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giovedì 19 novembre 2009


PANDOSIA E VALLE DI CRATI (Odierna valle dove è situata Cosenza)


L’antica, quasi mitica, città enòtria di Calabria, ai cui piedi, lambiti dal fiume Acheronte, nel IV secolo a.C, ebbe tragica morte Alessandro il Molosso re d’Epiro, che perì nell’inverno del 331-330 a.C. Egli era cognato e genero di Filippo II di Macedonia e zio di Alessandro Magno, chiamato dai Tarantini “Accito ab Tarentinis in Italian”, tra il 336 e il 334, a combattere Sanniti, Bruzi e Lucani .La città di Pandemia e Acherontia sono la denominazione della stessa città …Essa era situata nell’alta valle del Crati a sudovest di Cosenza, secondo la collocazione di Strabone che la poneva sopra la città, in un luogo assai prossimo, secondo Livio (VIII,24) al confine tra Bruzi e Lucani , “….Pandosia urbe, imminente Lucanis ac Bruttiis finibus”, confine che doveva correre a sud del massiccio del Pollino.Plinio il Vecchio, dal canto suo, ne ricorda il fiume, il famigerato Acheronte, dal quale prendevano nome i suoi abitanti detti anche Pandosini o Pandosiani, subito dopo aver accennato a Cosenza “…Oppidum Cosentia intus in peninsula, fluvius Acheron, a quo oppidani Acherontini …”.Livio descrisse invece l’uccisione del Molosso avvenuta ad opera di un esule lucano che lo trafisse con un giavellotto mentr’egli, ai piedi di Pandosia, guadaca l’Acheronte in piena “…ab exule Lucano interfectum, Iamque in vadum egressum eminus veruto Lucanus exul transfigiti …” e continuava il racconto dicendo che il corpo dell’ucciso, orribilmente squartato in segno di vendetta, fu inviato come trofeo, proprio nella vicina Cosenza, allora capitale dei Bruzi.“…Ibi foeda laceratio corpis facta. Namque, praeciso medio, partem Consentiam misere: pars ipsis retenta ad ludibrium… Sepultumque Consetiae …”.La città di Pandòsia, si ergeva maestosa su tre colli distanti tra loro, veniva citata da Strabone, riprodotto alla lettera da Stefano Bizantino, e collocata nella zona collinosa alla sinistra del Crati e le pendici orientali dell’Appennino, fortezza ben munita e gagliarda nota al mondo per la sua peculiarità.Strabone infatti affermava: poco più su di Cosenza c’è Pandosia, roccaforte dai tre colli, nota a tutti per l’insolita ubicazione!Ma anche un suo interprete successivo chiamò la città "Pandosia Trivertex", "castrum triceps", "triceps casellum", ossia complesso fortificato di tre castelli costituenti un’unica entità sotto un unico nome. Pandosia, capitale dei re Enotrii, confermato anche dal racconto di Livio sulla tragica fine del Molosso.Egli dopo aver sbaragliato Bruzi e Lucani; dopo aver occupato Eraclea, Cosenza, Siponto, Terina e altre città bruzie, messàpiche e lucane; dopo aver mandato come ostaggi in Epiro trecento illustri famiglie; dovendo alla fine espugnare Pandosia, la cui forza difensiva consisteva, nella sua stessa natura di città imprendibile, fortificata su tre colli diversi assai distanti tra loro, che la strategia imponeva di assediare contemporaneamente per impedire ad essi la possibilità di soccorrersi a vicenda attaccando alla spalle le forze assedianti, divise l’esercito in tre parti “trifariam exercitum” e si accampò minaccioso attorno ai tre colli, donde, stretta d’assedio l’indomita città, potesse più liberamente irrompere nel territorio nemico: “tris tumulos, aliquantum inter se distantes, insedit; ex gibus incursiones in omone partem agri ostili faceret”.Ma l’accorta manovra, volta a piegare i Pandosini, chiamati oppidani da Plinio il Vecchio, isolandone i castelli che venivano così a perdere la loro unità operativa, si risolveva alla fine, danno del Molosso: rimasti isolati l’uno dall’altro a causa delle pioggie continue che avevano inondato le vicine campagne e privi affatto di mutuo soccorso “a mutuo inter se auxilio”, i due reparti epiroti ch’erano privi della guida del Re, senza dubbio a Pantosa di Castrolibero e a Pantoscia di Rende, con azione improvvisa venivano attaccati e distrutti dal nemico, “duo praesidia, quae sine rege erant, improviso hostium adventu opprimuntur”, mentre il Molosso, rimasto isolato ai piedi di Mendicino e attaccato in massa dai Bruzi e Lucani che ne impedivano la fuga “ad ipsius obsidionem omone conversi”, veniva coi suoi sopraffatto e ucciso sulle rive dell’Acheronte. Si compiva, così, tragicamente, l’oscuro e funesto oracolo di Dodona, e svaniva nel nulla il sogno di conquista dell’ambizioso Alessandro!Della città di Pandosia, si perse ogni traccia all’indomani della guerra Annibalica allorché col tramonto della potenza cartaginese tornava ai Romani del console Cepione “Eadem aestate in Bruttiis Clampetia a consule vi capta, Consentia et Pandosia et ignobilis aliae civitates voluntate in dizione venerunt”.La città ebbe fama nella storia: per essere stata città Regia degli Enotri, (fonte di Strabone), per aver visto perire sotto le sue mura infide Alessandro il Molosso, e per essere stata la “Fortezza dai tre Colli”, gagliarda e inespugnabile.


ORIGINI DI COSENZA


città dell’entroterra, vivace e colta la cui parte antica, sormontata dal castello, si estende sul colle Pancrazio, e raggiunge in basso la confluenza del fiume Crati con il Busento, fiume che custodisce le spoglie, le armi e i tesori di Alarico ... In passato fu definita “l’Atene della Calabria”.“Cosentia” è ricordata da Strabone come metropoli dei Bruzi, il potente popolo che si stabilì in Calabria intorno IV secolo a.C. e che col tempo, causò il declino della civiltà greca, della quale rimangono ancora oggi delle notevoli testimonianze. La seconda guerra punica coinvolse Cosenza egli altri centri della provincia che parteggiarono ora per Roma ora per Cartagine finché nel 204 a.C. furono definitivamente sottomessi ai romani. Quale colonia romana Cosenza acquistò importanza e benessere, soprattutto dopo essere stata attraversata dalla Via Popilia, costruita nel II secolo a.C. per congiungere Capua con Reggio e la Sicilia. Durante le guerre civili fu invano insediata da Sesto Pompeo.Nel 410 d.C. fu invasa dai Visigoti, provenienti da Roma dove pochi mesi prima avevano operato un grande saccheggio, e proprio a Cosenza il loro capo Alarico morì di malaria. La guerra greco-gotica coinvolse la città che ne uscì danneggiata e successivamente, nei secoli VIII e IX, fu invasa dai Longobardi che ne fecero un guastaldato dipendente da Salerno. In seguito riconquistata dai Bizantini, che la eressero a sede vescovile, durante i secoli X e XI subì le devastazioni operate dai Saraceni a causa delle quali i cosentini si rifugiarono nei monti della Sila fondando piccoli borghi detti “casali”. Seguirono gli assedi di Roberto il Guiscardo e l’occupazione di Ruggero II di Sicilia che ne fece la capitale del giustizierato di Val di Crati. La storia terminò così, ma Carlo pensò al 1458, quando la pressione fiscale operata dagli Aragonesi sui casali provocò una rivolta dei contadini che fu duramente repressa, e in quel periodo il Santo si trovava a Cosenza, dove i fedeli vollero costruire una chiesa e l’artista Ottavio C. Gaeta vi creò un finissimo sepolcro in suo onore.


CROTONE


La città di “Crotone”, di antichissima origine che in parte occupa un piccolo promontorio, si affaccia col suo porto nelle acque del Mar Ionio, che ha legato la Calabria con la civiltà greca.Sul colle dove sorgeva l’acropoli dell’antica Kroton si leva il Castello costruito intorno al 1400 d.C. Vicino alla città ci sono i resti del tempio di Hera Lacinia di cui è rimasta in piedi una solitaria colonna sullo sfondo del mare, e con il faro, un torrione costruito nel 400 d.C. e il luogo, fu comunemente chiamato Capo Colonna. Kroton la città fondata nell’VIII secolo a.C. da coloni achei, fu fiorente centro della Magna Grecia, famosa per la sua scuola fondatavi da Pitagora nel VI secolo a.C. e per le attività sportive a cui si dedicarono con passione tanto da risultare più volte vincitori ai giochi olimpici. Leggendarie sono le imprese di Milone.La città divenne tanto potente da fondare altre colonie e occupare numerosi centri nelle vicinanze. Il suo abitato si estendeva ben oltre gli attuali confini come dimostrano i resti che circondano la città. La sua più combattiva rivale fu Sybaris con la quale dopo anni di alterne vicende divenne alleata e insieme raggiunsero grande potenza e prosperità finché nel 520 a.C. i crotoniati ebbero il sopravvento sui sibariti.Altra rivale, continuava il racconto,fu Locri che nel 560 a.C. riuscì a sconfiggerla con l’aiuto degli Spartani. Nel IV secolo a.C, insieme con Sybaris e Caulonia formò la lega italiota per fronteggiare Dionigi I di Siracusa il quale nel 383 a.C. sottomise quelle città e le dominò per dodici anni. Kroton dovette poi sopportare gli assedi dei Lucani e dei Bruzi, l’occupazione di Agatocle(299 a.C.) e le guerre di Pirro finchè nel 277 a.C. fu conquistata dai Romani.Dopo che Annibale vi aveva stabilito la sua piazzaforte durante la seconda guerra punica, i Romani la eressero a municipio, ma la decadenza era ormai inarrestabile


ORIGINI DI CATANZARO


La città, adagiata sulla sommità della lunga e rocciosa zona della Sila che separa le valli dei torrenti Muscolo e Fiumarella, fondata come borgo fortificato dai Bizantini alla fine del IX secolo, in luogo già abitato dall’antichità, agli "albori della vita degli uomini".Con la conquista normanna Catanzaro fu eretta come città di una delle più vaste ed importanti circoscrizioni feudali della regione, e da Federico II fu concessa in feudo a Ruffo e fu allora che si sviluppò come massimo borgo agricolo della zona. Catanzaro fu sottoposta per secoli allo strapotere del baronaggio, fu affrancata dall’avvento della dinastia dragonesse che, sviluppò le attività produttive e commerciali, la città conobbe allora un gran periodo di gran floridezza, grazie allo sviluppo dell’arte dei tessuti di seta per la quale la città divenne famosa in altri paesi …


ORIGINE DI VIBO VALENTIA


La città di “Vibo Valentia o Vibona”, chiamata così sotto l’impero romano, sorse in una splendida posizione sopra un colle davanti a una baia chiamata Sant’Eufemia, questo paese ha origini antichissime, fondata dai Locresi come colonia e chiamata Hippion nell’VII secolo a.C. sopra un già esistente centro italico … La città crebbe in prosperità e potenza grazie alla protezione di Gelone, tiranno di Siracusa al punto che nel 422 a.C. sconfisse Locri e in seguito la stessa Siracusa.Poi tempo dopo Dionisio il Vecchio la sottomise e la pose nuovamente sotto Locri, ma i Cartaginesi, nemici di Dionisio, nel 379 a.C. ne risollevarono le sorti. I Bruzi la sottomisero nel 356 a.C. e nel 192 a.C. fu occupata dai romani che la chiamarono Valentia per il valore dimostrato dai suoi soldati in battaglia. Vibo invece era il suo nome panellenico e così sotto l’impero romano fu chiamata come oggi è conosciuta.La sua posizione favorì lo sviluppo della colonia romana, vi sorsero grandi cantieri navali ed il traffico portuale fu incrementato per il trasporto dei legnami provenienti dalle foreste della Serra. Fu fiorente centro anche sotto i Bizantini ed i Normanni. Federico II di Svevia fece costruire completamente la città nell’attuale sito (1235) e le diede il nome di Monteleone.


ORIGINE DI REGGIO CALABRIA


Città di antichissima origine che gli eventi storici ma soprattutto gli eventi della terra hanno quasi completamente distrutto e sommerso tutto in fondo al mare … Un tempo molto lontano da noi (fonte), la Calabria e la Sicilia erano un’unica terra unite da quella parte ora sommersa, dove allora vi era una città, e si tramanda questa storia attraverso la leggenda della “Fata Morgana”, che in particolari condizioni e per i giochi di luce si vede in mezzo all’acqua dello Stretto il miraggio di una città, che si ergeva su quel lembo di terra.La fondazione della città di Reggio si perde nel tempo e si risale alla sua origine per volere di ASHENEZ, nipote di NOE’ dopo il diluvio universale.In epoca più tarda, un gruppo di coloni calcidesi poi, nella seconda metà del VIII secolo a.C. vi si insediarono per la posizione strategica per il controllo della rotta che collegava l’oriente con l’occidente, e fondarono la più antica colonia greca della Calabria (Reghion). Poche sono le notizie dei primissimi secoli di vita di Reggio anche se è certo che fu un grande centro culturale, vittima di incursioni e devastazioni all’epoca delle invasioni barbariche, la città fiorì anche sotto il dominio dei Bizantini e gli Aragonesi.Molti secoli più tardi le concessero numerosi privilegi, dandole anche il titolo di metropoli della Calabria.


ORIGINE FIUMEFREDDO BRUZIO (PAESE SITUATO SULLA COSTA TIRRENICA)


Fiumefreddo, con l’incantevole Torretta che si affaccia sul mare a più di duecento metri osserva il Tirreno, Lametico da Lamezia per Aristotele, Nepetico da Nepetia per Antioco, Ipponio per Tolomeo, Terineo da Terina per Plinio, scorgendo da lì, la terra di Sicilia e all’orizzonte le isole Eolie e lo Stromboli.… Tradizione narra che, nel 2000 a. C., la Calabria e la Sicilia formassero un unico territorio, e là, dove si osserva l’immensa distesa delle acque, esistesse un’ubertosa pianura, ricca di città e di pascoli.Poi un violento cataclisma, aprendosi un varco nella costa arginante di Albila o Calpe, città mitica, si abbatté sulla fiorente pianura. L’inondazione sommerse edifici ed armenti e mutò per sempre l’aspetto del territorio … dal quale le isole Eolie non sono altro che miseri avanzi … fu allora, che gli indigeni abitanti di quei luoghi, scampati al disastro, si rifugiarono sulle terre che rimasero fuori dalle acque: i Morgeti, i Brezi e gli Ausoni.Gli Ausoni, sul colle che si elevava a nord della Torretta, edificarono l’antica Temesa dei Bruzi, menzionata da Omero nell’Odissea, laddove, introducendo il tafio Mente, che veleggia alla volta di Temesa per commutare un carico di ferro con altro di rame, così canta:“… Io Mente esser mi vantoFigliuol di Anchialo bellicoso e ai vaghiDel trascorrere il mar Tafi comando;Con nave io giunsi e remigianti miei,Fendendo le salate acque ver genteD’altro linguaggio, e a Temesa recandoFerreo brunito per temperato rame,Ch’io ne trarrò …”Questa colonia greco-italiota era famosa per il commercio, come più a sud la vicina Terina era rinomata per lo spirito guerriero. In seguito, Erodoto, Tucidide, Livio, Ovidio, Strabone ed altri storici e geografi antichi, studiando la regione bruzia, s’interessarono alla colonia di Temesa.Strabone scrisse: “ A Lao prima urbs Bretiae Temesa, quam Ausoni condiderunt. Nostrae autem aetatis nomine Tempsam etiam vocitant”. e se per il geografo della Cappadocia, Temesa era colonia degli Etoli, guidati da Toante, secondo la fonte di Licofrone essa era, invece, colonia dei focesi Schedio ed Epistrato, nipoti di Naubilo, i compagni dei quali “… In Italiam (Bretiam) pusi, Temsam incoluerunt, quae civica est Calabriae, quae generosum aurum habet”. Nelle sue officine minerarie venne fabbricata la scure di bronzo di Artemisio con un epigrafe greca del VII secolo avanti Cristo.Si tramanda che Ulisse, dopo la distruzione di Troia, vi approdò. Infatti presso Temesa, scriveva Strabone “v’è, circondato da ulivi selvatici, il sacello dell’eroe Polite, compagno di Ulisse, che, ucciso a tradimento dai barbari (i Bruzi), divenne tanto desideroso di vendetta da obbligare gli abitanti a pagargli, per volontà di un oracolo, un tributo, dando così origine al triste proverbio quando si voleva parlare di un popolo sfortunato: v’è entrato l’eroe di Temesa”La colonia, che, intanto era stata assoggettata a Locri, un giorno vide approdare ai suoi lidi il pugile locrese Eutimo, reduce secondo Pausiana, della vittoria ottenuta nella Olimpiade del 472 a. C., il quale s’invaghì della fanciulla che stava per essere sacrificata nel tempio (in questo consisteva il tributo), ed ebbe l’audacia di lottare con lo spettro di Polite e lo vinse, costringendolo a gettarsi nel mare della rupe del paese …Temesa riappare poi, durante la seconda guerra punica quando prese le parti di Annibale, che fu costretto a distruggerla, non potendola più difendere, per non farla cadere in potere dei Romani. Quest’ultimi, nel 194 a. C., la ricostruirono fissandovi una loro colonia, e in essa, seguendo l’autorità di Cicerone, si rifugiarono bande di schiavi rivoltosi all’epoca dell’insurrezione servile di Spartaco (73-71 a. C.).Con l’avvento del cristianesimo, Temesa abbracciò la nuova religione e fu sede vescovile. La sua diocesi comprendeva Nepetia, Terina e Tyllesium. Plinio vantava la qualità dei suoi vini.Poi Temesa sparì dalla storia e dalla geografia al tempo delle invasioni saracene, dopo che i longobardi vi fissarono i confini meridionali del ducato di Benevento.I Temesani superstiti, distrutti moralmente da quell’ultima rovina, finirono con abbandonare quelle macerie fumanti e risalirono il colle opposto alla valle del Fiume di Mare, che scelsero a loro dimora.Essi non ripresero però, il nome di Temesa, che ricordava le molte sventure, denominarono invece, la nuova colonia “Frigidium”, in omaggio alle limpide acque del Freddo o Fiume di Mare …Abbandonata la colonia omerica, gli abitanti di Fiumefreddo non tardarono a riprendere le tradizionali attività commerciali e maggiormente quella mineraria. Il porto di Fiumefreddo, già esistente presso l’antica Temesa, facilitava i loro traffici nel mediterraneo, ricordato in seguito da un antico documento datato 1276, nel quale veniva descritto un naufragio di una nave chiamata “Sanctus Nicolaus”, diretta a Tunigi e condotta da mercanti pisani.

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