A settembre 2009 in Calabria abbiamo brindato all'ultimo scroscio d'estate.Quest'anno l'estate ha infiammato le speranze e le attese degli operatori turistici. Nessuno, tranne gli addetti ai lavori, ha mai sospettato minimamente che il bel mare calabrese potesse custodire nei suoi fondali, inquietanti misteri, navi con carichi di morte e veleni di ogni sorta.e la Calabria brinda. A che cosa? Csoa resta del nostro mare? Che rimane di un turismo che da anni stenta a decollare? Cosa fanno i politici di questa regione? Sono immerso nella folla; sto con chi grida che questa terra non ne può più. Non esiste più. E' soffocata, incagliata nelle maglie di gente che ne vuole la distruzione totale. Eppure tornaimo a brindare. A che cosa? Ai tanti giovani che, annoiati e disoccupati, vengono reclutati da uomini senza scrupoli? A che cosa brindiamo? Alla mancanza di lavoro? All'usura che stronca ogni incipiente attività? Alle banche che in questa regione propongono un tasso d'interesse che è il più alto d'Italia? Perchè dovremmo brindare? Per le solite facce di politici che, da mezzo secolo continuano ininterrottamente, un pò a Destra e un pò a Sinistra e un pò al centro, a popolare la scena politica?I nostri politici calabresi brindano sempre: ai loro stipendi, ai loro errori di ortografia e di pronuncia, alle loro oscure amicizie, alle loro amanti, alle auto blu, alle loro logore campagne elettorali fatte di promesse e compromessi senza significato.Ma loro brindano e la gente di Calabria annaspa, dispera, chiede aiuto e non si ribella.Qualche giorno fa la bella sorpresa: anche quel mare che tanto amavamo è territorio del malaffare e di una politica "distratta". E allora senza remore brindiamo lla rassegnazione, alla sconfitta, al vuoto che si è scavato attorno alle nostre attese e speranze. Avevamo sempre pensato che gli interessi della ndrangheta fossero la droga e le armi, la prostituzione e l'usura e ora scopriamo che c'è di mezzo anche il mare. E allora brindiamo alla nostra incapacità di guardare oltre, di dire no ai compromessi, ai soldi facili, ai ricatti, ai soprusi, alla ndrangheta che accumula montagne di denari spremendo la terra e ora anche il mare di questa regione che non ha più nulla.La Calabria è sfinita, stanca, ripiegata su se stessa. E forse non ha alcun diritto di parlare chi ci consiglia di lottare, di continuare. Ora basta.Questo Stato per cui i calabresi onesti pagano le tasse vuole presenziare o no? Ha intenzione di fare qualcosa per questa terra così disgraziata? I politici locali invece di sprecare fiumi di denaro in serate di intrattenimento, spettacoli musicali e altro perchè non prendono a cuore le sorti di oltre 200 chilometri di costa inquinata da ogni tipo di liquame che fuoriesce miracolosamente dalle colline che sovrastano le spiagge? Pechè non investono i soldi pubblici in costruzioni di depuratori?Perchè non pagano giovani disoccupati affidando loro la pulizia spiagge? Perchè non si preoccuano degli inveterati ritardi ritardi dei treni che fanno scalo a Paola?Gli spettacoli e le serate di gala possono aspettare. Ci sono altre urgenze in Calabria.Ci sono priorità sociali ed educative.C'è una cultura della legalità e del rispetto autentico che vanno ristabiliti. In Calabria serve una cultura della legalità. Altrimenti rischieremo di non riprenderci piu'.Ma non tutto è perduto.Se si ha ancora il coraggio di parlare, se c'è la forza e la volontà di cambiare.Forse un giorno torneremo a brindare.Brinderemo quando questa terra ritroverà se stessa, il gusto della bellezza, della giustizia, del rispetto reciproco, la forza di rinnovare una classe politica stantia, obsoleta e forse neppure tanto onesta.Brinderemo quando avremo il coraggio di dire no alla onnipotenza e alla ferocia della mafia, quando tutti insieme promuoveremo la cultura del dialogo, quando diremo no alle barbarie dell'illecito, quando torneremo ad essere una regione civile.
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