Ciao Alda scrivo questo breve articolo per ricordarti e conoscerti, un modo personale per avvicinarmi al tuo mondo. La poetessa Merini, 78 enne, si è spenta a Milano. L' esperienza del manicomio. ROMA "Sono nata il ventuno a primvera, ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta". Scriveva così del suo giorno di nascita Alda Merini. Controcorrente per natura, la più grande poetessa italiana è morta al San Paolo, dove era ricoverata da qualche giorno, per un tumore osseo. Con Alda Merini si spegne la voce dei dimenticati, degli umili e soprattutto dei folli, di chi non ha paura dei diversi. La poetessa, profonda e visionaria, onirica a tratti, era nata a Milano nel 1931. Esordisce, a soli sedici anni, con la prima silloge "La presenza di Orfeo", edita da Schwarz nel 1953 con una presentaione di Giacinto Spagnoletti che ne intuisce il genio creativo. La Merini entra in contatto con Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Carlo Batocchi. Subito dopo vengono pubblicati Paura di Dio( 1955), Nozze romane (1955), Tu sei Pietro (1962). Comincia il periodo buio quello legato alla malattia ed al ricovero traumatico nell'ospedale psichiatrico Paolo Pini che dura fino al 1972. Il genio della Merini patisce terribilmente gli orrori dei silenzi e dell'isolamento nei ricoveri che si alternano a momenti di lucidità intervallato dai ritorni in famiglia durante i quali dà alla luce tre figli. Nei luoghi di cura, veri lager per malati di mente, come tanti, subisce l'elettroshock che ricorda terrorizzata nei racconti autobiografici. Nel 1979 il silenzio è finalmente rotto e la Merini inizia a lavorare su quello che è considerato il suo capolavoro: "La terra santa" ("Ma nella Terra Promessa dove germinano i pomi d'oro e l'albero della conoscenza Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto"). Poi ancora manicomio fino al 1986 anno in cui si trasferisce a Milano e prende casa sui navigli e frequenta il caffè Chiera, dove è solita regalare i fogli con i suoi scritti battutti a macchina agli avventori. (Pubblica poi per Enauidi "Vuoto d'amore" nel 1991), "Ballate non pagate" nel '95, "Fiore di poesia" (1951-1997), "Superba è la notte" nel 2000, "Più bella della poesia è stata la mia vita" (2003), "Clinica dell'abbandono" (2004), per Frassinelli "L'anima innamorata" (2000). Segue un periodo di avvicinamento mistico, un ritorno alle origini con gli scritti "Corpo d'amore", "Un incontro con Gesù" (2001) e "Magnificat". Alda Merini viveva ogni giorno con la freddezza di chi la morte l'ha trovata neli occhi terrorizzati di chi, in fila per l'elettroshock, vede gli altri malati che la precedono. Un giorno sì ed uno no meditava il suicidio Alda e lo sussurrava agli amici più intimi. Niente di tutto questo, un male incurabile l'ha avvicinata alla bellezza più grande, quella descritta e solo sognata.
0 commenti:
Posta un commento