica e non avrebbe quindi potuto acquistare l’immobile, nè pretendere i canoni di locazione dalla Provincia di Catanzaro.
(Si veda Gazzetta del sud del 27 e 28 dicembre 2000 e Corriere della Sera del 19 ottobre 2000)
LISTA SLEGA LA CALABRIA
RAFFAELE GRECO, imprenditore, sotto processo per concorso in truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica e materiale, nell’ambito di una maxioperazione condotta dalla Guardia di finanza sui finanziamenti derivanti dalla legge 488 e dal Patto territoriale generalista.
(Si veda Il Quotidiano della Calabria e Gazzetta del Sud del 23 ottobre 2008, 1 maggio 2009, 23 giugno 2009, 24 giugno 2009, 16 dicembre 2009)
CANDIDATI LISTE CENTRODESTRA IN APPOGGIO A SCOPELLITI NELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA
LISTA PDL
NICOLA CRUPI, consigliere provinciale. Il collaboratore di giustizia Gaetano Albanese, ritenuto dai magistrati fra i più attendibili in Calabria, nell’ambito dell’operazione antimafia “Piano Verde” ha accusato Nicola Crupi di aver goduto dell’appoggio elettorale delle cosche di Gioia Tauro dei Molè e delle cosche di Acquaro e Dinami. Tali dichiarazioni sono state riprese dai magistrati della Dda di Reggio Calabria per contestare alle cosche l’inquinamento mafioso della vita politica. Ecco quanto riporta la Gazzetta del Sud del 15 marzo 1999: <<>
NAZZARENO SALERNO, ex sindaco di Serra San Bruno. In tale veste è stato chiamato in causa da un imprenditore e testimone di giustizia nell’ambito del procedimento “Mangusta”. L’imprenditore ha raccontato ai magistrati della Dda di Catanzaro di essere stato costretto dalla cosca Vallelunga a realizzare gratis a Serra San Bruno una cappella cimiteriale. Gli stessi boss Vallelunga avrebbero detto all’imprenditore che al Comune di Serra San Bruno per la licenza se la sarebbero visti loro e che il sindaco Nazzareno Salerno doveva essere sollecito ai loro voleri così come era stato pronto a chiedere loro il sostegno elettorale in occasione delle elezioni. (Si veda Gazzetta del Sud del 16 aprile 1999)
LISTA UDC FRANCESCANTONIO STILLITANI, imprenditore e vice presidente del Consiglio regionale, consigliere regionale uscente, indagato nell’operazione “Crash” della Procura della Repubblica di Vibo Valentia per abusivismo edilizio. La Guardia di Finanza gli ha sequestrato un immobile da adibire a centro commerciale del valore di oltre 4 milioni di euro. L’area di 13mila metri quadrati sulla quale insiste il fabbricato oggetto del sequestro è posta frontalmente allo svincolo autostradale della A3, uscita Pizzo. Le indagini della polizia giudiziaria hanno evidenziato una serie di gravi violazioni di tipo urbanistico con forti rischi idrogeologici. E’ stato riscontrato, fra l’altro, che l’area d’interesse è stata oggetto di consistenti opere di sbancamento non autorizzate che hanno modificato profondamente l’originaria morfologia del territorio. L’intera lottizzazione, secondo gli inquirenti, ha modificato il precario equilibrio del territorio di riferimento, di per sé già caratterizzato da rischio idrogeologico. Il fabbricato si trova a valle della diga di Monte Marrello sul fiume Angitola, in posizione ad alto rischio idraulico. L’area interessata è posizionata a pochi chilometri dal Comune di Maierato, centro di recente interessato da un vasto movimento franoso. (Si veda Ansa, Agi, AdnKronos del 25 febbraio 2010 e Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Messaggero, L’Unità ed altri organi di informazione del 26 febbraio 2010). Continui riferimenti a Stillitani ed ai suoi legami con le cosche Mancuso di Limbadi ed Anello di Filadelfia sono contenuti nelle inchieste della Dda di Catanzaro denominate “Odissea” del settembre 2006 e “Uova di drago” dell’ottobre 2007. Nel villaggio “Garden Resort ” di proprietà del consigliere regionale Stillitani ha prestato servizio per tanti anni, con la qualifica di “guardiano”, tale Francesco Michienzi, poi passato fra le fila dei collaboratori di giustizia e condannato a diversi anni di carcere per gravi reati di mafia. Il pentito Michienzi ha rilasciato ai magistrati dichiarazioni anche su Stillitani nell’ambito dell’operazione “Uova di drago”. I consiglieri comunali di Pizzo Calabro, comune nel quale Stillitani è consigliere comunale, dopo aver letto sulla stampa delle vicende in cui sarebbe stato interessato Stillitani in compagnia di boss del clan Mancuso, presentarono un’interrogazione per conoscere <>. Su tale progetto sono in corso indagini della Dda di Catanzaro.
SALVATORE BULZOMI’, consigliere comunale a Vibo Valentia. Il suo nome salta fuori nell’ambito dell’ attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile presso la Questura di Vibo Valentia (procedimento n. 711/06). Il consigliere sarebbe stato invitato da un esponente della clan Lo Bianco a partecipare alla festa di compleanno della figlia in compagnia, fra gli altri, del boss della cosca Carmelo Lo Bianco. Scrive la Squadra Mobile: <>.
Domenico Rubino è stato condannato nell’ambito di tale procedimento a 4 anni ed 8 mesi per associazione mafiosa. Il boss Carmelo Lo Bianco a 10 anni.
(Si veda Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora del 20 luglio 2008)
MARIA GRAZIA PIANURA, moglie di Pasquale Farfaglia, ex sindaco di San Gregorio d’Ippona il cui Consiglio comunale e la cui amministrazione sono state sciolte nel 2007 per gravissime infiltrazioni mafiose. Lo stesso Pasquale Farfaglia è stato indagato nell’operazione antimafia “Rima” ed indicato dalla Squadra Mobile di Catanzaro e dai magistrati antimafia della Dda di Catanzaro come soggetto vicino alla cosca Fiarè, consorteria mafiosa che ne avrebbe sostenuto l’ elezione a sindaco.
LISTA “NOI SUD” CON SCOPELLITI
DOMENICO D’AMICO. Quale ex sindaco del Comune di San Calogero è stato condannato con sentenza definitiva a 6 mesi per abuso d’ufficio con vantaggi patrimoniali per aver fatto approvare una variante al Piano regolatore generale con la quale ha favorito le abitazioni abusive dei propri familiari.
(Sulla condanna si veda Il Quotidiano della Calabria del 17 aprile 2004)
CANDIDATI A SOSTEGNO DI SCOPELLITI IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA
LISTA PDL
ALESSANDRO NICOLO’, consigliere regionale uscente, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria, ex coordinatore provinciale di Forza Italia di Reggio Calabria. Il padre di Alessandro, di nome Pietro, è scomparso nel gennaio del 2004 per lupara bianca ed era ritenuto dagli inquirenti un capomafia. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Reggio Calabria, Concettina Garreffa, emessa nell’ambito dell’operazione antimafia “Testamento” contro gli affiliati alla potente cosca Libri, la scomparsa di Pietro Nicolò sarebbe legata a contrasti sorti all’interno del clan.
<>.
Pietro Nicolò era stato processato e assolto per associazione mafiosa alla fine degli anni Novanta. Per i pentiti faceva parte del raggruppamento guidato dai De Stefano.
All’indomani della scomparsa di Pietro Nicolò, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, alla Gazzetta del Sud che gli chiedeva se Nicolò ed un altro scomparso, Antonino Marabito, fossero stati uccisi dalla ‘ndrangheta, rispose: «Non mi sembra elegante in questo momento formulare supposizioni o peggio illazioni». Il responsabile giustizia del suo partito, l’avvocato Antonino Aloi, invece, dichiarò: «Sembra proprio lupara bianca».
(si veda Ansa del 20 Luglio 2007 ore 20:51, Gazzetta del Sud del 21 luglio 2007 e Gazzetta del Sud del 27 febbraio 2004 e del 4 marzo 2004)
GIOVANNI NUCERA Consigliere regionale uscente proveniente dall’Udc. Col celebre e vergognoso “concorsone regionale ” che ha fatto il giro dei mass-media locali e nazionali, Nucera si è sistemato la nipote Grazia Suraci e il suo segretario particolare Vincenzo Leotta, già consigliere comunale del Cdu di Reggio Calabria.
(si veda Corriere della Sera del 18 ottobre 2002 e del 7 ottobre 2005) ,
GESUELE VILASI, consigliere regionale uscente, distintosi in questa consiliatura per essere stato l’unico consigliere regionale su 36 presenti a votare contro la legge “anti-parentopoli” che il Consiglio regionale è stata costretta a votare sull’onda degli scandali sollevati dalla stampa locale e nazionale per l’assunzione nei ranghi della Regione, senza alcun concorso, di stretti parenti dei consiglieri regionali. Il consigliere Vilasi di Forza Italia, intervenendo, ha affermato in aula che <>.
Vilasi era stato arrestato nel 1992 nella Tangentopoli reggina, ma era poi stato assolto.
COSIMO CHERUBINO, Consigliere regionale uscente, eletto nel 2005 nel centrosinistra (Sdi), è trasvolato ora nelle fila del Pdl. Già arrestato e processato per mafia insieme al potente clan Commisso di Siderno. Assolto, ma nella sentenza di assoluzione vengono sottolineati i suoi provati rapporti e la sua frequentazione con uomini della ‘ndrangheta. Tra il 1995 ed il 1999, infatti, Cosimo Cherubino è stato prima fermato in auto e poi più volte segnalato dalle forze dell’ordine in compagnia di pregiudicati, uno dei quali in passato, secondo i rapporti degli investigatori, si sarebbe dato da fare per la sua campagna elettorale. In altre intercettazioni uomini della ‘ndrangheta sostengono di aver incontrato Cherubino assieme al boss di Siderno Antonio Commisso, il quale si sarebbe mosso per portare voti a Cherubino.(su questo si veda l'Espresso del 3 Novembre 2005 pag. 37, articolo di Peter Gomez e Marco Lillo).
ROCCO BIASI, ex sindaco di Taurianova il cui Consiglio comunale e la cui amministrazione è stata mandata a casa dal Ministro degli Interni per gravi infiltrazioni mafiose.
ANTONIO CARIDI, ex Udc, ora Pdl, assessore alle Politiche ambientali del Comune di Reggio, rinviato a giudizio a marzo del 2008 dal gup di Reggio Calabria Daniele Cappuccio nel procedimento penale inerente la gestione della discarica di “Longhi Bovetto”. Insieme all’assessore Caridi è stato rinviato a giudizio anche il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti.I due dovranno rispondere di omissione di atti d’ufficio per non avere posto in essere adeguate azioni di programmazione, controllo e vigilanza in ordine allo smaltimento del percolato originato da una discarica. Secondo l’accusa, Caridi e Scopelliti non avrebbero provveduto alla bonifica e messa in sicurezza della discarica, vero pericolo per la città di Reggio a causa della presenza di rifiuti pericolosi e per l’ingente percolato (il liquido prodotto dalla sedimentazione dei rifiuti organici) mai smaltito. Sempre per l’accusa, la situazione appariva ancora più grave per la presenza nelle vicinanze della discarica di una scuola elementare. Per il prossimo 13 aprile è prevista la requisitoria del pubblico ministero Sara Ombra e, quindi, la sentenza.
( Si veda Gazzetta del Sud del 14 marzo 2008 e Calabria Ora del 24 febbraio 2010).
LUIGI FEDELE Quale ex presidente del Consiglio regionale della Calabria dal 2000 al 2005, è stato definitivamente condannato dalla Corte dei Conti a risarcire l’erario per aver inserito l’acquisto di gadgets natalizi da distribuire ai consiglieri regionali (47 penne “Montblanc” e agende firmate) tra le spese di rappresentanza dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale per la “modica” somma di 25mila euro!
Nel 2001 tutti i consiglieri regionali calabresi vararono a notte fonda una leggina, la numero 25, con la quale stabilirono le regole per un “concorsone”.In pratica riservarono solo a coloro che già godevano di un rapporto di lavoro con i gruppi consiliari, e quindi ai figli, ai portaborse ed ai parenti degli stessi consiglieri regionali, la possibilità di partecipare a tale “selezione”. Una vicenda che ha destato scalpore anche fra i quotidiani nazionali. Luigi Fedele ha fatto così assumere nei ranghi della Regione la propria moglie, il proprio fratello Giovanni, già sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, ed il proprio cognato Antonio Luppino. Intervistato su tale scandalo dalla trasmissione “Le Iene”, Fedele si giustificò: <<>>.
Ma per capire come Luigi Fedele abbia gestito i fondi destinati alla Presidenza del Consiglio regionale durante la sua presidenza, basta considerare le spese. A parlare sono gli atti. Ben 104mila euro per la “partita del cuore a Reggio”; 619mila euro per la “Serata dei Miracoli” su Raiuno. Quindi i viaggi all’estero di Luigi Fedele (con delegazione al seguito): 267mila euro per il Columbus day; 56mila euro per viaggio e soggiorno in Australia.
Ed ancora: nel 2001 Luigi Fedele spende 56mila euro per gli scambi di auguri di Natale, dona alla “Fondazione Rotella”, oltre ad un salone per una mostra, altri 170mila euro. Quindi un patrocinio “morale” di 13mila euro alla manifestazione “Sposissima 2002” in collegamento con “L'Italia in diretta” su Raduno e 10.300 euro per una festa. Poi 450mila euro per pagare 15 consulenti personali che ha nominato per decreto, e 5mila euro per la sagra estiva di Sant’ Eufemia di cui era Sindaco il fratello, nonostante la legge regionale n. 853 del 1983 vieti l’erogazione di tali tipi di contributi.Infine, spese pazze anche per i biglietti (e soggiorni) aerei per la tratta Reggio-Roma-Milano con una media di oltre 12.000 euro al mese!
Nella società “Sviluppo Italia Calabria”, azienda famosa per aver scialacquato miliardi di vecchie lire in operazioni fallimentari, Luigi Fedele è riuscito a far assumere a tempo indeterminato e per chiamata diretta la propria cugina Rita Fedele.
Un caso, quello di “Sviluppo Italia Calabria” e delle sue assunzioni clientelari, che ha fatto gridare allo scandalo l’Italia intera e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo esemplare: “Sviluppo Parenti”.
(Su questo si veda pure La Provincia Cosentina del 25 ottobre 2007)
LISTA “SCOPELLITI PRESIDENTE”
CANDELORO IMBALZANO, assessore comunale a Reggio alle Attività produttive. L’1 aprile del 2003 il pentito Paolo Iannò, braccio-destro del superboss Pasquale Condello, depone nel processo “Comitato d'affari”, nato dal filone principale sulla Tangentopoli reggina e che vede alla sbarra politici, imprenditori e capicosca. Rispondendo alle domande del pm Mollace, il pentito ha spiegato di aver dato con la sua famiglia il suo sostegno elettorale a Candeloro Imbalzano. «Tutti i miei congiunti – ha dichiarato Iannò - hanno avuto a che fare con la ‘ndrangheta. Mio nonno Francesco comandava il “locale” di Catona e aveva rapporti con le famiglie Lo Giudice, Rogolino, Surace. Mio zio Paolo Suraci era responsabile del “locale” di Gallico, mio zio Francesco di quello di Condera». Una parte consistente dell’esame viene poi dedicata ai rapporti con la politica: «Ho sempre militato nel vecchio partito socialista, mio zio Paolo era amico del dott. Marino, il direttore del manicomio. Attraverso lui conobbi Nicola Argirò, l’ex presidente delle case popolari. Poi conobbi Giovanni Palamara (ex assessore regionale) e Giovanni Sculli dell’ ex Iacp. L’ultima volta il sostegno l’abbiamo dato a Candeloro Imbalzano (assessore comunale di Reggio, ndr)».
( su questo si veda Gazzetta del Sud del 2 aprile 2003)
MICHELE RASO, assessore comunale di Reggio Calabria al patrimonio edilizio, ex Udeur. Attraverso il celebre e vergognoso “Concorsone regionale” ha fatto assumere nei ranghi della Regione il proprio figlio Raffaele.
(si veda Corriere della Sera del 7 ottobre 2005 servizio di Gian Antonio Stella)
LISTA UDEUR-PRI-NUOVO PSI
GIUSEPPE PEZZIMENTI, ex consigliere regionale con la Lista “Liberal Sgarbi”, attuale vicesindaco di Gerace in quota Udeur, già sindaco e assessore di Gerace.E’ medico all’Asl n. 9 di Locri, Azienda sanitaria sciolta per infiltrazioni mafiose.
La relazione della Commissione di accesso all’Azienda sanitaria numero 9 di Locri (Prefettura di Reggio Calabria 25 marzo 2006), su Giuseppe Pezzimenti scrive che <>. Sono passati 21 anni e Giorgio De Stefano, mente dell'omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato, mentre Battaglia si ricandida al Consiglio regionale. (per tale vicenda si veda Peter Gomez e Marco Lillo su L’Espresso del 28 ottobre 2005)
DEMETRIO NACCARI CARLIZZI Assessore regionale uscente ed ex sindaco e vicesindaco di Reggio Calabria. Denunciato dai carabinieri del Ros del colonnello Valerio Giardina, insieme ad altri 370 amministratori e politici della provincia di Reggio Calabria, per i ritardi e le presunte omissioni nell’assegnazione dei beni confiscati ai mafiosi.
(si veda L’Unità del 21 agosto 2008 e Calabria Ora del 22 e 23 agosto 2008)
RETTIFICA DA PARTE DEL SIGNOR DEMETRIO NACCARI CARLIZZI:
"non esiste alcuna denuncia per quanto mi riguarda, ho già provveduto alla querela quando la notizia è apparsa su Calabria ora. L'elenco dei 370 amministratori è l'elenco di tutti gli amministratori dei Comuni dove ci sono beni confiscati. La mia gestione si è invece distinta per aver mandato le diffide di sgombero ai mafiosi e la procura di Reggio me ne ha dato atto "sentendomi come persona informata sui fatti". Vi invito quindi a rettificare la nota altrimenti sarò costretto a querelarvi". Demetrio Naccari Carlizzi
LUCIANO RACCO, eletto consigliere regionale col centrodestra nel 2005 ed ora trasvolato nel centrosinistra. Il suo nome spunta fuori nell’ambito delle intercettazioni sui boss Costa di Siderno. Il boss Tommaso Costa ha fornito per gli inquirenti il proprio sostegno elettorale a Luciano Racco in occasione delle Europee del 2004 che vedevano Racco candidato nella lista “Socialisti Uniti” della circoscrizione meridionale. Tutte le intercettazioni sono depositate nel processo “Lettera Morta” contro il clan Costa ed in quelle per l’uccisione del giovane commerciante di Siderno Gianluca Congiusta. L’appoggio elettorale del clan Costa a Luciano Racco è stato anche confermato in aula, il 10 ottobre del 2008, dal maresciallo Giacomo Mazzoleni della compagnia dei carabinieri di Soverato, che ha ricostruito davanti alla Corte gli interessi "politici" di Tommaso Costa alle europee del 2004.
Agli atti del processo (n. 3594/04 RGIP) è depositata anche una lettera di Tommaso Costa indirizzata ai propri familiari con l’invito a votare Luciano Racco. Nel corso della 18esima udienza del processo sono poi emersi incontri diretti fra Giuseppe Curciarello (accusato di associazione mafiosa e vicino ai Costa) e Luciano Racco. Il maresciallo Mazzoleni ha spiegato come il boss Costa scrisse delle lettere il 14 aprile del 2004 alla cognata Annunziata Docosola residente il Puglia e come la cosca Costa avesse deciso di <>.Quindi il boss Tommaso Costa chiese l’appoggio di tutti gli “amici” di Bari <>. Altra lettera ,Tommaso Costa la mandò al fidato Curciarello scrivendogli che <> gli interessava personalmente. Nelle lettere si parla pure dell’interessamento di Luciano Racco a far avere lo stipendio alla moglie di Tommaso Costa che lavorava al centro commerciale “Le Gru” , dove il proprietario è proprio Luciano Racco. Il boss Tommaso Costa sostiene infine in altre lettere che Luciano Racco gli chiese aiuto elettorale.Il boss, in occasione delle Europee del 2004 inviò così il nipote Francesco Costa a Bari per seguire direttamente le operazioni di raccolta dei voti in favore di Racco. Luciano Racco ottenne alle Europee 12.650 preferenze, dietro però Gianni De Michelis e per questo non venne eletto.
(si veda su questo Gazzetta del Sud del 2 e dell’ 11 ottobre 2008 e verbale 18esima udienza del proc. 3594/04)
SERGIO LAGANA’ , avvocato di Maria Grazia Laganà (vedova Fortugno). Sergio Laganà è stato consulente della Regione Calabria (Decreto del Presidente della Regione 6.7.2005 n° 163; Delibera della Giunta Regionale 27.06.2005 n° 608) per soli 6 mesi (fra giugno e dicembre 2005). Tale consulenza è stata pagata con 27mila euro (poco meno di 24mila euro netti).
Sergio Laganà è figlio di Guido, ex assessore regionale, arrestato due volte e per oltre un ventennio consigliere regionale democristiano legato, insieme al fratello Mario (per anni ed anni dirigente della Usl di Locri e poi parlamentare Dc in sostituzione di Ludovico Ligato nominato presidente delle Ferrovie dello Stato) a Ciriaco De Mita e Riccardo Misasi.
Ma con la Regione Calabria hanno avuto consulenze negli ultimi 5 anni anche altri membri della famiglia Laganà-Fortugno.
Eccoli: Fortugno Fabio (cl. 1979) si è visto conferire l’incarico di autista presso le Strutture Speciali dell’on. Francesco Fortugno, vice Presidente del Consiglio Regionale con decorrenza dal 7.05.2005 (Determinazione 147/2005 n° 382).
Laganà Fabio (cl. 1970), responsabile di struttura con decorrenza dal 1.6.2005 assegnazione alla struttura speciale Segreteria particolare dell’on. Francesco Fortugno in qualità di responsabile di struttura con effetto dal 1.3.2004; assegnato alla struttura speciale Segretario Particolare On. Francesco Fortugno con effetto dal 2.1.2002 (Determinazione del 19.10.2005 n° 558; Determinazione del 2.11.2005 n° 601;
Fortugno Giuseppe (cl. 1982), figlio di Francesco e Maria Grazia. Assegnazione alla mini struttura in qualità di componente a decorrere dal 21.04.2005 al 06.05.2005; assegnazione a Struttura Speciale Segreteria particolare dell’On. Francesco Fortugno in qualità di componente dal 01.04.2004; incarico di collaboratore esperto dell’On. Francesco Fortugno con decorrenza 01.04.2003; (Determinazione del 2.11.2005 n° 602; Delibera Ufficio di Presidenza Consiglio Regionale del 14.04.2004 n° 84; Delibera Ufficio Presidenza Consiglio Regionale del 10.05.2003 n° 115).
Da ricordare, infine, che nell’ottobre 2008 scoppiò il caso di Fabio Laganà, che è anche esponente provinciale e regionale del Pd, nonché fratello dell’on. Maria Grazia e cognato del defunto Franco Fortugno.
Fabio Laganà, dal telefono cellulare della sorella parlamentare, vedova Fortugno, comunicò al sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione (questi poi arrestato e la cui amministrazione è stata sciolta per mafia) la proroga della Commissione d’accesso agli atti ed invitò il sindaco di Gioia Tauro a nominare assessore un certo Nicola. Dal Torrione, sindaco Udc, guidava l’ amministrazione di Gioia Tauro col centrodestra mentre Fabio Laganà, come già detto, è del Pd. (Su questo si veda Gazzetta del Sud del 15 ottobre 2008)
SLEGA LA CALABRIA
GIOVANNI PENSABENE, ex assessore comunale a Reggio Calabria, condannato dalla Corte dei Conti il 9 novembre del 2004 con sentenza depositata il 25 gennaio 2005.
(si veda sentenza Corte dei Conti n. 74/2005)
LISTA AUTONOMIA E DIRITTI (lista ispirata da Loiero)
FRANCESCO CUZZOLA, dirigente medico dell’Asl di Locri dal 1 maggio 1993. Sul suo conto la Commissione di Accesso agli atti dell’Azienda sanitaria numero 9 di Locri (Prefettura di Reggio Calabria 25 marzo 2006), scrive che dalle Informative di polizia risulta che Francesco Cuzzola :
-In data 28.09.1987 veniva condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria per il reato di falso;
- in data 31.07.1988 veniva denunciato dalla stazione carabinieri di Bruzzano Zeffirio (Rc) per tentato omicidio volontario;
- in data 13.04.1994 veniva denunciato dai carabinieri di Reggio Calabria per reati contro la pubblica amministrazione.
Controlli del territorio a cui è stato sottoposto Francesco Cuzzola:
- 25.07.2004 controllato unitamente a SCULLI Francesco: nato a Bruzzano Zeffirio il 08.02.1945, dirigente dell'ufficio tecnico del comune di Bruzzano Zeffirio, segnalato in banca dati forze di polizia per truffa, associazione di tipo mafioso e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (quest'ultimo, agli atti d'ufficio, risulta essere gravato da vicende penali per associazione di tipo mafioso), il 10.08.2002 è stato deferito in stato di libertà dai carabinieri di Bianco alla Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, poiché ritenuto responsabile, unitamente ad altri soggetti, del reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al controllo dell'attività amministrativa del Comune di Bruzzano Zeffirio, abuso in atti d'ufficio, interesse privato in atti d'ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato, interruzione di pubblico servizio e falsità di registri di uso comune. Sculli è coniugato con MORABITO Caterina (Bova Marina, 14.05.1959), figlia di MORABITO Giuseppe (Casalinuovo d'Africo, 15.08.1934) alias "Tiradritto", latitante per oltre 10 anni ed in atto detenuto, ritenuto il "capo carismatico" della cosca mafiosa "MORABITO - PALAMARA - BRUZZANITI" operante nella fascia jonica reggina e con ramificazioni in campo nazionale ed internazionale. Lo stesso Morabito, già colpito da numerosi provvedimenti restrittivi ed inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, veniva tratto in arresto il 18.02.2004 da personale dei Reparti speciali del comando provinciale carabinieri di Reggio Calabria, all'interno di un casolare sito in località Santa Venere, unitamente al genero Pansera Giuseppe (Melito Porto Salvo,20.11.1957). Quest’ultimo indicato quale elemento di "primo piano" del citato sodalizio criminale, nell’ambito del quale, così come riportato nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere relativa all'operazione "Armonia", avrebbe rivestito, tra l'altro, il ruolo di organizzatore e promotore della complessa ed efficiente rete di copertura ed appoggi che ha favorito per oltre 10 anni la latitanza del MORABITO Giuseppe, nonché contiguo alla cosca mafiosa "IAMONTE", attiva nella fascia jonica reggina ed in campo nazionale.
(si veda Relazione conclusiva in ordine agli accertamenti effettuati presso l’Asl nr.9 di Locri dal prefetto Paola Basitone, dal magg. GdiF. Luciano Tripodero e dal Dr. Michele Scognamiglio. Si veda anche il settimanale L’Epresso del 23 novembre 2009)
ALESSANDRO FIGLIOMENI, ex Pdl, trasvolato ora nel centrosinistra. Ex sindaco di Siderno, finito al centro di una bufera mediatica per la mancata costituzione di parte civile della sua amministrazione nel processo “Lettera Morta” riguardante l’omicidio di Gianluca Congiusta (assassinato il 24 maggio del 2005) ed il clan Costa di Siderno.
Gli avvocati Antonia Vizzari, Vincenzo Luly e Antonio Ricupero, interpellati dal sindaco Figliomeni, hanno scritto che <>, ma poi hanno espresso il loro parere negativo sull’ipotesi di costituzione di parte civile del Comune e così la maggioranza consiliare ed il sindaco Alessandro Figliomeni hanno deciso di adeguarsi ai consigli del loro “pool giuridico”. Piccolo particolare: tale “pool giuridico” del Comune di Siderno, solitamente annovera anche la penalista Maria Candida Tripodi, che però in questa vicenda si è astenuta per incompatibilità. E’ infatti il legale di fiducia del boss Tommaso Costa, imputato di essere il mandante dell’omicidio Congiusta. Gli avvocati del Comune di Siderno nel loro parere hanno così incredibilmente scritto che:<<>>, e quindi <>.
Peccato però, per Alessandro Figliomeni la sua amministrazione ed il suo staff di legali, che l’ordinanza del Gip di Reggio Calabria con cui è stato disposto il rinvio a giudizio degli imputati del delitto Congiusta reciti: <<….per avere fatto parte di una associazione di tipo mafioso denominata “ndrangheta” articolata in una organizzazione criminale a base familiare facente capo alla c.d. ndrina “Costa” ed operante nella città di Siderno e finalizzata, mediante la forza intimidatrice del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e omertà della cittadinanza, al controllo mafioso della zona di Siderno>>.
QUESTO DOSSIER (documentato in tutte le sue fonti e probabilmente non esaustivo) E’ IL FRUTTO DI 2 SETTIMANE DI LAVORO DA PARTE DI 7 PERSONE (RICERCATORI UNIVERSITARI, STUDENTI e LIBERI PROFESSIONISTI)
SALVATORE BULZOMI’, consigliere comunale a Vibo Valentia. Il suo nome salta fuori nell’ambito dell’ attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile presso la Questura di Vibo Valentia (procedimento n. 711/06). Il consigliere sarebbe stato invitato da un esponente della clan Lo Bianco a partecipare alla festa di compleanno della figlia in compagnia, fra gli altri, del boss della cosca Carmelo Lo Bianco. Scrive la Squadra Mobile: <
Domenico Rubino è stato condannato nell’ambito di tale procedimento a 4 anni ed 8 mesi per associazione mafiosa. Il boss Carmelo Lo Bianco a 10 anni.
(Si veda Gazzetta del Sud, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora del 20 luglio 2008)
MARIA GRAZIA PIANURA, moglie di Pasquale Farfaglia, ex sindaco di San Gregorio d’Ippona il cui Consiglio comunale e la cui amministrazione sono state sciolte nel 2007 per gravissime infiltrazioni mafiose. Lo stesso Pasquale Farfaglia è stato indagato nell’operazione antimafia “Rima” ed indicato dalla Squadra Mobile di Catanzaro e dai magistrati antimafia della Dda di Catanzaro come soggetto vicino alla cosca Fiarè, consorteria mafiosa che ne avrebbe sostenuto l’ elezione a sindaco.
LISTA “NOI SUD” CON SCOPELLITI
DOMENICO D’AMICO. Quale ex sindaco del Comune di San Calogero è stato condannato con sentenza definitiva a 6 mesi per abuso d’ufficio con vantaggi patrimoniali per aver fatto approvare una variante al Piano regolatore generale con la quale ha favorito le abitazioni abusive dei propri familiari.
(Sulla condanna si veda Il Quotidiano della Calabria del 17 aprile 2004)
CANDIDATI A SOSTEGNO DI SCOPELLITI IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA
LISTA PDL
ALESSANDRO NICOLO’, consigliere regionale uscente, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria, ex coordinatore provinciale di Forza Italia di Reggio Calabria. Il padre di Alessandro, di nome Pietro, è scomparso nel gennaio del 2004 per lupara bianca ed era ritenuto dagli inquirenti un capomafia. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Reggio Calabria, Concettina Garreffa, emessa nell’ambito dell’operazione antimafia “Testamento” contro gli affiliati alla potente cosca Libri, la scomparsa di Pietro Nicolò sarebbe legata a contrasti sorti all’interno del clan.
<
Pietro Nicolò era stato processato e assolto per associazione mafiosa alla fine degli anni Novanta. Per i pentiti faceva parte del raggruppamento guidato dai De Stefano.
All’indomani della scomparsa di Pietro Nicolò, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, alla Gazzetta del Sud che gli chiedeva se Nicolò ed un altro scomparso, Antonino Marabito, fossero stati uccisi dalla ‘ndrangheta, rispose: «Non mi sembra elegante in questo momento formulare supposizioni o peggio illazioni». Il responsabile giustizia del suo partito, l’avvocato Antonino Aloi, invece, dichiarò: «Sembra proprio lupara bianca».
(si veda Ansa del 20 Luglio 2007 ore 20:51, Gazzetta del Sud del 21 luglio 2007 e Gazzetta del Sud del 27 febbraio 2004 e del 4 marzo 2004)
GIOVANNI NUCERA Consigliere regionale uscente proveniente dall’Udc. Col celebre e vergognoso “concorsone regionale ” che ha fatto il giro dei mass-media locali e nazionali, Nucera si è sistemato la nipote Grazia Suraci e il suo segretario particolare Vincenzo Leotta, già consigliere comunale del Cdu di Reggio Calabria.
(si veda Corriere della Sera del 18 ottobre 2002 e del 7 ottobre 2005) ,
GESUELE VILASI, consigliere regionale uscente, distintosi in questa consiliatura per essere stato l’unico consigliere regionale su 36 presenti a votare contro la legge “anti-parentopoli” che il Consiglio regionale è stata costretta a votare sull’onda degli scandali sollevati dalla stampa locale e nazionale per l’assunzione nei ranghi della Regione, senza alcun concorso, di stretti parenti dei consiglieri regionali. Il consigliere Vilasi di Forza Italia, intervenendo, ha affermato in aula che <
Vilasi era stato arrestato nel 1992 nella Tangentopoli reggina, ma era poi stato assolto.
COSIMO CHERUBINO, Consigliere regionale uscente, eletto nel 2005 nel centrosinistra (Sdi), è trasvolato ora nelle fila del Pdl. Già arrestato e processato per mafia insieme al potente clan Commisso di Siderno. Assolto, ma nella sentenza di assoluzione vengono sottolineati i suoi provati rapporti e la sua frequentazione con uomini della ‘ndrangheta. Tra il 1995 ed il 1999, infatti, Cosimo Cherubino è stato prima fermato in auto e poi più volte segnalato dalle forze dell’ordine in compagnia di pregiudicati, uno dei quali in passato, secondo i rapporti degli investigatori, si sarebbe dato da fare per la sua campagna elettorale. In altre intercettazioni uomini della ‘ndrangheta sostengono di aver incontrato Cherubino assieme al boss di Siderno Antonio Commisso, il quale si sarebbe mosso per portare voti a Cherubino.(su questo si veda l'Espresso del 3 Novembre 2005 pag. 37, articolo di Peter Gomez e Marco Lillo).
ROCCO BIASI, ex sindaco di Taurianova il cui Consiglio comunale e la cui amministrazione è stata mandata a casa dal Ministro degli Interni per gravi infiltrazioni mafiose.
ANTONIO CARIDI, ex Udc, ora Pdl, assessore alle Politiche ambientali del Comune di Reggio, rinviato a giudizio a marzo del 2008 dal gup di Reggio Calabria Daniele Cappuccio nel procedimento penale inerente la gestione della discarica di “Longhi Bovetto”. Insieme all’assessore Caridi è stato rinviato a giudizio anche il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti.I due dovranno rispondere di omissione di atti d’ufficio per non avere posto in essere adeguate azioni di programmazione, controllo e vigilanza in ordine allo smaltimento del percolato originato da una discarica. Secondo l’accusa, Caridi e Scopelliti non avrebbero provveduto alla bonifica e messa in sicurezza della discarica, vero pericolo per la città di Reggio a causa della presenza di rifiuti pericolosi e per l’ingente percolato (il liquido prodotto dalla sedimentazione dei rifiuti organici) mai smaltito. Sempre per l’accusa, la situazione appariva ancora più grave per la presenza nelle vicinanze della discarica di una scuola elementare. Per il prossimo 13 aprile è prevista la requisitoria del pubblico ministero Sara Ombra e, quindi, la sentenza.
( Si veda Gazzetta del Sud del 14 marzo 2008 e Calabria Ora del 24 febbraio 2010).
LUIGI FEDELE Quale ex presidente del Consiglio regionale della Calabria dal 2000 al 2005, è stato definitivamente condannato dalla Corte dei Conti a risarcire l’erario per aver inserito l’acquisto di gadgets natalizi da distribuire ai consiglieri regionali (47 penne “Montblanc” e agende firmate) tra le spese di rappresentanza dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale per la “modica” somma di 25mila euro!
Nel 2001 tutti i consiglieri regionali calabresi vararono a notte fonda una leggina, la numero 25, con la quale stabilirono le regole per un “concorsone”.In pratica riservarono solo a coloro che già godevano di un rapporto di lavoro con i gruppi consiliari, e quindi ai figli, ai portaborse ed ai parenti degli stessi consiglieri regionali, la possibilità di partecipare a tale “selezione”. Una vicenda che ha destato scalpore anche fra i quotidiani nazionali. Luigi Fedele ha fatto così assumere nei ranghi della Regione la propria moglie, il proprio fratello Giovanni, già sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, ed il proprio cognato Antonio Luppino. Intervistato su tale scandalo dalla trasmissione “Le Iene”, Fedele si giustificò: <<>>.
Ma per capire come Luigi Fedele abbia gestito i fondi destinati alla Presidenza del Consiglio regionale durante la sua presidenza, basta considerare le spese. A parlare sono gli atti. Ben 104mila euro per la “partita del cuore a Reggio”; 619mila euro per la “Serata dei Miracoli” su Raiuno. Quindi i viaggi all’estero di Luigi Fedele (con delegazione al seguito): 267mila euro per il Columbus day; 56mila euro per viaggio e soggiorno in Australia.
Ed ancora: nel 2001 Luigi Fedele spende 56mila euro per gli scambi di auguri di Natale, dona alla “Fondazione Rotella”, oltre ad un salone per una mostra, altri 170mila euro. Quindi un patrocinio “morale” di 13mila euro alla manifestazione “Sposissima 2002” in collegamento con “L'Italia in diretta” su Raduno e 10.300 euro per una festa. Poi 450mila euro per pagare 15 consulenti personali che ha nominato per decreto, e 5mila euro per la sagra estiva di Sant’ Eufemia di cui era Sindaco il fratello, nonostante la legge regionale n. 853 del 1983 vieti l’erogazione di tali tipi di contributi.Infine, spese pazze anche per i biglietti (e soggiorni) aerei per la tratta Reggio-Roma-Milano con una media di oltre 12.000 euro al mese!
Nella società “Sviluppo Italia Calabria”, azienda famosa per aver scialacquato miliardi di vecchie lire in operazioni fallimentari, Luigi Fedele è riuscito a far assumere a tempo indeterminato e per chiamata diretta la propria cugina Rita Fedele.
Un caso, quello di “Sviluppo Italia Calabria” e delle sue assunzioni clientelari, che ha fatto gridare allo scandalo l’Italia intera e di cui si è fatto interprete Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo esemplare: “Sviluppo Parenti”.
(Su questo si veda pure La Provincia Cosentina del 25 ottobre 2007)
LISTA “SCOPELLITI PRESIDENTE”
CANDELORO IMBALZANO, assessore comunale a Reggio alle Attività produttive. L’1 aprile del 2003 il pentito Paolo Iannò, braccio-destro del superboss Pasquale Condello, depone nel processo “Comitato d'affari”, nato dal filone principale sulla Tangentopoli reggina e che vede alla sbarra politici, imprenditori e capicosca. Rispondendo alle domande del pm Mollace, il pentito ha spiegato di aver dato con la sua famiglia il suo sostegno elettorale a Candeloro Imbalzano. «Tutti i miei congiunti – ha dichiarato Iannò - hanno avuto a che fare con la ‘ndrangheta. Mio nonno Francesco comandava il “locale” di Catona e aveva rapporti con le famiglie Lo Giudice, Rogolino, Surace. Mio zio Paolo Suraci era responsabile del “locale” di Gallico, mio zio Francesco di quello di Condera». Una parte consistente dell’esame viene poi dedicata ai rapporti con la politica: «Ho sempre militato nel vecchio partito socialista, mio zio Paolo era amico del dott. Marino, il direttore del manicomio. Attraverso lui conobbi Nicola Argirò, l’ex presidente delle case popolari. Poi conobbi Giovanni Palamara (ex assessore regionale) e Giovanni Sculli dell’ ex Iacp. L’ultima volta il sostegno l’abbiamo dato a Candeloro Imbalzano (assessore comunale di Reggio, ndr)».
( su questo si veda Gazzetta del Sud del 2 aprile 2003)
MICHELE RASO, assessore comunale di Reggio Calabria al patrimonio edilizio, ex Udeur. Attraverso il celebre e vergognoso “Concorsone regionale” ha fatto assumere nei ranghi della Regione il proprio figlio Raffaele.
(si veda Corriere della Sera del 7 ottobre 2005 servizio di Gian Antonio Stella)
LISTA UDEUR-PRI-NUOVO PSI
GIUSEPPE PEZZIMENTI, ex consigliere regionale con la Lista “Liberal Sgarbi”, attuale vicesindaco di Gerace in quota Udeur, già sindaco e assessore di Gerace.E’ medico all’Asl n. 9 di Locri, Azienda sanitaria sciolta per infiltrazioni mafiose.
La relazione della Commissione di accesso all’Azienda sanitaria numero 9 di Locri (Prefettura di Reggio Calabria 25 marzo 2006), su Giuseppe Pezzimenti scrive che <
DEMETRIO NACCARI CARLIZZI Assessore regionale uscente ed ex sindaco e vicesindaco di Reggio Calabria. Denunciato dai carabinieri del Ros del colonnello Valerio Giardina, insieme ad altri 370 amministratori e politici della provincia di Reggio Calabria, per i ritardi e le presunte omissioni nell’assegnazione dei beni confiscati ai mafiosi.
(si veda L’Unità del 21 agosto 2008 e Calabria Ora del 22 e 23 agosto 2008)
RETTIFICA DA PARTE DEL SIGNOR DEMETRIO NACCARI CARLIZZI:
"non esiste alcuna denuncia per quanto mi riguarda, ho già provveduto alla querela quando la notizia è apparsa su Calabria ora. L'elenco dei 370 amministratori è l'elenco di tutti gli amministratori dei Comuni dove ci sono beni confiscati. La mia gestione si è invece distinta per aver mandato le diffide di sgombero ai mafiosi e la procura di Reggio me ne ha dato atto "sentendomi come persona informata sui fatti". Vi invito quindi a rettificare la nota altrimenti sarò costretto a querelarvi". Demetrio Naccari Carlizzi
LUCIANO RACCO, eletto consigliere regionale col centrodestra nel 2005 ed ora trasvolato nel centrosinistra. Il suo nome spunta fuori nell’ambito delle intercettazioni sui boss Costa di Siderno. Il boss Tommaso Costa ha fornito per gli inquirenti il proprio sostegno elettorale a Luciano Racco in occasione delle Europee del 2004 che vedevano Racco candidato nella lista “Socialisti Uniti” della circoscrizione meridionale. Tutte le intercettazioni sono depositate nel processo “Lettera Morta” contro il clan Costa ed in quelle per l’uccisione del giovane commerciante di Siderno Gianluca Congiusta. L’appoggio elettorale del clan Costa a Luciano Racco è stato anche confermato in aula, il 10 ottobre del 2008, dal maresciallo Giacomo Mazzoleni della compagnia dei carabinieri di Soverato, che ha ricostruito davanti alla Corte gli interessi "politici" di Tommaso Costa alle europee del 2004.
Agli atti del processo (n. 3594/04 RGIP) è depositata anche una lettera di Tommaso Costa indirizzata ai propri familiari con l’invito a votare Luciano Racco. Nel corso della 18esima udienza del processo sono poi emersi incontri diretti fra Giuseppe Curciarello (accusato di associazione mafiosa e vicino ai Costa) e Luciano Racco. Il maresciallo Mazzoleni ha spiegato come il boss Costa scrisse delle lettere il 14 aprile del 2004 alla cognata Annunziata Docosola residente il Puglia e come la cosca Costa avesse deciso di <
(si veda su questo Gazzetta del Sud del 2 e dell’ 11 ottobre 2008 e verbale 18esima udienza del proc. 3594/04)
SERGIO LAGANA’ , avvocato di Maria Grazia Laganà (vedova Fortugno). Sergio Laganà è stato consulente della Regione Calabria (Decreto del Presidente della Regione 6.7.2005 n° 163; Delibera della Giunta Regionale 27.06.2005 n° 608) per soli 6 mesi (fra giugno e dicembre 2005). Tale consulenza è stata pagata con 27mila euro (poco meno di 24mila euro netti).
Sergio Laganà è figlio di Guido, ex assessore regionale, arrestato due volte e per oltre un ventennio consigliere regionale democristiano legato, insieme al fratello Mario (per anni ed anni dirigente della Usl di Locri e poi parlamentare Dc in sostituzione di Ludovico Ligato nominato presidente delle Ferrovie dello Stato) a Ciriaco De Mita e Riccardo Misasi.
Ma con la Regione Calabria hanno avuto consulenze negli ultimi 5 anni anche altri membri della famiglia Laganà-Fortugno.
Eccoli: Fortugno Fabio (cl. 1979) si è visto conferire l’incarico di autista presso le Strutture Speciali dell’on. Francesco Fortugno, vice Presidente del Consiglio Regionale con decorrenza dal 7.05.2005 (Determinazione 147/2005 n° 382).
Laganà Fabio (cl. 1970), responsabile di struttura con decorrenza dal 1.6.2005 assegnazione alla struttura speciale Segreteria particolare dell’on. Francesco Fortugno in qualità di responsabile di struttura con effetto dal 1.3.2004; assegnato alla struttura speciale Segretario Particolare On. Francesco Fortugno con effetto dal 2.1.2002 (Determinazione del 19.10.2005 n° 558; Determinazione del 2.11.2005 n° 601;
Fortugno Giuseppe (cl. 1982), figlio di Francesco e Maria Grazia. Assegnazione alla mini struttura in qualità di componente a decorrere dal 21.04.2005 al 06.05.2005; assegnazione a Struttura Speciale Segreteria particolare dell’On. Francesco Fortugno in qualità di componente dal 01.04.2004; incarico di collaboratore esperto dell’On. Francesco Fortugno con decorrenza 01.04.2003; (Determinazione del 2.11.2005 n° 602; Delibera Ufficio di Presidenza Consiglio Regionale del 14.04.2004 n° 84; Delibera Ufficio Presidenza Consiglio Regionale del 10.05.2003 n° 115).
Da ricordare, infine, che nell’ottobre 2008 scoppiò il caso di Fabio Laganà, che è anche esponente provinciale e regionale del Pd, nonché fratello dell’on. Maria Grazia e cognato del defunto Franco Fortugno.
Fabio Laganà, dal telefono cellulare della sorella parlamentare, vedova Fortugno, comunicò al sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione (questi poi arrestato e la cui amministrazione è stata sciolta per mafia) la proroga della Commissione d’accesso agli atti ed invitò il sindaco di Gioia Tauro a nominare assessore un certo Nicola. Dal Torrione, sindaco Udc, guidava l’ amministrazione di Gioia Tauro col centrodestra mentre Fabio Laganà, come già detto, è del Pd. (Su questo si veda Gazzetta del Sud del 15 ottobre 2008)
SLEGA LA CALABRIA
GIOVANNI PENSABENE, ex assessore comunale a Reggio Calabria, condannato dalla Corte dei Conti il 9 novembre del 2004 con sentenza depositata il 25 gennaio 2005.
(si veda sentenza Corte dei Conti n. 74/2005)
LISTA AUTONOMIA E DIRITTI (lista ispirata da Loiero)
FRANCESCO CUZZOLA, dirigente medico dell’Asl di Locri dal 1 maggio 1993. Sul suo conto la Commissione di Accesso agli atti dell’Azienda sanitaria numero 9 di Locri (Prefettura di Reggio Calabria 25 marzo 2006), scrive che dalle Informative di polizia risulta che Francesco Cuzzola :
-In data 28.09.1987 veniva condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria per il reato di falso;
- in data 31.07.1988 veniva denunciato dalla stazione carabinieri di Bruzzano Zeffirio (Rc) per tentato omicidio volontario;
- in data 13.04.1994 veniva denunciato dai carabinieri di Reggio Calabria per reati contro la pubblica amministrazione.
Controlli del territorio a cui è stato sottoposto Francesco Cuzzola:
- 25.07.2004 controllato unitamente a SCULLI Francesco: nato a Bruzzano Zeffirio il 08.02.1945, dirigente dell'ufficio tecnico del comune di Bruzzano Zeffirio, segnalato in banca dati forze di polizia per truffa, associazione di tipo mafioso e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (quest'ultimo, agli atti d'ufficio, risulta essere gravato da vicende penali per associazione di tipo mafioso), il 10.08.2002 è stato deferito in stato di libertà dai carabinieri di Bianco alla Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, poiché ritenuto responsabile, unitamente ad altri soggetti, del reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al controllo dell'attività amministrativa del Comune di Bruzzano Zeffirio, abuso in atti d'ufficio, interesse privato in atti d'ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato, interruzione di pubblico servizio e falsità di registri di uso comune. Sculli è coniugato con MORABITO Caterina (Bova Marina, 14.05.1959), figlia di MORABITO Giuseppe (Casalinuovo d'Africo, 15.08.1934) alias "Tiradritto", latitante per oltre 10 anni ed in atto detenuto, ritenuto il "capo carismatico" della cosca mafiosa "MORABITO - PALAMARA - BRUZZANITI" operante nella fascia jonica reggina e con ramificazioni in campo nazionale ed internazionale. Lo stesso Morabito, già colpito da numerosi provvedimenti restrittivi ed inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, veniva tratto in arresto il 18.02.2004 da personale dei Reparti speciali del comando provinciale carabinieri di Reggio Calabria, all'interno di un casolare sito in località Santa Venere, unitamente al genero Pansera Giuseppe (Melito Porto Salvo,20.11.1957). Quest’ultimo indicato quale elemento di "primo piano" del citato sodalizio criminale, nell’ambito del quale, così come riportato nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere relativa all'operazione "Armonia", avrebbe rivestito, tra l'altro, il ruolo di organizzatore e promotore della complessa ed efficiente rete di copertura ed appoggi che ha favorito per oltre 10 anni la latitanza del MORABITO Giuseppe, nonché contiguo alla cosca mafiosa "IAMONTE", attiva nella fascia jonica reggina ed in campo nazionale.
(si veda Relazione conclusiva in ordine agli accertamenti effettuati presso l’Asl nr.9 di Locri dal prefetto Paola Basitone, dal magg. GdiF. Luciano Tripodero e dal Dr. Michele Scognamiglio. Si veda anche il settimanale L’Epresso del 23 novembre 2009)
ALESSANDRO FIGLIOMENI, ex Pdl, trasvolato ora nel centrosinistra. Ex sindaco di Siderno, finito al centro di una bufera mediatica per la mancata costituzione di parte civile della sua amministrazione nel processo “Lettera Morta” riguardante l’omicidio di Gianluca Congiusta (assassinato il 24 maggio del 2005) ed il clan Costa di Siderno.
Gli avvocati Antonia Vizzari, Vincenzo Luly e Antonio Ricupero, interpellati dal sindaco Figliomeni, hanno scritto che <
Peccato però, per Alessandro Figliomeni la sua amministrazione ed il suo staff di legali, che l’ordinanza del Gip di Reggio Calabria con cui è stato disposto il rinvio a giudizio degli imputati del delitto Congiusta reciti: <<….per avere fatto parte di una associazione di tipo mafioso denominata “ndrangheta” articolata in una organizzazione criminale a base familiare facente capo alla c.d. ndrina “Costa” ed operante nella città di Siderno e finalizzata, mediante la forza intimidatrice del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e omertà della cittadinanza, al controllo mafioso della zona di Siderno>>.
QUESTO DOSSIER (documentato in tutte le sue fonti e probabilmente non esaustivo) E’ IL FRUTTO DI 2 SETTIMANE DI LAVORO DA PARTE DI 7 PERSONE (RICERCATORI UNIVERSITARI, STUDENTI e LIBERI PROFESSIONISTI)
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RispondiEliminaMi sono accorto poco fa che tra la stesura del testo e la sua pubblicazione sono andati persi i passaggi( frasi intercettate e di varia natura) cercherò quanto prima di risolvere il problema.
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