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giovedì 19 novembre 2009

In Calabria? Va tutto bene.

La Calabria e i calabresi hanno perso proprio tutto. Anche il diritto alla verità. Questo ci racconta la storia delle navi dei veleni. Troppe contraddizioni, troppe incongruenze, troppe cose che non coincidono. Troppa fretta nel concludere che lo Jonio e il Tirreno, sono mari vergini, non ci sono navi, non ci sono eleni, dei fusti neppure l'ombra. Ha sbagliato un procuratore di provincia a riaprire fascicoli dimenticati, ha sbagliato un assessore a mettere a disposizione forze e soldi non per alimentare clientele, non per finanziare le solite greppie amicali, ma per "fini di giustizia". Nessuno dei due, forse, immaginava di metersi contro interessi e forze più grandi di loro. Gigantesche. E poi quel pentito, Fonti che va parlando di navi affondate, ma non ne ricorda, e con la precisione di un commodoro, latitudine e longitudine. Via tutto, via finanche il dubbio. Ai calabresi si offrono solo certezze. Una conferenza stampa organizzata in tutta fretta alla Procura nazionale antimafia con un ministro che, caso davvero singolare, non è quello della giustizia, ma dell'Ambiente, e trionfalistiche dchiarazioni. Non ci sonon navi dei veleni, quello ritrovato è solo un vecchio cargo passeggeri, un piccolo Titanic ffondato da un U-Boat nel 1917. Mare romantico, quello di Calabria, cn le sue tranquillizzanti storie di guerre e di viaggi finiti male. Non mare dei veleni. Chi lo afferma si dimetta, il pentito ritorni muto, i procuratori di provincia ripongano i loro fascicoli nei cassetti. I calabresi si preparino alla prossima "verità": la 'ndrangheta non ha rapporti con il mondo politico di questa regione. Con nessuno. Sono solo vecchi e forse un pò romantici uomini d'onore. Le prossime elezioni sarannolibere, i voti puliti. Va tutto bene.

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