Calabria,
Paola (provincia di Cosenza)
Molti storici regionali hanno cercato di accertare l’esistenza di Paola nell’epoca classica greco-romana, identificandola con Patycos, città fondata dagli Enotri.
Alcuni scrissero che la città vantava addirittura per suo fondatore il Re Enotrio, cinque secoli avanti le guerre troiane, ma questo argomento molto discusso serve solo ad introdurci verso il luogo più suggestivo e importante della città.
Il Santuario di San Francesco.
Francesco d’Alessio, questo il suo nome, nacque a Paola il 27 marzo del 1416, e divenne astro di prima grandezza nella società cristiana del secolo XV.
Diverse testimonianze affermano che alla sua nascita fiamme prodigiose ed arcane melodie avvolsero la sua casa…
Questo è il primo di una serie di eventi misteriosi e miracolosi che hanno accompagnato la vita del Santo.
Paola (provincia di Cosenza)
Molti storici regionali hanno cercato di accertare l’esistenza di Paola nell’epoca classica greco-romana, identificandola con Patycos, città fondata dagli Enotri.
Alcuni scrissero che la città vantava addirittura per suo fondatore il Re Enotrio, cinque secoli avanti le guerre troiane, ma questo argomento molto discusso serve solo ad introdurci verso il luogo più suggestivo e importante della città.
Il Santuario di San Francesco.
Francesco d’Alessio, questo il suo nome, nacque a Paola il 27 marzo del 1416, e divenne astro di prima grandezza nella società cristiana del secolo XV.
Diverse testimonianze affermano che alla sua nascita fiamme prodigiose ed arcane melodie avvolsero la sua casa…
Questo è il primo di una serie di eventi misteriosi e miracolosi che hanno accompagnato la vita del Santo.
Ma cosa può indicare questo evento? Dove possiamo ritrovare qualcosa di simile?
Cercheremo di approfondire dopo questo aspetto molto interessante..
Francesco ad appena 12 anni fu condotto nel convento di San Marco Argentano, non molto distante da Paola, dove resto per un anno e incominciò a dare non pochi segni di quel potere prodigioso, che in seguito lo rese famoso ovunque.
E si fa cenno al dono della bilocazione.
Ritornato a Paola, intraprese un pellegrinaggio ad Assisi con i genitori, toccando anche Montecassino, Loreto, Monteluco e Roma.
Ritornato in Calabria, all’età di 14 anni egli si ritirò a vita eremitica in un podere paterno, e quel luogo fu ed è chiamato tradizionalmente “deserto”.
Il suo metodo di vita fu del tutto simile a quello degli antichi anacoreti greci, che nel Medioevo avevano reso celebre la zona del Mercuriom, non molto distante da Paola.
Preghiera, digiuno, mortificazione corporale, lavoro manuale, contemplazione caratterizzarono quel periodo della sua vita che va dal 1430 al 1435. In questo anno incominciarono ad affluire al suo eremo i primi discepoli che, da tre arrivarono a 12.
Si formò così la prima comunità, che prese il nome di Eremiti di Fra Francesco di Paola.
Insieme costruirono la chiesetta non senza l’intervento di fatti prodigiosi.
Con l’afflusso di altri discepoli, i locali si dimostrarono insufficienti e S. Francesco si vide costretto a costruirne altri più idonei. In questa costruzione i miracoli si susseguirono con ritmo accelerato: tutta la zona retrostante la chiesa è conosciuta come la zone dei miracoli, la quale comprende la Fornace, in cui il Santo entrò due volte per ripararla, mentre bruciava a pieno ritmo e ne usci illeso; e una fonte d’acqua fatta sgorgare da una roccia con il tocco del suo bastone per uso degli operai, i Sassi pendoli, staccatisi dalla montagna e fermati dal Santo durante la loro fuga precipitosa, che sono ancora lì fuori dalla zona dei miracoli, nella loro posizione eccentrica.
Altri fatti prodigiosi accompagnarono il Santo nella fondazione degli altri Conventi, contemporaneamente egli esercitava il suo potere taumaturgico a favore degli ammalati e dei bisognosi, che continuamente facevano appello alla sua carità.. Vengono ricordate le guarigioni miracolose di paralitici, di lebbrosi, di ciechi, di indemoniati, nonché la risurrezione di alcuni morti, tra cui quella di suo nipote.
Ma l’opera di Francesco non resto circoscritta alla fondazione del suo Ordine e ai favori concessi a piene mani ad ogni sorta di persona, ma si estese anche nel campo sociale, prendendo apertamente la difesa della giustizia e della carità contro i soprusi e le angherie dei signori del suo tempo tra cui lo stesso Re di Napoli Ferrante d’Aragona.
Intanto la fama di Francesco varcò i confini della Calabria, fu invitato a fondare un Convento in Sicilia. Il viaggio fu caratterizzato dal suo passaggio dello Stretto di Messina sopra un logoro mantello, dato il rifiuto del barcaiolo a trasportarlo gratuitamente.
Al ritorno dalla Sicilia fu visitato dal Legato papale Girolamo Adorno, che fu inviato per informarsi sulla fama della sua santità e dei suoi prodigi, che aveva raggiunto anche Roma.
Mentre il Santo attendeva al consolidamento dell’Ordine, la fama dei suoi miracoli raggiunse la Francia, dove il Re Luigi XI, afflitto da grave malattia incurabile, espiava i crimini della sua vita. Lo invitò alla sua Corte, nella speranza di ottenere da lui quel che invano aveva chiesto a medici famosi. Ma il Santo non si mosse e non si piegò nemmeno alle preghiere del Re Ferrante d’Aragona, sollecitato da Luigi XI.
Questi allora si rivolse al Papa Sisto IV, il quale gli ingiunse, per il bene della Chiesa, di accondiscendere al desiderio del Sovrano, recandosi al suo capezzale. Il Santo allora piegò la testa e si mise in viaggio per la Francia.
L’arrivo a Napoli avvenne in una festa di popolo, quale non aveva conosciuto nessun sovrano. Qui spezzò una delle monete d’oro offerte dal Re, da cui ne sprizzò sangue.
A Roma ebbe calorosa accoglienza da Sisto IV, che lo voleva inisgnire dell’Ordine sacerdotale; ma egli ricusò per umiltà e si contentò di chiedere la facoltà di benedire le corone e gli oggetti di devozione. Il Papa gli affidò la trattazione di alcuni delicati incarichi presso il Re di Francia, che ebbero buon esito, come risulta dalle lettere intercorse tra i due durante la permanenza di San Francesco in Francia.
Appena egli arrivo sul suolo francese, liberò le città di Bormes e Fréjus da una terribile pestilenza. Quest’ultima città, memore del beneficio ricevuto, fondò un convento per i suoi frati e inifine lo acclamò suo Celeste Patrono e Protettore.
Luigi XI gli fece la più lieta accoglienza, lo alloggiò nel suo castello di Plessis-du-Parc e lo ricolmò di favori, assecondando la propagazione del suo ordine in Francia, Germania e Spagna.
Egli lo consultava frequentemente ma non ottenne la sospirata guarigione, in compenso ottenne la grazia di una buona morte e la possibilità di riparare alcuni dei suoi crimini, nonché le questioni pendenti con la Chiesa di Roma.
Dopo la morte di Luigi XI, Francesco chiese di ritornare in Calabria; ma la Reggente Anna di Beaujeu prima e Carlo VIII poi vi si opposero recisamente. Questi accordarono al Santo la stessa benevolenza di Luigi XI e ottennero da Innocenzo VIII una nuova conferma dell’Ordine, col breve "Pastoris officium"del 23 marzo 1486.
Durante la sua permanenza in Francia, egli perfezionò le Regole del suo Istituto, che prese il nome di Ordine dei Minimi, ed ebbero l’approvazione del Papa Alessandro VI, e così fondo anche il secondo ed il terzo Ordine.
San Francesco è una delle figure più rappresentative e più popolari della Chiesa. Umile e penitente uomo di fede e di intensa vita interiore fu amato dal popolo, riverito dai potenti, malgrado la libertà, con cui riprendeva i loro vizi e stigmatizzava le loro prepotenze.
La sua spiritualità si avvicina a quella di San Francesco d’Assisi, per molti versi, ma se ne distacca per lo spirito di mortificazione corporale, che fu ritenuto eccessivo, anche se tale non fu, come egli stesso dimostrò all’inviato papale Girolamo Adorno.
La forte personalità del Santo s’impose all’attenzione dei contemporanei e all’ammirazione dei posteri.
Carico di meriti, morì il venerdì 2 aprile 1507 a Tours in Francia, ed ebbe la venerazione del popolo.
Il processo di beatificazione fu iniziato subito dopo la sua morte. Fu Leone X, che portò avanti il processo e il 1 maggio del 1519 fu canonizzato.
Francesco I, per quella occasione regalò 70.000 scudi d’oro e i preziosi arazzi destinati ad addobbare la Basilica di S. Pietro. Fece anche coniare una medaglia, ricordo che portava su un verso la sua effige e su l’altro quella del Taumaturgo di Paola con questa iscrizione:
“Al propagatore della stirpe reale”
In seguito a ciò, il suo culto popolare si affermò dappertutto: numerose città innalzarono chiese in suo onore; non poche lo proclamarono Patrono Celeste in Italia, In Francia e in Spagna; la Sicilia, la Calabria e il Regno di Napoli lo proclamarono loro Particolare Protettore; Pio XII lo dichiarò Patrono della Gente di mare della Nazione Italiana e Giovanni XXIII lo insigni come speciale Patrono della Calabria.
Ma dopo questo breve e sintetico viaggio sulla vita del Santo che qui non possiamo raccontare nei minimi particolari, cercheremo di analizzare l’uomo, le sue gesta, sotto altri punti di vista riprendendo episodi e avvenimenti analoghi avvenuti ad altri uomini in epoche passate.
Partiamo con un preambolo però.
Dalla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, la storia dell’Uomo è quella di una creatura separata dal suo Creatore, all’eterna ricerca di un nuovo contatto con la propria essenza divina.
La Bibbia è il racconto di questo esilio dell’uomo sulla Terra, ma anche dell’incontro, o degli incontri, dell’umano con la divinità.
La voce di Dio che parla ad Adamo ed Eva, l’incontro di Mosè sul Monte Sinai, e tutte le altre apparizioni “angeliche” di cui le pagine bibliche sono disseminate, dimostrano che il legame con le stelle non è completamente perduto. Ma di che natura sono esattamente questi incontri e quali verità nascondono? È davvero quella canonica l’unica interpretazione delle parole bibliche?))
Analizzando la versione ebraica dell’antico testamento, una prima lettura getta l’ombra del dubbio già su una delle prime affermazioni: "Dio creò l’uomo a sua immagine". Il testo ebraico usa il plurale, Elohim, che starebbe per "a Loro immagine".
Ma chi sono questi loro?
Ma adesso soffermiamoci sul primo evento “divino” che coinvolse Francesco.
Quando nacque fiamme ardenti ed arcane melodie avvolsero la sua casa…ma questa non bruciò…
Molti furono testimoni di questo evento insolito, prodigioso..con elemento il fuoco.
Ma dove viene usato il fuoco per convincere l’osservatore che si trova dinanzi ad un messaggio divino?
L’esempio più famoso è quello del roveto ardente.
Accadde quando Yahweh aveva scelto Mosè, un ebreo cresciuto alla corte egizia, per condurre gli Israeliti fuori dalla schiavitù d’Egitto. Mosè, stava pascolando il gregge del suocero, il sacerdote di Madian "e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Elohim, l’Oreb".
L’ angelo di Yahweh gli apparve
In una fiamma di fuoco
In mezzo ad un roveto.
Egli guardò ed ecco:
il roveto ardeva nel fuoco,
ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò:
“Voglio avvicinarmi
A vedere questo meraviglioso spettacolo:
perche il roveto non brucia?”
Yahweh vide che
Si era avvicinato per vedere
E Elohim lo chiamò dal roveto
E disse "Mosè, Mosè!".
Rispose: "Eccomi!".
Siamo di fronte a quale evento?
Una notte un seguace di Francesco non riuscendo a prendere sonno, decise di fare una passeggiata, quando arrivò verso valle, assistette ad un evento straordinario. Vide in lontananza delle fiamme e una luce fortissima quasi abbagliante, ma nulla bruciava intorno, rimase lì ad osservare e vide un uomo che riconobbe, era Francesco. Ma nulla disse e chiese all’Eremita il giorno successivo.
"E l’aspetto della gloria dell’Eterno era agli occhi dei figlioli di Israele come un fuoco divorante sulla cima del monte". (esodo)
Il cielo si carica di elettricità statica, innescando sovente fenomeni conosciuti sin dai tempi antichi come fuochi di sant’Elmo. Si tratta di una scintilla continua e luminosa, detta anche scarica incandescente. Si verifica quando elettricità ad alto voltaggio si scarica in un gas, nel momento in cui cielo e terra, a causa di un violento temporale, diventano elettricamente carichi. L’alto voltaggio separa le molecole dell’aria e il gas elettrizzandosi s’illumina; un fenomeno che richiede una grande quantità di energia (oltre 30.000 volt). Oggetti appuntiti come alberi delle navi o le fusoliere degli aerei possono ridurre a circa 1000 volt questo altissimo voltaggio.
I fuochi di sant’Elmo sono plasma luminoso. Il plasma può trasferire correnti elettriche, generare campi magnetici, ed è una delle forme più comuni sotto le quali si presenta la materia cosmica. Un gas, compreso quello atmosferico, cioè l’aria, è composto da molecole. Queste sono fatte da atomi che, a loro volta, sono costituiti da elettroni e agglomerati di particelle protoniche. Quando ad un gas si applica un forte voltaggio si induce un’azione repulsiva fra elettroni e protoni, trasformandolo in una miscela luminosa di particelle separate. Il colore del plasma che ne deriva dipende dal tipo di gas coinvolto nel processo, ma di norma, nell’atmosfera terrestre, è un gas blu violetto.
Al contrario dei globi di fuoco, che possono muoversi, i fuochi di sant’Elmo restano attaccati agli oggetti sui quali si concretizzano, in compenso possono suddividersi, crepitare come un fuoco, anche se si tratta di una fiamma che non brucia né si consuma. Non esistono luoghi privilegiati per il loro manifestarsi. I fuochi di sant’Elmo possono materializzarsi in cima un monte come al centro di un arbusto, come forse accadde a Mosè con il misterioso roveto ardente e a San Francesco.
Gli oggetti appuntiti, come gli alberi delle navi o le punte dei campanili delle chiese, favoriscono il fenomeno in modo particolare. Sono tanti i marinai che, al pari di Mosè e il frate calabrese sono rimasti coinvolti da questi eventi, ed è proprio da questa tradizione, che il fenomeno è stato chiamato fuoco di sant’Elmo, essendo questo santo il riconosciuto patrono dei marinai (vissuto attorno al 300 d.C.) Anche San Francesco fu riconosciuto Celeste Patrono e Protettore della gente di mare della Nazione Italiana. Ricordando l’attraversamento dello stretto di Messina sopra il suo mantello.
Gli antichi testi riportano descrizioni di visioni, incontri reali divini e sogni profetici che non mancarono neanche durante la vita di San Francesco.
Prendiamo ad esempio il Libro di Adamo ed Eva che come altri libri pseudo epigrafici, che venne scritto negli ultimi secoli che precedettero l’era cristiana., ricco di informazioni relative a sogni profetici e visioni.
Nel caso dei sogni profetici, questi sono stati realmente considerati come indiscusso canale di comunicazione fra divinità ed esseri umani.
Più volte San Francesco fu visto in estasi sollevato da terra, e avvolto da luce…Ebbe rivelazioni su eventi futuri, e acquisì sempre maggiore devozione dai suoi interlocutori.
Francesco era in Vaticano dove ebbe calorosa accoglienza da Sisto IV. L’Eremita domandò umilmente l’approvazione del voto di astinenza quaresimale per sé e per i suoi eremiti, e il Papa annui perché Francesco e i suoi praticassero quella austerità, demandando agli specialisti lo studio e l’opportunità del voto perpetuo, allora Francesco indicando con gesto sicuro il cardinale Giuliano della Rovera, presente all’udienza disse:
"Padre Santo, ecco chi mi concederà ciò che ora la Santità Vostra crede di dovermi negare."
Più tardi, infatti, colui, divenuto Papa Giulio II, sancì il IV voto di quaresima perpetuo dei Minimi.
In quei giorni si trovava a Roma Lorenzo dei Medici con il figlio di sette anni, Giovanni, e presentandolo a Francesco disse:
"Giovannino, bacia la mano al Santo", e Francesco gli disse:
"Si, io sarò Santo quando voi sarete Papa".
In quei giorni si trovava a Roma Lorenzo dei Medici con il figlio di sette anni, Giovanni, e presentandolo a Francesco disse:
"Giovannino, bacia la mano al Santo", e Francesco gli disse:
"Si, io sarò Santo quando voi sarete Papa".
Predizione che si avverò puntualmente quando Giovanni dei Medici divenuto Papa con il nome di Leone X canonizzò Francesco, il primo maggio 1519.
La navigazione non era facile e sicura a quei tempi; parecchi pericoli turbarono la rotta e richiesero l’intervento del Santo per scongiurarli.
La navigazione non era facile e sicura a quei tempi; parecchi pericoli turbarono la rotta e richiesero l’intervento del Santo per scongiurarli.
Un commerciante della Provenza, che conduceva il buon padre con il messo del re, narrava, così come faceva lo stesso messo, che l’Uomo di Dio, al suo arrivo, entrò in chiesa a pregare; e vi rimase così a lungo, che il messo, mandò alcuni che lo chiamassero, questi, però, non riuscirono a trovarlo, avvertito di ciò, il messo si recò in chiesa, e tutti credevano che ve lo avrebbe trovato, ma, poiché non lo videro, ne restarono stupiti, e cominciarono a sparlare e a lamentarsi, pensando che si fosse dato alla fuga; e diceva che il re avrebbe fatti tutti uccidere.
Finalmente un religioso del suo Ordine, andato con lui in Francia, cercò di tranquillizzarli, poco dopo, il buon padre fu finalmente trovato davanti all’altare maggiore, dove lo avevano cercato tante volte. Di fronte a quale evento ci troviamo? “Abduction”?
Luigi ebbe maggiore conferma della autentica santità di Francesco, quando fu chiamato dalla figlia primogenita Anna a godersi uno spettacolo paradisiaco. Per evitare il frastuono della corte, Francesco si ritirava di frequente nel folto del parco reale, dove aveva scovato un piccolo antro nascosto da un roveto, che gli richiamava tanto alla mente la grotta di Paola.
Passò a caso da quel luogo Anna, durante la sua passeggiata vespertina, e vide Francesco in estasi avvolto in un raggiante fulgore. Come la principessa Anna, lo vide anche il re suo padre, il quale, dopo quella prima volta, tornò spesso a guardarlo per edificarsi.
In uno di quegli incontri il Santo gli svelò apertamente la volontà di Dio.
Gli disse che non poteva ottenere la sospirata guarigione e doveva mettere in ordine i suoi affari, cedere ciò che spettava al re d’Aragona e gli riferì che a breve il suo regno sarebbe stato punito con il flagello dell’eresia.
Francesco predisse la distruzione della Bretagna molto tempo prima di tale evento e cercò di fronteggiarla con tutto il suo potere. A tale scopo interpose i suoi buoni uffici per concludere il matrimonio del duca di Bretagna, inviando due religiosi con missive al re e al duca. Francesco esclamò:
"Il re prenderà in moglie la figlia del duca di Bretagna".
E questo si verificò.
Predisse la battaglia di Sant’Albino del 1488. Il giovane Carlo VIII prima dell’impresa si volle confidare con lui circa l’esito
Similmente, nel conflitto di Fornay il Frate rimase chiuso nella cella, senza prendere alcun cibo, sentiva dentro di sé, ispirato da Dio, che il Re era assediato dai suoi nemici.
Nelle ricorrenze solenni della Chiesa si chiudeva nella sua cella senza parlare con nessuno, per sette o otto giorni consecutivi.
Spesso, durante la notte, i religiosi sentivano un rumore e che gravi battiture gli venivano date da parte del diavolo mentre era nella sua cella: i frati udivano un rumore come di carri che correvano e uomini che trascinavano come delle grosse catene di ferro. Spesso trovavano l’Uomo di Dio ferito; in molti credevano che i demoni spesso lo bastonassero, come manifestarono attraverso la voce alcuni indemoniati. Coloro che udivano quei rumori, non avevano più il coraggio di stare accanto alla cella dell’Uomo di Dio.
La regina di Bourbon, che nutriva grande devozione verso Francesco, si lamentava con lui di non poter avere figli e il Padre, allora, le rispose di non preoccuparsi e che prima della sua partenza dalla Francia ciò sarebbe accaduto.
Nacque infatti Carlo, futuro conte di Clérmont, e in seguito, diede alla luce una graziosa bambina, chiamata Susanna, che divenne la duchessa di Montpensier.
Riconoscente, la regina, fece fondare nell’anno 1490 il Convento di Gien, sulla riva destra della Loira, dando pure il necessario al sostentamento dei religiosi.
Una volta trovarono il Padre calabrese nella chiesa di Plessis, presso Tours, levato in alto cinque o sei cubiti…
Questo e molto altro si potrebbe narrare…
Per quanto riguarda invece le visioni degli antichi testi vorrei riportare ciò che Adamo udì e vide dopo che lui ed Eva furono cacciati dal paradiso.
Giunse da me l’arcangelo Michele,
emissario di Dio.
Vidi un carro come il vento,
le sue ruote sembravano fiamme.
Venni condotto in alto fino
Al Paradiso dei Giusti
Vidi il Signore seduto,
ma il suo volto era di fuoco
non si riusciva a sostenere la vista.
Ma anche Ezechiele, ad esempio alla fine del VII secolo a.C. vide un carro divino..
Ecco allora una possibile risposta a questi eventi:
Essi rispecchiano una certa familiarità con riferimenti ben precisi, quali ad esempio la presenza di veicoli aerei nei testi mesopotamici ed egizi. E a proposito di visioni o di avvistamenti di quelli che noi oggi chiamiamo UFO, esistono prove tangibili, concrete, di tali avvistamenti anche prima del Diluvio: prove pittoriche di innegabile autenticità.
Molti eventi simili a quello citato sopra sono narrati nei vari testi antichi.
Parliamo di arte rupestre, ai disegni ritrovati nelle grotte abitate dall’uomo di cro-magnon. Queste grotte sono state trovate nella Francia sudoccidentale e a nord della Spagna.
Ma adesso addentriamoci nella chiesa, costruita dal Santo. Essa si presenta in due parti distinte: la prima costituita dal Coro quadrato, di metri 5,50 di lato e dal presbiterio, quadrato, di metri 6,10 per 6,10.
La seconda parte è formata dalla navata rettangolare, in posizione sensibilmente asimmetrica. Complessivamente tutta la chiesa è lunga 33 metri e larga, nella parte centrale 8,60. E’ affiancata da cinque archi, dei quali 4 sono gotici e uno romanico.
Ma adesso soffermiamoci sui numeri.
Adesso, sommando alcune delle misure utilizzate per la costruzione, per essere preciso quella del coro quadrato di 5,50 metri, del presbiterio di 6,10 metri e la larghezza della chiesa nella parte centrale di 8,60 metri, ottengo 20,20 come risultato, che può sembrare un numero senza senso, ma se moltiplicato con il numero 33, la lunghezza della chiesa, ottengo il numero 666, il numero dell’Apocalisse di Giovanni.
Il numero 33 poi indica tra l’altro, anche il più alto grado della massoneria.
Ma se abbiamo trovato il 666, possiamo ottenere il 144?
Questo numero è presente nella Costruzione Sacra e si ottiene anche sommando le misure delle celle costruite dal Santo, inclusa l’Antro della Penitenza la prima è rettangolare e misura 5,30 per 2,20 metri, mentre l’Antro, pure rettangolare, è 5,30 per 1,60 … sommando queste misure, si ottiene un numero che si riferisce al 144, esso è 14,4.
Questo numero al pari del 666 è presente nell’Apocalisse di Giovanni.
Ma eccoci alla zona dei miracoli dalla quale si accede dal prospetto principale. Da qui ci ritroviamo di fronte La Fornace, in cui il Santo fece cuocere il materiale per la fabbrica della Chiesa e del Convento.
Sulla Fornace è stata innalzata una piccola cupola di protezione.
Il Santo Taumaturgo vi entrò una volta per ripararla, mentre andava a pieno ritmo; un’altra volta ne richiamò a vita il suo diletto agnellino "Martinello", che gli operai avevano divorato gettandone le ossa tra le fiamme.
Dopo l’ultimo arco, in un piccolo incavo del muro c’è il bossolo di una bomba, caduta nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, nel greto del fiume e rimastavi miracolosamente inesplosa.
Poco più avanti c’è la Fonte la cui breve iscrizione, ricorda che fu fatta scaturire miracolosamente dal Santo per uso degli operai e della fabbrica.
Quest’acqua, che viene attinta con dei mestoli e portata a casa dei devoti, mantiene sempre lo stesso livello. La storia narra che i Francesi la fecero prosciugare nel 1806 per accertare la verità e constatarono che nella stessa giornata essa era al livello ordinario.
Tra l’altro secondo le analisi effettuate in questi anni, quest’acqua risulta tra le più pure in Europa.
Proseguendo per lo stretto viottolo, si raggiunge il ponte del diavolo che sarebbe stato fatto costruire dal demonio per ordine di San Francesco. In compenso il diavolo chiese l’anima del primo viandante, che lo avrebbe attraversato. Il frate vi fece passare una cane.
Il diavolo, irritato per la beffa, tiro un calcio al parapetto di sinistra ( il buco che si nota verso il centro del ponte), poggiando la mano sulla parete opposta e lasciandovi l’impronta.
Si può notare il particolare mutamento che ha subito la roccia, il colore scuro e la sua diversità rispetto alla pietra circostante mi fa pensare che abbia subito un violento processo di surriscaldamento fino a fonderla in quel punto e raffreddatasi successivamente rimanendo così come oggi la vediamo. Ma appena mi sarà possibile preleverò un piccolo campione per trovare qualcuno che sia disposto ad analizzarla.
Ma proseguiamo nel nostro cammino poiché dal Ponte del Diavolo, si scende alla Grotta della Penitenza.
Una piccola iscrizione, ricorda che:
In questo antro si rifugiò Francesco appena quattordicenne e per cinque anni visse nella penitenza e nella preghiera
Questo antro, che fu testimone delle più aspre mortificazioni e ardenti preghiere, e qui il frate vide per due volte l’Arcangelo S. Michele e la venuta dei primi tre seguaci del Santo.
Questa zona dei Miracoli è chiamata curiosamente sin da allora “Deserto”.
Quale potrebbe essere il motivo escludendo l’origine ambientale? Poiché come si vede dalle immagini è ricca di vegetazione. Potrebbe esserci un elemento, un richiamo al deserto del Sinai dove Mosè peregrinò e compì dei miracoli simili a quelli del frate?
Ad esempio Mosè fece sgorgare con il suo bastone acqua dalla roccia per dissetare gli uomini..
La Fornace che serviva per produrre materiale per il Convento e la chiesa è affascinante, poiché da qui non necessariamente si doveva produrre materiale per la costruzione..
Ma prima di addentrarci in possibili spiegazioni facciamo un salto indietro nel tempo.
Nel IV secolo d.C. un ordine di monaci cristiani aveva fondato la missione del monastero di Santa Caterina sulla cima di un monte nella parte sud del Sinai, chiamando il posto Gebel Musa (monte di Mosè). Ma era chiaro a tutti trattarsi di un appellativo quanto mai improprio, dal momento che l’ubicazione del sito non rispondeva in nulla ai riferimenti geografici riportati dalla Bibbia. Nel libro dell’Esodo si descrive il percorso che attorno al 1300 a.C., Mosè e gli Ebrei avevano intrapreso per allontanarsi dall’Egitto, quando, lasciata la regione di Goshen, avevano attraversato il Mar Rosso per inoltrarsi nella terra di Madian ( a nord dell’attuale giordania).
Seguendo questa linea di penetrazione attraverso i luoghi selvaggi di Sur e Paran, la sacra montagna di Mosè, con i suoi 800 m di altezza, si stacca inconfondibile dal vasto plateau montano della piana sabbiosa di Paran. Il luogo e oggi conosciuto come Serabit el Khadim (la prominenza del Khadim) ed era proprio su per questa altura che Pietre e la sua spedizione ai primi del 900 si erano inoltrati.
Avevano così raggiunto la vetta senza particolari aspettative ed invece, una volta arrivati avevano fatto una scoperta monumentale. Dinanzi i loro occhi trovarono un antico tempio egizio, con iscrizioni nitide che lo datavano in modo inequivocabile alla IV dinastia, quella del faraone Snefru, che aveva regnato attorno al 2600.
La cosa particolare che in questo tempio monumentale, dedicato alla dea Hathor, quindi luogo di culto e preghiera, trovarono un crogiolo da metallurgia e una consistente quantità di polvere bianca, nascosta sotto alcune lastre di pietra. Questa misteriosa sostanza si chiama MFKZT, (forse si pronuncia mufkutz ) sostanza preziosa per gli egizi che compare ovunque nei loro testi.
Questa sostanza è polvere d’oro, e ingerendola (sotto forma di pani e focacce o diluita con l’acqua), a questa polvere si ascriveva il dono di essere “dispensatrice di vita”.
Infatti in quell’epoca veniva consumata in gran quantità dai sovrani, non per avere la vita eterna ma sicuramente per prolungarla, che consentiva di portarla come oltre la media (caso curioso, San Francesco visse 91 anni) e secondo, era il mezzo che consentiva la loro preservazione dopo la morte.
In questo luogo come forse anche nel santuario di San Francesco, la fornace produceva del materiale, attraverso il procedimento alchemico con gli “artigiani” che con lui operavano in quel tempo.
Anche qui sarebbe interessante poter accedere all’interno della Fornace, per prelevare dei campioni.
Tornando per un attimo sul tempio di Serabit e rileggendo le parole dell’Esodo queste assumono un altro senso, se viene riletto in quest’ottica:
"Or il monte Sinai era tutto fumante, perché l’Eterno vi era disceso in mezzo al fuoco, e il fumo ne saliva come il fumo di una fornace e tutto il mondo tremava forte".
Tra l’altro San Francesco entrò una volta nella Fornace per ripararla, quindi era uomo dotato anche di conoscenza e metodi di costruzione, infatti egli costruì assieme agli artigiani ed operai la chiesa come riportano i vari testi.
Dalla Fornace fece ritornare in vita un agnellino.
Questa potrebbe essere una metafora per testimoniare il ruolo di rinascita e trasformazione che avveniva attraverso la lavorazione del materiale dentro la Fornace?
Da un mucchietto di ossa ritorna in vita l’animale.
Come l’Araba Fenice risorge dalle sue ceneri.
Anche per quanto riguarda l’acqua fatta sgorgare dalla roccia c’è l’analogia con ciò che fece Mose’ nel deserto, con un bastone compirono lo stesso miracolo. E questa fonte possiamo associarla a quello che nei romanzi cavallereschi medievali era l’acqua che scaturiva dalla fonte dell’eterna giovinezza, considerato anche l’affermata qualità e l’eventuale associazione con ciò che veniva lavorato nella Fornace. “Con l ‘acqua si consumava il materiale prodotto nella Fornace”.
Lungo tutta l’emergente tradizione religiosa giudaico-cristiana, il pane ha sempre conservato un’importanza particolare, dalla storia di Melchisedec (arcangelo Michele) alla preghiera a tutti nota del Padre Nostro, con le parole "dacci oggi il nostro pane quotidiano". A proposito del Padre Nostro c’è da osservare che, per quanto venga riportata nel Nuovo Testamento, la preghiera originale è alquanto più antica e risale ad un’orazione egizia rivolta al dio Sole che inizia così: "Amen, amen, tu che sei nei cieli". La tradizione cristiana pone “amen” alla fine della preghiera, un’usanza che ricorre anche in altri inni religiosi e a cui san Francesco era molto legato.
Adesso passiamo ad un altro elemento, l’obelisco che si trova nel piazzale distante l’ingresso del santuario. Questo fu eretto nel 1950 in ricordo dell’anno giubilare, ma qui mi pongo la prima domanda perché un obelisco?
L’obelisco è un simbolo egiziano, come mai questo e non un altro simbolo, magari legato alla religione cristiana? Chi volle che fu eretto? Questa è una domanda a cui non ho trovato ancora risposta, ma passiamo ad analizzare l’altezza di questo monumento.
È alto 22 metri e come l’obelisco in piazza S.Pietro. ha sulla parte alta una croce, con la base posizionata sul piccolo pyramidion. Ma soffermiamoci sull’altezza, sul numero 22 e vediamo quali significati e proprietà possiede.
Il numero 22 è il quarto numero pentagonale che rappresenta un pentagono, che si rifà al pentacolo, uno dei simboli esoterici pitagorici. È costituito da un pentagramma inscritto in un cerchio; quest'ultimo rappresenta, nella maggior parte delle interpretazioni l'infinitezza dell'esistente, le punte della stella invece rappresenterebbero i cinque elementi su cui si basano le leggi dell'universo.
Il pentacolo è una rappresentazione del microcosmo e del macrocosmo, combina cioè in un unico segno tutta la mistica della creazione, ovvero tutto l'insieme di processi su cui si basa il cosmo. Le cinque punte del pentagramma interno simboleggiano i cinque elementi metafisici dell'acqua, dell'aria, del fuoco, della terra e dello spirito. Questi cinque elementi sintetizzano quelli che sono i gruppi in cui si organizzano tutte le forze elementari, spiritiche e divine dell'universo. L'ultimo elemento, lo spirito, non è altro che l'energia mistica emanata da Dio; questa energia si elabora e si manifesta condensandosi e andando a costituire le particelle subatomiche della materia.
È l'energia che compone tutto l'universo, e della quale l'uomo non sa spiegare l'origine, la Fonte.
San Francesco durante la sua vita riuscì a plasmare i cinque elementi metafisici…
Parliamo adesso del corridoio dei Padri in cui non sono riuscito a fare delle riprese, ma vi sono molte informazioni a riguardo.
Il soffitto ligneo è dipinto sfarzosamente con scene del Vecchio Testamento e decorazione floreale. I dipinti sono dovuti ad un frate dell’ordine, sono 16 e ciascuno di questi, tranne il primo, è preceduto da un motto.
Al di sopra di ciascuna cella c’è il ritratto di uno dei membri più illustri dell’Ordine, che ha onorato il Protoconvento, con la relativa iscrizione, in caratteri grossi, tra una porta e l’altra. Ci sono 10 celle, 10 frati..e 10 cieli.
Il patriarca Enoch fu scelto fra i figli degli uomini e venne condotto in cielo dagli angeli dove nel suo viaggio gli fecero attraversare i 10 cieli fino a giungere all’ultimo, il decimo dove incontrò il Signore. E in questo viaggio apprese tutti i segreti del "funzionamento del cielo, della terra e dei mari; di tutti gli elementi, del loro andare e venire, del tuonare dei tuoni; e i (segreti) del Sole e della Luna, dei movimenti e dei cambiamenti dei pianeti, delle stagioni, degli anni, dei giorni e delle ore" e di tutte le cose degli uomini, le lingue di tutti i canti umani..e di tutto ciò che si può imparare" alla fine Enoch scrisse 360 libri.
Da notare che nella Cabala, la casa di Dio è nella decima Sefira, un luogo splendente o celeste, un decimo cielo.
Ma ciò che voglio focalizzare è il fatto che Enoch venne a conoscenza dei segreti dell’universo e del Sole. Il simbolo del Sole è utilizzato anche da San Francesco, dove all’interno c’è la parola Charitas. Questo simbolo si può riscontrare anche in altre civiltà, luoghi remoti appartenente ad esempio ai Faraoni dell’antico Egitto dove c’era il culto del Sole. Il disco o plesso solare.
Altra curiosità: la parola CHARITAS fu “concessa” al santo dagli angeli del cielo.
E’ possibile che vi sia una relazione tra il Santo calabrese e Mosè, come con altri uomini vissuti in altre epoche e luoghi diversi e lontani, legati da una antica conoscenza esoterica sotterranea che si tramanda attraverso i secoli? Come non citare anche Gesù ad esempio..Proviamo a fare qualche correlazione tra il Santo, Mosè (che secondo Manetone) un consigliere del faraone Tolomeo I, regnante attorno al 300 a.C., mosè viene ricordato come un sacerdote egizio di Heliopolis e Gesù secondo la tradizione cristiana.
L'agnello della cena pasquale per Mosè, Cristo che si sacrifica come agnello immolato, San Francesco fa ritornare in vita l’agnellino, dopo che gli operai lo mangiarono.
Il passaggio del Mar Rosso per Mosè. Il battesimo nell’acqua di Gesù, San Francesco attraversa lo stretto di Messina sopra il suo mantello.
Mosè legislatore. Cristo portatore di una Nuova Legge, San Francesco portatore della Carità, della difesa del popolo contro i potenti dell’epoca e molto altro ancora.
Secondo alcuni studi Mosè in Egitto apprese gli antichi segreti dell’universo, attraverso la Sacra Scienza, fu un sacerdote iniziato ai misteri, così come può esserlo stato Gesù’ e San Francesco l’uomo più vicino a noi per arco temporale.
Ma vi un altro elemento importante presente nel corridoio dei padri. Un affresco del beato Nicola Saggio, e questo potrebbe fare ipotizzare ancor di più gli elementi esoterici e conoscenze sotterranee presenti in questo luogo. Su questo affresco alla sinistra del volto di questo padre vi è un triangolo con al suo interno un occhio. Simbolo che si lega all’antico Egitto…
Utilizzato ancora oggi nella massoneria per esempio.
Ma vi sono altri fatti da narrare che qui in conclusione voglio accennare di carattere generale e legati anche all’Eremita.
Tra i personaggi illustri che fecero parte dell’Ordine dei Minimi cito P. Bernardo Boyl di origine tarraconese, fu il primo apostolo del nuovo mondo. I reali di Spagna, Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia, in occasione del secondo viaggio di Cristoforo Colombo pensarono alla evangelizzazione del nuovo mondo sia per motivi di fede che per legare alla Spagna le future colonie. Fu scelto come guida Bernardo Boyl, già consigliere e segretario del Re di Spagna ed eremita dell’Ordine dei Minimi.
Un altro personaggio illustre fu Marin Mersenne abate, filosofo e scienziato francese. Fu intimo amico di Cartesio ed in contatto con i principali scienziati e filosofi della sua epoca, tra i quali Pascal, Torricelli, Fermat, Hobbes. Insegnò filosofia a Nevers (1614-1620) e organizzò riunioni scientifiche regolari che fornirono più tardi a Colbert l’idea di fondare l’Accademia delle Scienze.Tradusse la Meccanica di Galileo(1644) e le opere dei matematici greci.Utilizzò per primo il pendolo per la misura dell’accelerazione di gravità (1644) ed ebbe l’idea di un igrometro e di un telescopio a specchio parabolico.I suoi lavori più originali vertono sull’acustica:Harmonie universelle, contenant la théorie et la pratique de la musique(1636).Scoprì le leggi dei tubi sonori e delle corde vibranti, determinò la relazione tra le frequenze della scala musicale e le altezze, studiò gli echi sonori e misurò la velocità del suono (1636).Agli inizi del ‘600 Mersenne fu il primo a concepire un modello matematico in grado di ideare nuovi numeri primi, tanto che una classe di numeri porta il suo nome.
SE GESÙ NON MORÌ SULLA CROCE, PASSÒ DALLA CALABRIA
Leggende medievali vogliono che Gesù Cristo abbia curato le ferite del Calvario alle Terme di Guardia Piemontese — alle quali attinse anche Enea sfuggito a Troia —, per questo dichiarate sante da San Francesco di Paola;.
In conclusione tra i vari eventi ed elementi analizzati e da approfondire ulteriormente possiamo affermare che Francesco appartiene al quel gruppo ristretto di uomini iniziati alla Sacra Scienza? Quella che include, la conoscenza della matematica, della medicina e della guarigione, del segreti dell’universo e del Sole? Le rocce staccatesi dalla montagna e ferme in posizione tale da sfidare le leggi della fisica indicano forse una conoscenza legata alla gravità terrestre e al magnetismo?
A voi la risposta.
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