Ormai è deciso, quindi. La Camera dei deputati ha approvato il testo, così com 'è, trasmesso dal Senato della Repubblica, e ora il decreto che liberizza l'acqua è legge per lo Stato. Un risultato atteso, dopo la fiducia del governo. L'opposizione ha risposto in aula e fuori con argomenti diversi: chi dicendo che non è comunque stabilito chi fisserà standard del servizio e tariffe; chi ideologicamente tuonando "l'acqua non si tocca"; chi richiamando la paura delle criminalità organizzate; chi parlando di penalizzazione per enti pubblici. Dimenticando forse, che già il precedente governo di centrosinistra, aveva ipotizzato un tale progetto.
L'acqua è fondamentale, importante e si combatte e si muore per essa, nostra fonte vitale, eppure c'è abuso, spreco o insufficienza. L'acqua è vita, e deve scorrere libera ed essere accessibile per tutti.
Cosa è successo, alla politica italiana e alle istituzioni? Avventatezza, far cassa, superficialità, buttarsi sull'ideologia del mercato contro rigidità ambientalista, assicurare un servizio che il pubblico non ce la fa più ad assicurare?
Strano il mondo, e i Paesi che lo compongono. In Italia si vuole privatizzare la rete idrica, con conseguenze evidenti per tutti, in Francia dalla gestione privata si sta per tornare al pubblico, almeno così sembra, (Sul suolo francese si sono due colossi mondiali della gestione dell'acqua: la societè Lyonnesse e la Societè Generaux). In che misura si può discernere la proprietà, che rimane in mano pubblica, e la gestione, in mano prevalentemente ai privati, nelle società miste, con al massimo 30% ai soci pubblici? Bel compromesso ha trovato il Parlamento. In qual modo i privati avranno capitali e volontà di intervenire sul sistema idrico italiano che, scusate il gioco di parole, fa acqua da tutte le parti?
Anche in questo caso potrà intervenire il settore del credito, il quale ancora una volta, detterà le sue leggi, occupando così posizioni monopolistiche anche in mancanza di standard dei servizi da osservare e dei piani tariffari, così efficienza e risparmio potranno essere accantonati, anche perché parliamo di un mercato che da solo non serve e non vale a garantire alcunché, soprattutto in quei comparti strategici nei quali si situa di diritto l'acqua; inserendo così una ferita pesantissima in tutta la disciplina che regolamenta i beni comuni; infierendo anche sui tanti enti locali che operano bene. Un grande piano...
Può, comunque difendersi questa situazione? Ci sono perdite gravissime nella rete. Ci sono aree del nostro Paese che non hanno un minimo di approvvigionamento, esistono sprechi, disservizi, incapacità. Soprattutto manca la volontà di mettere razionalmente e in maniera radicale mano alla soluzione del problema. Si abbandona il ruolo pubblico e cosa si fa? Si sceglie l'opzione privato-mercato. Allora si può difendere questa situazione? No, certo che no.
E' troppo tempo che questo paese non procede con piani ingegneristici sulla rete idrica, da troppo tempo gli interventi di manutenzione sono stati abbandonati.Ma al governo cosa importa?
Ormai si va avanti in questa direzione, con grandi disquilibri, e non è cosa giusta.
Amiamo l'acqua, rispettiamola.
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