Una protesta che sta commuovendo un’intera nazione. E' lo sciopero della fame da parte di Salvatore Usala, Giorgio Pinna e Mauro Serra, i tre sardi malati di Sla che dallo scorso 4 novembre hanno deciso di protestare contro le carenze dell’assistenza domiciliare alle persone colpite da questa tremenda malattia. A loro si sono aggiunte col passare dei giorni almeno altre 150 persone in tutta Italia, che hanno deciso di appoggiare prima di tutto una battaglia di civiltà: il diritto delle persone affette dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica di vivere una vita dignitosa. “Si è parlato tanto di Eluana Englaro che era da anni in uno stato vegetativo - ha detto Salvatore Usala, lanciando l’ennesimo appello al Governo - ma non si trova il modo di fare qualcosa per noi malati di Sla, che possiamo ancora comunicare e che soffriamo, sorridiamo e abbiamo sentimenti”. Alla protesta ha deciso di partecipare anche la deputata dei Radicali italiani Maria Antonietta Farina, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni: “La legge che stabilisce i livelli essenziali di assistenza è ferma da un anno e mezzo nella conferenza Stato-Regione. In questo modo l'assistenza garantita ai malati di Sla è da terzo mondo. Soltanto le famiglie che hanno una certa disponibilità economica hanno la possibilità di seguire al meglio i malati, per gli altri l'indifferenza dello Stato e del Governo in pratica accorcia loro la vita”. L’assessore regionale alla Sanità, Antonello Liori, ha assicurato pieno sostegno alle persone colpite dalla Sla e ha promesso che entro l’anno ci sarà la creazione di un apposito registro regionale. Passi avanti, che però ancora non bastano per soddisfare coloro che sono affetti da questa malattia. Anche perché c’è un’altra questione alla quale alcuni di loro tengono molto: il testamento biologico. “Io voglio vivere, non voglio morire – ha ribadito sempre Salvatore - ma rivendico il diritto di poter scegliere di staccare la spina quando vivere sarà solo sofferenza. Lo ritengo un diritto in un Paese civile”. L’importante è chi di dovere si impegni per non fornire le solite risposte formali, che darebbero solo l’idea di un sostanziale menefreghismo verso un problema che riguarda centinaia di persone e le loro famiglie. Loro rivendicano solo il diritto a una vita dignitosa, lo Stato ha il dovere di assicurargliela.
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